venerdì 25 marzo 2011

Salviamoci con la Permacultura l'orto sinergico e la canapa, contro nucleare e petrolio

In alto: Immagine tratta dal blog http://sedutainriva.splinder.com/


Se lei si spiega con un esempio non capisco più niente.
Ennio Flaiano.

Salviamoci con la Permacultura l'orto sinergico e la canapa, contro nucleare e petrolio

In Giappone la centrale nucleare di Fukushima è ormai fuori controllo, a niente sono serviti i numerosi tentativi dei tecnici impegnati a contenere le radiazioni emesse dai reattori, evacuato il reattore 2 per l’altissima radioattività sprigionata. Radiazioni elevate arrivano dal nucleo del reattore 3 e l’agenzia nipponica per la sicurezza atomica non esclude di alzare di nuovo il livello di rischio per la centrale di Fukushima Daiichi, che così arriverebbe a 6, “grave incidente” (Chernobyl fu classificato a livello 7), Greenpeace dichiara:

Un nuovo studio commissionato da Greenpeace Germania al Dr. Helmut Hirsch, esperto di sicurezza nucleare, rivela che già dal 23 marzo 2011 l'incidente alla centrale di Fukushima in Giappone aveva rilasciato abbastanza radioattività da essere classificato di livello 7, secondo la International Nuclear Event Scale (INES). 7 è il livello massimo di gravità per gli incidenti nucleari, raggiunto in precedenza solo durante l'incidente a Cernobyl del 1986.
... Continua

La follia del nucleare, le guerre per il petrolio (dopo l'Afghanistan e l'Iraq adesso è toccato alla Libia) stanno inesorabilmente portando il pianeta al collasso ambientale, eppure ci sarebbero delle soluzioni per evitare questo sconquasso, le fonti rinnovabili la permacultura gli orti sinergici sono fra queste, una delle fonti rinnovabili più rivoluzionarie è senz'altro la canapa questa pianta meravigliosa la cui coltivazione potrebbe risolvere gran parte dei problemi ambientali la vera alternativa al petrolio ed ai suoi derivati, a proposito di orti sinergici in Piemonte presso l'associazione La Zattera a Frassinello Monferrato (AL) organizza un corso per la realizzazione di un orto sinergico, ecco i riferimenti:

CORSO DI ORTO SINERGICO

Quando: 15/04/2011



Laboratorio teorico-pratico di agricoltura sinergica a Frassinello Monferrato dal 15.04 al 19.04.2011

Progettazione e realizzazione di un nuovo orto:
formazione dei bancali completati con sistema d’irrigazione, tutori e semina; il compost e i sistemi di riciclaggio della materia organica, programma della semina, il ciclo ossigeno-etilene e aratura naturale, Bio-char energia …Visione di film, sia informativi che di intrattenimento e festa finale con musica e danze.

COSTO DI PARTECIPAZIONE:
Costi per i 5 giorni a persona:
Per l’insegnanti dell’associazione Kanbio: € 150
Per vitto e alloggio 190 €
Sconto per gruppi a partire da 2 persone: € 170

RIFERIMENTI ORGANIZZAZIONE:
Anna - 328-77.63.270
Marcello - 346-67.47.813

Presso:
ASS. LA ZATTERA - Borgata Cascine Bellero - Frassinello M.to (AL)
Per info e prenotazioni:
ASS. LA ZATTERA
TEL: 346-67.47.813
MAIL: ass.lazattera@yahoo.it


» SCARICA ALLEGATO-VOLANTINO

» VISITA PRESENTAZIONE OPERATORE-STRUTTURA

Anche una pagina su Facebook dove informarsi e aderire.

Come si prepara un orto sinergico?



La storia e gli usi della canapa illustrati in questi due importanti ed introvabili video:






Sulla Permacultura un interessante articolo di EcoAbitazione:

Introduzione alla Permacultura

Quando eravamo bambini, una delle primissime lezioni di biologia era di norma quella legata al ciclo naturale. Personalmente ho sempre trovato affascinante l'equilibrio tra gli elementi della natura, tra piante, terra e acqua, tra animali e esseri umani.
Mi sono sempre domandata come potevamo nel nostro piccolo, ristabilire gli equilibri naturali che le necessità alimentari umane così spesso spezzano... E ho trovato la mia risposta nella "Permacultura".
La Permacultura è un processo di progettazione del verde agricolo e privato che dà come risultato un ambiente esterno a bassa manutenzione, sostenibile ed equilibrato. Se si applicano con intelligenza i principi ecologici si possono infatti ristabilire equilibri naturali anche nel proprio piccolo giardino e orto di casa e perchè no, nel terrazzo!

Il nome Permacultura significa "Agricoltura Permanente". Infatti, la vita umana non può sopravvivere a lungo senza la base di una agricoltura sostenibile e fortunatamente ultimamente vi è molta più attenzione su questa problematica oggi. Bill Mollison, è l'ideatore della permacultura, secondo lui ci si deve approcciare alla permacultura come a un insieme sinergico di piante e animali, in relazione con gli umani e le loro strutture, che punta soprattutto al sostentamento autonomo della famiglia e della comunità e alla possibilità di commercializzare gli eccessi prodotti.

Progettare una permacultura, significa studiare a fondo come ogni elemento che si introduce nel sistema influenza le piante, gli animali, il terreno intorno ad esso. Si studiano non solo le pendenze del terreno, le piante autoctone e gli animali che possono a loro volta essere inseriti nell'ambiente e quali scarti possono essere usati per concimare la terra stessa, ma anche i percorsi che animali e umani fanno nello spazio, in modo da inserire gli elementi in maniera logica e aumentare la produttività personale, che essa sia per una grande fattoria o per il piccolo giardino privato. Questa tipologia di progettazione del verde lascia ampio spazio alla biodiversità e minimizza l'apporto di energia esterna.
... Continua

A proposito di nucleare e petrolio un accorato appello da parte di Daniel Tarozzi su Il Cambiamento:

Le bombe in Libia? Le radiazioni in Giappone? Colpa nostra. Smettiamola

"Sono stanco. Stanco di vivere passivamente, mentre in nome del mio benessere vengono bombardati paesi e costruite centrali nucleari. Stanco di basare la mia quotidianità sul dolore e la sofferenza altrui, o sulla distruzione delle risorse primarie. Adesso basta, smettiamola!"

Non nel mio nome
Una volta si diceva "non nel mio nome". Io voglio dirlo ancora!

Questa articolo è per mio padre e mia madre. È per i miei amici, i miei parenti. È per tutte le persone che mi conoscono, per quelle che mi leggono. Ed è soprattutto per me stesso.

Basta. Non né posso più, smettiamola! Sono stanco di parlare, parlare, parlare. Stanco di sentire angoscia e preoccupazione per i problemi del mondo e incapacità di sentirsi realmente responsabile per esso.

Stanco di vedere persone che amo e stimo usare o anche solo concepire di utilizzare prodotti usa e getta, acqua in bottiglia, tovaglioli di carta, insalata in busta, pile non ricaricabili, luci accese inutilmente, vaschette di plastica per la ricotta, salsa in vasetti di vetro che verrà gettato, cibi pieni di pesticidi, benzina rossa di sangue, energia nera di morte.

Sprechi, distruzione, foreste primarie, povertà e sfruttamento. Sono stanco di vedere in vendita prodotti super scontati. Stanco di considerare un affare un oggetto a due euro. Dietro quell'oggetto c'è sfruttamento di lavoro, sofferenza, distruzione del pianeta.

Siamo tutti angosciati per il nucleare giapponese o per le guerre nel nord-Africa. Ma non vogliamo accettare che è assolutamente colpa nostra. Siamo noi a usare quell'energia, quel petrolio, quel nucleare, senza farci domande, senza essere disposti a superare le nostre pigrizie, le nostre resistenze.

Quanto siamo buoni... Ci consideriamo brave persone, doniamo soldi ai terremotati, ci commuoviamo per i cagnolini, aiutiamo una vecchietta.

Ma non siamo disposti a smetterla di acquistare morte. E allora smettiamo di informarci. Smettiamo di quietare la nostra coscienza leggendo libri, giornali e guardando video che ci mostrano i danni del mondo. Penosi vojeristi, ecco cosa siamo.

Io ci sto provando. Ho dato via la macchina, smesso di mangiare carne, ridotto di molto gli sprechi. Ma non ne posso più di contribuire, anche se meno di prima, alla morte e alla distruzione. Non voglio più basare il mio benessere sul dolore dei miei figli, dei miei vicini, degli africani, dei libici, dei sudamericani.

Stanco di accettare di vivere in una città sempre più affogata dal cemento e dallo stress senza dire basta.

Stanco di sapere che stiamo inquinando la nostra acqua, desertificando il nostro pianeta. Lo vogliamo capire che non possiamo continuare a sprecare acqua potabile per andare in bagno? Esistono mille modi per evitarlo, ma non interessano questo paese... Lo vogliamo capire che ogni volta che vediamo una gru, una betoniera, un nuovo quartiere stiamo osservando uno stupro inflitto alla nostra casa, alla nostra madre? La terra viene squarciata e al posto dell'humus mettiamo asfalto...Vogliamo cominciare ad ascoltare il grido di dolore che ci circonda e ci pervade?

Smettiamola. Smettiamola. Smettiamola.

... Continua

Considerazioni e analisi sul nucleare dal blog L'Aria che tira:

La questione nucleare

Eduardo Zarelli
Dopo l’approvazione, nel luglio 2009, della cosiddetta “Legge Sviluppo” e del decreto legislativo n.31 del 15 febbraio 2010, sono state ormai poste le basi per il ritorno dell’Italia alla produzione di energia elettrica da fonte nucleare. Ora, alla luce della catastrofe in Giappone si riapre il dibattito e la stessa autorità politica sembra voler prendere tempo per la riflessione indotta. La cancelliera Angela Merkel ha oggi dichiarato che «Più presto la Germania uscirà dal nucleare meglio sarà». La Germania è l'unica tra le maggiori nazioni del mondo ad essere determinata ad abbandonare l'energia nucleare per i rischi correlati a questa tecnologia. La maggiore economia europea sta stanziando miliardi di euro per usare le fonti rinnovabili in modo da soddisfare i suoi bisogni. Era programmato che la transizione avvenisse per gradi nei prossimi 25 anni, ma il disastro alla centrale di Fukushima ha accelerato il processo.....
Il nucleare serve solo a produrre elettricità mentre una corretta politica energetica deve basarsi anzitutto sulla riduzione dei consumi mediante l’eliminazione degli sprechi e l’aumento dell’efficienza energetica, poi sullo sviluppo dell’energia solare e delle altre energie rinnovabili. Le Regioni italiane possono e devono giocare un ruolo importante in tal senso, anche perché la direttiva europea 28/2009 obbliga l’Italia, entro il 2020, al 20% di risparmio di tutta l'energia, così al 20% di fonti rinnovabili e a diminuire del 20% l'emissione di CO2, coprendo il 17% dei consumi finali con energie rinnovabili e il nucleare - se realizzato - porterebbe un modesto contributo del 5% solo dal 2020. È un percorso virtuoso, nel quale non c’è spazio per scorciatoie superficiali. Dov'è la convenienza economica a insistere su una tecnologia vecchia e pericolosa? Dov'è l'orizzonte europeo e internazionale dell'Italia in questa scelta? Che patto generazionale è mai quello che lascia alle future generazioni per centinaia, migliaia di anni (in alcuni casi per periodi tanto lunghi che è perfino difficile immaginare) le conseguenze di un sistema energetico che durerà, una volta costruito, 50 o al massimo 60 anni? Non è assurdo che una battaglia tra pro e contro il nucleare debba svolgersi proprio nel Paese del sole, del mare, del vento? L'ennesima miopia della politica incapace di pensare per paradigmi e di emanciparsi dai determinismi tecno-economici. Una politica rivolta allo sfruttamento delle potenzialità del solare e delle altre fonti rinnovabili e alla riduzione razionale dei consumi sarebbe un motore importante per un diverso modello economico nel nostro paese. Mentre i costi delle energie rinnovabili scenderanno certamente nei prossimi 10 anni, i costi del nucleare sono per loro natura non ben definiti e destinati ad aumentare, tanto che probabilmente la costruzione delle centrali, se mai inizierà, dovrà essere molto probabilmente sospesa perché fra dieci anni il nucleare non sarà più economicamente conveniente.
In molti paesi d’Europa, Germania in testa, è in atto una silenziosa rivoluzione basata su una filiera che parte dalle attività di ricerca nelle Università, negli enti pubblici e nelle aziende e si estende alla produzione di materiali, alla sperimentazione di impianti su larga scala e all’installazione diffusa di impianti domestici. L’idea di un abbattimento sostanziale delle emissioni di CO2 e di una forte indipendenza energetica sta uscendo dalla dimensione del sogno utopico e entrando in quella di un concreto fattore di sviluppo che traina l’economia culturalmente e produce posti di lavoro. L’enorme ulteriore vantaggio di una scelta in favore delle energie rinnovabili sta nel fatto che un euro di investimento oggi può cominciare a produrre energia e a contribuire all’indipendenza energetica in pochi mesi. Nel caso del nucleare, invece gli enormi investimenti di oggi porteranno a produrre nuova energia nel migliore dei casi tra dieci o quindici anni.
... Continua

Il piazzista di Arcore ed il suo emerito collega Sarkozy ci parlano di centrali di terza generazioni ultrasicure, non credete alle balle di questi folli nuclearisti, dal blog Agoravox:

Epr o Centrali nucleari di terza generazione: sicure come Chernobyl

Epr o Centrali nucleari di terza generazione: sicure come Chernobyl

Quando dicono che qualcosa è sicuro o buono per te, significa che è sicuro o buono per loro. Se qualcuno proteggerà la tua vita e la tua sicurezza, quel qualcuno non potrai essere che tu. (Irwin Bross, oncologo)

Il governo italiano vuole costruire diverse centrali nucleari in Italia e per rassicurare i cittadini, inorriditi alla sola parola nucleare, sostiene che saranno le più sicure del mondo: le EPR, o Centrali nucleari di terza generazione.Ma fermiamoci subito e chiariamo due aspetti molto importanti:

  1. Non esistono centrali nucleari sicure. Punto. Come mai? Per diverse ragioni, visibili ai vostri occhi (pensate a quello che sta succedendo in Giappone), di cui ho parlato in questo altro post.
  2. Le centrali EPR non sono le più “sicure” al mondo. Perché? Semplice: nel mondo non ci sono EPR funzionanti, ma solo in costruzione. Le cosiddette centrali di terza generazione, infatti, non sono altro che un prototipo. Quali studi ci possono garantire che le centrali EPR saranno sicure? Se le EPR sono un prototipo allora verranno “provate” sulla nostra pelle?

Background: cosa differenziano le EPR dalle altre centrali?

Alcune cose. Le EPR cercano di dare (senza riuscirci) una risposta al problema sicurezza: da una parte il tentativo è quello di rinforzare la centrale per evitare che fattori esterni possano intaccare il nucleo o le barre d’uranio (da terremoti, maremoti, attacchi terroristici, ecc), mentre dall’altra si cerca di trovare una soluzione per lo smaltimento delle scorie. Risultati? Nessuno.

Le centrali di terza generazione non sono affatto sicure, come millanta il governo, ma anzi per alcuni versi sono quelle meno sicure. Non lo dico io, ma l’Autorità finlandese per l’energia atomica, in collaborazione con le sue sorelle inglesi (Hse) e francesi (Asn), che ha evidenziato gravi errori nel dispositivo di emergenza dell’impianto EPR che si sta costruendo a Olkiluoto in Finlandia. Questa grossa falla al sistema di sicurezza potrebbe causare una tragedia due volte superiore a quella di Chernobyl. Inoltre, dove si stanno costruendo queste nuovi centrali, i cantieri hanno subito ritardi a causa dei numerosissimi (oltre 2000) problemi di sicurezza e progettazione, tipici di ogni prototipo.

Il caso della Finlandia: Olkiluoto 3.

Come ho sottolineato diverse volte, l’EPR sono dei prototipo e non ne esistono di funzionanti. Attualmente se ne stanno costruendo quattro, una delle quali in Finlandia sull’isola di Olkiluoto dove ce ne sono già due vecchio stampo. Durante la costruzione di questo colosso nucleare sono emerse gravi falle alla sicurezza, ritardi nella data di consegna dell’impianto e aumento dei costi di produzione della centrale.

... Continua

La decrescita è una delle soluzioni al consumismo sfrenato del pianeta, dal blog Greenreport:

E' il momento di dire stop all'incremento progressivo di utilizzo di energia

Gianfranco Bologna

ROMA. I drammatici eventi che si sono susseguiti al terremoto ed allo tsunami scaturiti l'11 marzo scorso, nell'area orientale di Honshu in Giappone con una magnitudo 9.0 della scala Richter, hanno causato una vera catastrofe, un'ingente quantità di morti e gravissimi danni nonché tanti problemi ai reattori nucleari di Fukushima . Si è riaperto in tutto il mondo il dibattito sul futuro dell'energia nucleare. In Italia, dove già il clima è molto surriscaldato dagli atteggiamenti poco trasparenti dell'esecutivo in merito alla scelta nucleare, si è riaperto un ampio dibattito sui pro ed i contro dell'energia nucleare, in un'ottica che mira comunque e, in ogni caso, alla futura crescita dei consumi energetici.

E' veramente singolare che non si sentano voci che ricordino come il mondo ricco e consumista non può più continuare su una strada di crescita continua, di incremento progressivo di utilizzo di energia e materie prime, e che è ormai giunto il momento di prepararsi ed attrezzarsi concretamente per voltare pagina.

Ogni giorno che passa, con la nostra continua e pressante azione di impatto sulla natura, non facciamo altro che indebolire la capacità che i sistemi naturali hanno di "supportarci" e la loro capacità di metabolizzare gli "scarti" della nostra attività. Si tratta di una situazione paradossale: sappiamo bene che non possiamo vivere al di fuori dei sistemi naturali dai quali direttamente deriviamo e dipendiamo, ma facciamo di tutto per renderli vulnerabili, compromettendo seriamente le capacità di recupero e rigenerazione della natura stessa. E come se noi stessi operassimo per indebolire le capacità del nostro sistema immunitario, consentendo così alle situazioni patologiche di avere la meglio. E' evidente che le nostre società non possono continuare su questa strada. Le alternative esistono e la conoscenza scientifica negli ultimi decenni ci ha messo a disposizione accurate analisi per comprendere lo stato in cui ci troviamo ed è stata capace di elaborare notevoli e concrete proposte operative destinate a modificare significativamente i nostri modelli di sviluppo sociali ed economici.

Gli studiosi Nicola Armaroli e Vincenzo Balzani ricordano, nel loro ultimo bellissimo volume "Energy for a Sustainable World" Wiley-VCH , che ogni secondo, l'umanità consuma quasi 1.000 barili di petrolio, 93.000 metri cubi di gas naturale e 221 tonnellate di carbone. Se dovessimo mantenere fino al 2050 lo stesso trend di incremento del consumo energetico che abbiamo avuto negli ultimi 60 anni, avremmo bisogno di costruire ogni giorno circa tre centrali a carbone, o due centrali nucleari o 10 chilometri quadrati di moduli fotovoltaici. E' possibile tutto ciò ? Ha qualche senso ?

I dati presentati dagli annuali World Economic Outlook, pubblicati dal Fondo Monetario Internazionale e da studiosi come Angus Maddison (il noto economista britannico scomparso nell'aprile di quest'anno, professore all'Università di Groningen) riportano che oggi il prodotto globale lordo delle nazioni del mondo ha sorpassato i 70.000 miliardi di dollari (vedasi il sito del Fondo Monetario Internazionale dove sono scaricabili i "World Economic Outlook" www.imf.org ed il lavoro di Angus Maddison ,2001,The World Economy: A Millennial Perspective, OCSE, vedasi anche il sito di Maddison http://www.ggdc.net/MADDISON/oriindex.htm) . Se analizziamo le serie storiche del prodotto lordo globale (ricavandole dai database dell'OCSE e del Fondo Monetario Internazionale), possiamo osservare che nel 1950 questo veniva calcolato in 6.700 miliardi di dollari, nel 1960 in 10.700 miliardi di dollari, nel 1970 in 17.500, nel 1980 in 25.300, nel 1990 in 34.200 e nel 2000 in 46.000 miliardi di dollari.

Dal 1950 ad oggi l'economia globale è diventata oltre cinque volte più grande. Se continua a crescere allo stesso ritmo, nel 2100 sarà 80 volte quel che era nel 1950. Questa eccezionale escalation dell'attività economica globale non ha precedenti nella storia. È in contrasto assoluto con quel che sappiamo, in termini scientifici, della nostra disponibilità finita di risorse e dei complessi sistemi ecologici dai quali dipende la nostra sopravvivenza. E' possibile perseguirla? Ha qualche senso?

... Continua

Per chi avesse ancora dei dubbi sull'inutilità del nucleare l'intervento del direttore escutivo di Greenpeace International:

Il nucleare non serve

Il direttore esecutivo di Greenpeace International, Kumi Naidoo, ha scritto questo commento per il New York Times/International Herald Tribune.

Kumi Naidoo, direttore esecutivo di Greenpeace International

Non bastano dodici giorni per comprendere la scala della catastrofe che ha colpito il Giappone dallo scorso 11 marzo. Dai bambini che hanno perso i genitori per il terremoto, a quelli i cui cari sono ancora dispersi dopo lo tsunami, alle decine di lavoratori che stanno rischiando la vita cercando eroicamente di stabilizzare la centrale nucleare di Fukushima – non c’è fine alla tragedia.

Eppure, assieme al dolore e alla solidarietà che sento per il popolo giapponese, sto provando un’altra emozione: rabbia. Mentre attendiamo con ansia ogni minima informazione sull’evoluzione della situazione a Fukushima - sperando che la dispersione e il rilascio della radioattività vengano fermate, che il rischio di un’ulteriore catastrofe sia evitato e che al popolo giapponese sia almeno risparmiato quest’altro incubo - i governi di tutto il mondo continuano a promuovere ulteriori investimenti sul nucleare. Solo la scorsa settimana, ad esempio, il governo del Sud Africa, la mia Patria, ha annunciato di voler aggiungere altri 9.600 megawatt di energia nucleare al suo nuovo piano energetico.

Ci sono due pericolosi assiomi che vengono assunti come fatti accertati nel mezzo di questa crisi nucleare. Il primo è che l’energia nucleare è sicura. Il secondo è che il nucleare sia un elemento essenziale di un futuro energetico svincolato dai combustibili fossili, che sia necessario per prevenire la catastrofe dei cambiamenti climatici. Entrambe gli assiomi sono falsi.

La tecnologia nucleare sarà sempre vulnerabile agli errori umani, ai disastri naturali, agli errori di funzionamento o di progettazione o agli attacchi terroristici. Quel che vediamo proprio adesso a Fukushima sono i fallimenti di questi sistemi. I reattori hanno resistito al terremoto e allo tsunami, ma il sistema di raffreddamento, un elemento vitale della centrale, non ha retto. Quando anche i sistemi di raffreddamento di emergenza non hanno funzionato i reattori si sono surriscaldati, causando la fuga delle radiazioni. Questo è solo un esempio di quel che può andare storto.

L’energia nucleare è intrinsecamente insicura e la lista dei possibili malanni che derivano dall’esposizione alle radiazioni che fatalmente accompagnano questi incidenti è orribile: mutazioni genetiche, malformazioni fetali, cancro, leucemia e disordini dei sistemi riproduttivi, immunitari, cardiovascolari e endocrini.
Mentre tutti abbiamo sentito parlare di Cernobyl e di Three Mile Island, l’industria nucleare vuol far credere che questi sono solo pochi eventi isolati in una storia altrimenti immacolata. Falso. Oltre 800 altri incidenti significativi sono stati ufficialmente riportati all’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (IAEA): Mayak (Russia), Tokaimura (Giappone), Bohunice (Slovacchia), Forsmark (Svezia) solo per citarne qualcuno.

Anche l’idea che l’energia nucleare sia un elemento necessario per un futuro energetico privo di carbonio è falso.
Greenpeace e l’EREC (European Renewable Energy Council) hanno prodotto uno studio chiamato “Energy [R]evolution” che mostra chiaramente che un percorso basato sulle energie rinnovabili è meno costoso, più sicuro per la salute e più rapido per la protezione del clima di ogni altra opzione. Questo scenario richiede l’eliminazione graduale di tutti i reattori esistenti al mondo e uno stop alla costruzione di nuovi reattori.
... Continua

A chi giovano le guerre oltre naturalmente che ai banchieri, alle multinazionali ed ai petrolieri? Certamente ai fabbricanti e mercanti di armi, da Incapervinca:

In un mondo fatto di guerre e rivolte, il mercato delle armi non conosce crisi


BAHREIN: Armi americane e francesi per reprimere le proteste

Mentre nel paese è in vigore la legge marziale, una missione di Amnesty International, rende note le prove dell’uso eccessivo e sistematico della forza da parte di polizia e esercito. Identificate munizioni, lacrimogeni, manganelli, granate, usati per reprimere le proteste: vengono dagli USA e dalla Francia.
E’ uscito in questi giorni un nuovo documento redatto da Amnesty International: l’organizzazione per i diritti umani ha denunciato che a febbraio le forze di sicurezza hanno usato proiettili letali e attaccato con estrema violenza i manifestanti, senza alcun preavviso, per poi aggredire gli operatori sanitari e impedire loro di soccorrere le persone ferite.

Il rapporto, che si basa su testimonianze di prima mano raccolte da una missione di ricerca di Amnesty International in Bahrein, è stato diffuso mentre nel paese continuano le manifestazioni di protesta da parte degli attivisti pro-democrazia contro la monarchia assoluta di re Hamad al Khalifa, e mentre si fanno sempre più duri i mezzi di repressione delle forze di sicurezza bahrenite e dei soldati inviati dall’Arabia saudita e dagli Emirati.

E’ uscito in questi giorni un nuovo documento redatto da Amnesty International: l’organizzazione per i diritti umani ha denunciato che a febbraio le forze di sicurezza hanno usato proiettili letali e attaccato con estrema violenza i manifestanti, senza alcun preavviso, per poi aggredire gli operatori sanitari e impedire loro di soccorrere le persone ferite.
Il rapporto, che si basa su testimonianze di prima mano raccolte da una missione di ricerca di Amnesty International in Bahrein, è stato diffuso mentre nel paese continuano le manifestazioni di protesta da parte degli attivisti pro-democrazia contro la monarchia assoluta di re Hamad al Khalifa, e mentre si fanno sempre più duri i mezzi di repressione delle forze di sicurezza bahrenite e dei soldati inviati dall’Arabia saudita e dagli Emirati.

LIBIA: I Cruise lanciati sulla Libia contengono uranio impoverito, le cui conseguenze, nel peggiore dei casi, potrebbero essere stimabili nell'ordine di seimila morti. A lanciare l'allarme è il professor Massimo Zucchetti, docente di Impianti nucleari al Politecnico di Torino, esperto di radioprotezione e autore di numerosi lavori scientifici sull'uranio impoverito. Nello studio di Zucchetti si prendono in esame i missili Cruise Tomahawk, prodotti dalla statunitense Raytheon.

... Continua

E sulle armi fornite dall'Italia, ancora da Libreidee:

Tank e bombe, made in Italy l’arsenale del Colonnello


Sembra un carro armato, magari russo come i T-72 centrati dai razzi dei caccia francesi. In realtà, tecnicamente, è un semovente: un cannone di grosso calibro, montato su un mezzo cingolato. Si chiama “Palmaria” e fa parte del “made in Italy” che Roma aveva da poco venduto al Colonnello. La foto ha fatto il giro del mondo, coi ragazzi di Bengasi arrampicati sulla canna dell’obice, tra le rovine dell’armata di Gheddafi che assediava il capoluogo della Cirenaica. Artiglieria semovente corazzata, italianissima: fabbricata nei cantieri Oto Melara di La Spezia. Come tanti altri sistemi d’arma coi quali il regime di Tripoli sta ora seminando il terrore in tutta la Libia.

Il paradosso, scrive “PeaceReporter”, è sotto gli occhi di tutti: mentre i Tornado si alzano in volo dalla Sicilia per colpire la difesa antiaerea libica, Libia armi italiane: tank-obice Palmariaquel che resta dell’esercito di Gheddafi si difende anche con modernissimi sistemi d’arma italiani, anche se al ministro La Russa «non risulta» che il nostro governo, di recente, abbia ceduto armamenti ai libici; la stessa Finmeccanica, di cui la Libia è partner, giura di aver venduto a Tripoli «esclusivamente velivoli per attività di ricerca e soccorso e di controllo delle frontiere». In realtà, spiega Luca Galassi, a partire dagli anni ’70 il nostro paese ha fornito al Colonnello ingenti quantitativi di armi e mezzi militari: aerei, cannoni, missili, blindati, bombe, proiettili, apparecchiature elettroniche, sistemi di sorveglianza e pezzi di ricambio.

Proprio l’Italia si è battuta per metter fine all’embargo sulle armi che pesava sulla Libia dal 1986. «Apparentemente ansioso di fornire a Tripoli i mezzi necessari al controllo delle frontiere», il governo italiano «voleva in realtà riaprire un canale commerciale proficuo anche e soprattutto per l’industria bellica», divenendo così negli ultimi due anni il primo fornitore europeo di armamenti destinati al regime di Gheddafi. Dal 2004, un crescendo impressionante: dai 15 milioni di euro del 2006 ai quasi 57 milioni del 2007, con la consegna di motovedette. Proprio nel 2010, attraverso Alenia-Aermacchi, Finmeccanica ha firmato con il ministero della Difesa libico un contratto di 3 milioni di euro per la revisione di 12 velivoli addestratori Sf-Atr-42260, «aerei da guerra a tutti gli effetti», come – volendo – i nove Atr-42 del 2008 (valore dell’affare, 9 milioni di euro), «impiegabili per il trasporto di truppe e paracadutisti».

Tuttavia è nell’ultimo biennio, grazie al trattato di amicizia Italia-Libia, che le esportazioni belliche hanno ripreso slancio: il 29 aprile 2010 ad esempio è stato inaugurato in un campo di aviazione alle porte di Tripoli un impianto di assemblaggio e manutenzione per elicotteri e aerei gestito dalla Liatec, una Spa creata nel 2006 dall’industria per l’aviazione libica insieme a Finmeccanica e Agusta-Westland. Il costruttore è la Maltauro, «azienda vicentina che ha cantieri e appalti milionari in numerose basi Usa sul territorio italiano: il Gruppo Maltauro – annota “PeaceReporter” – ha acquisito nel 2010 una commessa da 185 milioni di euro per la costruzione, per conto di Alenia Aeronautica, di un nuovo insediamento industriale all’aeroporto militare di Cameri».

Finmeccanica, continua Galassi, fa la parte del leone anche nelle forniture di sistemi di sorveglianza delle frontiere, con radar nel deserto fra Libia e Ciad capaci di rilevare la presenza di una persona fino a 20 chilometri di distanza. «Nemmeno la gravissima crisi libica – scrive “PeaceReporter” – ha impedito ai capitani d’impresa di Finmeccanica di salutare il 2011 con rinnovato ottimismo: agli inizi di marzo la società, che fattura quasi 19 miliardi di euro, ha annunciato per il 2011 ricavi dalla Libia per 250-300 milioni e commesse per 800 milioni». Allora il Cda non aveva ancora discusso del congelamento del 2% dal fondo libico: non è chiaro chi disporrà di quel capitale quando Libia armi italiane: clusterGheddafi sarà stato “neutralizzato”, ma intanto «il caos nel paese africano fa comodo al mercato: a guerra finita, la ricostruzione aprirà nuove e redditizie prospettive per gli investitori europei».

Le immagini dell’attacco alla Libia, aggiunge “PeaceReporter”, continuano a svelare particolari che aprono scenari inquietanti: dopo la diffusione di una foto su “Repubblica”, che mostra proiettili con le scritte “Bpd” e “Simm”, gli ecologisti della “Retuva” (rete per la tutela della valle del Sacco) hanno messo in allarme gli abitanti di Colleferro, nel Lazio, dove sorge lo stabilimento della Simmel Difesa, una SpA «accusata in passato di aver costruito ed esportato cluster bomb», anche se sulla home page del sito aziendale precisa che dal 2000 non produce più le “bombe a grappolo”. Se in Libia sembrano circolare (vecchi) proiettili Simmel, il caso coinvolgerebbe anche un’altra azienda italiana, la Snia Bpd, per le cariche di lancio delle munizioni di artiglieria da 155 millimetri.

... Continua

Dove sono finiti i pacifisti del nostro paese? E' l'interrogativo di Marco Cedolin:

Tricolori e propaganda di guerra

Marco Cedolin

Siamo in guerra ormai da una settimana, ma dai balconi delle case italiane, anzichè le bandiere arcobaleno della pace continuano a garrire i tricolori di quella patria, riscoperta anche da tanta sinistra, proprio nel momento del suo totale asservimento al padrone a stelle e strisce ed ai suoi vassalli di Bruxelles.
Il popolo dei pacifinti, presente in massa nelle piazze e nelle strade qualche anno fa durante l'invasione dell' Iraq, quando lottare contro la guerra era esercizio prodromico alla conquista di facili consensi elettorali ed ambite poltrone "che contano" sembra essersi dissolto senza lasciare traccia ed i pochi aneliti di contestazione passano perlopiù inosservati, poichè privati della sponsorizzazione di quei partiti e quelle organizzazioni che dal dopoguerra in poi gestiscono "le piazze" a proprio piacimento.
Diventa impossibile non domandarsi dove siano finite le 150.000 persone con le quali il 18 febbraio 2007 ho condiviso la manifestazione oceanica di Vicenza contro la costruzione della nuova base militare americana Dal Molin. A rigore di logica chi si oppone con fervore alla costruzione di una base militare dovrebbe manifestarsi ben più indignato di fronte all'entrata in guerra del suo paese, ma evidentemente in questi giorni, di logica in giro se ne ravvisa davvero pochina.
Così come diventa diventa impossibile comprendere che fine abbia fatto il popolo cattolico delle marce della pace Perugia-Assisi, dal momento che il mondo cattolico in questi giorni di guerra ha finora manifestato solo inanità e desistenza, in perfetta sintonia con l'assoluto disinteresse espresso dai suoi vertici, nei confronti dell'aggressione armata a Tripoli.
E altrettanto ostica si rivela la ricerca degli strenui difensori della Costituzione, che quasi settimanalmente organizzano qualche marcetta, presidio, manifestazione, protesta di piazza, ma inspiegabilmente sembrano essere caduti vittima di una dissolvenza di fronte alla palese violazione dell'art 11, che in quanto estimatori della nostra carta costituzionale dovrebbero conoscere molto bene.....


Se il pacifismo e l'impegno di quelle forze politiche e sociali che per puro utilitarismo, della pace avevano fatto la propria bandiera, latitano e sembrano incapaci di proporre una qualche reazione degna di questo nome, la propaganda di guerra è invece ben presente, grazie all'impegno di una nutrita schiera di giornalisti prezzolati, animali politici di ventura ed opinionisti militari d'accatto che non mancano mai quando s'invade in armi qualche stato sovrano.
... Continua

Da L'Aquila considerazioni di Trentotto Secondi sulla ecocompatibilità:

GLI ECHI


Non è ECOcompatibile una casa (o C.A.S.A.) fornita di fotovoltaico e costruita in legno, se la stessa non è inserita in maniera corretta all’interno di un territorio.

I nuovi insediamenti abitativi a L’Aquila (progetto C.A.S.E.) non sono ECOsostenibili se gli abitanti sono costretti a prendere l’automobile anche per piccoli spostamenti.

Non è ECOsostenibile lo sviluppo di una città che preveda il “bike sharing”, dove non vi sia un trasporto urbano efficiente e piste ciclabili percorribili senza pericolo.

Non è “ECOlogica” una città dove la raccolta differenziata stenta a partire (o anche se funziona), quando i materiali differenziati devono raggiungere le aziende di riciclo percorrendo centinaia di chilometri e senza un’adeguata politica di riduzione dei rifiuti.

Lo sviluppo non è ECOsostenibile quando si invita la cittadinanza a conferire bene i rifiuti, ma non si impone, neanche alle aziende locali, di non usare confezionamenti non riciclabili (tetrapack per L’Aquila) o a basso consumo (plastica invece che bottiglie di vetro vuoto a rendere).
... Continua

Come abitare in maniera ecosostenibile? La risposta viene dalle donne, da EcoAbitazione:

Progetti eco targati donna

Architetti donne alla ribalta, i progetti più irriverenti e innovativi portano la loro firma.

Nell'architettura moderna, le donne stanno guadagnando sempre più influenza. In Scandinavia, circa il 50% della professione è rappresentata da donne, mentre il 40% degli architetti spagnoli e greci sono di sesso femminile. Il numero è notevolmente più basso in Gran Bretagna e Nord America, ma l'impatto dell'intelligenza femminile nel design ha vissuto un boom quest'anno.
L'anno 2010 appartiene a loro.

Gli atti più irriverenti di architettura e di trasformazione urbana visti l'anno scorso sono per la maggior parte di natura femminile. A Roma, Zaha Hadid ha scatenato l'aggressività e le forme ampie nella progettazione di MAXXI, il Museo Nazionale d'Arte e Architettura del 21 ° secolo. Con questo lavoro è diventata l'architetto donna più famoso del mondo. Mentre la francese Odile Decq ha dato prova di fantasia con un giardino pensile multilivello per il MACRO, il Museo d'Arte Contemporanea, di Roma.

A New York, il direttore per la pianificazione urbana Amanda Burden, e il suo commissario ai trasporti, Janette Sadik-Khan, stanno combattendo l'idea di città auto-dominata per far posto ad alberi, bar mobili e piste ciclabili protette. Il risultato più notevole di questa politica si può vedere a Times Square, da sempre intasata dal traffico, la piazza ospita oggi una pista ciclabile per tutta la sua lunghezza. In Canada intanto, Marianne McKenna è stata riconosciuta come una delle donne più potenti della nazione. Questo grazie al suo Telus Centre for Performance and Learning di Toronto.
... Continua


Gli esportatori di democrazia nel racconto di Mamma:

Esportatori di democrazia SpA

Per cortesia non chiamatela guerra, ma nobile atto umanitario. Altrimenti mi viene l’orticaria.
19 marzo 2011, festa del papà, ore 17.45.

”Auguri papa, che fai di bello ce soir?”
“ Mah, niente di particolare Nicolas, giusto un giretto con il mio jet… andiamo a salutare una nostra vecchia conoscenza… ”,
“ che bello! Vai da solo?”,
“ No. Vado insieme a un gruppetto di volenterosi.”
“ Volenterosi? E come si chiamano?”
“ Beh, di sicuro ci saranno Duncan, Billy, Xavier e forse anche Vito… se Billy lo convince!!!”
“ Vito… il pizzaiolo? Quello che non sa mai cosa fare? E Wolfang?”
“ Wolfang ha detto che si sente poco bene!!!”.

19 marzo 2011, ore 23.40 diretta TV Rai News 24.
Esterno notte. Campo lungo sulla skyline di Tripoli. E le bombe?
Sono passate sei ore e due frementi giornalisti si chiedono se i volenterosi stiano effettivamente bombardando la Libia, perché, cavolo, siamo in diretta e non si vedono esplosioni!!! Ormai la risoluzione ONU del 1973, hops si coregge la mezzobusto, non del 1973 ma la uno nove sette tre, è stata approvata e ancora non si capisce se effettivamente questi coalizzati hanno attaccato le postazioni dei fedeli al Colonello. Insomma, gli argomenti di routine sono stati esauriti, le immagini di repertorio di aerei e navi da guerra in azione sono state rispolverate, l’esperto armaiolo ha parlato, manca solo il tocco finale alla “Giò Botteri” con esplosione in diretta per sancire l’inizio di una nuova avventura giornalistica. Ed ecco un punto luminoso nel cielo. Cos’è? “Chiamiamolo oggetto volante non identificato” dice sempre la mezzobusto con un risolino strozzato, quando finalmente la tanto agognata prova della guerra si manifesta con la ripresa video di una fregata americana che lancia un missile. Il punto luminoso nel cielo era la sua scia in lontananza. I volenterosi sono arrivati!!!

Eccoli finalmente, i volenterosi. Guardarli, i volenterosi. Ammirali, i volenterosi, nella loro nuova missione umanitaria in aiuto degli oppressi. Ma non chiamatela guerra, mi raccomando. La guerra la fanno i paesi sottosviluppati, che non hanno avuto un processo di crescita culturale e democratico come lo hanno avuto l’Europa e la sua ex colonia americana, baluardo della democrazia esportata in comodi cofanetti esplosivi di qualche centinaio di chili. Non si chiama guerra, si chiama aiuto democratico alle popolazioni oppresse da regimi violenti e poco collaborativi dal punto di vista economico con il resto del mondo che conta. Non chiamiamola guerra, altrimenti il Presidente “artigiano della pace” potrebbe destarsi dal soporifero momento dell’unità ritrovata e rendersi conto di essere la guida morale di una Nazione birichina. Italia birichina e scortese con l’amico della “quarta sponda”. Come, prima intessiamo proficui rapporti economici con il beduino libico, che hanno visto la nostra ENI firmare accordi per l’estrazione del petrolio e del gas fino al 2047, facendo acquisire ai libici l'1% di se stessa e poi gli voltiamo le spalle? Che dirà Unicredit nel veder bombardare il territorio del suo 7% di azioni? Che diranno la Juventus, Fininvest, Retelit, Impregilo, Ansaldo e Finmeccanica che stanno diventando orfani della mammella che li nutrisce? Italia birichina, tu che hai il ministro della guerra, il transformer Ignazio tanto caro agli States, che impavido si reca ad Abu Dhabi per partecipare alla fiera degli armamenti, nella quale si è battuto intrepidamente per attestare l’italica industria militare tra le industrie leader a livello planetario (un servitore dello Stato a servizio del privato). Tu, goffa Nazione dei furbetti, principale fornitore di armi di qualità certificata alla Libia in barba alle violazioni dei diritti umani e dei conseguenti squilibri sociali che tali acquisti provocano nei paesi che comperano le italiche armi (vedere la Legge 185/90), non puoi abbandonare al suo tragico destino il povero Colonnello che tanto bene ti ha fatto!!!
... Continua

Sulle miserie di casa nostra le valutazioni di Alessandro Robecchi:

Notizie dal fronte (interno)

Il giorno 24 marzo 2011 il Premier della settima potenza mondiale impegnata in una guerra a pochi chilometri da casa emetteva un solenne comunicato: “Alla cena di ieri sera del Presidente Berlusconi con il gruppo dei Responsabili… il Presidente non ha cantato alcuna canzone”. Testuale. Ufficiale. Timbro e carta intestata. Immaginiamo il sospiro di sollievo della popolazione italiana, di quella libica, oltre ai commenti positivi in sede Onu. Notizie di stampa avevano diffuso una versione diversa, cioè che il Premier avesse intonato una canzoncina volgare densa di offese alla terza carica dello Stato, il presidente dalla camera Fini. Nulla si sa di altri innocenti passatempi del presidente del Consiglio, se con Scilipoti abbia giocato alla gara di rutti, o come si andato il torneo di briscola con Calearo. Di certo si sa che ha consegnato ai Responsabili quattro bozzetti grafici, tra cui essi potranno scegliere – in tutta libertà, sia chiaro – il simbolo del loro partito così fieramente indipendente. Francesco Pionati, portavoce dei Responsabili, si è chiuso in un ostinato mutismo da astinenza da sottosegretari. Mutismo rotto soltanto da una frase di apprezzamento nei confronti del neo-ministro Saverio Romano, suo stesso partito, di cui ha detto: “Se vado al Nord con Romano sul palco non faccio altro che raccogliere ortaggi”. Lusinghiero, trattandosi del ministro dell’agricoltura.
... Continua

Il fronte compatto dei paesi impegnati nella guerra in Libia ha elaborato diverse nuove strategie per conseguire la vittoria finale, Michele Serra è in grado di anticiparle:

Sei alleati sette strategie

di Michele Serra

Per la nuova guerra di Libia il ministro La Russa pensa di ricostituire la leggendaria Decima Mas. Intanto la Marinaè pronta a mettere a disposizione la nuova portaerei "Briatore" che fornisce cocktail

La crisi libica sta mettendo in evidenza l'impressionante forza d'urto delle potenze occidentali. Sei soli Paesi (Usa, Francia, Inghilterra, Germania, Italia e Canada) sono riusciti a mettere in campo sette strategie diverse, disorientando il nemico. Queste le posizioni in campo.

Francia. Sono stati richiamati alle armi i veterani della Legione Straniera, la cui esperienza bellica nel deserto è preziosa. La logistica non è semplice, perché ogni legionario deve essere accompagnato al fronte dalla sua badante. Il loro anziano comandante, il colonnello Jean Pernod, ha promesso a Sarkozy che riconquisterà anche l'Algeria. Polemiche per il cattivo stato di conservazione degli armamenti nucleari: le atomiche francesi sono conservate in caveau sotterranei e molte annate ormai sanno di tappo. Carla Bruni si è offerta di intrattenere le truppe eseguendo la sua nuova ballata "Je suis comme toi, tu est comme moi, trala-lalà, trala-lalà", ma è stata invitata a desistere da una risoluzione delle Nazioni Unite votata all'unanimità.

Inghilterra. Gli inglesi sono tradizionalmente favorevoli a qualunque tipo di guerra. Dalla battaglia di Hastings (1066) in poi, sono l'unico Paese al mondo che ha partecipato a tutti i conflitti del pianeta, saltando solo trascurabili episodi locali come la guerra greco-turca a Cipro, ma solo perché il loro ambasciatore a Nicosia, un etilista cronico, aveva dimenticato di spedire a entrambe le parti la dichiarazione di guerra. L'iniziale titubanza del premier Cameron dipende dal fatto che era convinto di essere già in guerra con la Libia da almeno un paio d'anni. I caccia britannici sono celebri per la destrezza dei piloti, che riescono a pilotare l'aereo suonando contemporaneamente la cornamusa.
Canada. Ha messo a disposizione le popolarissime Giubbe Rosse, quelle a cavallo e quelle in canoa. Una volta risolte le difficoltà logistiche (bisogna caricare i cavalli sulle canoe) il contingente canadese, pagaiando con vigore, dovrebbe sbarcare sulle coste libiche nel marzo 2013. L'ultimo episodio bellico nel quale il Canada è rimasto coinvolto risale al 1913, quando il derby di hockey tra Toronto e Ottawa si concluse con 12 commozioni cerebrali e tre arresti.
... Continua

Le immagini delle amiche blogger, da Oro Fiorentino:




Da RosaRossa_3:
*** PER CHI COME ME CREDE ANCORA NEI SOGNI…AUGURO GIORNI DI INTENSA FELICITÀ***




Da Solesenzanuvole:

Da Dalfusoditaiwan:

mia dolce stagione










Dal maestro della satira Vauro gli ultimi commenti sul nostro paese:












Da Enteroclisma:

CAMBIO DI ORA E DI PROGRAMMA

Primo giorno di ora legale.
Nei sotterranei della villa c'è confusione.
Una giovane donzelletta-che-vien-dalla-campagna urla ( fingendo ) :
vengo, vengooooooo ...
ma una voce risponde dal bagno:
devo rimettere l'orologio !!! Io sono venuto un'ora fa, cribbio !!

TRANQUILLI ...

Silvio tranquillizza le masse.
I petardi di quel tizio a cui ha baciato le mani ( e forse anche qualcos'altro ) non raggiungeranno l'Italia, così come è sparita la "monnezza" da Napoli e così come verrà costruito il ponte sullo Stretto ...

E da PV64:

Se Maometto...

http://www.unavignettadipv.it/public/blog/upload/IZ%20-%20Maometto%20Low.jpg


Pillola del giorno: Maurizio Crozza a Ballarò sulla guerra in Libia

domenica 20 marzo 2011

Italia in guerra contro la Libia!

In alto: Immagine tratta dal blog http://unaltradonna.wordpress.com/


Siamo su un treno che va a trecento chilometri all'ora, non sappiamo dove ci sta portando e, soprattutto, ci siamo accorti che non c'è il macchinista.
Carlo Rubbia.


Non disertate il referendum sul nucleare! firmate e fate firmare la petizione di Greenpeace!


Italia in guerra contro la Libia!

E cosi' adesso siamo in guerra, il nostro paese si è unito alla banda di petrolieri, mercanti di armi, banchieri e multinazionali che metteranno a ferro e fuoco un paese sovrano come la Libia, un paese che fino all'altro ieri era nostro partner commerciale e il piccolo premier aveva baciato le mani al sanguinario dittatore Gheddafi, i vari Sarkozy, Obama, che avevano appoggiato e fatto affari per anni con questo signore, come già successo in Iraq con Saddam adesso cercheranno di impossersarsi del petrolio del terzo produttore mondiale dell'oro nero, le conseguenze saranno devastanti, siamo a meno di cento chilometri dalla Libia dotata di armi micidiali, armi fornite da noi e dalla Francia, si prevede che questa guerra sarà lunga e saranno sacrificati migliaia di civili, soprattutto donne e bambini, una follia allucinante, sul fronte orientale la drammaticità del nucleare comincia a lambire la capitale del Giappone, tracce di radiazioni sono state trovate nell'acqua, nel latte e nelle verdure circolanti a Tokio, si prevede un esodo di proporzioni incalcolabili, dal paese del sol levante fino ai confini di casa nostra un panorama incandescente, una prima analisi sulla guerra in Libia da parte di Antonio Padellaro:

Tragedia e operetta
Che avrà pensato Sarkozy, cosa avranno pensato i leader europei riuniti a Parigi quando è arrivato Silvio Berlusconi? Che stavano stringendo la mano al premier di un grande Paese la cui presenza è fondamentale nella coalizione che cerca di cacciare Gheddafi? Oppure nelle loro teste l’immagine di quel signore tirato a lucido col sorriso finto resta difficile da separare da quella doppia, ridicola espressione che da mesi lo insegue e ci insegue nel mondo: bunga bunga?

Non è una domanda per deridere chi ha già fatto tutto per diventare uno zimbello. Ma è questo il punto che ci riguarda. Perché, mentre si scatena un conflitto dalle conseguenze imprevedibili per l’Italia che, a un tiro di Scud dalla Libia, mette a disposizione basi, aerei e la propria incolumità territoriale, il prestigio di chi ci rappresenta ha un peso enorme sulle decisioni da prendere e sugli interessi nazionali da difendere.

Perché, di questa guerra dichiarata troppo tardi, troppe cose ci sfuggono ancora. L’emergenza umanitaria, impedire cioè la vendetta del sanguinario raìs sui civili che hanno creduto nel riscatto di una rivoluzione, è un’eccellente ragione per far decollare i caccia e scatenare le truppe di terra. Ma l’aver atteso che gli avamposti del Colonnello arrivassero alla periferia di Bengasi prima di muoversi con l’operazione “Odissea all’alba” è solo il frutto dell’eterna indecisione delle democrazie, già tragicamente sperimentata con le dittature del secolo scorso? O, invece, nasconde strategie più complesse, legate alla supremazia che ogni vincitore rivendica nella Libia post-Gheddafi (terzo paese più ricco di petrolio al mondo, non dimentichiamolo mai)?
... Continua

E ancora da L'Aria che tira:

L’Italia ha già perso la sua guerra di Libia

Dopo aver celebrato in sordina il Centocinquantenario dell’Unità, il Governo italiano ha scelto d’aggiungere ai festeggiamenti uno strascico molto particolare: una guerra in Libia. Un conflitto che sa tanto di amarcord: la Libia la conquistò Giolitti nel 1911, la “pacificò” Mussolini nel primo dopoguerra, e fu il principale fronte italiano durante la Seconda Guerra Mondiale. Questa volta, però, le motivazioni sono molto diverse.
Sgombriamo subito il campo da ogni dubbio: solo uno sprovveduto potrebbe pensare che l’imminente attacco di alcuni paesi della NATO alla Libia sia davvero motivato da preoccupazioni “umanitarie”. Gheddafi, certo, è un dittatore inclemente coi suoi avversari. Ma non è più feroce di molti suoi omologhi dei paesi arabi, alcuni già scalzati dal potere (Ben Alì e Mubarak), altri ancora in sella ed anzi intenti a soffiare sul fuoco della guerra (gli autocrati della Penisola Arabica).....
L’asserzione dell’ex vice-ambasciatore libico all’ONU, passato coi ribelli, secondo cui sarebbe in atto un «genocidio», rappresenta un’evidente boutade. È possibile ed anzi probabile che Gheddafi abbia represso le prime manifestazioni contro di lui (come fatto da tutti gli altri governanti arabi), ma l’idea che abbia impiegato bombardamenti aerei (!) per disperdere cortei pacifici è tanto incredibile che quasi sarebbe superflua la smentita dei militari russi (che hanno monitorato gli eventi dai loro satelliti-spia).
Non è stato necessario molto tempo perché dalle proteste pacifiche si passasse all’insurrezione armata, ed a quel punto è divenuto impossibile parlare di “repressione delle manifestazioni”. Anche se i giornalisti occidentali, ancora per alcuni giorni, hanno continuato a chiamare “manifestanti pacifici” gli uomini che stavano prendendo il controllo di città ed intere regioni, e che loro stessi mostravano armati di fucili, artiglieria e carri armati (consegnati da reparti dell’Esercito che hanno defezionato e forse anche da patroni esterni). Da allora Gheddafi ha sicuramente fatto ricorso ad aerei contro i ribelli, ma i pur numerosi giornalisti embedded nelle fila della rivolta non sono riusciti a documentare attacchi sui civili. La stessa storia delle “fosse comuni”, che si pretendeva suffragata da un’unica foto che mostrava quattro o cinque tombe aperte su un riconoscibile cimitero di Tripoli, è stata presto accantonata per la sua scarsa credibilità.
La guerra civile tra i ribelli ed il governo di Tripoli, che prosegue – a quanto ne sappiamo – ben poco feroce, giacché i morti giornalieri si contano sulle dita di una o al massimo due mani, stava volgendo rapidamente a conclusione. Il problema è che a vincere era, agli occhi d’alcuni paesi atlantici, la “parte sbagliata”. La storia – in Krajina, in Kosovo, persino in Iràq – ci ha insegnato che, generalmente, gl’interventi militari esterni fanno più vittime di quelle provocate dai veri o presunti “massacri” che si vorrebbero fermare. In Krajina, ad esempio, i bombardamenti “umanitari” della NATO permisero ai Croati d’espellere un quarto di milione di serbi: una delle più riuscite operazioni di “pulizia etnica” mai praticate in Europa, almeno negli ultimi decenni.
Le motivazioni reali dell’intervento, dunque, sono strategiche e geopolitiche: l’umanitarismo è pure pretesto. In questo sito si può leggere molto sulle reali motivazioni della Francia, degli USA e della Gran Bretagna (vedasi, ad esempio: Intervista a Jacques Borde; Libia: Golpe e Geopolitica di A. Lattanzio; La crisi libica e i suoi sciacalli di S.A. Puttini). Motivazioni, del resto, facilmente immaginabili. Qui ci sofferemo invece sulle scelte prese dal Governo italiano.
... Continua

Da Piergiorgio Odifreddi:

Voltafaccia all’italiana

E’ significativo e appropriato che, nel momento delle celebrazioni dell’Unità d’Italia, gli italiani, o almeno i rappresentanti istituzionali da loro liberamente eletti, soffino sulle candeline della torta confermando una delle nostre doti più caratteristiche: la capacità di fare i peggiori voltafaccia a cuor sereno, adducendo le motivazioni più false.

Il più vergognoso di questi voltafaccia è forse quello nei confronti di Gheddafi e della Libia. Un anno fa abbiamo dovuto assistere all’accoglienza da terzo mondo riservata al colonnello, col quale Berlusconi aveva addirittura firmato un trattato d’amicizia fra i popoli libico e italico. Durante lo scoppio della crisi, silenzio. E ora siamo pronti non solo ad assistere silenti all’invasione del paese, ma a parteciparvi attivamente, fornendo basi e truppe.

Forse che Gheddafi è diverso oggi, da com’era un anno fa? Ovviamente no. Il voltafaccia ha motivazioni molto terra terra, benchè il ministro della Difesa abbia coraggiosamente assicurato che nelle operazioni i nostri non metteranno piede sull’ex paese amico. Queste motivazioni sono che gli Stati Uniti e la Francia hanno deciso di intervenire, e c’è il rischio che ci sostituiscano nello sfruttamento commerciale del paese.

Naturalmente, le motivazioni di Obama e Sarkozy non sono molto più elevate. In fondo, presiedono entrambi paesi che sono ancora letteralmente coloniali: nel senso di possedere letterali colonie, che vanno da Puerto Rico alla Nuova Caledonia. E si tratta di paesi che hanno sempre avuto interessi in generale nel Nord Africa, e in particolare in Libia: ad esempio, il primo intervento armato che gli Stati Uniti effettuarono al di fuori del continente americano fu appunto un bombardamento su Tripoli, nel … 1804!

Ma restiamo ai nostri voltafaccia. Un altro è seguìto agli incidenti nucleari causati dal terremoto del Giappone. Mentre tutto il mondo faceva un esame di coscienza e meditava sull’energia atomica, il governo italiano continuava a dichiarare imperterrito che avrebbe mantenuto in vita il programma di costruzione delle centrali nucleari. Salvo accorgersi che la cosa poteva danneggiarlo dal punto di vista elettorale, come si è lasciata scappare “fuori onda” l’ineffabile ministro per l’Ambiente. E allora, marcia indietro, senza nessun problema.

Naturalmente, non possiamo dimenticare che è proprio grazie a questa nostra dote naturale che siamo risultati i veri vincitori della Seconda Guerra Mondiale. Gli unici, cioè, che sono sempre stati dalla parte dei vincitori, per tutto il conflitto: prima con l’asse, e poi con gli alleati. All’epoca si diceva che eravamo il doppio di quanti sembravamo, cioè 90 milioni: 45 milioni di fascisti prima della guerra, e 45 milioni di antifascisti dopo.

D’altronde, a proposito di fascisti, cos’altro era il Concordato del 1929, se non un altro storico voltafaccia? Personale, dell’ateo Mussolini. E nazionale, dell’Italia risorgimentale che aveva sconfitto lo Stato Pontificio ed era sorta sulle sue ceneri. Per 68 anni, dal 1861 al 1929, appunto, quell’Italia era rimasta laica e libera, e da un giorno all’altro si era ritrovata clericale e coatta.

Eppure, nelle celebrazioni di questi giorni quell’Italia è assente. Perchè dovunque, in prima fila tra le autorità alle cerimonie, si vedono vescovi e cardinali. Quando non avviene il contrario, e ad essere in prima fila sono invece le autorità alle celebrazioni religiose. Addirittura, il 17 marzo, alla solenne messa celebrata dal Segretario di Stato e conclusa con il canto del Te Deum: che i preti, naturalmente, hanno ragione a cantare, per ringraziare Dio di aver reso così malleabili e generosi i governanti italiani.

... Continua

E da Gennaro Carotenuto:

Bengasi, nonostante l’ONU, è sola




Chi avrebbe la legittimità di bombardare Tripoli? Nicolas Sarkozy, cha appena poche settimane fa offriva truppe francesi al dittatore tunisino Ben Alì per soffocare (nel sangue) la protesta? Silvio “baciamo le mani” Berlusconi, che fino a ieri proclamava il massacratore di migranti Muammar Gheddafi “campione della libertà”? Non è l’unica domanda da porsi sui fatti libici ma non è una domanda pleonastica. L’Occidente continua ad autolegittimarsi come gendarme del mondo senza averne la dignità, né per il passato né per il presente. Quelle astensioni pesanti, Brasile, India, la stessa Germania, che è di gran lunga il paese occidentale più avanti nel pensare se stesso in un mondo multipolare, oltre a quelle di Cina e Russia, testimoniano il disagio persistente verso paesi che pretendono di essere arbitri in partite dove sono innanzitutto giocatori.

L’argomento principale di quanti difendono i bombardamenti che stanno per piovere su Tripoli è l’urgenza. L’urgenza di salvare vite umane. Chi può negarsi? Peccato che era urgente salvare vite umane anche 15 giorni fa ma chissà perché all’epoca le condizioni non erano date. Peccato che la cosa più ovvia da fare per salvare i militanti di una ribellione armata sconfitta sarebbe negoziarne l’uscita con un enorme ponte aereo e dare a tutti lo status di rifugiati politici (orrore!). Improvvisamente invece è urgente bombardare e son già tutti lì schierati nei tg i generaloni della lobby della guerra: ci riammanniscono per l’ennesima volta il piattino di bombardamenti chirurgici, missili intelligenti e di interventi umanitari col calunnioso corollario che i grilli parlanti che criticano l’intervento sarebbero amici di Gheddafi come ieri erano amici di Saddam Hussein o di Slobodan Milosevic o del Mullah Omar o Osama Bin Laden.

La realtà (giova sempre ricordarlo) è che non sono i “pacifisti” ad essere amici di Gheddafi. Sono i Berlusconi e i David Cameron a far affari con il dittatore e ad avergli appaltato per anni il massacro dei migranti. E’ Sarkozy che voleva massacrare i manifestanti a Tunisi e che oggi gioca la sua partita a Bengasi. Era Donald Rumsfeld a stringere la mano a Saddam Hussein. Erano i servizi statunitensi e pakistani a foraggiare i talebani in Afghanistan prima che il gioco sfuggisse loro di mano.

La realtà è che caschiamo sempre negli stessi errori nel considerare autorevoli questi signori, generali con le mostrine piene di stelle, analisti, pseudo-esperti di temi strategici, urlatori politici, in genere prezzolati (per il caso statunitense Cfr. D. Barstow, Behind TV Analysts, Pentagon’s Hidden Hand, “The New York Times”, 20 aprile 2008, per l’Italia, O. Bergamini, La democrazia della stampa. Storia del giornalismo, Roma-Bari, Laterza, 2006, pp. 281-285 o il mio Giornalismo partecipativo. Storia critica dell’informazione al tempo di Internet, pp. 62-71). Non sono autorevoli ma infestano qualunque dibattito reso impari dalla censura o dalla marginalizzazione delle voci di chi sull’uso della forza è critico. Perché il TG1 non invita Alex Zanotelli o Angelo del Boca, sicuramente il massimo esperto di Libia in Italia?

La disparità del dibattito non priva di senso la domanda: perché sarebbe urgente bombardare oggi mentre 15 giorni fa non lo era? Ma la risposta è: per l’insipienza, l’ignoranza e il razzismo di chi oggi vuol bombardare. Sono gli stessi che fin dall’inizio hanno temuto più le rivolte popolari mediorientali che i regimi che quelle rivolte avevano provocato. Era a loro che stavano bene i Gheddafi, i Mubarak, i Ben Alì e gli altri regimi repressivi nel golfo persico. “Speriamo che Mubarak continui a governare per molti anni ancora con lungimiranza e saggezza come ha sempre fatto” scrisse Franco Frattini sulla sua pagina Facebook, una dichiarazione così inopportuna che avrebbe dovuto decretarne la sua fine politica su due piedi. Intanto Gheddafi nell’ultimo decennio, senza muoversi di un centimetro, era passato dall’essere un terrorista e una canaglia all’essere un “campione della libertà” “da non disturbare” (Silvio dixit) mentre reprimeva duramente quella stessa rivolta che oggi vogliamo salvare.

... Continua

L'immane tragedia nucleare in Giappone continua con le nefaste conseguenze sulla popolazione inerme colpita da un disastro inimmaginabile, il dodici giugno si terrà il referendum sul nucleare, per l'acqua pubblica e contro il legittimo impedimento, non andate al mare quel giorno ma aderite in massa per neutralizzare ancora una volta questa follia, tanti articoli contro il nucleare in questi giorni, da Guido Viale:

L'Apocalisse è già qui

collassociviltdi Guido Viale

Apocalisse significa rivelazione. Che cosa ci rivela l'apocalisse scatenata dal maremoto che ha colpito la costa nordorientale del Giappone? Non o non solo - come sostengono più o meno tutti i media ufficiali - che la sicurezza (totale) non è mai raggiungibile e che anche la tecnologia, l'infrastruttura e l'organizzazione di un paese moderno ed efficiente non bastano a contenere i danni provocati dall'infinita potenza di una natura che si risveglia. Il fatto è, invece, che tecnologia, infrastrutture e organizzazione a volte - e per lo più - moltiplicano quei danni, com'è successo in Giappone, dove la cattiva gestione di una, o molte, centrali nucleari si è andata ad aggiungere ai danni dello tsunami.

Non è stato lo tsunami a frustrare anche le migliori intenzioni di governanti, manager, amministratori e comunicatori: l'apocalisse li ha trovati intenti a mentire spudoratamente su tutto, di ora in ora; cercando di nascondere a pezzi e bocconi un disastro che di ora in ora la realtà si incarica di svelare. È un'intera classe dirigente, non solo del nostro paese, ma dell'Europa, del Giappone, del mondo, che l'apocalisse coglie in flagrante mendacio, insegnandoci a non fidarci mai di nessuno di loro.

Solo per fare un esempio, e il più "leggero": Angela Merkel corre ai ripari fermando tre, poi sette, poi forse nove centrali nucleari che solo fino a tre giorni fa aveva imposto di mantenere in funzione per altri vent'anni. Ma non erano nelle stesse condizioni di oggi anche tre giorni fa? E dunque: c'era da fidarsi allora? E c'è da fidarsi adesso?

Per chi non ha la possibilità o la voglia di sviluppare un pensiero critico e si lascia educare dai media, sono gli scienziati e i tecnici a poterci e doverci guidare lungo la frontiera dello sviluppo. I risultati di quella guida sono ora lì davanti ai nostri occhi.

... Continua

Da Marco Cedolin:

Nucleare: le scorie saranno la peggiore catastrofe

Marco Cedolin

Quella nucleare si è rivelata fin dal momento della sua scoperta come una fonte energetica tanto innovativa quanto pericolosa e scarsamente “competitiva” dal punto di vista economico. Nonostante questi presupposti e la manifesta impossibilità da parte del mondo scientifico di valutare concretamente le ricadute di un’applicazione su larga scala degli impianti nucleari, sia in termini di effetti sulla salute umana, sia in termini di conseguenze sull’ambiente, molte nazioni nel corso della seconda metà del novecento hanno investito sul nucleare una quantità sempre più ingente di risorse.
Questo atteggiamento, apparentemente insensato, trova in parte la propria spiegazione nel fatto che l’antieconomicità e la ferale pericolosità dell’energia nucleare sono in larga misura determinate da un unico elemento “di disturbo” che è costituito dalle scorie radioattive, essendo stati fino ad oggi gli incidenti alle centrali presentati come rarissime fatalità.
La gestione delle scorie nucleari rappresenta infatti il vero tallone d’Achille dell’atomo, in assenza del quale l’energia prodotta tramite l’uranio potrebbe essere economicamente assimilata a quella prodotta utilizzando altre fonti quali il petrolio, il gas naturale o il carbone.
La reale complessità dei problemi legati alle scorie radioattive è stata fino ad oggi misconosciuta tanto dai governi quanto dagli esperti, nel palese tentativo di accreditare come economicamente convenienti e sostanzialmente sicuri gli impegnativi programmi energetici basati sul nucleare. Parimenti a quello delle scorie anche il problema della sicurezza degli impianti è stato minimizzato, nonostante le terribili conseguenze degli incidenti che sono stati resi pubblici (di molti non se ne è mai avuta notizia) Chernobyl su tutti, abbiano messo in luce la dimensione di estrema pericolosità della scelta nucleare. Almeno fino a questi ultimi giorni, quando la catastrofe di Fukushima sembra avere costretto il mondo intero ad aprire gli occhi.....

Proprio l’incidente di Chernobyl unitamente alla manifesta impossibilità di nascondere a tempo indeterminato le problematiche legate alle scorie radioattive hanno determinato a partire dalla fine degli anni 80 una diminuzione degli investimenti nell’ambito del nucleare, soprattutto da parte dei paesi tecnologicamente più avanzati. In Italia il referendum del 1987 decretò la rinuncia definitiva a produrre energia tramite l’uranio, ma anche nazioni che traggono dal nucleare una cospicua fetta del proprio fabbisogno energetico come Stati Uniti e Germania stanno dimostrando di credere sempre meno nel nucleare, non avendo messo in cantiere nell’ultimo decennio progetti finalizzati alla costruzione di nuove centrali che sostituiscano quelle prossime alla chiusura.
Questa linea di tendenza improntata ad un certo disimpegno nei confronti del nucleare è però stata messa seriamente in discussione recentemente dall'amministrazione Obama che prima del disastro giapponese aveva manifestato l'intenzione di tornare ad investire sull'atomo, così come da altri governi, compreso quello italiano, che tornano a guardare alle centrali atomiche come ad un obiettivo per il futuro.

Secondo i dati della World Nuclear Association aggiornati al 2004, attualmente nel mondo sono operative 439 centrali nucleari che producono circa il 16% dell’elettricità consumata sul pianeta, corrispondenti a circa il 7% dell’energia.
Negli Stati Uniti gli impianti nucleari in attività sono 103, in Francia 59, in Giappone 54, in Russia 31, nel Regno Unito 23, in Sud Korea 20, in Canada e in Germania 17, in Ucraina 15, in India 14, in Svezia 11, in Spagna e in Cina 9, in Belgio 7, in Slovacchia, nella Repubblica Ceca e Taiwan 6, in Svizzera 5.
Oltre alla quantità degli impianti presenti sui vari territori è interessante notare quale importanza il nucleare rivesta sulla produzione energetica dei singoli paesi. La Francia (prima fra tutti con l’eccezione della Lituania la cui unica centrale nucleare produce l’80% dell’energia consumata) copre tramite l’atomo il 78% dell’intero fabbisogno energetico nazionale, la Slovacchia il 57%, il Belgio il 55%, la Svezia il 50%, l’Ucraina il 46%, la Svizzera, la Slovenia e la Sud Korea il 40%, la Bulgaria il 38%, l’Armenia il 35%, l’Ungheria il 33%, la Repubblica Ceca il 31%, la Germania il 28%, la Finlandia il 27%, il Giappone il 25%, la Spagna e il Regno Unito il 24%, gli Stati Uniti il 20%, la Russia il 17%, il Canada il 12,5% e l’India appena il 3,3%.
La Francia insieme alla Lituania è l’unico paese ad avere basato sul nucleare tutto il proprio programma energetico, fino al punto di produrre tramite l’uranio oltre i tre quarti del proprio fabbisogno energetico. Altre nazioni, in maggioranza di piccole dimensioni, come Slovacchia, Belgio, Svezia, Ucraina, Svizzera, Slovenia, Sud Korea, hanno investito sull’atomo in maniera rilevante e traggono dal nucleare circa la metà dei propri consumi energetici. Alcune fra le nazioni più grandi, come Germania, Giappone, Spagna, Regno Unito, Russia, Stati Uniti, pur possedendo un’ingente presenza di centrali nucleari, traggono dall’atomo solamente il 20,/25% del loro fabbisogno energetico. Per molte altre nazioni come Argentina, Brasile, Cina, India, Messico, Olanda, Pakistan, Romania, l’incidenza della produzione di energia nucleare sulla globalità dei propri consumi è scarsamente rilevante e non arriva a raggiungere il 10%.
Se interpretiamo questi dati alla luce di quelli concernenti le nuove centrali nucleari in costruzione e in progetto nei singoli paesi possiamo renderci conto di come alcune nazioni economicamente emergenti o comunque in fase di forte sviluppo manifestino una grande propensione ad investire sull’atomo, mentre la maggior parte dei paesi tecnologicamente avanzati, con l’esclusione del Giappone e del Canada, si mostri refrattaria ad impegnarsi in nuovi investimenti nell’ambito del nucleare.
In Cina le nuove centrali atomiche in costruzione o in progetto sono 29, in India 33, in Giappone 14, in Russia 13, in Sud Korea 8, in Canada e in Iran 5, in Romania 4, in Turchia 3, in Indonesia, nella Repubblica Ceca, in Vietnam, in Slovacchia 2.
Gli Stati Uniti (prima delle parole di Bush all’ultimo G8) avevano in costruzione un solo reattore nucleare, pur essendo prevista entro pochi anni la chiusura di alcuni impianti giunti alla fine del proprio ciclo di vita. La Germania e il Regno Unito non hanno centrali nucleari né in costruzione né in progetto, anche se molti impianti verranno dimessi nel corso del prossimo decennio, così come la Spagna, la Svezia, la Svizzera, il Belgio, l’Olanda e la Slovenia.
... Continua

Da Blogeko:

Crepata? Fukushima, la piscina è un incubo peggiore dei tre reattori in fusione

Nonostante la parziale fusione del nocciolo iniziata in tre reattori, alla centrale nucleare giapponese di Fukushima Daiichi il maggior pericolo viene dal combustibile esausto ma ancora radioattivo, che già due volte si è incendiato. Un incubo ancora peggiore di tre reattori in fusione: è tutto dire.

Gli americani ritengono che intense emissioni di radioattività provengano dalla piscina annessa al reattore numero 4, in cui il combustibile esausto è stoccato per essere raffreddato. Ritengono anche che si sia crepata: altrimenti non si spiegherebbe perchè non contiene più acqua. Impossibile accertare la situazione, impossibile avvicinarsi a causa delle radiazioni troppo elevate. Le crepe aprirebbero gravissimi scenari mai considerati prima, e con soluzioni tutte da inventare.

Gli altri aggiornamenti dalla centrale nucleare ridotta a un cumulo di macerie dopo il terremoto e lo tsunami: i giapponesi ammettono che l’unica possibilità per evitare un ancor più massiccio rilascio di radioattività sia sigillare i reattori impazziti dentro un sarcofago di cemento. Come a Chernobyl.

Sono arrivati i rinforzi: i migliori esperti dell‘Iaea (l’agenzia per l’energia atomica dell’Onu) hanno preso il controllo della situazione. Il Giappone sta fronteggiando anche le conseguenze di terremoto e tsunami, ma una cosa del genere – un’implicita accusa di incapacità alle autorità nazionali – non si era mai vista.

Da quando la centrale ha cominciato a funzionare, si sono accumulate vicino ai reattori 11.125 barre di combustibile usato, che complessivamente contengono una quantità di materiale radioattivo quattro volte maggiore rispetto a quella ora presente all’interno di tutti e sei i reattori della centrale.

... Continua


I dubbi su un terremoto provocato? da ECPlanet:

Terremoto in Giappone: un sisma artificiale?


Sisma in GiapponeIl terremoto di magnitudo 8,9 che ha colpito il Giappone ha provocato lo spostamento dell'asse terrestre di circa 10 centimetri.

Secondo il geofisico della Nasa Richard Gross l'evento ha provocato un incremento della rotazione terrestre cagionando un accorciamento di 1,6 microsecondi della durata del giorno (un microsecondo corrisponde a un milionesimo di secondo).

Lista degli eventi sismici che hanno causato uno spostamento dell'asse terrestre:

- terremoto di Sumatra del 2004: spostamento dell'asse di 7 centimetri lineari e di 2 millesimi di secondo d'arco angolari;

- terremoto del Cile: spostamento dell'asse di circa 8-12 centimetri;

- terremoto del Giappone: spostamento dell'asse di circa 9-11 centimetri.

Ora cerchiamo di individuare le cause che potrebbero aver scatenato questo grande evento tellurico, che i media ufficiali attribuiscono alla fatalità. Va detto che il Giappone è stato l'unico paese al mondo che ha iniziato ufficialmente un serio programma di sperimentazione dell'energia fredda, l'energia pulita a costo zero che permetterebbe di 'licenziare' i petrolieri e di smantellare tutte le centrali atomiche.

Sorge subito questa domanda: «ai poteri forti che manipolano il cartello petrolifero, il cartello bancario e gli altri cartelli correlati, ha fatto piacere sapere che il Giappone stava portando avanti un programma di studio con lo scopo di perfezionale l'energia fredda?»

... Continua


E ancora da Mamma:

la truffa dei costi del nucleare

- la truffa dei costi del nucleare -

Siamo obbligati a prepararci per il referendum “nucleare sì, nucleare no” e, se si vuole fare una campagna efficace, non bisogna mettersi in mano ai cosiddetti esperti, ma bisogna battere solo su quei punti dove i nuclearisti non sono in grado di dare risposte.
Sulla questione “sicurezza”, malgrado la catastrofe giapponese, possono sempre dire che le moderne centrali, quelle di terza generazione, sono supersicure, ed è impossibile smentirli.

-Sulla questione economica, dove si afferma che il nucleare è competitivo, bisogna pretendere che nel bilancio che fissa il costo del kilowatt prodotto dall’atomo, si comprenda il costo dello smantellamento delle centrali (dopo 40 anni di servizio), il costo dello stoccaggio delle scorie e il costo della custodia per varie migliaia di anni dei siti che ospiteranno questi rifiuti speciali.
Senza queste voci parlare di costi competitivi è una truffa.

-Per quanto riguarda la barzelletta che il nucleare ci dà una parziale indipendenza energetica, ciò è palesemente falso, in quanto il combustibile (l’uranio) proviene da paesi stranieri, è scarso, è soggetto ad esaurimento, il suo prezzo è in continuo aumento. Tutto ciò crea una totale dipendenza, come è oggi per il petrolio e il gas, mentre per le rinnovabili il sole e il vento sono gratis, e a disposizione per qualche miliardo di anni.

-Dobbiamo pretendere di conoscere quale compagnia di assicurazione nazionale o internazionale è disposta ad assicurare questi impianti, cosa assai difficile, ma nel caso si trovasse un istituto disposto, quale sarebbe l’importo, che andrebbe sommato al costo del kilowatt.

... Continua

E da Libera Cittadinanza:

BISOGNA FERMARE IL GOVERNO CON IL REFERENDUM E CON LE PROSSIME ELEZIONI AMMINISTRATIVE !

NUCLEARE PERICOLOSO:

1) sono centinaia i piccoli incidenti e le fuoriuscite minori che hanno reso la vita molto difficile agli abitanti delle zone vicine: neoplasie, mutazioni genetiche, aborti, inquinamento acque di falda e cibo.

2) rischi di incidenti su grandi aree del mondo

3) Le centrali nucleari che si vorrebbero costruire in Italia (il tipo Epr) sarebbero a rischio di esplosione, secondo documenti confidenziali di fonte Edf pubblicati sul sito www.sortirdunucleaire.org

4) rischi per le emissioni delle scorie radioattive

5) rischi per le aree delle centrali che restano contaminate per tempi lunghissimi

6) ogni centrale "divora" ogni anno trenta tonnellate di uranio arricchito, materiale radioattivo pericoloso che deve essere trasportato

7) La costruzione di centrali nucleari in Italia ci esporrà a diventare un obiettivo terroristico

8) Una centrale nucleare utilizza enormi quantità d’acqua, compromettendo l’equilibrio idrogeologico della zona ed esponendo le falde acquifere a rischi

9) l’Italia è un territorio sismico, con degrado idrogeologico, inadatta alla costruzione di centrali nucleari

10) Il nucleare civile fa, spesso, da traino al nucleare militare.

NUCLEARE COSTOSO:

1) L'elettricita' da nucleare costera' il 20 per cento in piu' di quella prodotta dalle centrali tradizionali, cosi' che dovremo incentivare il nucleare aumentando la bolletta elettrica

2) Le centrali nucleari non risolvono il nostro problema petrolio, che continueremo a importare perchè l'elettricità è solo un quinto dei nostri consumi energetici

3) l’energia nucleare in bolletta è più cara di gas e carbone

4) il nucleare ci renderà dipendenti dall'uranio, il cui prezzo e' decuplicato

5) Per i costi occorre considerare anche lo smaltimento delle scorie e lo smantellamento di fine esercizio della centrale, che pagheranno comunque i cittadini

6) Nuovi reattori già in fase di costruzione stanno subendo enormi ritardi e importanti lievitazioni dei prezzi

7) la crisi economica e le politiche di risparmio e di efficienza energetica stanno configurando una futura crescita moderata dei consumi elettrici.

8) le centrali nucleari richiedono una sorveglianza “h 24” militare molto costosa perchè obiettivi terroristici molto sensibili

9) La Francia continua a svendere il suo surplus oltre che all’Italia e alla Germania, anche all’Inghilterra, salvo poi essere costretta a importare nelle ore di punta

... Continua


Tu chiamale se vuoi radiazioni



Sulle celebrazioni del centocinquanta anni dell'unità d'Italia alcune considerazioni di Lucio Garofalo:

Indiani d'America e Briganti meridionali

Nel quadro delle celebrazioni dei 150 anni dell’unità d’Italia, che mi procurano un senso di fastidio e di insofferenza, ripropongo questo articolo che ho scritto tre anni fa pensando ad un parallelismo storico tra il genocidio dei Pellerossa e il massacro del Sud Italia.

Indiani d'America e Briganti meridionali

Non c’è dubbio che nel campo delle interpretazioni storiografiche è opportuno evitare atteggiamenti troppo faziosi, dogmatici o apologetici per adottare un approccio possibilmente problematico verso le questioni e i processi storici. Francamente questo spirito libero non c’è nel clima di esaltazione retorica dei 150 anni dell’unità d’Italia.

Con questo articolo so di andare controcorrente per tentare di recuperare la memoria di due esperienze storiche che sono state letteralmente cancellate dalla storiografia ufficiale. Mi riferisco al destino parallelo degli Indiani d’America e di coloro che sono definiti i “Pellerossa” del Sud Italia: i briganti e i contadini del Regno delle Due Sicilie.

Partiamo dai nativi americani. Dopo la scoperta del Nuovo Mondo da parte di Cristoforo Colombo nel 1492, cominciarono a giungere i primi coloni europei. All’epoca il continente nordamericano era popolato da circa un milione di Pellerossa raggruppati in 400 tribù. Quando i coloni bianchi penetrarono nelle sterminate praterie abitate dai Pellerossa, iniziarono una caccia spietata ai bisonti, il cui numero calò rapidamente causando un rischio di estinzione. In tal modo i cacciatori bianchi contribuirono allo sterminio dei nativi che non potevano vivere senza questi animali da cui ricavavano cibo, pellicce e altro ancora.

Ma la strage degli Indiani fu opera soprattutto dell’esercito yankee che per espandersi all'interno del Nord America cacciò ingiustamente i nativi dalle loro terre compiendo veri e propri massacri senza risparmiare donne e bambini.
I Pellerossa furono annientati attraverso un sanguinoso genocidio. Oggi i Pellerossa non costituiscono più una nazione essendo stati espropriati non solo della terra che abitavano, ma anche della memoria e dell’identità culturale. Infatti, una parte di essi si è pienamente integrata nella società bianca, mentre una parte minoritaria vive reclusa in alcune centinaia di riserve sparse nel territorio statunitense e in quello canadese.

Un destino simile, benché in momenti e con dinamiche differenti, associa i Pellerossa e i Meridionali d'Italia. Questi furono chiamati “Briganti”, furono trucidati, torturati, incarcerati, umiliati. Si contarono 266mila morti e quasi 500mila condannati. Uomini, donne, bambini, anziani subirono la stessa sorte. Processi manovrati o assenti, esecuzioni sommarie, confische dei beni. Ma noi Meridionali eravamo cittadini di uno Stato assai ricco.

Il piccolo regno dei Savoia era fortemente indebitato con Francia e Inghilterra, per cui doveva rimpinguare le proprie finanze. Il governo sabaudo, guidato dallo scaltro e cinico Camillo Benso conte di Cavour, progettò la più grande rapina della storia moderna: cominciò a denigrare il popolo Meridionale per poi asservirlo invadendone il territorio: il Regno delle Due Sicilie, uno Stato civile e pacifico. Nessuno giunse in nostro soccorso. Solo alcuni fedeli mercenari Svizzeri rimasero a combattere sugli spalti di Gaeta fino alla capitolazione. I vincitori furono spietati. Imposero tasse elevatissime, rastrellarono gli uomini per il servizio di leva obbligatoria (che era già facoltativo nel Regno delle Due Sicilie), si comportarono vigliaccamente verso la popolazione e verso il regolare ma disciolto esercito borbonico, per cui molti insorsero.

Ebbe così inizio la rivolta dei Meridionali. Le leggi repressive furono simili a quelle emanate contro i Pellerossa. Le bande di briganti che lottavano per la loro terra avevano un pizzico di dignità e ideali, combattevano un nemico invasore grazie anche al sostegno delle masse contadine, tradite e ingannate dalle false promesse concesse da Garibaldi.

Contrariamente ad altre interpretazioni storiche non intendo equiparare il Brigantaggio meridionale alla Resistenza antifascista del 1943-45. Anzitutto per la semplice ragione che nel primo caso si è trattato di una vile aggressione militare, di una sanguinosa guerra di conquista coloniale che ha avuto una durata molto più lunga della guerra di liberazione condotta dai partigiani: un intero decennio che va dal 1860 al 1870.

... Continua


Le ultime notizie da L'Aquila, da Trentotto Secondi:

Le onde emotive





Emotivamente parlando, sono distrutta. Basta passeggiare per la mia città diroccata per sentirsi mancare. Manca l’aria, mancano i suoni, manca la gente. Ma peggio, manca un progetto, mancano le gru, mancano i muratori, mancano i soldi. Ma non ci arrendiamo: ciascuno a suo modo, non molla. Perché siamo legati alla nostra città, ma non solo.
Si fa un gran parlare in questi giorni delle “onde emotive” che sarebbero foriere di decisioni sbagliate; ma come? Se non fosse che sento ogni giorno un sentimento forte di speranza che si annoda con l’impotenza, la delusione, l’ansia, ma anche con un’attrazione quasi magnetica, non so, forse sarei andata via o, peggio, sarei in casa, come se nulla fosse successo.
L’onda emotiva porta con sé il desiderio di tante persone di essere più attive, ma soprattutto più consapevoli.
Emotivamente il Giappone è stato per tanti esattamente come un maremoto, che ha scosso anche i meno attenti, le persone più rigide, quelle tutte di un pezzo. Un popolo lontano di cui si sottolinea la compostezza, ma del quale, in realtà, si sono viste lacrime, occhi vuoti e macerie di certezza.
... Continua

L'alta tecnologia del nostro paese ci assicurerà centrali nucleari ultrasicure, come descritto da Alessandra Daniele:

Apocalypse Nano



Le centrali nucleari italiane saranno sicurissime. Noi italiani siamo precisi e organizzati, non casinisti come i giapponesi. Come sempre, i nostri appalti saranno limpidi come il cristallo, i nostri cantieri totalmente in regola, le nostre assunzioni basate sul più rigido criterio meritocratico, i nostri controlli rigorosi ed imparziali. Costruiremo centrali tecnicamente all'avanguardia, nel rispetto dell'ambiente e del territorio.

Le scorie saranno smaltite in modo corretto e tempestivo, com'è sempre accaduto per ogni tipo di rifiuto urbano.
E poi l'Italia non è zona sismica. Quello dell'Aquila è stato un attentato islamico. Quello di Foligno un cedimento strutturale. Quello in Irpinia non è mai esistito, fu solo un complotto dei magistrati per diffamare la classe politica locale. I morti del Friuli furono vittime della feroce repressione comunista statalista, perché chiedevano il Federalismo. Le loro case vennero distrutte per rappresaglia, e per cancellare il Sole delle Alpi dipinto su ogni facciata. Il Belice non è in Italia. E' nel maghreb, e fu devastato dalle lotte fra le tribù locali.

Nessun reale terremoto, o frana, o inondazione, o bradisismo, sono mai stati registrati in Italia. L'eruzione del Vesuvio che si credeva avesse seppellito Pompei fu in realtà solo frutto dell'immaginazione d'uno scrittore di fantascienza dell'epoca, tale Plinio il Cazzaro, che l'attribuì a un tentativo d'invasione aliena.

A un'attenta ispezione del ministro Bondi le presunte mummie di Pompei si sono rivelate falsi made in China per abbindolare i turisti. Il governo ne ha quindi ordinato la rimozione, insieme a tutte le altre rovine locali. In quel sito sorgerà presto una nuova discarica, assolutamente sicura ed ecologica quanto una centrale nucleare.

Da decenni la propaganda comunista cerca di spaventarci, di farci credere che massicce dosi di radiazioni potrebbero danneggiare la nostra salute, mentre tutti i più recenti e imparziali studi medici dimostrano il contrario. Le radiazioni facilitano la diuresi, e aiutano la naturale regolarità, eliminando il senso di gonfiore. Rinforzano la radice del capello, e con le loro micoparticelle di uranio riparano lo smalto dando sollievo ai denti sensibili.

Purtroppo molti italiani sono ancora vittime della disinformazione comunista, e in particolare della bufala di Chernobyl, organizzata con l'aiuto del regime sovietico, che arrivò a distruggere un'intera città russa al solo scopo di falsare il risultato del referendum italiano sul nucleare, e ottenne anche di danneggiare la nostra economia, bloccando il commercio di verdure a foglia larga.
... Continua

Dopo la telefonata in questura del piccolo premier per il rilascio di Ruby, un'altra ragazza è stata fermata a Milano, il racconto di Sconfini:

Stavolta non ha chiamato nessuno


palazzogiustiziaSembra incredibile, ma è successo davvero! Kathryn Emily Andrews, una ragazza inglese di 25 anni è stata arrestata per ubriachezza molesta a Milano. "Sono la figlia del ministro inglese" si è difesa con gli agenti accorsi per portarla in Questura.

Scusa vecchia ormai, devono aver pensato i due uomini in divisa. Ci hanno fatto una risata su e poi l'hanno accompagnata per gli accertamenti del caso. Controllando la sua patente e contattando l'ambasciata inglese gli increduli funzionari hanno potuto verificare che Kathryn era veramente la figlia del ministro inglese!

Per qualche minuto si attende la telefonata di qualche puttaniere, qualche corruttore, qualche evasore che scagioni la ragazza e la affidi nelle mani di qualche pappone o qualche mignotta. Invece niente. Accertata l'identità la 25enne è stata denunciata per minaccia e resistenza a pubblico ufficiale, rifiuto di fornire documenti e ubriachezza.

... Continua


Gli amici del nostro presidente del consiglio sono sempre meno, l'ultima dipartita da parte del dittatore libico assottiglia in maniera preoccupante la rosa dei veri sostenitori internazionali del Cavaliere, Lia Celi li elenca:

Beh, a Berlusconi rimarrano questi


images-2.jpeg
Via Gheddafi, Ben Alì, Mubarak: tutta la prima fila degli amici internazionali di Silvio Berlusconi è stata spazzata via dai giovani in rivolta. Non sarà facile sostituirli. Se c'è qualcosa che al mondo non manca, sono i dittatori con pochi scrupoli; ma quelli con così pochi scrupoli da diventare partner del nostro premier si contano sulle dita di una mano. Ecco i leader mondiali che, da semplici alleati, verranno presto promossi dal Cavaliere a «veri amici».

KWASA LXXVIII
Re del Mambaziland, sta guidando il suo popolo nella delicata transizione dalla monarchia assoluta al dispotismo megalomane. Il Paese sarebbe ricco di materie prime, ma da anni il ferro, l'oro e i diamanti estratti con fatica dai mambazilandesi vengono interamente requisiti per la costruzione di una gigantesca limousine per l'harem di Kwasa. A innescare il feeling con Berlusconi, la lettura casuale di un articolo del «Giornale» intitolato «Il Cavaliere si è mangiato i suoi avversari», ma quel che più unisce Kwasa al nostro premier è la passione per le belle donne: nella sua prima visita in Mambaziland Berlusconi ha potuto assistere alla Danza delle Orchidee, rito ancestrale in cui le vergini danzano nude davanti al re, che sceglie la più bella come sposa e la più incompetente come Ministro per l'Istruzione.

Inoltre Kwasa ha autorizzato il presidente del Consiglio ad attribuirgli tutte le nipoti che vuole: con più di seimila fra mogli e concubine, statisticamente è probabile che ci prenda. «Un grande sovrano che mi deve eterna riconoscenza», ha riferito Berlusconi al suo ritorno: «Gli ho spiegato finalmente cosa significano quelle lettere dopo il suo nome».

SGOZZIK TAMERLANOV
Autocrate dello staterello caucasico dell'Egoistan (capitale Masakranda) unisce lo spirito filantropico di un capo mongolo all'apertura mentale di un quadro locale del Pcus, carica che rivestiva fino all'agosto 1991, quando scoprì un giacimento di petrolio sotto la sede del partito. Da allora si è autonominato Gran Khan dell'Orda di Greggio, erede della mitica Orda d'Oro. Ma sarebbe ingiusto accusare Tamerlanov di usare il petrolio per ricattare l'Occidente: allo scopo sono più efficaci le bombe nucleari ereditate dall'Urss. Il premier ha già incontrato Tamerlanov, con cui ha siglato un vantaggioso trattato: dall'Egoistan partirà un oleodotto per l'Italia e da Modena un acetodotto verso l'Egoistan. «Il miglior accordo mai firmato nel parcheggio di un autogrill», ha commentato Berlusconi, incurante del fatto che il paese asiatico è stato recentemente espulso per indegnità dalla lista degli stati-canaglia e inserito nella lista degli stati-figlidimignotta. Infondate secondo il Cavaliere anche le voci secondo cui Tamerlanov avrebbe inviato a Mosca le donne-kamikaze responsabili degli ultimi gravissimi attentati: «Erano un regalo per il nostro amico Vladimir,» spiega «so per esperienza che apprezza le pupe esplosive».

DOKTOR VON SCHUTZ-STAFFELN
Più noto col diminutivo Von SS, l'anziano medico tedesco è il leader di Adolfa, un'isoletta caraibica da lui acquistata nel 1945 a poche miglia da Antigua (si tratta in realtà della ex isola Barbuda, da lui accuratamente rasata, a parte un paio di inconfodibili baffetti a spazzolino). Qui, grazie ad alcune misteriose provette portate dalla Germania, fondò la discussa Mein Fuehrer Samenbank, la prima banca del seme offshore per chi desidera figli con le sembianze di Hess o di Goering; ma pare che per ora gli unici risultati ottenuti siano dei piccoli sosia di Calderoli e di Boso. Diventato suo vicino di isola, Berlusconi volle incontrare Von SS per chiedergli dove aveva comprato quei cactus a forma di svastica, e se ne avevano anche a forma di scudetto del Milan. Nonostante le trattative in corso per commercializzare in Italia bizzarri paralumi d'antiquariato realizzati in Polonia, il feeling fra il Cavaliere e il dottore non è idilliaco: «Non sopporto che a poche miglia dal mio buen retiro ci sia il covo di un fanatico paranoico dal passato imbarazzante», avrebbe confidato Von SS agli intimi.

... Continua


Le nuove misure del governo in tema nucleare rivelate da Michele Serra:

Gli inconvenienti dell'energia pulita

Le autorità giudicano strumentali le polemiche sulla pericolosità di una centrale atomica in zona sismica: "Se uno cade dal balcone mentre precipita si preoccupa di avere il cancro?"

Una centrale nucleare francese
Una centrale nucleare francese

L'allarme nucleare in Giappone sta suscitando un profondo ripensamento nelle politiche energetiche di tutto il mondo. Anche il governo Berlusconi ha allo studio una serie di misure, la più urgente delle quali è la separazione delle carriere tra centrali atomiche e centrali elettriche. Ma vediamo gli altri provvedimenti.

Accordi con la Francia. Che fare delle otto centrali usate acquistate dai francesi? Montate su ruote e momentaneamente parcheggiate alla dogana del Frejus, attendono il loro destino. Al notevole costo economico, si aggiunge l'inestimabile valore storico: le aveva progettate De Gaulle in persona e il sistema di avviamento a manovella, ancora efficientissimo, strappa sorrisi di ammirazione ai visitatori. Sul grande piazzale del Frejus le centrali francesi, con i caratteristici lucernai in stile parigino e l'anziana concierge che chiacchiera volentieri con i giornalisti in visita, sono diventati un'attrazione per i turisti e un luogo di riparo per i camionisti in attesa, che all'ombra di quei giganteschi camini giocano a tressette.

Nucleare domestico. Poiché a grandi centrali corrispondono grandi incidenti, il Cnen suggerisce di minimizzare gli impatti grazie al nucleare domestico, una nuova tecnologia che affida a ogni famiglia la gestione di una centrale casalinga, comodamente collocabile in cucina o sul balcone. Una sola barretta di uranio, da ritirare in portineria, garantisce energia per un anno e potrà essere facilmente smaltita nell'apposito sacchetto di calcestruzzo per le scorie nucleari. Unico accorgimento: i membri della famiglia devono indossare giorno e notte lo speciale scafandro protettivo, abituandosi a muoversi per casa con cautela per non fracassare i mobili, e sopportando l'inevitabile rumore prodotto al piano superiore dai vicini che camminano con le pesanti scarpe di piombo in dotazione. La spettacolare fosforescenza dei palazzi è un fenomeno collaterale che piacerà molto ai bambini.
... Continua

Le immagini delle amiche blogger, da Oro Fiorentino:


Photobucket


Da Solesenzanuvole:



D
a Cuore562:
Photobucket


Da CuorediVento:

Image and video hosting by TinyPic


Da DalfusodiTaiwan:

Fratelli d'Italia...


Le ultime opere del maestro della satira Vauro sulle nostre miserie nazionali:













Da Enteroclisma:

IL TAPPABUCHI

Silvio si reca dal dentista per rimettersi (?) un dente.
Esce con un cerotto sulla guancia, grande come un campo da tennis.
Eppure il dentista assicura di non averlo bucato ... da che mondo è mondo, i denti si curano aprendo la bocca, non la guancia.
Ora il cerottone è scomparso ... ma dove lo avrà messo Silvio ??

http://data.kataweb.it/kpmimages/kpm3/eol/eol2-extra/2011/03/16/jpg_2147061.jpg


Pillola del giorno: Crozza a Ballarò appello contro il nucleare