sabato 30 giugno 2012

Aggiornamenti Progetto Espositivo arredi e complementi

In alto: Immagine tratta da Lara Fortuna


Quando fui rapito i miei genitori si diedero subito da fare. Affittarono la mia stanza.



Aggiornamenti Progetto Espositivo arredi e complementi

Per capire bene le finalità e gli obiettivi del progetto espositivo a Roma in corso di realizzazione e le alleanze da costruire con le aziende produttrici, i punti vendita e gli altri operatori del settore è opportuno introdurre alcune premesse;
Tutto ha inizio nel corso dell'anno di grazia 2000, la nostra azienda era una società operante nel settore arredi per ufficio, rappresentanze, ristrutturazioni e impianti;
Nino Malgeri amministratore unico e la socia gestivano la clientela (utenti finali e rivenditori), i lavori e le forniture avvalendosi della collaborazione di quattro impiegate e cinque operai;
Nel corso di questo fatidico anno la società acquisi' un contratto di fornitura di arredi per il Ministero dell'Ambiente pari a circa 800 milioni di lire, contratto firmato agli inizi dell'anno 2001 in concomitanza con l'entrata in vigore dell'euro ( convertito a circa 400 mila euro), premesso inoltre che la società aveva in corso d'opera diversi altri lavori presso la pubblica amministrazione (Ministero Aeronautica, aeroporto militare di Pratica di Mare, Guardia di Finanza, Capitaneria di porto di Terracina, Capitaneria di porto dell'Isola del Giglio, Ristrutturazione primo piano del Ministero delle Infrastrutture,  Università Roma Tre, Ministero della difesa), in aggiunta a lavori vari di ristrutturazioni e forniture di arredi a utenti finali e rivenditori, tutto ciò premesso e nonostante il forte indebitamento con le banche, si era giunti alla conclusione che il locale dove la nostra società operava nel quartiere san Lorenzo a Roma era diventato troppo piccolo rispetto alle esigenze ed al personale che ne faceva parte, e forti del fatto che le aziende produttrici di arredi rappresentate (Abf/Barnabei, Tecnoarredo, Linekit, Officia) si erano verbalmente dette disposte a contribuire alle spese per un locale più grande e più rappresentativo, ci fu il trasferimento presso via degli Apuli, in una intera palazzina con canone d'affitto di 2500 euro mensili;
Ma proprio l'anno 2001 che sembrava iniziasse sotto i migliori auspici, si è rivelato nel corso del tempo l'inizio della più grande crisi economica del paese dal dopoguerra in poi (entrata in vigore dell'euro con il raddoppio dei prezzi e il conseguente micidiale impoverimento di milioni di cittadini europei e del nostro paese, i fatti del G8 a Genova con la brutale repressione delle forze dell'ordine nei confronti di migliaia di giovani oppositori di questo barbaro sistema di devastazione dell'ambiente e dei suoi abitanti, i fatti dell'undici settembre, e le conseguenti guerre per il petrolio, guerre tutt'ora in corso, e si aggiunga che oltre all'Afghanistan e all'Iraq, sono state aggredite militarmente anche l'Egitto, la Tunisia e la Libia), e anno dopo anno gli affari e i clienti iniziavano a ridursi in maniera considerevole, inoltre le aziende rappresentate venivano meno ai loro impegni verbali per le spese da sostenere per la nuova struttura, e ancora, una delle aziende rappresentate la Officia, iniziava a non consegnare le merci ordinate dai clienti arrecando notevoli danni alla nostra società in termini di immagine e di calo di fatturato, la Officia nel 2003 dopo varie vicissitudini dichiarava fallimento non riconoscendo alla società una buonuscita pari a circa 20mila euro, le fatture addebitate ai vari enti per i lavori e le forniture venivano saldate con forte ritardo, costringendoci  per far fronte ai pagamenti degli stipendi, degli affitti e delle spese di gestione ad indebitarsi sempre più con le banche, le quali a loro volta applicavano interessi da usura, commissioni di massimo scoperto e anatocismo (il comportamento delle banche è stigmatizzato dal fatto che è ancora in corso un contenzioso con una banca, alla quale la società sta minacciando di adire a vie legali, se non si troverà una transazione extra giudiziale), ad aggravare ulteriormente la gravosa situazione finanziaria della società ha contribuito anche il ritardo nei pagamenti delle fatture del Ministero dell'Ambiente, ritardi che si sono prolungati per oltre due anni e mezzo, a tutto ciò si aggiunga che l'amministratore Nino Malgeri nell'anno 2004/2005 veniva ricoverato d'urgenza per essere operato di ulcera perforata, una delle conseguenze dello stress a cui era sottoposto da anni e anni di rapporti tesi e conflittuali con banche e fornitori, negli anni 2007/2008 si decideva di licenziare i dipendenti e di lasciare la palazzina in locazione di via degli Apuli, cominciava ad avanzare anche una lenta e progressiva riduzione della clientela a causa della crisi economica che si faceva ogni anno più pesante, arriviamo cosi' agli ultimi anni dal 2008 al 2011 in questo periodo il Malgeri si sottraeva alle sue responsabilità aziendali poiché non riusciva più a comprendere come avrebbe potuto far fronte a tutte le incombenze economico finanziarie che si erano accumulate nel corso degli anni, iniziava cosi' un periodo burrascoso e alquanto tragico, le aziende rappresentate a mano a mano si defilavano e scioglievano i contratti di rappresentanza, ultima in ordine di tempo la Abf/Barnabei,  Nino Malgeri cercava di ovviare a questi tracolli creando un blog cercando di dimostrare che lavorando con il supporto di internet e indirizzando le proprie energie sulle tematiche ambientali e lo sfruttamento di nuove risorse naturali sarebbe stato possibile lavorare in maniera più moderna e consapevole nella gestione della clientela rimasta, ma purtroppo la crisi economica diventava ancora più pesante e le aziende non riuscivano più a gestire le loro strutture, la cronaca ci racconta di imprenditori suicidi, di fallimenti di aziende piccole e medie, la progressiva e inesorabile chiusura di migliaia di operatori di qualsiasi settore merceologico e l'impoverimento massiccio di milioni di persone, ben conscio che questa crisi è strutturale e che nei prossimi anni sarà ancora più devastante, il Malgeri decideva con molta fatica di iniziare un percorso di alleanze fra operatori del settore e di creare una esposizione permanente di arredi, fonti rinnovabili, e quant'altro descritto nella bozza di progetto presentata domenica scorsa al castello design...
Naturalmente la scelta di alimentarsi in maniera naturale, senza cibarsi di carne né di pesce e neanche di latte, uova, formaggi è stata decisiva per la crescita morale ed intellettuale della mia persona, e di questo devo ringraziare Andrea Malgeri e i tanti amici e amiche vegan che hanno contribuito a fortificare  questa scelta etica e ambientale.
… Segue

Ed ecco alcuni articoli che stigmatizzano se mai ce ne fosse bisogno la tragica realtà economico finanziaria di questo disastrato paese, da Libre:

Massacro sociale: ci siamo, l’Italia precipita verso la Grecia

Meno lavoro, meno diritti, meno futuro. Il bilancio per l’Italia del Rapporto sui diritti globali 2012, pubblicato oggi dall’Associazione Società Informazione e promosso da Arci, Cgil e un gruppo di associazioni, è pessimo. «La prima guerra mondiale della finanza ha provocato l’11 Settembre dello Stato sociale e dei diritti», si legge nel Rapporto. La conferma è nei numeri, che raccontano un Paese in cui povertà e disuguaglianze sono in aumento, mentre le voci principali di spesa sociale, tra il 2008 e il 2011, hanno subito tagli complessivi dell’80%. Una tendenza che si aggraverà nel 2013, spiega il Rapporto, che quest’anno si intitola “La Grecia è vicina”. Al centro delle 1300 pagine di questa decima edizione, non poteva che esserci la crisi. Ma se gli Usa hanno provato a dare qualche impulso alla crescita, l’Europa, denuncia il Rapporto, sarebbe tutta concentrata sullo smantellamento dello Stato sociale e dei diritti acquisiti da lavoratori e pensionati.
Un giudizio che si traduce nella sostanziale bocciatura delle scelte di Mario Monti. «Un governo in linea con quello di Berlusconi», critica il segretario Alberto Sordidella Cgil Susanna Camusso, che nella prefazione al Rapporto non usa mezzi termini: «I salari sono fermi, i redditi calano, la disoccupazione aumenta, la recessione si acuisce, la disperazione delle persone senza futuro si diffonde». Parole dure che trovano conferma nei numeri. L’arretramento dello Stato sociale è tutto nei dati sulla spesa per il welfare. L’Italia è infatti passata dai due miliardi e mezzo di euro del 2008 a soli 538 milioni per il 2011. Mentre per il 2013 il Rapporto annuncia un ulteriore dimezzamento, per una spesa sociale che non supererà i 270 milioni. Ma non basta. Il Fondo nazionale per le politiche sociali (Fnps), la principale linea di finanziamento statale per la realizzazione di interventi e servizi sul territorio, è passato dai 518 milioni di euro stanziati nel 2009, ai 44 milioni del 2012.
Ad aggravare il quadro è la condizione delle famiglie italiane, che diventano sempre più povere. A fornire i numeri è l’indagine “Reddito e condizioni di vita” presentata lo scorso dicembre dall’Istat. Già nel 2010 il 18,2% dei residenti in Italia risultava esposto al rischio di povertà. Un dato che preoccupa soprattutto per la percentuale in crescita di coloro che vivono in famiglie a bassa intensità di lavoro, dove le persone tra i 18 e i 59 anni lavorano meno di un quinto del tempo. Tra 2009 e 2010 si è passati esodatidall’8,8% al 10,2%. Inoltre, stando a una misurazione effettuata a livello comunitario, il 24,5% degli italiani è a rischio povertà, in un Paese dove i redditi dei più ricchi crescono percentualmente con un rapporto di 10 a 1 rispetto a quelli dei meno abbienti.
A fare da spartiacque tra le conseguenze della crisi economica è il lavoro. Le famiglie che hanno come entrata principale un reddito da lavoro autonomo mostrano minori difficoltà, mentre si registra «un serio problema di penalizzazione del lavoro dipendente». Tra il 2000 e il 2010 le retribuzioni reali dei nuclei con capofamiglia dipendente sono scese del 3,2%, mentre quelle con capofamiglia lavoratore autonomo sono aumentate del 15,7%. Dati in continua evoluzione, soprattutto alla luce di quelli che riguardano la disoccupazione. In appena tre mesi, il tasso di disoccupazione in Italia è salito di mezzo punto percentuale: dall’8,9% dello scorso dicembre siamo passati al 9,3% di febbraio. Una media che rimane al di sotto di quella dell’Eurozona (10,6%), ma che in Italia fa i conti con un tasso di attività effettiva decisamente preoccupante.
Nel 2010, infatti, il tasso di attività di chi ha tra i 15 e i 64 anni è del 62,2%, rispetto a una media dell’Unione Europea a 27 Paesi del 71%. Un divario destinato a crescere e che vede dietro a noi soltanto Malta, con il 60,3%. Svezia e Danimarca, con il 79,5%, appaiono lontanissime. A essere colpiti sono in particolare i giovani. Tra questi, il 36% è disoccupato, i precari superano quota 3 milioni e i cosiddetti Neet, che né studiano, né lavorano, sono ormai 2 milioni. E altrettanti hanno già lasciato l’Italia per cercare una vita migliore all’estero. «Le cifre negative vengono lette non già come indizio dell’errore, come evidente tossicità del farmaco somministrato, Susanna Camusso e Sergio Segiobensì come suo insufficiente dosaggio», si leggeva nella prima edizione del Rapporto sui diritti globali, pubblicata dall’Associazione Società Informazione nel 2003.
... Continua

E ancora da  Megachip:

Monti svende l’Italia per tutelare gli interessi delle banche d’affari e delle multinazionali

monti-ocrosdi Massimo Ragnedda - notizie.tiscali.it.
L’avevamo detto sin da subito: Monti tutelerà gli interessi di chi l’ha voluto al governo di uno stato, ovvero le banche d’affari e le multinazionali. È un dato di fatto ed è inutile prenderci in giro o far finta di non vedere. Monti è l’uomo delle banche, membro della Trilaterale, del gruppo Bildeberg, proviene dalla Goldman Sachs, presidente di Università privata che sforna manager per multinazionali, il figlio lavora alla Morgan & Stanley con la quale lo stato italiano lo scorso 3 Gennaio ha negoziato la chiusura di un contratto di strumenti finanziari derivati pari a 2.567 milioni di euro, più o meno i soldi risparmiati, per il 2012 dalla riforma delle pensioni.
Questo punto merita di essere spiegato meglio: la riforma delle pensioni, ovvero obbligare le persone a lavorare 5 anni in più, ha fruttato all’erario, nel 2012, circa 3 miliardi di euro, più o meno la somma data ad una banca d’affari dove lavora il figlio del primo ministro. Certo quei soldi erano dovuti, ma si potevano rateizzare e soprattutto si poteva dare la precedenza a tutte le piccole e medieimprese italiane che vantano crediti con l’erario. Invece al primo posto ci sono le banche, così giusto per ricordare con chi abbiamo a che fare. Insomma cose dette e ridette. Io, ed altri commentatori molto più autorevoli di me, scrivevamo già a Novembre: il compito di Monti sarà quello di tartassare i cittadini e poi privatizzare i gioielli di famiglia.
Lo dico in maniera brutale: il compito di Monti era ed è quello di svendere i beni immobiliari, di privatizzare i servizi sociali, aumentare l’età pensionabile, ridurre i diritti dei lavoratori, privatizzare le aziende di stato e sostituire il pubblico con il privato facendo arricchire i pochi ed impoverendo i più. Insomma, per essere ancora più espliciti: Monti è stato nominato con un golpe finanziario per svendere l’Italia e saccheggiare le sue ricchezze. E ci sta riuscendo. Così in questi giorni, da Berlino dove ha ricevuto il premio “Responsible Leadership Award”, ha annunciato: “Stiamo preparando la cessione di una quota dell’attivo del settore pubblico, sia immobiliare che mobiliare, anche del settore locale”. È il vecchio gioco del debito e della privatizzazione, dello strozzino che costringe l’indebitato e svendere tutto. Già nel XVIII secolo John Adams (1735-1826) sosteneva: “ci sono due modi per conquistare e schiavizzare una nazione. Una è con la spada, l’altra è con i debiti”.
Monti è stato nominato dagli strozzini dello stato italiano, le banche d’affari, per (s)vendere il patrimonio immobiliare, privatizzare i servizi e (s)vendere le aziende attive. E ci sta riuscendo con la complicità della sua eterogenea maggioranza e dei principali media italiani, in particolare RCS (in passato è stato nel consiglio di amministrazione della Rizzoli), De Benedetti (è stato nel CdA della Aedes controllata ora da De Benedetti) e il gruppo Telecom-La 7 (Bernabè, Amministratore delegato di Telecom ha partecipato sia nel 2012 e sia nel 2011 assieme a Mario Monti alla riunione del gruppo Bildeberg, gruppo del quale fa parte anche la Bonino e da qui l’appoggio di La 7 e di Lilli Gruber in particolare, anche lei presente nel 2012, alla candidatura della Bonino come presidente della Repubblica nel 2013).
Venderà dunque: ma a chi? Chi potrà permettersi di acquistare i beni? Elementare Watson: chi, se non chi ha i soldi o vanta crediti nei confronti dell’erario, ovvero le banche? Il gioco è molto semplice: si fa indebitare lo stato, concedendo prestiti che si sa non può permettersi di onorare, dopodiché si chiede ai cittadini di pagare con l’introduzione di nuove tasse (vedi IMU) o aumentando l’età pensionabile (vedi riforma Fornero); poi quando il paese è alla disperazione ed altre tasse sono impensabili si svende il patrimonio immobiliare e poi, alla fine, si svendono le aziende di stato (quelle produttive, si intende, in particolare ENI e ENEL e non è un caso che entrambi gli amministratori delegati abbiano partecipato al meeting del gruppo Bildeberg). Monti fa il loro gioco: svende. D’altronde è stato nominato per questo. Non deve rispondere agli elettori che mai si sono pronunciati, ma alle banche. Comunque svendere non basterà. Si parla già, tra le altre cose, di introdurre il ticket sui ricoveri: da 10 a 100 euro. Il primo passo verso la privatizzazione della sanità. E sarà un crescendo: meno diritti, meno servizi sociali, più povertà e disuguaglianza sociale.
E se non ce la dovesse fare neanche così? Beh allora l’Italia chiederà prestiti al fondo "salva stati". Come ha fatto la Spagna in questi giorni, dove le banche, dopo aver eseguito azioni di recupero su 320.000 famiglie togliendo loro, senza tanta eleganza, la casa e lasciandoli in strada, hanno ottenuto un prestito. 100 miliardi di euro (una cifra mostruosa) dati alle banche senza che le banche restituiscano le case agli spagnoli. Cittadini scippati due volte. Ma da dove arrivano questi soldi e come li ripagheranno? I soldi arrivano dal fondo salva stati dove sinora l’Italia ha messo 48,2 miliardi di euro (provenienti dalle nostre tasche) e dovrà versare altre tre rate entro la metà del 2014. In altri termini noi ci indebitiamo per aiutare gli altri, ma così facendo, come in un grande gioco perverso, anche noi avremo bisogno di aiuti e questo esporrà gli altri stati e così via. Parliamo di numeri: secondo i dati forniti lo scorso 31 maggio dalla Banca d’Italia, nel 2011 sono stati erogati prestiti per 110 miliardi di cui 74,9 da parte di Paesi (compresa l’Italia) e istituzioni finanziarie europee e 35,1 da parte del Fondo Monetario Internazionale: per la precisione 41,5 a favore della Grecia, 34,5 a all’Irlanda e 34 al Portogallo. Nel 2012 il prestito sarà ancora maggiore, visti i 100 miliardi dati alle banche spagnole.
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 Per fare cassa svendiamo a prezzi straxxiati i gioielli di famiglia... da Luogocomune:

politica italiana : Svenditalia

di Marco Cedolin

Il "grande usuraio", parafrasando Stefano Benni un poco più sboccato nei suoi Celestini, sembra ormai essere in procinto di pensare alle cose serie. Dopo la valanga di nuove tasse (che con l'acuirsi della recessione non renderanno granché), dopo l'eliminazione delle pensioni per le generazioni future, che comunque saranno costrette a pagare sempre più Inps, dopo avere posto le basi per un mercato del lavoro dove esisterà solo più la parola "uscita", inizia il periodo delle grandi svendite. Saldi fuori stagione che costituivano il motivo primo dell'insediamento a Palazzo Chigi di un banchiere di Goldman Sachs che nessuno aveva votato, ma Napolitano si era premurato di nominare senatore a vita, per una serie di meriti che si perdono nell'imponderabile.

Ma quali saranno i beni pubblici oggetto della "svendita per cessazione di attività" che presto andranno sul mercato, per la felicità di banchieri e faccendieri senza scrupoli? Sostanzialmente, stando alle parole di Mario Monti, tutti i beni pubblici in attivo (gli unici appetibili), mentre le passività continueranno a rimanere appannaggio della contabilità dello stato, per contribuire all'incremento del debito pubblico, con lo spauracchio del quale da tempo immemorabile si menano per il naso i cittadini.

Nei vetrine dei saldi andranno perciò le ultime grandi imprese statali, ...

... come ENI e Finmeccanica, ma anche le multiutility e le municipalizzate che gestiscono i servizi al cittadino, come Hera, Acea, A2A, partendo dai colossi, fino ad arrivare agli enti più piccoli che operano a livello comunale.

Uno schiaffo in faccia di violenza inusitata a tutti coloro che in varia misura auspicano ad un qualche recupero della sovranità nazionale, ma pure ai milioni di cittadini che si recarono a votare il referendum sull'acqua pubblica, invitati a farlo anche da quegli stessi partiti che oggi sostengono Monti e il suo programma svenditalia.

Ai privati non andrà insomma solo la gestione dell'acqua, ma anche tutto il resto delle vettovaglie che si trovano sulla tavola. Dall'energia alla gestione dei rifiuti, dalle industrie di armi allo sfruttamento del suolo e del sottosuolo, dalla gestione del territorio a quella dei servizi, passando attraverso qualsiasi attività pubblica che renda quattrini. 

... Continua 

 Agghiaccianta questa notizia, il Pentagono ha odeato un drone con le fattezze di una zanzara! da Voci Dalla Strada:

ZANZARE DRONI: LE NUOVE NANOTECNOLOGIE MILITARI USA!

E' l'ultimo "giocattolino" dell'esercito americano, già in produzione. Un insetto drone, controllabile a grande distanza e dotato di telecamera, microfono e siringa. Secondo le autorità è in grado di prelevare DNA o iniettare dispositivi RFID di localizzazione nella persona - obiettivo, provocando una sensazione di dolore quasi impercettibile, paragonabile a quello provocato dalla puntura di una normalissima zanzara.
Ovviamente gli utilizzi a cui potrebbe essere destinato dai servizi segreti sono molteplici: può essere utilizzato come spia, essendo dotato di telecamera e microfono, ma anche come "silenzioso sicario", iniettando nella vittima prescelta, al posto del chip RFID uno dei potentissimi veleni disponibili nel mercato, in grado di provocare arresti cardiaci, facendo pensare a un decesso naturale. La "zanzara drone" può penetrare in una villa sorvegliatissima, eludendo guardiani e sistemi di allarme, passando a fianco degli addetti alla sorveglianza, penetrando attraverso una finestra o una semplice fessura, per poi magari essere "parcheggiata" sopra un armadio fino a quando la vittima non se ne va a dormire,  pungerla e abbandonare l'ambiente senza lasciare traccia e destare sospetti. Le tecnologie militari sono avanzatissime, ed è obbligatorio considerare che la maggioranza di queste sono mantenute segrete.
Negli ultimi anni hanno "svelato" qualche scoperta, ma sulle tecnologie più importanti è mantenuto lo stretto segreto militare. Sappiamo che è stato persino approntato un "lettore di onde cerebrali" i cui utilizzi potrebbero essere molteplici, armi "psicotroniche" e chissà quali altri marchingegni in grado di uccidere. 


Esiste una stretta correlazione fra sfruttamento degli animali e sfruttamento e sottomissione delle donne, questo articolo è illuminante in tal senso, da Asinus Novus:


Specismo e femminismo

Domanda dal Breviario.
Perché alcuni sostengono che la liberazione animale abbia a che fare con il femminismo?
Ci sono diversi aspetti per cui la violenza materiale e culturale sulle donne si intreccia con lo sfruttamento degli animali non-umani. È noto come tutte le forme di discriminazione tra esseri umani venga preferibilmente formulata in termini di “animalizzazione” dell’altro: cioè, sulla base della distinzione gerarchica tra umano e non-umano, tutti i soggetti che socialmente occupano una posizione inferiore rispetto ai soggetti dominanti, subiscono una degradazione simbolica e vengono considerati quasi-umani, sub-umani o esplicitamente animali.
Ciò è evidente nel caso della xenofobia che, fin dal tempo degli antichi greci, faceva considerare le altre etnie incapaci di parlare in modo proprio (è il significato originario del termine “barbaro”) o di controllarsi in modo razionale (vedi i comportamenti “bestiali” che ancora oggi i media attribuiscono ai migranti). Ma anche nel caso del sessismo e della discriminazione di genere è accaduto qualcosa di simile: sempre i greci consideravano la donna un essere non pienamente razionale (una forma di maschio “mancato”), più legata all’istinto e alla natura animale rispetto al maschio. Anche in questo caso, alcune differenze reali tra i sessi venivano (e vengono) usate per marchiare il corpo della donna con il sigillo della “inferiorità”: così le mestruazioni dovrebbero mostrare questo maggior “legame” della donna alla natura (mentre il maschio si auto-rappresenta come essere “spirituale”, sganciato dalla fisicità); oppure la sensibilità femminile, la capacità empatica, la cura ecc. vengono considerate dei “difetti” invece che delle qualità, un eccesso di emotività che impedisce alla donna di essere pienamente razionale e, dunque, pienamente umana, poiché la tradizione patriarcale identifica l’umano con i tratti caratteristici del maschio (la contrapposizione mente-corpo, la maggiore importanza attribuita ad una razionalità sganciata dall’emotività, l’aggressività competitiva contrapposta alla capacità di ascolto e di immedesimazione con l’altro ecc.). Non è un caso che la prima formulazione dei “diritti animali” fu elaborata in modo sarcastico dal filosofo inglese Thomas Tylor nel 1792 come risposta alla richiesta di diritti per le donne da parte di Mary Wollstonecraft: se concediamo diritti alle donne, sosteneva Tylor, perché non farlo anche con gli animali?
Questo legame simbolico tra sfruttamento animale e discriminazione femminile viene poi evidenziato oggi dal modo in cui il linguaggio patriarcale pensa la donna. La femminista americana Carol J. Adams ha mostrato quanto spesso il linguaggio (non solo pubblicitario) tenda a rappresentare la donna in forma di pezzi di “carne”: la donna è spesso desiderata dal maschio non come una persona ma come un insieme di particolari che possono soddisfarne il piacere. Inversamente, la cultura patriarcale si è spesso accompagnata ad una cultura della carne intesa come trofeo ideale per il maschio dominante: simbolo che ne rinforza il potere. Già nelle società di cacciatori-raccoglitori in cui la divisione tra i generi si è sviluppata più nettamente, questo predominio del maschio si costruisce proprio sulla re-distribuzione della carne che viene fatta dopo la caccia, redistribuzione in cui al maschio spetta ovviamente la parte maggiore della preda.
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Per sorridere un pò, il padreterno di Lia Celi:

Chi si contenta God! Basta con i padreterni, arriva la religione CinqueStelle

ROMA. Il nuovo dio avanza circondato da un gruppetto di credenti. Non ha barba né triangolo in testa, ma baffetti e cappellino a visiera. Da qualcuno accetta un panino, a qualcuno dà una pacca sulle spalle, si lascia perfino affibbiare calci nel sedere da chi lo critica. Si chiama Gustavo Palamita, è un contabile di Imperia ed è il primo dio CinqueStelle, cioè scelto liberamente dalla società civile, contro i monoteismi calati dall’alto di cui, secondo un’inchiesta, si fida solo un terzo degli italiani. Un dio non professionista, completamente volontario, cui i detrattori rimproverano la mancanza di competenze divine specifiche. «E’ vero, non ho mai creato un mondo,» ammette Palamita, ora in tournée nella capitale, «ma credo che sia difficile costruirne uno peggiore di questo: gira come una trottola tutto l’anno, è instabile, in certe zone è senz’acqua, in altre è coperto di ghiaccio. E Quello ci ha messo ben sette giorni per farlo! In spiaggia con secchiello e paletta ne costruisco dieci in un giorno, di mondi così.» La accusano anche di non essere in cielo, in terra e in ogni luogo… «L’onnipresenza? Facile per i Padreterni che possono contare sui voli di Stato pagati dai cittadini! Io grazie alla Rete arrivo dappertutto in tempo reale, senza costi per i miei fedeli e senzafarmi tanto pregare.»

In poche settimane la religione CinqueStelle ha conquistato stuoli di fedeli in tutta Italia: «Non vogliamo più un Dio che si finge onnipotente e poi si fa solo gli affari suoi,» afferma una signora. «Prendiamo il dio cristiano,» rincara un giovanotto, «solo perché stato una volta con questa minorenne di Nazaret e ci ha fatto un figlio, da duemila anni le fa costruire case sontuose in tutto il mondo, altro che Ruby. Per non parlare del suo vicario, che vive da Papa a spese dei fedeli ed è inchiodato alla poltrona finché campa. Gustavo è davvero uno come noi, mica come Gesù, che fa solo finta di essere un uomo normale. E chi di noi normali è mai riuscito a moltiplicare pani e pesci?». Gli scettici fanno notare che Palamita non ha ancora chiarito come risolverà i problemi più urgenti di cui un dio si deve occupare, primo fra tutti quello della morte. «Ci sto studiando,» afferma la divinità civica, «e ho scoperto che altri Paesi sono molto più avanti di noi nel trattamento dei defunti. Qui buttiamo via anche le anime usate pochissimo, come quelle dei bambini o delle soubrettes televisive, in India da millenni fanno la reincarnazione differenziata, capite che risparmio?
E su Internet ho scoperto che in Svezia c’è il life-sharing: si condivide una vita in due o tre persone, a turno, diminuendo l’impatto sull’ambiente».
... Continua 

La ricetta della settimana da VeganRioT:

Tartella di amarene e tofu
autore: Paolo

30 minuti
  • 250 biscotti secchi tipo Digestive
  • 240g di tofu al naturale
  • 120g di amarene
  • 30g di cioccolato fondente
  • 150g di margarina vegetale
  • Olio di girasole
  • 1 arancio biologico
  • Brandy
  • 2 cucchiai di zucchero a velo
Sciogliete la margarina in un pentolino a fuoco basso e nel frattempo schiacciate i biscotti, racchiusi in una busta, con un mattarello. Versate le briciole in un recipiente, quindi unite la margarina sciolta. Mescolate per bene, quindi trasferite il composto in uno stampo per crostata leggermente oliato, o meglio ancora foderato con della carta-forno leggermente inumidita. Distribuite bene il composto nello stampo, pareggiate e premete con il fondo di un bicchiere fino ad avere una superficie omogenea a e compatta. Distribuite me amarene snocciolate ed asciugate sulla tartella. Tagliate in scaglie il cioccolato e disponetelo assieme alle amarene. Pressate il tofu in un canovaccio per eliminare il liquido di governo. Passate il tofu al mixer, unendo un cucchiaino di brandy, la scorza grattugiata di un arancio non trattato, i due cucchiai di zucchero a velo ed un cucchiaio di olio di semi di girasole. Disponete con una spatola il tofu sulla tartella, pareggiando e cercando di coprirne tutta la superficie. Trasferite nel forno già caldo per venti minuti a 180°. Sulla superficie di tofu si formeranno probabilmente dei piccoli spacchi coreografici che metteranno in evidenza il ripieno di amarene. Lasciate raffreddare. Essendo la base della tartella piuttosto friabile, la carta-forno è quindi consigliata per l’estrazione dallo stampo e la movimentazione del dolce.

Con questo dolce si è festeggiato il pranzo per compleanno 2012 della socia Alessandra.


Le miserie della politica italiana raccontate da Enteroclisma:

PACCO E PACCHETTO

Mentre il paese sprofonda nella crisi, 
Mario progetta un bel pacchetto ...


IL MINISTRO DEL NULLA

Il lavoro non è un diritto.
Bella frase per un ministro del lavoro.
Passa la riforma.
Un passo in più verso la schiavitù 
ed uno in meno verso la civiltà.


GLI ITALIANI E LE POSATE

Come manipolare le menti:
fino a due giorni fa tutti credevamo che il cucchiaio fosse una posata occorrente per mangiare.
Ora invece, dopo un pesante ed incessante martellamento da parte di giornalisti che non hanno migliori argomenti da proporre, sappiamo che è un tiro del pallone.
Di questa informazione, francamente, non ne sentivamo la mancanza.

















 
 
Pillola del giorno: Ascanio Celestini, IL METODO MARCHIONNE

lunedì 25 giugno 2012

PROGETTO ESPOSIZIONE ARREDI E COMPLEMENTI MADE IN ITALY A ROMA

In alto: Immagine tratta dal blog http://tamango.iobloggo.com/


Nessuno che una volta abbia riso veramente di cuore può essere irrimediabilmente cattivo.
Thomas Carlyle.


PROGETTO ESPOSIZIONE ARREDI E COMPLEMENTI MADE IN ITALY A ROMA
(Aziende, punti vendita, operatori del settore e utenti finali in sinergia)
Un Centro servizi e ricerca al servizio degli operatori del settore
Il progetto è in fase realizzazione, curato per la parte grafica e progettuale dall'architetto Monica Oddo, e per gli aspetti economico commerciali dagli alleati elencati più avanti, siamo alla ricerca di altre persone che vogliano collaborare alla realizzazione di questo progetto, nelle varie forme che riterranno opportune, settimanalmente il blog aggiornerà l'andamento del progetto, evidenziando i nuovi personaggi che faranno parte del gruppo, le nuove aziende che si affiancheranno, le ricerche sui nuovi materiali e tecnologie, insomma un diario aggiornato dall'intervento dei vari alleati.
Alleanza fra:
-ATS Arredamenti, nuovo centro espositivo di arredi e complementi made in Italy, arredo urbano e da esterno, con annesso bistrot con prodotti di alimentazione naturale, il centro si occuperà della ricerca di aziende compatibili con la filosofia del gruppo, si interessa della ricerca di nuovi materiali, sarà rivolto ad operatori del settore(Studi di architettura, rivenditori casa e ufficio, imprese di costruzione e ristrutturazione), offrirà una serie di servizi quali progettazione in autocad e fotoshop, servizi di trasporto e montaggio con personale qualificato ed estenderà gradualmente la sua influenza su tutto il territorio nazionale;
-Nino Malgeri giornale on line con articoli e notizie su argomenti quali l'arredo, l'alimentazione naturale, orti sinergici e permacultura, progetti e realizzazioni in bioarchitettura, redatto in sinergia con collaboratori delle diverse argomentazioni trattate, il blog sarà pubblicizzato nei vari siti del gruppo e promuoverà anche le iniziative che verranno di volta in volta organizzate, avrà la sua sede a Roma presso il Centro Espositivo in corso di realizzazione, in ambiente accogliente e ricettivo, ogni collaboratore potrà scrivere un suo intervento mandarlo per e-mail o venire in redazione a pubblicarlo;

Obiettivi:
Una mostra permanente arredi e complementi, fonti rinnovabili e nuove tecnologie, arredo urbano e da esterno rivolta agli operatori del settore;
Una mostra permanente arredi e complementi, fonti rinnovabili e nuove tecnologie, arredo urbano e da esterni rivolta agli utenti finali;
Un giornale on-line che pubblicizzi le mostre, gli eventi, fornisce notizie sui vari argomenti di interesse del gruppo, avrà la sede presso il bar ristorante del Castello e si avvarrà di vari collaboratori;
Un Co-housing nel quartiere con le caratteristiche di abitazione con spazi condivisi, arredato e dotato di impianti a fonte rinnovabile, per renderlo autonomo a livello energetico, pubblicizzato dal gruppo per altri futuri co-housing, ;
Coinvolgimento nel gruppo di altre strutture presenti nel quartiere al fine di organizzare un centro commerciale dell'arredo made in Italy nel quartiere La Romanina;
Realizzazione di una rete commerciale Italia con punti vendita in tutte le città del paese, gestiti dai vari agenti che collaborano col gruppo e saranno assistiti e coordinati dal centro ATS;

Evento su Facebook e inviti per e-mail da programmare per il 24 giugno dalle sedici a notte inoltrata presso Il Salotto Culinario de Il Castello centro casa Peroni, sarà possiblie prenotare il ristorante e  e la sala l'Open Court spazio polifunzionale con possibilità di presentare l'evento su schermo(prenotare sala esterna e bar, cuoca vegan, le aziende interessate e gli utenti finali verseranno 10/12 euro bevande a parte, con destinazione incasso cosi distribuito: spese per il buffet e affitto sala ristorante e spazio espositivo de Il Castello, personale impiegato e prodotti vegan da acquistare per l'evento, il ricavato andrà all'Associazione onlus Ippoasi un centro di accoglienza per animali unico in Italia, ospita cavalli, mucche e altri animali completamente in libertà senza sfruttarli, i cavalli non vengono montati e vivono senza ferri, redini selle e finimenti, si possono leggere le storie di tutti questi animali collegandosi a Animali Ospiti e volendo si possono adottare a distanza) con buffet vegan, presentazione su schermo del progetto e inizio elenco persone e aziende interessate(da inserire su mailing list), verseranno un contenuto contributo iniziale per conferma (evento verrà finanziato dalle aziende interessate primo gruppo);
Le persone provenienti da fuori Roma potranno alloggiare presso Hotel Vienna o altra struttura alberghiera da contattare, previo convenzione con dette strutture;
In tale occasione si dovrebbe decidere anche la data per la presunta inaugurazione del centro(dopo la chiusura estiva?);

In un quartiere di Roma in continua espansione con la presenza di numerosi centri commerciali, (Ipermercato La Romanina, Centro Commerciale Anagnina, IKEA e il Castello, arredi classici e moderni) Università di Tor Vergata e Policlinico, centro cinematrografico Cinecittà, a dieci minuti dal capolinea metro Anagnina, a due passi dal G.R.A., inizio autostrada Roma Napoli, fra via Tuscolana e via Anagnina, e da non sottovalutare il progetto del comune di Roma per il prolungamento della linea di metropolitana A che passerà sulla Tuscolana con fermata proprio davanti al Castello, e a due passi dal centro espositivo in oggetto;
Progetto di attuazione di un centro espositivo di arredi casa e ufficio, complementi e lampade, arredi da esterno, arredo urbano, case in legno e case di paglia, pavimenti, controsoffitti e tendaggi(produttori made in Italy) e punto informativo di fonti rinnovabili quali: fotovoltaico, micro eolico, geotermico, nuove tecnologie e altro, con bistrot dove verranno offerte degustazioni gastronomiche da alimentazione naturale, il bistrot(punto di ristoro sarà gestito in maniera autonoma e a regime verserà al centro una quota d'affitto per contributo gestione) l'apertura e gestione del punto di ristoro è fondamentale per lo sviluppo del progetto, vedi IKEA uno dei punti di forza dei suoi centri è l'accoglienza e la ristorazione, il nostro centro sarà ancora più interessante poichè non utilizza animali e suoi derivati, e i piatti da degustare sono unici. Un Centro servizi e ricerca al servizio degli operatori del settore
Obiettivo finale: Mostra aperta dalle 10 alle 22, con personale(da destinare al Castello, all'ATS, alla gestione del bar e giornale on-line) cosi' distribuito:
Collaboratori interni: quattro ore lavorative, 10 euro ora e provvigioni da quantificare;

Collaboratori esterni(vendite presso sedi punti vendita e utenti finali) Minimo fisso e provvigioni da quantificare;
Collaboratori per settore logistica e montaggi: Quattro o più ore lavorative e compenso da stabilire;
Collaboratori punto ristoro:quattro ore lavorative, 10 euro ora e provvigioni da quantificare;
Punto ristoro: Convenzione con BioBar e altri potenziali(Salotto culinario de Il Castello) per gestione buffet e assaggi vegan;
Punti vendita e top dealer: Semplici sostenitori, sostenitori qualificati, finanziatori(azionariato diffuso);
Business plan: Piano economico da presentare durante l'evento costruire in collaborazione c/tutti;
Le aziende e le persone interessate al progetto saranno inserite in elenco suddiviso per categorie di collaborazioni;


Panoramica del quartiere:

Visualizzazione ingrandita della mappa

Capannone e spiazzo esterno che ospiterà il centro espositivo:


Visualizzazione ingrandita della mappa

Ideato da ATS arredamenti dei fratelli Travaglini e in collaborazione con:
Mario Travaglini: Gestione della ATS arredo ufficio;
Mauro Passalacqua: Agente di commercio specializzato nel settore arredo casa e cucine;
Nino Malgeri: Agente di commercio specializzato nel settore arredo uffici e alimentazione naturale;
 Alessandro De Luca: Agente di commercio specializzato nel settore arredo uffici;
 Domenico Balestra: Agente di commercio specializzato nel settore arredo uffici;
 Monica Oddo: Architetto e designer;
 Daniele: Agente di commercio specializzato in arredo urbano e da esterno;
 Paola Travaglini: Gestione dell'ATS arredamento classico; 
Ugo Mantova: Consulente specializzato nella progettazione di impianti a fonte rinnovabile;
... E altri collaboratori che abbracceranno la nostra filosofia e si aggiungeranno in corso d'opera...
Il centro sarà realizzato dai suindicati operatori e da produttori di arredi e complementi che allestiranno i loro spazi espositivi con le ultime proposte che verranno di volta in volta rinnovati, il centro organizzerà con cadenza quindicinale le presentazioni delle ultime novità invitando operatori del settore casa e ufficio, studi di architettura, imprese di costruzioni, utenti finali ed enti pubblici e privati (le aziende parteciperanno con campionature, ambientazioni e contributo in denaro);
Ogni azienda potrà a scelta esporre alcuni prodotti e collaborare con mandato di agenzia, le provvigioni agli agenti del gruppo compenseranno l'affitto dello spazio espositivo (1% del fatturato da devolvere all'ATS per spese di gestione);
Le aziende già rappresentate potranno proporre al loro agente di collaborare con la macro agenzia e oltre ai prodotti esposti verseranno mensilmente una quota da concordare per spese di gestione;
Le  aziende pubblicizzano il centro sui loro siti, loro cataloghi, e loro punti vendita, inviano i prodotti loro ordinati tramite internet al centro il quale organizza la logistica e recapita gli ordini presso il punto vendita più vicino all'abitazione/ufficio del cliente per il ritiro(il punto vendita riceverà un compenso per il ritiro), oppure organizza la consegna e il montaggio previo compenso da stabilire;
Tutte le iniziative i contributi e le spese verranno indicati on-line sul sito della ATS arredamenti.

Rendering dei settori espositivi
Pianta e dimensioni

Spazi esterni e interni
piante decorative e teli in canapa, spazio relax.

altra visuale,spazio destinato anche alla presentazione dei nuovi prodotti.


zona espositiva arredo urbano e arredo giardino con punto ristoro.

altra visuale spazio relax.

particolare struttura gazebo.









































































interno particolare 1





intero esposizione particolare 2





interno esposizione particolare 3





Elenco dei primi probabili espositori:

Arredi e sedute ufficio
AbfBarnabei

Della Rovere
Green
900
Fasem
Leyform
Sesta
Viganò
Mascagni
Italpress
...

Arredi e Complementi casa
Ats Arredamenti
FBL
Pezzani
Totem
Ibebi
...

Arredi da esterni, case di legno, arredo urbano
F.lli Aquilani
Unopiù
Gibus
...
Altre aziende importanti del made in Italy da contattare:

Arflex (al centro di Roma fra Largo Torre Argentina, Campo dè fiori e piazza Navona, gestisce uno dei più bei negozi della capitale ed espone i prodotti delle migliori aziende del made in Italy: Spazio Sette)
Myyour
Tonin casa

Zanotta Design
De Padova
Cassina
Cattelan Italia
HORM
Campeggi
Paola Lenti
B&B Italia
Flou
Kartell
Magis
Rexite
Alias
Simon

Il Centro espositivo si trova a poche centinaia di metri dal capolinea Metro Anagnina, nella filosofia ecocompatibile, allo scopo di far utilizzare i mezzi pubblici piuttosto che le autovetture private, verranno esposte e sponsorizzate anche alcune bici pieghevoli delle migliori marche, una delle più interessanti anche se prodotta non in Italia è senz'altro la Strida una bici rivoluzionaria, si monta e si smonta in pochissimi secondi e una volta richiusa si trasporta come un trolley e... (Vedi anche l'articolo di Paolo Pinzuti in calce);
Strida non é solo una bicicletta pieghevole, é un modo di spostarsi rapido e pratico. Strida é una soluzione divertente e salutare per raggiungere il proprio posto di lavoro, girovagare durante la pausa pranzo, ridurre lo stress da mezzi pubblici, inquinamento e parcheggio.

Strida é il mix perfetto tra divertimento e innovazione: ha un design e materiali
ultramoderni. Questa atipica bicicletta con un rivoluzionario telaio a triangolo é frutto dell' ingegno di Mark Sanders, un pendolare che ha concepito nel 1987 la Strida per la vita cittadina a Londra. Sanders ha progettato una bici veloce, leggera, compatta, armoniosa e pulita. Il suo leggerissimo telaio in alluminio permette alla bici di pesare meno di 10 Kg.!

Strida si apre e si chiude in meno di cinque secondi. Una volta chiusa, per trasportarla, non bisogna sollevarla! Basta farla scorrere sulle sue ruote!
Invece della tradizionale catena utilizza una resistente e inossidabile cinghia di trasmissione senza grassi lubrificanti e di lunga durata, in grado di resistere fino a 80.000 Km di utilizzo e che non macchierà mai i vostri pantaloni!

Strida é il mezzo per muoversi da portare dovunque indossando qualsiasi abito.
Strida oltre ad essere adatta per il tempo libero come accessorio per barche e camper, é il mezzo di trasporto alternativo per la città. Entra in qualsiasi ascensore, in autobus o metrò, in treno e nel bagagliaio dell'auto! Permette di non sacrificare prezioso spazio in casa, in garage, in ufficio. 

... Segue

Aziende, agenti e punti vendita nel tempo dovrebbero aderire ai seguenti punti:

QUESTIONARIO PER LE AZIENDE AGENTI E PUNTI VENDITA
(con i dovuti aggiustamenti da sottoporre a utenti finali)
Le aziende agenti, punti vendita ed operatori che condividono la nostra filosofia per un diverso modo di vivere, sii anche tu nostro compagno di viaggio, rispondi SI a tutti i quesiti.

ALLEANZE:
1. Premesso che la situazione economica del paese peggiorerà nei prossimi anni, ritieni che le alleanze fra operatori del settore possano aiutare a resistere e fortificarsi, saresti disposto ad allearti con altri operatori che condividono questa idea?
SI NO

MADE IN ITALY:
2. Premesso che i prodotti provenienti dal terzo mondo dovrebbero costare molto di più se si aggiungessero i costi sociali occulti (sfruttamento della manodopera anche minorile, utilizzo dei materiali fortemente inquinanti, assenza in quei paesi di requisiti minimi per i lavoratori, costi di trasporto e devastazioni ambientali derivati dal petrolio), premesso inoltre che i costi dei trasporti saranno sempre più elevati a causa della drastica diminuzione delle fonti non rinnovabili ( petrolio, gas, carbone) ritieni che sarebbe il caso di trattare solo prodotti made in Italy o quantomeno da paesi all’interno della Comunità Europea?
SI NO

MATERIALI NATURALI:
3. Premesso che il petrolio come fonte primaria per i laminati e materie plastiche va lentamente ma inesorabilmente ad esaurirsi (e comunque una fonte altamente inquinante, causa di tantissime malattie e devastazioni ambientali), premesso che l’utilizzo di truciolati e colle chimiche per la produzioni di pannelli nobilitati o melamminici siano nocivi alla salute degli utilizzatori ( emissione di formaldeide), ritieni che sia giusto ritornare a produrre utilizzando materie prime naturali quali il legno, vetro, metallo e plastiche biodegradabili?
SI NO

VERA PELLE:
4. Premesso che per produrre sedute, inserti e altri oggetti in vera pelle è necessario uccidere degli esseri viventi (buoi, vitelli, mucche, bufali, cavalli, maiali ecc), (sfruttamento degli animali e allevamenti intensivi) che per conciare le pelli bisogna utilizzare acidi e solventi fortemente inquinanti e nocivi per la salute (fra tutti i solventi chimici, il cromo esavalente è fra i più tossici e causa malattie respiratorie, cancri e leucemie, da Wikipedia: Il cromo, nel suo stato esavalente, è un elemento altamente tossico, per quasi tutti gli organismi viventi, uomo compreso, per il quale si è dimostrata mutagenicità e cancerogenicità.), quando sarebbe possibile indirizzare la clientela su rivestimenti naturali, ecologici e con costi contenuti saresti disposto a seguire questa filosofia?
SI NO


Rispondere al questionario evidenziando con un colore rosso lo sfondo della risposta.
In alternativa stampare in formato cartaceo, barrare la risposta ed inviare per fax al numero 06.7235305.

NOME
INDIRIZZO-CITTA’
INDIRIZZO MAIL
TELEFONO
... Work in progress...


Per capire meglio la filosofia del progetto è utile informarsi sul concetto di lavoro, sul risparmio e sulla decrescita, l'articolo tratto da Megachip è illuminante a tal proposito:

Il fiorire della vita, il lavoro e la decrescita 

ilfioriredellavita cacciari 20120517di Paolo Cacciari - www.comune-info.net
Nei giorni scorsi abbiamo pubblicato un articolo molto letto di Alberto Castagnola («Un  milione di posti di lavoro») con il quale si ragiona di come creare, durante una crisi sempre più feroce, in tanti settori (ambiente, energia, sociale) posti di lavoro. Su questi temi hanno scritto – su altri giornali – cose interessanti Guido Viale, Luciano Gallino, Franco La Cecla (e per certi aspetti anche Richard Sennet e John Holloway, di cui a fine mese esce in libreria lo straordinario e impegnativo «Crack capitalism», Derive Approdi). Proseguiamo questo percorso, che intreccia proposte concreti e analisi sul paradigma del lavoro, con uno splendido saggio di Paolo Cacciari (autore di «Pensare la decrescita» e «Decrescita o barbarie», ed. Carta).
Il testo è stato scritto in preparazione della Conferenza internazionale sulla decrescita, in programma a Venezia di settembre (tra i cui relatori ci saranno Serge Latouche, Joan Martinez Alier, Helena Norberg Hodge, Silvia Pérez-Vitoria, Riccardo Petrella, Marcelo Barros, Ignatio Ramonet, Marco Deriu, Maurizio Pallante, Luca Mercalli…) e di alcuni seminari promossi in questi mesi dall’Associazione per la decrescita. Un lungo saggio che preferiamo pubblicare nella versione completa per la ricchezza delle informazioni raccolte e per l’urgenza di approfondire questi temi. Che confermano come anche dal basso sia in corso un’insurrezione (nella foto, mural dal Chiapas, «Trabajando con la terra»).
Decrescita e lavoro
«La decrescita indica la direzione nella quale bisogna andare e invita ad immaginare come vivere meglio consumando e lavorando meno e altrimenti». (André Gorz)
Premessa
La questione del lavoro (dell’impiego socialmente utile delle facoltà umane) è cruciale per rendere comprensibile e accettabile (finanche desiderabile) l’idea della decrescita intesa come etica della liberazione dal dominio della ragione economica, conversione ecologica, bio-umanesimo, altro.
È infatti evidente che per riuscire a distinguere crisi/recessione/depressione/inoccupazione (la decrescita nefasta) da sostenibilità/equità/bien vivir (la decrescita benefica) è necessario chiarire il diverso ruolo del lavoro: nel primo scenario (quello realmente esistente) siamo in presenza di un fenomeno prevalente di progressiva svalorizzazione delle attività umane (in tutti i termini quali/quantitativi e non solo del lavoro manuale, faticoso, ripetitivo, con meno apporto creativo), nel secondo scenario (quello auspicato dai sostenitori della decrescita) il lavoro dovrebbe assumere significati e funzioni individualmente e socialmente più rilevanti, riconosciuti e apprezzabili (anche in qualche forma “economica” così da garantire un’esistenza dignitosa e autonomia a tutte le persone).
Quale potrebbe essere il futuro del lavoro? Questa è la sfida: riuscire a dimostrare che in un altro contesto sociale (inevitabilmente radicalmente trasformato) ci potrebbe essere lavoro dignitoso, soddisfacente e sufficiente per tutte e tutti.
Per alcuni la trasformazione richiesta nell’organizzazione sociale, economica e del lavoro potrà essere graduale, ma alla fine tale da fuoriuscire dalle logiche del mercato iscrivendosi in una dimensione post-capitalistica. Latouche tra questi: “ Va organizzata una transizione non traumatica, più o meno lunga, verso una società in cui il lavoro (quello convenzionale, retribuito, eteronomo, frutto dell’economia formale, ndr) sarà abolito in quanto significazione immaginaria centrale. Per rendere più sereno il passaggio dal vecchio ordine al nuovo e dare alle persone il tempo di adattarsi, si potrebbero tradurre gli aumenti di produttività, fino a quando questa nozione continuerà ad avere un senso, in riduzione del tempo di lavoro e in creazione di occupazione, senza incidere sui livelli salariali, né sul livello di produzione finale, salvo cambiarne il contenuto” (p. 68-69).
Altri (la rassegna di Colin C. Williams individua vari filoni di pensiero e vari esempi pratici: “Third Way”, “Green Vision”, “Post-Employment Work”…) pensano che il futuro del lavoro sia possibile come “multi attività” (un mix di forme di organizzazione del lavoro formale e informale, retribuito e non, socialmente predeterminato e scelto volontariamente…) nel contesto di una “economia plurale”. Su questa linea possibilista e di coesistenza si colloca il Wuppertal Insitute: “In una società delle molteplici attività il lavoro retribuito e sempre più intrinsecamente motivato non diventerà superfluo” (299). Anche Marco Deriu immagina “una società dove diverse forme di produzione, autoproduzione, riciclo, rigenerazione, scambio, condivisione e dono vivranno intrecciate l’una con l’altra e occorrerà abbastanza flessibilità nella nostra mente per sapere tenere assieme creativamente tutto questo per dargli una forma conviviale di buon vivere”.
Comunque, decrescita non deve comportare maggiore inoccupazione e più povertà, ma attività lavorative meglio distribuite e più “remunerate” (proporzionalmente parametrate ai bisogni e relativamente alla qualità dei prodotti forniti).
La strada per arrivare ad un simile risultato prevede un diverso equilibrio e una diversa sinergia tra diversi modi di produzione (per dirla secondo lo schema di Illich): quello eteronomo (dipendente dal mercato e finalizzato alla produzione delle merci) e quello autonomo (conviviale, finalizzato alla realizzazione di valori d’uso).
Serve quindi una progressiva diminuzione del lavoro procapite (media delle ore di lavoro individuale) subalterno necessitato, da una parte, e l’aumento del tempo a disposizione per attività libere e scelte, dall’altra. Senza sottovalutare il fatto che “la creazione di valori d’uso sottratta a un calcolo preciso (la produzione di merci per il mercato, ndr) pone un limite non soltanto al bisogno di ulteriori merci, ma anche ai posti di lavoro che producono tali merci e alle relative buste paga occorrenti per acquistarle” (p.69). Va quindi sinceramente riconosciuto che i due modi di produzione (chiamiamoli: capitalistico e conviviale) hanno punti di attrito perché reciprocamente limitanti. Più uno si espande, più limita il campo dell’altro. Almeno che non cambi contemporaneamente anche la qualità delle merci prodotte dal lavoro subordinato retribuito. Globalizzazione, mercificazione, mercatizzazione, commercializzazione… sono le cifre della colonizzazione capitalistica del mondo e delle persone.
Il nodo centrale è che la ripartizione equa, tendente alla diminuzione complessiva, del volume di lavoro retribuito (determinato dal mercato) e necessario ai singoli lavoratori per acquistare ciò di cui non possono fare a meno, avvenga senza perdita di reddito. Mentre sul piano macroeconomico l’operazione è del tutto concepibile e calcolabile razionalmente (la enorme produttività crescente del lavoro crea maggiore ricchezza) sul piano attuativo pratico, in una economia basata sulla competitività da prezzo tra le singole imprese globalizzate, le difficoltà sono molte. Per cui è necessario che “La riduzione della durata del lavoro senza perdita di reddito deve essere concepita non come una misura, ma come una politica sostenuta da una accurata visione d’insieme” (Gorz, p.211). Ancora: “Una riduzione della durata del lavoro concepita non solatnto come lo strumento tecnocratico di una più equa ripartizione del lavoro, ma come la via in direzione di una società diversa, che offra alla gente più tempo disponibile “ (Peter Glotz, della SPD, citato da Gorz, p. 207).
Secondo Gorz la maggiore produttività ottenuta dal sistema produttivo (attraverso le innovazioni tecnologiche e organizzative) si traduce nel mondo attuale dominato dalla razionalità capitalistica nella “estensione della sfera economica” mercificata sotto forma di servizi specializzati remunerati, inglobando progressivamente “tutte le dimensioni della vita”, tutte le attività che fino ad allora erano autonome, spontanee: “le attività della festa, della prodigalità, dell’attività gratuita che non hanno altro scopo al di fuori di se stesse” (Gorz, p.13).
L’idea del lavoro conviviale, senza scopo di lucro, utile in sé, per sé e per gli altri, per l’assistenza, la cura e la comunità (gestione dei beni comuni) è molto affascinante e sostanzia l’orizzonte della società della decrescita, ma bisognerà fare moltissima attenzione a non idealizzare un mitico preesistente stato naturale del lavoro, in particolare e precisamente del lavoro domestico, di cura e di riproduzione, storicamente e culturalmente attribuito alle donne. Un lavoro che la sfera economica capitalistica non riconosce e non paga, ma non per questo è possibile affermare che si tratti di una attività liberamente scelta. Il dominio di genere maschile (androcentrismo, patriarcato) ha imposto lo sfruttamento e la segregazione delle donne in ruoli familiari non riconosciuti socialmente. Secondo i calcoli del WI in Europa le donne impegnano 31 ore al lavoro domestico e di assistenza (l’ “economia della vita”) contro le 19,5 degli uomini. Importante è sapere che nel complesso le ore dedicate gratuitamente all’economia della vita sono 98 miliardi all’anno (casa, autorproduzione, impiego civile) contro i 56 miliardi dedicati al lavoro convenzionale retribuito. “In Europa più della metà del lavoro svolto non è a scopo di lucro e non è retribuito (59%, contro il 35%)” (p.291), ma “il valore monetario dell’economia della vita non è facilmente quantificabile” e – ovviamente – non è conteggiato nel Pil.
... Continua

 

E' risaputo che oltre il novanta per cento degli spostamenti in macchina nelle città del nostro paese sono andata e ritorno casa/lavoro, a tale proposito Paolo Pinzuti ha redatto questo articolo:

Bicicletta e autobus per rilanciare l’economia

Stando agli ultimi dati disponibili, la percorrenza annuale media di un automobilista in Italia è di 12.000 km all’anno. Mi sono chiesto quanto costi percorrere 12.000 km in auto e ho trovato uno strumento molto utile messo a disposizione dall’ACI che serve perfettamente a questo scopo. Ho effettuato una simulazione: ho ipotizzato di possedere una Fiat Punto Evo 1.2 S E S – 69cv, un’auto senza troppe pretese, insomma, e ho scoperto che tra costi chilometrici, ammortamento, bollo e assicurazione, percorrere 12.000 km in un anno costa la bellezza di 5.672 euro, cioè, 473 euro al mese.
Bene, considerando che in Italia lo stipendio medio mensile è di 1.286 euro netti (900 euro per i neoassunti), questo significa che il lavoratore medio destina il 37% del proprio stipendio al mantenimento dell’automobile, mentre un neo assunto oltre il 52%. Non male, vero?
I maestri dell’economia non fanno che ripetere che per uscire dalla crisi bisogna stimolare la domanda e rimettere in moto i consumi, ma quali consumi possiamo mai rimettere in moto se chi lavora è costretto a destinare oltre un terzo del proprio stipendio al mezzo di trasporto che lo porterà al lavoro e il restante al pagamento dell’affitto/mutuo per poi fare la spesa al risparmio al discount fuori città? Nella situazione di crisi che affrontiamo iniziare ad allontanarsi dall’automobile può essere una soluzione per avere più soldi in tasca e maggiore capacità di spesa; è come concedersi un piccolo aumento di stipendio per andare al cinema, rifare le finestre, andare in vacanza, andare al ristorante e quindi rimettere in circolo risorse preziose per l’economia.
Il prezzo da pagare è l’intermodalità: ovvero utilizzare la bicicletta per i piccoli spostamenti e tanto tanto trasporto pubblico locale. Esiste una cosa che si chiama bicicletta pieghevole: esci di casa, pedali fino alla stazione più vicina, la pieghi, le carichi sul treno/autobus e arrivato a destinazione la rimonti e pedali fino al lavoro. Se l’Italia avesse un sistema di mezzi pubblici degno di questo nome le cose sarebbero molto più semplici, ma purtroppo i nostri politici, forse per incompetenza (o forse perché malamente influenzati dalle lobby dell’automotive, dei petrolieri e dei costruttori di strade, ponti, etc), non sembrano aver capito questa semplicissima equazione.
... Continua

La situazione economica del nostro paese si fa sempre più drammatica, stiamo molto peggio della Grecia e i mesi a venire saranno ancora più pesanti, a tal proposito cito l'articolo di Beppe Grillo, il quale è reduce da un successo senza precedenti, con l'ausilio ed il supporto del suo blog e di migliaia di sostenitori, senza televisioni e giornali, il Movimento cinque Stelle è il terzo partito del paese! Dal suo blog:

Nessuno deve essere lasciato indietro

solidarieta.jpg
Ci vogliono nuove parole. Parole importanti. Solidarietà, partecipazione sociale, senso di comunità, di identità nazionale. Nessuno deve essere lasciato indietro. L'imprenditore che si suicida, di solito per non dover affrontare l'incapacità di mantenere la famiglia (come fai a dirlo a tua moglie?), è una maledizione che né lui, né noi ci meritiamo. La corte dei miracoli, di mendicanti, che si affolla nelle nostre città è sempre più formata da italiani. Persino gli extracomunitari stanno lasciando l'Italia, uno su quattro è rientrato nel suo Paese o ha cercato fortuna altrove.
Abbiamo perso una guerra per la democrazia. Molti l'hanno combattuta per noi nel dopoguerra e sono stati ammazzati per questo. L'elenco è interminabile, da Impastato a Ambrosoli, da Puglisi a Borsellino a Vassallo. La guerra civile non è finita nel 1946, è continuata fino ad oggi, ha prodotto migliaia di morti, decine di stragi, l'occupazione del potere da parte della P2, la fine della sovranità dello Stato nelle regioni dove regna la criminalità organizzata. E ora il fallimento economico dell'Italia. Dobbiamo creare una rete di protezione sociale per affrontare la tempesta perfetta che ci aspetta. Non è tollerabile che un cittadino muoia di povertà, di debiti, di solitudine. O ce la facciamo tutti insieme o il Paese si disgregherà in mille egoismi. Una nuova dittatura è possibile.
Il cittadino deve sentirsi protetto dallo Stato (e non lo è), uguale di fronte alla legge (e non lo è, dipende dal reddito e dallo studio legale che può permettersi), rispettato come contribuente (non preso per il culo da una serie infinita di condoni e dallo Scudo Fiscale). I cittadini devono potersi riconoscere nello Stato. Deve essere il nostro specchio. Noi siamo lo Stato. Il tempo dei pannicelli caldi, delle dichiarazioni ad effetto, delle mascherate televisive è giunto al termine. La verità, che nessuno vuole dire, e molti neppure sentirsi dire, è che la Grecia andrà presto in default e da quel momento in poi tutto è possibile. Nel frattempo i nostri politici si trastullano senza fare un taglio che sia uno e accollando ai cittadini i costi inutili della guerra in Afghanistan, dei cacciabombardieri, dei partiti, dei giornali, della Tav da 22 miliardi di euro. Dio rende folli coloro che vuole perdere.

Altri articoli nel web che raccontano del nostro paese, da Luogocomune
media : Quando la barriera diventa un baratro
Si chiama digital divide, e significa barriera digitale. Con questo termine si intende la linea ideale di demarcazione che separa le persone che accedono regolarmente all'informazione in rete (informazione "digitale", appunto) da quelle che non lo fanno.

Fin dagli esordi di Internet ha cominciato a notarsi questa forte differenza, nel momento in cui i "non-utenti" continuavano a ricevere informazioni da un unico punto di vista - quello istituzionale - mentre gli utenti della rete scoprivano che molte questioni importanti, come ad esempio la guerra del Kosovo, potevano anche essere viste dal lato opposto - quello del popolo serbo, in quel caso - cambiando completamente di colore.

Chi guardava la televisione, o leggeva la stampa mainstream, sentiva un'unica voce a reti unificate: "I ribelli serbi seminano il terrore nei villaggi albanesi, ammazzando donne e bambini senza pietà". Chi invece andava in rete scopriva anche che "i ribelli serbi" erano stati addestrati, finanziati ed armati segretamente dagli americani. Poi poteva trarre le sue conclusioni.

Il salto di qualità fu immediato, e fin dai primi anni di Internet ...

... si cominciò a sentire questo divario sempre maggiore fra gli informati e i non-informati.

In realtà, la molteplicità dei punti di vista è solo il primo dei vantaggi offerti dalla rivoluzione di Internet: la vera differenza inizia a sentirsi quando l'utente utilizza questa molteplicità di angolazioni per costruire dei nuovi "oggetti di informazione", che prima non esistevano, su cui potrà basare i passi successivi della sua ricerca.

Facciamo un esempio. Se uno studia in rete la guerra del Kosovo, arriva probabilmente a capire che si è trattato di una operazione progettata ed orchestrata dalle nazioni occidentali per togliersi di mezzo una volta per tutte l'ostacolo della Serbia. Se poi questa persona studia, ad esempio, la recente "liberazione" della Libia, si accorge che le stesse nazioni occidentali hanno usato una tattica molto simile - scontri civili fomentati di nascosto, per giustificare un "intervento umanitario" - per togliere di mezzo un altro ostacolo decisamente fastidioso, il colonnello Gheddafi.

A quel punto il nostro navigatore fa uno più uno, e la prossima volta che sente parlare di "intervento umanitario" drizza le orecchie, e capisce in pochi secondi che cosa c'è veramente sotto.

In altre parole, l'analisi separata delle diverse situazioni storiche lo ha portato non solo a capire meglio ciascuna di esse, ma anche ad assimilare un nuovo concetto - quello delle false-flag operations - che prima non conosceva.
... Continua


E ancora da Byoblu:

Spiegate all'Antitrust cosa sono la Trilaterale e il Bilderberg

Mario Monti Antitrust Giovanni Pitruzzella Commissione Trilaterale Antitrust Concorrenza Mercato Claudio Messora Byolu Byoblu.com

  L'antitrust, ovvero l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, ha stabilito che non c'è incompatibilità tra la funzione di Mario Monti nel suo esecutivo e le sue presidenze nella Commissione Trilaterale e nel Gruppo Bilderberg. Ovvero possiamo stare tranquilli perchè, come si legge a pagina 18 della relazione semestrale sul conflitto di interessi, "sono state considerate compatibili per assenza di rilievo imprenditoriale, tra le altre, alcune cariche ricoperte all’interno del Gruppo Bildeberg, della Commissione Trilaterale e del think tank Bruegel", così come "le cariche di membro del Comitato esecutivo e di Consiglio Generale di Aspen Institute" e di "membro del Comitato di indirizzo della Fondazione Italianieuropei".
 Chetatevi dunque, che non c'è motivo di allarmarsi. Parola di quell'antitrust che già fu di Giuliano Amato e che conta almeno uno dei suoi ministri nel ristretto collegio di tre membri, oltre al presidente Pitruzzella. Le autorità sono emanazioni della politica, e come tali fa sorridere che possano in qualche modo esprimersi contro. Basti pensare che il predecessore di Pitruzzella, Antonio Catricalà, si è dimesso proprio perchè nominato sottosegretario alla Presidenza del Consiglio del Governo Monti. Con una tale osmosi di cariche, dopo "Autorità Garante" potremmo tranquillamente aggiungere "per i soliti noti", senza che questo ne pregiudichi il senso.

 La motivazione addotta a scagionare Mario Monti, del resto, taglia la testa al toro: "assenza di rilievo imprenditoriale". Ora attenzione: la Commissione Trilaterale è essenzialmente la più potente lobby delle imprese americane. Le quali, come ammetteva lo stesso Monti, "sono state sempre tra i fattori di spinta dell’integrazione europea, per il loro vantaggio materiale”. Lui, il professore, ne è stato fino al 24 gennaio forse la più alta carica, un po' quello che era la Marcegaglia per Confindustria. Potrebbe il presidente di Confindustria non avere rilievo imprenditoriale? Ovviamente no. Eppure abbiamo messo un rappresentante delle imprese americane a determinare le fortune di quelle italiane. Come dire che tra Pacciani e due che fanno l'amore in macchina non cè conflitto di interessi.
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E da Libre:

Travaglio: l’antipolitica italiana sono loro, destra e sinistra

Oggi, la vera antipolitica è quello che noi chiamiamo politica. E’ scendere in campo salire, è fondare un partito per non andare in galera e non fallire per debiti, è far eleggere gli avvocati e i coimputati sennò poi parlano. E’ possedere aziende o dire “abbiamo una banca” o “ci facciamo un bel Tav”. E’ fare il sindaco di Torino due volte e poi diventare il capo di una fondazione bancaria. E’ stare in Parlamento trenta o quarant’anni pensando che il rinnovamento sia cambiare continuamente il nome al partito. E’ usare le Camere come alternativa al carcere, o alla latitanza, o alla comunità di recupero. E’ usare come ufficio di collocamento per amici, parenti e amanti il Parlamento, la Rai, i giornali, le autorità indipendenti, le Asl, gli ospedali, le aziende pubbliche, le banche, gli istituti culturali, il cinema, la fiction.
E’ andare solo a “Porta a Porta”, per non rispondere mai a domande. E’ dire che Ferrara e D’Alema sono molto intelligenti, a prescindere, nonostante Massimo D'Alemanon ne abbiano mai azzeccata una. E’ celebrare Falcone e Borsellino e poi trattare con la mafia, o chiederle i voti, o stringere la mano ad Andreotti, Cuffaro, Cosentino, Dell’Utri. E’ sfilare al Family Day e poi andare a puttane. E’ difendere la famiglia contro le coppie di fatto e averne tre o quattro, di famiglie (di fatto). Fare i presidenti della Repubblica a 87 anni e lanciare moniti per il rinnovamento della politica e per i giovani. E’ fare il presidente del Senato essendo indagato per mafia. E’ chiamare “rimborsi elettorali” i finanziamenti pubblici che abbiamo abolito con un referendum, intascare due miliardi e mezzo e poi magari prendere pure le tangenti. E’ chiamare le guerre “missioni di pace”, l’impunità “garantismo”, la legalità “giustizialismo”, la prescrizione “assoluzione”, l’inciucio “dialogo”, i fischi “terrorismo”, i bordelli “cene eleganti”, le orge “gare di burlesque”. E’ dire: a mia insaputa.
E’ chiamare i caduti sul lavoro “morti bianche”, per far sembrare meno morti i morti, e meno assassini gli assassini. E’ dire che è sempre colpa del governo precedente, delle Torri Gemelle, della crisi mondiale, dello tsunami, delle toghe rosse, dell’euro, della Merkel e di Adamo ed Eva. E’ annunciare le grandi riforme e non farne mai una, nemmeno piccola. E’ promettere tagli alla casta e poi non farli – però Giuliano Amato ci sta lavorando molto. E’ travestire dei banchieri da tecnici, e farli ministri. E’ fare un governo di soli tecnici, e poi difendere i partiti dall’antipolitica. E’ rapinare i pensionati e i lavoratori, perché i banchieri, i miliardari e gli Napolitano e Berlusconievasori fiscali corrono troppo veloci. E’ dire “ce lo chiede l’Europa”, però se poi l’Europa ci chiede una legge anti-corruzione, allora l’Europa si faccia i cazzi suoi.
E’ stare seduti su una montagna di soldi pubblici – deputati, senatori, sindaci, presidenti di Regioni e Province, assessori, consiglieri, portaborse, consulenti, banche, enti, aziende, auto blu, aerei blu, elicotteri blu, authority, tivù, giornali – chiudere porte e finestre del castello e poi strillare: «Oddìo, un Grillo! Prendetelo, sparate!». La politica, invece, è tutto il contrario di quello che noi chiamiamo politica. E’ dire sempre “noi”, e mai “io”. Non è un mestiere, è un servizio – ma nel senso di “servire”, non di “servirsi” o di circondarsi di servi. E’ governare, non comandare. E’ amare e far amare le regole – persino le tasse, perché aiutano tutti a vivere meglio. E’ difendere il dissenso delle minoranze, perché le maggioranze si tutelano da sole. E’ chiedere scusa quando si sbaglia o si perde, e togliere il disturbo. E’ Indro Montanelliservire gli altri per dieci anni al massimo, e poi tornare a lavorare – o andarci: se uno non ha mai fatto questa esperienza, è veramente elettrizzante.
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Da Disinformazione la vera informazione, quello che non sappiamo sui cellulari e che non ci è dato sapere:

Il più grande esperimento biologico mai compiuto
pubblicata da Delmondo Salvatore

Titolo originale: The Largest Biological Experiment Ever - fonte: www.eldoradosun.com
Traduzione di Amanda Adams per "La Leva di Archimede" - sgnalato da "Foster".
Nel 2002, Gro Harem Brudtland, allora capo del WHO (World Health Organization), disse ad un giornalista norvegese che i cellulari erano stati banditi dal suo ufficio a Ginevra perché se un telefono cellulare era a meno di 4 metri di distanza si ammalava.
La signora Brundtland è un medico e il precedente Primo ministro della Norvegia. Questa sensazionale notizia, pubblicata il 9 marzo del 2002 da Dagbladet, fu completamente ignorata da tutte le altre testate giornalistiche nel mondo. La settimana seguente un suo dipendente, Michael Repacholi, responsabile del progetto internazionale EMF (campi elettromagnetici), minimizzò pubblicamente le preoccupazioni del suo diretto superiore. Cinque mesi dopo, per ragioni che molti sospettano legate all’annuncio riportato in precedenza, la signora Brundtland ha dato le sue dimissioni dal comando del WHO dopo appena un mandato.
Niente potrebbe dimostrare più chiaramente la schizofrenia collettiva di quando si parla delle radiazioni elettromagnetiche. Rispondiamo a tutti quelli preoccupati per la loro salute (come fa intendere il progetto EMF), ma ignoriamo ed emarginiamo coloro, come la Sig.ra Brundtland, che ne hanno già subito i danni.
Come consulente degli effetti sulla salute della tecnologia wireless, ricevo chiamate che possono essere approssimativamente suddivise in due gruppi: le persone solamente preoccupate, che chiamerò gruppo A, e quelle già ammalate, che chiamerò gruppo B. A volte vorrei organizzare una conferenza telefonica ed invitare i due gruppi per farli confrontare, abbiamo bisogno di una comprensione globale del problema in quanto siamo sulla stessa barca. Un individuo del gruppo A, preoccupato, solitamente chiede il tipo di protezione da usare sul cellulare ed il tipo di auricolare. A volte chiede anche qual è la distanza che ci dovrebbe essere tra la sua abitazione ed un ripetitore. Un individuo del gruppo B, ammalato, vuole sapere quale protezione usare per la sua casa, come si può curare o, sempre più di frequente, in quale parte del paese trasferirsi per salvarsi dalle radiazioni.
Questo articolo è stato scritto come un piccolo manuale, prima di tutto per mettere tutti sulla stessa linea d’onda e poi per chiarire alcune cose in modo che si possano effettuare scelte razionali verso un mondo più sano.
Elementi fondamentali
La cosa più importante sui telefoni cellulari ed i ripetitori è che emettono radiazioni microonde proprio come le antenne Wi-Fi, i computer senza fili (portatili), i telefoni cordless e le loro unità base e tutti gli altri apparecchi senza fili. Se è un apparecchio di comunicazione e non è connesso ad un filo, emette radiazioni. La maggior parte dei sistemi Wi-Fi ed alcuni cordless usano la stessa frequenza dei forni a microonde, altri invece usano frequenze diverse. I dispositivi Wi-Fi sono sempre accesi ed emanano in continuazione radiazioni come le unità di base dei cordless che emanano radiazione anche quando il telefono non è in uso. Un telefono cellulare acceso, seppure non in uso, emana in continuazione radiazioni. Per non parlare dei ripetitori, logicamente sempre attivi.
A questo punto potresti domandare quale è il problema. Gli scienziati normalmente suddividono lo spettro elettromagnetico in “ionizzanti” e non “ionizzanti”. Le radiazioni ionizzanti, che includono i raggi x e le radiazioni atomiche, causano il cancro. Le radiazioni “non ionizzanti”, tra cui le microonde, dovrebbero essere innocue. Questa distinzione mi ricorda la propaganda della “Fattoria degli animali” di George Orwell: “Quattro gambe buono, due gambe cattivo”. – L’affermazione “Non ionizzante buono, Ionizzante cattivo” è poco affidabile.
Una volta un astronomo, scherzò sull’eventualità che se Neil Armstrong avesse portato un telefono cellulare sulla luna nel 1969, ci sarebbe apparsa come la terza più potente fonte di radiazioni microonde nell’universo, preceduto solo dal sole e dalla via lattea. Egli aveva ragione. L’evoluzione della vita sulla terra è avvenuta con livelli trascurabili di radiazioni microonde.
Un numero crescente di scienziati asserisce che le nostre cellule usano le microonde per comunicare tra loro, come il sussurro di un gruppo di bambini al buio e che i cellulari interrompono bruscamente questa loro comunicazione. Comunque, sta di fatto che siamo tutti quanti bombardati da una quantità di microonde che superano di dieci milioni di volte la media naturale del passato, ogni giorno, se usiamo o non usiamo il cellulare. Sta di fatto, anche, che la maggior parte delle radiazioni proviene dalle tecnologie create dal 1970 ad oggi.
Per quanto riguarda i cellulari, avvicinandoli alla testa danneggi il tuo cervello in vari modi. Per prima cosa, pensa ad un forno a microonde. Il telefonino, come il forno a microonde e a differenza di una doccia calda, riscalda dall’interno, non dall’esterno. Non ci sono sensori per avvisarti del riscaldamento graduale del cervello in quanto la nostra evoluzione non è avvenuta in presenza di radiazioni microonde. Inoltre, la struttura della testa e del cervello è talmente complessa e non uniforme che si creano all’interno di esso dei “punti caldi” dove il riscaldamento può superare dai dieci alle cento volte quello dei tessuti adiacenti. Questi cosiddetti punti caldi possono crearsi sulla superficie del cervello in prossimità del cranio, in profondità o addirittura a livello molecolare.
La F.C.C. (Commissione Federale delle Comunicazioni USA) è incaricata di stabilire le norme che regolano l’utilizzo dei telefoni cellulari. Nell’imballaggio della maggior parte dei telefoni è esposto un numero chiamato S.A.R. (Specific Absorption Rate) che dovrebbe indicare per ciascun modello di cellulare, la quantità di energia elettromagnetica assorbita dal cervello. Uno dei principali problemi, però, sono i parametri arbitrari sulla quale si basa la F.C.C. Sostengono che il cervello può sopportare un surriscaldamento fino a 1 grado C per ora. A peggiorare la situazione è la procedura scandalosa usata per dimostrare la conformità degli apparecchi a questi limiti per dare ad ogni modello di cellulare un numero S.A.R. La procedura standard per la misurazione del SAR consiste, strano ma vero, nella misurazione su una “testa fantasma”, un fluido omogeneo racchiuso in un contenitore a forma di cranio fatto di plexiglas. Voilà, nessuna zona calda! In realtà, le persone che usano il cellulare per svariate ore al giorno, stanno in continuazione surriscaldando zone del loro cervello. Tra l’altro i parametri creati dalla F.C.C. sono stati elaborati da ingegneri elettrici e non da medici!
La barriera sanguigna del cervello
Il secondo effetto collaterale del quale vi vorrei parlare, che è stato provato nei laboratori, avrebbe dovuto di per sé essere abbastanza, per chiudere questa industria e spaventare chiunque convincendoli a non usare più i loro telefoni cellulari. Io lo chiamo la “prova schiacciante” contro i telefoni cellulari. Come la maggior parte degli effetti biologici delle radiazioni microonde, questo non ha niente a che fare con il riscaldare.
Il cervello è protetto da una griglia di passaggi stretti tra cellule adiacenti delle pareti dei capillari, la cosiddetta barriera sanguigna del cervello che, come una pattuglia di guardia, fa passare i nutrienti e blocca le sostanze tossiche. Dal 1988, nei laboratori di ricerca di un neurochirurgo svedese, Leif Salford, vengono eseguite diverse variazioni di questo semplice esperimento: delle cavie vengono esposte a radiazioni dei cellulari o di altri tipi di fonte di radiazioni microonde, in seguito questi ratti vengono sacrificati per esaminare l’albumina nel loro cervello. L’albumina è una componente del sangue che normalmente non attraversa la barriera sanguigna del cervello. La presenza di albumina nei tessuti del cervello è un segnale che dei vasi sanguigni sono stati danneggiati e che il cervello abbia perso una parte della sua protezione.

Questo è quello che hanno trovato costantemente i ricercatori negli scorsi 18 anni: le radiazioni di microonde in una quantità uguale alle emissioni di un cellulare hanno causato la dispersione di albumina nei tessuti del cervello. Un'unica esposizione per 2 minuti ad un normale telefonino ha provocato la dispersione di albumina nel cervello. In uno degli esperimenti, riducendo le esposizioni a 1/1000, i danni alla barriera sanguigna del cervello sono di fatto aumentati, dimostrando che i danni non sono proporzionali alla dose e che ridurre la potenza non renderà i telefoni cellulari più sicuri.

Alla fine, in una ricerca pubblicata nel giugno 2003, si è dimostrato che un’unica esposizione di 2 ore ad un cellulare, una sola volta nella vita, ha danneggiato definitivamente la barriera sanguigna del cervello; 50 giorni più tardi nell’autopsia è stato verificato che il 2% delle cellule del cervello dell’animale erano state distrutte, incluse le cellule collegate all’apprendimento, alla memoria e al movimento. Riducendo il livello di esposizione di 10 o 100 volte, per simulare la ridotta esposizione che si ha usando l’auricolare, allontanando il cellulare dal corpo o stando semplicemente nelle vicinanze di qualcuno che sta usando il cellulare, non ha cambiato il risultato della ricerca! Anche con la minima esposizione, la metà degli animali, mostrava un numero discreto o elevato di neuroni danneggiati.
Quali sono le implicazioni per noi? Due minuti al cellulare disturbano la barriera sanguigna del cervello, due ore al cellulare danneggiano definitivamente il cervello, le radiazioni “passive” potrebbero essere altrettanto dannose. La barriera sanguigna del cervello di un ratto è identica a quella dell’uomo.
Questi risultati eclatanti hanno creato talmente tanta agitazione in Europa che nel Novembre 2003 fu organizzata una conferenza sponsorizzata dall’Unione Europea, dal titolo “La barriera sanguigna del cervello – Può essere influenzata dalle interazioni delle onde elettromagnetiche?”, apparentemente per rassicurarci, quasi come lanciare un messaggio: “Stiamo facendo qualcosa!”. Realmente non hanno fatto niente, come non è stato fatto niente negli ultimi 30 anni.
Alan Frey, durante tutti gli anni ’70, fu il primo dei tanti a dimostrare che le microonde a basso livello danneggiano la barriera sanguigna del cervello. (2) Un meccanismo simile protegge l’occhio (barriera sanguigna dell’occhio) e il feto (barriera placentare), Frey ed altri dimostrarono che le microonde danneggiano anche queste barriere. (3) L’implicazione: Nessuna donna incinta dovrebbe usare il telefono cellulare.
Il Dott. Salford è molto schietto per quanto riguarda le sue ricerche. Definisce l’uso dei cellulari come “il più grande esperimento biologico mai esistito”, e ha avvertito pubblicamente che un’intera generazione di teen-ager potrebbero trovarsi a soffrire di deficit celebrali o di Alzheimer non appena raggiunta la mezz’età.
La malattia delle onde elettromagnetiche
Sfortunatamente, i cellulari non nuociono solamente a chi li usa, e purtroppo non ci dobbiamo preoccupare solo del cervello. Il seguente sommario è stato preparato tenendo conto di un vasto numero di lavori scientifici sugli effetti delle onde elettromagnetiche (che comprendono anche le microonde), e delle esperienze di alcuni scienziati e medici da tutto il mondo, con i quali sono in contatto.

Gli organi più suscettibili alle radiazioni includono i polmoni, il sistema nervoso, il cuore, gli occhi e la ghiandola tiroidea. Le malattie legate a tali organi, come asma, disordini del sonno, ansia, ADD, autismo, sclerosi multipla, ALS, Alzheimer, epilessia, fibromi, fatica cronica, cataratte, ipotiroidismo, diabete, melanomi maligni, cancro del testicolo e attacchi di cuore, sono aumentate notevolmente negli ultimi decenni, ci sono numerose ragioni che fanno collegare tale incremento al notevole aumento delle onde elettromagnetiche nell’ambiente.

Le radiazioni microonde trasmesse dai ripetitori, sono state associate anche al diffuso seccarsi degli alberi, all’incapacità di riproduzione e la diminuzione di molte specie di uccelli, alle malattie e le deformazioni neonatali degli animali da fattoria. La documentazione a prova degli effetti biologici delle radiazioni microonde è molto vasta, raggiunge quasi i diecimila documenti. Sono sbalordito di come i rappresentanti dell’industria riescono a cavarsela dicendo che la tecnologia senza fili sia risultata innocua, o entrando ancora di più nel ridicolo, che non ci siano prove di dannosità.
Ho omesso dalla lista sopra una malattia: la malattia che ho io e “l’individuo del gruppo B”. Di seguito un riassunto storico. Negli anni ’50 e ’60 i lavoratori che costruivano, testavano e riparavano impianti radar, furono colpiti in larga scala da questa malattia. Così fu anche per chi, nelle industrie, costruiva o riparava forni e saldatrici a microonde. I sovietici lo hanno chiamato, giustamente, la malattia delle onde radio, ed hanno fatto ricerche approfondite a riguardo. Nell’occidente, l’esistenza di questa malattia è stata sempre negata, ma i lavoratori continuavano ad ammalarsi. Vedi le testimonianze in un’udienza del 1981 d’avanti al Congresso, presidiata dal rappresentante Al Gore, che illustrarono gli effetti dei forni e saldatori a microonde. Un altro episodio di “Stiamo facendo qualcosa!” ma realmente niente viene fatto.

Al giorno d’oggi con la proliferazione dei ripetitori radio e dei trasmettitori personali, la malattia si è diffusa come una piaga nella popolazione. La stima è che la malattia ha colpito 1/3 della popolazione, ma viene diagnosticata per quello che è, solamente quando ha disabilitato a tal punto l’individuo, che oramai non può più avere una vita sociale. Alcuni dei sintomi più comuni sono: insonnia, giramenti di testa, nausea, mal di testa, fatica, perdita di memoria, mancanza di concentrazione, depressione, dolori del torace, fischio nelle orecchie. I pazienti possono anche manifestare infezioni croniche a livello respiratorio, aritmie cardiache, sbalzi di pressione improvvise, sbalzi dei livelli dello zucchero nel sangue, disidratazione, e persino lesioni ed emorragia interna.
Quello che rende questa malattia così difficile da accettare, è che nessuna terapia potrebbe essere di successo se non si elimina l’esposizione alla causa, ma la causa ormai è ovunque.
Un sondaggio del 1998 del Dipartimento dei Servizi Salutistici della California, indica che nello stesso anno 120.000 californiani, di conseguenza 1 milione di americani, non hanno potuto lavorare per problemi relativi alle onde elettromagnetiche. (4) Il numero delle persone cosiddette elettro-sensitive sta aumentando sensibilmente in ogni paese del mondo. Sono marginalizzate, etichettate ed ignorate. Con la presenza di onde elettromagnetiche ovunque, raramente si riprendono e a volte si tolgono la vita.

Il Dott. Olle Johansson si riferisce agli ammalati dichiarando “Ci avvertono di un pericolo che c’è per tutti”. “Potrebbe essere un enorme errore sottoporre il mondo intero a radiazioni 24 ore al giorno”. Il Dott. Johansson, neuro-scienziato del famoso Istituto Karolinska a Stoccolma, dirige un gruppo di ricerca che sta documentando il peggioramento significativo della salute pubblica che ebbe inizio con l’introduzione in Svezia nel 1997 dei cellulari di seconda generazione a 1800MHz. (5,6)
Dopo un declino durato 10 anni, a fine 1997 il numero di permessi per malattia dei lavoratori svedesi è aumentato notevolmente, e nei 5 anni successivi i permessi sono più che raddoppiati.

Durante lo stesso periodo è raddoppiata anche la vendita di antidepressivi. Il numero di incidenti stradali, dopo una notevole riduzione negli anni precedenti, nel 1997 iniziò di nuovo ad aumentare. Dopo anni di declino i decessi per Alzheimer nel 1999 si alzarono di picco e sono quasi raddoppiati nel 2001. Considerando che l’Alzheimer richiede alcuni anni per svilupparsi, ecco risolto il ritardo di 2 anni a livello statistico.

Drammatico allarme del WWF... dal blog di Alessandro Robecchi:

Drammatico allarme del Wwf: quasi estinto il gonzo padano


Del simpatico animale secessionista rimangono ormai pochi esemplari, guidati da un tastierista con gli occhialini da pirla – Secondo l’Istat, le amministrative segnano uno storico sorpasso: il PdL ha più funzionari Rai che elettori – Annuncio a sorpresa di Bersani: il Pd cambia nome, si chiamerà Beppe
Le segreterie dei maggiori partiti italiani sono riunite per la tradizionale analisi del voto, la pittoresca cerimonia enigmistica in cui alcuni esperti cercano nuovi sinonimi per dire “figura di merda”. Si tratta di un esercizio dialettico molto difficile in cui primeggia per ora il PdL che ha diffuso un trionfale comunicato dal titolo “Però abbiamo vinto a Lecce”. Il testo, un po’ criptico, parla dei risultati “deludenti” della periferia di Lecce, da Bolzano a Trapani. “Continuiamo ad essere ottimisti – ha dichiarato Angelino Alfano – e riusciamo a vedere il bicchiere di cicuta mezzo pieno”. Di tono più dimesso le riflessioni emerse da una riunione del Terzo Polo: “Non esistiamo più – dice con franchezza una nota attribuita a Rutelli – ma ci consola il fatto che non esistevamo nemmeno prima”. Secondo le prime indiscrezioni Pierferdinando Casini avrebbe manifestato il desiderio di incontrare personalmente tutti i suoi elettori, ma uno ha detto di avere l’influenza e l’altro un improrogabile impegno di lavoro, quindi l’incontro è saltato. Gianfranco Fini, con il suo Fli, ha annunciato un congresso di tutti gli iscritti, che si terrà in una cabina telefonica di Ostia. Diverse invece le preoccupazioni in casa leghista. Bobo Maroni ha ingaggiato due etologi belgi, incaricati di trovare almeno due elettori della Lega in buona forma fisica e i n età riproduttiva. “Facendo accoppiare loro e i loro figli per 106 generazioni – si legge in un documento riservato – potremmo puntare al 7 per cento nella zona di Monza entro il 2234, anno in cui lanceremo una nuova proposta di federalismo”. Ma la doccia fredda è arrivata in serata: i leghisti non si accoppiano in ambiente ostile e quindi tutto il Nord non è adatto all’esperimento.
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La gustosa ricetta  di VeganRioT:
Torta tropicale
autore: Alessandra

50 minuti
6-8 persone
  • 2 e ½ tazze di farina
  • 1 e ½ tazze di zucchero di canna
  • 1 tazza di succo d’ananas
  • ½ tazza olio di semi di girasole
  • 5-6 fette di ananas sciroppato
  • 3 cucchiai di amido di mais
  • La buccia grattugiata di 2 arance
  • 1 bustina di lievito
Mescolate l’olio, la scorza delle arance e lo zucchero. Aggiungete poco alla volta il succo d’ananas e la farina mischiata all’amido. Per ultimo incorporate il lievito.
Versate in uno stampo per dolci a cerniera, precedentemente unto ed infarinato, disponete le fette di ananas a fiore sull’impasto e premetele leggermente.
Fate cuocere in forno già caldo a 180°C per circa 35-40 minuti. Se la torta tendesse a prendere troppo colore, copritela con un foglio di alluminio.

I commenti salaci di Enteroclisma:

UN PRESENTE PER IL FUTURO

Sale in Italia l'odio per un'organizzazione nata per rastrellare soldi senza guardare in faccia nessuno.
Con la complicità del governo.

UN TEATRINO DAL BIGLIETTO SALATO

Dopo tanto sangue sparso, 
qualcuno inizia a sospettare - finalmente - 
che dietro alle agenzie di rating 
ci sia qualche oscuro disegno.
Quello di sempre: dirottare i soldi dalle nostre tasche 
verso quelle dei potenti burattinai 
dell'economia mondiale.

 

BASTA UNGERE ...


 E quelli al vetriolo di Vauro:
 




Pillola del giorno: Totò e Nino Taranto, la vendita della fontana di Trevi