domenica 27 febbraio 2011

Libia ultimo atto, attese sanzioni dall'ONU

In alto: Immagine tratta dal blog http://sedutainriva.splinder.com/

Le idee sono come le tette, se non sono abbastanza grandi si possono gonfiare.
Stefano Benni.



Libia ultimo atto, attese sanzioni dall'ONU

Dopo Tunisia ed Egitto, finalmente anche il popolo libico si è ribellato al sanguinario dittatore Muammar Gheddafi, il quale non ha esitato a bombardare gli oppositori, ma dopo oltre dieci giorni di guerriglia e di massacri di civili siamo ormai all'epilogo, il macellaio libico controlla appena alcuni quartieri di Tripoli.


Nelle piazze e nelle strade di Tripoli non si registrano per ora atti di guerriglia. Secondo però la tv araba al-Jazeera, un gruppo di attivisti in città sta creando un coordinamento di tutti i gruppi di opposizione presenti nel Paese, primi fra tutti i gruppi di ribelli che controllano la città di Bengasi e la Cirenaica. L’erede al trono in Libia, il principe Mohammed Senussi, al giornale arabo al-Sharq al-Awsat ha dichiarato: “Gheddafi controlla ormai solo la zona intorno alla caserma di Bab al-Azizia, a Tripoli, dove è al momento asserragliato” e ha aggiunto “la situazione in Libia è drammatica, sarebbero duemila i morti e ci sono ampie zone che sono state liberate, si sta vivendo una tragedia umanitaria per le vittime delle milizie di mercenari che Gheddafi ha messo in piedi nel corso degli anni”. Il principe è convinto che la fine del Rais sia vicina, “perché ha perso il controllo delle città orientali del paese e ora lui e i suoi familiari sono asserragliati in caserma”. Un giornalista libico avrebbe riferito alla tv al-Jazeera che “le milizie fedeli a Muammar Gheddafi schierate a Tripoli questa mattina si stanno concentrando tutte intorno alla zona che ospita la caserma di Bab al-Azizia”, in cui è blindato il colonnello (fonte Il Fatto Quotidiano)

Le armi che il dittatore libico utilizza per reprimere gli oppositori alla dittatura sono state fornite in buona parte dalle nostre industrie come dimostrano i seguenti articoli, da Marco Boschini:

Di chi sono i fucili di Gheddafi?

L’Italia non solo è uno dei principali partner commerciali della Libia, ma è il maggiore esportatore europeo di armamenti al regime di Gheddafi. I Rapporti dell’Unione europea sulle esportazioni di materiali e sistemi militari (qui l’ultimo rapporto e un’analisi) certificano che nelbiennio 2008-2009 l’Italia ha autorizzato alle proprie ditte l’invio di armamenti alla Libia per oltre 205 milioni di euro che ricoprono più di un terzo (il 34,5%) di tutte le autorizzazioni rilasciate dall’UE (circa 595 milioni di euro). Tra gli altri paesi europei che nel recente biennio hanno dato il via libera all’esportazione di armi agli apparati militari di Gheddafi, figurano la Francia (143 milioni di euro), la piccola Malta (quasi 80 milioni di euro), la Germania (57 milioni), il Regno Unito (53 milioni) e il Portogallo (21 milioni).

A differenza dei colleghi europei, il ministro degli Esteri Frattini si è guardato bene dal dichiarare anche solo la sospensione temporanea dei rifornimenti di armi a Gheddafi. Eppure da quando sono iniziate le manifestazioni di piazza in diversi paesi del nord Africa non sono mancate le dichiarazioni in tal senso delle principali cancellerie europee.

Ha cominciato la Francia annunciando la sospensione dell’invio all’Egitto non solo di sistemi militari ma anche di ogni materiale esplosivo o destinato al controllo dell’ordine pubblico tra cui i gas lacrimogeni. Ha proseguito la Germania dichiarando l’interruzione delle forniture di armi verso l’Egitto manifestando specifiche “preoccupazioni per le violazioni dei diritti umani nella risposta alle proteste” da parte delle forze dell’ordine vicine al presidente Mubarak. Il 17 febbraio la Francia ha quindi esteso lo stop alla vendita di armi anche al Bahrain e alla Libia. E lo stesso Foreign Office britannico, inizialmente poco propenso ad ammettere l’uso di armi inglesi contro la popolazione a Manama, il giorno successivo ha revocato numerose autorizzazioni all’esportazione di armi in Bahrain e Libia. Tra i principali esportatori europei di armamenti solo l’Italia tace.

Eppure non sono mancate le sollecitazioni. Dopo i primi tumulti nei paesi del nord Africa,Rete Disarmo e la Tavola della pace avevano chiesto esplicitamente al Governo italiano di sospendere ogni forma di cooperazione militare con Algeria, Egitto e Tunisia e di fatto con tutti i paesi dell’area. Simili richieste sono state inoltrate dalle associazioni pacifiste in Germania, in Francia e nel Regno Unito. I cui governi,inizialmente refrattari, hanno dovuto rispondere all’opinione pubblica. Solo il ministro Frattini è sordo ad ogni sollecitazione.

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E da Il Cambiamento:

Libia, le armi che sparano sui civili vengono anche dall'Italia

Negli ultimi anni l'Italia ha rappresentato il più importante partner commerciale della Libia nel ramo degli armamenti. Lo autorizzava espressamente il Trattato di Bengasi del 2008, ed oggi la posizione dell'Italia, come quella di Francia e Russia, fa discutere, perché le armi che sparano sui civili vengono proprio dall'Europa.


armi libia
Negli ultimi anni l'Italia ha rappresentato il più importante partner commerciale della Libia nel ramo degli armamenti

Nelle stesse ore in cui si svolge la guerra civile in Libia e il governo italiano valuta le misure da adottare con le centinaia di migliaia di rifugiati provenienti dal Nord Africa, può essere utile tener presente che i rapporti fra Italia e Libia sono molto più complessi e articolati di quanto non emerga dalle cronache degli ultimi avvenimenti.

Secondo il dettagliato rapporto stilato dall'Istituto di ricerche internazionali Archivio disarmo, Tripoli rappresenta un importante partner commerciale per l'Italia in ambito militare. La firma del Trattato di Bengasi del 30 Agosto 2008, ratificato dall'Italia nel Febbraio 2009 e dalla Libia il 2 Marzo, costituisce una tappa saliente rispetto agli anni Settanta, Ottanta e Novanta, quando le tensioni fra la Libia e i paesi occidentali erano state più forti e controverse.

La normalizzazione dei rapporti fra Italia e Libia, siglata dal Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione da Berlusconi e Gheddafi nel 2008 (ma al Preambolo avevano già iniziato a lavorare Prodi e D'Alema), prevede, oltre agli impegni di consultazione politica, cooperazione culturale e collaborazione energetica, “la realizzazione di un forte ed ampio partenariato industriale nel settore della Difesa e delle industrie militari” (Art. 20, comma 2). Nel 2008 il Trattato sollevò polemiche soprattutto per la promessa di una “ricompensa” italiana alla Libia nella forma di stanziamenti di cinque miliardi di dollari in 20 anni e per la mancata messa in discussione dell'Alleanza dell'Italia con la Nato.

berlusconi gheddafi
La normalizzazione dei rapporti fra Italia e Libia prevede peraltro "la realizzazione di un forte ed ampio partenariato industriale nel settore della Difesa e delle industrie militari"

Tuttavia, nel 2008 il valore delle spese militari libiche ha cominciato a crescere, raggiungendo, secondo i dati SIPRI elaborati dall' Archivio disarmo, la cifra di 1,1 miliardi di dollari nel 2008. Ciò significa che la Libia ha consolidato nell'ultimo periodo la sua posizione di partner commerciale nel ramo militare, di cui l'Italia, come anche la Francia e la Russia, hanno particolarmente beneficiato.

In particolare le tabelle che esprimono il valore delle autorizzazioni alle esportazioni italiane in Libia dal 2006 al 2009, stilate dai Rapporti annuali del Consiglio dei Ministri in materia di armamento, attestano una costante crescita degli investimenti italiani in Libia a partire dal 2006.

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Ancora due testimonianze a favore del popolo libico, da Giovanotta:

Il Mediterraneo dei Gelsomini


FERMIAMO IL MASSACRO IN LIBIA

Pane, lavoro, democrazia, accoglienza

IL MEDITERRANEO DEI GELSOMINI

C'è una Italia che si riconosce nella lezione di coraggio e dignità che arriva dal mondo arabo.

Il profumo dei gelsomini arriva anche nel nostro paese, anche nelle barche piene di giovani con la loro domanda di futuro.

Il messaggio che porta con sé ci dice che non è obbligatorio subire il furto di futuro, il sequestro della democrazia, né la fame di pane, lavoro e libertà.

Ci conferma che è possibile riprendere in mano il proprio destino, e scrivere insieme una nuova storia per il proprio paese e per il mondo intero.

Dimostra che il vento del cambiamento si può alzare anche dove sembra più difficile.

Oggi soffia da una regione rapinata dai colonialismi vecchi e nuovi, oppressa da dirigenti corrotti e venduti, violentata da guerre e terrorismi, troppo spesso contesa, divisa, umiliata.

Alzare la testa si può, anche quando costa immensamente caro, come il prezzo che il popolo libico sta pagando in queste ore per aver sfidato il dittatore.

Siamo tutti coinvolti da ciò che accade aldilà del mare. Le speranze e i timori, i successi e le tragedie delle sollevazioni arabe disegnano anche il nostro futuro.

Viviamo conficcati in mezzo al Mediterraneo ed è da qui che è sempre venuta gran parte della nostra storia.

Non possiamo restare in silenzio, mentre il Governo italiano tace, preoccupato solo di impedire l'arrivo di migranti sulle nostre coste, e ancora difende il colonnello Gheddafi.

Uniamo le nostre voci per chiedere la fine della repressione in Libia e in tutti gli altri paesi coinvolti dalla rivolta dei gelsomini, dallo Yemen al Bahrein fino alla lontana Cina.

Per sostenere i processi democratici in Tunisia e in Egitto e lo smantellamento dei vecchi regimi.

Per rafforzare le società civili democratiche che escono da anni di clandestinità e di esilio.

Per politiche di vero dialogo tra culture e per promuovere i "diritti culturali" delle popolazioni coinvolte.

Per la revisione degli accordi ineguali e ingiusti imposti dalle nostre economie ai vecchi regimi.

Per la fine delle occupazioni e delle guerre in tutta la regione.
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E da SilveGirl09:

libia

Io so solo gioire con la popolazione libica
che finalmente!
si sta liberando da un regime dittatoriale
le cui atrocità saranno note anche a noi,
"sonnolenti" europei!
appena il blocco delle informazioni verrà totalmente rimosso.

La paura che sta avvolgendo la gran parte della popolazione italiana
dei possibili nuovi "arrivi"
è, secondo me, nella gran parte fomentata dalla gran-cassa mediatica
che dà voce a quello che il governo non fa altro che ripetere da giorni,
fino ad arrivare a dichiarazioni ridicole ("non lo voglio disturbare...")
o facendo persino supporre un "è meglio Gheddafi piuttosto quello che potrebbe venire dopo!"
Dichiarazioni che ci stanno rendendo, ancora una volta, invisi al resto del mondo!

La presa da distanza del nostro B., amico di Gheddafi, ancora non è arrivata forte e chiara!
E l'ansia che si sta fomentando,
a cominciare dal ministro degli interni,
per i possibili sbarchi, per l'esodo delle popolazioni
è davvero miserevole!

Cosa avrebbero dovuto fare gli americani, allora, quando sono venuti in europa a liberarci dal fascismo e dal nazismo?



Io sto con il popolo libico!





Veniamo alle miserie di casa nostra, il nostro piccolo premier ormai è assodato porta sfiga, i suoi amici più fedeli stanno miseramente scomparendo, da Ben Ali' a Mubarak adesso è la volta di Gheddafi, a quando la dipartita di Putin e del Cavaliere? Intanto per non farci mancare niente la televisione pubblica inglese per bocca di Charlie Broker sputtana ancora una volta il nostro capo del Governo (da Net1News):

LONDRA - Siamo ufficialmente una barzelletta. Bastano 30 secondi a Charlie Brooker per demolire Silvio Berlusconi, "a terrible shit", che tradotto significa "una terribile merda". Il comico inglese attacca il Presidente del Consiglio italiano senza alcuna pietà sui suoi scandali sessuali: un annichilimento completo che va da Ruby ad Annalisa Minetti, dalle leggi ad personam, al controllo sui media e non risparmia nemmeno l'aspetto estetico di Silvio Berlusconi. Un satira feroce che in Italia coninciderebbe con l'espulsione da qualsiasi televisione. Fortunatamente Charlie Brooker è un comico inglese, e può permettersi di fare satira su Berlusconi nel suo 10 O'Clock Live, che è un programma che va in onda dal vivo, su Channel 4, un canale televisivo pubblico. Addirittura impensabile per gli italiani la cesura finale, in cui Brooker descrive Berlusconi come: "Ghignante, decrepito, coi capelli trapiantati, avizzito come un bisonte morente". Il filmato è stato sottotitolato dal sito ComedySubs.org: guarda il video


Ma che succederà quando finalmente il Cavaliere mollerà la poltrona? Se lo chiede Byoblu:


E dopo Silvio Berlusconi...




Molti mi chiedono cosa succederà dopo Silvio Berlusconi. Niente. Non succederà assolutamente niente.

Quando guardate quel vecchio signore che sembra una caricatura della banda degli onesti, il capolavoro di Totò, in realtà state guardando la punta dell'iceberg di un sistema sommerso che permea tutto quanto, da palazzo Grazioli all'azienda dove lavorate, passando per i direttori di banca, gli uffici degli avvocati, i cartelloni pubblicitari, i funzionari di borsa, i primari degli ospedali, le catene di supermercati, i trasporti pubblici e i vigili urbani, per arrivare, dopo un lungo giro tortuoso che collega tutti i puntini numerati, all'industria dei contenuti televisivi.
Credete che il conflitto di interessi si risolverebbe, se Berlusconi dovesse cedere il potere formale a qualcun altro? O magari se dovesse abbandonare il suo vetusto pondo? Non credo che siate così ingenui da pensarlo davvero. Potete mettere a Palazzo Chigi il cittadino animato dalle più lodevoli intenzioni, ma il sistema di potere economico, il serpente tentacolare che divora qualsiasi topolino osi fare capolino fuori dalla tana, continuerebbe a manovrare ogni singola leva del potere reale di questo paese. Indisturbato. E sapete perchè? Perché un politico non è altro che l'espressione di un sistema di potere preesistente, mentre non si è mai visto il contrario: nessun politico è in grado di creare o disfare un sistema tanto pervasivo e colloso come quello, commisto al malaffare, che scrive ogni giorno la vera costituzione del nostro paese, con le sue regole, i suoi tribunali, i suoi ministri e il suo sistema di appalti parassiti. In altre parole, la politica si può vedere come la copertura, l'attività regolare che maschera i traffici illeciti di faccendieri ricchissimi e senza scrupoli, i veri proprietari del paese, coloro che decidono cosa e come deve essere fatto.

Facciamo un esempio banale, facile facile... Il conflitto di interessi. Già da molto tempo prima che Berlusconi scendesse in politica, Mediaset era asservita ai desideri di un politico, Bettino Craxi, che in cambio di un sistema di finanziamenti illeciti - ma evidentemete anche di supporto a livello di manipolazione delle informazioni - permetteva a Berlusconi di continuare a costruire il suo impero multimediale. In Parlamento non c'era direttamente il proprietario dell''industria televisiva privata, ma c'era un suo rappresentante diretto, a lui legato a doppio filo. In teoria il Parlamento poteva decidere di staccare la spina alle televisioni di Berlusconi in qualsiasi momento, essendo illegali, ma il potere economico dettò l'agenda politica e furono emanati addirittura tre Decreti Legge (quindi si ritenne che la questione avesse nientemeno che i requisiti della necessità e dell'urgenza). il serpente tentacolare era più forte dei piccoli e deboli uomini che componevano il Governo Craxi. La p2 era già stata individuata e apparentemente sciolta, ma come vediamo anche oggi il suo sitema di potere, evidentemente vincente, continua ad essere riproposto continuamente. Il risultato è quel che sappiamo.
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Il movimento Rete dei Cittadini si è costituito a Roma, aderite e partecipate all'assemblea pubblica che si terrà nella capitale il giorno 27 febbraio 2011:

Chi siamo


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RETE DEI CITTADINI (RdC) è una federazione di associazioni, comitati, liste civiche e gruppi, formali e informali, di singoli cittadini, accomunati dai principi espressi nel Manifesto e dalla volontà di appropriarsi della sovranità popolare per migliorare la qualità della vita di tutti i cittadini.


Il nostro MANIFESTO

Il nostro STATUTO

Chi siamo
RETE DEI CITTADINI
- è un’associazione che prima di parlare di democrazia agli altri, la usa al proprio interno (una testa un voto, cariche revocabili e a turnazione, programmi partecipati, riunioni aperte anche online, sito aperto ai contributi di tutti, anche dei non iscritti, ecc).
- conta chi vive il territorio: non ci sono leader nè guru a cui sottostare
- è uno strumento aggregante dove ogni persona e gruppo aderente mantiene la propria identità e la esprime nella completa parità e libertà
- pochi e chiari principi da condividere (manifesto).

Cosa vogliamo:
- unire persone e gruppi che lavorano su singole battaglie e iniziative legate al territorio, ma affrontando anche tematiche ad ampio raggio politico, sociale, culturale ed economico
- mettere in contatto realtà diverse, ma accomunate dalla voglia di migliorare una parte della realtà che le circonda
- ridare al popolo la sovranità politica ed economica, o, più semplicemente, il potere di decidere della propria esistenza
- costruire un progetto ampio di trasformazione della società a partire dai singoli
- costruire, partecipare, sostenere la formazione di liste partecipate a tutti i livelli istituzionali del paese

Perchè esistiamo
- perché la stragrande maggioranza dei cittadini non hanno voce
- perché le tante realtà territoriali difficilmente riescono a trovare il tempo e le energie per dialogare fra di loro trarre forza dal confronto
- perché sentiamo l’esigenza di essere “leader di noi stessi” e partecipare attivamente alla vita della nostra società
- perché i sistemi partitici che hanno gestito finora il potere in modo verticistico e centralistico senza alcuna responsabilità verso le promesse elettorali hanno fallito.
- perché gli attuali gruppi di potere hanno prodotto una società insostenibile e antidemocratica.

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Siamo un grande popolo, la satira è la nostra migliore arma per contrastare i nostri rappresentanti in Parlamento e nelle istituzioni pubbliche, dal blog di Jacopo Fo:

Siamo un grande popolo!


Gli stranieri ci deridono perché sono invidiosi! (Italians do it better! Gli italiani lo fanno meglio!)

Ci ho un rigurgito patriottico. Tutta colpa di Benigni. E mi permetto di osservare che l’Italia sta attraversando un momento grandioso dal punto di vista della satira. Luca e Paolo a Sanremo, Grillo, Hendel, Luciana Littizzetto, Paola Cortellesi, i Guzzanti, Daniele Luttazzi, Paolo Rossi, Albanese, Crozza, la Dandini, Vergassola, Benni, Vauro, Staino e anche Travaglio che si è messo a recitare i suoi pezzi forsennati… stanno dando tutti il meglio di sé. Non esiste un solo paese al mondo che possa vantare un’armata di comici irriverenti paragonabile a quella italica.

Ma dove può succedere che due comici come Dario Fo e Franca Rame, tanto per restare in famiglia, riescano a mandare in onda un’intera commedia senza audio? Vi ricordate Atlantide tv? Un’ora e 45 minuti di film muto su un canale Sky a causa delle minacce di Dell’Utri… I giornali di mezza Europa restarono a bocca aperta. Sono livelli poetici della satira surrealista che gli stranieri non riescono neanche a immaginare. È che noi italiani siamo veramente diversi. Siamo esagerati in tutto, a partire dall’arte. Ha ragione Benigni quando dice che noi italiani abbiamo lastricato i musei del mondo con i chilometri di opere d’arte che ci hanno depredato.

L’Italia è un paese dove si incrociano strane correnti, così esposti come siamo in mezzo al Mediterraneo. Abbiamo invaso il mondo e poi abbiamo subito tutte le invasioni possibili. Perfino i normanni ci sono venuti a rompere i coglioni! Han circumnavigato l’Europa pur di venire fin giù da noi. Perché ci abbiamo il sole, sappiamo far da mangiare, suoniamo da Dio e a far l’amore non ci batte nessuno. Da noi si sta bene. Sappiamo vivere.

Adesso ci pigliano in giro per Berlusconi. Ma si guardino i mortacci loro! Cioè, io a Berlusconi gli mordo i polpacci. Ma non permetto a un inglese di farmi la morale. Ma scherziamo? Cioè, loro hanno un Blair che alla fine ha ammesso che sulla storia delle armi di distruzione di massa in Iraq han dovuto stare zitti perché tanto gli Usa volevano la guerra e se la Gran Bretagna intendeva conservare la sua posizione privilegiata nei confronti degli Stati Uniti doveva partecipare all’impresa. E cos’hanno fatto gli inglesi? Una scoreggina?

E i francesi, pure loro è meglio che si guardino le loro piattole invece di guardare la pagliuzza nel nostro occhio. Vogliamo parlare delle responsabilità della Francia nei massacri africani degli ultimi 30 anni? Vogliamo parlare di Bokassa il cannibale? Quello che divorava gli studenti di sinistra e poi regalava i diamanti a Giscard?

Chi ci fa la morale? Il New York Times? Ma fatemi scoppiare a ridere! Vi siete tenuti una serie di presidenti che hanno impestato il mondo e i soldati americani con l’uranio impoverito… torture, massacri di civili… E il sostegno a tutti i dittatori fascisti del mondo.
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In Abruzzo le promesse mirabolanti del Cavaliere sono rimaste solo promesse, la ricostruzione dei centri colpiti dal terremoto è di là da venire, la testimonianza di Miss Kappa:

La speranza che non c'è

Il catastrofico terremoto di Christchurch riporta immagini a noi Aquilani tristemente familiari. E le vittime, i dispersi, i feriti, i sopravvissuti, i loro volti, come quelli dei soccorritori, sono i nostri stessi volti. Il dolore è il medesimo. E per noi son trascorsi quasi due anni. Quel dolore non è mitigato dal tempo. E', addirittura, da esso rafforzato. Perché noi, per certo, abbiamo vissuto, e viviamo, un dopo terremoto che è, per alcuni versi, peggiore della catastrofe di quella notte. Due anni son tanti. Due anni sono stati niente per noi e per la nostra città. Perché la gestione del nostro post terremoto ci sta togliendo la speranza. E tutti sappiamo quanto la speranza sia necessaria per ricostruire le vite. La speranza può partire solo da qualche certezza, seppur minima. Ebbene, noi di certezze non ne abbiamo. Se qualcuno mi chiede una previsione di rientro a casa mia, non so proprio cosa rispondere. Dico dieci anni, forse venti. Perché nulla so. Vedo, però, che, a due anni, le macerie sono ancora lì. E non abbiamo individuato un sito di stoccaggio. Non sappiamo neanche esattamente quante tonnellate siano.
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Eppure sarebbe stato talmente semplice affrontare l'emergenza terremoto, bastava prendere esempio dai popoli nomadi della Mongolia, da secoli queste popolazioni si spostano con le loro case, le yurta, dal blog Solleviamoci:

Case troppo care? La Yurta potrebbe essere la soluzione


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Non è difficile innamorarsi della Yurta, col suo senso di armonia, la sua bellezza intrinseca, la libertà di spazio in una abitazione disponibile ovunque.. Un’idea per l’abitare di oggi, con la crisi economica crescente e una rinnovata voglia di ‘cambiamento’ in positivo dei nostri consumati stili di vita. Quelli sì poco naturali. Un modo d’abitare che invita la creazione di ‘villaggi’ dove la gente può magari praticare nuove forme di solidarietà, di vita, tutta da inventare..

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Come sono fatte le yurta? Syusy Blady ne ha importata una direttamente dalla Mongolia e spiega come montarla e arredarla:

La storia della mia yurta



Una normale giornata al supermercato raccontata da Phoebe1976:

Estensione del dominio della lotta (al logorio della vita moderna)

Esco per una volta quasi in orario dall'ufficio.
Che bello, mi dico tra me e me, tra poco sarò a casa e potrò rilassarmi!
Ultimamente sono un po' stressata, non riesco a conciliare tutte le varie componenti della mia vita e mi sembra di correre come una trottola. Ma non stasera!
Le mie rosee prospettive si infrangono subito contro la triste realtà: il frigo è così vuoto che rimbomba e se non voglio mangiare le scatolette di Nevruz urge una deviazione per la spesa.
Che ci vorrà mai, mi rincuoro, al massimo cinque minuti! Accatto due cose e vado!
Salgo in macchina e suona il cellulare: mia suocera. Ma che vorrà? All'improvviso ricordo: io le ho detto di chiamarmi a quest'ora per una faccenda legale seria che la riguarda e su cui vuole un consiglio.
Vabbè, tanto sono in macchina. E così parto verso il supermercato disquisendo di diritto del lavoro.
Arrivo, parcheggio, saluto la suocera. E il mio arrivo al supermercato è accolto da grandi sbracciate di Alì, il panettiere pakistano. E' in lotta con il Penny Market per motivi che riguardano la sua locazione commerciale e vuole un consiglio.

Se rinasco faccio l'estetista, penso mentre Alì mi mette due frappe in una busta per regalo. Io sono intollerante, ma l'Amoremio apprezzerà.

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Una vera vergogna, il nostro piccolo premier che bacia la mano al sanguinario dittatore libico, l'articolo di Alessandro Robecchi:

In ginocchio da te. Quando Silvio faceva il baciamano a Gheddafi

Un vero statista, nonostante la statura. Un primo ministro europeo che bacia la mano a un dittatore africano, che in questi giorni non esista a bombardare con l’aviazione i propri cittadini. Non solo le feste, le tende, l’accoglienza strepitosa, gli harem di hostess pagate per andare a sentire il verbo del Colonnello, gli affari, le figuracce internazionali. Tutte cose già dette su Silvio e Muammar, compresa la strabiliante affermazione dei giorni scorsi quando Berlusconi disse di "non voler disturbare" chiamando Gheddafi. Intanto, il ras di Tripoli faceva sparare sulla folla, anche con aerei e armi anticarro, senza che nessun organo di stampa italiano ci dicesse quante di quelle armi pesantie quanti di quegli aerei usati per la repressione fossero gentilmente forniti dal governo italiano. Del resto, Gheddafi è recentemente diventato azionista di Finmeccanica, la grande azienda di armi italiana. Mentre il mondo chiede che cessino le violenze in Libia, mentre i cittadini libici tentano di rovesciare un regime che dura da quarant’anni, il ministro degli esteri italiano, il famoso maestro di sci dei figli di Berlusconi Frattini e il suo capo, se ne stanno zitti. Questa foto (per vedere il video completo clicca qui) ci dice tutta la saggezza e la lungimiranza del nostro attuale premier: un baciamano, un inchino al più grottesco dittatore del Mediterraneo, una vergogna mondiale lui e chi gli fa il baciamano. Bravo Silvio, sù, ora puoi rialzarti.

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L'anniversario dei centocinquanta anni dell'unità d'Italia sarà celebrato in pompa magna, Michele Serra è in grado di rivelare i dettagli:

Una festa nel segno di Swarovski

Per festeggiare i 150 anni dell'unità d'Italia il governo deve barcamenarsi tra austerità e grandeur. Con effetti sorprendenti. Per esempio, Calderoli ha invitato Napolitano a Cascina Sbreganzona... (25 febbraio 2011)
Fervono i preparativi per il 17 marzo, centocinquantenario dell'unità d'Italia. Il comitato per i festeggiamenti, che si riunisce su una panchina al Pincio, ha tagliato i fondi per finanziarlo, ha ricevuto i giornalisti davanti al chiosco dei gelati per fare il punto.

Parata militare. Berlusconi avrebbe voluto che fosse aperta dalle giovani allieve ufficiali, che lo eccitano molto, promettendo a ciascuna una baionetta Swarovski, una cartucciera Swarovski e - solo per le bersagliere - una tromba Swarovski. Le autorità militari, pur apprezzando l'interessamento, hanno fatto presente che Swarovski non è tra i fornitori ufficiali delle Forze armate. Comprendendo la situazione, il premier ha proposto di rinunciare a soldatesse e soldati, troppo prevedibili, e far sfilare centocinquanta ballerine in bikini Swarovski, ciascuna accompagnata da un reduce della battaglia di Solferino per sottolineare che, quando si è uniti dal patriottismo, la differenza di età non conta. Le autorità militari hanno comunicato a Berlusconi che l'ultimo reduce di Solferino è morto nel 1937. Contrariato, il premier ha affidato a Gianni Letta il compito di coordinare la parata militare, in collaborazione con il Capo di Stato Maggiore e con il rappresentante in Italia della Swarovski.


La Lega. Bossi ha fatto sapere che il volo delle Frecce Tricolori nei cieli del Nord Italia per la Lega non costituisce un problema, purché avvenga solo sopra le città munite di antiaerea. Calderoli, famoso per i suoi abili compromessi, ha proposto a Napolitano di festeggiare il 17 marzo a Cascina Sbreganzona, il paesino lombardo che contende a Roma il titolo di capitale d'Italia da quando, nel 1912, il suo sindaco uscì di senno. Le famose salamelle con fagioli e carote che hanno reso celebre Cascina Sbreganzona sono state già inviate a Napolitano per invogliarlo a partecipare.


Giornali.
Quasi tutti i quotidiani italiani hanno promesso di partecipare attivamente alle celebrazioni. Il "Corriere della Sera" darà una lettura "terzista" del Risorgimento: un editoriale di Panebianco spiegherà come le intemperanze dei Carbonari abbiano impedito al Papa e ai Borbone di abdicare spontaneamente, come avevano intenzione di fare già da metà del Settecento. "Giornale" e "Libero" pubblicheranno, rispettivamente, un'inchiesta sull'omosessualità di Cavour e Mazzini, e l'elenco completo dei garibaldini che hanno usufruito di affitti di favore. "Avvenire" prepara un inserto sulla Breccia di Porta Pia, con un duro attacco all'impresa costruttrice che aveva lesinato sul calcestruzzo. WikiLeaks ha già offerto a "l'Espresso" venticinque bauli con tutti i documenti ufficiali della diplomazia austriaca dal 1820 al 1870. Purtroppo le parti divorate dai topi erano le più rilevanti.
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Le immagini delle amiche blogger, da Oro Fiorentino:





Da Sonya58:


Da Solesenzanuvole:


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• Solo chi ama senza speranza conosce il vero amore.

Pablo Neruda

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• Potranno tagliare tutti i fiori, come hai fatto tu,

ma non fermeranno mai la primavera.

Pablo Neruda

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• L’amore è breve, dimenticare è lungo.

Pablo Neruda

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• Ormai non l'amo più, è vero, ma forse l'amo ancora. È così breve l'amore e così lungo l'oblio.

Pablo Neruda

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Da DalfusodiTaiwan:


Se non fai da brava...


...chiamo l'UOMO NERO


Dal maestro della satira Vauro, gli ultimi avvenimenti di questo sventurato paese:









E ancora satira da Enteroclisma:

IL FUOCO DELLA RIVOLUZIONE

Le cose si mettono male.
La crisi internazionale mette in pericolo gli approvvigionamenti di gas,
ma una soluzione si trova sempre.
Nei legumi il futuro energetico italiano.

MODELLO ITALIANO

Il regime libico è in difficoltà.
Il compagno di bunga bunga è nei guai, incalzato dai ribelli ( sicuramente comunisti mandati da Bersani e Franceschini ), ma Supersilvio ha già una soluzione
... i suoi avvocati sono già al lavoro.

Pillola del giorno: Crozza a Ballarò ultima puntata




domenica 20 febbraio 2011

ZeitGeist Moving Forward il film!

In alto: Immagine tratta dal blog http://lemarichicche.blogspot.com/


Che Dio ci perdoni. E ci perdonerà. E' il suo mestiere.
Marcello Marchesi.



ZeitGeist Moving Forward il film! Da vedere e far girare!



Il 15 gennaio scorso è uscito:

Zeitgeist: Moving Forward è un web film non profit del 2011 diretto, prodotto e distribuito da Peter Joseph. È il terzo capitolo di Zeitgeist: the Movie e segue cronologicamente a Zeitgeist: Addendum.

Il film è stato rilasciato indipendentemente in modo contemporaneo il 15 gennaio 2011 in 60 nazioni e 30 lingue, con 340 proiezioni in tutto il mondo.[1] E' stato definito uno degli eventi indipendenti più grandi della storia del cinema.[2]

Il film è stato rilasciato gratuitamente su internet dal 26 gennaio 2011 e ha ricevuto 300000 visualizzazioni nelle prime 24 ore[3] e oltre 1,4 milioni di visualizzazioni nei cinque giorni successivi. Il 1 febbraio 2011 è stato rilasciato un file torrent per il download gratuito attraverso il network VODO, permettendo la donazione per finanziare i film successivi.[4]


Zeitgeist: Moving Forward identifica alcuni problemi della società, e propone un modo per vivere in equilibrio con l'ambiente, senza inquinare né distruggere le risorse naturali. Nel film vengono intervistati esperti in tutti i settori, come Dr. John McMurtry, filosofo della University of Guelph in Ontario, Dr. James Gilligan, Clinical Professor of Psychiatry alla School of Medicine di New York, Richard Wilkinson, Professor Emeritus della University of Nottingham.

Il film è diviso in quattro parti. Ogni parte è composta da interviste ad esperti, narrazioni e seguenze animate. (fonte Wikipedia)


Il futuro e le tecnologie rapportate alla coltivazione della terra, cosa possono fare gli imprenditori agricoli per preparare al futuro la propria fattoria?
In questo video BBC, Rebecca Hosking si interroga su cosa può fare nella propria fattoria, nella quale si allevano bovini e pecore che sono tenuti al chiuso durante la stagione fredda facendo lievitare i costi. La coltivazione in permacultura e le fonti rinnovabili per la Fattoria del futuro:

A proposito di futuro, l'università di Torino sta sperimentando un nuovo sistema di sfruttamento dell'energia solare, da Il Cambiamento:

Fotovoltaico senza silicio? Si può fare, parola dell'Università di Torino

mirtilli
L'Università di Torino ha da poco presentato un prototipo di pannello fotovoltaico realizzato con materiali organici come l'argilla e i mirtilli

Fotovoltaico senza silicio. Come il solare che funziona di notte sembra una contraddizione in termini e invece la scienza sta facendo progressi anche su questo fronte. Da un'idea di quattro ricercatori della facoltà di Chimica dell'Università di Torino, infatti, è stato messo a punto un prototipo di pannello fotovoltaico realizzato con materiali organici - quindi definiti ecocompatibili perché smaltibili - come l'argilla e i mirtilli.

Un'innovazione, quella nata nei laboratori dell'Università di Torino, che nasce in realtà dalla tecnologia sperimentata dal chimico svizzero Michael Grätzel e che va sotto il nome di dye sensitized solar cells (celle solari al colorante sensibile).

La sostanza che permette a questi pannelli di ricavare energia dal sole, infatti, è proprio una pasta composta di biossido di titanio e colorante organico sensibile alla luce. Un'emulazione di quanto avviene con la fotosintesi clorofilliana, spiegano i chimici dell'Università di Torino, e che consiste prevalentemente nella cattura della luce e nella trasformazione della stessa in energia elettrica.

In pratica, grazie all'utilizzo di questi coloranti fotosensibili posizionati tra due lastre di vetro è possibile produrre energia elettrica tramite qualunque tipo di superficie e senza la necessaria esposizione diretta ai raggi solari, ma anche con luce diffusa. Questo lascia spazio a una serie di applicazioni adesso ancora inesplorate come l'installazione di tettucci fotovoltaici sulle automobili, tessuti capaci di ricaricare il cellulare, tende da campeggio in grado di ricaricare il portatile.

Si tratta di opzioni che sono attualmente in fase sperimentale all'università di Torino. E adesso l'obiettivo è proprio quello di trovare un partner per la messa sul mercato dei dispositivi che entro un anno porti fuori dai laboratori universitari questa ultima generazione di pannelli.

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Dalla stessa fonte finalmente una buona notizia, la multinazionale Chevron condannata a pagare una somma altissima per danni ambientali nella foresta amazzonica, da il cambiamento:

Ecuador, la Chevron condannata per danni ambientali

È una sentenza storica quella emessa in Ecuador, dopo 17 anni di battaglie legali, ai danni della Chevron, che sarà costretta a pagare un risarcimento altissimo per i gravi danni ambientali provocati alla foresta amazzonica tra il 1964 ed il 1990, con le attività estrattive.

petrolio
La Chevron dovrà pagare un risarcimento altissimo per i danni ambientali alla foresta amazzonica causati dalla Texaco

C’è voluto molto tempo, ben 17 anni di battaglie legali, ma alla fine la compagnia petrolifera Texaco, oggi assorbita dalla Chevron, dovrà pagare 9.510 milioni di dollari (8.646 milioni per multe e risarcimenti, più il 10% che impone la Legge sulla gestione ambientale) per i danni all’ambiente commessi in Ecuador durante la sua attività tra il 1964 ed il 1990. Di questa cifra, 5.396 milioni, saranno destinati alla bonifica del suolo; 1.400 milioni per riparare i danni causati alla salute pubblica degli abitanti della zona; 800 milioni per istituire un Fondo sulla salute e 600 milioni per purificare le acque sotterranee.

Si tratta di uno dei risarcimenti più alti della storia che va a compensare, sempre parzialmente, una sciagura che ha i contorni di un vero e proprio disastro ambientale. Durante la permanenza sul territorio ecuadoregno, infatti, l’allora Texaco ha riversato più di 68.000 milioni di litri di rifiuti tossici nei fiumi amazzonici ed ha abbandonato nella foresta circa 900 pozze stracolme di residui provenienti dalle attività di estrazione petrolifera. Come se non bastasse la compagnia, a causa di cedimenti strutturali dell’oleodotto, ha disperso nell’ambiente 64 milioni di litri di greggio.

Sarebbe stata possibile una cosa del genere negli Stati Uniti, patria della Chevron? No, ecco perché. Nel 1942 lo Stato della Luisiana richiese che le acque reflue ed i rifiuti tossici fossero incanalati nei canali naturali di drenaggio, costringendo la Chevron ad impiegare la cosiddetta reinjection technology, una tecnica che permette di smaltire le acque tossiche attraverso condotti di scarico che le riconducano verso i campi petroliferi esistenti nell’entroterra dello Stato. Stessa cosa fece il Texas nel 1969, impedendo che si scaricassero rifiuti tossici nei fiumi e nei torrenti, anche quelli asciutti.

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Le multinazionali controllano il pianeta, nel suo nuovo libro Antonella Randazzo racconta dell'enorme potere che le corporation esercitano sul mondo intero:

LA NUOVA DEMOCRAZIA Illusioni di civiltà nell'era dell'egemonia Usa



ANTONELLA RANDAZZO

LA NUOVA DEMOCRAZIA. Illusioni di civiltà nell'era dell'egemonia Usa
(Zambon Editore)


Con la sconfitta del nazifascismo abbiamo creduto di esserci liberati dai più pericolosi criminali. Ma oggi, alla luce di nuovi documenti e di nuove testimonianze, possiamo sostenere che così non è. I crimini sono stati soltanto spostati dall'Europa alle aree del Terzo Mondo, col pretesto di "portare la libertà" ai popoli. In nome della libertà e della democrazia sono stati commessi innumerevoli crimini e genocidi.
Il titolo "La Nuova Democrazia", riprende la definizione che il dittatore Augusto Pinochet dette alla nuova situazione cilena creatasi dopo il massacro di migliaia di persone e la soppressione del governo eletto democraticamente di Salvator Allende. La Nuova Democrazia è una "democrazia senza popolo". Le "Nuove Democrazie" sono oggi tantissime, attuate e ancora, tragicamente, da attuare. Il mondo di oggi è tutt'altro che liberato da coloro che si arrogano il potere di commettere crimini, nel nome di un'ideologia che trova nel profitto e nel potere il suo unico Dio.

Questa sconcertante realtà ci viene resa incomprensibile dai media, che mostrano immagini raccapriccianti di bambini in fin di vita per la fame e non ci spiegano a cosa tutto ciò è dovuto. Impediscono l'emergere del paradosso di un Occidente che si professa evoluto e scientificamente avanzato, ma che non è capace di salvare molti esseri umani dalla morte per fame. Corpi di immigrati vengono mostrati galleggianti, senza vita, nello Stretto di Gibilterra, ma non ci spiegano le ragioni politiche ed economiche che costringono queste persone a fuggire dal loro Paese rischiando la vita. I media ci mostrano guerre e guerriglie ma non ci dicono chi produce e vende le armi che rendono possibile tutto ciò.
E' arrivato il momento di mettere tutti i tasselli del puzzle al loro posto, per rendere possibile la totale comprensione della realtà. E per dire chi sono i responsabili dei crimini.
Questo libro fa luce sulle cause dei problemi più gravi che vessano l'umanità. Senza reticenze indica le cause e i suoi responsabili.
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E dopo aver parlato di futuro e di multinazionali criminali passiamo alle miserie di casa nostra, il piccolo premier nonostante gli scandali ed il rinvio a giudizio per concussione e prostituzione minorile, nonostante abbia fatto diventare il nostro paese lo zimbello del pianeta, nonostante la grandiosa manifestazione delle donne del 13 febbraio continua a rimanere inchiavardato alla poltrona, ma se lo vedessimo come effettivamente è senza i lifting ed i trapianti? C'è una foto che lo metterebbe definitivamente al tappeto, fatela girare, da Il Fatto Quotidiano:

Niente trucco stasera


C’è una sola foto che farebbe perdere definitivamente a Berlusconi la fiducia degli italiani. È la foto che lo ritrae struccato, nature, magari un momento prima di andare a dormire (quelle tre ore per notte che lui dice di dormire, s’intende), o quando si alza dal letto (magari non proprio quello appartenuto a Napoleone, come suggeriva un gossip di qualche tempo fa). Quella foto sì che avrebbe il potere di farlo crollare in tutti i sondaggi. E in effetti è l’unico scatto di cui neppure si ipotizza l’esistenza. Perché non c’è nulla al mondo che il cavaliere tema di più della sua vera immagine, ossia quella di un uomo di 74 anni, con i segni che madre natura e il tempo gli hanno riservato, le pecche e le rughe che in altri volti e in altri uomini non rappresenterebbero altro che il fiero riconoscimento di una vita degnamente vissuta.

Questa fotografia non esiste. Perché se esistesse, forse, sarebbe conservata in una soffitta, come il ritratto di Dorian Gray, il celebre quadro che patisce le miserie della sorte al posto del vizioso Dorian, e che invecchia sempre più, giorno per giorno. Ma il personaggio nato dalla fantasia di Oscar Wilde restava eternamente giovane perché aveva fatto un patto col diavolo. Mentre Berlusconi, al massimo, il patto lo ha stipulato con gli italiani, siglandolo a Porta a Porta nel 2001 (chi se lo ricorda?) dinanzi al notaio Bruno Vespa.

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E ancora la vignetta dissacrante che raffigura il Cavaliere come un tacchino spennato che ha fatto il giro del mondo, da Il fatto Quotidiano:

E il mondo ci ride dietro…

Devastante. Per gli inglesi che hanno aperto le loro copie di The Guardian il 16 febbraio, la vignetta di Steve Bell dice molto sulle notizie di questi giorni e su come viene considerato all’estero il capo del governo italiano. Non c’e’ bisogno di parole. Siamo stati abituati a vedere Tony Blair descritto come un bugiardo, ma al presidente del Consiglio, rappresentato come un tacchino spennato circondato, come i romani di una volta, da una corona di alloro, viene dato il semplice titolo WNQR (Wanker). I tanti inglesi che usano gli sms non avevano bisogno di molto tempo per tradurre quella sigla.
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Se al governo e nelle massime cariche istituzionali di questo paese ci fossero donne, come sarebbe degna di essere vissuta la nostra vita, l'intervento di una grande donna a Piazza del Popolo, dal blog di SilverGirl:

bentornate DONNE!

E' ORA
ORA!



Ascoltate questo bellissimo intervento
di una grande donna
Alessandra Bocchetti


"siamo state troppo timide, troppo fiduciose, troppo conniventi,
troppo deleganti, troppo ubbidienti!
bisogna dare una spallata!"


ADESSO!
Voglio un Paese con un primo ministro donna, con un ministro del tesoro, ministro dell'interno, DONNA.
Voglio una corte costituzionale composta da almeno 3 donne!
Voglio un paese con un presidente della repubblica DONNA!




Ancora sul piccolo premier da Caterina Soffici:


Ora le donne fanno
paura a B.
Berlusconi e le donne. Un destino beffardo accompagna la stagione più buia del premier. C’è il volto tirato e sconvolto di Berlusconi sulle prime pagine dei giornali stranieri. E c’è anche la foto di Ruby the heart stealer, la rubacuori. Più dei titoli (“L’ora più brutta per il premier italiano, la crisi peggiore di Mr Berlusconi a giudizio per la sex saga”, “Rischia 12 anni di galera per aver mentito”), è su queste due foto che va concentrata l’attenzione. Anche ai media stranieri non sfugge che sono le donne il vero problema di Berlusconi.

Ormai quando appare una foto di Berlusconi è sempre accompagnata dalla foto di una donna. E l’accostamento parla da solo. Il leader affabulatore, che si è vantato per anni di essere un grande seduttore, il playboy italiano per eccellenza, adesso viene messo alla berlina proprio dalle donne. Quando faceva il brillante e si atteggiava a gagà da strapazzo, era un suo vezzo farsi ritrarre accanto a una delle sue ministre, “belle e brave”. Nelle foto ufficiali era alla costante ricerca di una donna alla quale accompagnarsi. Nelle convention voleva sentire l’abbraccio, il calore fisico delle sue beniamine. Forse qualche sondaggista, le ricerche di mercato con le quali è fissato, gli avevano consigliato questa tattica: la donna porta bene, porta voti, dà un volto umano. E poi chi se li scorda i mitologici peana alle casalinghe di Forza Italia, quelle evocate di continuo, quelle che facevano le torte, quelle che erano il fulcro della famiglia e il nerbo sano della patria. Loro lo acclamavano, lui era il maschio che le avrebbe protette, difese contro l’assalto dei comunisti, contro la sinistra radical chic che snobba la massaia.

Adesso cosa rimane di tutto ciò? La foto di un uomo anziano, che ha smesso di sorridere, che dimostra tutti i suoi 74 anni, un volto che ormai nessun lifting, cerone e maquillage riesce più a sottrarre alla tirannia del tempo. Dall’altra l’immagine di Ruby, il sorriso beffardo di questa donna giovanissima, poco più di una ragazza, uno sguardo di sfida mischiata a incoscienza. Il racconto degli ultimi due mesi sta tra queste due foto. Nel mezzo, tante altre fotografie, sempre di donne, come una persecuzione, una maledizione al femminile. Le foto di tante veline, letterine, letteronze, escort, prostitute di vario tipo, ragazze rifatte, occhialoni da sole, borse firmate, cellulari con i diamantini, stivali da 800 euro.
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La sintesi dei discorsi letti a Piazza maggiore a Bologna in occasione della manifestazione del 13 febbraio, dal blog Donne Pensanti:

Se non ora, quando? Le nostre parole per il 13 febbraio 2010.

Socie fondatrici DP 13 febbraio, foto Sara Colombazzi

Socie fondatrici DP

Ancora euforiche per l’ondata di vita, militanza e allegra consapevolezza dell’urgenza di cambiare le cose, abbiamo pensato di pubblicare qui sul sito una sintesi dei discorsi che abbiamo letto in piazza Maggiore a Bologna e, in mattinata, in piazza Matteotti a Imola. Per sigillare questa giornata che ci ha riempito di speranza e di volontà di continuare la nostra battaglia e ricordarcene quando abbiamo qualche dubbio che ne valga davvero la pena!

Il sentimento che nasce davanti a una piazza piena come quella di oggi è doppio. Da un lato prende forma con la presenza di tutte e di tutti coloro che sono qui, la gravità di una situazione ormai intollerabile. Dall’altro si ha la netta sensazione che lo spazio per la reazione comune, per l’espressione massiccia del dissenso è possibile, oggi più che mai! Sentimento di allarme, urgenza, sbigottimento sì, ma anche sentimento di appartenenza, di empatia, di sorellanza.

Come associazione Donne pensanti siamo qui oggi, 13 febbraio, insieme a molte altre donne, in molte altre piazze per difendere un’altra immagine della donna, un’altra concezione del femminile, diversa dal penoso spettacolo di questi mesi, di questi anni, diversa dall’uso mercantile del corpo delle donne. Non si tratta di neofemmenismo o di veterofemminismo, si tratta di femminismo. Un femminismo calato sui mille possibili volti di donne, non di donna. Un femminismo senza retorica fatto delle parole e delle azioni di tutte coloro che cercavano uno spazio di espressione. Donne pensanti é nata proprio così, dalla volontà di accogliere lo scontento e l’indignazione, sempre più diffusa fra le persone comuni, per lo stato di sopraffazione in cui le donne sono costrette nel nostro paese, in un’azione efficace, compatta ma non monolitica, che vuole integrarsi in un movimento trasversale fatto di tanti attori affiatati in una lotta comune.

Siamo convinte che se non facciamo sentire oggi il nostro dissenso, se non lo urliamo, ancora una volta verrà detto ovunque che siamo consenzienti, e si millanteranno ancora sondaggi che inventano un consenso al Presidente del Consiglio del 70 dell’80, del 120 %. Ora no, guardatevi, guardiamoci intorno: qui non c’è consenso, c’é solo dissenso . E si potranno ancora fabbricare sondaggi su misura, ma che non ci si permetta più nel nome del popolo, perché il popolo comincerà ad urlare “dimissioni” come ha urlato “vattene” il popolo egiziano sulla piazza Tahrir.

Per questo oggi chiediamo le dimissioni di Berlusconi. Non perché in lui sia incarnato il male supremo dell’Italia ma perché si tratta del primo e necessario passo per cominciare un processo di ricostruzione culturale, sociale e politica. Le chiediamo come donne, come cittadine, e le chiediamo insieme a tutti quegli uomini e cittadini che non accettano di essere rappresentati da Berlusconi e dalla sua corte di lacchè.

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Il racconto di George Orwell 1984 è attualissimo, Fabio Scacciavillani ne traccia le similitudini, scioccante!

Il Nano Fratello
Vi ricordate i Due Minuti d’Odio? Nel romanzo 1984 (un tempo fantascienza, ora già quasi storia) erano le manifestazioni collettive organizzate quotidianamente dal governo del Grande Fratello. Orwell ne fa una descrizione fenomenale: Una estasi mista di paura e di istinti vendicativi, un folle desiderio di uccidere, di torturare, di rompere facce a colpi di martello percorreva l’intero gruppo degli astanti. I Due Minuti d’Odio servivano a deflettere la rabbia dei prolet per le condizioni miserevoli in cui versavano, dai governanti (che ne erano responsabili) verso un nemico esterno (che cambiava a seconda delle circostanze, delle alleanze e della propaganda). Il capro espiatorio di tutte le nefandezze era Goldstein, l’individuo spregevole, il controrivoluzionario che aveva tradito il Partito (nessuno sapeva quando e perché) e quindi era diventato un rinnegato verso il cui volto, che campeggiava sui teleschermi giganti durante i minuti d’odio, veniva canalizzata la furia delle masse.

Eccitare l’Odio nel mondo descritto in “1984” era uno dei tanti metodi per consolidare il controllo sui prolet (ignoranti e indigenti) e cementare la fedeltà dei membri del partito, che andava di pari passo con il costante lavaggio del cervello perpetrato dal Ministero della Verità.

Nel regime del Nano Fratello il Ministero della Verità è conosciuto come Minzculpop. Il rito collettivo che svolge una funzione analoga ai Due Minuti dell’Odio (a cui non è obbligatiorio partecipare, ma a cui la stragrande maggiornaza inebetita partecipa ugualmente) si consuma durante i Telegiornali attraverso video messaggi, discorsi su sfondo azzurro cielo e “interviste” fasulle (mitica quella dove le domande erano state montate successivamente alle risposte). Al posto delle potenze di Eurasia o Estasia, i nemici si chiamano con martellante sicumera “Comunisti” a cui fanno da contorno pubblici ministeri, giustizialisti, Corte Costituzionale, Presidente della Repubblica, giornalisti al 90% di sinistra, i terroristi (da arrestare preventivamente). Negli ultimi mesi si è persino materializzato un Goldstein nostrano nella persona di Gianfranco Fini, il reprobo sabotatore del Partito dell’Amore (in 1984 invece c’era il Ministero dell’Amore, ma Orwell puritanicamente non immaginò orge consumate all’interno). Il rito contemporaneo non sempre sfocia in un impeto di esecrazione collettiva, ma spesso si impenna in un crescente delirio di autoesaltazione (il miglior Presidente del Consiglio degli ultimi 150 anni) davanti ai telelobotomizzati destinatari dei videomessaggi.
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E ancora sulla manifestazione del 13 febbraio, e sulle improvvide e tristi dichiarazioni della pseudo ministra Gelmini, dal blog di Sognatricenata:


C'erano una volta delle principesse un po' radical chic.
Alcune di queste principesse erano belle e giovani, altre lo erano un po' meno, poi c'erano anche quelle bruttine. Ma non se ne facevano un cruccio.
Le belle, poi, curavano la loro bellezza, è vero, ma non se ne servivano per fare carriera: ai colloqui di lavoro andavano vestite col tailleur, poco trucco...
Queste principesse, definite radical chic, puritane e moraliste, avevano un enorme difetto: usavano il cervello.

C'erano una volta delle principesse poco radical e poco chic.
Belle ragazze, per carità, convinte che il loro aspetto fisico dovesse prevalere sul resto.
Queste fanciulle, prevalentemente sotto i 25 anni di età, affollavano il palazzo di un tale Re del Bunga Bunga, pratica mai veramente chiarita e sulla quale è meglio mantenere il segreto.
Il Re, detto anche "culo flaccido", organizzava serate a base di Coca (light), belle fanciulle scosciate e anziani signori arrapati.

Un giorno le principesse radical chic si stufarono di essere rappresentate dalle principesse del Bunga Bunga e decisero di scendere in piazza armate di cervello (quale orrore!!!) per chiedere che venisse rispettata la dignità delle donne. Al loro fianco si schierarono anche principi che ragionavano, anch'essi, col cervello e non con altre parti del corpo a casaccio.
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Le ultime notizie da L'Aquila raccontate da Trentotto Secondi:

R-ESISTERE




Siamo a L’Aquila a quasi due anni dal sisma, 682 giorni, per la precisione. Ieri un po’ di cittadini si sono riuniti in assemblea, in un bar. Altro luogo, non c’è.
Domenica scorsa un bel po’ di cittadini hanno ripulito una storica scalinata, liberandola dalle erbacce. Ché nessuno lo fa.
E già questo dovrebbe bastare a fare un po’ di luce sulla nostra situazione.
Ma c’è di più: durante l’ assemblea, più o meno positiva, più o meno partecipata, è successo che un signore, che si trovava nel bar con gli amici a farsi una sacrosanta partita a carte, è sbottato, infastidito. E mentre si accennava all’assurda situazione, mai risolta, della residenzialità studentesca, ha cominciato a dire ad alta voce: “Ma chi se ne frega degli studenti, “so’ io che non tengo la casa”!”. E quando si discuteva del masterplan di Piazza D’Armi, non ce l’ha fatta più: “ Ma di che parlate? Non tenemo lavoro, non tenemo le case e voiatri perdete tempo”, si è alzato ed è andato via urlando: “Tutte le sere vengo a farmi una partita a carte, guarda che mi doveva capitare!”
Molti di noi si sono sentiti inutili, autoreferenziali, inopportuni. Me compresa. A non parlare dei bisogni primari di tanti aquilani: quelli che vivono in un garage, ammucchiati, e sbarcano il lunario con il contributo di autonoma sistemazione, persone ancora lontane dalla città. Perché in albergo, tra L’Aquila e provincia e il resto della regione, ci vivono ancora 1397 persone, persone, persone. E in caserma ancora 307 persone, persone, persone.
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Lo sfruttamento del corpo femminile in pubblicità è una delle operazioni più squallide e deleterie che i pubblicitari abbiano mai potuto concepire, a tal proposito un bell'articolo di Phoebe1976:

Se telefonando

Nonostante tutte le manifestazioni che si possano fare, è innegabile che in Italia il detto più vero e che rispecchia la mentalità maschilista ed italica sia il vecchio: “Tira più un pelo di **** che un carro di buoi in salita.” Lo diceva anche Vulvia, ed io non mi sento di contraddirla.
A corollario di ciò, mi pare evidente che a far vendere giornali e prodotti in genere non sia la bontà del contenuto insito nel prodotto stesso, ma un paio di tette a pubblicizzarlo.
E’ vero?
Mah, diciamo che se non hai mai comprato quella rivista, tu maschio medio ne sarai attratto. Magari la compri anche. Ma se il contenuto è rivoltante, sarà la prima ed ultima volta.
E proprio in virtù di ciò un fulmine a ciel sereno squarcia la cronaca italiana. Macché Ruby, macché Egitto, la vera notizia è che Belen Rodriguez è stata licenziata dalla Tim.
Già. La più italiana delle compagnie telefoniche ha commissionato un sondaggio (è la moda) e ha scoperto che le chiappe in bella mostra dell’argentina non piacciono alle famiglie, che decidono così di cambiare gestore.
Ora, io alla TIM due paroline gliele vorrei dire.

Lungi da me difendere Belen, che trovo una delle più antipatiche creature mediatiche che il blob della televisione italiana abbia mai prodotto, siete sicuri Sigg. Tim che la colpa del calo sia solo sua?
Fatevi un bell'esamino di coscienza, via!

Non mi risulti che si scriva da sola le sceneggiature di quegli odiosissimi spot, anzi a dire il vero non sono nemmeno sicura che sappia scrivere. Quindi, se il suo essere ornamentale e svestita non vende, fatevi una domanda: non è che è colpa dei vostri autori?
La musica di questi caroselli senza né capo né coda ma basati sull’inossidabile binomio tette/culo che, si sa, in telefonia vende un sacco, è così odiosa da trasformare in serial killer la più innocente casalinga di Voghera. Poi vi lamentate degli abbandoni delle famiglie?

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E finalmente il piccolo premier è chiamato in giudizio in tribunale, il sei aprile prossimo dovrà presentarsi in aula con l'accusa di concussione e sfruttamento di prostituzione minorile, due accuse gravissime, cercando di fare cosa gradita al Cavaliere e a tutti noi Alessandro Robecchi indica il percorso da Arcore al palazzo di giustizia:

Un servizio al Paese: ecco l’itinerario Arcore-Palazzo di Giustizia di Milano

Basta con l’insulto alle istituzioni. Nei momenti difficili i cittadini devono stare vicino a chi li governa. Crediamo dunque di far cosa grata al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi nel pubblicare l’itineriario stradale tra Arcore e via Freguglia, a Milano, sede del Palazzo di Giustizia, dove Silvio Berlusconi si dovrà recare il 6 aprile prossimo. Come si è visto nelle ultime vicende, il nostro amato premier non può fidarsi più di nessuno. Non di Emilio Fede che fa la cresta ai soldi che lui presta in giro. Non di Lele Mora che gli ha portato solo qualche centinaio di ragazze invece del milione che è andato in piazza a chiedere le sue dimissioni. Non di Giuliano Ferrara, che chissà perché appena si muove emana un dolce profumo di Hammamet. Perché dovrebbe fidarsi dei suoi autisti? Metti che il 6 aprile quelli si sbagliano e invece che a Palazzo di Giustizia lo portano in qualche night club, o al compleanno di una diciottenne… No, meglio non correre rischi. La cartina che pubblichiamo qui accanto dovrebbe essere sufficiente ad orientarsi. Le indicazioni precise, comunque, sono queste:
1. - Alzati, fai la doccia e vestiti bene. 2. - Parti da Arcore. - 3. Sveglia Ghedini, portalo fuori e dagli la pappa. 4. Procedi in direzione sudest da Via Cesare Battisti verso Via Alcide De Gasperi. - 5. Entra nella Tangenziale Est/A51 attraverso lo svincolo per Tangenziale Est/Bologna/Tangenziale. Strada a pedaggio parziale - 6. Telefona a Sallusti e digli di pettinarsi bene. - 7 Prendi l’uscita 6 per Viale Forlanini.

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E' iniziato il festival di Sanremo,
Lia Celi ci regala un esilarante reportage della simpatica manifestazione canora:


IO, TU E LE (MO)ROSE ovvero: la patria si serve anche facendo la guardia a un bidone di canzonette/3

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- Seconda serata, fisiologico calo degli ascolti: gli immigrati tunisini precettati martedì dalla Rai per guardare Sanremo si sono rifiutati di ripetere l’orribile esperienza e si sono ributtati in mare. «In Italia la vita è molto più dura che in Maghreb,» ha osservato un fuggiasco, impressionato dalla conduzione di Gianni Morandi, «da noi i settantenni se ne stanno tranquilli a casa accuditi dai familiari da voi devono ancora guadagnarsi il pane sgobbando fino all’una di notte in mezzo a giovinastri che li prendono in giro.»

- Luca e Paolo bipartisan: dopo Berlusconi, hanno preso di mira le icone della sinistra. E’ il primo esperimento di «satira on demand», un nuovo servizio a pagamento offerto dalla Rai...

Basta prenotarsi sull’apposito sito e i comici genovesi fanno battute su chi ti sta sulle scatole: il capufficio, il vicino di casa, la rivale in amore. Dopo Saviano e Santoro, stasera il bersaglio sarà Niky Vendola. Un’altra imposizione del Pdl? «No, veramente ce l’ha chiesto D’Alema». Ma per Saviano dall’Ariston non arrivano solo sfottò. Pare che l’autore di Gomorra sarà protagonista di uno show promozionale dell’Eni, intitolato «Eni via con me».

- Belèn e Ely sempre più sexy. Come da programma, la bella argentina ha cantato «Malo», ma la sua prestazione ha superato le attese: ha cantato Malissimo. La Canalis avrebbe voluto unirsi alle ragazze della pole-dance, ma è stata gentilmente dissuasa: di pali di legno ne bastavano due. Momento hot della serata, il bacio fra le due soubrette, parzialmente sciupato dal «clang» prodotto dall’impatto fra la dentatura oversize di Belèn e la mascella a badile di Ely. «Il bacio omosex? Mmmm, davvero eccitante», è stato il commento unanime di Fabrizio Corona e George Clooney. Per una curiosa combinazione, entrambi i boyfriend stanno soggiornando nella suite 401 dell’hotel Ganymedes di Mykonos.

- Molto apprezzata dalla critica Giusi Ferreri, artista che per anni si è divisa fra il mestiere di cantante e quello di cassiera - passato che non ha mai rinnegato, come dimostra il titolo del suo ultimo album, «Avvertiamo la spettabile clientela». Su ogni astuccio, i punti-fedeltà della raccolta Ferreri, grazie ai quali i fan possono aggiudicarsi batterie di pentole, robot da cucina e apparecchi per l’aerosol.
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Gli immigrati continuano a sbarcare lungo le coste del Belpaese, Michele Serra anticipa i nuovi provvedimenti del governo in materia:

Immigrati, ci pensa la Brambilla

Per reagire agli sbarchi dei tunisini, la ministra del turismo proporrà presto una controinvasione di italiani a Djerba, con buffet tutto compreso. Marchionne invece ha avuto l'idea di assumerli tutti, per farli lavorare 36 ore ore al giorno

Sbarchi a Lampedusa
Sbarchi a Lampedusa

La nuova ondata di migranti pone seri problemi alle autorità italiane. "Sono solo pochi radical chic addestrati nei salotti di Tunisi", ha dichiarato il ministro Gelmini. Ma secondo le prime verifiche i radical chic infiltrati sarebbero solo tre su cinquemila, subito identificati dalla polizia perché erano fradici di sudore a causa del kaftano di cachemire. Secondo indiscrezioni, si tratterebbe di tre latitanti di Mazara del Vallo travestiti, giunti in Italia per partecipare al Festival di Sanremo su invito di Fabrizio Corona.
Quanto agli altri migranti, non chiedono lo status di rifugiati politici ma quello, molto più efficace in Italia, di nipoti di Mubarak, presentando documenti falsi. Alcuni hanno anche ritoccato la fotografia, aggiungendo un paio di tette, considerate il vero lasciapassare per il nostro Paese. Poiché il Parlamento, approvando una proposta del Pdl, ha appena sancito che soccorrere i nipoti di Mubarak è doveroso, il governo italiano si vede costretto a regalare a ogni nuovo immigrato un ciondolo Swarovsky e una busta con settemila euro, trattabili secondo l'uso arabo.

Rapporti con la Tunisia Il ministro Maroni ha reagito indignato alla nota ufficiale del governo tunisino, che l'ha definito "rappresentante della destra razzista". "Io non parlo con gli arabi", la sua secca replica. Per rimediare all'impasse, la Lega ha rilanciato l'idea di inviare in Tunisia forze di polizia italiane: un corpo speciale, con fez e moschetto, è già pronto al porto di Lampedusa, ma a causa dei tagli di Tremonti si dovranno riutilizzare gli stessi gommoni a remi usati dai migranti. L'arrivo degli italiani in Tunisia è previsto per il prossimo Natale.
... Continua

Le immagini delle amiche blogger, da Oro Fiorentino:



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Da Rosa Rossa_3:

*** A TUTTI GLI INNAMORATI… BUON SAN VALENTINO ***

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Da Lady Elly:

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Da KayBlu:



Guardo ogni cosa con i miei soliti occhi, eppure le palpebre
cadono stanche..ho ciglia che assomigliano a persiane
battono il tempo ai primi segni di luce..
"non cambi mai" dice mia figlia guardando il mio viso riflesso allo specchio..
sapessi amore, come e a che prezzo sono diventata un'altra donna!
Guardami meglio!
Tutto inizia, tutto cambia..
ed ogni mio desiderio sepolto
disegna mappe che mi insegnano a sorridere.
Sono piena di segni del tempo
di lagune, distese di manti di notte
e rocce che si affacciano sul mare.
Ho la mia voglia di gridare
che rimane impigliata tra i denti,
e fotografie di uomini nani
che ho seppellito in buche della memoria,
ho una spada nel cuore
che spacca parole
mentre scivolo ancora
su questa faccia che
di uguale ha soltanto il calore di uno schiaffo
e un vestito di festa che stona.

Kay


Le ultime opere del maestro della satira Vauro sul nostro piccolo premier:










Sempre sullo stesso tema i commenti di Enteroclisma:

TE LO DIAMO NOI IL BUNGA BUNGA !!

Il piccolo Silvio non può fare a meno delle donne.
Nella buona e nella cattiva sorte.

DONNE E BUOI DEI PAESI TUOI

Fino ad ora le aveva viste vestite in tutti i modi, da infermiera, da fruttivendola e da salumiera, ma da giudice mai ... neanche un uomo, se è per questo.
Ma i tempi cambiano.

L'ultima opera di Altan:


Pillola del giorno: Maurizio Crozza a Ballarò