domenica 29 aprile 2012

Cipro: i volontari italiani del CABS picchiati dalla Polizia

In alto: Immagine tratta dal blog http://tamango.iobloggo.com/


Non solo Dio non esiste, ma provate a trovare un idraulico la domenica.


Cipro: i volontari italiani del CABS picchiati dalla Polizia

I volontari del CABS hanno organizzato un nuovo campo antibracconaggio a Cipro ed è successo qualcosa di incredibile, sono stati aggrediti dalle forze di polizia locali e malmenati in maniera brutale, da GeaPress il resoconto della vigliacca operazione:

Piero Liberati e Andrea Coen Tanugi ripetutamente colpiti da pugni a bastoni in ferro.

di Giovanni Guadagna | 19 aprile 2012 GEAPRESS – La giornata, ieri mattina, era iniziata bene, anche se i volontari antibracconaggio del CABS avevano faticato non poco per fare intervenire la Polizia. Anzi vi era stato addirittura la sollecitazione dell’Ambasciata tedesca (in Germania vi è la sede centrale del CABS) presso le autorità locali. Infine l’Anti Poaching Squad, la squadra speciale antibracconaggio della Polizia cipriota, era arrivata.
La stessa ambasciata tedesca, già nei giorni scorsi, aveva inoltre dovuto richiedere la presenza di una scorta per i volontari. In quei luoghi, nelle precedenti edizioni del campo antibracconaggio, vi erano state aggressioni e tentativi di sequestro messi in atto dai bracconieri locali.
Ieri mattina, comunque, l’intervento antibracconaggio nei pressi di Sotira, nell’estremità sud orientale di Cipro, era andato in porto. Un bracconiere denunciato, 55 uccelli già morti, due reti per uccellagione, un richiamo elettroacustico e numerosi bastoncini cosparsi di colla per la cattura dell’avifauna. Da notare che il primo poliziotto giunto sul posto, ha fatto attendere oltre un’ora, paventando una mancanza di specifica competenza e richiedendo l’intervento di un’altra pattuglia.
L’AGGRESSIONE DELLA POLIZIA
Nell’estremità sud orientale di Cirpo, ieri mattina operava una squadra antibracconaggio del CABS interamente costituita da nostri connazionali. Si tratta di Andrea Rutigliano, Paolo Baldi, Piero Liberati (nella foto intento a liberare un uccellino sequestrato ai bracconieri) e Sergio Coen Tanugi. Nel pomeriggio Andrea Rutigliano e Paolo Baldi si erano diretti nei pressi di Protaras, lungo la costa orientale. Piero Liberati e Sergio Coen Tanugi sono invece più a sud, nei pressi di Agia Napa. Attendono di essere contattati dagli altri volontari e decidere il nuovo intervento. A Cipro, operano anche volontari del CABS statunitensi, turchi, ciprioti e tedeschi.
I due nostri connazionali sono nei pressi di un parcheggio. Parlano tra loro ed ascoltano un po’ di musica. Poi, improvvisamente, si ritrovano innanzi un energumeno che riconoscono essere un noto bracconiere della zona. L’uomo chiede insistentemente se avevano bisogno di qualcosa. Viene risposto che erano turisti in attesa di amici ed in via precauzionale decidono di allontanarsi. Nel cruscotto, la guida per il riconoscimento degli uccelli ed alcune scatolette di cibo per gatti. Piero Liberati e Sergio Coen Taunigi, si dirigono così verso un supermercato nei pressi Aga Napa. Non ci arriveranno mai dal momento in cui istanti dopo un’automobile li affianca e si mette bruscamente di traverso innanzi a loro. Un tipo fa subito cenno con il pollice verso l’alto. Poi una seconda macchina di lato ed una terza che frena bloccandoli posteriormente.
La zona è la stessa di precedenti percosse ed un tentativo di sequestro avvenuto nelle scorse edizioni del campo.
Nel breve tragitto compiuto erano state notate molte facce che avevano osservato ed indicato l’automobile con Piero Liberati e Andrea Coen Taunigi.
Cinque persone scendono dalle tre macchine e si dirigono verso Piero ed Andrea che tentano un disperata fuga andandosi a schiantare contro la prima vettura che li aveva bloccati. I cinque li strattonano tirandoli fuori dalla macchina. Uno provvede ad impossessarsi delle chiavi. Un’altro toglie il portafoglio a Piero Liberati. Poi pugni nel volto e colpi ai fianchi con un tubo di ferro. I cinque hanno anche grosse torce che vengono subito utilizzate come manganelli. I due volontari chiedono di fermarsi, tengono la mani in alto, ma non c’è niente da fare. Grida, strattonamenti, pugni e manganellate (di ferro).
Nel delirio di follia un’unica coincidenza fortunata. Sergio Coen Taunigi, prima di essere aggredito, era al cellulare con Andrea Rutigliano il quale sente quanto ora sta accadendo. Il cellulare, poi prelevato dagli aggressori, era nel frattempo caduto in terra ma la comunicazione si era mantenuta. Infine le manette.
Abbiamo creduto di morire per mano di bracconieri – dice a GeaPress Piero Liberati – ed invece quei cinque erano poliziotti“.
Sergio riesce a dire in inglese che sono volontari antibracconaggio e che la Polizia di Paralimni li conosce. Tenta di spiegarsi anche Piero il quale, per tutta risposta, riceve un nuovo pungo in faccia. Seguono altre percosse.
Non riuscivamo a fermali – continua nel suo racconto Piero Liberati – eravamo doloranti. Vivevamo un incubo, abbiamo continuato a pensare che poteva veramente succederci di tutto“.
Poi l’arrivo di altre automobili della Polizia, questa volta con lampeggianti e sirene. I poliziotti parlano tra loro. Scappa una battuta decisamente fuoriluogo. La prossima volta, dice uno di loro, scrivete cosa siete nella macchina. Un’altro, andando via, dice però di stare attenti a ricordare quanto accaduto. Un terzo poliziotto, invece, riferisce dell’assicurazione per pagare i danni. Si giustificano dicendo che erano stati chiamati da una persona che aveva visto dei ladri.
Proprio nella stessa zona, in una delle precedenti edizioni del campo del CABS, un poliziotto tolse ai volontari il computer con il quale stavano scrivendo una denuncia. Il poliziotto venne poi rimosso.
Siamo ancora molto scossi ed abbiamo veramente creduto di poter perdere la vita – riferisce Piero Liberati a GeaPress – Li credevamo bracconieri ed invece è andata come decisamente non potevamo aspettarci. Non so cosa dire, se non che – conclude Liberati – in pochi giorni abbiamo rimosso 2000 bastoncini con il vischio, cinque richiami elettromagnetici, quattro reti oltre ad avere liberato tantissimi uccellini. Noi qui continuiamo” conclude Piero Liberati.
... Continua

Per avere un'idea su chi veramente controlla tutto il pianeta è illuminante guardare questo video di MagikShot e farlo girare...



Da Luogocomune il collasso economico globale spiegato in video:

Il collasso economico globale, spiegato




 

Questo è il testo dell'animazione:

Sappiamo com'è lo zio Sam. Ha un sacco di debiti a cui far fronte.

Quasi 3.000 miliardi di dollari ogni anno, mentre le entrate sono di 2.200 miliardi l'anno.

Allora fa la cosa che fanno la maggior parte degli Americani: prende in prestito denaro.
Quando lo zio Sam contrae un prestito lo chiama Bond.

I bond possono essere detenuti da banche, investitori e governi esteri.

Lo zio Sam deve promettere di pagare interessi su questi bond, proprio come fate voi quando stipulate un prestito.

Avete mai pensato di pagare il vostro mutuo con la carta di credito?
Anche lo zio Sam fa la stessa cosa. Contrae nuovi prestiti, emette nuovi bond, in modo da pagare quelli vecchi.
Tutti questi prestiti, e tutti questi interessi, si accumulano.
Lo zio Sam, ad ora, è in debito di 14.000 miliardi di dollari;
per avere una prospettiva della cifra, il debito è uguale al PIL nazionale, il valore totale dei beni e servizi prodotti in un inter anno dall'economia Americana.

E' una quantità così grande di denaro, che lo zio Sam sta finendo i soggetti da cui prendere in prestito e si trova nei guai per gli interessi sui suoi prestiti.
La soluzione ovvia sarebbe o tagliare la spesa, oppure aumentare le tasse.
Ma se si taglia la spesa, le persone che ne beneficiano si lamenteranno che non avranno denaro da spendere.
Se si provasse ad aumentare le tasse per compensare questo divario, non solo le persone avrebbero meno denaro da spendere ma darebbero luogo a tumulti e rivolte.

Così lo zio Sam sceglie la via più semplice per ottenere denaro. Crearlo dal nulla.
Chiama in causa la Federal Reserve, che è la nostra banca centrale, e...magia!
I dollari vengono creati e depositati nelle banche di tutta l'America.
Il problema è che se di qualcosa ce n'è di più, varrà di meno.
Stesso discorso per il dollaro Statunitense.
Più dollari ci saranno, meno cose compreranno.
Ecco perché merci come carburante, cibo e oro diventano più costose quando lo zio Sam crea magicamente il denaro.
Non sono le merci che valgono di più, è il denaro che vale di meno.
Questa si chiama inflazione.

Ricordate i governi esteri che hanno prestato denaro allo zio Sam?
Quando hanno prestato denaro allo zio Sam, è successo qualcosa di interessante.
Ha reso gli Americani più ricchi ed i loro paesi più poveri.
Quando un paese appare povero in confronto all'America, un dollaro del nostro denaro compra un sacco del loro denaro.
Così possono pagare i loro lavoratori solo qualche penny al giorno.
Con costi di lavoro così bassi, possono vendere i loro prodotti in America
a prezzi inferiori di qualunque altra industria manifatturiera Americana.
Il modo più facile di competere per le aziende Americane, è spostare le proprie attività oltreoceano e pagare anch'esse i lavoratori qualche penny al giorno.

Ciò contribuisce ad una recessione.
Gli Americani perdono il proprio lavoro, smettono di pagare le tasse ed iniziano a raccogliere i sussidi del governo: come sanità ed il sussidio di disoccupazione.
Questo vuol dire che lo zio Sam avrà ancor meno entrate ed ancor più spese.
Nel frattempo, le persone che hanno ancora un lavoro sono disperate nel mantenerlo, così tendono a lavorare di più ma non a ricevere più denaro.

Quando il dollaro vale meno e non se ne guadagnano di più, siamo in stagflazione.
Ed è per questo che lo zio Sam si trova nel Comma 22:
Non può aumentare le tasse o tagliare la spesa senza far peggiorare la recessione.
E non può far creare più denaro alla Federal Reserve senza far peggiorare l'inflazione.
Per il momento può prendere in prestito, ma dato che non riesce nemmeno a pagare gli interessi sul debito che già ha, ciò renderà la sua inevitabile bancarotta molto peggiore.

... Continua 

La crisi economica si fa sempre più pesante, migliaia di persone sono sull'orlo del suicidio, dal blog di Beppe Grillo la situazione nello stabilimento dell'Alfa Romeo di Arese:

L'Italia è un capannone vuoto

L'ex Alfa Romeo
(7:02)
Grillo_Alfa_Arese.jpg 
Ieri sono stato ad Arese, all'Alfa Romeo, o meglio, a quello che ne resta. Piovigginava. Un freddo autunnale. C'erano impiegati e operai "sgombrati" dall'azienda che mi aspettavano, oggi si dice così per le ex maestranze licenziate: "sgombrati", come se fossero inquilini abusivi o morosi sbattuti fuori di casa. Di fronte ai cancelli, per impedirne il rientro, agenti di polizia armati di tutto punto erano schierati in una linea compatta. Si vedeva dalle loro facce che non ne avevano alcuna voglia. Guardavano le persone che facevano capannello intorno a me e che potevano essere i loro padri e loro madri e abbassavano gli occhi. Vedevano gente veramente disperata, senza stipendio né altro reddito da mesi con una famiglia da mantenere. Mi sono ricordato di una frase celebre di Henry Ford, il più grande costruttore di auto mai esistito: "Quando vedo un'Alfa Romeo mi tolgo il cappello". e ho pensato a Prodi che la regalò nel 1986 ai becchini della Fiat.
Sono entrato in macchina nella gigantesca fabbrica vuota che si estende per due milioni di metri quadri. Ho provato un senso di smarrimento e di angoscia di fronte a questo vuoto immenso.


Mi è stato detto che l'area sarà destinata alla creazione di centri commerciali e alla costruzione di nuove unità immobiliari. Con il camper mi sono diretto poi verso Palazzolo e ho letto delle 146.000 imprese che hanno chiuso nel primo trimestre del 2012. Vuol dire che 600.000 imprese, quasi tutte piccole e medie, chiuderanno nel 2012. Ma esistono 600.000 imprese in tutta Italia? Sono numeri che sorpassano qualunque previsione negativa. E' vero che nel 2012 sono state aperte nuove imprese e che il saldo negativo è di 26.000, ma un'impresa che chiude ha un indotto, dei dipendenti, un fatturato. Un'impresa che apre è una scommessa, un investimento, il cui utile è incerto. Il 50% delle nuove imprese infatti non supera i 5 anni di vita. Le nuove PMI muoiono quasi sempre in culla. Il 58% dei nuovi posti di lavoro è creato dalle piccole imprese con meno di 10 dipendenti.

Ormai è convinzione generale che con l'insediamento  del governo Monti nel nostro paese c'è stato un colpo di stato senza l'utilizzo delle forze armate e dei carri armati, da Libre la denuncia di Barnard ai carabinieri:

Barnard dai carabinieri: ho denunciato Monti e Napolitano

Attentato contro l’integrità e l’indipendenza dello Stato, associazione sovversiva e cospirazione politica. E poi: usurpazione di potere, attentato contro la Costituzione e contro i diritti politici del cittadino. Nomi e cognomi dei denunciati: nientemeno che il premier Mario Monti e il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. «Oggi, alle ore 18,50 – scrive Paolo Barnard l’8 aprile – presso la caserma dei Carabinieri di via Paolo Poggi 70 a San Lazzaro di Savena, ho denunciato il Golpe Finanziario e i suoi golpisti italiani». Primo ministro e Capo dello Stato, accusati personalmente di infedeltà alle istituzioni: un atto fortemente simbolico, attraverso il quale il giornalista e saggista formalizza la sua denuncia contro il “sequestro” della sovranità nazionale per via monetaria, esplicitato lo scorso febbraio al summit di Rimini insieme ai professori americani della Modern Money Theory.
L’autore del dirompente saggio “Il più grande crimine”, che denuncia il “golpe” finanziario dell’élite mondiale culminato con l’imposizione di una Paolo Barnard “moneta straniera” come l’euro, in un’Europa dominata da istituzioni non-democratiche praticamente all’insaputa dei popoli europei, si rivolge direttamente alla magistratura italiana per tentare di contrastare quello che giudica un “colpo di Stato” ai danni della democrazia italiana, ultimo atto di un processo partito da molto lontano: la vendetta storica delle vecchie élite pre-democratiche, spodestate e private degli antichi privilegi nel dopoguerra, e ora decise – attraverso la potentissima leva della finanza – a sottomettere liberi cittadini al ricatto della nuova povertà, imposta con crisi artificiali create a tavolino, come quelle dei debiti sovrani. «Da oltre dieci anni – scrive Barnard – io denuncio il Vero Potere e i suoi crimini. Da due anni scrivo e dimostro che siamo ora vittime di un vero Golpe Finanziario criminale e che alcuni politici italiani ne sono corresponsabili. Partii accusando di golpismo i governi tecnici degli anni ’90, poi Prodi e D’Alema, e infine Napolitano e Monti oggi».
A partire dal Trattato di Maastricht, scrive Barnard nella denuncia consegnata ai carabinieri,  al nostro Paese, inteso come popolo sovrano, è stato imposto di consegnare le sue primarie sovranità nelle mani di organismi esterni alla Repubblica Italiana e non eletti dagli italiani: questo ha comportato danni immensi alla democrazia e ai nostri diritti. Con l’ingresso dell’Italia nell’Eurozona e la perdita della sovranità monetaria, l’inizio della fine: la trappola della Bce che detiene l’euro, il rovinoso Trattato di Lisbona del 2007, il Fiscal Compact del marzo 2012. Il nostro destino non è più nelle nostre mani: decidono per noi la banca centrale di Francoforte, la Commissione Europea, il Fondo Monetario Internazionale, i mercati di capitali privati. «Tali organismi esterni sono di comprovata struttura e composizione prettamente oligarchica e privi di alcun fondamento democratico, sono controllati da speculatori finanziari privati per cui conto agiscono nel senso della spoliazione del bene comune dei popoli europei. Tutto ciò è avvenuto senza che i popoli europei, né quello italiano di cui qui mi occupo, vi abbiano mai manifestato il loro espresso e formale consenso».
In particolare, a partire dagli eventi del 12-16 novembre 2011 con la deposizione del governo Berlusconi, per culminare con la firma del “Patto di Stabilità” del 2 marzo 2012, il presidente della Repubblica, il governo Monti e i membri del Parlamento «hanno permesso ed attuato, allo scopo manifesto di facilitare i programmi oligarchici delle élite finanziarie di cui sopra, un ulteriore chiaro sovvertimento dell’ordine democratico e repubblicano», continua Barnard, che indica la data-chiave del 12 novembre 2011, quella della caduta del «governo legittimamente eletto dagli italiani». Una “destituzione”, che secondo il giornalista – già collaboratore di Santoro e inviato di punta di “Report” – è avvenuta «in modo del tutto anomalo e totalmente al di fuori dai principi e dalle norme previste nel nostro ordinamento, nonché in aperta violazione della Costituzione italiana». Secondo Barnard, il governo Berlusconi è stato Giorgio Napolitano con Mario Draghi«illegittimamente sostituito con un ‘soggetto’ che rappresenta, già solo nella persona del Presidente del Consiglio Mario Monti, una chiara espressione della già citata oligarchia».
Non è un caso, aggiunge il giornalista, che dall’entrata nell’Eurozona l’Italia sia stata privata della propria sovranità in materia di politica monetaria, fiscale e sociale: «Si ricorda, fra i tanti esempi, che il governatore attuale della Bce, Mario Draghi, è espressione di un inammissibile conflitto d’interessi essendo contemporaneamente membro del “Group of 30”, espressione delle oligarchie bancarie speculative internazionali che proprio la Bce dovrebbe controllare e regolamentare». L’intera struttura monetaria dell’Eurozona, creata dalle oligarchie speculative europee lungo un periodo di almeno 75 anni, secondo Barnard «ha consegnato l’Italia nelle mani del ricatto devastante dei Mercati dei Capitali finanziari, che oggi sono l’unica fonte di approvvigionamento di moneta (Euro) per lo Stato italiano al posto della sua legittima sovranità di emettere moneta (Lira)».
La “trappola” dall’Eurozona «comporta la totale resa dello Stato ai voleri di codesti Mercati, che possono ricattare lo Stato con la privazione arbitraria dei finanziamenti essenziali alla Funzione Pubblica italiana attraverso l’arma dell’innalzamento oltre ogni sostenibilità dei tassi d’interesse sui Titoli emessi dal nostro Tesoro, e con l’innalzamento oltre ogni sostenibilità dello Spread». Tutte azioni, aggiunge Barnard, che hanno il potere di sospingere l’Italia a un “default disordinato” dalle catastrofiche conseguenze sociali ed economiche. «Risulta evidente come questo rappresenti in sé un’arma di minaccia e di controllo nelle mani dei Mercati dei Capitali finanziari non eletti dagli italiani impossibile da contrastare, quindi in grado di paralizzare ogni esercizio della sovranità parlamentare e governativa italiana, per cui ne deriva il totale azzeramento delle sovrane facoltà di Governo e di libero esercizio della funzione legislativa del Parlamento italiano».
Per Barnard, si delinea quindi un autentico golpe finanziario ai danni dell’Italia, «scientemente appoggiato da un’intera classe politica italiana, fra cui Mario Monti in primis». Se le vittime sono i paesi dell’Unione Europea e in particolare dell’Eurozona, sono numerosi gli «esecutori del piano anti democratico di spoliazione delle sovranità monetarie e costituzionali», e fra questi Monti e Draghi: entrambi – segnala Barnard nella sua denuncia ai carabinieri – «sono o sono stati membri di gruppi di potere oligarchico di comprovata tendenza anti democratica Neoliberista, Neoclassica e Neomercantile come la Trilateral Commission, il gruppo Bilderberg, l’Aspen Institute, il “Group of 30”». Il “golpe finanziario”, inoltre, procede «con prepotente e sfacciata violazione della Carta Costituzionale» grazie al pieno appoggio di potentissime lobby come “Business Europe”, la “European Il Capo dello Stato col premier Mario MontiRoundtable of Industrialists”, il “Liberalization of Trade in Services” e il “Transatlantic Business Dialogue”. Tutte sigle che la maggior parte degli italiani non ha mai sentito neppure nominare.
Paolo Barnard punta il dito contro il Quirinale: Napolitano «ha di fatto acconsentito che per mezzo del sopraccitato e criminoso ricatto monetario» un governo legittimamente eletto dagli italiani fosse deposto, e che «il Parlamento italiano fosse messo nelle condizioni di abdicare in toto alla propria sovranità e di acconsentire sotto minaccia da parte dei Mercati dei Capitali all’insediamento a Palazzo Chigi di un Presidente del Consiglio illegittimo ed espressione del volere oligarchico dei Mercati, portatore quindi in Italia di politiche economiche distruttive e criminose». Così facendo, secondo la denuncia, il presidente della Repubblica «abdicava totalmente alle sue funzioni di estremo difensore dell’ordine costituzionale e democratico italiano», configurando in tal modo le gravissime ipotesi di reato che Barnard ora segnala.
«Il costrutto criminoso di cui si parla – aggiunge il giornalista, a titolo di aggravante – è interamente volto al profitto di oligarchie private, il cui preciso interesse è di distruggere le conquiste democratiche, nel senso dei poteri sovrani di popoli e Stati, scaturite da oltre due secoli di progresso umanistico e sociale in Europa». Oligarchie ben identificabili nei poteri “neomercantili” industriali in particolare di Francia e Germania, così come nell’industria della speculazione finanziaria degli “hedge funds” e dei “vulture funds” europei e statunitensi. Complici, naturalmente, le maggiori banche d’investimento internazionali, le agenzie di rating, le multinazionali dei servizi europee e statunitensi, nonché i cosiddetti “investitori”, che poi sono i nuovi “rentiers” che, manovrando denaro virtuale, speculano sulla privatizzazione dei servizi essenziali per i cittadini. Se siamo nei guai, loro ridono e incassano: anche grazie a chi ha spianato loro la strada delle istituzioni, privando lo Stato delle sue capacità di difesa.
... Continua

 Gli squali della finanza non vogliono perdere i loro profitti, e spostano il peso principale del debito sui pensionati e sui poveri, da Disinformazione:

Dieci miti sul capitalismo

Il capitalismo nella sua versione neoliberale ha sfiancato se stesso. Gli squali della finanza non vogliono perdere i loro profitti, e spostano il peso principale del debito sui pensionati e sui poveri. Un fantasma della “Primavera Europea” sta tormentando il Vecchio Mondo e gli oppositori del capitalismo spiegano alla gente come le loro vite siano state distrutte. Questo è l’argomento dell’articolo di un economista portoghese, Guilherme Alves Coelho.
Esiste una nota espressione, cioè che ogni nazione ha il governo che si merita. Questo non è del tutto vero. Le persone possono essere ingannate da una propaganda aggressiva che influenza attraverso schemi, e sono dunque facilmente manipolate. Menzogne e manipolazioni sono l’arma contemporanea della distruzione di massa e dell’oppressione delle persone. Sono efficaci quanto i tradizionali mezzi di guerra. In molti casi si integrano a vicenda. Entrambi i metodi vengono utilizzati per ottenere la vittoria alle elezioni e distruggere i paesi ribelli.
Ci sono molte modalità per manovrare l’opinione pubblica, nella quale l’ideologia del capitalismo è stata fondata e mitizzata. È una combinazione di false verità che sono state ripetute milioni di volte, nel corso delle generazioni, e quindi diventate indiscutibili per molti. Sono state programmate per rappresentare il capitalismo come credibile e per mobilitare il sostegno e la fiducia delle masse. Questi miti sono distribuiti e promossi mediante strumenti multimediali, istituzioni educative, tradizioni familiari, appartenenze a credi religiosi, ecc. Ecco di seguito i più comuni di questi miti. 
Mito 1. Con il capitalismo, chiunque lavori duramente può diventare ricco
Il sistema capitalistico procura ricchezza in maniera automatica agli individui che lavorano duramente. I lavoratori inconsciamente hanno creato una speranza illusoria, ma se non si realizza, potranno biasimare soltanto loro stessi. Infatti, con il capitalismo, la probabilità di successo, indipendentemente da quanto si può aver lavorato, è la stessa in una lotteria. La ricchezza, con rare eccezioni, non si crea con il duro lavoro, ma è il risultato di frode e mancanza di rimorso per coloro i quali hanno maggior influenza e potere. È un mito che il successo sia il risultato di duro lavoro, e combinato con la fortuna e una buona dose di fiducia, dipenda dalle abilità di impegnarsi in attività imprenditoriali e dal livello di competitività. Questo mito crea i seguaci del sistema che lo supportano. Anche la religione, specialmente quella Protestante, lavora a supporto di questo mito.
Mito 2. Il capitalismo genera ricchezza e prosperità per tutti
La ricchezza, accumulata nella mani di una minoranza, prima o poi sarà redistribuita tra tutti. L’obiettivo è permettere al datore di lavoro di accumulare ricchezza senza fare domande. Allo stesso tempo la speranza è sostenuta dal fatto che prima o poi i lavoratori verranno premiati per il loro lavoro e la loro dedizione. Infatti, anche Marx concluse che lo scopo definitivo del capitalismo non è la redistribuzione della ricchezza ma la sua accumulazione e concentrazione. Il divario crescente tra i ricchi e i poveri nell’ultima decade, specialmente dopo la creazione del sistema del neo-liberalismo, ha provato l’opposto. Il mito è stato uno dei più comuni durante la fase del “social welfare” nel periodo post-bellico, e il suo principale scopo era la distruzione dei paesi socialisti.
Mito 3. Siamo tutti sulla stessa barca
La società capitalista non ha classi, quindi la responsabilità dei fallimenti e delle crisi ricade su tutti e ognuno deve pagare. L’obiettivo è creare un senso di colpa tra i lavoratori, permettendo ai capitalisti di aumentare i ricavi cedendo invece le spese alle persone. Infatti, la responsabilità ricade interamente sulle élite formate da miliardari che supportano il governo e sono a loro volta da esso supportati, e che hanno sempre goduto di grandi privilegi nella tassazione, negli appalti, nelle speculazioni finanziarie, nelle off-shore, nel nepotismo, ecc. Il mito è impiantato dalle élite per eludere la responsabilità per la condizione del popolo, e per obbligare quest’ultimo a pagare gli errori delle élite.
Mito 4. Capitalismo significa libertà
La vera libertà la si può raggiungere soltanto attraverso il capitalismo con l’aiuto del cosiddetto “mercato dell’auto-regolazione”. L’obiettivo è quello di creare qualcosa simile alla religione del capitalismo, dove ogni cosa viene presa com’è, e di negare alla gente il diritto di partecipare nelle decisioni macroeconomiche. Certo, la libertà nel prendere le decisioni è la massima libertà, di cui però gode soltanto una ristretta cerchia di individui potenti, non le persone comuni, e nemmeno le agenzie governative. Nel corso di summit e forum, nei ristretti gruppi, a porte chiuse, i capi di grandi compagnie, banche e corporation multinazionali, prendono le decisioni finanziarie ed economiche più importanti di natura strategica. I mercati, pertanto, non si regolano autonomamente, vengono manipolati. Questo mito è stato utilizzato per giustificare l’interferenza negli affari interni di paesi non-capitalisti, basata sull’assunto che non hanno libertà, ma hanno regole.
Mito 5. Capitalismo significa democrazia
La democrazia può esistere soltanto con il capitalismo. Questo mito, che senza problemi segue il precedente, è stato creato per impedire la discussione su altri modelli di ordine sociale. Si sostiene che siano tutte dittature. Il capitalismo è affiancato da concetti come libertà e democrazia, mentre il loro significato viene distorto. Infatti la società è divisa in classi e i ricchi, che sono l’ultra-minoranza, dominano su tutti gli altri. La “democrazia” capitalista non è nient’altro che una dittatura mascherata, e le “riforme democratiche” sono processi opposti al progresso. Come il mito precedente, anche questo serve come scusa per criticare e attaccare i paesi non-capitalisti.

Una grande rivelazione di Lia Celi su Gesù Cristo:

Padre, Fiom e spirito santo: macché risorto, Gesù fu reintegrato

Una storica vittoria del sindacato trasformata in festa religiosa: una sorprendente interpretazione della Pasqua emerge da un papiro del Mar Morto appena  decrittato. Si tratta di un ricorso al giudice del Lavoro di Gerusalemme presentato dalla Cgil locale quasi 2000 anni fa, a nome di «Gesù di Nazaret fu Giuseppe», licenziato in tronco un giovedì e reintegrato la domenica successiva. A quanto pare le vicende della Passione sono la trasfigurazione dei contrasti tra Iddio, anziano costruttore di mondi proprietario di una multinazionale con sede in un Paradiso fiscale, e uno dei suoi agenti di commercio, un 33enne nato a Betlemme. Questo Gesù viaggiava per la Galilea vendendo appartamenti nel «Regno dei Cieli», un lussuoso residence di prossima costruzione; carismatico e persuasivo (pur essendo di umili natali, riusciva a spacciarsi per il figlio del padrone) era un ottimo elemento, senonché, invece di puntare su potenziali clienti facoltosi, proponeva il «Regno dei Cieli» a tipi poco raccomandabili come mendicanti, ladri e prostitute, che non solo erano cattivi pagatori, ma facevano letteralmente fuggire gli acquirenti perbene.
Sulla scrivania del datore di lavoro si accumulavano reclami; si diceva che Gesù ormai passasse tutto il tempo a bighellonare nelle piazze e avesse arruolato una dozzina di pescatori perché sbrigassero il lavoro al posto suo in cambio di qualche soldo. Fu proprio uno di loro, Giuda, stanco di essere pagato poco e per di più in nero, a fornire a Iddio gli elementi per disporre il licenziamento disciplinare del Nazareno: una sera gli rivelò che dopo aver gozzovigliato all’Ultima Cena, notoristorante della movida gerosolimitana, l’agente fannullone se la stava spassando con gli amici nel giardino del Getsemani. Ma dopo la cacciata, Gesù non si perse d’animo e si rivolse immediatamente al giudice denunciando Iddio per comportamento antisindacale. «In realtà l’azienda voleva punire le idee politiche del lavoratore, notoriamente iscritto a un sindacato di sinistra», afferma il papiro, «e diffusore di teorie considerate sovversive: gli ultimi saranno i primi, beati i poveri,  guardate i gigli del campo, non lavorano e non filano eppure sono vestiti meglio dei re». Dopo un rapido ma tormentoso iter giudiziario, che il documento non esita a definire una «via Crucis», il giudice emise un verdetto-lampo a favore di Gesù, reintegrato alla destra di Iddio con tante scuse a sole 72 ore dal licenziamento. Appresa la notizia, la leader della Cgil italiana Susanna Camusso è stata colta da una crisi mistica e ha organizzato un pellegrinaggio-lampo in Terrasanta, dove pregherà per la resurrezione dell’articolo 18.

 Si apre a Rimini come ogni anno da oltre vent'anni il meeting di Comunione e Liberazione, da Alessandro Robecchi un commento:

Si può vivere così?

C’è grande attesa per l’annuale Meeting di Rimini, il festival catholic-chic più grande del mondo. Titolo di quest’anno, come consueto, una frase di don Giussani: “La natura dell’uomo è rapporto con l’infinito”, preferita a una frase di Roberto Formigoni: “La natura dell’uomo è buttare le ricevute”. Come si sa, si tratta di una settimana di intensi incontri e preziose riflessioni tra lo spirituale (il finanziamento delle scuole cattoliche) e l’umano (la frequentazione di ristoranti a tre stelle). Dense e commoventi come al solito le letture dedicate al fondatore del movimento, Don Luigi Giussani, sempre attualizzate e interpretate alla luce degli avvenimenti del mondo. Illuminanti alcuni titoli. “Si può vivere così?” (Rizzoli, 1994), che tratta della faticosa esistenza condotta dal presidente della Regione Lombardia sullo yacht del faccendiere Piero Daccò. Oppure, altro testo degno di nota “Si può (veramente) vivere così?” (Rizzoli 1996), riflessione pacata e sofferta sulla ricerca del sacro nei più lussuosi resort delle Antille. Al ciellino Daccò, facilitatore di pratiche di aziende sanitarie presso la Regione Lombardia, è dedicata anche l’analisi del volume “Il miracolo dell’ospitalità” (Piemme, 2003), lettura interessante alla luce di certi capodanni caraibici e di certe vacanze di gruppo di cui sono andati smarriti i giustificativi. Interessante il seminario su un altro testo di Don Giussani: “Vivendo nella carne” (Rizzoli, 1998), seguito dal convegno “Però anche l’aragosta non è male”. Grande spazio sarà dedicato ai mass-media, specie a quelli che si ostinano a chiedere chi paga le vacanze del governatore della Lombardia, con festosi roghi e denunce dell’esistenza di un “regime”, come scrive il settimanale Tempi. Il seminario di riflessione “Non mi dimetto” sarà curato da Memores Domini, detti anche Smemores quando non ricordano cos’hanno fatto il capodanno precedente.

... Continua

Da Happysummer un simpatico test:

Test

Potrebbe capitare che tu fossi costretto a andare in un'isola deserta, per un esilio o un confino... Lo so, al momento è un'eventualità piuttosto remota, ma meglio essere previdenti e pensarci in tempo...
Dunque, se tu dovessi partire per questa isola e ti fosse consentito di portare con te un animale, quale sceglieresti?
1 -  2 -    3 -          88x74      
4 - 5 -     6 -

Se hai scelto:
1 - Cane
La solitudine per te è il peggiore dei castighi, anche se puoi mordere, essenzialmete hai un temperamento coccoloso e  consideri la compagnia degli altri essenziale per vivere bene .
2 - Gatto
Non ti dispiace la compagnia e sai essere affettuoso, però hai dei periodi un po' così, durante i quali gli altri ti infastidiscono. Sai stare benissimo da solo.
3 - Canarino
Indole solitaria. ti senti un po' imprigionato in questa società da cui a volte senti l'esigenza di volare via. Pensi che in fondo la solitudine sia anche sinonimo di libertà.
4 - Cavallo
Temperamento ribelle, ami i grandi spazi e correre per i tuoi obiettivi. Stai bene da solo, ma preferisci la compagnia.
5 - Pecora
Personalità concreta ed essenziale, badi al solido e al liquido, nelle emergenze sapete come coprirvi le spalle. La compagnia per voi è comunque un elemento imprescindibile della vita.

La consueta ricetta vegan dal sito di VeganRioT

Ravioli ai broccoletti in salsa all aglio

autore: Paolo

40 minuti
2 persone
  • 200 g di semola di grano duro
  • 150 g di broccoletti freschi
  • 50 g di formaggio vegetale
  • Aglio
  • Prezzemolo fresco
  • Peperoncino
  • Pepe nero
  • Latte di riso
  • Farina di riso
  • Pangrattato
  • Margarina vegetale
  • Olio extravergine di oliva
  • Sale marino
Impastate vigorosamente per una decina di minuti la farina con 100 ml di acqua, un pizzico di sale ed un filo d’olio extravergine che lascerete riposare coperto in frigorifero.
Nel frattempo, preparate il ripieno. Pulite i broccoletti e privateli della parte centrale fibrosa. Cuoceteli in poca acqua salata, mescolandoli spesso, fino a quando non saranno teneri. Scolateli e ripassateli in padella, per qualche minuto, con olio extravergine e peperoncino piccante in polvere. Trasferite i broccoletti nel mixer assieme al formaggio vegetale. Si può sopperire alla mancanza di questo ingrediente con uguale quantità di tofu al naturale. Aggiungete un cucchiaio di pangrattato, che servirà ad asciugare in composto, e mescolate fino ad ottenere una farcia omogenea e malleabile. Riprendete la pasta e, con la macchina a rulli, stendetela più e più volte su sé stessa, fino ad avere uno spessore medio, livello 4, grossomodo. Formate i ravioli usando un cucchiaino abbondante di farcia e sigillateli con l’apposito stampo. Se avete tempo a sufficienza, lasciateli seccare leggermente all’aria.
In un piccolo tegame lasciate bollire, per 3-4 minuti, uno spicchio d’aglio vestito in una modesta soluzione di metà acqua e latte di riso. Scolate e ripetete l’operazione per un paio di volte ancora.
Prendete lo spicchio d’aglio scolato, eliminate la pelle e l’anima centrale, quindi frullatelo assieme ad un bicchiere di latte di riso. Mettete il composto così ottenuto in un tegame ed aggiungete un cucchiaino di margarina vegetale e mezza tazza d’acqua. Salate e portate a bollore. Versate a pioggia poca farina di riso per volta, grossomodo un paio di cucchiai. Lasciate cuocere qualche minuto. Spolverizzate con pepe nero ed il prezzemolo fresco tagliato finemente. Cuocete i ravioli in abbondante acqua salata in una pentola capiente. Scaldate dell’olio extravergine in una padella larga. Trasferite i ravioli cotti e scolati nella padella ed unite la crema di riso all’aglio. Ripassate a fuoco medio per qualche minuto, bagnando se serve con un mestolino di acqua di cottura della pasta.

La situazione del nostro paese raccontata da Enteroclisma:

L'ESSERE BIOLOGICO E L'ESSERE PENSANTE

Licenziato l'autista per eccesso di onestà, 
Trota ne assume un altro.


IL SUCCHIATUTTO

Lo sporco gioco del governo - concordato 
con i partiti - va avanti.
Un'ampia parte del paese è ormai alla fame 
... e non siamo che all'inizio.
Una tassa al giorno, senza niente in cambio, se non per i padroni ed i ladri di stato, unici beneficiari dei nostri sacrifici sanguinosi.
E poi nonno Giorgio condanna l'antipolitica ... 
come dire: dovete essere cornuti e contenti


LE GRANDI PROMESSE DA NON MANTENERE

Angiolino annuncia al mondo 
la più grande novità della politica italiana.
A distanza di molto tempo, 
qualcuno ne ha più sentito parlare ?






 

Pillola del giorno: Ascanio Celestini Cazzi vostri

 

domenica 1 aprile 2012

Natale con i tuoi... Pasqua con Veganriot e IlCambiamento

In alto: Immagine tratta dal blog http://favoleerealta.iobloggo.com/


Gli uomini sono delle creature con due gambe e otto mani.
Jayne Mansfield.




Natale con i tuoi... Pasqua con Veganriot e IlCambiamento

Se gli umani smettessero di mangiare carne, pesce e derivati degli animali, vivrebbero molto meglio, risparierebbero tanto denaro e sarebbero meno aggressivi, una buona occasione per capire che ci si può alimentare in maniera naturale ed intelligente è partecipare all'evento organizzato da Il Cambiamento e VeganRioT:


Da sabato 7 a lunedì 9 aprile, sul Lago Trasimeno, Veganriot Italy e Il Cambiamento organizzano la Pasqua 2012

Da sabato 7 a lunedì 9 aprile, Veganriot Italy e Il Cambiamento organizzano la Pasqua 2012. Vieni a trovarci in Umbria, sul lago Trasimeno, nel centro di educazione ambientale Panta Rei. Tre giorni insieme in mezzo alla natura per imparare a cucinare vegan e pensare sostenibile. Un'occasione per condividere idee e parole in un posto lontano dalla città all'interno di un centro a basso impatto ambientale.

Quale periodo migliore, se non quello pasquale, per trascorre qualche giorno lontano da casa e:
- passare tre giorni a Panta Rei in mezzo alla natura, con vista splendida sul lago Trasimeno
- assaporare e condividere cibo vegan & biologico
- frequentare un corso di cucina vegan e partecipare ad un incontro sulle tematiche della sostenibilità con uno dei pionieri italiani del vivere ecologico ed etico
- fare una visita guidata alle strutture di uno dei più importanti centri per l’educazione ambientale: Panta Rei.

Noi ci mettiamo questo, voi portate la simpatia, il parente scettico e la voglia di stare insieme.

Guarda il servizio del Tg1 su Veganriot



PROGRAMMA
Sabato 7 aprile 2012

15.00 Arrivo e sistemazione
15.30 Dolci vegan di benvenuto
16.00 Visita guidata del Centro Panta Rei - case in autocostruzioni, bioarchitettura e uso della terra cruda a cura del Centro Panta Rei
20.30 Cena

Domenica 8 aprile 2012
08.30 Colazione
09.00 Corso di cucina vegan 1 gruppo* - a cura di Vegan Riot
Energia, ambiente e alimentazione 2 gruppo - P. Ermani
13.00 Pranzo
15.00 Corso di cucina vegan 2 gruppo* - a cura di Vegan Riot
Energia, ambiente e alimentazione 1 gruppo - P. Ermani
20.00 Cena

Lunedì 9 aprile 2012
08.30 Colazione
09.00 Passeggiata di pasquetta al lago Trasimeno o nelle colline umbre a scelta dei partecipanti
13.00 Pranzo
15.00 Partenza

* per rendere più agevole la partecipazione al corso di cucina i partecipanti verranno divisi in due gruppi

COSTO
Il contributo per la partecipazione al corso è di 190€ e comprende: organizzazione, visita guidata, corso di cucina, lezioni, vitto e alloggio. La cucina è vegan e biologica.
... Continua

Sempre da Il Cambiamento il reportage sui centri sociali vegan in Inghilterra:

Uk, centri sociali anarchico-vegani. Karola Formella ci racconta il Cowley Club

Negli ultimi anni in Inghilterra si è assistito alla nascita e alla diffusione di centri sociali e culturali fondati sul rispetto per ogni forma di vita e promotori di un regime alimentare vegano. Per saperne di più sull'organizzazione e la filosofia di queste realtà abbiamo intervistato Karola Formella, attivista del Cowley Club, uno dei primi centri sociali anarchico-vegani del Regno Unito, con sede a Brighton.

di Andrea Romeo - 27 Marzo 2012

cowley club
Il Cowley club è uno dei primi centri sociali anarchico-vegani del Regno Unito con sede a Brighton

L'Inghilterra è tra i primi paesi in Europa ad aver attuato riforme importanti riguardo alla 'questione animale' negli ultimi anni.

A partire dalle politiche di informazione ai cittadini attraverso i simboli 'cruelty free' e 'vegan friendly' nelle etichette dei prodotti di largo consumo (persino nelle bottiglie d'acqua si trova il simbolo che indica che il prodotto è 'vegan'), fino alla diffusione di sempre più prodotti 'alternativi' alla carne e derivati ormai onnipresenti nei supermercati piccoli e grandi, il Regno Unito mostra di essere un paese civile in grado di effettuare grandi cambiamenti in tempi relativamente ristretti. Complice anche una certa apertura mentale da parte dei cittadini, forse grazie alla loro recente storia che li vede protagonisti nelle grandi questioni che riguardano il pianeta e quindi aperti anche al nuovo e al diverso, reattivi.

Attraverso le numerose campagne portate avanti dai gruppi animalisti che vantano una certa tradizione, si assiste in Inghilterra alla nascita e alla diffusione di centri sociali e culturali che propongono il veganismo e quindi il rispetto per ogni forma di vita. A tal proposito ho incontrato Karola Formella, attivista del Cowley Club, uno dei primi centri sociali anarchico-vegani dell'Inghilterra con sede a Brighton, che mi ha raccontato cose interessanti sull'organizzazione e la filosofia di queste realtà.

Come funziona e qual è l'ideologia di un centro culturale anarchico-vegano?

Come si evince dall'epiteto, la filosofia di base del nostro centro culturale è quella anarchica, cioè non vi sono 'capi' ma ci consideriamo tutti uguali, anche se il definirci 'anarchici' è qualcosa che non mi piace: non amo le etichette. Diciamo che siamo persone libere, e tali vogliamo sentirci. Le decisioni generali sulle politiche di gestione del Cowley vengono prese con il consenso di tutti gli appartenenti al gruppo attraverso delle riunioni mensili in una specie di tavola rotonda.

cowley club
Si assiste in Inghilterra alla nascita e diffusione di centri sociali e culturali che propongono il veganismo e quindi il rispetto per ogni forma di vita

Per prendere le decisioni tutti devono essere d'accordo, perché crediamo che ogni membro abbia un importante ruolo nelle politiche da seguire che riguardano il centro culturale: basta il 'no' di uno per rimettere in discussione una decisione su una determinata questione, e a volte ci può voler del tempo prima di mettere in pratica una data idea.

Chiunque può entrare a far parte del Cowley a condizione che rispetti le regole del posto. Abbiamo volontari che vengono ad aiutare al cafe, o che gestiscono la biblioteca, il bar, oppure che aiutano nell'organizzazione degli eventi. Diamo lezioni di inglese gratuite agli stranieri, ai rifugiati e agli esiliati politici. Organizziamo attività di cinema, cabaret, musica dal vivo. Facciamo molti incontri culturali e dibattiti politici. Queste attività sono tutte orientate verso l'aiuto del prossimo in generale, e cerchiamo di cambiare il mondo secondo la nostra visione e punto di vista. Ad esempio, tra i gruppi che frequentano il Cowley, abbiamo gli attivisti per i diritti dei gay, gli animalisti, movimenti per i diritti delle donne, etc. Siamo inoltre contro il capitalismo e la moneta.

Che mi dici riguardo al veganismo? Siete tutti vegani? E qual è la relazione tra veganismo e anarchia?

Il nostro cafe è vegano. Tutti i giorni i volontari vengono qui a cucinare piatti vegan e apriamo il Cowley a coloro che vogliono gustare un pranzo vegano a basso costo. La cucina è inoltre aperta a tutti: se conosci buoni piatti vegani vieni e cucini per gli altri. Offriamo anche da mangiare a chi non ha denaro. Non so se tutti gli attivisti del Cowley sono vegani perché non posso sapere cosa loro facciano fuori da qui. Posso dire con certezza che la maggior parte lo è. A grandi linee noi crediamo nel rispetto reciproco e che questo debba essere applicato anche nei confronti degli esseri più deboli come gli animali: non è giusto imporre loro la nostra superiorità.

cowley club
"La filosofia di base del nostro centro culturale è quella anarchica, cioè non vi sono 'capi' ma ci consideriamo tutti uguali"

Pensiamo ci sia una connessione tra veganismo e anarchia perché la nostra libertà non può essere fine a se stessa, ma essa deve in qualche modo essere utile agli altri, e il veganismo, a nostro vedere, oltre ad essere una forma di rispetto nei confronti degli animali (la nostra libertà finisce là dove comincia quella degli altri) è certamente una pratica che permette la liberazione dal sistema capitalistico.

Nella nostra biblioteca abbiamo molti libri che parlano di liberazione animale come condizione necessaria per la liberazione dell'uomo, oltre che dell'uguaglianza e della dignità di tutti gli esseri viventi, nessuno escluso. Questo non significa che tutti gli anarchici siano anche vegani, e non obblighiamo nessuno a diventarlo. Essere vegani deve essere una evoluzione e non una rivoluzione. Il nostro obiettivo è quello di mostrare alla gente che un altro mondo è possibile, che basta volerlo veramente, ma vogliamo fare ciò in modo del tutto non-violento.

... Continua

I banchieri e le multinazionali stanno lentamente ma inesorabilmente distruggendo il pianeta, questo intervento di Vandana Shiva sul blog di Beppe Grillo illustra efficacemente le nefandezze di questi criminali prezzolati:

Passaparola - L'OGM distrugge il Pianeta - Vandana Shiva

L'OGM distrugge il Pianeta
(6:40)
vandana_shiva.jpg

"Cari amici del blog di Beppe Grillo, avete tutta la mia solidarietà, perché i problemi che devono essere affrontati dai giovani e dai meno giovani, dalle donne e dagli uomini in Italia sono forse di diversa entità rispetto a quelli che deve affrontare la mia gente, in India, ma scaturiscono dalle stesse radici: un sistema ingiusto e non sostenibile che dobbiamo cambiare, insieme. Mi unisco a voi, in questo nuovo movimento, per rendere pace alla Terra – e possiamo farlo, perché il potere appartiene alla gente." Vandana Shiva

Il Passaparola di Vandana Shiva, attivista e ambientalista indiana

Saccheggio planetario (espandi | comprimi)
Quelli che stanno saccheggiando le risorse del pianeta sono due corporazioni. Siamo ben oltre lo sfruttamento individuale: siamo di fronte a delle corporazioni che usano qualsiasi mezzo per impossessarsi dei beni della povera gente facendo finta che il mondo giri intorno alla finanza, scommettendo e giocando d’azzardo sullo scenario del commercio internazionale. E intanto sottraggono ai poveri la terra, le sementi e si impadroniscono della loro acqua, e poi vogliono rivenderla dopo aver privatizzato le sementi, e vogliono rivenderla ai coltivatori per prendere i diritti di sfruttamento. Si prendono i nostri fiumi: provano a prendere il fiume Volna. Li privatizzano per poi rivendercene l’acqua. Le risorse minerarie, le foreste...non è rimasto niente che non vorranno vedere privatizzato e mercificato. Infatti come si approssima il summit sulla Terra di Rio, "Rio +20".
Le corporazioni che hanno già danneggiato il pianeta vorrebbero privatizzare quello che rimane. Siamo in presenza di un grande saccheggio planetario. Per tenere in piedi un’economia avida e predatoria vogliono commerciare persino nelle funzioni ecologiche della biosfera, nella capacità riproduttiva della biosfera. Un esempio è il commercio di carbonio: commerciare sulla capacità delle foreste di assorbire anidride carbonica. I negoziati per ridurre le emissioni per evitare la deforestazione, la capacità del suolo di assorbire carbonio. Quindi sono andati oltre la proprietà, il controllo e il saccheggio delle risorse, trasferendo il loro interesse sulle funzioni e i servizi ecologici del pianeta, per privatizzarli. L’esclusione totale di più del 99% delle persone del pianeta e la distruzione assoluta degli ecosistemi del pianeta.
In realtà sono stati proprio gli OGM e la monocultura a creare insicurezza in campo alimentare; hanno portato il declino nella disponilità di cibo e di nutrimento. Gli OGM non hanno aumentato affatto i raccolti. Ci sono rapporti che ci mostrano il fallimento dei raccolti – così come ha mostrato il nostro lavoro a Navania... Che non ci sia stato un aumento nella produzione, esiste un rapporto intitolato “L’imperatore OGM è nudo” che ne fornisce documentazione in modo concreto, paese per paese.

... Continua

Le ultime notizie su questa disastrata situazione economico finanziaria che sta mettendo in ginocchio interi paesi, una crisi studiata a tavolino dai grandi gruppi bancari del pianeta, i veri responsabili di questo disastro planetario, da Luogocomune:

Ci stanno suicidando
di Marco Cedolin e Fabio Polese

Ieri un uomo si è dato fuoco nel parcheggio della Commissione tributaria, in via Paolo Nanni Costa, nella periferia ovest di Bologna. Era in debito con il fisco e voleva farla finita. A Giuseppe C., muratore di cinquantotto anni, erano stati contestati tributi non pagati e i suoi ricorsi alla commissione erano stati respinti, l’ultimo proprio di recente. L’uomo ha tentato di uccidersi incendiando la sua auto verso le otto di mattina.

C’è restato finché ha resistito e poi è corso fuori; sembrava una torcia umana. Diversi sono stati i biglietti scritti a mano (trovati dai vigili del fuoco all’interno della sua macchina) per spiegare il suo gesto. “Ho sempre pagato le tasse, poco ma sempre. Quello che ho fatto l’ho fatto in buona fede. Lasciate in pace mia moglie, lei è una brava donna. Vi chiedo perdono anche a voi” ha scritto riferendosi alla Commissione tributaria. A Roma, un altro caso: un uomo di quarantanove anni si è gettato dal balcone della sua abitazione perché disoccupato.

Questi tragici episodi sono in aumento e sono un sintomo evidente di come la crisi economica colpisce pesantemente la maggior parte delle famiglie e soprattutto le classi sociali più povere.

Secondo le stime riportate dal Servizio Prevenzione del Suicidio dell’ospedale romano Sant’Andrea, ...

... il “fattore economico” ha pesato (sugli oltre 4000 suicidi complessivi in un anno) per oltre un terzo. Lo psichiatra Maurizio Pompili, che ha riportato queste stime, ha dichiarato: “Purtroppo questi dati non ci sorprendono, nella storia è un fenomeno già visto. Ci fu un boom di suicidi nel 1870, dopo una grande crisi e l’aumento del prezzo del pane”.

Intanto mentre qui si muore perché si è stremati dai debiti, Mr. Monti riscuote successi all’estero con i media di massa italiani ed internazionali che continuano l’elogio del “quanto è bravo il premier” fino allo sfinimento.

“I giovani devono abituarsi all’idea che non avranno un posto fisso per tutta la vita. E poi, diciamolo, che monotonia. E’ bello cambiare e accettare delle sfide”, queste parole di Mr. Goldman Sachs & co., ancora rimbombano pesantemente sui giovani (e meno giovani) che ogni giorno devono combattere per mantenere un lavoro sempre più incerto e precario.

Viviamo in un Paese sopraffatto dall’incertezza del futuro e chi prova a rialzarsi, viene represso a suon di bastonate democratiche. Proprio come è successo pochi giorni fa agli operai dell’Alcoa, manganellati mentre gridavano una sacrosanta verità: “un operaio, una famiglia”.

Già, una famiglia, quell’angolo di mondo tranquillo (o turbolento) all’interno del quale ciascuno sa di “contare qualcosa” anche quando all’esterno è solamente una risorsa umana da spremere come un limone fintanto che ha qualcosa da dare, per poi diventare una buccia, un peso, un rifiuto organico da “smaltire” e nulla più. Quella “casa” sicura (o meno) dove l’uomo economico, atomizzato nel suo ruolo di competitor solitario, corridore del progresso, condannato ad arrivare “primo” in una corsa truccata dove tutti sono ultimi, può tornare la sera. Accovacciarsi in posizione fetale e tentare di suggere qualche goccia di umanità e carpire uno scampolo di sentimento, di emozione, di vita. I figli, il coniuge, i genitori, quelle poche briciole di mondo che ancora hanno un nome ed un valore che prescinda dalla loro produttività. I “tuoi cari”, la tua isola felice (o infelice) che sta sgretolandosi ogni giorno di più, fagocitata dal progresso che per te ha in serbo altri programmi, volti a renderti assai più efficiente e produttivo.

L’ondata di suicidi del 1870 cui fa riferimento lo psichiatra Pompili, per giustificare il suo mancato stupore nei confronti di quelli di oggi, in realtà fu il risultato di quello stravolgimento economico e sociale meglio conosciuto come rivoluzione industriale e non solamente di un aumento incontrollato del prezzo del pane. La famiglia allargata che viveva in larga parte di autoproduzione e manteneva forti rapporti umani, all’interno di una comunità fortemente coesa, iniziò a morire, ammazzata dal lavoro salariato in fabbrica, dalle città maleodoranti, dall’incapacità dei suoi membri, diventati individui, di sopravvivere economicamente con lo “stipendio”, laddove fino a qualche anno prima vivevano con un certo agio all’interno di un sistema dove la presenza del denaro non era immanente e si rendeva necessaria solo in quegli ambiti dove l’autoproduzione, lo scambio ed il dono (e quanto altro garantito dallo spirito di comunità) non si manifestavano sufficienti. La famiglia, nella sua forma primigenia stava morendo e con lei si suicidarono molti dei suoi membri, riluttanti a diventare criceti, nella gabbia di un mondo che più non gli apparteneva. Come la mancanza di pane non fu l’unico elemento scatenante dell’ondata di suicidi della seconda metà dell’800, così la disoccupazione, l’usura di stato e il cinismo sprezzante di un governo di banchieri subumani non è l’unica causa dell’ondata odierna.

Anche oggi, come allora, quel che resta della famiglia sta morendo, ammazzata dai sacerdoti della crescita e del progresso che vedono in essa un ostacolo all’atomizzazione dell’individuo merce, deputato a sostituire l’essere umano. La mancanza di lavoro, comunque temporaneo e mal retribuito, è il cavallo di Troia attraverso il quale praticare l’eutanasia di qualunque legame famigliare ed amicale possieda l’individuo, fino a renderlo solo, acquiescente, malleabile e funzionale agli interessi della macchina economica. Per inseguire il miraggio di un lavoro che non c’è, i coniugi si adeguano a turni massacranti che pur condividendo la stessa casa li costringono di fatto a non incontrarsi più fra loro e con i figli per intere settimane. Per inseguire la speranza di lavoro, sempre più persone cadono vittima di un pendolarismo massacrante che li rende veri e propri zombie in ambito famigliare. Mentre altri si trasferiscono a centinaia di km di distanza dalla propria famiglia, per mantenere un posto di lavoro che sta sfuggendo e comunque a breve sfuggirà.
E quel che resta delle famiglie, diventa ogni giorno di più un luogo alieno, mero ricettacolo di frustrazioni personali, dove alcuni individui condividono spazi comuni, continuando a vivere la propria individualità, fatta di paura, sensazione di inadeguatezza e mancanza di qualsiasi prospettiva per il futuro.
... Continua

Da Megachip:

Cara Signora Ida, Caro Signor Ugo.


Gli inganni del “risanamento” dello Stato e del “pareggio di bilancio” spiegati a due pensionati.

barnard 20120329

di Paolo Barnard - www.paolobarnard.info

Cara Signora Ida, Caro Signor Ugo.

Lo dovete sapere, il governo Monti vi sta ingannando, e con lui i telegiornali e i giornali. Vi abbassano la pensione tassandovi, tutto costerà di più dalla benzina ai servizi, siete già più poveri oggi, e domani sarà peggio, per voi e per tutti. Ecco cosa succede.

Quante volte avete sentito le parole “risanare i conti dello Stato, per tornare a crescere”? Ok, tante volte, ogni giorno in Tv. Bene. Signora Ida e Signor Ugo, in che modo il governo di Monti sta facendo il “risanamento”? Spendendo di meno per noi (i famosi tagli) e tassandoci di più. Ok. Ma cosa accade esattamente?

Accade che ciò che il governo non spende per noi (ad esempio servizi o stipendi e pensioni), saremo noi a doverlo spendere pescando nei nostri risparmi o facendo debiti, oppure facendo rinunce anche serie. Semplice, non si scappa. Ma attenti alla trappola: pescare dai risparmi significa impoverirsi un po’, fare debiti significa impoverirsi molto – fare rinunce significa esattamente la stessa cosa, cioè essere più poveri di prima. Risultato: milioni di cittadini diventano un po’ più poveri o molto più poveri. Ok?

Ma il governo che ci “risana” ha deciso che oltre a spendere di meno, ci tassa di più. Noi, che già siamo diventati tutti un po’ più poveri come detto sopra, dovremo anche sborsare altri soldi in tasse, sempre dai risparmi o soldi che non abbiamo. Cioè, sempre meno risparmi, e per molti ancor più debiti. Logicamente, sempre più poveri. Non si scappa.

Ma che fa la gente in massa se gli calano i risparmi o addirittura va a debito? Smette di spendere in tutto quello che non è proprio essenziale. Va meno al cinema, compra meno scarpe, non cambia l’auto, compra meno case, meno cosmetici, meno vestiti, rinuncia alla piscina dei figli, non compra più la carne come prima, beve meno vino, disdice l’abbonamento alle riviste, non ristruttura più la casa, va meno a mangiar fuori ecc. Voi direte: una vita più come ai vecchi tempi. Forse, ma state attenti che per ciascuna di quelle rinunce significa che altrettanti negozi e aziende vendono molto di meno o lavorano molto di meno, finiscono a fallire, tantissimi oggi. E cosa significa? Che tagliano gli stipendi, o licenziano, creano disoccupati, e magari non assumono vostra nipote, che si è laureata e non ha lavoro. Questo è come un effetto domino, cioè cade una pedina e iniziano a cadere tutte le altre, in tutt’Italia, e quindi sempre più impoverimento, che crea incertezza, che crea sempre meno lavoro, che crea sempre più impoverimento.

Badate bene. Eravamo partiti dallo Stato che fa il “risanamento”, PER IL NOSTRO BENE. Dove siamo arrivati? Ecco dove:

Masse di impoveriti in generale che spendono di meno, questo mette in crisi i negozi e le aziende, questo cala gli stipendi e crea più disoccupati, tutti costoro di nuovo spendono molto di meno, e la ruota ricomincia da capo, meno denaro che gira, meno stipendi, licenziamenti… Ma non dovevamo essere “risanati”?

Ah!, ma alla televisione hanno detto che questi sono i “sacrifici” necessari perché poi DOPO tutti torneremo a star meglio, ci sarà la “crescita”! No, dico, Signora Ida e Signor Ugo, vi pigliano per scemi? Come faremo a iniziare a star meglio stando peggio? Cos’è, un trucco del mago Merlino? I soldi sbucheranno dall’orto, misteriosamente… ? Non c’è altra possibilità. Forse Monti è un mago.

Eh sì, perché guardate bene le cose: Monti ha anche deciso che lo Stato smetterà per sempre di darci più soldi di quello che ci tassa, e questo si chiama il “pareggio di bilancio. Significa: lo Stato, da qui in eterno, ci darà ogni anno 100 soldi e ci tasserà per 100 soldi. A noi rimane ZERO. Addirittura Monti metterà questa regola nella Costituzione fra pochi giorni! Quindi ZERO soldi dallo Stato, e allora da dove verranno i soldi per la magica “crescita”? Da noi cittadini e dalle aziende? Ma come? Ci hanno impoveriti tutti per anni per fare il gran “risanamento”, come diavolo facciamo a inventarci i soldi che non abbiamo più?

... Continua

E ancora da Megachip:

Col potere ai professori venne l’inverno della nostra civiltà

sapelli-risaiaUn saggio in sette capitoli con uno sguardo spietato e lucido sul vero significato dell'operazione Monti, e sul futuro dell'Italia e dell'Europa.

di Giulio Sapelli - www.linkiesta.it

I nostri tempi sono i tempi della verità: la crescita economica mondiale è terminata. Inizia una crisi senza precedenti, sia finanziaria sia industriale. L’epicentro di questa crisi risiede negli intermediari finanziari, e quindi nelle banche. La periferia di questa crisi è in realtà centro per la vita quotidiana di milioni di persone: sono le piccole medie imprese e tutta una foresta di classi medie. Gli operai, che oggi non possono più dirsi classe a sé, sono il punto più fragile della costruzione di cristallo che sta andando definitivamente in frantumi nell’indifferenza di tecnici e professori che, in Italia come in Europa, concepiscono gli umani come cavie e non come persone.

I. Italia e Germania: le unificazioni nazionali tardive

itadeuIl governo Monti rimarrà a lungo nella memoria degli storici e dei sociologi futuri. Anche gli economisti dovranno sottoporsi alla prova dei fatti per le conseguenze che ne deriveranno sul piano della crescita e delle sue diverse, confliggenti, teorie. È un passaggio decisivo della storia italiana, di grande importanza e non ci deve far velo la mediocrità dei personaggi che lo interpretano. Lo spirito assoluto si serve spesso dei frammenti del finito per realizzare il Suo cammino. I nostri tempi ne sono la prova. Per comprendere il passaggio in corso occorre ricordare che la storia d’Italia è sempre stata, più di quella di altre nazioni, sempre un intreccio di storia nazionale e storia internazionale. Come tutti gli stati a recente unificazione, del resto. Fuori d’Europa e in Europa.

Pensiamo, per esempio, alla differenza di percorso nella storia mondiale del retaggio in America del Sud dell’impero spagnolo, da un lato, e di quello dell’impero portoghese, dall’altro. L’implosione del primo ha condotto alla formazione di stati deboli e frammentati anche al loro interno tra centro e periferia e che sono sempre stati soggetti alle decisioni economico-diplomatiche delle potenze europee prima e nord americane poi. Il Regno Unito ha “creato” il Cile: i conflitti tra di esso e il Perù e la Bolivia sono sempre stati, nell’Ottocento e nel primo Novecento, in larga misura determinati dalle logiche di controllo dei mercati e dei giacimenti di materie prime che interessavano le grandi multinazionali inglesi. Poi sarebbe venuta la volta degli Usa; ma è storia sin troppo nota e che s’inserirà rapidamente nei gironi infernali della guerra fredda e del conflitto con l’Urss nel secondo dopoguerra del Novecento.

L’impero portoghese, invece, non solo non crollò frantumandosi, ma si rigenerò nel Brasile rimasto nuova corolla dell’impero e poi del regno lusitano in Sud America senza mai perdere l’unità che ne caratterizza, in definitiva, la forza sub specie stato federale, sino ai giorni nostri. Giungendo, così, a differenza degli altri stati, ad assumere un ruolo di protagonista internazionale, tenendo insieme e non dividendo nelle sue storie e nella sua storia, questione nazionale da questione internazionale.

I BRIC, in effetti, sono tutti stati non a tardiva unificazione, ma a lunghissimo passato imperiale, scalfito dalle onde del tremendo e lunghissimo secolo delle guerre civili europee. Scalfito, ma non distrutto, che possono quindi ben tenere unito il nesso nazionale con quello internazionale.

L’Italia, invece, non è la Spagna e non è la Francia: cioè stati a lunghissima storia nazionale. Una storia che si perde nella notte dei tempi. In nessuno dei due paesi si celebrano anniversari di fondazione della nazione… L’Italia non è neppure il Brasile. Come la Germania, l’Italia, invece, sorge da un intreccio fittissimo di relazioni e di battaglie diplomatiche internazionali che ne decidono il “destino unificatorio” in un brevissimo lasso di tempo, in meno di un secolo, in pochi decenni, dopo il Congresso di Vienna e le rivoluzioni del 1848.

La Germania, come ben aveva visto il grande Federico Engels in Po und Rhein, sorge dalla spada d’acciaio degli Junker prussiani che sono gli eredi delle tribù germaniche descritte da Tacito («adorano gli alberi, spezzano il pane con i denti…») che fermarono Roma al vallo di Adriano e cambiarono così la storia d’Europa e del mondo, ponendo di fatto le basi storico- concrete per l’avvento del nazismo secoli e secoli dopo.

La Germania sorse da una guerra vittoriosa contro la Francia e da una unificazione che è un modello di creazione della politica di potenza nel cuore dell’Europa. L’Italia, invece, sorse dalla «spadoletta di latta» – diceva appunto Engels – dei Savoia e per un gioco, magistralmente descritto da Rosario Romeo e da Denis Mack Smith, tra Inghilterra e Francia per il dominio del Mediterraneo, con lo sfondo del palcoscenico disegnato dai rapporti tra la cattolicissima Austria e il turrito dominio pontificio di Roma.

... Continua

Per concludere l'argomento, un intervento del regista e scrittore Silvano Agosti su come si potrebbe vivere meglio, dal blog di Beppe Grillo:

Passaparola - Vivere non significa solo esistere - Silvano Agosti

Vivere non significa solo esistere
(14:00)
silvanoagosti.jpg

Al mattino, quando apri gli occhi, il treno riparte con i suoi rumori. Metti i piedi giù dal letto, ti stropicci gli occhi, bevi un sorso d’acqua. Ecco, sei tornato in te dopo un viaggio nei sogni, un viaggio la cui consistenza si perde in un istante.
Meccanicamente fai ciò che hai fatto ieri e che farai domani. Non ti poni più domande sul perché lo fai. Lo fai e basta. Un altro giorno fluisce nella clessidra della tua vita, inconsapevolmente. Beppe Grillo


Il Passaparola di Silvano Agosti, regista e scrittore

Le tre gabbie dell'uomo (espandi | comprimi)
Un saluto speciale agli amici del blog di Beppe Grillo e per così dire anche a tutto il resto dell’umanità, e anche a Beppe Grillo…
L’uomo viene al mondo e la prima cosa che fa l’essere umano venendo al mondo ha uno sguardo stupito su questa realtà e la ama da subito, poi quello che accadrà lo saprà purtroppo fin dall’infanzia,
accadrà che lui verrà negato come questo grande capolavoro della natura, questo imbattibile mistero che è l’essere umano verrà inesorabilmente, ferocemente smantellato e ridotto a un ruolo, diventerà un ragioniere, un alunno, un marito, un impiegato, un Papa, un Presidente etc., nella processione dei ruoli che tengono prigionieri tutti gli esseri umani. Va detto subito che per questo l’essere umano non è ancora riuscito a abitare questo pianeta. E’ fondamentale che tutti sappiano quali sono le gabbie micidiali che ogni forma di potere ha messo in atto per riuscire a demolire questo colosso di mistero che è l’essere umano. La prima gabbia è di allevarlo in un piccolo spazio, in un piccolo carcere che è l’appartamento, la casa. La seconda gabbia è di costringere, pensate quando lui ha solo bisogno di correre, di giocare, di essere sé stesso, di costringerlo a stare seduto per imparare niente meno che a scrivere, perché? Perché uno deve imparare a scrivere a 5/6 anni? Normalmente l’essere umano imparerebbe in modo davvero perfetto a scrivere se lo facesse approdando da solo a queste necessità, con il desiderio verso gli 11/12 anni, ma ciò che conta è di tenerlo bloccato, di non farlo giocare, correre, perché se lui giocasse, corresse fino ai 18 anni, dopo non si fermerebbe più per tutta la vita di giocare, di creare, di dimostrare la propria unicità, perché ogni essere che viene al mondo è unico e irripetibile come si sa, non solo nel Dna, non solo nell’impronta digitale ma in una creatività che se potesse esercitarla darebbe ogni volta una versione nuova, affascinante, immortale della realtà.
La terza gabbia, forse la più micidiale, è il lavoro, già comincia l’ossessione del lavoro verso i 13 anni, quando il ragazzetto dice “Ma a me non piace la scuola, non voglio andare…”, allora cominciano a dire “Guarda che se non prendi il diploma dopo non trovi il lavoro, guarda che se dopo non fai l’università è difficile che trovi il lavoro”, ma cosa significa trovare il lavoro? L’essere umano non ha bisogno di lavorare, ha bisogno di buon cibo, di un luogo asciutto dove dormire. Si potrebbe dare in regalo una casa a 7 miliardi di persone con 1/5 di ciò che si spende ogni anno per gli eserciti, le spese militari, per non parlare delle cose magnifiche che si potrebbero fare con tutti gli investimenti che si fanno nella droga, nelle prostitute, negli ospedali, quelli inutili, nelle carceri. Questa gabbia del lavoro pian piano convince purtroppo tutti che se non lavoreranno 8/9 ore al giorno, non potranno stare su questo pianeta e chi lavora 8/9 ore al giorno si sa benissimo può essere esistere, ma certamente non vivere! La cosa interessante è che gli apparati di potere che costringono gli esseri umani a questa convinzione assolutamente demenziale, che sia inevitabile lavorare 8/9 ore al giorno, persino adesso che le macchine stanno sostituendo dappertutto la fatica e l’essere umano potrebbe esprimersi finalmente nel lavoro, tanto più che da sempre chi lavora 3 ore al giorno e ne ha 21 per vivere, produttivamente è molto, molto più forte di uno che è costretto a lavorare 8/9 ore al giorno tutti i giorni, quindi in 3 ore capita che lui produce in modo fantastico ciò che mi compete.
Diciamo produrrebbe perché attualmente lavorare 3 ore al giorno saremmo forse in 5 o 6 in Europa, ma lavorare volentieri 3 ore al giorno, a scoprire che nelle altre 21 si inventano tante cose che rendono ancora più produttive quelle 3 ore lì e poi finalmente si conoscono i propri figli, poi finalmente non si è collegati con la terza micidiale gabbia che è la 3 bis e cioè la convivenza, il fatto che un essere che incontra una persona che ama, è costretto a convivere nella stessa piccola casa o grande casa è uguale, non avendo mai la possibilità di rasserenarsi, stando un po’ con sé stessa e scoprendo, soprattutto da parte delle donne, che il loro stare con il loro partner non nasce da un bisogno di affettività, ma da un bisogno edilizio, non hanno altro scelta, quindi stanno lì e questo spiega perché forse si dice: il 70% degli omicidi e delle violenze avvengono in questa 3 bis che è la convivenza all’interno della stessa casa.

... Continua

Gli ostaggi italiani rapiti in India sono ancora nelle mani dei rapitori, la soluzione suggerita da Lia Celi per liberarli:

Terzi incomodo! La Farnesina: «Ostaggi italiani? Ricompriamoli su eBay»

Il ministro Terzi è pronto davanti al computer: appena sul sito di aste on-line comparirà il nome di Paolo Bosusco, la guida turistica italiana ancora nelle mani dei guerriglieri maoisti dell’Orissa, cliccherà «Compralo subito!». Secondo i servizi segreti è eBay la via più sicura per riprenderci i connazionali sequestrati in zone calde del globo. «Prima venivano messi all’incanto nelle categorie Animali domestici e Oggetti stravaganti, ed erano più venduti del sorbitolo,» si legge in una nota, «ma visto il successo, è stata creata una categoria apposita, Ostaggi italiani». A quanto pare, un prigioniero italiano è un must per ogni gruppo in clandestinità: è di compagnia, meno arrogante di un americano o di un inglese e dà la sicurezza che dal suo Paese nessuno verrà mai a liberarlo con un blitz: se ci tengono, sono i sequestratori a dover fare un blitz per restituirlo all’Italia.
Ma con i viaggi in occasione della Pasqua la lista degli italiani in mano a banditi o terroristi potrebbe allungarsi. L’elenco delle mete sconsigliate dal ministero degli Esteri purtroppo non è attendibile: essendo stato compilato ai tempi di Franco Frattini in base al numero di maggiordomi pro-capite e alla grandezza delle piscine, non mette al riparo i turisti da sequestri, anche se risparmia loro odissee alla ricerca di un Martini decente. E il governo è troppo impegnato a cercare di salvare un Paese ostaggio di speculatori e banchieri per occuparsi anche di una dozzina di poveracci in mano a predoni dilettanti. «Se fossero stati rapiti da Moody’s o dalla Bce,» si è sfogato Monti, «saprei cosa fare: prometterei nuovi tagli, aumenti di tasse, reintroduzione della servitù della gleba. Ma queste bande non capiscono un tubo di economia. In cambio di Rossella Urru ho offerto ai jihadisti del Sahara la liberalizzazione dei podologi, incentivi per aprire fabbriche di babbucce a Macerata e 10mila Btp a cinque anni. Mi hanno mandato a cagare».
... Continua

Le ultime amenità sulle miserie del nostro paese da Spinoza:

Miseria e mobilità

Sotto esame la riforma del lavoro. Punta al 18.

La Fornero ai sindacati: “Senza sì, niente paccata di miliardi”. Ci stai troppo dentro, zia.

Riforma dell’articolo 18, la Fornero invoca il modello tedesco. Per ogni assunto verranno licenziati dieci operai.

Susanna Camusso: “Gli unici che subiranno questo provvedimento sono i lavoratori”. Eh, ma non è che si può bloccare tutto per gli interessi di poche persone.

(La Camusso ha a cuore tutti i lavoratori che rischiano il posto. Tranne il suo parrucchiere)

Anche sul lavoro il Pd si divide. Prima o poi scopriremo i deputati primi.

La Cgil: “Un onorevole compromesso”. Penso parlino di Bersani.

“Parlerò stasera dell’accordo, se di accordo si può parlare”, ha dichiarato un segretario di partito, se partito si può dichiarare.

Monti: “Tutte le parti hanno rinunciato a qualcosa”. Per esempio, i lavoratori al lavoro.

Il premier: “Io non cerco consensi”. Sa che alle banche piace così com’è.

“Sento il peso di decisioni difficili ma necessarie”, ha dichiarato Monti alle prese con un menù coreano.

Bersani parla di “irresponsabilità di Monti”. Se ne sta lì in piedi e rovina tutte le foto.

La riforma avvicinerà lavoratori fissi e precari. Ora dite “cheese”.

Con le nuove regole ci saranno più contratti a tempo indeterminato, ma licenziare sarà più facile. Perché non te lo aspetti.

Bersani: “Sul lavoro io sono con gli italiani”. Nel senso che presto perderà il posto.

... Continua

Da Happysummer la ricerca dell'uomo ideale:

Alla ricerca dell'uomo ideale


Ormai sono stati fatti tanti studi sociologici,

psicologici, etici e logistici, che non c'entra niente però suona bene, per cercare di capire quel fenomeno indefinibile che è l'amore, un sentimento che sfugge a regole e limitazioni, a spiegazioni e interpretazioni

Però qualcosa almeno è emerso dalle profonde ricerche degli esperti in materia: che nella ricerca del partner ideale, ci sono alcune caratteristiche di cui bisogna tenere conto, perchè sono pressoché costanti.
Per cui, ragazze e donne, leggete i pregi e i difetti insite negli uomini che svolgono alcune professioni e fatene tesoro... o magari solo tesoretto :)

Professione
caratteristica
Nuotatore

Prende sempre il largo
Tassista

Vi vuole sempre guidare
Avvocato

Fa sempre obiezioni

Cacciatore

vi prende sempre di mira
Leghista

E' sempre al verde

Attualmente la professione ideale risulta essere quella del medico perché vi circonda sempre di cure...

La ricetta della settimana da VeganRioT:

Torta tropicale

autore: Alessandra
50 minuti
6-8 persone
  • 2 e ½ tazze di farina
  • 1 e ½ tazze di zucchero di canna
  • 1 tazza di succo d’ananas
  • ½ tazza olio di semi di girasole
  • 5-6 fette di ananas sciroppato
  • 3 cucchiai di amido di mais
  • La buccia grattugiata di 2 arance
  • 1 bustina di lievito

Mescolate l’olio, la scorza delle arance e lo zucchero. Aggiungete poco alla volta il succo d’ananas e la farina mischiata all’amido. Per ultimo incorporate il lievito.
Versate in uno stampo per dolci a cerniera, precedentemente unto ed infarinato, disponete le fette di ananas a fiore sull’impasto e premetele leggermente.
Fate cuocere in forno già caldo a 180°C per circa 35-40 minuti. Se la torta tendesse a prendere troppo colore, copritela con un foglio di alluminio.

La situazione politico economica vista da Enteroclisma:

SCAMPOLI DI MEDIOEVO

In quest'Italia di santi, poeti e navigatori, c'è sempre qualche mente fervida che s'inventa qualcosa.
Come i preti che, in questo periodo di siccità, invitano i fedeli a pregare per la pioggia.
Eppure abbiamo sempre riso a vedere i pellerossa ballare intorno al totem la loro danza della pioggia !!



IL POPOLO DIMENTICATO

Il governo la prende facile.
I problemi si nascondono, si mostrano diversi dalla realtà.
Ti licenziano ? Che problema c'è ?
Domani vai a lavorare da un'altra parte,
magari su Marte o Giove.



SICCITA' GLOBALE

Da mesi non piove più come dovrebbe.
Da quasi un anno le perturbazioni atlantiche non riescono ad entrare nel Mediterraneo e l'Italia rimane a secco di pioggia, neve e riserve idriche, oltre che di soldi ( ma quella è colpa del governo ).
E così nascono nuove specie di frutti ...

E da Vauro:




Pillola del giorno: Gigi Proietti - Grammelot Americonapoletano