sabato 11 febbraio 2012

Neve e gelo. Quando la natura diventa 'una drammatica calamità'

In alto: immagine tratta dal blog http://tamango.iobloggo.com/


Quando pensi che a nessuno al mondo importa se sei vivo, prova a non pagare per due mesi la rata della macchina.
John Belushi.

Le nevicate di questi giorni hanno messo in ginocchio gran parte del paese, un evento che non accadeva da molti anni ma abbastanza naturale, purtroppo nel nostro paese da anni è in atto una barbara e criminale riduzione dei servizi sociali e di intervento per far fronte alle emergenze, dal sito Il Cambiamento una analisi del fenomeno:

Neve e gelo. Quando la natura diventa 'una drammatica calamità'

"Nel linguaggio giornalistico la pioggia e la neve, abbandonata la loro natura di fenomeni atmosferici facenti parte dei cicli stagionali, si sono trasformati in eventi catastrofici contro i quali occorre guerreggiare con furia belluina". Cosa ci è successo se interpretiamo dei fenomeni naturali come eventi stra-ordinari da cui difendersi?

di Marco Cedolin - 8 Febbraio 2012

neve albero
"Così una nevicata, come quelle di questi giorni, cessa di essere spettacolo per anime candide..."

In questa sorta di post-modernismo decadente che permea la babelica cacofonia delle nostre giornate, i cortocircuiti logici ed i controsensi più non si contano, come foglie elicate sulle fronde degli alberi semplicemente fanno parte del paesaggio e non ci resta altra strada che quella di osservarli basiti, magari dopo averli conditi con un po’ d’ironia.

Il rapporto di belligeranza con il clima, ritenuto per molti versi un ferale nemico da combattere senza pietà, è senza dubbio indicativo del livello di scollamento ormai raggiunto fra l’uomo e l’ambiente in cui vive, nonché fra i fumi della fantasia e le coordinate della realtà.

Grazie alla complicità dell'informazione spazzatura, incline al sensazionalismo che si traduce in ascolti/lettori, ai ritmi sempre più ipercinetici del peregrinare umano e alla scomparsa del Cynar dalle nostre tavole, il clima è diventato qualcosa di drammatico che alligna sopra le nostre teste, in attesa del momento buono in cui stravolgere le nostre vite, sconvolgendo quei ritmi che rappresentano il dogma primo della società 'crescita e sviluppo'.

Nel linguaggio giornalistico la pioggia e la neve, abbandonata la loro natura di fenomeni atmosferici facenti parte dei cicli stagionali, si sono trasformati in eventi catastrofici contro i quali occorre guerreggiare con furia belluina….

I temporali si sono trasformati in bombe d’acqua, le nevicate in apocalissi bianche, le irruzioni fredde in feroci invasioni del gelo e perfino gli anticicloni hanno assunto la connotazione di camere a gas dentro le quali asfissiare, respirando polveri fini ed ultrafini.

Così una nevicata, come quelle di questi giorni, cessa di essere spettacolo per anime candide, trasformando l’estasi dei bambinetti (e dei grandi) con il nasino all’insù e dei fotografi impegnati ad immortalare la natura che trasmuta ad arte, per diventare drammatica calamità, sciagura infinita, terribile catastrofe alla quale non si è saputo porre rimedio nei modi e nei tempi dovuti.

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Ultima notizie dal CABS:

Lipsia: il CABS fa sequestrare una trappola per astori (23.01.2012)


I volontari dell'associazione insieme con la polizia tedesca hanno rimosso una trappola per astori e denunciato il proprietario, un allevatore di piccioni. La trappola era stata rinvenuta il giorno prima sul tetto di una piccionaia da un birdwatcher che aveva immediatamente contattato il CABS. Anche in questo caso si tratta di una piccola prodina che cattura l'astore vivo, una trappola il cui commercio è ancora incredibilmente legale in Germania, ma non l'uso.

Il CABS ha fatto richiesta al ministero federale di bandire il commercio di questi ordigni.

E andiamo alle miserie di casa nostra, con alcuni articoli che ci fanno capire quello che sta succedendo nel Bel Paese e nel mondo, da Byoblu:

Il gruppo di potere che possiede l'Italia

L'Ultima Parola Claudio Messora Byoblu Giulio Cavalli Cremaschi Gianluca Pini Europa MES ESM Trattati Trattato Referendum Italia Grecia Mario Monti Banche Mozioni Lega Nord

articolo di Roberto Pacella per Byoblu.com

Il 2 giugno 1992 lo Yacht reale inglese Britannia attraccò al porto di Civitavecchia per poi fare rotta lungo la costa dell’Argentario.

A bordo della nave erano presenti alcuni banchieri inglesi. Alcuni manager ed economisti italiani vennero invitati a partecipare ad una riunione. Tra questi: Giovanni Bazoli, Presidente del Banco Antonveneto, Lorenzo Pallesi, Presidente INA Assitalia, Gabriele Cagliari, Presidente dell’Eni, Innocenzo Cipolletta, Direttore Generale di Confindustria, e Mario Draghi, allora Direttore Generale del Ministero del Tesoro. Si discuteva delle privatizzazioni italiane. Per qualcuno si pianificava la svendita dell’Italia.
Con il D.L. 5 dicembre 1991 n. 386, poi convertito nella Legge 29 gennaio 1992 n. 35, venivano dettate disposizioni in materia di trasformazione di enti pubblici economici, nonché di aziende autonome statali, in società per azioni. Con questo primo atto si è dato il via a quella che poi si è rivelata una vera e propria svendita dell’intero sistema industriale italiano.

A presiedere il comitato per le privatizzazioni fu chiamato proprio Mario Draghi, ruolo che ricoprì in qualità di Direttore Generale del Ministero del Tesoro. E’ interessante notare che Draghi proveniva dalla direzione esecutiva della Banca Mondiale e che, dopo quell’incarico, diventò vicepresidente del Management Committee della Goldman Sachs. Dopo aver fatto parte dei consigli di amministrazione di banche ed aziende come ENI, IRI, Banca Nazionale del Lavoro, IMI, nel 2006 fu nominato Governatore della Banca d’Italia. In quella veste diventa anche Presidente del Financial Stability Board, organismo che si occupa di monitorare istituzioni e mercati internazionali.

Come che sia, si cominciò privatizzando il gruppo agro-alimentare SME, azienda pubblica controllata dall’IRI (Istituto di Ricostruzione Industriale presieduto all’epoca da Romani Prodi) e proprietaria tra gli altri di marchi come Motta, Antica gelateria del Corso e Surgela. Ma se da un lato era indispensabile che lo stato smettesse di fare l’imprenditore producendo panettoni o surgelati, dall’altro non si potevano dismettere aziende statali erogatrici di servizi, perché un intero sistema politico si opponeva. D’altra parte, che motivo avevano i politici della cosiddetta prima repubblica di privarsi di aziende che garantivano loro una buona rendita di posizione? Era forse necessario toglierli di mezzo? Se così fosse, sarebbe allora lecito pensare che l’inchiesta Mani Pulite non fosse nata per caso, ma fosse piuttosto un'abile azione pilotata. Ed è altrettanto lecito sospettare che Gabriele Cagliari (Presidente dell’Eni) si fosse “suicidato” perché contrario a tutta l’operazione. E ancora, che il PCI fosse stato appena sfiorato dalle indagini perché non coinvolto nella gestione del potere, se non marginalmente.
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Da Luogocomune:

Cambieremo il modo di vivere degli italiani
di Marco Cedolin

Non era certo il caso di scomodare la prima pagina del Time, mentre sarebbe bastata una passeggiata all’interno di un mercato rionale, ma forse per la prima volta da quando esercita il ruolo di presidente del Consiglio, il golpista Mario Monti si è prodotto in un’esternazione di adamantina genuinità.

Il modo di vivere degli italiani è senza dubbio già cambiato e cambierà radicalmente nel corso dei mesi a venire, in modo molto più profondo rispetto a quanto l’opinione pubblica oggi possa prevedere.

Si lavorerà saltuariamente, poco e male, con retribuzioni talmente basse che solo qualche anno fa sarebbero sembrate fantascienza. Si continueranno a pagare i contributi Inps, senza però più avere diritto a maturare una pensione. Si venderanno le case di proprietà (quando non ci penserà Equitalia prima di noi) per far fronte ai debiti e continuare a mangiare un paio di volte al giorno. Si pagherà la benzina a peso d’oro, ma non dovremo preoccuparcene, perché viaggeremo tutti con i taxi low cost guidati da disperati ma con il marchio Fiat, avendo dovuto vendere le nostre auto. L’obesità scomparirà come per incanto, dal momento che il desco sarà sempre più asfittico e saltare i pasti diventerà lo sport più in voga, smetteremo perfino di fumare ...

... perché un pacchetto di sigarette costerà come una cena al ristorante di qualche anno fa. Saremo sempre più pendolari, perché il lavoro (o quello che ne resta) necessita di flessibilità. Faremo sempre meno figli e smetteremo di carezzare il sogno di costruire una famiglia, perché tanto i figli quanto la famiglia costano e non avremo in tasca il becco di un quattrino. Cambieremo casa ogni 4/5 mesi per inseguire il contratto a termine del momento, ma non sarà un’operazione complessa, perché dovremo trasportare ben poche cose.

Saremo un popolo ad interim che camminerà come un gambero, vivrà di precarietà e di rimpianti del passato, mentre tenta di escogitare qualche sistema per riscaldarsi durante l’inverno. Un popolo che avrà cambiato il proprio modo di vivere così radicalmente da trasformarlo anche lessicalmente in “sistema per sopravvivere”, con buona pace dell’usuraio che nel frattempo sarà tornato in banca, e pure del Time.

Ma se Berlusconi o Prodi (per citare i due personaggi che nell’ultimo ventennio hanno governato di più) avessero tirato nel corso dei loro mandati la metà delle bastonate dispensate da Monti in solo un paio di mesi cosa sarebbe accaduto?

Ricordiamo che il salapuzio di Arcore, nel 2001 rischiò una vera e propria insurrezione popolare, con gli scioperi generali che fioccavano come la neve in quel di Cesena, per il solo fatto di aver ventilato una possibile soppressione dell’art.18 e il professor mortadella ci andò altrettanto vicino a fine 2006, quando in risposta alla sua finanziaria (che altro non era se non un puffetto sulla guancia) oltre un milione di persone invasero Roma, strepitando contro le nuove tasse che avrebbero ucciso i cittadini.

Per quale ragione oggi Monti ed i suoi ministri possono permettersi di aumentare le tasse, sopprimere i diritti, mandare in rovina e pure sbeffeggiare in TV, milioni d’italiani, senza che esista nessuna seria risposta popolare ad intaccare una “pace sociale” che in Italia non sembra mai essere stata così solida?

La ragione in fondo è di una semplicità disarmante. Avete mai visto dei cittadini andare a protestare, senza essere stati chiamati a farlo da qualcuno? Che si trasse di un partito, di un sindacato, di un’organizzazione, di un movimento o di un comitato, alla base di qualsiasi protesta c’è sempre stato un soggetto che chiamava il popolo a raccolta.
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Da Informare per resistere:

Il governo coloniale italiano va a prendere istruzioni in madrepatria.


Goldman Sachs è il nome che per forza di cose aleggerà nelle stanze della Casa Bianca dove Mario Monti oggi incontrerà Barack. Obama. Della banca d’affari statunitense-inglese, l’attuale presidente del Consiglio è stato infatti consulente. Mentre il maggiordomo di Wall Street ne è stato finanziato abbondantemente nella sua campagna elettorale prima per ottenere la nomination democratica e poi per vincere le presidenziali del 2008. Un favore che Obama, una volta eletto presidente, si è affrettato a ricambiare con diversi miliardi di dollari che hanno permesso ai banditi per eccellenza di Wall Street di salvarsi dal fallimento.

Certo la Goldman Sachs non è stata l’unica banca d’affari e di speculazione ad essere salvata ma sicuramente è quella più conosciuta e quella che il cittadino medio Usa associa alla più schifosa e odiosa speculazione. E’ quanto mai paradossale che Obama arrivato alla presidenza sulla scia dell’ostilità dei cittadini verso il mondo di Wall Street, responsabile della crisi finanziaria del 2007-2008, che generalmente viene associato ai repubblicani, si sia poi trasformato nel più acceso servitore di quegli ambienti. In realtà i democratici Usa sono stati sempre legati a filo doppio agli ambienti finanziari e lo dimostra l’altissima presenza nell’amministrazione Obama di ex alti dirigenti di banche, con una inquietante preponderanza di uomini appunto della Goldman Sachs. Per Monti e Obama insomma ci sono tutte le premesse per una intesa solida. Se sarà duratura dipenderà invece da quanto resisterà il professore della Bocconi a Palazzo Chigi. Ma vista la scomparsa della politica dal panorama italiano le speranze che il governo tecnocratico possa cadere sono attaccate ad un filo molto esile.
In una intervista rilasciata al Wall Street Journal, Monti ha difeso l’euro che, a suo avviso, avrebbe dimostrato di essere una moneta solida e credibile malgrado la crisi del debito pubblico. Una moneta che nei prossimi anni è destinata a rafforzarsi e che per tale motivo verrà adottata da altri Paesi europei, oltre ai 17 attuali. Poi, tanto per sottolineare che in Europa come negli Usa comandano le banche, Monti ha giudicato positivamente la decisione della Bce di offrire finanziamenti triennali alle banche dell’area euro. Soldi che nelle intenzioni originali sarebbero dovuti servire alle banche non per ricapitalizzarsi ma per fare prestiti ai cittadini e alle imprese. Una svolta che sinora si è vista molto poco.
Monti in ogni caso, come tanti altri tecnocrati e banchieri, e più in generale come tanti araldi del Libero Mercato, la famigerata popperiana “società aperta”, vede con timore la possibilità che la crisi in corso possa provocare un ritorno del nazionalismo in economia. La crisi, ha notato, ha riportato alla luce vecchi fantasmi sui pregiudizi tra il Nord e il Sud dell’Europa e molto risentimento reciproco.
Una ipotesi preoccupante per chi come Monti, o Obama, non sogna altro che un grande mercato globale sul quale possano essere spostati a piacimento, materie prime, merci, prodotti finiti, capitali e forza lavoro. Il sogno da sempre degli ambienti finanziari transnazionali che vogliono moltiplicare i profitti ed aumentare il proprio potere con l’abbattimento delle frontiere, con la fine delle singole sovranità nazionali e con la nascita di un governo mondiale che di fatto sarà sotto il loro controllo. Un traguardo che a Wall Street e alla City londinese non hanno mai nascosto di voler raggiungere e che ovviamente dovrà passare attraverso sopra la pelle dei popoli e dei cittadini condannati ad essere legalmente derubati.

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Dal blog di Beppe Grillo:

Veni, Vidi, Monti

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La copertina del TIME a Monti è strameritata. Lo spread è sotto controllo. Il bund non fa più paura. Il debito pubblico è sempre quello di prima, ma ha già un aspetto migliore. Sembra quasi ringiovanito. Le Grandi Opere non si fermano. La più importante base americana europea a Vicenza non è in discussione. In caso di guerra siamo il primo bersaglio, ma ne siamo orgogliosi. Le nostre truppe presidiano allegramente l'Afghanistan ("In Afghanistan marciam, il perchè non lo sappiam"). L'Italia partecipa all'embargo contro l'Iran. Cosa si vuole di più da un fedele alleato? Qualche testata nucleare in custodia ad Aviano e a Ghedi Torre? Nessun problema, ci sono già. Il nucleare è bandito in Italia, ma gli ordigni nucleari a stelle e strisce sono sempre i benvenuti come i memorabili bombardamenti americani sulle nostre città nella Seconda Guerra Mondiale.
Le banche americane sprizzano Cds da tutti i pori. L'enfant du pays Mario è tornato a casa, alla Goldman Sachs, dove ha passato i migliori anni della sua vita. Gli americani ci amano, se non fosse così perché da quando hanno messo le tende nel 1945 non se ne sono più andati?
Veni, Vidi, Monti. Meglio di Giulio Cesare nelle Gallie. I vinti sono i disoccupati, le aziende che chiudono, i giovani che fuggono all'estero a decine di migliaia, i pensionati che moriranno sul luogo di lavoro, i dipendenti senza diritti.

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Fra le drastiche misure che il governo Monti vuole realizzare c'è anche lo smantellamento delle conquiste sul lavoro che si sono realizzate nell'ultimo mezzo secolo, fra le quali il famoso articolo 18, a proposito di lavoro una interessante proposta da Il Cambiamento:

L'Ufficio di Scollocamento compie i primi passi


È un momento storico molto molto particolare, quello che stiamo vivendo. Due problemi, apparentemente distanti e contrari, stanno diventando la più grande piaga nella vita quotidiana degli abitanti del cosiddetto "mondo Occidentale": il lavoro che non c'è, e il lavoro che c'è ma distrugge psicologicamente.

E' molto difficile parlare di questi temi senza essere immediatamente attaccati, tacciati - a seconda dei punti di vista - di ideologia, populismo, snobismo e così via.

Ma sono realmente due facce della stessa medaglia. Ricordiamoci che stiamo parlando dell'Occidente. Quell'Occidente ricco e opulento che ha devastato il pianeta, che ha basato il suo supposto benessere sullo sfruttamento di miliardi di esseri umani e non, sulla distruzione delle risorse e sulla mercificazione di ogni aspetto della nostra vita.

Qui, in Occidente, la crisi occupazionale deriva, infatti, da un modello sbagliato. Un modello che prevede che la sopravvivenza degli esseri umani sia vincolata alla crescita del PIL e dei consumi e che non ammette deroghe ai suoi dogmi. Un modello che sta fallendo in tutto il mondo e sta creando nuove sacche di disagio e di povertà.

Qui, in Occidente, la depressione, la frustrazione, la violenza, l'infelicità che spesso sperimenta chi ha un lavoro - in alcuni casi anche ben pagato - deriva da quello stesso modello sbagliato. Cresciamo convinti di vivere per realizzare i nostri sogni e viviamo facendo ciò che non ci piace, frequentando persone che non ci piacciono, trascorrendo ore e ore nel traffico, nella rincorsa di un tempo che non basta mai, che non ci permette di frequentare le persone che amiamo, di sperimentare i nostri talenti, di avere contatto con il nostro pianeta.

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A proposito di complotti e disegni criminali delle classi dirigenti, una interessante analisi di Luogocomune:

12 paralleli fra Pearl Harbor e l'11 settembre

Quando lo scrittore e ricercatore David Ray Griffin decise di intitolare il suo primo libro sull’11 settembre “La nuova Pearl Harbor”, era qualcosa di più di un suggerimento che ci fosse una certa analogia fra i due eventi storici.

Più cose si vengono a sapere sull’11 settembre più ci si rende conto che anche le dinamiche interne dei due eventi si assomigliano fra di loro in modo inquietante.



1 - LO SCOPO REALE

Mentre ambedue gli eventi erano necessari agli Stati Uniti per entrare in guerra, in ambedue i casi lo scopo ultimo non era quello inizialmente dichiarato.

Nel 1941, gli Stati Uniti sapevano che un attacco a sopresa dei giapponesi avrebbe infuriato la popolazione ...


... e messo in moto la macchina da guerra americana. In questo modo avrebbero avuto un ingresso di servizio per raggiungere il loro vero fine: la guerra con Hitler.

Prima dell’11 settembre, i neocons sapevano che un attacco a sopresa, come una “nuova Pearl Harbor”, avrebbe infuriato la popolazione e messo in moto la macchina da guerra americana contro l’Afghanistan. In questo modo avrebbero avuto un ingresso di servizio per raggiungere il loro vero fine: la guerra con Saddam.

2 - LA MACCHINA DELLA PROPAGANDA

Prima e durante la guerra, la macchina della propaganda insistette pesantemente per creare una associazione fra Hitler e il Giappone. Dopo l'attacco di Pearl Harbor, il 60% degli americani era convinto che dietro ci fosse la Germania.

La macchina della propaganda di Bush e Cheney fece uno sforzo ancora maggiore, per creare una assocazione fra l’Iraq e Osama bin Laden. Alla fine del 2003, il 70 % degli americani credeva che Saddam fosse stato coinvolto negli attacchi dell’11 settembre.

3 - C'ERA CHI SAPEVA

Ai livelli più alti dell’ amministrazione Roosevelt si sapeva in anticipo che Pearl Harbor sarebbe stata attaccata. Il ministro degli esteri conosceva addirittura la data esatta dell’attacco più di una settimana prima che avvenisse.

Prima dell’11 settembre, molti all’interno dei servizi di intelligence sapevano che gli attacchi stavano per arrivare. Richard Clarke dice che almeno 50 agenti alla CIA sapevano dell’attacco in preparazione.

4 – INFORMAZIONI TRATTENUTE

Queste importanti informazioni furono tenute nascoste a coloro che avrebbero potuto usarle per difendere il porto della Hawaii e per ridurre al minimo la perdita di vite americane.

Prima dell’11 settembre importanti informazioni furono tenute nascoste a Richard Clarke, il capo dell’antiterrorismo che avrebbe potuto organizzare una difesa è forse evitare addirittura che avvenissero gli attacchi.

5 - LE DENUNCE DEI PARLAMENTARI

Dopo Pearl Harbor il deputato repubblicano Harness ha denunciato come l’amministrazione Roosevelt fosse a conoscenza degli attacchi prima che avvenissero.

Dopo l’11 settembre il deputato repubblicano Curt Weldon ha denunciato la conoscenza anticipata di informazioni sugli attacchi da parte l’amministrazione Bush.

6 - AGENTI ONESTI IGNORATI

Quando degli onesti ufficiali entravano in possesso di informazioni sull’ attacco imminente, le passavano immediatamente ai loro superiori, solo per vederle ignorate, deviate, o dimenticate del tutto.

Il capo dell’intelligence della marina aveva informazioni sull’attacco imminente, ma non gli fu permesso di informare l’ammiraglio Kimmel, che comandava il porto di Pearl Harbor.

Nell’agosto del 2001 l’agente dell’FBI Coleen Rowley ha scoperto delle informazioni che potevano portare a rivelare il piano dell’11 settembre. Ma i suoi rapporti furono bloccati dai suoi superiori, mentre a lei fu proibito di proseguire in quelle indagini.
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Finalmente una buona notizia, in Bolivia la multinazionale della polpetta è costretta a chiudere i battenti per mancanza di clientela... da Ticino libero:

McDonald’s chiude in Bolivia, l’Amazzonia ringrazia

Nonostante il “greenwashing” attuato dal gigante americano, i boliviani sono immuni all’omologazione culturale imposto dal suo marketing.

Dopo Iran e Islanda, McDonald’s ha deciso di chiudere anche in Bolivia . E’ la nuova politica di McDonald’s quella di chiudere laddove i profitti sono troppo esigui, pertanto non è da escludere che altri paesi potrebbero seguire la stessa sorte. In Bolivia i movimenti sociali hanno un forte impatto sulla popolazione, per cui la sensibilità ambientale e sociale è assai più sviluppata che altrove. Ma questo da solo non spiega il fallimento di McDonald’s nel paese andino. A contribuire ai scarsi guadagni è semmai, almeno secondo il blog del giornalista Gennaro Carotenuto, la cultura boliviana totalmente contraria al concetto di fast food. Ai boliviani piace semmai il slow food “dove il tempo di preparazione, e la condivisione di questo, è tanto importante come l’atto del mangiare in sé”, spiega Carotenuto.

Invece, secondo il documentario Por qué quebrò McDonald’s en Bolivia (Perché McDonald’s è fallito in Bolivia), le ragioni sono anche di natura sociale e politica, mettendo in risalto le dinamiche del “McColonialismo”, dinamiche messe in evidenza anche in altre parti del mondo, dove la mega catena viene accusata di comportamenti antiecologici. Libri come Fast Food Nation, o documentari come Supersize me o McLibel non solo evidenziano gli aspetti etici ambientali e sociali, ma anche questioni salutistiche, denunciando la qualità a volte scarsa del menu proposto, saturo com’è di grassi, sale e zuccheri.

Secondo numerose associazioni ambientaliste come Greenpeace o Friends of the Earth, il consumo di carne incentivato da McDonald’s è fra i principali responsabili della distruzione delle foreste pluviali dell’Amazzonia. Infatti, la cultura del fast food a base di hamburger, aumenta smisuratamente la produzione di carne e da qui il disboscamento per fare spazio agli allevamenti, alle coltivazioni di foraggio e la produzione del packaging per avvolgere hamburger e contenere le patatine. Di recente Greenpeace ha denunciato il mercato oligopolistico e illegale di soia destinata ai mercati europei, proveniente da campi ottenuti con la tecnica del slash and burn (taglia e brucia), che dopo poche stagioni diventano aridi e incapaci di rigenerarsi.

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Da Happysummer un divertente articolo sulle bionde:

Bionde

Dai versi più celebri ai film più famosi, l'arte ha enfatizzato il fascino delle bionde. E' innegabile che i capelli biondi esercitino un'attrazione tanto vera quanto difficile da spiegare. Una tesi scientifica sostiene che ciò dipende dalla rarità di questo colore (legge dell'economia: poca offerta e molta domanda), un'altra ritiene che ciò dipenda dal fatto che il colore giallo sia associato al grano (alimento primario) , all'oro (elemento di potere) e al sole (elemento vitale). Ancora, questo fenomeno so verifica perché il biondo evoca un senso di purezza e di fragilità che colpisce l'istinto predatore del maschio.

Difficile stabilire quale sia la reale ragione, forse un mix di tutte le tesi e altro ancora ma, considerato in tanti popoli del mondo i capelli biondi neanche esistono, in tanti altri scarseggiano e considerato che il bruno è geneticamente carattere dominante e che il biondo tende sempre più a scomparire là dove è presente, per ovviare a ciò, le donne ricorrono sempre più all'aiutino dei parrucchieri cosicché fluenti chiome bionde svolazzano allegramente in ogni dove.
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Da Spinoza:

La sottile linea gialla

Incidente navale all’isola del Giglio. E cominciano a scarseggiare anche santi e poeti.

Lussuosa nave da crociera naufraga sulle coste italiane. E ora vediamo altri esempi di allegorie.

Pare che la nave si sia avvicinata troppo alla terraferma. A insospettire i passeggeri il cicalino del telepass.

All’improvviso la Costa Concordia si è piegata su un fianco. Poi purtroppo Valentino Rossi…

La dinamica dell’incidente: lo scoglio sarebbe stato colpito nel tentativo di evitare quell’enorme rosa dei venti sulla mappa.

La Costa Concordia percorreva la rotta Civitavecchia-Savona 52 volte l’anno. Prende corpo l’ipotesi del suicidio.

Il dramma è accaduto al momento della cena. Come su qualsiasi traghetto.

Poco dopo mezzanotte la nave si è adagiata su un fianco. Poi ha detto che aveva mal di testa.

Perplessità sull’efficacia dei soccorsi. Molti giubbotti di salvataggio avevano la paperella.

I passeggeri: “Sembrava Titanic, nessuno sapeva cosa fare”. È che nessuno arriva sveglio al finale.

Dito puntato sull’inesperienza dell’equipaggio. Erano tutti al primo naufragio.

“Le scialuppe cadevano sui ponti” ha affermato Eugenio Montale.

Il comandante: “Sulla carta non era segnalato alcuno scoglio”. O almeno non in quella dei vini.

Francesco Schettino nega di essere andato fuori rotta. “Vi dico che per Venezia si fa prima da qui!”

Ricostruita grazie alla scatola nera la manovra eseguita dal comandante: ✕ ☐ ← ↓ → △

Si parla già di “nave maledetta”: la Concordia aveva una fama così cattiva che c’erano scialuppe sulle scialuppe.

Il serbatoio della nave è ancora pieno di gasolio. Ecco il perché di quei Suv che girano in cerchio.

A 30 ore dall’impatto tratta in salvo una coppia di asiatici. Che nel frattempo aveva aperto un ristorante.

Ancora molti i dispersi. Avete controllato a Bari?

La Lega salva Nicola Cosentino dall’arresto. Duro colpo alla credibilità dei Casalesi.

Anche i radicali hanno votato contro. Considerano la camorra una mafia leggera.

Sulle lettere inviate da Aldo Moro trovate tracce di quelle che potrebbero essere le sue lacrime. O lo sperma di Cossiga.

Soldati americani urinano su talebani morti. Colpendo per sbaglio una scuola.

Il filmato mostra chiaramente alcuni marines che urinano su dei talebani morti. Ma attenzione: ruotando il video di 90 gradi accade il contrario.

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Alessandro Robecchi parla di parentopoli:

A proposito di posto fisso… l’importanza di chiamarsi Fornero

Siccome dei tanti posti (fissi e fississimi) del professor Monti abbiamo già detto (qui) e non vorremmo diventare monotoni, ecco un’altra edificante storia di ministri tecnici che ci ricorda l’importanza di avere una famiglia unita e (possibilmente) non precaria. La ministra Fornero, per esempio. Naturalmente ha un posto fisso, è docente ordinario di Economia Politica all’Università di Torino. Come suo marito Mario Deaglio, docente di Politica Economica all’Università di Torino. E come anche la figliola, professore associato di Medicina. Dove? All’università di Torino (bravi, avete indovinato, ma non si vinceva niente, nemmeno un dottorato…), dove insegna da quando aveva trent’anni (oggi ne ha 37). Ora, naturalmente non c’è niente di male se tre persone della stessa famiglia lavorano nella stessa università, a parte il fatto che uno potrebbe anche pensar male… Naturalmente saranno tutti bravissimi, per carità, e come è noto qui si premia il merito… soprattutto il merito di chiamarsi Fornero/Deaglio. Già, perché la figliola di posti fissi ne ha addirittura due: uno all’università di mamma e papà (famiglia unita, dicevamo), e l’altro come responsabile della ricerca presso la HuGeF, che è un’importante Fondazione che si occupa di genetica. Per arrivare a quel posto lì bisogna essere bravi davvero, non c’è dubbio, ma chissà, magari di bravi ce ne sono tanti! E allora, oltre a essere bravi, potrebbe aiutare il fatto la Fondazione è stata creata dalla Compagnia di San Paolo, di cui mamma era vicepresidente (uff, coincidenze!), finanziata dall’Università di Torino dove lavorano papà e mamma (uff, coincidenze!) e nel cui consiglio direttivo sedeva il rettore dell’università di Torino, un tale Francesco Profumo che ora è diventato ministro nello stesso governo di mamma Fornero (uff, coincidenze!).

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... E di liberalizzazioni:

Liberalizzazioni: finalmente interventi chirurgici nelle macellerie convenzionate

Nuove norme per sbloccare il mercato: i figli dei notai finalmente potranno fare un lavoro onesto – Basta con le caste e le corporazioni professionali: da lunedì prossimo ogni ferramenta potrà vendere bazooka e missili terra-aria – Un toccasana per l’economia: i farmacisti potranno guidare il taxi anche senza patente

La febbre delle liberalizzazioni ha investito il paese con la stessa irresistibile potenza con cui i Beatles colpirono l’America nel ’64: una vera e propria epidemia. Guidato dal suo caro leader Kim Jong Mont, il popolo pretende liberalizzazioni economiche in ogni settore della vita pubblica e privata. “Perché un impiegato di banca non può guidare un aereo di linea? Vi pare giusto?”, si chiede in un editoriale Il Sole 24 Ore. In una nota rilanciata da tutte le agenzie, esponenti del governo fanno notare che la mancanza di liberalizzazioni blocca lo sviluppo del paese: “Lo sapete che se tutti i notai d’Italia avessero gravi problemi di infertilità, nel giro di una generazione non avremmo più notai? A chi daremmo soldi in nero, se questo accadesse?”. Anche la Conferenza Episcopale Italiana, in un comunicato pubblicato sull’Osservatore Romano, mostra grande attenzione al problema: “Sono ormai secoli che per fare il vescovo non serve essere figlio di un cardinale. Aiuta, certo, ma non è indispensabile”. Un buon osservatorio, come sempre sono le lettere ai giornali. Scrive ad esempio a Repubblica la signora Angelina Cecioni, da Velletri: “Faccio la parrucchiera da trent’anni e vorrei cambiare attività. Purtroppo in questo paese bloccato e senza liberalizzazioni non posso decidere della mia vita, per esempio non posso fare il neurochirurgo. E’ una vera ingiustizia!”.

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Da VeGaN RioT la ricetta della settimana:

Le castagnole

30 minuti
6-8 persone
  • 400g di farina
  • 100g di zucchero
  • 80g di margarina vegetale
  • 6 cucchiai di fecola di patate
  • 125 ml (11 cucchiai e ½ ) di latte di soia
  • Un cucchiaio di rhum
  • La scorza grattugiata di un limone
  • Una bustina di vanillina
  • Una bustina di lievito per dolci
  • Un pizzico di sale
  • Zucchero per spolverare le castagnole
  • Olio per friggere

Fate sciogliere la margarina tagliata a tocchetti. Mescolate alla farina la fecola di patate, il lievito e un pizzico di sale e disponetela a fontana su di un piano di lavoro infarinato. Nel centro versate lo zucchero, la vanillina, la margarina ormai sciolta , il rhum e la scorza di limone. Mescolate con una forchetta e, poco alla volta, iniziate a richiamare la farina dai bordi. Quando il composto inizia a guadagnare consistenza, lavoratelo con le mani fino ad ottenere un impasto morbido ed omogeneo.
Tagliatelo in pezzetti che arrotolerete per ottenere dei cilindri non troppo cicciotti, che ritaglierete ricavandone dei pezzetti poco più grandi di una nocciola. Arrotolateli e friggeteli in abbondante olio caldo. Quando le castagnole sono pronte, scolatele e rotolatele immediatamente dalla padella ad un contenitore che avrete riempito con lo zucchero semolato.

Da Enteroclisma le ultime battute al vetriolo sulle nostre miserie:

C'E' CHI SALE, C'E' CHI SCENDE ...

Arriva finalmente il sale a Roma.
Ma perchè buttarlo via tutto ??



IL PERICOLO ARRIVA DA DIETRO ...

Alle porte la seconda ondata di neve per Roma.
Un'altra prova del fuoco - se così si può dire - per la Capitale.



TIRA UNA BRUTTA ARIA

Il Burian, vento gelido che soffia dalla Siberia,
sta invadendo tutta l'Europa a suon di tempeste di neve.
Ma quando il Burian arriva a Roma cambia nome ...



LA CONDANNA

Il giudice ha confermato gli arresti domiciliari al capitano più sfigato del mondo.
Possibilità di ripetere il reato ( ma dove lo trova un altro traghetto da affondare ?? )
e possibilità di fuga ... non certo via mare !!!





Pillola del giorno: Maurizio Crozza ultima puntata di Ballarò:




lunedì 23 gennaio 2012

Sfruttamento degli animali, pelli e pellicce.

In alto: Immagine tratta dal blog http://fantasiaerealta.iobloggo.com/


Ci sedemmo dalla parte del torto, visto che tutti gli altri posti erano occupati.
Bertolt Brecht



Sfruttamento degli animali, pelli e pellicce.

Una delle attività delle multinazionali a livello planetario è la lavorazione delle pelli degli animali che sono stati macellati per la nostra alimentazione, lo sfruttamento degli animali è anche utilizzo delle loro pellicce, ma oltre alla barbarie della uccisione di esseri indifesi la pratica della lavorazione delle pelli è anche fortemente inquinante poichè per bloccare il processo di decomposizione delle pelli l'industria conciaria utilizza solventi e derivati chimici fortemente inquinanti vedi Wikipedia:

Concia al cromo [modifica]

È il tipo di concia di gran lunga più diffuso. Si valuta che circa l'80-90% di tutti i suoi prodotti nel mondo siano conciati al cromo. La concia al cromo è relativamente semplice da eseguire, è economica, abbastanza rapida e sufficientemente flessibile. In pratica con la concia al cromo si può produrre cuoio per qualsiasi utilizzazione (eccetto cuoio per suola di calzature).

La concia la cromo è fondata sulla capacità del cromo trivalente (Cr3+) di formare complessi con i gruppi carbossilici del collagene (di cui sono costituite le fibre della pelle). Questa capacità è limitata al cromo trivalente e quindi la forma esavalente (Cr6+) come nei cromati e bicromati, non ha alcun interesse dal punto di vista conciario. All'inizio dell'impiego della concia al cromo (fine Ottocento - inizio Novecento) cromati e bicromati venivano utilizzati per produrre sali di cromo trivalente in conceria per riduzione con melassa o altri riducenti. Ma ormai da tempo i sali di cromo trivalenti sono divenuti disponibili sul mercato a costi minori e quindi in conceria vengono utilizzati esclusivamente sali o composti del cromo trivalente.

Prima di far reagire il conciante al cromo, tuttavia, la pelle viene sottoposta al piclaggio, che consiste nel trattare la pelle con una soluzione di sale comune e acido (di solito una miscela di acido solforico e acido formico). Ciò per facilitare la penetrazione del conciante all'interno della pelle. La pelle calcinata e decalcinata, infatti, ha un punto isoelettrico di circa 4 e quindi al pH neutro (dopo la decalcinazione, macerazione, sgrassaggio la pelle ha pH circa 7) il collagene ha carica nettamente negativa. In tali condizione il cromo trivalente, carico positivamente, avrebbe forte tendenza a reagire favorito dall'attrazione elettrostatica e si fisserebbe rapidamente solo negli strati più esterni della pelle lasciando non conciati gli strati più interni. Inoltre a pH superiore a 4-4,5 il Cr3+ forma idrossido insolubile e non potrebbe più fungere da conciante, È necessario, quindi, ridurre il pH del bagno per evitare la precipitazione dell'idrossido di cromo e per portare la pelle al di sotto del suo punto isoelettrico. La pelle in tali condizioni assume carica prevalentemente positiva e il Cr3+ non ha più capacità reattiva nei suoi confronti. Il cromo quindi può facilmente diffondere negli strati più interni della pelle (la diffusione è fortemente accelerata dai movimenti nel bottale).

Quando sia stata raggiunta la completa penetrazione della pelle, però, è necessario ripristinare la reattività pelle-cromo e ciò viene ottenuto con la basificazione che consiste nell'innalzare lentamente il pH del bagno fino a valori intorno a 4. In tal modo la pelle riacquista una carica lievemente negativa e il legame coordinato pelle-cromo può stabilirsi producendo la concia. L'aumento di pH inoltre favorisce l'olazione del cromo, cioè la formazione di legami tra atomi di cromo che portano alla formazione di catene di atomi di cromo di varia lunghezza, con conseguente aumento delle possibilità di legame intra e inter-molecolari con i gruppi carbossilici del collagene. Il pH non deve comunque essere troppo alto per evitare la precipitazione del cromo (lo ione OH- è un complessante più forte del collagene e staccherebbe il cromo dal complesso con la pelle per formare l'idrossido).

Per il piclaggio, come già detto, si usa una soluzione di sale (a concentrazione 80-100 g/l tale da impedire il gonfiamento acido del collagene che lo danneggerebbe) e di acido, più frequentemente una miscela di acido solforico e di acido formico, aggiunto lentamente, fino a raggiungere un valore pH tra 2 e 3 stabile. Per la basificazione si usano alcali blandi come bicarbonato di sodio, acetato e formiato di sodio, solfito di sodio, ecc. Il pH finale è molto vicino a 4.

La durata della concia al cromo dura da 2-3 ore per pelli piccole sottili a un massimo di 20-24 ore per pelli bovine pesanti. La quantità di conciate è tra 1.5 e 2.5% (su peso pelle calcinata e scarnata) di cromo espresso come Cr2O3, fornito più frequentemente sotto forma di solfato basico di cromo (CrOH(SO4)).

Al termine della concia la pelle conciata si presenta di colore verde-azzurro, con tonalità diverse a seconda dei prodotti utilizzati nel piclaggio e nella basificazione. In tale stato, infatti, il cuoio conciato viene chiamato "wet-blue" con riferimento al fatto che è bagnato e ha un colore nel campo dell'azzurro. Il wet-blue, essendo ormai stabile nel tempo, può anche essere commercializzato. Molti Paesi produttori di pelli, infatti, non disponendo della capacità tecnologica per produrre cuoio finito, preferiscono esportare wet-blue piuttosto che pelli grezze per usufruire di un maggior valore aggiunto. L'Italia, Paese importatore di grezzo, importa una crescente quantità di pelli allo stato wet-blue, il che, se da un lato rappresenta un vantaggio dal punto di vista ambientale (le fasi di riviera sono quelle che producono maggior inquinamento), dall'altro rappresenta uno svantaggio dal punto di vista della tecnologia conciaria, perché il conciatore si trova a dover lavorare un prodotto di cui non conosce la storia e spesso in partite disomogenee perché provenienti da piccole concerie diverse.

... Continua


Continuando a parlare di animali, il CABS indica la nefasta abitudine del bracconaggio e delle trappole utilizzate da questi criminali chiamati bracconieri, dal CABS:

Trappole a schiaccia in Italia:

Una trappola a schiaccia, forma di caccia ancora in uso sull'Appennino pavese

Una trappola a schiaccia, forma di caccia ancora in uso sull'Appennino pavese

Sono una forma di caccia fra le più antiche conosciute per la cattura di piccoli uccelli: composte di una pietra piatta centrale di circa 3-10 chili sorretta da alcuni bastoncini posti in equilibrio precario. Quando un uccello si avventura sotto la pietra attratto dalle bacche messe ad esca, con il solo sfiorare i bastoncini fra crollare l'intera costruzione, muorendo schiacciato o soffocato. Fra le vittime non solo i tordi, ma anche pettirossi, cince, regoli, passere scopaiole.

Per questa ragione queste trappole sono vietate in quasi tutta Europa: non selettive e brutali, causano spesso la morte per asfissia, congelamento o dissanguamento delle vittime non immediatamente uccise sul colpo.

Per molto tempo si è ritenuto che queste trappole rimanessero diffuse solo sul massiccio centrale francese, in Lozère e Aveyron, con alcune apparizioni sporadiche in altre zone, come Maiorca, le Alpi Marittime francesi e addirittura la Puglia, eppure i nuovi ritrovamenti sull'Appennino fanno sospettare che il fenomeno sia più diffuso di quanto ci si immagini.

Schiaccia pugliese: questa femmina di occhiocotto è stata uccisa dalla trappola posizionata in un punto d'acqua

Schiaccia pugliese: questa femmina di occhiocotto è stata uccisa dalla trappola posizionata in un punto d'acqua Nel luglio 2011 i collaboratori del CABS vengono a sapere della presenza di alcune schiacce sull'Appennino pavese, nei pressi del monte Penice. Un primo gruppo di volontari si reca sul posto in estate e, nonostante l'erba alta, rinviene circa 7 trappole inutilizzate nella vegetazione. Le bacche però sono fresche, segno che sono state utilizzate alcuni mesi prima.

Dal 20 al 23 dicembre un secondo team di volontari tedeschi e italiani si reca sul luogo: scopo dell'azione è rinvenire le trappole adesso attive e capire quanto è ampio il fenomeno. I volontari percorrono montagne e valli prima di capire esattamente con quale sistema e in quale habitat le trappole vengano posizionate. Alla fine, in un tratto relativamente piccolo di una vallata sopra Menconico, vengono scoperte 82 schiacce, tutte in funzione e armate con l'esca fresca. In una è stata appena uccisa una cesena.

Grazie alla disponibilità della polizia provinciale di Pavia, la cartina con le informazioni necessarie è passata agli agenti, che iniziano una serie di appostamenti.

Cesena morta in una schiaccia

Cesena morta in una schiaccia Dopo due tentativi falliti, il 17.01.2012 ormai all'imbrunire, il bracconiere passa a controllare le sue trappole: gli agenti della provinciale lo colgono in flagrante: in tasca ha due tordi sasselli, un merlo e un pettirosso recuperati dalle trappole. Ma a casa, grazie alla professionalità e all'accuratezza della polizia provinciale, emergono nuove prove dell'attività illegale: il bracconiere ha il frigo pieno di più di 100 uccelli spennati che vende in zona. Molti sono tordi, ma figurano anche pettirossi, cince e regoli, oltre ad alcuni lacci e a parti di cinghiale.

Contro l'uomo si è proceduto per maltrattamento, caccia in giorno di divieto, uccisione di specie protette e caccia con mezzi non consentiti. Quasi un centinaio di trappole sono state distrutte. Ma c'è di più: da ulteriori analisi sembra che vi siano altre installazioni di schiacce nei dintorni.

Presto seguiranno nuove esplorazioni per chiarire quanto sia ancora diffuso il fenomeno sugli Appennini.

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Ancora sugli animali la LAV ci informa sul primo si all'emendamento sulla direttiva europea sulla vivisezione:

  • Vivisezione: primo sì emendamento a Direttiva UE
    • 19/01/2012
    • foto“Soddisfazione” è stata espressa dalla LAV-Lega Anti Vivisezione per il primo Sì, votato oggi dalla Commissione politiche europee della Camera dei Deputati, sull’emendamento alla Direttiva europea nella Legge Comunitaria.

      La chiusura di Green Hill, il divieto di alcune forme di sperimentazione sugli animali, l’incentivazione dei metodi alternativi, possono essere una realtà grazie al testo proposto dalla Commissione Affari Sociali di Montecitorio - dice la LAV – si tratterebbe di concreti passi in avanti, con nostro obiettivo l’abolizione della vivisezione, per controbilanciare i nefasti effetti della direttiva approvata a Bruxelles un anno e mezzo fa e che l’Italia deve recepire, volente o nolente, entro il novembre prossimo”.

      Chi contrasta questo emendamento è chi vuole, di fatto, continuare a fare di tutto, su tutti gli animali, e continuare a tenere aperti allevamenti come quello di Green Hill in Lombardia. Il miglior risultato ad oggi ottenibile dalla politica italiana – conclude l’associazione animalista – ringraziamo i deputati che contro la politica del “tanto peggio tanto meglio” stanno riuscendo a ottenere un importante risultato che ora andrà confermato dall’Aula di Montecitorio e rappresenterà il vincolo per la stesura del nuovo Decreto Legislativo italiano da cui non si potrà tornare indietro. Per l’utilizzazione dei randagi, infine, l’Italia ha già in vigore il divieto del loro utilizzo, contenuto fin dal 1991 nella Legge 281 su cani e gatti”.

      La LAV, infine, è copromotrice con Enpa, Oipa, Limav, Lega nazionale per la difesa del Cane e I-Care di un convegno proprio sull’emendamento votato, che si svolgerà mercoledì 1 febbraio presso la Sala delle Colonne della Camera dei Deputati (ore 9-13).

Scimmie chimera: un gioco tetro e senza senso
  • 12/01/2012
  • [di M.Kuan*] Una pessima notizia per iniziare il 2012 arriva dalla rivista Cell che annuncia un esperimento americano che ha portato alla creazione di scimmie simili a tetri puzzle di cellule provenienti da embrioni diversi, il cui assembramento finale è stato impiantato nell’utero di una femmina adulta.

    Ciascun cucciolo, in pratica, racchiude in sé almeno sei diverse identità genetiche. E' come se un braccino fosse di una scimmia, l'altro di una seconda scimmia, la bocca di un'altra ancora e così via.

    Le chimere sono nate unendo cellule embrionali "totipotenti" (cioè potenzialmente in grado di differenziarsi in qualsiasi cosa) raccolte da diversi embrioni di scimmia e messe l'una accanto all'altra: un esperimento che gli stessi ricercatori specificano non potrà essere applicato all’uomo, quindi fatto come ricerca di base fine a sé stessa.

    Uno studio, quindi, assolutamente inutile, che fonda le sue radici nella possibilità di fare praticamente tutto sugli animali, come fossero oggetti da smontare e rimontare per semplice curiosità; un macabro cubo di Rubik vivente.
    Un animale che non ha nessun senso perché sfugge ad ogni logica evoluzionistica e che diventa un gioco destinato a morte prematura e isolamento. ... Continua


Battibecchi fra umani e animali...
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A Vallevegan abbiamo realizzato una casa sull'albero (qui sotto la foto)
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Tante altre case sugli alberi sono state costruite da vari ingegneri e architetti, ve ne sottoponiamo alcune fra le più fantasiose dal sito di Eco(R)esistenza:

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La terza rivoluzione industriale sta cominciando a muovere i primi passi, ce lo spiega Jeremy Rifkin in questo intervento:

Rifkin: energia da ogni casa, la rivoluzione siamo noi

Nel XVIII e XIX secolo, la tecnologia di stampa a basso costo e l’introduzione dell’istruzione pubblica favorì la nascita di una vasta forza fotovoltaico

lavoro specializzata in grado di gestire l’espansione delle attività commerciali che grazie al carbone e al vapore diedero vita alla Prima Rivoluzione Industriale. Nel XX secolo, la comunicazione elettronica centralizzata – il telefono, la radio e la televisione – è stata lo strumento di gestione di una più complessa e dispersiva epoca suburbana basata sul petrolio, l’automazione e la cultura del consumo di massa della Seconda Rivoluzione Industriale. Oggi, la tecnologia di rete e le energie rinnovabili sono in procinto di unirsi per creare una potente infrastruttura per una Terza Rivoluzione Industriale. In un prossimo futuro, centinaia di milioni di persone saranno in grado di produrre la propria energia “verde” e di condividerla in una “rete energetica virtuale” esattamente come facciamo oggi per produrre e condividere informazioni online.

La creazione di un sistema rinnovabile di energia, da produrre in ogni edificio, in parte immagazzinata sotto forma di idrogeno, distribuita tramite una rete internet dell’energia e collegata ad un plug-in di trasporto ad emissioni zero rappresenta un modello a cinque pilastri che consentirà lo rivoluzione industrialesviluppo di migliaia di aziende e di milioni di posti di lavoro sostenibili. La “democratizzazione” dell’energia porterà con sé un riordino delle relazioni umane, incidendo sul modo in cui conduciamo il mercato, governiamo la società, educhiamo i nostri figli e ci impegniamo nella vita civile.

La Terza Rivoluzione Industriale getterà le basi per la nascita di un’era votata alla collaborazione. Il cui compimento segnerà la fine degli ultimi 200 anni caratterizzati dalla competizione commerciale tra imprenditori, mercati e forza lavoro di massa e l’inizio di una nuova era contraddistinta dal comportamento collaborativo, dai social network e dalle piccole aziende basate su forza lavoro specializzata, professionale e tecnica. Nel prossimo mezzo secolo, le convenzionali operazioni centralizzate di mercato saranno gradualmente sostituite da pratiche commerciali distribuite tipiche della Terza Rivoluzione Industriale; e la tradizionale organizzazione gerarchica del potere lascerà il posto al “potere laterale” organizzato in nodi di scambio trasversali a tutta la società.

A prima vista, il potere laterale può sembrare una contraddizione. Il potere, dopotutto, ha sempre avuto, tradizionalmente, una struttura piramidale. Oggi, tuttavia, il potere collaborativo svincolato dalla struttura tradizionale, grazie a internet e alle energie rinnovabili, ristruttura il sistema delle relazioni sociali, dall’alto in basso e da un capo all’altro, con profonde conseguenze. Le case discografiche non hanno capito il significato del potere distribuito fino a quando milioni di persone non hanno iniziato a condividere musica online, e i loro ricavi sono sprofondati in meno di un decennio. L’Enciclopedia Britannica non è stata in grado di apprezzare il Jeremy Rifkinpotere collaborativo che ha portato Wikipedia ad essere la fonte di consultazione per eccellenza nel mondo. La stampa non ha preso sul serio la blogosfera e oggi molti giornali sono costretti a chiudere o a passare alla versione on-line.

... Continua

A proposito di Internet firmate e fate girare la petizione di Avaaz.org:

Salviamo internet: la pressione sta funzionando!

A tutti i membri del Congresso americano:

In qualità di cittadini preoccupati, vi chiediamo di mettervi dalla parte della libertà della rete e di votare contro le due leggi in discussione riguardanti internet. La rete è uno strumento cruciale per scambiarsi idee e per lavorare collettivamente per costruire il mondo che tutti noi vogliamo. Vi chiediamo di agire responsabilmente nei confronti del mondo intero e di fare tutto quello che potete per proteggere i pilastri della democrazia.
Avaaz.org protegge la tua privacy e ti tiene informato su questa e altre campagne simili.
3,500,000
3,100,882

3,100,882 hanno firmato. Aiutaci ad arrivare a 3,500,000

Aggiornamento: 22 Gennaio 2012
I leader del Senato americano hanno deciso di non votare più questa settimana, ma si rifiutano di affossare definitivamente la legge, nella speranza che la nostra pressione si allenti. Dimostriamo loro che si sbagliano di grosso!
Pubblicato il: 18 Gennaio 2012
Oggi potrebbe essere il giorno in cui salviamo la libertà di internet.

Il Congresso americano era sul punto di adottare una legge che avrebbe dato ai funzionari il potere di proibire l'accesso a qualunque sito internet in qualunque parte del mondo. Ma dopo che abbiamo consegnato la nostra petizione di 1 milione e 250 mila firme alla Casa Bianca, questa si è schierata contro la legge e con una pressione pubblica in ebollizione anche alcuni sostenitori della legge hanno cambiato posizione. La protesta guidata da Wikipedia ha sbattuto la protesta sulle prime pagine dei giornali.

Stiamo invertendo il corso di questa storia. Ma i poteri forti che spingono per la censura stanno facendo di tutto per mandare in porto la legge. Affondiamola oggi una volta per tutte: firma questa petizione urgente per salvare internet e se hai già firmato guarda sotto per contattare i politici e le multinazionali che stanno facendo pressione e per dire loro di arrendersi. Poi inoltra questo messaggio a tutti.
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A proposito di conflitti di interesse ecco quello che racconta Byoblu sugli interessi su scala mondiale:

Il grande conflitto di interessi mondiale

McGraw-Hill grande Conflitto di interessi globale Standard & Poor's Platt Energia Rating Benzina Petrolio Conoscenza Economia Finanza Claudio Messora Byoblu Byoblu.Com

Un Italia incapace di rialzare la testa fa comodo alla speculazione internazionale. Mantenere elevati i tassi di interesse, abbassando la credibilità finanziaria di un paese, per qualcuno significa sacrifici, per tanti altri vuole dire guadagni. Il paziente deve essere mantenuto in una costante, stabile agonia: se guarisce, il gioco finisce. Se muore, pure.

Così, eccoci in Europa a portare alla maestra il quaderno con i compiti fatti. La maestra mette un “bene” sul diario, ma qualcuno si accorge che l’alunno rischia di essere promosso. Così, il giorno dopo gli si mette un bel 4 in condotta e lo si rimanda. Anche se ha fatto i compiti. Questo è il giochetto di Standard & Poor's. Un bel 4 in condotta e si può continuare a incassare i soldi delle ripetizioni, dei libri di testo, degli eserciziari e di tutto ciò che serve a chi è rimandato a settembre.

Il giudizio di Standard & Poor's passa come un giudizio politico: guardano come ci comportiamo, fanno ipotesi sulla stabilità e si lanciano in previsioni degne del mago Zurlì. Zurlì & Poor's. Evidentemente i baci e gli abbracci sul diniego alla custodia cautelare per Cosentino non devono avere fatto una bella impressione. E neppure il rifiuto della Consulta di avallare i quesiti referendari sull’abrogazione del porcellum. Visto che al prossimo giro insomma non potremo scegliere i nostri rappresentanti, e dato per assodato il criterio con cui i partiti politici li scelgono per noi, la prossima legislatura non promette nulla di buono. E neppure il Malinconico Affaire, seguito a ruota dal Patroni Griffi Gate, sembrano segnare un elemento di discontinuità con il passato. Specialmente se continueremo a scegliere il presente ed il futuro basandoci sulle stesse persone che hanno scavato il sistema dall’interno fino a ieri costruendo, con tecnica mirabolante, una struttura reticolare di gallerie e scorciatoie degna di un termitaio. Per questo, forse, li chiamano tecnici: mica è da tutti realizzare una ragnatela simile di interessi, costruita in modo che il crollo di un singolo tunnel non pregiudichi il flusso complessivo di vantaggi e privilegi acquisiti.

Ma il grande conflitto di interessi mondiale, tuttavia, è ancora più affascinante: basta scavare e vengono alla luce una serie di reperti che in confronto Pompei è un arido terreno improduttivo. La giovane economista Federica De Benedetto, sul suo blog, nel tentativo riuscito di dimostrare che le liberalizzazioni sulla distribuzione della benzina non influiranno che per un massimo di 7 centesimi sul costo finale al litro, si è imbattuta in una scoperta interessante. Il prezzo grezzo della benzina, all’uscita dalle raffinerie, è determinato da Platts, una società che fornisce le quotazioni base per i prezzi dei prodotti energetici e petrolchimici, condizionando in questo modo il costo della benzina intesa come materia prima (33% del prezzo finale), cui si aggiunge il margine lordo operativo (7%, quello su cui le liberalizzazioni possono avere un’influenza) e le tasse (60%), ovvero le accise e l'iva elencate nell’articolo “la verità sul prezzo della benzina”.

Il Giornale ha ripreso il suo articolo ma non ha colto l’aspetto più succulento: Platts è una costola di McGraw-Hill. Quella dei libri di testo sui quali imparano gli studenti di tutto il mondo. Compresi gli economisti. Dunque McGraw-Hill, l’impero del sapere, paga i cervelli per insegnare agli studenti come applicare le teorie economico-finanziarie sulle quali poi lei incide determinando le condizioni di base, i parametri chiave che il mercato poi digerisce ed elabora. A partire dai prodotti petrolchimici infatti, oltre alla benzina si sviluppa tutta una serie di industrie di fondamentale importanza, compresa quella della plastica, dei materiali per le imbarcazioni e dei tre quarti degli oggetti che utilizziamo ogni giorno.

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Per combattere l'evasione fiscale gli stilisti lanceranno i vestiti senza tasche... da Disinformazione:

Vestiti senza tasche
Ing. Rodolfo Roselli - intervento in diretta su Radio Gamma 5 del 11/1/2012.

Abbiamo la grande fortuna di avere come Primo Ministro una persona coltissima, intelligente, molto riflessiva e che pesa accuratamente ciò che dice e infatti, quando il 7 gennaio 2012, a Reggio Emilia ha detto che “le mani in tasca agli italiani, sono gli evasori a metterle”, siamo rimasti veramente estasiati dalla profondità di questa luminosa riflessione.
Questa battuta è perfettamente in linea con quella, anch’essa luminosa, dell’ex ministro Tremonti che, anche lui, non voleva mettere le mani nelle tasche degli italiani, e poi inavvertitamente ha fatto le manovre, che le tasche non solo le ha sfondate, ma….le ha proprio rotte.
Dunque d’ora in poi le tasche giustamente è bene non averle.

E le conseguenze di queste loro paritetiche idee, tanto luminose, indurranno probabilmente, i più importanti stilisti della moda italiana,a lanciare sicuramente la moda dei vestiti senza tasche, proprio per combattere l’evasione fiscale.

Nessuno potrebbe dare torto al prof. Monti che siamo tutti un popolo di evasori, tanto più colpevoli verso lo stato che, in questo modo, ha qualche difficoltà a pagare gli intoccabili stipendi ai vari signori Scilipoti, Verdini, Penati, etc. e addirittura non riesce ad aumentare loro gli stipendi.

Usando questi nuovi vestiti gli evasori avranno veramente vita dura perché sono sapranno più dove mettere le mani.

E tra gli evasori, saranno nei guai le massaie, che riducendo i consumi alimentari per la famiglia, si permettono di non far incassare allo stato l’IVA sui prodotti, e gli stessi guai passeranno i commercianti che, abbassando i prezzi dei prodotti che non riescono più a vendere, attueranno lo stesso tipo di evasione anche verso quelle pochissime e insignificanti altre tasse correlate.

Pensate la disperazione di quegli evasori che possono andare in Svizzera, in Slovenia e in Francia a fare benzina ,per evadere la sacrosanta tassa delle accise, necessaria per finanziare la guerra d’Abissinia.

Lo sconforto colpirà anche tutti i giovani laureati, che scappano ignobilmente all’estero, perché non vogliono pagare le tasse italiane sul loro stipendio, ammesso che ne trovino uno, e invece preferiscono pagarne di meno negli altri paesi. E per lo stesso motivo saranno disperati tutti gli imprenditori che spostano le loro aziende all’estero, perché così riescono a produrre cose a prezzi di mercato, mentre invece dovrebbero restare in Italia imparando dalla sana gestione delle aziende di stato, come Fincantieri, Finmeccanica, Alitalia etc. che hanno contribuito in modo eccellente ad aumentare il deficit nazionale, versando poi allo stato gli stipendi che invece dovevano andare nelle colpevoli tasche dei loro dipendenti licenziati.

Invece sarà un grande beneficio per i fabbricanti di casse da morto, ove potranno far riposare un numero più elevato di quegli evasori, che hanno trovato la convenienza di suicidarsi perché non potevano pagare i dipendenti, pur dovendo riscuotere dallo stato, che ovviamente, per pagare i nuovi 15 cacciabombardieri del costo di 20 miliardi, non poteva certo pensare a saldare i suoi 100 miliardi di debiti con loro.

Nelle stesse bare potranno essere collocati tutti quegli ingenui suicidi che nelle carceri non potevano sopportare il regime carcerario italiano, preso come luminoso esempio da altri paesi come Turchia, Russia, Romania, Ucraina, tutte nazioni biasimate invece da quegli idealisti del Consiglio d’Europa che, colpevolmente, pensano che i soldi dello stato vanno spesi per rendere decenti le carceri, e non hanno ancora capito che in Italia le carceri non esistono, … per i politici, per i faccendieri, per i corruttori, ... e volete che si spendano soldi per cose che non esistono?

Ma esistono altre categorie di malefici evasori che avranno la vita dura, alcuni saranno giustamente costretti a lavorare per tutta la vita, perché la carota della pensione non la masticheranno mai, ed è giusto punirli con dilazioni su dilazioni, e questa costante presa in giro è indispensabile perché lo stato i soldi delle loro pensioni non li ha, avendoli spesi per il finanziamento dei partiti, mi scuso ho sbagliato, per i rimborsi elettorali costruiti su misura e mai documentati, e fatti pagare anche a chi non ha nessuna voglia di votare.

Ed è giusto, perché occorre sostenere i partiti che sostengono a loro volta questa nostra meravigliosa democrazia, ove ognuno è libero di fare quello che non vorrebbe mai fare.

E poi, sempre in nome dell’equità, è bene non solo colpire quegli evasori che vorrebbero andare in pensione, ma anche quelli che già ci sono in pensione, che non vorrebbero pagare la diminuzione della pensione causata dall’inflazione, e non hanno capito che piano piano aumentando l’inflazione, tutta la loro pensione andrà a beneficio dello stato che non la pagherà più, ma diverranno subito benemeriti perché potranno sovvenzionare quelle povere banche indigenti, anche aumentando il numero dei conti correnti bancari obbligatori per avere la pensione.

Pensate al beneficio immenso che si avrà bloccando l’evasione di quei milioni di pensionati, andando a mettere il naso nei loro lussuriosi nuovi conti correnti bancari, non so quanti miliardi si recupereranno, ma però il tutto fa tanto scenografia sulle prime pagine della stampa,e questo basta!

Come hanno fatto scenografia, tanto da essere probabilmente candidati all’isola dei famosi, tutti i funzionari del fisco che con un perfetto, e riservato blitz a Cortina, dicono di aver stanato 45 evasori, ricevendo la congratulazioni dei nipoti del maresciallo Kappler, e del generale Kesserling, ma ansiosi ancora di meritare in futuro anche i complimenti dei nipoti del dr. Eichmann.

E questi funzionari e il loro capo hanno fatto veramente bene ad usare questi rastrellamenti, perché finalmente hanno capito che, fino ad oggi, con le normali regole tributarie, per la loro professionalità troppo complesse, non erano riusciti a combinare un bel niente.

Pensate che solo ora arriveranno valanghe di controlli con le limitazioni all’uso del contante, con il supercalcolatore Serpico, il nuovo redditometro etc. a dimostrazione che fino ad oggi nessuno si era accorto che prima i controlli non esistevano, che i calcoli erano fatti con il pallottoliere e che il vecchio redditometro era una bufala. Insomma un mondo nuovo … per chi ci crede!

Hanno fatto bene, perché qualche giornalista maligno, certamente comunista, aveva loro mostrato la comparazione di efficienza nell’incassare quattrini concreti degli altri sistemi tributari europei, rispetto a quelli italiani. Da questa comparazione risultava che su 100 euro che erano certi e responsabili d’incassare, loro in realtà ne incassavano 10, mentre gli altri andavano da un minimo di 50 ad un massimo di 90 euro realmente incassati.

E infatti anche loro, insieme ad Attilio Befera, indosseranno vestiti senza tasche perché hanno capito che il 90% dell’evasione fiscale, pensate un po’, fino ad oggi si trova proprio nell’Agenzia delle Entrate. Un perfetto giallo ove l’assassino era totalmente imprevedibile.

Ora invece, usando nelle località turistiche italiane, con truppe d’assalto, bazooka, e perquisendo anche le carrozzine dei bambini, riusciranno a domare completamente l’evasione fiscale, e tutti i ricchissimi evasori se la faranno sotto, e per la vergogna saranno volontariamente esuli all’estero a St.Tropez, a Biarritz, a St.Moritz, ove soffriranno le pene dell’inferno.

E il prof.Monti ha fatto bene a dare il suo ringraziamento a coloro che combattono in questo modo l’evasione perché, invece di perdere tempo negli uffici a capire come diavolo funziona un PC, a riempire di dati archivi elettronici che non si parlano tra loro, a distribuire appalti cercando persone capaci di capire come farli funzionare, o altri appalti dati ai sostituiti d’imposta che, pagati profumatamente , riescano loro almeno a raggranellare qualche soldo, si mettano in moto ,come Diogene, a cercare l’evasore in tutto il paese con l’elmetto in testa, il gatto a nove code in mano e facciano veramente rispettare la legge ,con i loro usuali modi così signorili ,gentili,riservati e soprattutto collaborativi. Pensate quante frustrazioni saranno così soddisfatte !

Se saranno realizzati tutti i vestiti senza tasche, il tripudio di gioia che ha pervaso tutti mezzi d’informazione italiani, alle parole del prof. Monti, aumenterà a dismisura perché, se prima erano solo dedicate la prima intera pagina e almeno due o tre nell’interno, per tessere le lodi di questa trovata, dopo si faranno numeri speciali, fiaccolate di giubilo, saranno mobilitati tutti i costosissimi autoreferenziati esperti permanenti delle radio e televisioni nazionali, per convincere quei pochi ignoranti contestatori che tutto va bene, che l’evasione fiscale è domata, e che, come diceva qualche altra persona illuminata, i ristoranti sono pieni e gli aeroporti colmi di passeggeri.
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Da Luogocomune una interessante ipotesi sul naufragio della nave da crociera Concordia:
L'affondamento della Concordia
Inviato da Redazione il 14/1/2012 21:30:00 (31661 letture)

L’affondamento della motonave Concordia era programmato. Non c’è stato nessun “incidente”, non c’è stata nessuna “disgrazia”, non c’è stata nessuna “casualità” che abbiano portato quella nave ad incagliarsi sugli scogli dell’Isola del Giglio.

Inizialmente non volevo crederci, ma le mille prove inconfutabili emerse in rete nelle ultime ore mi hanno fatto cambiare idea: l’affondamento della nave da crociera è stato un chiaro segnale da parte dei poteri occulti per indicare la fine della “concordia” europea nata - non a caso – sulle stesse acque, durante la crociera del panfilo Britannia.

La nave Concordia rappresentava esplicitamente l’unità europea, visto che i suoi 13 ponti prendevano il nome dalle 13 nazioni europee: Olanda, Svezia, Belgio, Grecia, Italia, Gran Bretagna, Irlanda, Portogallo, Francia, Germania, Spagna, Austria, e Polonia. Il simbolismo di questa scelta è evidente: i passeggeri di ciascun ponte pisciano su quelli di sotto, a cascata, e gli ultimi pisciano in mare. L’Europa deve essere unita sì, ma in senso verticale, non orizzontale. In questo modo i problemi di ciascuno diventano i problemi di tutti, e non si getta mai via niente. Inoltre, basta provocare una falla alla base della costruzione, e tutto viene giù in pochi minuti, senza che resti un solo superstite.

Lo scettico dirà che non c’era nessun bisogno di “annunciare” la fine dell’Europa, con l’affondamento della Concordia, visto che questa fine è già iniziata da molti mesi, ed è ormai sotto gli occhi di tutti.

Fessacchiotto. L’affondamento del Costa Concordia è solo la conferma definitiva di questa distruzione, ma il preavviso silenzioso era già stato lanciato nel Febbraio del 2010, quando un altro “Concordia”, molto meno noto, era stato affondato vicino alle coste brasiliane (a cercare in rete si trova veramente di tutto). E quel Concordia – guarda caso – era stato ospite del “Britannia Heritage” di Westcoast,...

... in Canada, solo tre anni prima. Come dire “noi vi abbiamo accolto a braccia aperte, ma voi state facendo i furbi, e quindi siete avvisati”. E visto che l’Europa ha continuato a fare orecchie da mercante, adesso paga il conto. Da oggi non potrete più divertirvi a pisciare uno sopra l’altro – ci hanno detto quelli dei poteri occulti - e finite in acqua tutti insieme.

Fra l’altro, proprio ieri “Standards & Poor” ha declassato la Francia, come a rimarcare che l’affondamento della Concordia non sia stato affatto casuale. Perchè non abbiano affondato direttamente una nave francese non è chiaro, ma forse non ce n’erano a disposizione che passassero abitualmente sugli scogli per “salutare” la popolazione locale. (Bisogna anche dare un minimo di plausibilità a questi eventi, altrimenti la gente mangia la foglia. Non a caso la “cerimonia” del passaggio fra gli scogli era già stata istituita da molto tempo, in previsione del giorno – che sarebbe sicuramente arrivato - in cui si volesse rimarcare l’affondamento dell’Europa con un evento fortemente simbolico).

Ogni volta che passavano di lì il timoniere chiedeva preoccupato al capitano: “Ma scusi capitano, perchè dobbiamo continuare a fare questa cazzata immonda ogni volta che andiamo da Livorno a Civitavecchia? Davvero è per salutare gli isolani?”

“Tu non ti preoccupare – gli rispondeva il capitano, guardano lontano nella notte – un giorno capirai.”

Ma il simbolismo di questo affondamento non finisce qui, anzi ha radici secolari. “Quasi” secolari, in realtà, perchè l’affondamento del Titanic avvenne il 14 aprile del 1912, mentre quello della Concordia è avvenuto il 13 gennaio del 2012. Lo scettico fa prontamente notare che queste due date, a parte l’anno, non hanno assolutamente niente in comune.

Fessachiotto. La Concordia ha speronato lo scoglio nella sera del 13, ma in realtà il suo affondamento è avvenuto all’alba del 14. Inoltre, fra le due date intercorrono esattamente 99 anni e 9 mesi: prova a capovolgere quei tre numeri, scetticuzzo dei miei stivali, e dimmi un pò cosa ti ritrovi?

D’accordo, dirà lo scettico, ma cosa c’entra comunque il Titanic? Quello fu un vero incidente in mare, provocato dalla sfortuna e dalla leggerezza del capitano. Perchè paragonarlo ad un affondamento intenzionale come quello della Concordia?

Fessacchiotto. Ma lo sai almeno chi viaggiava sul Titanic? Ci viaggiavano Benjamin Guggenheim, Isidor Straus e John Jacob Astor IV, tre importanti personaggi che si opponevano alla creazione della Federal Reserve Bank negli Stati Uniti. E lo sai quando fu fondata la Federal Reserve? Nel dicembre del 1913.

Quindi il piano era evidente: invece di far fuori silenziosamente queste tre persone, una per una, senza che nessuno se ne accorgesse, i luridi banchieri misero in piedi una complicatissima macchinazione per riuscire a farli imbarcare tutti nello stesso giorno sulla nave più sicura e inaffondabile della storia, e poi convinsero il capitano a fare di tutto per speronare un iceberg nel buio della notte, colpendo l’unico punto della fiancata dove una lacerazione di grandi dimensioni permettesse di imbarcare acqua a sufficienza da raggiungere in poco tempo la cima delle paratie intermedie, provocando così il travaso fatale.

Era tutto calcolato, questa gente non lascia mai niente al caso. Infatti, si preoccuparono persino di avvisare il marconista della California – nave che già sapevano si sarebbe trovata nelle vicinanze del Titanic, a quell'ora e in quel punto preciso dell'oceano - in modo che ignorasse i loro ripetuti segnali di S.O.S. Altrimenti rischiavano che questo piano machiavellico andasse in fumo, e che tutti i passeggeri venissero comunque salvati dalla nave accorsa in loro aiuto.

Dopodichè i luridi banchieri attesero un anno e otto mesi prima di fondare la Federal Reserve, in modo che a nessuno venisse il sospetto che i due fatti fossero correlati.

Si potrebbe andare avanti, ma la marea di stupidaggini che circolano in rete in queste ore è tale che sarebbe come pescare nella tonnara: dovunque lanci prendi qualcosa.

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Un nuovo panino da Mc Donalds il panino al topo! dal sito Cado in piedi il video che spopola su Youtube:

Topo nei panini del McDonald's. E il video spopola sul web

Un dipendente filma questo video e lo carica su Internet. Intervistato dirà: "E' successo altre volte".



Redazione Cadoinpiedi.it

Un topo si aggira, con difficoltà, nelle buste che contengono i panini del McDonald's. Un uomo filma la scena e la carica su YouTube. E on line il video esplode. In poche ore migliaia di visualizzazioni.
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Da Giusi Vanella citazioni sul Bel Paese:

O dolce Italia

07
gen
2012

Il 2011 è stato l'anno del 150° dell'Unità d'Italia, celebrato con molte manifestazioni e, "diciamolo", anche con molte polemiche che di sono adagiate mollemente su un substrato di connaturata indifferenza per questo evento.
Ora che siamo nel 2012, su di esso scenderà l'oblio o qualcosa si è smosso nelle nostre coscienze? Ci sentiamo oggi, un po' più Italiani? Parafrasando Raf, cosa resterà di questo anniversario celebrativo?

L'Italia è un Paese di debole Costituzione (Giusi Vanella)


In
Italia per trecento anni sotto i Borgia ci sono stati guerra, terrore, criminalità, spargimenti di sangue. Ma hanno prodotto Michelangelo, Leonardo, il Rinascimento. In Svizzera vivevano in amore fraterno, avevano cinquecento anni di pace e democrazia. E cosa hanno prodotto? L’orologio a cucù. (Orson Welles)


L'italiano è un popolo straordinario. Mi piacerebbe tanto che fosse un popolo normale. Altan

Considerate tutte le inchieste insabbiate, sembra che viviamo nel Sahara (Giusi Vanella)

Ma in Italia oh dolce Italia
In Italia é già primavera
In Italia oh dolce Italia
La gente é più sincera, la vita é più vera (E. Finardi)

Bella Italia, amate sponde, pur vi torno a riveder.Trema in petto e si confonde l’alma oppressa dal piacer. (P. Metastasio)

Papaveri e papi, la donna cannolo, una lacrima sul visto:
Italia si' Italia no Italia bum, la strage impunita.
Puoi dir di si' puoi dir di no, ma questa e' la vita. (Edo e le storie tese)

Di questo cavolo di pianura,
di questa terra senza misura,
che già confonde la notte e il giorno,
e la partenza con il ritorno,
e la ricchezza con il rumore, ed il diritto con il favore,
e l'innocente col criminale,
ed il diritto col carnevale. (F. De Geregori)
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Con le nuove liberalizzazioni previste dal governo il paese si risolleverà! da Alessandro Robecchi:

Liberalizzazioni: finalmente interventi chirurgici nelle macellerie convenzionate

Nuove norme per sbloccare il mercato: i figli dei notai finalmente potranno fare un lavoro onesto – Basta con le caste e le corporazioni professionali: da lunedì prossimo ogni ferramenta potrà vendere bazooka e missili terra-aria – Un toccasana per l’economia: i farmacisti potranno guidare il taxi anche senza patente

La febbre delle liberalizzazioni ha investito il paese con la stessa irresistibile potenza con cui i Beatles colpirono l’America nel ’64: una vera e propria epidemia. Guidato dal suo caro leader Kim Jong Mont, il popolo pretende liberalizzazioni economiche in ogni settore della vita pubblica e privata. “Perché un impiegato di banca non può guidare un aereo di linea? Vi pare giusto?”, si chiede in un editoriale Il Sole 24 Ore. In una nota rilanciata da tutte le agenzie, esponenti del governo fanno notare che la mancanza di liberalizzazioni blocca lo sviluppo del paese: “Lo sapete che se tutti i notai d’Italia avessero gravi problemi di infertilità, nel giro di una generazione non avremmo più notai? A chi daremmo soldi in nero, se questo accadesse?”. Anche la Conferenza Episcopale Italiana, in un comunicato pubblicato sull’Osservatore Romano, mostra grande attenzione al problema: “Sono ormai secoli che per fare il vescovo non serve essere figlio di un cardinale. Aiuta, certo, ma non è indispensabile”. Un buon osservatorio, come sempre sono le lettere ai giornali. Scrive ad esempio a Repubblica la signora Angelina Cecioni, da Velletri: “Faccio la parrucchiera da trent’anni e vorrei cambiare attività. Purtroppo in questo paese bloccato e senza liberalizzazioni non posso decidere della mia vita, per esempio non posso fare il neurochirurgo. E’ una vera ingiustizia!”. Certo, una seria politica di liberalizzazioni abbasserebbe le tariffe di molti servizi, ad esempio operarsi di prostata in una macelleria di Orvieto costerebbe molto meno che farlo in un normale ospedale, ma questo non è possibile per colpa della potente lobby dei medici.
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Da VeGanRioT l'ultima succulenta ricetta vegana, spaghetti al pesto di broccoletti:
Spaghetti al pesto di broccoletti
autore: Paolo
30 minuti
2 persone
  • 200 g di spaghetti
  • 200 g di broccoletti freschi
  • 4 pomodori secchi
  • ½ spicchio d’aglio
  • 1 pezzetto di zenzero
  • Semi di girasole
  • Pangrattato
  • Olio extravergine di olive
  • Sale marino

Non sono convinto di poter utilizzare il termine “pesto” per una preparazione cotta, come questa. Tuttavia se c’è una cosa che non sopporto in termini gastronomici vegani è il definire le preparazioni di simili consistenza delle “creme”. Mi passerete quindi la licenza.
Lasciate rinvenire qualche minuto in acqua tiepida i pomodori secchi. Mondate i broccoletti e tagliate le parti del fusto eccessivamente coriacee. Stufateli in poca acqua salata fino a che non saranno teneri, scolateli e appena tiepidi, strizzateli leggermente. Tagliateli finemente con un coltello. In una padella versate abbondante olio di oliva e mettere sul fuoco. Unite quindi l’aglio ed il pezzetto di zenzero grattugiati. Lasciate insaporire per qualche minuto, girando, quindi aggiungete i broccoletti. Ripassate i broccoletti a fuoco vivace per 5-6 minuti, quindi levate dal fuoco e passateli al mixer ad immersione dentro un contenitore lungo, aggiungendo un mezzo mestolino di acqua di cottura della pasta. Ottenuto il pesto, trasferitelo nuovamente nella padella, Unite i pomodori secchi rinvenuti, sgocciolati e tagliati in piccoli quadrati. Tostate in un’altra padella una manciata di semi di girasole ed un cucchiaio di pangrattato e tenete da parte. Scolate la pasta al dente e trasferitela subito nella padella con i broccoletti. Mescolate per bene, a fuoco medio, aggiungendo un altro mezzo mestolino di acqua di cottura qualora risultasse il tutto troppo asciutto. Fate le porzioni e cospargete gli spaghetti con i semi di girasole e pangrattato.


Passiamo alle miserie di casa nostra, da Enteroclisma:

NAUFRAGIO AL SUPERMARKET

Aria di tempesta per tutti.
Ora che il guaio è fatto, nessuno può sentirsi al sicuro dalle ire di De Falco.


LE DISGRAZIE NON VENGONO MAI SOLE

Meglio salire su una nave che affonda oppure a casa,
dopo che tua moglie ha saputo che
ti strombazzavi una bella moldava ??


NEO...REALISMO

Al naufragio non poteva sottrarsi neanche lui ...









Pillola del giorno: Crozza a Ballarò ultima puntata