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martedì 15 marzo 2016

scrittori contemporanei e non.


Nella foto: Massimo Carlotto È uno scrittore di successo, tradotto anche all'estero, oltre che drammaturgo e sceneggiatore per la televisione. (http://www.massimocarlotto.it/)

Scrittori contemporanei e non
Stefano Benni: http://it.wikipedia.org/wiki/Stefano_Benni
Isabel allende: http://it.wikipedia.org/wiki/Isabel_Allende
Umberto Eco: http://it.wikipedia.org/wiki/Umberto_Eco
Elena gianini Belotti: http://www.controparola.it/Belotti.htm
Andrea Camilleri: http://it.wikipedia.org/wiki/Andrea_Camilleri
Jerome Klapka Jerome: http://it.wikipedia.org/wiki/Jerome_Klapka_Jerome
Luigi Pintor: http://it.wikipedia.org/wiki/Luigi_Pintor
Rosanna Campo: http://it.wikipedia.org/wiki/Rossana_Campo
Daniel Pennac: http://www.google.it/search?hl=it&q=Daniel+Pennac&btnG=Cerca&meta=
Giuseppe Gioacchino Belli: http://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Gioachino_Belli
Flavio Oreglio: http://it.wikipedia.org/wiki/Flavio_Oreglio
Natalino Balasso: http://it.wikipedia.org/wiki/Natalino_Balasso
Gino e Michele: http://it.wikipedia.org/wiki/Gino_&_Michele
Jorge Amado: http://it.wikipedia.org/wiki/Jorge_Amado
Gabriel Garcia Marquez: http://it.wikipedia.org/wiki/Gabriel_Garc%C3%ADa_M%C3%A1rquez
Manuel Vasquez Montalban: http://it.wikipedia.org/wiki/Manuel_V%C3%A0zquez_Montalb%C3%A0n
Andrea de Carlo: http://it.wikipedia.org/wiki/Andrea_De_Carlo
Fabio Volo: http://it.wikipedia.org/wiki/Fabio_Volo
Luis Sepulveda: http://it.wikipedia.org/wiki/Luis_Sep%C3%BAlveda
Ennio Flaiano: http://it.wikipedia.org/wiki/Ennio_Flaiano
Marco Travaglio: http://it.wikipedia.org/wiki/Marco_Travaglio
Michele Serra: http://it.wikipedia.org/wiki/Michele_Serra
Italo Calvino: http://it.wikipedia.org/wiki/Italo_Calvino
Dan Brown: http://it.wikipedia.org/wiki/Dan_Brown
Oscar wilde: http://it.wikipedia.org/wiki/Oscar_Wilde
Isaac Asimov: http://it.wikipedia.org/wiki/Isaac_Asimov
Corrado Augias: http://it.wikipedia.org/wiki/Corrado_Augias
Aldo Busi: http://it.wikipedia.org/wiki/Aldo_Busi
Dino Buzzati: http://it.wikipedia.org/wiki/Dino_Buzzati
Carlo Emilio Gadda: http://it.wikipedia.org/wiki/Carlo_Emilio_Gadda
Massimo Carlotto: http://it.wikipedia.org/wiki/Massimo_Carlotto
Alberto Moravia: http://it.wikipedia.org/wiki/Alberto_Moravia
Pier Paolo Pasolini: http://it.wikipedia.org/wiki/Pier_Paolo_Pasolini
Lidia Ravera: http://it.wikipedia.org/wiki/Lidia_Ravera
Mario Rigoni Stern: http://it.wikipedia.org/wiki/Mario_Rigoni_Stern
Gianni Rodari: http://it.wikipedia.org/wiki/Gianni_Rodari
Tiziano Sclavi: http://it.wikipedia.org/wiki/Tiziano_Sclavi
Paolo Sylos Labini: http://it.wikipedia.org/wiki/Paolo_Sylos_Labini
Antonio Tabucchi: http://it.wikipedia.org/wiki/Antonio_Tabucchi
Tiziano Terzani: http://it.wikipedia.org/wiki/Tiziano_Terzani
Agatha Christie: http://it.wikipedia.org/wiki/Agatha_Christie
Giancarlo Berardi: http://it.wikipedia.org/wiki/Giancarlo_Berardi
Andrea Pazienza: http://it.wikipedia.org/wiki/Andrea_Pazienza
George Orwell: http://it.wikipedia.org/wiki/George_Orwell
Arthur Conan Doyle: http://it.wikipedia.org/wiki/Arthur_Conan_Doyle
Rex Stout: http://it.wikipedia.org/wiki/Rex_Stout
Carlos Ruiz Zafon: https://it.wikipedia.org/wiki/Carlos_Ruiz_Zaf%C3%B3n
Albert Camus: https://it.wikipedia.org/wiki/Albert_Camus
Emma Goldman: https://it.wikipedia.org/wiki/Emma_Goldman
Errico Malatesta: https://it.wikipedia.org/wiki/Errico_Malatesta

lunedì 14 marzo 2016

I NUOVI MANUALI DI STORIA NASCE L'IMPERO DI SILVIODORO I


Ormai hanno gettato la maschera, destra sinistra centro destra centro sinistra e accoliti vari tutti insieme appassionatamente contro gli onesti, sembra ieri che facevano finta di litigare, emblematico questo racconto di Stefano Benni scritto nel lontano anno domini 2010:

I NUOVI MANUALI DI STORIA
NASCE L'IMPERO DI SILVIODORO I
Da «Storia d'Italia» di Gasparri, Previti e Storace. Testo per le scuole medie dell'anno 2010
Ai primi del Novecento un giovane pittore di nome Adolf Hitler, si accorse che la dittatura comunista stava cingendo d'assedio la Germania e il mondo. Dopo essere stato perseguitato dalla magistratura e incarcerato, scrisse un veemente saggio sulla superiorità della razza nordica, che lo rese assai popolare. Egli si recò con una piccola scorta militare in Polonia, per promozionare le sue idee. Subito l'Europa filocomunista e parcondicionista gridò all'invasione e lo attaccò.
Hitler si difese eroicamente. Per evitare danni ai civili, evacuò alcune città e sistemò gli abitanti in centri di accoglienza quali Auschwitz e Buchenwald. Purtroppo il grande numero di persone causò disagi e carenze nell'accoglienza.
La storiografia marxista, con la consueta enfasi settaria, bollò l'accaduto col termine "Olocausto". In realtà, anche se ci fu qualche eccesso da parte dei militari tedeschi, la vicenda è ancora così oscura che, per la sua delicatezza e la violenza di alcune immagini, il ministro dell'istruzione Rovagnati l'ha vietata ai minori di anni 18. Potrete eventualmente studiarla all'università se passerete l'esame delle "quattro i": (Internet, Impresa, Inglese e Il papà mi dà trenta milioni per iscrivermi).
Dopo il presunto Olocausto, tutti si accanirono contro il povero Adolf. Egli affrontò con coraggio le armate staliniane, la lobby giudaica, i depravati inglesi e i sanguinari francesi. Ma alla fine fu travolto da un massiccio sbarco di extracomunitari in Normandia, favorito dalla politica lassista delle sinistre italiane. Intanto in Italia Benito Mussolini e altri carbonari, che avevano appoggiato il generoso sforzo liberista hitleriano, furono rovesciati da una congiura di partigiani sostenuti dalla magistratura.
La dittatura comunista regnò per molti anni, con la collaborazione dei cattolici rossi, dei massoni e della lobby omosessuale. Uomini come Fanfani, Rumor, Scelba, e Taviani, tutti di stretta osservanza marxista, detennero a lungo il potere, e nelle scuole la propaganda stalinista cancellò ogni traccia di verità storica.
Lo scoppio di una caldaia alla stazione di Bologna, sostenuto a lungo dal solo perseguitato Bruno Vespa, fu contrabbandato per strage, e così pure venne deviata la verità su Ustica (l'aereo scontratosi contro un sottomarino russo impazzito) e sul guasto meccanico dell'Italicus. Si giunse persino a dire che Hitler era dotato di un membro sotto la media, mentre invece... (vedi illustrazione pagina 145 in alto).
Ma ecco irrompere sulla scena mondiale un giovane eroico lombardo, Silvio Berlusconi (vedi illustrazione pagina 145 in basso). Egli cantava in un pianobar e non pensava alla politica, quando un giorno vide apparire, su un prato alla periferia di Milano, un angelo con la spada fiammeggiante che gli disse: «O unto da Dio, tu sei il prescelto: libererai l'Italia dai comunisti e diventerai ricco e famoso. Eccoti i fondi per fare tre televisioni».
E di colpo Berlusconi si ritrovò pieno di monete d'oro. I magistrati persecutori gli chiesero a lungo come avesse fatto quei soldi così in fretta, ma dovettero arrendersi di fronte al miracolo.
Nella cantina della sua modesta abitazione di Arcore, Silvio preparò la riscossa insieme a patrioti come Dell'Utri, Previti, Confalonieri e Pilo. Con pochi mezzi e coi i media tutti in mano al nemico bolscevico, riuscì a vincere le elezioni, ma il tradimento di un altro lombardo, Bozzi, lo privò del giusto diritto a governare.
La dittatura rossa tornò a opprimere l'Italia. I comunisti tolsero a Berlusconi ogni avere, tutte le televisioni e lo incarcerarono per lunghi anni. Silvio Berlusconi fu rinchiuso insieme a Silvio Pellico allo Spielberg, un castello appartenuto al produttore americano. Ma un giorno l'angelo fiammeggiante riapparve e liberò Berlusconi, che rivinse le elezioni a capo di un triumvirato.
Questa volta non commise gli errori precedenti. Liquidò con un congruo assegno gli altri triumviri Bozzi e Fidi e divenne imperatore d'Italia col nome di Silviodoro primo. Sotto di lui la Fininvest e il paese godettero di un periodo di prosperità senza pari. Fu iniziato il ponte di Messina, per congiungere Messina a Reggio Emilia. Fu genialmente creato un milione di posti di lavoro licenziando un milione di vecchi lavoratori. La battaglia tra magistratura e mafia fu finalmente vinta, sconfiggendo la magistratura.
Oggi nel 2010, il nostro paese è invidiato e temuto, anche se è tuttora accerchiato dai centri sociali, dall'Europa bolscevica e dai molli americani del primo presidente exnero Michael Jackson. Ma l'imperatore Silviodoro si prepara a fare dell'Italia la più grande potenza del mondo libero. Le nostre truppe e le nostre parabole televisive hanno già conquistato la Svizzera, e dall'Austria del nostro alleato Kaiser Haider accerchiano Praga e puntano verso la Polonia. E stavolta, non falliremo.
(Stefano Banni http://www.stefanobenni.it/)

mercoledì 2 marzo 2016

IL BRUCO

IL BRUCO


La terra gli carezzava il corpo e lui percorreva le asprezze di quel lembo di prato, innalzandosi ogni tanto a scrutare all’intorno, sostenuto dai morbidi anelli della coda.

Un bruco colorato e setoso, ecco cos’era.

Quando alzava la testa, vedeva poco più dei sassolini, del terriccio, delle foglie cadute dai rami.

Il brulicare delle formiche, il colorato andare di altri vermi, i ramoscelli da superare con una certa fatica: questo era tutto il suo mondo.

Ma un giorno, l’involontario volgersi del capo verso il cielo gli offrì una visuale straordinaria: ad un’altezza immensa, scorse lo sfrecciare potente di animali alati, le discese veloci di corpi agili, lo scarto improvviso di ali e code nel volo.

Rimase assolutamente conquistato.

Come avrebbe voluto anche lui attraversare il cielo, sentire l’aria potente, sfidare il vento…

Ma l’abbattersi del proprio capo sul terreno lo riportò alla realtà e ai morbidi anelli colorati del suo corpo.

*** *** *** *** *** *** ***

Le risate, le corse, il cibo consumato seduti sull’erba: era un giorno di festa e molti abitanti del villaggio si erano recati nella valle per trascorrere alcune ore di svago e per vedere l’attrazione del giorno: una mongolfiera colorata doveva innalzarsi, lenta e sicura, verso il cielo.

Il bruco usò tutta al sua attenzione per mettersi al riparo da piedi veloci, gonne svolazzanti, cani zampettanti.

Temendo per la propria esistenza, si portò a fatica su una delle funi che trattenevano la mongolfiera. “Almeno qui” si disse “non mi schiacceranno”.

Ma accompagnata dal clamore di molte voci, poco dopo la mongolfiera fu liberata dai lacci e si innalzò solennemente, lenta ma inesorabile, verso l’azzurro.

Il bruco, allora, aderì disperato alla fune pendula con le sue molte zampette e con sforzo immane si trascinò sino al cesto della mongolfiera.

Poi lasciò che quella lo trasportasse.

E affidò la propria vita al destino.

*** *** *** *** *** *** ***

Che emozione terribile!

Sotto di lui la terra, sopra e intorno lo splendido azzurro del cielo.

Rondini, passeri, storni, tutto un mondo irraggiungibile gli stava accanto e lui non smetteva di stupirsi nel vedere quegli esseri volanti, curiosi dell’arnese colorato che si innalzava senza ali.

Il bruco pensò che gli era riservata un’esperienza irripetibile.

A lui, essere strisciante, era concesso di salire verso il cielo.

Fu così potente questa rivelazione che si distrasse e, senza volerlo, allentò la presa delle zampe. Il vento se lo portò via.

Leggero com’era, cominciò a cadere lentamente, ma capì subito che quella discesa sarebbe stata inesorabile.

Allora, sentendo crescere la disperazione, cercò di placarsi: rivide tutto il bello che la sua breve vita gli aveva donato e ringraziò in cuor suo il verde dell’erba, le formiche veloci, gli steli colorati.

E infine si disse che per la bellezza di quel viaggio nell’azzurro, davvero si poteva morire.

*** *** *** *** *** *** ***

Un urto potente, ma non doloroso: inaspettatamente era atterrato sulla morbida schiena di una rondine.

Lei non si accorse di nulla, presa com’era dalla gioia del volo.

Il bruco le si attaccò disperatamente alle piume e aderì il più possibile al dorso di lei, temendo che il vento lo trascinasse ancora via.

Ma quando lei si abbassò a sfiorare con il ventre il verde del prato, il bruco colse l’occasione e si lasciò cadere sull’erba, rotolando sino a fermarsi.

Affranto da tanti avvenimenti, raggiunse uno stelo robusto e gli si accomodò addosso, desideroso solo di riposare.

Sprofondò in uno stato simile al sonno, il corpo sempre più pesante.

*** *** *** *** *** *** ***

Lo riscosse una sensazione potente, forte come uno strappo, violenta come una lacerazione.

Non capiva cosa stesse avvenendo: sentiva il suo corpo espandersi, percepiva una pressione che dolcemente si allentava.

Poi qualcosa, simile a una veste stretta, gli scivolò di dosso e due ali frementi si aprirono a stento. Sconvolto da tanto prodigio, il bruco si guardò e non si riconobbe per niente.

Ancora uno sforzo estremo.

Appena le ali si estesero, tutte aperte nel loro splendore, lui si levò verso il cielo.

La luce del sole brillava sui colori di quel corpo leggero.

*** *** *** *** *** *** ***

Era diventata una farfalla talmente bella che si incantarono a guardarla le formiche del prato, le foglie, i fuscelli.

E anche le rondini in cielo.

Gloria Lai

martedì 26 gennaio 2016

Credi che sia una foto? Guarda da vicino per più di 4 secondi e non crederai ai tuoi occhi!

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Milioni e milioni di persone non possono smettere di ammirare le opere creative dell'australiano Joel Rea. Le sue immagini riflettono la realtà nel senso letterale della parola. Ognuno dei suoi capolavori trascina lo spettatore in un mondo diverso - il mondo della creatività e della fantasia di questo genio. Guardate voi stessi. Nei primi secondi si è convinti di guardare delle fotografie.

Permettetemi di presentarvi i lavori in corso di Joel Rea. Ogni dettaglio è importante...
Le persone ritratte da Joel appaiono molto realistiche… Ogni cellula del corpo umano è dipinta con incredibile precisione. 
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Guardate questo quadro: dà l'impressione di trovarsi lì, nell'acqua profonda, nuotando dopo di lei... 
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E qui c'è il nostro attore preferito!
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Un essere umano e la sua interazione con la forza elementare della natura - uno dei temi principali nel lavoro di questo pittore.
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Terra e cielo, come la libertà e la verità, coperte dal cuore di pietra di qualcuno... Molto filosofico...
Questa enorme onda è congelata nel tempo, obbedendo al pennello del maestro. 
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Lascia da parte tutti i pensieri. Immergiti nell'incredibile mondo di questa realtà parallela. 
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Anche nel mondo di oggi esistono artisti geniali. "Salvador Dalí è il mio idolo", dice Joel e, nel vedere queste opere, il grande maestro sarebbe stato probabilmente molto orgoglioso del suo seguace australiano.
Condividi queste foto con i tuoi amici! Ogni opera di Joel merita davvero di essere conosciuta e apprezzata in ogni luogo del mondo.

sabato 23 gennaio 2016

IL DECALOGO DELL'IPPOPOTAMO FELICE



IL DECALOGO DELL'IPPOPOTAMO FELICE



Sii come l'ippopotamo


Sii come l'ippopotamo che è felice nel sole e altrettanto felice nel fango


Sii come l'ippopotamo che non si capisce mai se è in acqua o fuori


Sii come l'ippopotamo che quando la luna è una grande camelia canta all'ippopotama la sua canzone d'amore senza preoccuparsi se la sua voce è sgraziata e dagli alberi piove giù di tutto


Sii come due ippopotami che si baciano sullo sfondo dell'orizzonte e la loro ombra sembra un grande pavesino


Sii come l'ippopotamo che dopo aver a lungo ippocopulato non chiede all'ippopotama "mi ami?" perché è ovvio che con un ippopotamo si può andare solo per amore


Sii come l'ippopotamo sempre educato al bar, nelle file per i documenti e in treno, sii come l'ippopotamo educato che fa i suoi bisogni appartato
Sii come l'ippopotamo che quando pesta una merda di ippopotamo fa finta di niente e dice "qu'est-ce que c'est ça?"


Sii come l'ippopotamo che quando sente sopraggiungere la fine saluta il branco e corre nella valle del cimitero degli ippopotami morenti, dove un'ultima volta si beve si mangia e si scopa senza più alcun ritegno e vergogna e alla fine della festa muore solo un ippopotamo e si scopre che tutti gli altri erano degli infiltrati, sanissimi


Sii come l'ippopotamo che muore col sorriso sulle labbra e subito il grande Potamanka il muscoloso dio alato lo raccolse tra le braccia e lo portò in cielo ove sono nuvole e fiori meravigliosi e acqua tersa, e l'ippopotamo deluso disse "non si potrebbe avere una bella palude merdosa?" e Potamanka adirato lo lanciò a terra, e l'ippopotamo cadde e ove cadde creò il sacro cratere del lago Ngoro-Ngoro e l'ippopotamo perforò la pelle rugosa del mondo e precipitò nell'inferno ove vive felice attuffato nella merda con gli amici e quando si sposta causa i terremoti e quando nuota provoca i geyser e mostra a tutti la sua semplice verità: e cioè che il paradiso è ovunque tu ti senti in paradiso.
Stefano Benni

giovedì 7 gennaio 2016

Sospese sulle stelle…



Noi donne usciamo una sera per trovare l'uomo della vita, un uomo passa la vita ad uscire per trovare la donna di una sera.

Sospese sulle stelle…



«Le donne devono sempre ricordarsi chi sono, e di cosa sono capaci.

Non devono temere di attraversare gli sterminati campi dell’irrazionalità’, e neanche di rimanere sospese sulle stelle, di notte, appoggiate al balcone del cielo.

Non devono aver paura del buio che inabissa le cose, perché quel buio libera una moltitudine di tesori.

Quel buio che loro, libere, scarmigliate e fiere, conoscono come nessun uomo saprà mai».
Virginia Woolf


domenica 25 ottobre 2015

"Lettera dallo spazio" di Stefano Benni



Gentile civiltà aliena del pianeta terra.
Siamo gli abitanti della stella KIC 8462852 distante 1481 anni luce quella che state osservando con quel bidone aspiratutto che chiamate satellite Kepler.
Sappiamo che siete turbati perché avete notato delle variazioni di luce anomala sulla nostra superficie e i vostri giornali e scienziati stanno sparando ipotesi.
Ci teniamo quindi a precisare quanto segue:
Anzitutto smettetela di chiamarci alieni. Il termine “alieno” è reciproco, quindi se noi siamo alieni per voi, voi siete alieni per noi. La nostra stella non si chiama KIC 8462852, ma Seuisprusbellusdetottukosmox, quindi facciamo uno sforzo linguistico: noi vi chiameremo terrestri e voi chiamateci Prubelli.
Vi chiederete perché parliamo la vostra lingua. Beh, non abbiamo né televisione né web né gossip, ma siamo telepatici a lunga distanza, e ci colleghiamo cerebralmente con voi per ridere quando siamo un po’ tristi. Se proprio volete saperlo, nelle nostre barzellette razziste voi siete i nostri carabinieri, i nostri terroni, eccetera.
É vero, come avete ipotizzato, che siamo una civiltà superiore alla vostra, ma non per la tecnologia. Siamo semplicemente più pacifici, amichevoli e ottimisti di voi, ma anche un po’ riservati e incazzosi.
Quindi quel vostro obsoleto bidone aspiratutto che ci stia spiando ci innervosisce un po’.
Abbiamo letto che vi stupite delle variazioni luminose della nostra stella. Pensate che il fenomeno sia dovuto a pannelli solari, a utilizzo di gas rari e sconosciuti, a avanzatissime tecniche di trasformazione energetica. La vostra misura dell’Universo è l’Enel.
Avevamo pensato di prendervi in giro, dicendovi che la luce viene da concerti rock con palchi di ventisei chilometri, per far schiattare di invidia i vostri rockettari, oppure che Kepler stava osservando una partita notturna di calcio galattico tra noi e il Real Andromeda. Ma detestiamo le bugie.
Non vi descriviamo che tipo di creature siamo, quanti arti, tentacoli antenne e orecchie abbiamo, perché sappiamo che definite bizzarro chiunque non assomigli a voi. Pensateci pure come dei pelouche di tre tonnellate, o dei polipi ballerini, o degli stronzi azzurri che procedono rotolando, o mostri simili a mantidi, oloturie o cuochi di MasterChef. Immaginateci come vi piace.
Però possiamo dire che abbiamo una bellissima musica che assomiglia un po’ al vostro blues e un po’ al rumore che fanno le vostre lavatrici. Ma non abbiamo bisogno di grandi palchi né di effetti speciali. Non abbiamo neanche un campionato di calcio, anche se ci piacerebbe. Perché ahimè, sul nostro pianeta siamo in ventuno, e ci manca sempre un giocatore.
Il nostro sport nazionale è il Nonsifrullax. Non è facile da spiegare. Diciamo che assomiglia al vostro biliardino, o calcio balilla. Dieci di noi stanno infilati nei bastoni e quattro girano le manopole. Dato che i bastoni sono infilati in modo e zona non piacevole, le partite durano pochissimo, tutti vogliono manovrare e nessuno vuole fare l’ometto calciatore. Quindi la luce non viene da uno stadio.
La spiegazione è più semplice. Noi Prubelli siamo aperti e tolleranti, abbiamo dodici sessi e quindi non ringhiamo come fate voi su chi è normale, su chi ha diritti e su cos’è la vera famiglia. Abbiamo una vita abbastanza regolare, che voi potreste definire noiosa, ma per noi è serena, avevamo una grande tecnologia ma ci abbiamo rinunciato mantenendo solo tre invenzioni: il giradischi, il cellulare senza tasti per non disturbare nessuno, e la bicicletta. Ci piace moltissimo fare gite in montagna, salire e discendere. Purtroppo la pendenza più alta del nostro pianeta è sedici centimetri, perciò ci scaliamo tra di noi.
Volete sapere il perché delle variazioni di luce? In ogni gruppo o etnia o civiltà c’è una percentuale di rompicoglioni. É una legge universale. Noi siamo pochi e ne abbiamo uno solo: si chiama Macculimortèx, è un prubello buono e mite, ma lamentoso e sempre scontento. Dice che dovremmo essere più aperti all’universo, più curiosi. Forse ha ragione, ma talvolta esagera. Ad esempio da quando sa che voi ci spiate, vi spia a sua volta, ha tirato fuori un vecchio telescopio e vi osserva tutta la notte. Dice che non capisce niente di quello che fate, ma che avete dei bellissimi quadri e alberi e che non fate altro che mangiare.
Ebbene sì su Seuisprusbellus siamo golosi. Ma non abbiamo materie prime: una sola verdura la peppera piccante, e un solo animale commestibile, il Gigacocco. I nostri piatti tipici sono Il tortino di polvere alla peppera e il macigno pepperato, che sarebbe un po’ come la vostra amatriciana, ma meno digeribile.
Perché, direte voi, non mangiate il Gigacocco? Beh il Gigacocco assomiglia a un vostro pollo, ma è alto come un condominio di otto piani, e ha una pessimo carattere. É già tanto se lui non mangia noi.
Questo turba Makkulimortèx. É ossessionato dalle vostre televisioni, segue le migliaia di trasmissioni dedicate alla cucina, e crepa d’ invidia. É convinto che voi pensiate solo a mangiare perché non avete altri pensieri. E invece sappiamo che voi mangiate proprio perché siete pieni di pensieri. E molti di voi non hanno da mangiare.
Ogni notte Makku si collega con la Terra e inizia a cantare le vostre sigle e a declamare a alta voce le ricette tipo “dadolata di astice con polenta allo zenzero su letto di rucola e julienne di mango". Lo affascina la selvaggia violenza dei vostri chef e il pianto dei concorrenti, dice che è la cosa più deliziosamente sadica dell’universo.
In una di queste notti insonni Makku è impazzito, ha spalancato la finestra e si à messo a gridare “anche io voglio la dadolata di astice”. Ci siamo svegliati, abbiamo acceso la luce e ci siamo messi a urlare in coro “basta, rompiballe, sta zitto, facci dormire”.
Svelato il mistero: le variazioni di luce sono dovute alle nostre arrabbiature contro il delirio notturno di Makku. Ed è colpa vostra.
Quindi vi diamo un consiglio.
Dimenticate KIC 8462852 come la chiamate voi. La vostra curiosità scientifica è legittima, ma vi facciamo una domanda. Vi farebbe veramente bene scoprire che esiste una civiltà “ aliena”?
Certo, la certezza che non siete soli nell’universo potrebbe ridimensionare la vostra onnipotenza, la vostra avidità, la vostra fame di dominio.
Ma se invece vi facesse male? Se subito pensaste a accordi commerciali, a sfruttamento delle risorse ,addirittura a una escalation di armamenti contro la nostra minaccia?
Non siete in grado di accettare gli immigrati e sareste capaci di accogliere gente da altri pianeti? Siete spaventati dall’omosessualità e accettereste i nostri dodici sessi? Ve ne fregate di chi sta male ai vostri confini e vi interessate a noi che stiamo a mille anni luce?
Forse è meglio se non ipotizzate troppo, e vi limitate a raccogliere i dati del vostro bidone aspiratutto.
Avete altro a cui pensare: cercate di non distruggere il vostro pianeta e non ammazzatevi troppo in nome di grandi idee che nell’universo diventano meno di un brivido. E non fate falli su Messi (certo, se arrivasse lui come ventiduesimo potremmo giocare grandi partite!)
Soprattutto, per dirla nella nostra lingua
Fathevansfurkettatteccazzevostrex (Fatevi un po’ gli affari vostri)
Cordiali saluti e auguri, i ventuno abitanti di Seuisprusbellusdetottuscosmox.

mercoledì 21 ottobre 2015

la valigia

la valigia

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Facevo liste infinite partendo dalle mutande fino agli elastici per i capelli. Nel mezzo il mondo. Nel mezzo io. Ed ero brava davvero; meticolosa al punto giusto riuscivo a includere in poco spazio tutto ciò che ti rende la vita fuori dalla tana una cosa sopportabile. Non dimenticavo mai nulla grazie alla mia super lista. Le mie prime valigie erano enormi: capacità di contenere il mio mondo per due mesi di trasferta dalla nonna. Vestiti da maschiaccio e magliettine scollacciate da civetta alle prime armi. Scarpe, scarpe di ogni sorta perché non si sa mai che ti succede e il costume con il copricostume e tutti i monili perché una ragazzina senza monili che ragazzina è? Poi certo la valigia a parte, quella preziosa e pesantissima. Non fatemi la domanda sciocca che puntualmente mi sentivo ripetere da mia madre “ma, tutti quei libri sono necessari? E tutte quelle musicassette? E pure i colori, le perline e tutte le diavolerie che giacciono tumultuose in camera?” Devo ammetterlo c’erano anche i libri di scuola, quelli di latino e greco non mi sono mai mancati alle superiori, e non perché fossi studiosa, solo rimandata a Settembre. Il bello di preparare una valigia sta nella cura che metti nello scegliere, nel ridurre all’essenziale, nello scremare. Ti prendi cura di te ti concentri su cosa veramente ti serve e se ti osservi da lontano, se ne hai voglia, riesci a capire cose di te che nessuna meditazione potrebbe svelarti. Questo l’ho capito con il tempo. Ora non sono più capace di fare valigie. Me ne sono accorta tempo fa ma non ho voluto ascoltarmi. Ho proseguito inzuccherando questa mi difficoltà, non l’ho guardata e l’incapacità alla valigia mi è diventata quasi cronica. Sofferenza e insofferenza che esplodono caotiche quando la mente è concentrata in altro.
Stamattina però ho capito. Non è che non la sappia più fare è che non sapevo più che metterci dentro. Non sapevo più che scegliere semplicemente perché non volevo scegliere. Semplicemente avrei portato via tutto, o, lasciato tutto. Alla fine, si dice, che gli estremi si equivalgono. Eccone un esempio. Io non volevo fare una sola valigia, volevo andarmene scomparire ricominciare esistere rinnovare vivere. Volevo me stessa persa in qualche valigia del passato, in qualche valigia che non ricordavo dove fosse, in una valigia abbandonata su un treno o un aereo un traghetto non so e la rabbia era proprio questa: Quale la valigia persa che conteneva me? Se mi fossi ricordata almeno il colore, il viaggio, il dove, magari non avrei potuto recuperare il nostalgico contenuto, ma riannodarmi si. Cosa tenni dopo la morte di zio Marco adorato? La sua valigia di cartone e ancora ce l’ho.  Dovrei controllare se vi ho messo un po’ di me in quella valigia, anzi un po’ di lui che mi ricorda chi ero, le mie radici. Non capisco la magia alchemica ma stamani dalla mente mi escono le mie valigie, alcune di loro almeno. Del vecchio valigione di pelle nera ho raccontato. Lei è nonna Erica, altra radice profonda a cui aggrapparmi. Ricordo la difficoltà di fare lo zaino per l’interrail. Il passaggio dal valigione allo zaino fu notevole. Ma che elettricità nell’aria, che voglia di avventura. Il mio vecchio Invicta era veramente di colori improbabili ma splendido pieno delle mie curiosità alla volta del Muro di Berlino. La lista in quell’occasione fu di primaria necessità. Metterti qualcosa in spalla e dovertelo trascinare cambia in un soffio la prospettiva. Eppure poche cose azzeccate fecero di me una viaggiatrice sbarazzina e accattivante. La mia magliettina rossa, pantaloncini leggeri, guida dell’Europa dell’est, occhiali da sole,  quaderno degli appunti, pochi monili ma giusti, come detto quelli non mancano mai, ah si il mio inseparabile giubbettino di jeans, la macchina fotografica usa e getta e gli elastici per i capelli. Che mi portai a casa dalla Polonia? Una cartella di pelle fatta a mano. Dopo quel viaggio lo usai pochissime volte il mio zaino dai colori improbabili e vederlo partire per Santiago sulle spalle di mio fratello mi fece tenerezza come un vecchio amico che accompagna e protegge una persona che ami. Nei viaggi successivi imparai magistralmente l’arte del minimalismo, ad esempio i monili me li facevo con cordicelle e conchiglie durante il viaggio e i ricordi li stampavo nella memoria. Unico peso mai mancato quello di un buon libro e gli elastici per i capelli. In Croazia lasciai andare anche il mio adorato giubbetto di jeans. Incappammo in un brutto incidente autostradale e la ragazza scioccata e infreddolita ne aveva più bisogno di me. Non ci pensai due volte scapicollandomi dalla moto e restò a guardia delle ferite di una sconosciuta. Chissà se lei se lo ricorda, se lo buttò o lo tenne con sé. Ogni tanto ci penso. Poi ho perso l’abitudine e l’attitudine alla valigia. Le partenze ad un certo punto della mia vita divennero macigni. Viaggi comodi in case comode ma prive di serenità prive di quel guizzo di voglia di vivere che contraddistingue ogni viaggio. Tutto uguale a se stesso nella monotonia assordante di una vita poco entusiasmate. Nemmeno più di valige o zaini si parlò ma di un borsone da palestra, enorme certo, e di tante borse e valigette da far diventare pazzi. Iniziai a inserire vestiti scarpe senza senso senza gusto alla rinfusa cercando di ricordare come si stilava la lista perfetta ma senza risultato. Meglio, direi, il risultato era evidente sulla valigia di qualcun altro qualcuno che non si prendeva briga di prepararsi mutande magliette maglioni costume lamette da barba schiuma da barba spazzolino chiavi di casa;  sé stesso negli oggetti della quotidianità. Che gusto c’era nell’andare in vacanza con un delegante che non mostrava interesse al viaggio? Che desiderio di relax e condivisione? Una valigia per due sembra un titolo da commedia rosa in realtà lo è della peggior tragedia dell’anima. Occupandomi del suo ho annullato il mio in un gioco perverso di aggettivi possessivi. Il risultato bizzarro era un perfetto ometto e una donna sbrindellata con un sciabordio di cose tutte sconclusionate tra loro, il cui rimando era una donna incapace di accostare una gonna ad una maglietta. Solo ciabatte e scarpe da ginnastica tanti libri e i soliti elastici per i capelli.

martedì 6 ottobre 2015

LETTERA RISERVATA AL SIGNOR MINISTRO

LETTERA RISERVATA AL SIGNOR MINISTRO
Di Stefano Benni
Egregio ministro dell'Interno colonnello Gava; addì 10 luglio, nel quadro delle operazioni militari della «polizia più efficiente del mondo» come lei ebbe felicemente a definirla in una conferenza stampa insieme a Gufo di Montezemolo, la situazione è la seguente:
GUERRA MONDIALE. Essa si è conclusa felicemente: cinquantamila uomini con elicotteri e autoblindo hanno stroncato ogni provocazione, fosse essa inglese, tedesca o argentina. Abbiamo militarizzato intere città, abbiamo perquisito anche i corner, abbiamo stretto gli hooligans in una morsa implacabile. L'ltalia ha appoggiato questo patriottico impeto d'ordine fischiando gli inni nazionali nemici. La guerra e vinta; avendo però saputo che a Buenos Aires sono stati fischiati i nostri alpini, chiediamo se lei non ritenga necessario l'invio di un contingente navale per rappresaglia. Siamo forse da meno dell'Inghilterra? Oggi fischiano gli alpini, domani, chissà, la Carrà.
CONCERTI ROCK. Abbiamo occupato con trentamila uomini i concerti di Vasco Rossi, Eros Ramazzotti e Madonna. I primi due concerti non ci hanno dato problemi: Vasco Rossi è un gran bravo ragazzo e Ramazzotti sembra più carabiniere di un carabiniere. Contro la pericolosa Ciccone, alias Madonna, erano invece pronti a intervenire il battaglione "Torquemada" con mutande in kevlar, e il reparto speciale "Biffi". In verità, dopo aver visto lo show, le dirò che rimasi assai più turbato da uno spettacolo del circo di Moira Orfei. L'unico momento in cui ho pensato di intervenire e stato quando la Ciccone si è presentata sul palco con reggiseno a punta del tipo proiettile da obice 150, qualificabile come arma impropria. Indossando però la Ciccone il sopradetto obice in spazio aperto e non occupato da limitrofi, ritenni non imminente il conficcamento doloso del di cui oggetto in altrui e diedi perciò ordine di soprassedere. In quanto all'indossamento da parte della Ciccone della maglia di Baggio, lo ritenni nulla più di una furbata e me ne fregai, interverrò però pesantemente nel caso che Baggio si presenti in campo con un reggiseno a punta.
ANTIDROGA. Altri trentamila uomini sono stati impiegati nel primo giorno dell'applicazione della Legge. Essendo però poco chiaro il concetto di "dose media" che separa il tossico dallo spacciatore abbiamo incontrato grosse difficoltà. Abbiamo fermato seimila e due persone. Di esse tremila, dopo pesaggio, sono state definite "spacciatori". Duemila, "tossici". Gli altri mille "tossatori", cioè tossici in procinto di spacciare o spacciatori pronti a consumarsi la dose invenduta. Abbiamo rilasciato le altre due persone. La prima, tale Aldo Biscardi, era uno sconvolto che parlava in modo così anomalo e anacolutico da mettere in crisi anche noi carabinieri. Disse che veniva da un periodo di stress. Negli abiti gli trovammo un chilo e mezzo di polvere rossa. Ci spiegò che era forfora. Inoltre beccammo tale "Carlos" con 16 chili di cocaina. Era costui in possesso di lasciapassare firmati da Kgb, Cia, Sismi, Siede, Spectre e Admm (Amici di Marta Marzotto). Disse che la coca gli serviva per «tenersi su nelle azioni», ma non volle dirci quali. Volevamo sospendergli la patente, ma nella Legge non è precisato a che altezza va sospesa se a un metro, o tre o sei. Rilasciammo anche lui.
Gli uomini rimanenti addi 10 luglio li divisi secondo il seguente elenco: ventimila di scorta ai Vip, mille sul fiume Reno contro i guardoni, mille a difesa delle statue sfregiabili (tre nei musei aperti), duemila a spegnere incendi con l'acqua, duemila a razionare l'acqua per spegnere gli incendi, cinquantasei puniti, trenta in licenza, sedici a sfilare come modelli per Armani (ormai usa solo sergenti).
A questo punto assegnai all'antimafia il contingente restante: e cioè due pantere in Puglia e due in Basilicata. Sfortuna volle che quel giorno la mafia ammazzasse quattro persone in Calabria. Certo, è perfettamente inutile che con problemi gravissimi quale la scorta di De Michelis, i concerti di Ramazzotti e i tossici di 13 anni, noi dobbiamo occuparci di una guerra ormai persa. Ma che figura ci facciamo? So che un settimanale sta preparando la "Baretta verde", un carro funebre della Doxa che percorrerà tutto il Sud rilevando il tasso di mortalità violenta regione per regione. Verrà poi compilata una cartina su cui la gente potrà scegliere tranquillamente la vacanza. Ad esempio risulterà che le coste del Molise hanno 20 mila colibacilli, ma solo tre morti per Aids e quattro di mafia. La Sicilia ha spiagge con soli 200 colibacilli, ma 150 morti ammazzati. Spero che questo rassereni la popolazione. Ho quindi provveduto a rafforzare i contingenti di polizia in Calabria mandando due uomini-rana. Resto però ugualmente preoccupato della situazione. So cosa mi risponderà, colonnello Gava: che sono il solito esagerato, che Andreotti ha detto che la mafia non è poi così forte come sembra, che non dobbiamo sprecare forze preziose in una battaglia perduta. Ma mi permetta un'obiezione. Giorni fa, nel suo ufficio, lei ci ha detto che la guerra tra Mafia e Stato è ormai vinta dalla Mafia. Fin qui niente di male. Ma perché dopo ci ha fatto brindare, e ci ha fatto fare la "ola"?
Con sospettosa fedeltà, capitano Ciccone Michele