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mercoledì 19 agosto 2020

Strani ritrovamenti


“Ricorda: vedi solo quello che vuoi vedere e senti solo quello che vuoi sentire!” (Osho Rajeneesh)
Tutto è qui. Ogni cosa è qui, ora ed eternamente. Non cerchiamo la Natura e il Cosmo intorno a noi. Guardiamo dentro noi stessi: solo così ci troveremo in ogni piega del Mondo. In ogni suo sguardo, in ogni suo respiro, in ogni sua espressione vivente.


Ci rendiamo conto che una petizione rivolta alle televisioni non verrà mai presa in considerazione, ci sono enormi interessi degli inserzionisti da tutelare, ma magari soprattutto in questo nefasto periodo forse un pò di solletico se siamo in tanti a firmare glielo possiamo procurare, invito tutti a condividere e firmare la petizione grazie!




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Strani ritrovamenti

di Franco Libero Manco

Nel giugno 1936 Max Hahn e sua moglie Emma stavano passeggiando accanto a una cascata vicino a London, Texas, quando hanno notato una roccia con il legno che sporgeva. Hanno deciso di portare la stranezza a casa e poi aprirla con un martello e uno scalpello. Quello che hanno trovato all’interno ha sbalordito la comunità archeologica e scientifica. Incastonato nella roccia, c’era quello che sembrava essere un antico martello fatto a mano. Un team di archeologi l’ha analizzato e datato.
La roccia che racchiudeva il martello è stata datata più di 400 milioni di anni. Il martello si è rivelato essere vecchio più di 500 milioni di anni. Inoltre, una sezione del manico di legno aveva iniziato la metamorfosi in carbone. La testa del martello, fatta di oltre il 96% di ferro, è molto più pura di qualsiasi altro risultato si sarebbe potuto ottenere senza l’utilizzo di moderni metodi di fusione.

Nel 1889 nei pressi di Nampa, Idaho, mentre alcuni lavoratori da un pozzo artesiano, estrassero una piccola statuetta in terracotta da una profondità di 320 metri. Per raggiungere questa profondità i lavoratori hanno dovuto tagliare cinque metri di basalto lavico e molti altri strati sotto di esso. Che in sé non sembra notevole, se non si considera che la parte più superficiale di lava sia stata datata ad almeno 15 milioni di anni fa! Attualmente è accettato dalla scienza e dalla geologia che il carbone è un sottoprodotto della vegetazione in decomposizione. La vegetazione viene sepolta nel tempo e ricoperta di sedimenti.
Questi sedimenti infine, fossilizzati, diventano roccia. Questo processo naturale di formazione del carbone può richiedere fino a 400 milioni di anni per compiersi. Tutto ciò che si trova nei pezzi di carbone o in giacimenti di carbone, doveva essere stato immesso o lasciato cadere nella vegetazione prima che fosse sepolta nei sedimenti.

Nel 1944 un bambino di dieci anni, Newton Anderson, lasciò cadere un pezzo di carbone nella sua cantina, che si spezzò a metà appena colpì il pavimento. Quello che c’era all’interno sfida ogni possibile spiegazione basata sull’attuale ortodossia scientifica. Una campana artigianale trovata in un pezzo di carbone vecchio di 300 milioni di anni!. All’interno del carbone c’era una campana artigianale in lega di ottone con il batacchio di ferro e il manico scolpito. Quando è stata condotta l’analisi si è scoperto che la campana è stata fatta con un mix di metalli inusuali (comprendenti rame, zinco, stagno, arsenico, iodio, e selenio), diverso da ogni lega nota di produzione moderna.
Nel 1968, un paleontologo di nome Stan Taylor iniziò gli scavi di orme di dinosauri fossili, scoperti nel letto del fiume Paluxy vicino a Glen Rose, Texas. Quello che ha portato alla luce ha scioccato e sbalordito la comunità scientifica. Accanto alle tracce dei dinosauri, esattamente nello stesso strato di fossili del Cretaceo, erano ben conservate delle impronte umane.

Un altro reperto scoperto nel calcare cretaceo di 100 milioni di anni fa. Un dito umano fossilizzato, è stato trovato insieme a un dente di bambino e a dei capelli umani. Questo dito è stato sottoposto a numerose analisi e test scientifici. Il sezionamento ha rivelato la tipica struttura ossea porosa di un dito umano. In aggiunta sia la TAC sia la Risonanza Magnetica hanno identificato le articolazioni e rintracciato tendini su tutta la lunghezza del fossile. Questa è una scoperta che la scienza non può spiegare semplicemente come una bufala.

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DIO NON PUO’ CHE ESSERE UN FIORE

Disse un giorno il sole insuperbito:

“Colui che ha fatto il mondo e l’universo

non può essere che a somiglianza di un astro

caldo e raggiante,

come potrebbe altrimenti permeare

ogni recondita particella del cosmo

e rendere feconda la notte

degli abissi stellari?”

Allora disse l’aquila:

“Io dispiego le mie ali possenti

oltre lo spazio inesplorato delle rupi

a simbolo che il cielo mi appartiene,

per questo Dio non può essere

che a somiglianza di un uccello,

come potrebbe altrimenti spaziare

da un confine all’altro della terra?”

Rispose la gazzella:

“Il mio incedere è segno

di beltà discreta ed armonia formale,

per questo Dio non può

essere che a somiglianza del mio simile,

come potrebbe altrimenti

avere occhi traboccanti di dolcezza?”

Disse il delfino:

“Io sono signore degli oceani,

colui che domina l’onda e cavalca le maree,

per questo Dio non può essere

che a somiglianza del pesce,

come potrebbe altrimenti regnare sovrano

nel mare da cui sboccia la vita?”

Riprese la rosa:

“In quale nero abisso

sarebbe l’universo

senza i colori che io effondo nell’iride?

Davanti a me si eclissa ogni bellezza,

per questo Dio non può che essere un fiore.”

Allora replicò l’uomo:

“Colui che è intelligenza suprema

non può che essere

ad immagine dell’uomo,

come potrebbe altrimenti plasmare

con logica sublime

ogni dimensione universale?”

E nell’illusione di un giorno senza tempo

caddero in un sopore ipnotico le cose

sognando di essere ad immagine di Dio.

(Franco Libero Manco)

“Ti faccio spazio dentro di me, in questo incrocio di sguardi
che riassume milioni di attimi e di parole” (Pablo Neruda)
Che cos’è lo sguardo degli Esseri Viventi se non qualcosa di inesprimibile? Nessuna parola, ogni parola.

sabato 1 agosto 2020

CONFERENZA DI FRANCO LIBERO MANCO – “VEGAN: MILLE DOMANDE, MILLE RISPOSTE”



“Se parli con gli animali, essi parleranno con te e vi conoscerete l’uno con gli altri. Se non parli con loro, non potrai conoscerli, e ciò che non si conosce fa paura. Quando qualcosa fa paura, l’uomo la distrugge” (Geswanouth Slahoot, nativo americano della tribù di Squamish)

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CONFERENZA DI FRANCO LIBERO MANCO – “VEGAN: MILLE DOMANDE, MILLE RISPOSTE”

di Franco Libero Manco

Tutti i problemi di salute, di pensiero e di coscienza, dipendono da 3 fattori: la colazione, il pranzo e la cena

Giovedì 6 agosto dalle ore 18,00

presso il panoramico terrazzo di Pino Torre in via Savoia 35, conferenza del Dr. Franco Libero Manco, studioso di antropologia morale, scrittore, Presidente AVA, sul tema

“VEGAN: MILLE DOMANDE, MILLE RISPOSTE”

Saranno trattati i molti aspetti che caratterizzano la scelta vegan al fine di dimostrare i benefici che ne derivano, soffermandoci sulle domande che verranno da parte dei partecipanti.

Il Relatore risponderà alle domande del pubblico.

Dopo la conferenza cena fruttariana/crudista e altro offerto liberamente dai partecipanti.

Ingresso libero e gratuito ma posti limitati.

E’ opportuna la prenotazione al tel. 3283836735

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PERCEZIONI EXTRASENSORIALI

Come in un vortice di luce

mi trovai trasportato alle origini del tempo.

Vidi il fuoco primigenio espandersi

in un’immane deflagrazione atomica

e poi polveri di astri turbinanti condensarsi in costellazioni.

Vidi le galassie di Andromeda, le nubi di Magellano, la via Lattea,

i sistemi solari, la Terra, i continenti, i primi agglomerati degli umani.

Vidi onde immense sollevarsi dagli oceani

alternarsi al fuoco dirompente dei vulcani.

Percepivo il respiro ciclico dell’universo

che si esprimeva nel dualismo cosmico della creazione.

Materia, Energia e Spirito erano la stessa sostanza.

La vita che pulsava in me, nell’animale e nella pianta,

sentivo che proveniva dalla stessa Fonte e poi diramarsi

nell’intima lotta di ogni essere.

Percepivo le febbrili emozioni aggregarsi e disgregarsi senza posa,

la trappola del desiderio che incatena all’esistenza

in mille forme mutevoli del tempo.

Il mio corpo etereo vibrava nell’anima antica della pietra,

nella minuta goccia di rugiada,

nel volo simultaneo degli stormi,

nei palpiti del fiore, nel dolore nell’albero reciso,

nel terrore della gazzella in corsa davanti al predatore.

Nell’intrigato, ombroso ammasso forestale,

furtivo e guardingo vidi sollevarsi l’uomo:

c’era qualcosa di incompiuto nel suo sguardo,

qualcosa di sinistro e di pregevole.

Poi vidi fragili le dimore, le austere cattedrali di cristallo,

bagliori di spade sui bastioni del tempo,

folle di umani alla deriva,

l’ombra della croce proiettarsi sul Calvario.

Al ritmo convulso degli zoccoli

migliaia di destrieri galoppavano ansimando

e i cuori esausti dei cavalieri in armi

palpitavano sotto il peso di luccicante delle corazze.

E poi lo sbattere del vento sulle enormi vele dei triremi,

i carri uncinati, le macchine rotanti, gli aerei supersonici.

Pervasiva la Mente suprema regolava l’immensa armonia delle cose.

Capivo che l’uomo è qualcosa che deve essere superato,

trasceso, trasfigurato nella sua intima essenza.

Ma la visione si ridusse alla limitata percezione dei miei sensi.

Il richiamo dell’angelo alato, impaziente di spiccare il volo,

in me fu gioia e tormento e tornai ad essere me stesso.

(Franco Libero Manco)


“Se davvero tu aprissi gli occhi per vedere, vedresti la tua immagine in tutte le immagini. E se davvero aprissi le orecchie per sentire, sentiresti la tua voce in tutte le voci” (Khalil Gibran)

Gli Animali vengono dimenticati, quasi non esistessero più, e invece di trarre insegnamento ancora una volta da loro, una larga fetta di umanità disprezza il proprio simile e non esita ad attaccarlo. Per cosa? Per idee o opinioni diverse. Il rispetto è divenuto un concetto obsoleto, mentre la caccia alle streghe è tornata prepotentemente di moda.
E noi saremmo la specie superiore? O questi atteggiamenti dimostrano, semmai, esattamente il contrario? Ma se un qualunque animale, osservandoci, potesse parlare la nostra lingua (visto che ci stiamo dimenticando della loro), come ci giudicherebbe? È forse bastata l’emergenza Covid19 per scordare tutto e (di)mostrare nuovamente che l’Uomo possiede quei difetti di cui gli Animali sono privi?
Noi dovremmo proteggerli dal loro inferno in Terra di cui siamo gli unici responsabili. Ma davvero non proviamo vergogna per noi stessi?
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“Mi capirai quando ti farà male l’anima come a me” (Frida Kahlo)

martedì 21 luglio 2020

IL PESCE? MOLTO MEGLIO IL COCOMERO



Allevato o pescato che sia, il consumo di pesce non solo è causa di incredibili sofferenze per un numero incalcolabile di animali, ma anche per i mari. Un recente studio condotto nel nostro Paese ha infatti mostrato che circa il 50% dei rifiuti di plastica, solo nel nostro mare, proviene da attrezzi per la pesca o l’itticoltura.


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IL PESCE? MOLTO MEGLIO IL COCOMERO

di Franco Libero Manco

Il mare è un mondo che non ci appartiene. Violentare i suoi abitanti è un atto di guerra

Il pesce, oltre ad essere la sostanza con più velocità di putrefazione (crostacei e molluschi sono ancora peggio e il valore nutrizionale diminuisce con la velocità di decomposizione), contiene gli stessi inquinanti della carne. In genere chi consuma pesce riduce il consumo di carne e il vantaggio che ne deriva non viene dal pesce ma dall’esclusione o dalla limitazione della carne, cioè di gran parte dei inquinanti comunemente ingerii.
In sostanza, in una dieta vegetariana o vegana i benefici che ne derivano non sono tanto dai vegetali consumati quanto dall’esclusione di ciò che danneggia la salute, cioè dei prodotti di derivazione animale. E’ come dire che se respiri aria pulita e riduci il consumo di sigarette migliora la tua salute.

Il pesce per essere consumato va necessariamente cotto e la con la cottura si riduce o si perde del tutto l’omega 3, si perdono le vitamine termolabili, le proteine si alterano, i grassi polinsaturi diventano saturi, i minerali diventano inorganici.

Qualunque sostanza nutrizionale presente nel pesce è presente nel mondo vegetale, senza gli effetti negativi del pesce a causa della probabile presenza di mercurio, cadmio, metalli pesanti, scarichi industriali ecc. Inoltre è da considerare che almeno la metà del pesce consumato viene da allevamenti intensivi e che, come per gli animali terricoli, possono contenere residui di farmaci utilizzati per scongiurare epidemie; che i liquami prodotti inquinano enormemente i mari; che per ogni kg di mangime vengono sacrificati 10 kg di pescato il che vuol dire che chi mangia un pesce ne sta uccidendo altri dieci, e l’uccidere una sardina non è meno grave dell’uccidere un delfino, dal momento che la vita il dolore non è meno importante o grave a seconda della forma fisica o della specie di appartenenza.

I soli pesci che contengono modeste quantità di omega 3 sono: sardine, tonno, aringhe e salmone, ma solo se sono pescati a mare aperto e se si sono nutriti di alghe, da dove traggono l’omega 3.
Il mondo vegetale è molto più ricco di omega, senza gli effetti collaterali: semi di lino, noci, germe di grano, latte di soia, olio ex. verg. d’oliva, mandorle ecc.

Se il pesce fosse necessario alla nostra salute coloro che non ne fanno uso dovrebbero accusare carenze di tali grassi polinsaturi invece godono di una salute migliore rispetto a coloro che ne fanno uso.

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Il Dr Welch e la sua equipe hanno analizzato dapprima 14.422 uomini e donne dai 39 ai 78 anni all’interno dello studio EPIC (European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition) e successivamente hanno selezionato 4.902 soggetti nei quali erano stati misurati i livelli plasmatici dei PUFAs (polyunsantured fatty acids: acidi polinsaturi, cioè omega-3 e omega-6). Lo studio ha mostrato come, a fronte di una minore introduzione di omega-3 attraverso la dieta tipica dei vegetariani/vegani, se paragonata a chi consuma pesce in quantità (con una percentuale che va dal 57% all’80 % di differenza), i livelli di EPA e DHA sono risultati essere pressoché uguali nei due gruppi di campioni studiati. Ci sarebbe dunque – spiegano i ricercatori – una “efficienza di conversione” in acidi grassi omega-3 a lunga catena significativamente maggiore nei vegetariani/vegani rispetto a coloro che consumano pesce. 

L’EPIC rappresenta il più vasto studio di popolazione condotto sui livelli di ALA e sulla conversione in EPA e DHA e, se questi risultati saranno supportati da ulteriori studi, cambieranno le raccomandazioni per la Salute pubblica. A cura della dr.ssa Luciana Baroni presidente di SSNV: Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana www.scienzavegetariana.it

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CENA DI ARRIVEDERCI IN SEDE AVA

Giovedì 30 luglio ore 20,00 cena di arrivederci in sede AVA.

Il menù comprende: insalatona mista di stagione, risotto alla zucca gialla pugliese, fagioli dall’occhio, peperoni all’agrodolce, sugo di pomodoro e basilico, gelato vegan, cocomero, pane, vino, acqua. Il contributo è di 15 euro. I posti sono limitati.

E’ necessaria la prenotazione a Luana tel. 3391406256.

La cena è preceduta, alle ore 19,00 da una breve dissertazione del presidente AVA su La Comunità Vegan degli Esseni e brevi suggerimenti sull’alimentazione ideale per il periodo estivo.

L’ALLEVAMENTO INTENSIVO DEI PESCI: L’ACQUACOLTURA

Il comune di Civitavecchia ha approvato la costruzione di impianti di acquacoltura nell’area di mare di fronte alla pineta in zona Frasca.
150 ettari di acqua saranno dedicati all’allevamento intensivo di spigole e orate.

Si chiama acquacoltura, ma all’interno delle vasche ci sono animali: pesci, molluschi o crostacei dentro gabbie ricavate in acqua, costretti a convivere con il sovraffollamento e una sovralimentazione che deve farli crescere e ingrassare sempre più in fretta.

Come in ogni allevamento, il danno ambientale è enorme: feci e residui di cibo possono portare a forti squilibri ambientali; farmaci, antibiotici e antiparassitari inquinano le acque e le occasionali fughe degli animali causano un ibridismo genetico con gli individui selvaggi.
Già, perchè gli animali allevati in queste vasche sono, come in ogni allevamento, dei Frankenstein, razze selezionate ad hoc perchè producano e ingrassino nel minor tempo possibile, con il minor consumo di risorse possibile.

In Italia circa il 40% dei pesci uccisi per l’alimentazione proviene da allevamenti ittici.
Sul nostro territorio sono presenti circa 800 impianti di acquacoltura.

Non è possibile conoscere il numero di animali uccisi dall’industria della pesca (in mare o di allevamento) perchè questi vengono conteggiati a peso e non a singoli individui.


sabato 11 luglio 2020

TUTTI FIGLI DELL’UNICA SOSTANZA



“Dappertutto scorgo, sempre attento, l’anima misteriosa dell’universo” (Fernando Pessoa)
Osservare ciò che ci circonda e sentirsi parte integrante è ciò che innalza l’uomo al di sopra della sua finititudine e lo avvicina alle altre Specie Senzienti che, diversamente da noi, non conoscono tradimenti, infamie e crudeltà coscienti e consapevoli, ingiustizie e nemmeno smanie di protagonismo. Da loro possiamo trarre solo insegnamento. Gli Esseri Senzienti Non Umani ci indicano la via. Seguirla è una scelta.


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TUTTI FIGLI DELL’UNICA SOSTANZA

di Franco Libero Manco

“L’ignoranza è il più detestabile, biasimevole, empio e sacrilego degli umani difetti” (Pitagora)

Un’energia cosmica sembra pervadere e spingere verso l’evoluzione tutto ciò che esiste. Un essere umano, come qualunque essere vivente, risulta essere la sintesi chimica, fisica, energetica di organismi animali o vegetali che lo hanno preceduto lungo la via della manifestazione nello scenario della Vita. Dalla deflagrazione iniziale di 14 miliardi di anni fa venne a generarsi questo pianeta in forma gassosa che col passare dei tempi si solidificò fino a consentire agli elementi chimici base di formare la materia: minerali, rocce, acqua, terra, i primi organismi viventi, le prime rudimentali forme di vita vegetale e poi animale.
Il codice genetico è unico in tutte le piante, gli animali ed i batteri, ciò significa che la vita è comparsa una sola volta sulla Terra, e quindi tutti gli organismi sono nostri cugini, non in senso allegorico o spirituale ma in senso letterale.

L’essere umano, come ogni organismo vivente, si nutre dei “frutti” della terra dove sono depositati i resti di organismi vissuti precedentemente e trasportati dalle correnti d’aria da ogni parte del globo: polveri di organismi passati che a loro volta si sono nutriti di altri organismi: macro nutrienti, acqua, minerali, luce solare ecc. In sostanza ognuno di noi si nutre di organismi vegetali o animali che a loro volta si sono nutriti di altri organismi vegetali o animali vissuti prima; cosicché il nostro organismo risulta costituito dei resti di innumerevoli organismi che lo hanno preceduto nel tempo. Questo porta alla consapevolezza che:
– Tutti gli esseri sono “figli” di un principio comune, sono fatti della medesima sostanza che si manifesta in forme differenti e differenti funzioni.
– Ogni forma/contenuto appartiene a differenti livelli di manifestazione.
– L’integrazione delle differenze, formali e sostanziali, consente alla Vita di manifestarsi.
– Ne consegue che ogni specie ha l’identico valore nel piano della Vita e che ogni visione parziale, considerata preminente, risulta dannosa per l’armonica convivenza degli esseri viventi.

Tutti gli esseri viventi, nel procedere nel loro piano evolutivo, tendono a sviluppare le stesse peculiarità dell’essere umano: intelligenza, sentimenti, coscienza, percezione della dimensione spirituale. Probabilmente tra mille anni, o un milione di anni, molte specie avranno le medesime capacità espressive del genere umano. Se la specie umana sparisse dalla faccia della terra tutto continuerebbe come prima (se non meglio), allo stesso modo se il pianeta terra o addirittura la nostra galassia si dissolvesse nel nulla questo non causerebbe la purché minima crepa nel Mare Cosmico. Considerare la nostra relatività nei confronti del Tutto, il valore anche delle cose più minime, ci aiuterà a considerare la nostra relatività nei confronti del Tutto e a superare l’assurda, anacronistica e perniciosa visione antropocentrica.
Senza la conoscenza dei problemi non c’è presa di posizione. E senza la sensibilizzazione delle coscienze non c’è spirito di condivisione e spinta evolutiva.

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SCAMPAGNATA ANNUALE AVA

DOMENICA 19 LUGLIO 2020

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Quest’anno il luogo scelto, per la consueta scampagnata estiva AVA, è il bellissimo “AGRITURISMO MONTE DUE TORRI”

Via Montegiove Nuovo 77 Genzano di Roma Tel. 06.9363276


L’appuntamento è direttamente sul posto verso le ore 12.00 – 12,30.

Il pranzo è previsto per le ore 13,00.

Durante il pranzo sottofondo musicale con il flauto di Mario Graffeo.

Seguiranno brani alla chitarra e canzoni romanesche con Mauro Festa.

Dopo pranzo, verso le ore 15,00, breve saluto del presidente AVA Franco Libero Manco su “I benefici della scelta vegan”

Verso le ore 16,00 passeggiata all’esterno dell’agriturismo.

Ad ogni partecipante sarà offerta gratuitamente la dispensa/libro del Dr. Shelton

“Danni da vaccini e sieri”

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E’ NECESSARIA LA PRENOTAZIONE A LUANA

PRIMA POSSIBILE E COMUNQUE ENTRO E NON OLTRE IL 16 LUGLIO

Costo della partecipazione 20€

– E’ prevista una libera offerta a sostegno dei programmi AVA.

Per info: 3391406256, 333 9633050

Coinvolgete amici e simpatizzanti. Più siamo e meglio è

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MENU’ (alimenti bio)

– Antipasto: fritti misti vegetali

– Primo; gnoccacci con melanzane, pachino e basilico

– Secondo: patate al forno e cicoria ripassata in padella,

– Macedonia di frutta di stagione

– Incluso: pane, vino, acqua, caffè.


“L’amore mi sembra la cosa più importante di tutte. Ciò che importa è solamente di poter amare, e di poter considerare me stesso e tutte le creature e il mondo stesso con amore, ammirazione e rispetto” (Tratto da “Siddharta” di Herman Hesse)
Microcosmo e macrocosmo si intrecciano fra loro perché sono Uno. Perseguendo Pace ed Armonia, diveniamo parte del Tutto che non conosce parti. Il dualismo è inganno della mente; l’Unità è rivelazione.

mercoledì 3 giugno 2020

IMPORTANZA DELLA COMBINAZIONE DEGLI ALIMENTI



FORSE NON TUTTI SANNO CHE…

– Sia le galline che i #galli stringono #amicizia, proteggono i loro piccoli e salutano l’alba con una canzone.
– I polli fanno tantissima compagnia; se poi vi trovate con loro al momento della schiusa dell’#uovo, sarete la loro #famiglia e vorranno seguirvi dappertutto.

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IMPORTANZA DELLA COMBINAZIONE DEGLI ALIMENTI

di Franco Libero Manco

COSA SUCCEDE QUANDO NON SI ABBINANO BENE GLI ALIMENTI CHE MANGIAMO?

– Prolungamento della digestione fino a 8 ore nello stomaco e fino a 70 nell’intestino.

– Fermentazione e putrefazione del cibo ingerito.

– Scomposizione incompleta del cibo.

– Eccessiva produzione di scorie tossiche; assimilazione solo parziale dei nutrienti; spreco di energia.

– Sviluppo di disturbi e malesseri.
COSA SUCCEDE SE SI ABBINANO BENE GLI ALIMENTI:

– Completa e veloce disgregazione, assimilazione ed utilizzo dei nutrienti.

– Aumento del benessere psicofisico.

– Maggiore efficienza ed energia.

– Maggiore rafforzamento delle difese immunitarie.

– Minore produzione di tossine.

– Raggiungimento e mantenimento del proprio peso forma.

La maggior parte delle allergie sono causa di indigestione per la mancata giusta combinazione degli alimenti.

Gli acidi, di qualunque genere, inibiscono la secrezione del succo gastrico.

L’acido contenuto nei pomodori interferisce nella digestione sia delle proteine sia degli amidi.

L’aceto sospende la digestione salivare.

Gli amidi hanno bisogno di un ambiente alcalino, le proteine di uno acido.

Gli amidi dovrebbero essere mangiati a pranzo, le proteine a cena.

Gli zuccheri consumati insieme alle proteine ostacolano la digestione di queste ultime.

Caramelle, marmellate, gelatine, zuccheri, sciroppi, pastarelle, pane, cereali, patate ecc. producono fermentazione.

I dolci a fine pasto ritardano notevolmente la digestione.

Limone ed aceto dovrebbero essere evitati.
COMBINAZIONI ALIMENTARI

PROTEINE: si combinano bene con verdure; da evitare con amidacei e frutta.

AMIDACEI: si combinano bene con verdure; da evitare con proteine e frutta.

VERDURE: si combinano bene con proteine e amidacei; da evitare con proteine, amidacei, frutta dolce, frutta semi acida, frutta acida.

FRUTTA dolce: da evitare con proteine, verdure, amidacei, frutta acida, tollerabile con frutta semi acida.

FRUTTA semi acida: da evitare con verdure, tollerabile con frutta acida.

FRUTTA acida: da evitare con amidacei, verdure, frutta dolce, tollerabile con frutta semi acida.

(Frutta dolce: datteri, cachì, banane, prugne, ciliege ecc.)

(Frutta semi acida: fichi, uva, mele, pere, pesche, ciliegie, prugne ecc.)

(Frutta acida: arance, ananas, fragole, ecc.)

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LA GRANDE PANDEMIA CHE VERRA’ SE NON CAMBIAMO VITA

Secondo un dottore americano, Michael Greger è in arrivo un virus letale al cui paragone il covid-19 è uno scherzo. Un mammasantissima di virus che falcerebbe gran parte dell’umanità. Un libro di 500 pagine con 3600 note a fondo pagina. Una ricerca accurata. Greger afferma che se non cambiamo vita questa pandemia apocalittica sarà inevitabile e originerà dagli orrendi allevamenti intensivi. Occorre un cambiamento radicale e l’abbandono del carnivorismo o saremo spacciati. .


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ALLA PROSSIMA DICHIARAZIONE DEI REDDITI 
DAI IL TUO 5 X MILLE ALL’
ASSOCIAZIONE VEGAN ANIMALISTA APS:

CODICE FISCALE 97365030580

L’AVA da oltre 20 anni è impegnata a diffondere la cultura vegan/animalista, a promuovere il pensiero la coscienza umana per la liberazione degli animali contribuendo in questo modo alla salvezza di milioni di animali e a dare agli esseri umani gli strumenti per conservare la salute, salvaguardare l’ambiente, ridurre le spese familiari, aiutare il Terzo Mondo.


“Al giorno d’oggi, è facile ignorare che facciamo parte della famiglia degli #Animali e che abbiamo degli obblighi nei loro confronti. Ignorarlo é comodo, politicamente richiesto e universalmente diffuso. Ed è falso!”
– Jonathan Safran Foer –

sabato 23 maggio 2020

OGNI SPECIE E’ PERFETTA



“L’amore inizia quando mettiamo da parte il nostro ego e facciamo posto all’Altro”

(Rudolf Steiner)

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OGNI SPECIE E’ PERFETTA

di Franco Libero Manco

E’ opinione abbastanza diffusa che gli animali siano meno dotati degli esseri umani, perché incapaci di costruire grattaceli, aerei, computer ecc. E da questo nasce la dannosa concezione che le altre specie siano utilizzabili per i bisogni ed i piaceri dell’uomo.
Il valore delle diversità si manifesta in modo lampante in tutta la creazione.

Non solo ogni specie differisce da un’altra, ma gli stessi componenti differiscono per forma, funzione ed attitudini, al punto che la stessa vita sulla terra sarebbe impossibile se crescessero solo querce o se gli esseri umani avessero solo propensione ad essere idraulici o falegnami.

Tutti i colori usati da un artista per le sue opere pittoriche sono indispensabili, come ogni nota è fondamentale per comporre una sinfonia, né si può dire che un colore sia più apprezzabile di un altro, o una nota sia più importante di un’altra; né che gli alberi d’ulivo siano più importanti degli alberi di fico al punto che questi possono essere utilizzati come concime per lo sviluppo dei primi.
La vita sulla terra è come una grande squadra di operai ognuno dei quali ha una sua specifica mansione il cui progetto è contribuire all’evoluzione della vita sul pianeta. Ognuno è strutturato per una sua particolare funzione: un’escavatrice non può assolvere al compito della pala meccanica, o del martello pneumatico, e così via.

E’ la diversità delle cose che consente alla stessa vita di manifestarsi e, come per un automobile, tutti i suoi componenti sono indispensabili affinché assolva al suo scopo, che senso avrebbe dire che le valvole o i pistoni sono più importanti dei vetri o delle gomme se alla mancanza dell’uno o dell’altra tutta la vettura sarebbe imperfetta, incompleta, inefficiente?
Ogni specie ha la struttura anatomica adatta a compiere le sue peculiarità necessarie alla sua evoluzione. E in questo corollario c’è sicuramente la specie più organizzata e quella che invece è alla stato iniziale. Ma non per questo la prima può considerarsi la specie eletta e arrogarsi il diritto di disporre a suo piacimento delle altre specie.

Come asseriva il grande filosofo Plutarco, non è che la colomba non sa volare solo perché lo sparviero vola meglio. L’antropocentrismo è stato ed è la concezione più perniciosa per l’intera creazione.

Nell’universo ogni specie è come un recipiente, di differenti forme e dimensioni, “riempito” dalla medesima sostanza. Questo vuol dire che tutte le qualità espressive dell’essere umano sono presenti, a differenti livelli, in ogni altra specie animale: intelligenza, paura, istinto, emozioni ecc.

In ogni eventuale manifestazione della vita, in qualunque parte dell’universo, gli esseri viventi non possono che essere diversi per forma e funzione. Ogni specie è fornita delle “armi” naturali necessarie al suo sostentamento e al suo progresso evolutivo.
Alcune specie animali possiedono peculiarità che gli esseri umani non possono nemmeno immaginare, come il fiuto straordinario dei cani molecolari, la vista telescopica del falco, la velocità del ghepardo, la premonizioni di molti animali ecc.

Tutta la vita animale dipende dall’umile erba della quale si nutrono gli erbivori e di questi i carnivori. Ma l’erba a sua volta trae dal mondo inorganico gli elementi per la sua crescita.

Quindi la semplice terra è la componente fondamentale alla manifestazione della vita sul pianeta. Qualcosa ancora da chiarire ha favorito una più veloce organizzazione della specie umana soprattutto la posizione eretta, l’uso delle mani, il linguaggio ecc..

Oggi le scimmie antropoidi, nostri lontani cugini, si trovano ad un livello di organizzazione dove noi eravamo forse 4-5 milioni di anni fa: probabilmente tra 4-5 milioni di anni avranno le stesse capacità degli umani attuali.


“Il mondo è il mio maestro. Ogni cosa ed ogni essere che gli appartiene e senza nessuna eccezione.”

(Byron Katie)

lunedì 27 aprile 2020

Libere di passeggiare


"Regala agli altri ciò che non hai" (Alessandro Manzoni).

In questi tempi difficili che ci costringono all'isolamento sociale, il rancore, il disprezzo e l'ostilità troppo spesso prevalgono. In una fase di rinnovata caccia alle streghe contro chi esercita il sacrosanto diritto di porsi domande risuonano oltremodo attuali le parole di Manzoni.

Ci rendiamo conto che una petizione rivolta alle televisioni non verrà mai presa in considerazione, ci sono enormi interessi degli inserzionisti da tutelare, ma magari soprattutto in questo nefasto periodo forse un pò di solletico se siamo in tanti a firmare glielo possiamo procurare, invito tutti a condividere e firmare la petizione grazie!



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Libere di passeggiare

Quando mi capita di essere fermato dalle forze del "disordine" che siano essi carabinieri, poliziotti, vigili urbani, militari, un paio di volte mi ha fermato financo la Guardia Costiera..., ed esibisco il ricorso che vedete riportato qui di seguito, mi sembra di percepire le sagge parole di Oscar Wilde che diceva: "Non metterti a discutere con un imbecille. Ti trascina al suo livello e ti batte con l'esperienza", ecco è quello che provo quando mi metto a discutere con questi soggetti, ma magari facendogli leggere nei dettagli il ricorso, forse un briciolo di dubbio riesco ad instillarglielo, fatelo anche voi se venite fermati da costoro...

Libere di passeggiare.
Durante questo lockdown siamo statx invitatx tuttx a rimanere a casa ossia, a limitare i nostri spostamenti per contenere il contagio.
Però c'è differenza tra lo stare a casa ossia evitare i luoghi affollati e lo stare chiusi in casa privandoci di aria fresca, sole e movimento.
La chiusura nelle nostra abitazioni può essere un danno psicologico e fisico non trascurabile.
E se ne soffriamo noi, che a volte adoriamo oziare sdraiati sull'erba ma che, se abbiamo la possibilità di farlo, sopportiamo anche di rimanere qualche giorno chiusx, quale può essere l'impatto sulla vita delle e dei numerosx compagnx di vita che invece sofforno particolarmente fisicamente e psicologicamente le situazioni di immobilità?
Parliamo dei cani, dei gatti e dei numerosi animali domestici che soprattutto abitano nei centri urbani.
I 200 metri concessi per la passeggiata da solx o accompagnatx dalle e dai nostrx compagnx non sono sufficienti per mantenere una attività fisica e psicologica che aiuti ad essere più serenx.
Pensando a tuttx voi che siete costrettx ad uscire nei soliti 200 metri di asfalto e cemento, lanciamo questa piccola campagna #liberedipasseggiare.
Cosa fare?
Scriviamo tuttx, con parole nostre e personalizzando il messaggio, alle proprie amministrazioni comunali locali, agli uffici delle Regioni e all'associazione nazionale dei Comuni italiani (mail info@anci.it) per chiedere la riapertura dei parchi e delle zone verdi autorizzando, ovviamente rispettando il distanziamento di sicurezza, la fuizione di queste aree a tutte le persone, da sole o accompagnate dalla-dal proprix amicx a 4 o 2 zampe, ma anche dalle-dai proprix bimbx, che ne sentano l'esigenza vitale!
Agripunk Onlus

Io personalmente mi sono documentato e per chi è stato castigato con multe, gabelle o prebende, consiglio di leggersi questo facsimile di ricorso e magari utilizzarlo per contrastare questi beceri e scandalosi abusi perpetrati ai nostri danni.
Nino Malgeri

Ricorso in Prefettura contro le multe
Al Prefetto / Giudice di Pace
(Città)
RICORSO
Io sottoscritto ____________nato a ______________il ___________e residente _________
in riferimento al verbale numero ____________ redatto il ___________a mio carico ( infrazione art. 4 comma 1 DL19/2020), mentre mi recavo____________________________________, presento ricorso adducendo i seguenti motivi: (Personali, familiari o altri da descrivere…)
inoltre contesto il provvedimento restrittivo di cui sopra, poiché viola la costituzione, nel dettaglio:
“Il DPCM 10 aprile 2020 (e precedenti  DPCM) altro non è che un atto amministrativo del Presidente del Consiglio dei Ministri che, nel momento in cui limita la libertà di circolazione delle persone prevedendo un contenimento universale per asserite esigenze sanitarie  già si pone in evidente contrasto con gli artt. 16 e 32 Costituzione, oltre che ad impedire lo svolgimento dell’attività lavorativa e di iniziativa economica”.
Il governo non ha rispettato il dettato costituzionale, avendo attribuito con un decreto legge ad un proprio componente il potere di limitare con atti amministrativi le libertà costituzionali, che possono trovare limiti solo in atti legislativi parlamentari.
“Il DCPM 10 aprile 2020 (e precedenti  DPCM)  è quindi illegittimo al pari della norma presupposta consistente nel D.L. 19/2020 violando gli art. 1, 4, 16, 32, 35 e 41 della Costituzione”.
questo STATO DI EMERGENZA è anticostituzionale e lo è non soltanto perché in aperta violazione della Carta costituzionale, ma perché agisce come in uno STATO DI GUERRA quando, per fortuna, in guerra non siamo.
Quindi, perché il governo assume PIENI POTERI come se lo fossimo?
E se è vero, com’è vero, che non siamo in GUERRA, non ci sono neanche i presupposti per fare una legge che violi gli Art. 2; l’Art.10; l’ Art.13; l’Art.16  – e forse altri – della nostra Costituzione chiedendo, anzi imponendo di fatto ai cittadini di giustificare i loro movimenti.
L’Art.2 della Costituzione dice che la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo;
L’Art 10 dice che l’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale;
L’Arti 13 dice che la libertà personale è inviolabile.
L’Art.16 dice che ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce (ma non esiste una legge tale che stabilisca queste limitazioni).
Ribadisco che ’Art.16 della Costituzione dice che le uniche limitazione alla libertà di movimento dei cittadini sono quelle stabilite dalla legge. E un articolo di legge che dichiari apertamente di limitare i diritti costituzionali dei cittadini non c’è, e dovrebbe essere fatto oppure bisognerebbe fare una modifica o una deroga alla legge costituzionale vigente. E lo si potrebbe fare solo in virtù di uno stato di eccezione, di emergenza, che per il nostro Ordinamento Giuridico è lecito solo in uno STATO DI GUERRA. Infatti, facendo i conti con la realtà delle leggi, l’Art.78 della Costituzione dice chiaramente che l’unico stato di emergenza riconosciuto dall’Italia, tramite il quale si possa arrivare a dare al governo dei poteri straordinari di deroghe costituzionali o di deleghe a enti locali, non è uno stato di emergenza sanitaria, ma uno STATO DI GUERRA.
Quando un presidente del consiglio esercita illecitamente, illegittimamente, illegalmente e incostituzionalmente pieni poteri che si esercitano solo in STATO DI GUERRA, arrogandosi quindi diritti e deroghe costituzionali, addirittura esautorando il parlamento, come il dare potere alle FF.OO e alla FF.AA, in qualsiasi parte del mondo occidentale si chiama violare la costituzione.
Inoltre:
“Secondo i dati ISTAT, nel primo trimestre dell’anno 2020, il numero totale dei morti è in linea con gli anni precedenti, anzi vi sarebbe una qualche diminuzione.
Secondo i dati forniti dalla Protezione Civile, all’attualità vi sarebbero 20.465 morti con un’età media di 78 anni, di cui il 61% con tre o più patologie pregresse, il 20,7% con due patologie pregresse, il 14,8% con una patologia pregressa mentre solo il 3,5% non avrebbe avuto nessuna patologia. Quindi, il numero dei soggetti morti per Covid-19 senza patologie pregresse sarebbero 716, che rappresenta in confronto della popolazione italiana lo 0,0011%, mentre alla data odierna il totale di chi ha contratto il Covid-19 (comprensivi i positivi 103.616, i guariti 35.345 ed i morti 20.465) pari a 159.516 persone sarebbe lo 0,264% della popolazione.
Tali numeri non sembrano essere stati adeguatamente valutati ai fini di effettuare il contemperamento degli interessi della nazione”.
Aggiungo che oltre ad aver illegittimamente decretato la restrizione della libertà dei cittadini, il governo avrebbe dovuto proibire la vendita e la distribuzione dei prodotti di derivazione animale quali carne, pesce, latte, formaggi e uova, i veri responsabili del covid 19 e di tutti i virus tipo Ebola, Sars, Mucca Pazza, suina ecc, tutti virus di origine animale, a tale proposito invito il prefetto a leggere quanto segue:
Il coronavirus che ha scatenato l'epidemia COVID-19 proviene dai patogeni degli animali selvatici:
Gli animali, se lasciati in pace, non creano alcun problema. Ma se li cacciamo e distruggiamo i loro habitat, veniamo a stretto contatto coi loro virus, contro i quali non abbiamo difese. Quando il virus fa il salto di specie (detto spillover), scoppia l'epidemia.
È già successo e continuerà a succedere: il 75% delle nuove patologie infettive sono causate da virus provenienti dagli animali. È quanto è successo negli ultimi anni: SARS, MERS, influenza aviaria, influenza suina, e altre, che hanno ucciso un numero enorme di persone.
Non parliamo del singolo animale che esce dal bosco per avvicinarsi alla città (e, comunque, se lo fanno, è solo a causa della distruzione del loro ambiente e della caccia), ma di quantità enormi di animali sterminati, per mangiarli o per predare le risorse dell'ambiente in cui vivono.
Gli allevamenti amplificano i pericoli
I virus provengono dai selvatici, ma sono soprattutto gli allevamenti di animali per il consumo umano a scatenare il problema. Per tre ragioni:
Primo, perché spesso il virus fa il salto di specie prima dagli animali selvatici a quelli allevati, e poi da questi all'uomo; negli allevamenti trova vita facile, dato l'affollamento, il numero enorme di animali e le loro pessime condizioni di salute.
Secondo, perché la creazione di nuovi allevamenti è una delle cause primarie di distruzione degli habitat, di deforestazione, soprattutto nelle foreste tropicali; si deforesta per far spazio ad allevamenti, oppure a coltivazioni per i mangimi degli animali allevati in altri posti.
Terzo, perché, quando nelle stesse aree disboscate vengono creati allevamenti, c'è una pericolosa vicinanza tra animali selvatici e allevati che aumenta moltissimo la probabilità di diffusione dei virus.

Chiedo a codesta Prefettura / Giudice di Pace di ritenere illegittimo il verbale di cui sopra ed esonerarmi dal pagamento della somma richiesta.
In Fede


Allegati eventuali documenti
Data____________
Consiglio la lettura di uno degli articoli più belli, significativi e completi che ho letto fino ad oggi sulle relazioni tra pandemia, devastazione ecologica sfruttamento animale e possibile futuro dell’umanità. Uno scambio continuo e armonioso tra scienza, etologia, ecologia, filosofia, politica e antispecismo!(Cit. Barbara Carrie Balsamo Badu)


Pandemia, quarantena, allevamento. La normalità come catastrofe.

by Ermanno Castano





Al di là della letalità del Coronavirus e dell’efficacia medica delle misure prese (tutt’ora oggetto di dibattito) quello che ci interessa in queste poche righe è il loro effetto politico: erano necessarie tali misure? Si poteva prendere un’altra direzione? Quali cambiamenti lascerà dietro di sé l’ermergenza sanitaria? Proviamo a cogliere l’inoperosità che il virus ci offre per cercare un contatto con noi stessi, con il luogo che abitiamo, e per provare ad accennare una risposta alle domande di cui sentiamo l’urgenza. Urgenza motivata dal fatto che attorno all’‘epidemia’ i dati e le notizie diffusi in modo spettacolare lasciano quantomeno perplessi.

Da dove viene un virus?

Bisogna innanzitutto smontare la retorica della pandemia come evento ‘naturale’ sulla cui fatalità non influiscono le condizioni sociali. I virus sono esseri naturali, certo, ma le pandemie sono molto diverse fra loro e cambiano a seconda del contesto storico e sociale in cui avvengono. Studi vecchi di molti decenni (1) avvertono come la crisi ecologica che la nostra civiltà sta attraversando (causata da una crescita economica illimitata) si presenti sotto diversi aspetti fra cui: lo scioglimento dei ghiacciai, l’innalzamento dei mari, il riscaldamento climatico e le pandemie. Fra i testi più rilevanti che si possono citare in merito al rischio di pandemie (in particolare di coronavirus) c’è uno studio dell’Oms del 2007 (2) intitolato The Wolrd Healt Report 2007 che avvisa della minaccia riconducendola agli alti livelli di distruzione ambientale causati da uno sviluppo industriale orientato unicamente al profitto.
Il particolare tipo di epidemie proprio della nostra epoca (diverso da quelle tardo antiche o medievali) nasce dalla dannosa interazione fra deforestazione e agroindustria. Monocolture e allevamenti intensivi vanno, in genere, a sostituire le foreste e gli ambienti naturali con un duplice effetto nefasto: da un lato l’assenza di questi ultimi fa venire meno la biodiversità capace di contrastare naturalmente il diffondersi dei virus, dall’altro la distruzione delle foreste fa sì che alcuni animali selvatici (spesso venduti anche nei mercati) entrino in contatto con quelli degli allevamenti e con le periferie urbane.
I casi più noti e studiati sono quelli degli insetti e dei pipistrelli che, non trovando più i loro habitat e le loro prede, si sono rivolti agli allevamenti intensivi che li hanno sostituiti. Non dimentichiamo che la Cina (dunque anche Wuhan dove probabilmente è nata l’infezione) è fra i maggiori esportatori di carne da macello al mondo, e qui si trovano enormi allevamenti detti pigs hotels perché ammassano decine di migliaia di esemplari in schiere di edifici alti anche tredici piani. Un’‘eterna Treblinka’ (3) in cui la vita viene continuamente prodotta solo per essere consumata.
Ci sono innumerevoli studi che mostrano come negli anni passati molti virus hanno proliferato negli allevamenti intensivi generando grandi epidemie, fra le quali ricordiamo: l’encefalopatia spongiforme (‘mucca pazza’), la Sars, l’influenza aviaria, la peste suina, la Mers, etc. Le ipotesi più accreditate attualmente sull’origine del SarsCov2 si concentrano proprio sugli allevamenti o sui wet market (4). Va segnalato inoltre, anche se non è chiara la relazione, che nei giorni immediatamente precedenti alla manifestazione del coronavirus la Cina stava affrontando l’ennesimo caso di peste suina col conseguente abbattimento di milioni di capi.
Il passaggio di tali patogeni da questi sfortunati animali all’uomo può avvenire sia attraverso il contatto fisico con gli operatori, che attraverso il consumo delle loro carni, spinto a uno spasmodico eccesso dall’agrobusiness che rappresenta un importante fetta del pil mondiale. Oltre a tutto ciò, diversi studi mostrano come lo stesso smog che rende l’aria delle metropoli irrespirabile possa fare da vettore e contribuire alla diffusione dei virus in aree urbane in cui il sovraffollamento offre l’incubazione ideale per questo tipo di infezioni.
Il rischio di pandemie (il caso dei coronavirus, come dimostrato, era già noto da più di dieci anni) è di tale rilevenza da essere posto dall’Oms all’attenzione del G20 di Amburgo nel 2017 (5), proprio quello durante il quale migliaia di manifestanti sono stati arbitrariamente arrestati e gli Stati Uniti hanno abbandonato l’accordo di Parigi sul clima. Non che gli altri paesi hanno fatto meglio: lo hanno sottoscritto e poi disatteso (come già accaduto col protocollo di Kyoto), a dimostrazione del fatto che non basta un trattato (peraltro dai modestissimi obiettivi) per opporsi a fondamentali interessi capitalistici come quello dello sfruttamento delle risorse naturali. In ogni caso, il G20 del 2017 ha deciso di ignorare del tutto il pericolo delle epidemie globali, portandoci dove siamo oggi, anche se governi e Oms fanno finta di non saperne nulla.

Sono qui per restare.

Il virus insomma non è venuto dal nulla, ma è emerso in una situazione in cui la ‘normanità’ aveva già raggiunto livelli di intollerabilità, interrompendola e mostrandone il vero volto che non si aveva il coraggio di guardare. Ricostruita la genesi dell’epidemia, possiamo rivolgerci alle misure sanitarie prese per arginarla. In Italia, tra febbraio e marzo 2020, sono stati emanati alcuni decreti ministeriali che sostanzialmente hanno sospeso lo stato di diritto. Senza addentrarci in questioni mediche, ci chiederemo piuttosto: di che tipo di stato di eccezione si tratta? Sarà possibile revocarlo qualora l’emergenza dovesse venire meno?
La dichiarazione dello stato di eccezione viene giustificata con l’emergenza epidemica. Allo stato attuale però non solo, evidentemente, non si può sapere se e quando finirà l’emergenza, ma anche qualora dovesse finire tutto fa pensare che la nozione di ‘diritto’ potrebbe subire trasformazioni profonde. Mi riferisco al fatto che l’opinione pubblica, in questa crisi, ha totalmente accettato l’idea che si possa integralmente legiferare sul proprio corpo (il contatto, la distanza, gli spostamenti). Non sarebbe la prima volta che in Italia misure eccezionali siano poi diventate ordinarie, il nostro paese è sempre stato in questo senso un importante laboratorio mondiale, e temiamo che lo sia anche in questo momento.
Sin dall’inizio dell’epidemia da coronavirus (tralasciando gli effetti clinici) i media e l’opinione pubblica hanno accolto i decreti evocando, semmai, misure ancora più drastiche come quelle adottate in Cina o in Corea del Sud. Numerosissime sono state le delazioni, ancora di più le denunce. Al contrario poche e isolate sono state le voci contro l’insalubrità degli spazi urbani o i tagli alla sanità pubblica, che sono la vera causa della carenza di posti. Ancora meno sono stati coloro che hanno attaccato quello che abbiamo mostrato come il cuore stesso del problema: la distruzione ambientale e il modello delle magalopoli sovraffollate.
Verso tali obiettivi si sarebbe potuta rivolgere la rabbia collettiva e misure poltiche altrettanto drastiche di quelle adottate, che forse avrebbero dato risultati più duraturi nel contrastare la crisi ecologica di cui le pandemie sono sintomo. Al contrario, la maggioranza dell’opinione pubblica (comprese molte forze critiche) ha finito per accodarsi all’isteria collettiva che ha portato ad accettare di buon grado il controllo biopolitico totale che veniva proposto come unica soluzione e che fa ricadere sul solo corpo sociale la ‘lotta’ al virus. Una lotta che non manca di aspetti paradossali dal momento che combatte questa sola battaglia [evitando contesti ben più gravi come il collasso climatico o quello nucleare(6)] e allo stesso tempo vorrebbe immunizzare l’umanità da qualunque virus che, come alterità né viva né morta, ne minaccia la presunta purezza.
Perciò insieme alla retorica della ‘naturalità’ delle epidemie bisogna smontare anche quella della ‘neutralità’ delle misure prese. Così come non esistono eventi naturali che non siano in relazione con la sfera culturale (artistica, economica, politica, etc), allo stesso modo non esistono decisioni tecniche o neutrali. Anche le azioni mediche, soprattutto se prese su intere popolazioni, sono azioni politiche.
È facilissimo rilevare come la decisione di mettere in quarantena l’intera popolazione non risponda solo alla necessità medica (forse efficace) di arginare il virus, ma risponde anche ad altri parametri, fra cui: contenere la spesa sanitaria, estendere il controllo sociale, preservare gli interessi capitalistici (a questi si può aggiungere l’idea ‘inconscia’ che il mondo ci appartenga e abbiamo tutto il diritto di governarlo per i nostri scopi, ma di questo aspetto metafisico parleremo nel prossimo paragrafo). Ad esempio si può constatare che mentre i decreti sono già stati usati per sciogliere manifestazioni di protesta, gli interessi dell’industria chimica, zootecnica e petrolifera (legati strettamente alla crisi ecologica e quindi alle epidemie) non siano stati neanche sfiorati dalle misure restrittive. Eppure questa poteva essere l’occasione politica per fare i conti con la loro brama di profitto che è una delle forze che sta portando il mondo alla catastrofe. Al contrario, non solo non si è colta l’occasione per una immediata conversione ecologica, ma l’industria beneficia anche di aiuti statali: praticamente si sta già preparando la prossima pandemia.
Coerentemente, sin dall’inizio dell’infezione gli organi di governo e i mass media hanno provato a gestire la paura col razzismo verso i cinesi, ma poi esso si è rivoltato contro gli italiani stessi. Dopo di che si è proceduto con il dispositivo moderno per eccellenza: l’internamento, nella forma della quarantena. Il fatto che la catastrofe a cui assistiamo sia stata ampiamente anticipata da rilevanti studi (7) lascia pensare che la scelta della quarantena non sia solo un automatismo, ma sia anche stata prevista come possibile protocollo emergenziale.
Nel prossimo futuro ci dobbiamo aspettare un numero crescente di eventi di questa portata: pandemie, città sommerse dall’innalzamento dei mari, zone rese inabitabili dalla siccità o dall’inquinamento, un numero crescente di profughi. La risposta non può essere indifferentemente la quarantena. Lo stato di eccezione planetario è solo il mezzo con cui i governi intendono gestire la catastrofe per trasformarla in un dispositivo e confinare una vita che ormai gli sfugge da tutte le parti dentro un modello le cui sperequazioni non hanno più motivo di esistere. Ora si spalanca la possibilità: o una nuova forma di vita di cui già si vedono molteplici segnali nella solidarietà, nelle energie ‘rinnovabili’, nel ri-uso, oppure un modello produttivista che pur di preservarsi trascina nel baratro il mondo intero.

L’antropocentrismo come naufragio.

La catastrofe che viviamo è un effetto tanto del capitalismo che della cultura antropocentrica che gli fa, diciamo, da sfondo ideologico, e i cui legami non possiamo analizzare in questo breve spazio. È stato coniato il termine ‘antropocene’ (8) per descrivere il fatto che l’uomo è divenuto una forza geologica capace cioè di modificare, in genere in peggio, la composizione chimico-fisica del pianeta (ad es. aumendando la CO2). Ad esso è stato contrapposto il termine ‘capitalocene’ (9) per indicare come non l’‘uomo’ in generale (cioè non ogni civiltà), ma il suo sviluppo capitalistico e industriale è responsabile di un tale impatto negativo sull’ambiente. Una nozione sociologica in cui sono estremamente influenti l’ecologia e la critica al consumismo.
In realtà il dibattito si innesta almeno su altre due precedenti direttrici: la critica foucaultiana all’‘umanesimo’ come discorso ambivalente che pone l’uomo al centro del mondo solo nella misura in cui ne fa un oggetto scientifico, e la critica all’antropocentrismo (in chiave antispecista) come pregiudizio ideologico che colloca l’uomo al di sopra delle altre specie e del mondo naturale.
Antropocene e capitalocene non sono, quindi, perfettamente sinonimi, ma indicano due aspetti parzialmente differenti il cui scarto va, a mio avviso, mantenuto. Il fatto che la medesima civiltà che ha dato luogo all’umanesimo abbia distrutto la natura, è comparabile a quello per cui la cultura dell’idealismo ha condotto ad Auschwitz. Si può dire che l’antropocene sia insieme il trionfo e il naufragio dell’umanesimo: l’uomo, con la sua tecnologia ipertrofica, è sì il centro del mondo, ma lo è come un buco nero divoratore.
Fuor di metafora, quello a cui assistiamo non è solo il tracollo di un modello economico che con la sua rapacità ha depauperato il mondo naturale fino a renderlo inabitabile. È allo stesso tempo il tracollo di un’intera sensibilità che non vede altro che sé stessa e schiaccia ogni forma di vita che non si adegui all’immagine stereotipata dell’Uomo. Tutto ciò che nell’uomo e nella natura vi si conforma viene consumato come risorsa, ciò che non vi si conforma viene annichilito.
Ciononostante, non tutte le culture hanno pensato la superiorità umana o hanno prodotto un’industrializzazione illimitata. Esistono culture (e quindi tecniche) che non vivono nella frattura violenta con la natura e anche se per ora sono marginali, la catastrofe potrebbe offrire loro spazio. Una catastrofe che non lascia spazio a versioni green o sostenibili dello sfruttamento, ma che chiama a superare la logica del profitto e dell’antropocentrismo. È ora che l’uomo goda della sua dimenticanza e guardi con occhi nuovi agli altri esseri con cui condivide il pianeta.
Tante facoltà che la superbia metafisica credeva di sua esclusiva proprietà abbondano in altre specie: linguaggi, tecniche, sentimenti, ragione. E ora anche un virus viene a ricordare all’uomo (micro ecosistema che contiene batteri in numero maggiore delle sue stesse cellule) la sua abitazione fragile nella natura. Un individuo? Non diciamo sciocchezze.
L’ uomo che si crede ‘formatore di mondo’ è stato in realtà anticipato di milioni di anni dalle foreste le quali, esse sì per prime, hanno modificato la composizione chimica dell’atmosfera aumentandone l’ossigeno fino ai livelli attuali. Noi respiriamo il respiro degli alberi. La natura è la sorgente, dicevano i greci, e non necessita affatto di una coscienza per ‘avere un mondo’.
Sono bastate poche settimane di abbattimento della produzione e dei consumi per fare ciò che nessun protocollo, firmato e disatteso, ha potuto in quarant’anni: far rifiorire un numero incredibile di forme di vita, ottenere un’aria respirabile e mari limpidi. Se ‘umano’ volesse dire esposizione all’incontro con l’altro sarebbe una possibilità di vita che finora non abbiamo neanche sognato.
Si auspica la ripartenza dei consumi, ma è proprio qui il problema. Bisogna smettere di consumare, di abusare di ogni cosa, di produrre oceani di oggetti destinati all’immediata distruzione, ma ragionare in un’ottica di condivisione, decidere insieme cosa, come e perché produrre o non produrre, usare senza appropriarsi. Non ci illudiamo che sia facile, né che basti ‘lasciar fare’ agli eventi, perché anche l’omissione è pur sempre un’azione.
La catastrofe esige una de-creazione e una de-produzione, ma non come compito, come obiettivo a cui sacrificare qualcosa, bensì come semplice modo di vivere, di stare insieme, di prendersi cura di sé, degli altri e del mondo che abitiamo. Gioirne.
Tecniche e arti di una gestualità di questo genere già esistono interamente, vanno solo usate. Abolito il profitto, c’è abbondanza per tutti.

Allevare la società.

Qual è allora il rischio della quarantena? Il fatto che, come abbiamo tentato di mostrare, la possibilità di una pandemia era nota alle organizzazioni internazionali fa sospettare che la quarantena faccia parte di una risposta preventivata (10). In altre parole è possibile che a un rischio calcolato corrisponda una paura controllata e usata come mezzo di governo (il distanziamento sociale come nuovo paradigma).
Il pericolo che intravediamo è che l’uso politico della quarantena su scala mondiale si vada a innestare su trasformazioni già in atto alla fine della globalizzazione (che potrebbero sommarsi alla ‘crisi’ economica e ai conflitti bellici), come la violenta riterritorializzazione dei popoli e il ritorno al paradigma della sovranità facendo leva su un nuovo nazionalismo in chiave non solo razzista-integralista, ma medico-sanitaria.
Inoltre, da molti decenni si discute di una svolta ‘governamentale’ per descrivere non solo l’enorme accrescimento del potere esecutivo, ma anche la proliferazione di tutta una serie di tecnologie di controllo della società. In particolare, Foucault ha evidenziato come nel neoliberismo convivano due diversi dispositivi biopolitici: quello del corpo-specie e quello del corpo-individuo, il primo si rivolge alle politiche di controllo del corpo sociale (igiene, mortalità, etc.), il secondo alla disciplina individuale (anatomia, educazione, etc.). Un conflitto fra essi era già emerso con la questione dei vaccini in cui alla facoltà di ognuno di disporre del proprio corpo si è contrapposto il potere del governo di garantire l’immunità di gregge.
Il rischio che vediamo oggi nelle trasformazioni politiche in atto, è un netto accrescimento del dispositivo del corpo-specie a discapito di altri dispositivi (11): una svolta che potrebbe portare le nostre società verso un modello ‘impolitico’ che sarebbe accostabile, per parafrasare Sloterdijk, al modello dell’allevamento animale. Un modello in cui l’idea di popolo come corpo politico potrebbe cedere il passo integralmente a quella di popolazione come corpo biologico di cui i governi curerebbero l’aspetto igienico e sanitario (salute, mortalità, natalità, etc) in vista della loro efficienza e produttività. Una gestione che opera rovesciando la normalità come catastrofe in catastrofe come normalità e che già vede nella crisi ecologica un’opportunità di guadagno (12).
La letteratura fantascientifica ha sbagliato nell’immaginare la catastrofe come un evento improvviso, dal giorno alla notte, probabilmente ricalcandone l’immagine su quella dell’attacco nucleare. Una catastrofe invece può ben essere lunga molti decenni, come è avvenuto per la fine dell’Impero romano. E così è oggi.
Il film 28 giorni dopo (13) racconta uno scenario in cui i pochi superstiti di un’epidemia mortale sono convinti da un richiamo radiofonico ad abbandonare l’appartamento in cui si sono rifugiati per recarsi in una lontana base militare. Giunti qui non troveranno però la salvezza promessa, ma solo la parodia della vecchia società, per di più in mano a un gruppo di militari violenti e assetati di sangue. L’atmosfera claustrofobica del film trova l’unico momento di interruzione, e quindi di salvezza, quando i fuggiaschi si ritrovano, appena fuori dalla città infetta, immersi in un paesaggio edenico.
Tutto lascia immaginare che se avessero avuto la forza di mantenersi, come accade a noi oggi, in tale inoperosità invece di inseguire le sirene militari, avrebbero guadagnato l’accesso a un’altra vita: come nel finale di La fuga di Logan (14), non c’è più nulla da conquistare ma solo una vita da vivere.

Note
1. A partire dal Rapporto sui limiti dello sviluppo pubblicato dal ‘Club di Roma’ nel 1972.
2. Il testo è relativamente recente ma mette insieme decenni di studi ed è visionabile al link https://www.who.int/whr/2007/whr07_en.pdf
3. Secondo la riuscita definizione di Charles Patterson.
4. Cfr. David Quammen, Spillover. L’evoluzione delle pandemie, Adelphi 2014.
5. Questo è il testo https://www.who.int/dg/speeches/detail/health-emergencies-represent-some-of-the-greatest-risks-to-the-global-economy-and-security
6. È noto come la catastrofe di Fukushima abbia ormai contaminato l’intero oceano Pacifico.
7. Il libro Big Farms Make Big Flu: Dispatches on Influenza, Agribusiness, and the Nature of Science (Monthly Review Press 2016) di Robert Wallace mette insieme anni di studi realizzati dagli istituti di ricerca
8. Introdotto negli anni ottanta dal biologo Eugene F. Stoermer e ripreso nel 2000 dal chimico Paul Crutzen.
9. Introdotto dallo storico Jason Moore del 2016.
10. Il modello è il protocollo adottato nei paesi africani colpiti da Ebola che ha permesso di circoscrivere l’infezione lasciando incredibilmene invariata la carenza di mezzi sanitari.
11. Si pensi a tecnologie già disponibili come i Big data, il tracciamento o la biometria.
12. Lo scioglimento delle calotte polari ha segnato l’assurdo inizio della lotta per le loro risorse naturali.
13. Danny Boyle, 2002.

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"Occupati dei guai, dei problemi
del tuo prossimo.
Prendi a cuore gli affanni,
le esigenze di chi ti sta vicino.
Regala agli altri la luce che non hai,
la forza che non possiedi,
la speranza che senti vacillare in te,
la fiducia di cui sei privo.
Illuminali dal tuo buio.
Arricchiscili con la tua povertà.
Regala un sorriso
quando tu hai voglia di piangere.
Produci serenità
dalla tempesta che hai dentro.
“Ecco, quello che non ho te lo dono”.
Questo è il tuo paradosso.
Ti accorgerai che la gioia
a poco a poco entrerà in te,
invaderà il tuo essere,
diventerà veramente tua nella misura
in cui l’avrai regalata agli altri"
(Alessandro Manzoni, "Regala agli altri ciò che non hai")
Facciamo dell'altruismo l'abitudine, il senso ed il principio delle nostre esistenze.
Amiamo e rispettiamo.
Rispettiamo e amiamo.
Smetteremo di essere uomini e diverremo finalmente esseri dotati di "umanità".