martedì 22 agosto 2017

Non solo gli orsi




Il sistema in cui viviamo si presenta sempre con due facce, identiche nell'annientamento della prospettiva-costruzione di liberazione a cui tutti aspiriamo, ma completamente diverse nell'approccio sistemico. Da un lato, la faccia violenta, severa, intransigente che terrorizza ogni spinta all'emancipazione. Essa, si fa varco utilizzando tutti i mezzi di cui dispone per frenare la crescita di ognun": tribunali, carcere, cliniche, lavori umilianti, metodi burocratici che nascondono il filo di arianna, creazione di edifici alti e lussuosi per imprimere invidia in coloro che hanno aspirazioni mediatiche o conformi. Dall'altro lato, la faccia sorniona, amichevole, di colei che comprende, appagante, altruista, benevola. Ecco quindi che l'incanto si fa breccia: ipermercati aperti di notte e la domenica per i lavoratori da 80 ore settimanali, isole ecologiche per la barzelletta della differenziata (ottimo colpo di teatro, quasi riuscito, a parte qualche piccola scaramuccia nei paesi discarica lontani, al di là dell'oceano), carta quotidiana esibita come filigrana d'oro per i credenti, serate di gala per raccogliere fondi e farci sentire utili e generosi, fondazioni per l'infanzia erette da moloch sanguinari, energia alternativa per le tasche già gonfie di chi ha già rubato (ecco l'alternativa, cambiare la tasca, la prima è sazia), automobili che camminano da sole alimentate dai fiori verdi, artefici devastatori dell'abbassamento del piombo, (menzogne dal sapore salmastro, quanti fiori avete sradicato e bruciato in paesi dimenticati per l'infinita voracità?). E poi ancora. Autostrade rette per raggiungere un attimo di respiro, corsie preferenziali per chi ha la carta oro, quartieri illuminati per la sicurezza e il disprezzo di coloro che sopravvivono al buio, crociere per assomigliare a idoli di cartapesta, televisori grandi quanto le piccole stanze di una vita senza finestre. Ogni tanto mi chiedo: perchè frignate quando guardate un film sociale, lacrime di coccodrillo (termini inutili per moltiplicare la distanza tra il Noi e loro) quando poi elargite solo odio, perchè urlate compassione verso alcun" ma pensate disprezzo verso tutti gli altri, perché sghignazzate spiritosi e battute esilaranti verso le persone che avete aiutato, in tutti modi, a salire sui troni, perché insultate il fratello che chiede aiuto, perché aizzate la vostra frustrazione nei confronti del bisognoso. Non servono i punti interrogativi, conferme del successo dell'apparato repressivo. Così come gli eserciti non miglioreranno le nostre condizioni di vita e non porteranno pace nelle nostre case, così i supermercati della disperazione non guariranno le nostre ferite. Il potere, che tutto controlla, non aiuta a salire i gradini dallo status di emarginato, fa lo sgambetto, spinge a precipitare sempre più a fondo. Quando, quando sarà chiara questa ovvia realtà, quando. Dobbiamo morire per svegliarci? Le lacrime non servono a niente, non aiutano colui o colei che crepano per i sogni artificiali democratici, non aiutano. Cosi come tutto quello che scrivo serve solo come carta straccia per accendere la stufa. Almeno a qualcosa di utile serve.
Olmo

Non solo gli orsi

Boicottaggio del Trentino per l'uccisione dell'Orsa?
Ma anche no!
Di Olmo Vallisnera
"Comprendo esattamente la rabbia e la stanchezza, così come comprendo l'impulso ad agire senza riflettere in profondità le questioni che stanno dietro questa uccisione.

Potete immaginare quanto sia incazzato.


Non ho detto che la forma di lotta del boicottaggio è inutile "tout court" ma il boicotaggio quando ha funzionato, e penso alla francia per mc.donald negli anni novanta, aveva interessato la base degli agricoltori.
Le reti e gli ausili anti lupo o orso non vengono dati in completo, ma solo in parte, i pali e le batterie sono a carico dei contadini, e questi ultimi, che sono discriminati da un secolo ( mai dimenticare che l'Alto Adige ha subito violenze e torture dal fascismo, con rapimenti dei figli e inserimento di coppie venete per eliminare la razza, (ecco perché negli anni sessanta in tirolo facevano esplodere i tralicci e sparavano ai carabinieri, 40 carabinieri sono morti in quegli anni )), le odiano le istituzioni.
Poi è vero le delegano, ma questo accade in ogni angolo del mondo.
Boicottare ad esempio le mele, non vai a colpire la Melinda che, come multinazionale, esporta l'80% all'estero, ma vai a colpire i contadini, che spesso non hanno livore nei confronti degli orsi, a parte qualche eccezione.

(……) Le forme di boicottaggio sono formidabili ( individuali e collettive ), quando vai a toccare gli interessi di chi comanda e opprime, non di chi è già oppresso.
Mettersi davanti alla provincia autonoma e riempirli di letame ( come in norvegia ), assume lotta ben differente e più incisiva, per fare un esempio.



Aprire corridoi di tutela per gli orsi ( che vivono, per fare chiarezza, in solo quattro zone del trentino e non dappertutto), è un'altra forma di lotta che in Messico ha funzionato, ma in Messico erano decine di migliaia e controllavano chilometri di foresta, da noi la situazione è differente, pochi si muovono e si mettono in gioco.
Io sono tre mesi che parlo con la gente di qua, cerco nel mio piccolo di sensibilizzare, i contadini non sono coglioni, i politici ....... !!!

Sapete quanti camosci e cervi e caprioli hanno ammazzato dal 1° agosto?
In 14 giorni complessivamente 300 ma l'opinione pubblica vede solo ed esclusivamente gli orsi.
Fa male fare classifiche ma vi assicuro che i camosci sono pochi e a rischio. L'orso fa notizia!!!
La classe politica,

quella va colpita, non i comuni poveri cristi che vivono di mele, vendute alle grosse aziende.


Volete boicottare coi controcazzi, bene, venite in massa in trentino alle sedi della provincia, alle succursali di caccia, nei laboratori dove studiano i comportamenti dell'orso e le dinamiche di cattura, davanti alle sedi dei



guardiacaccia collusi con le doppiette.
Colpire a caso dicendo non andate in trentino vi assicuro che nei palazzi se la sghignazzano da giorni, poi, ognuno è libero di lottare come meglio crede." 

domenica 20 agosto 2017

Papà, Mi Racconti L'Anarchia?


Si era nascosta nella foresta, riparata dalla vegetazione fitta, purtroppo è stata notata da due persone (padre e figlio) che dato l'allarme, hanno fatto accorrere i guardiani dello zoo, distante alcune centinaia di metri. Giappone, uno dei più grandi zoo nipponici, il Shibukawa, aveva "perso" la sua perla, una tartaruga gigante femmina di 35 anni, pur di ritrovarla avevano messo una ricompensa di 4000 euro, soldi che poi sono stati dati alla famiglia che per prima l'ha vista. "Siamo felici di averla trovata sana e salva e che possa tornare nella struttura dove è molto amata dai bambini - dicono i responsabili dello zoo -. Cercheremo di mettere in atto nuove misure perché non capiti di nuovo". Queste le parole lucide, stonate del direttore della struttura. Ma Aboo (il nome dato alla tartaruga) non era nuova a queste "scappatelle". 15 giorni fa aveva tentato di evadere ancora, il giorno dopo erano riusciti a catturarla. Due volte in meno di un mese. Due volte. Nessun individuo, costretto alla prigionia, si sarebbe lasciato scappare questa occasione, nessuno. Animali altri, braccati, incatenati in gabbie dorate, costretti a sopravvivere tutta la vita in spazi artificiali per il divertimento di annoiati turisti. La prima volta sei scappata per alcune decine di metri, la seconda per alcune centinaia. Una sola speranza: che tu possa scappare una terza volta per chilometri. Chilometri di spazio tra la libertà e la prigionia, chilometri, splendida creatura, chilometri. Provaci di nuovo, prova ancora meravigliosa guerriera, l'alito della fuga. Fosse anche per un solo istante. Occhi in direzione del bosco impenetrabile, occhi in direzione di una giusta, reale, vitale resistenza animale. Scappa bellissima, scappa ancora...


Papà, Mi Racconti L'Anarchia?

Figlia: Ciao papa'.
Padre: Ciao, che ascolti?

F: Roba forte!
P: Che genere di roba forte?

F: Musica punk, e' un cd che mi ha prestato un amico.
P: Italiani?

F: No, e' un gruppo inglese, punk anarchici...
P: Ah...

F: Testi molto intensi, la loro musica mi piace molto... Pero' c'e' un problema.
P: Di che genere?

F: Questo mio amico esce con dei ragazzi che si definiscono anarchici, ascoltano tutti questo genere di musica e mi piacerebbe frequentarli.
P: E qual e' il problema?

F: E' che io sugli anarchici ho le idee confuse...
P: Ti puoi sempre informare, documentare.

F: Non potremmo invece parlarne insieme un po'?
P: Va bene, fammi prima capire come mai ritieni che le tue idee sugli anarchici siano confuse.

F: Beh, se ne parla come fossero pericolosi e violenti. Ogni tanto in televisione si sentono notizie di attentati che dicono essere stati compiuti dagli anarchici... Altri ancora li considerano poeti, sognatori, gente che vive con la testa fra le nuvole. Guardando come si vestono certi ragazzi, con il simbolo della "A" appiccicato ai vestiti, ho pensato che l'anarchico potrebbe essere colui che rifiuta ogni convenzione, che vuole essere libero di fare cio' che vuole, libero di vivere senza limitazioni. Poi ho ascoltato qualcuno che li definisce persone coerenti fino all'estremo, pur di sostenere la loro causa.
P: E vorresti sapere chi ha ragione, chi siano in realta' questi fantomatici anarchici e cos'e' veramente questa anarchia che propugnano...

F: Mi hai letto nel pensiero.
P: Prima di narrare le loro gesta forse conviene parlare dell'idea che li muove. Voglio anche dirti la mia opinione sul perche' esistano vari modi di definire gli anarchici, quasi tutti convergenti nel fornirne un'immagine negativa o fuorviante: in soldoni, o sono dei violenti senza ragione o dei disadattati sociali.

F: Vorresti dire che qualcuno cerca di nascondere il vero significato delle parole "anarchico" e "anarchia"?
P: Proprio cosi'. Pensa un po', per chi in questa societa' sta in alto e ha dei privilegi da difendere, gli anarchici rappresentano una minaccia, mentre per chi sta in basso e avrebbe molte cose da rivendicare per migliorare la propria condizione, questi sono una fastidiosa coscienza critica.

Ma l'anarchia non e' il caos.

F: Allora hanno ragione, dal loro punto di vista, a definirli pericolosi o anche terroristi!
P: Chiaro! Dal momento che l'immagine generalmente offerta dell'anarchico sui libri, sulla stampa e alla televisione, dagli stessi film in cui si parla di loro (con rare eccezioni), e' sempre deformante, si e' diffusa a livello generale una conoscenza sbagliata su questa idea e sui suoi sostenitori, finalizzata a disinnescarne tutto il potenziale innovativo e sovversivo. "L'anarchia e' il caos!" dicono in tanti, di conseguenza gli anarchici sono pericolosi. Sostenendo l'abolizione di ogni privilegio, la messa in comune dei mezzi di produzione, la distribuzione egualitaria dei beni, i soggetti in questione possono innescare turbamenti sociali tali da mettere in crisi o sovvertire la societa' attuale; possono indurre la gente a riflettere sulla propria condizione e spingerla a rivoltarsi per migliorarla. Non sono terroristi, pero'. L'uso di questo termine e' voluto dal potere per creare attorno agli anarchici una cortina di diffidenza e anche di paura, in modo da poterli cosi' tenere isolati. In realta', eccetto pochi casi, i gesti piu' eclatanti degli anarchici, come gli attentati - spesso riusciti - contro re, tiranni, oppressori e contro istituzioni e simboli del potere, hanno sempre raccolto molte simpatie nei ceti popolari, il contrario di cio' che potrebbe provocare un gesto terroristico, teso cioe' a terrorizzare la massa. Terrorista e' colui che spara nel mucchio, che colpisce in maniera indiscriminata, mentre gli anarchici, in particolare coloro che hanno adottato sistemi di lotta piu' radicali, ripeto, tranne pochi casi circoscritti, hanno sempre scelto con cura i propri obiettivi e hanno messo in atto azioni, spesso simboliche, considerandole veri e propri atti di propaganda delle loro idee. Nonostante questo e' facile sentir parlare di individui da cui stare alla larga...

F: Devono avere proprio una gran bella paura di loro!
P: Diciamo che questo rientra in un certo diritto all'autodifesa. Vedi piccola, in genere nella lotta politica i partiti si combattono fra di loro e sembra che fra alcuni vi siano in determinati momenti posizioni inconciliabili; lo stesso avviene all'interno delle istituzioni, tra enti, organismi che sembrano sempre sull'orlo della rissa, della rottura piu' totale. Queste contrapposizioni non sono mai serie e foriere di fratture irreparabili, anzi, spesso non sono neanche vere, e sai perche'? Perche' tutti condividono le stesse regole del gioco; tutti fanno parte integrante dei meccanismi politici, economici e sociali che a parole sembrano rigettare. Tutti condividono l'impalcatura generale dell'apparato - lo Stato - e se litigano, e' solo perche' sono in concorrenza per la conquista di posti di privilegio. Ma c'e' un movimento che ha una posizione di radicale rifiuto nei confronti di queste regole e di questo apparato, vi si contrappone, dichiarando apertamente che non aspira a nessun potere, non desidera cambiarne delle parti o modificarne le forme, ma solo ed esclusivamente abbatterle. Nella loro lunga storia gli anarchici si sono cosi' ritrovati a ricoprire un doppio ruolo, quello di distruttori della societa' odierna autoritaria e oppressiva (e quindi considerati dei violenti) e quello di edificatori di un "mondo nuovo" (e quindi definiti sognatori incalliti).

F: Quindi gli anarchici non sono pericolosi?
P: No, non sono individui nati con qualche tara nel cervello! Sono solo persone che si sono fatte un'idea precisa sul mondo e sull'organizzazione della societa' in cui vivono, e si industriano a trovare delle metodologie per affermare le loro idee basate sulla fratellanza, l'uguaglianza e la liberta'. Da qui il loro disinteresse per il sistema dei partiti, per il sistema economico, per istituzioni autoritarie come il governo e lo Stato che li rende liberi da ogni condizionamento. Un atteggiamento che non ha come conseguenza la passivita' e la delega, si tramuta al contrario in una lotta diretta, praticata in prima persona, per edificare una societa' dove non vi sia nessun tipo di governo.

F: Perche' pensano che non vi possano essere governi giusti che aiutano i poveri, che assicurano il benessere a tutta la popolazione?
P: Ogni governo e' emanazione di una classe privilegiata; i politici sono al suo servizio, spesso appartengono loro stessi al mondo privilegiato. Questi personaggi difendono i loro interessi, quelli della loro classe, e questo non puo' che andare a discapito di tutti gli altri, delle cosiddette classi subalterne. Anche quando un governo facesse delle leggi per alleviare la poverta', com'e' accaduto, sarebbero comunque il risultato di un ragionamento all'interno dei salotti della borghesia, indotto per ricavarne un tornaconto sia in termini di pace sociale, cioe' di attenuazione delle tensioni e del malessere diffuso, sia in termini di aumento della capacita' di acquisto delle classi popolari, volto a dare un impulso al sistema produttivo e allargare i suoi profitti; che poi e' cio' che sta alla base della nostra societa' dei consumi. Nessun governo e nessun governante puo' avere interesse a danneggiare le classi ricche; l'unico interesse possono averlo coloro che i ricchi sfruttano, per i quali cambiare sistema, abolire il governo, puo' rappresentare l'inizio di una vita migliore.

F: Neanche un governo di anarchici?
P: Non sarebbero piu' anarchici, cesserebbero di esserlo nel momento in cui accettassero di sedere al governo. E tutti i loro propositi, tutte le loro buone intenzioni si spegnerebbero qualora la loro azione procedesse; il governo e' una macchina che agisce in maniera parassitaria sulla societa'; i privilegi che la posizione di governo assegna ai suoi rappresentanti istituzionali li farebbero comunque deviare dalle loro idee iniziali. Se invece intendessero perseguirle nonostante tutto, allora interverrebbero quelle forze che danno sostanza all'azione di un governo: i militari, i banchieri, gli industriali... E lo impedirebbero, con le buone o con le cattive. Ai governanti non resterebbero che due alternative: ammettere il fallimento delle loro pretese, diventare realisti, dimenticare le loro idee e agire come hanno fatto tutti i loro predecessori, magari con qualche intervento caritatevole in piu', che non intacca i privilegi consolidati; oppure semplicemente rinunciare all'impresa e tornarsene a casa con la consapevolezza che e' impossibile cercare di migliorare la societa' in maniera sostanziale attraverso la conquista del governo.

F: Aspetta un attimo, stiamo toccando dei punti piuttosto delicati... Essendo contro tutti gli anarchici hanno tutti contro. Ma vorrei capire il senso di questo loro essere contro tutti. Perche' dovrebbero avere ragione proprio loro, un'infima minoranza, rispetto agli altri che rappresentano la maggioranza?
P: Anche tu stai ponendo delle domande mica da poco! Vediamo di procedere a piccoli passi. L'anarchia e' il grande sogno della liberta' che ha spinto gli esseri umani a volere il meglio per se' e per l'ambiente che li circonda. Una sorta di fiamma che arde dentro, un sentimento istintivo che ogni essere vivente prova e che lo rende insofferente davanti a qualsiasi limitazione della propria liberta', davanti a qualsiasi regola coercitiva. L'uomo ha sempre cercato nella propria vita di vivere il piu' liberamente possibile, e questo e' stato il vero motore della storia, cio' che ha animato gli uomini e le donne, i movimenti sociali, scientifici e artistici che hanno caratterizzato il progresso dell'umanita' dalla preistoria fino ai giorni nostri.
Lo sai che cosa ci insegna la Storia?

F: La liberta' pero', non l'anarchia...
P: L'anarchia altro non e' che una societa' organizzata sulla base della liberta'; e' la consapevolezza che gli esseri umani possono vivere in liberta' attraverso la definizione di un sistema di relazioni sociali anti-autoritarie, in cui lo svolgimento delle attivita' umane, dalle piu' semplici alle piu' complesse, avviene in modo che ognuno, all'interno di libere assemblee, abbia la possibilita' di perseguire la propria felicita', senza subire le prevaricazioni altrui. L'estensione delle possibilita' a tutti, la massima decentralizzazione, la fine dei privilegi... I suoi detrattori parlano di caos perche' ritengono impossibile vivere senza le regole dettate da un'organizzazione sociale gerarchica, mentre l'anarchia altro non e' che la liberta' organizzata, una ricerca permanente dell'armonia tra responsabilita' e liberta', tra individuo e societa'.

F: Non ti sembra un po' utopistica come idea?
P: Eccome se lo e'... Ma tutta la storia dell'umanita' altro non e' che il tentativo di realizzare l'utopia. Questa non e' un'illusione; piuttosto si tratta di un sogno non ancora realizzato, ma non irrealizzabile. Tu pensi possa esistere una vita senza nessun sogno da perseguire? Puo' un individuo vivere senza progetti a cui tendere, anche se apparentemente sembrano impossibili? Come credi venisse considerato un Leonardo da Vinci quando studiava le ipotizzabili applicazioni all'uomo delle leggi di volo degli uccelli?

F: Un folle, oppure un sognatore.
P: Appunto. Eppure e' grazie ai suoi studi, alle sue intuizioni, alla sua ricerca dell'impossibile che lentamente l'uomo e' riuscito a trovare il modo di volare... E di fare tante altre cose. Solo chi non rinuncia a sognare ha la certezza di andare in qualche modo avanti. Chi si ferma si rassegna ad una vita limitata, normale e banale. Sognare non vuol dire per forza allontanarsi dalla realta' ma puo' voler dire avere delle idee completamente innovative, idee-sogni che possono contribuire a migliorare l'esistente. Dopotutto e' quello che fanno tutti i ricercatori, gli scienziati indipendenti dal potere, o coloro che vogliono sperimentare stili di vita diversi, modi nuovi di lavorare, realizzazioni nel campo dell'arte, dell'architettura, dell'urbanistica. E la storia sai cosa ci insegna?

F: Che cosa?
P: Che tutti gli innovatori, tutti i curiosi, tutti coloro che hanno cercato di vedere oltre il gia' visto sono stati perseguitati dal potere temporale, arrestati, processati, anche uccisi, oppure sono finiti ammaestrati rinunciando ai loro progetti o mettendo le loro intelligenze al servizio degli oppressori.

F: Erano considerati pericolosi?
P: Dimostravano l'assurdita' degli assolutismi, testimoniavano che altre verita' erano possibili, che altre idee dovevano avere diritto di cittadinanza, e di conseguenza anche altre forme del vivere sociale, meno inique, o per nulla inique, erano possibili. Il "Potere", che e' sempre conservatore - o come diceva un'anarchica francese, "Louise Michel", e' maledetto - li temeva, perche' aprivano delle crepe che potevano portare alla sua lenta rovina. "Ipazia d'Alessandria", "Galileo Galilei", "Giordano Bruno" e tantissimi individui noti e meno noti, in ogni angolo del mondo, si sono trovati ad un certo punto a dover mettere in discussione le verita' imposte dalla Chiesa, dai regnanti, dallo Stato, in nome non di una opposta verita' assoluta, ma della libera ricerca, della sperimentazione, del diritto al dubbio. Hanno pagato di persona per questo. Ma se non ci fossero stati individui come questi l'umanita' non avrebbe fatto alcun passo in avanti nel campo delle scienze, della tecnica, dell'arte, del pensiero, all'insegna di un'affermazione di liberta', magari non completa, comunque innegabile. Tuttavia noi vediamo come queste conquiste siano state e vengano ogni giorno messe in discussione dalle forze che difendono lo stato delle cose, ovvero il sistema dei privilegi e il dominio di pochi sulla moltitudine.

F: E' vero questo discorso sui sogni, pero' mi sembra strano pensare che possa covare nelle persone comuni. Nei giovani magari si', perche' siamo portati a vivere di grandi sogni, anche se poi impariamo lentamente a sgonfiarli, o assistiamo al loro ridimensionamento man mano che entriamo nel mondo degli adulti.
P: Io credo che anche gli adulti coltivino dei sogni. Credo che ognuno di noi insegua qualcosa, si tratti di sogni d'amore o di quello meno nobile di una vincita al "gratta e vinci" che cambi la vita. La dimensione utopica non ci abbandona mai totalmente. Certamente, a forza di sottostare ad un certo tipo di educazione, di subire il bombardamento mediatico coi suoi messaggi di propaganda, spesso anche i nostri sogni vengono condizionati e incanalati verso mete artefatte. Questo a dimostrazione di come ancora oggi il potere sia cosciente della pericolosita' dei sogni. Soprattutto quando il sogno di uno puo' diventare quello di molti. Una sorta di proverbio anarchico dice: quando a sognare e' uno solo non e' altro che un sogno, quando a sognare sono in tanti e' l'inizio della realta'. Detto in altri termini, dall'aspirazione individuale bisogna passare a quella collettiva, alla consapevolezza che le idee coltivate devono avere una qualche possibilita' di affermarsi nella realta', e questo e' possibile solo con il coinvolgimento collettivo.
L'istinto alla liberta'.

F: Quindi sognare e' quasi professare idee anarchiche?
P: No di certo, ma e' comunque mantenere un grado di spontaneita' e di liberta' interiore, che poi e' la base per qualsiasi passaggio ad un livello superiore, quando il sogno si misura con la realta' e ha inizio il balletto fra innovazione e conservazione. La societa' autoritaria regolata dallo Stato e' cosciente di questo; quando non puo' spegnere i sogni lavora alla deformazione dei loro significati. C'e' un luogo comune che recita "chi non e' stato anarchico a vent'anni!", in Francia lo stesso e' tradotto con "a vent'anni anarchico, a trent'anni socialista, a quarant'anni conservatore". Secondo i sostenitori di simili amenita' l'idea anarchica altro non sarebbe che una sorta di malattia giovanile, un'acne utopistica che si prende ad una certa eta' ma che poi scompare con la crescita. L'intenzione e' sempre quella di disinnescare un'idea, sottraendole cio' che piu' la caratterizza: il sogno dei sogni, il desiderio di un forte cambiamento sociale, l'instaurazione di una societa' senza Stato. Non a caso gli anarchici non sono tutti dei ventenni sognatori impenitenti, ma donne e uomini di tutte le eta', egualmente coinvolti nel medesimo sogno, che tentano di far vivere e di propagandare con modalita', metodologie, mezzi differenti, a seconda dell'indole di ognuno e delle condizioni in cui si trovano ad operare: chi organizza i lavoratori e chi si dedica ad uno stile di vita alternativa, chi propende per l'educazione e chi per l'azione diretta contro le istituzioni, chi preferisce un approccio individualista e chi uno piu' organizzato, chi e' impegnato nell'ambito delle arti e chi in quello della libera sperimentazione.

F: Ci sono tanti ragazzi che si dicono anarchici, ma si occupano solo di musica; secondo te anche la musica puo' essere un mezzo per distinguersi e "combattere il potere"?
P: Le espressioni artistiche sono la manifestazione della creativita' dell'individuo. Chi si dedica all'arte non puo' non proiettarsi in una prospettiva libertaria, cioe' in un cammino che conosce ostacoli, regole, censure, condizionamenti; questo lo pone oggettivamente a distinguersi - come dici tu - dal potere. La musica e' un veicolo di socializzazione e di liberazione dei corpi; oggi assume anche un valore di contestazione, proprio perche' rappresenta quella fiamma ardente dentro l'individuo, quel collegamento con la sua natura di essere libero. La realta' pero' ci dimostra anche come il potere, da sempre, abbia combattuto gli artisti, sia reprimendoli sia comprandoseli, facendoli diventare dei cagnolini ammaestrati: pittori e cantori di corte, che tessono le lodi dei dominatori. In mezzo vi stanno tutti i creativi che dichiarano di non schierarsi, ma che sono utili al sistema per distrarre o addirittura addormentare le menti degli oppressi. Quindi bisogna stare attenti, perche' l'arte se non libera puo' diventare il suo opposto: un mezzo per tenere a bada gli spiriti ribelli e per ingabbiare la creativita' e metterla al servizio del sistema. Per questo un vero artista (e non sto a disquisire su quello che fa e come lo fa) deve sempre mantenersi fuori dalle stanze dei potenti.

F: Insomma, alla fin fine, ci potrebbe essere un anarchico in ognuno di noi... Inconsapevolmente, tutti potremmo essere anarchici.
P: Su questo non c'e' alcun dubbio!

F: Ma cosa mi dici dell'egoismo? Non e' piu' facile che l'uomo pensi a se stesso e se ne freghi degli altri?
P: L'egoismo e' una componente fondamentale dell'indole umana, rappresenta l'attaccamento dell'individuo agli istinti naturali, la ricerca della soddisfazione personale, il suo essere libero e geloso della propria indipendenza. Grazie all'egoismo, un soggetto si difende dall'esterno quando questo cerca di assoggettarlo. L'educazione autoritaria e i condizionamenti che l'individuo subisce sin dalla nascita tendono tutti a stravolgerne la "natura selvaggia", a farne un essere consenziente e obbediente, ammaestrato dalle regole autoritarie al rispetto delle gerarchie. L'egoismo umano, se non sviluppa un senso di autodifesa da queste aggressioni, puo' trasformarsi in un atteggiamento di prevaricazione: soddisfare se stessi a scapito degli altri. E' la societa' autoritaria a deformare e rendere l'egoismo umano un elemento di attrito e di divisione. Un contesto diverso coglie tutto il bene che l'egoismo contiene e ne fa la base di qualsiasi rapporto solidale. Io sto bene, sono contento, mi soddisfo, nella misura in cui anche gli altri stanno bene, sono contenti, sono soddisfatti. Potra' sembrarti un paradosso ma l'egoismo e' parente stretto dell'altruismo. Fortunatamente l'autoritarismo non riuscira' mai a cancellare del tutto l'istinto alla liberta', l'io primordiale di un essere umano.

F: Davvero? Mhm... Potresti spiegarti meglio?
P: Guarda i bambini, quelli piu' piccoli, di pochi mesi o anni. Ancora liberi da condizionamenti autoritari, perche' non formati culturalmente, o formati ancora solo in modo parziale, non conoscono convenzioni, paure, remore, omerta'; il loro comportamento e' estremamente libero e rifugge da ogni intruppamento. Anche se con gli anni la loro natura viene forgiata da tecniche educative autoritarie, negli individui adulti che diverranno rimane molto di quell'animale libero che erano alla nascita. E per tutta la vita ardera' questo barlume, questa insofferenza alle costrizioni, alla disciplina e all'autorita', spesso temuto da loro stessi nel momento in cui saranno coscienti che dare libero sfogo a questi istinti li esporrebbe a rischi. Ecco perche' nel corso della nostra vita siamo tutti una specie di campo di battaglia tra la liberta' che cerca di emergere e l'istinto a reprimerla che ci viene inculcato fin dalla piu' tenera eta'. Spesso questa fiamma soccombe, soffocata da istinti indotti come la ricerca del successo, l'arrivismo, la scalata sociale o la paura di perdere quello che si e' acquisito, e anche da atteggiamenti piu' profondi e irrazionali, tipici della psicologia umana. Ma quando riusciamo ad essere spontanei, quando ci muoviamo nell'ambito di una sfera serena e libera, siamo l'esempio vivente di come una societa' non gerarchica sia possibile, anche se lo facciamo in maniera inconsapevole.

F: E come?
P: Beh, sono tantissime le situazioni in cui le persone si comportano in maniera antiautoritaria senza che ce ne rendiamo conto... Ti ricordi quest'estate al mare, quando siamo stati invitati al barbecue? Tutto era stato organizzato dai nostri vicini con un passaparola, si e' fatta la spesa e poi i costi sono stati ripartiti fra i partecipanti. Alcuni hanno portato il barbecue, altri la carbonella, altri ancora si sono messi a preparare i tavoli. C'era poi chi tagliava il pane, chi preparava il necessario per la festicciola del dopo cena... Al momento di mangiare - te lo ricordi? - ognuno si e' servito da se', i bambini piu' piccoli venivano aiutati da chi si trovava in prossimita' del cibo e delle bevande. Subito dopo ci siamo messi a riordinare la piazzetta, senza nessuno che desse ordini o che se ne stesse a guardare. Poi e' iniziata la musica, in un clima di comunanza e allegria. Una cosa semplice, fatta senza minimamente pensare a gerarchie o ruoli predefiniti, senza nemmeno chiedere il permesso al comune per la piazzetta o alla SIAE per la musica... Una cosa che si chiama autogestione e che ha un collante fortissimo, la solidarieta'.
I mille volti dell'autogestione.

F: Si' vabbe', ma si tratta di un fatto limitato...
P: Non credi che se le persone sono in grado di gestirsi una situazione di questo tipo, senza conflitti, collaborando, nella totale assenza di direttive e ruoli prestabiliti, non possano fare anche tante altre cose nel campo del lavoro, della vita comunitaria nel quartiere o nella citta', dell'educazione scolastica? Fatti di questo tipo ne accadono continuamente nella vita reale, non puoi immaginare quanti. In determinate circostanze storiche (crisi economiche e finanziarie, crollo di regimi dittatoriali, guerre civili, processi di decolonizzazione, fasi successive a catastrofi naturali come i terremoti) ecco che il popolo si sveglia dal torpore e "scopre" l'autogestione, si riprende le fabbriche, i servizi, le scuole, le campagne. L'energia finalmente liberata s'impadronisce della realta'. Il metodo autogestionario puo' assumere anche un carattere rivoluzionario, soprattutto quando effettivamente i nostri protagonisti si rendono conto che possono osare di piu', e sono in grado di prendere parte al grande sogno della rivoluzione - come e' accaduto nella Spagna del 1936 - autogestendo ogni ambito lavorativo e di vita: dalla grande industria all'agricoltura, dai servizi fino ai piu' piccoli esercizi commerciali, nei paesi, nei villaggi e nelle citta'. In tempi piu' recenti, approfittando di un momento favorevole, possiamo assistere all'autogestione delle fabbriche, come in Argentina nei primi anni di questo secolo, dopo che i proprietari erano fuggiti all'estero con il denaro per paura delle conseguenze dell'incombente crisi finanziaria. In questo caso si tratta di una metodologia di resistenza che permette ai diretti interessati di lavorare lo stesso anche in assenza del vecchio padrone, ma senza mettere in discussione l'autorita' costituita. Esempi di questo tipo ne esistono in molte parti del mondo, a partire proprio dall'America latina dove e' molto diffusa la pratica di dare vita a esperienze autogestionarie per condurre determinate lotte o per prendersi cura di territori abbandonati o trascurati dall'autorita' centrale, come in Chiapas, ricostruendo un tessuto sociale, economico e politico.
L'autogestione puo' avere infatti varie caratteristiche, puo' essere limitata ad un ambito, come per esempio l'educazione scolastica, ma puo' accadere che sia in campo economico addirittura emanazione di uno Stato, com'e' accaduto nella ormai estinta Jugoslavia durante la seconda meta' del Novecento. Qui i lavoratori si autogestivano la produzione, decidevano autonomamente le varie fasi, i salari, i ritmi, ma all'interno di una pianificazione calata dall'alto.

F: Somiglia un po'alla teoria del libero arbitrio che Dio avrebbe concesso agli uomini.
P: Brava, hai fatto un esempio calzante. Nel caso jugoslavo potremmo senz'altro dire che in definitiva gli operai autogestivano il loro sfruttamento. Solo quando e' parte integrante di un progetto antigerarchico l'autogestione diviene incompatibile con il sistema autoritario, capitalistico e statale; solamente in questo caso riproduce al suo interno tale incompatibilita', favorendo cioe' la piena autonomia individuale, senza gerarchie o ruoli prestabiliti che diano accesso a privilegi. La liberta' di tutti i soggetti che fanno parte del progetto convive con la responsabilita' individuale, con la rotazione dei ruoli, l'equa distribuzione del sapere e dei beni di prima necessita', l'abolizione della proprieta' privata... Non vi puo' essere infatti possesso individuale dei beni primari, come la terra, le materie prime, gli strumenti e le macchine, di cui la comunita' fa uso: appartengono a tutti, percio' a nessuno; sono in prestito da chi ci ha preceduti e vanno in dote a chi ci seguira'.
Gli anarchici propugnano il metodo autogestionario anche nelle piccole cose, perche' lo ritengono un percorso che puo' far maturare una coscienza superiore, un'esigenza di progettualita' piu' grande che sboccia da un'esperienza particolare. Vorrei approfondire questo concetto importante, anzi fondamentale, riportandoti un altro esempio piuttosto calzante connesso alla vita quotidiana: pensa a quei ragazzi che condividono un appartamento e gestiscono il loro abitare in comune svolgendo a rotazione ogni tipo di lavoro domestico, specie i piu' fastidiosi, come pulire il bagno o lavare i piatti, ma anche fare la spesa, cucinare, spolverare... Niente di piu' naturale e normale: tutto viene svolto secondo il libero accordo, e se fra essi vi fosse, ammettiamo, un ragazzo portatore di qualche handicap, non per questo verrebbe penalizzato. Il suo eventuale limitato contributo materiale all'organizzazione della casa non impedirebbe che ogni premura, ogni attenzione venisse rivolta a lui, senza alcuna discriminazione. Ecco il principio di solidarieta' che si sostituisce a qualsiasi legge artificiale e regola le relazioni umane. Torniamo un attimo ai nostri amici di prima, intenti a festeggiare... Supponiamo che decidano, chesso', di rimettere in piedi un vecchio casolare abbandonato per farne una casa accogliente dove trascorrere le vacanze. Ognuno mette in campo le proprie competenze in materia, tutti partecipano alle spese e tutti egualmente si spartiscono il lavoro senza che si sviluppino posizioni privilegiate. E se qualcuno ha meno possibilita' di contribuire economicamente rispetto ad altri, prendera' parte lo stesso al progetto senza per questo venire penalizzato. Iniziano i lavori: l'autorita' (per usare un termine che dovrebbe sempre fare rizzare i capelli) del falegname, o l'autorita' del muratore non danno diritto a questi di assumere posizioni gerarchiche, di comando, ma - se riconosciute dagli altri - sono solo ed esclusivamente il frutto della loro esperienza, e come tale rappresentano la loro autorevolezza in una materia. Cio' definisce il contributo che daranno allo sviluppo dell'opera ma non gli concede in cambio ritorni dal punto di vista materiale, tipo particolari privilegi. Se saranno stati bravi la loro autorevolezza verra' confermata o accresciuta, verranno gratificati per questo, ma dal punto di vista del compenso finale esso sara' uguale a quello di tutti gli altri: la fruibilita' di quel luogo che hanno contribuito a ristrutturare per poterci trascorrere le vacanze.

F: In altre parole vorresti dire che la bravura di una persona non deve essere motivo di gratificazioni economiche... La sua professionalita' non deve essere valorizzata, non gli va riconosciuto nessun merito speciale? Ma agendo cosi' non gli si toglie la motivazione, lo stimolo a far meglio? Non si rischia un appiattimento generale?
P: La capacita' professionale di un individuo e' il frutto dei suoi studi, del suo impegno, su questo non c'e' alcun dubbio. E' pero' anche il prodotto di una societa' che gli ha permesso, con le sue strutture scolastiche, con gli insegnanti, con i libri e con i saperi che gli ha trasmesso, di divenire capace di fare determinate cose; una societa' che ha dedicato risorse, energie, tempo, spazi alla sua formazione. Il suo impegno senza tutto cio' non sarebbe stato sufficiente a farne quello che e' diventato; viceversa la cura della societa' non sarebbe bastata senza i suoi sforzi personali. In quanto ai meriti di cui parli, partiamo da un fatto: ciascun individuo si dedica a qualcosa. Mentre il nostro si applicava nello studio, tanti altri individui lavoravano, producevano, si impegnavano in attivita' diverse ma altrettanto importanti. Se lui, per fare alcuni esempi, mangiava, si vestiva, viaggiava, leggeva, era perche' altre decine di individui coltivavano i prodotti che consumava, tessevano e cucivano i vestiti che indossava, costruivano, guidavano i veicoli che lo trasportavano, scrivevano, stampavano, rilegavano i libri su cui studiava... E cosi' via. Dietro il merito di uno c'e' il merito di tutti, questo e' il senso di una comunita', di una societa'. Ora, il fatto che egli abbia raggiunto un certo grado di professionalita' e sia entrato nel mondo del lavoro non puo' rappresentare un fattore di distacco da questo contesto, semmai e' il momento in cui egli comincia a restituire parte di quanto ha ricevuto sotto i piu' svariati aspetti. E credimi, e' difficile dire che il pastore che accudisce le sue pecore per ricavarne latte e lana svolga una professione meno importante del professore che pure beve latte e indossa maglioni di lana, o che il lavoro dell'artigiano costruttore di borse sia meno dignitoso e meritevole dell'attivita' dello studente che riempie una di quelle borse coi libri sui quali studia (...).
Pippo Gurrieri.

venerdì 18 agosto 2017

Finalmente Veggy


Piccolo recinto

Pomeriggio. Quasi sera. I raggi del sole penetrano, ormai stanchi, tra i rami dei larici centenari, infrangendosi sulle acque cristalline di un laghetto montano. Fresco, un leggero vento fa increspare la superficie, creando a tratti piccoli movimenti, delle dimensioni dei miei passi. Pieghe liquide, osservate a distanza, si riflettono su ombre rapide come il vento d'altura. Sono rondini. Rapidissime planano fino a toccare l'acqua, istanti, poi si levano in verticale verso il cielo. Insetti, la loro caccia. Poco distante, in direzione della conca, una malga. Vitelli, appena nati, riposano in un piccolo recinto. Musi annoiati, forse stanchi, forse di resa. Mi chiedo il perché ci siano solo cuccioli, poi comprendo. La malga offre da mangiare ai turisti e quale biglietto da visita migliore, fa piacere vedere delle miniature viventi, sorridono i bimbi, i genitori sereni si convincono. La malga è piena di gente, solo un ragazzo invecchiato, che mi somiglia, se ne sta in disparte, sui bordi del lago, è stranamente triste. Le voci dei commensali si elevano sopra le piante, canti e allegria, urla infantili, corse verso il piccolo recinto. Fuori, a duecento metri, il ragazzo non canta, si sforza di inseguire le voci di festa ma non riesce, guarda le rondini, ali libere e fugaci, libertà totale senza compromessi, la bocca accenna a un riso, ma è un istante, il riso è amaro, il piccolo recinto. Dove sono le vostre madri? Piccoli, indifesi, lo sentite il profumo dell'erba? No, non lo sentono, il piccolo recinto è costruito su nuda terra. Canzoni di altri tempi, fiumi di birra e bambini. Il ragazzo si alza, un ultimo sguardo alle rondini, all'imbrunire, vuole andare via ma le gambe non lo ascoltano, bloccate ai raggi del sole, che si addormentano sul piccolo recinto. Le rondini giovani giocano a un filo d'erba di distanza da altri giovani, che non conoscono quel meraviglioso passatempo, un tempo che passa tra la gioia infinita e la tristezza millenaria. Finalmente le gambe lo lasciano andare, è curvo, un vecchio ragazzo curvo da sensazioni incomprese. Un folle tra i normali, uno scemo che sospira guardando le rondini e piange al piccolo recinto. Viva la vita, dice il ragazzo, viva la vita a chi può permetterselo. Buio. Quasi notte. Le rondini riposano, stanche dello svago perfetto e armonioso, la malga chiude, conta i soldi, la luna ancora sotto la montagna, i cuccioli di mucca riaccompagnati nella stalla, soli, le madri lontane. Anche il vecchio ragazzo è ormai lontano, piange, nessuno può sentirlo, il sentiero gli tiene compagnia. Cammina, la luna inizia a illuminare, il sentiero sale, sale fino alle rocce, si volta verso la conca più in basso, mille metri più giù, nell'oscurità il laghetto rumoreggia, sembra salutarlo, ma lui, non lo sente vede solo il piccolo recinto...
Olmo


-Olmo! Hai provato il gelato vegano dell'Algida?-

-No-
-Non mi dire che pure tu fai parte di quelli che dicono che il gelato è delle Multinazionali?-
-No-
-Oh, ma non ti va mai bene niente però-
-Ti sbagli, è a voi che va bene tutto-.
Finalmente Veggy
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E' di questi giorni l'uscita a livello internazionale del nuovo cornetto vegano dell'Algida (azienda della Unilever). Finalmente dopo tante attese esce il gelato succoso anche per i vegani. Un passo avanti per le multinazionali dello sfruttamento, dieci passi indietro per l'umanità. Visto che sto già leggendo apprezzamenti orgasmici sul nuovo gelatoveg, alcune informazioni sul colosso che lo fabbrica e lo distribuisce. La lotta per la liberazione totale parte combattendo proprio coloro che la vogliono privare della spinta rivoluzionaria, riducendola a insulto dietetico, modaiolo e etichettandola come conforme a una società che ci annienta sempre di più. L'antispecismo non si riconosce e mai si riconoscerà nelle istanze fasciste di colossi che non solo sfruttano ma manipolano e lobotomizzano. Non crediate che un gelato per definizione sia un prodotto innocente, anzi, come tutti i prodotti della grande distribuzione esso gronda sangue di esseri viventi. La mercificazione va combattuta sempre, di qualsiasi colore, rossa, blu o verdeveg che sia.
Una sola lotta: liberazione animale, umana e della terra,
il resto è oppressione.


STORIA DI UNILEVER <

PRODOTTI

La Unilever Italia occupa il primo posto tra le imprese alimentari italiane (opera attraverso cinque società "autonome" che fanno capo a Unilever Italia s.p.a. e sono Sagit, Lever Fabergè, Van Den Berg, Calvin Klein Cosmetics, Diversey), è azienda leader nel mercato degli oli d'oliva, dei surgelati, del tè, delle margarine e dei gelati. Inoltre, è il più grande commerciante al mondo di the di cui è anche un grande produttore attraverso la propria filiale Brooke Bond.

Oggi è presente nei mercati di tutto il mondo con i seguenti prodotti:

• DETERSIVI: Coccolino, Omo, Bio Presto, Svelto, Vim, Cif, Lysoform, Surf
• SAPONETTE: Lux, Dove, Rexona
• SPAZZOLINI: Gibbs
• DENTIFRICI: Durban's, Benefit, lose-up Pepsodent, Mentadent
• CREME: Leocrema, Cutex
• SHAMPOO: Clear, Elidor, Axe, Denim, Dimension, Dove, Timotei
• COSMETICI: Atkinson
• PROFUMI: Fabergè, Brut 33
• ALIMENTARI: Milkana, Gradina, Rama, Maya
• MARMELLATA: Althea
• GELATI: Algida (Toh, il cornetto vegan!), Carte d'Or, Eldorado, Magnum, Solero, Sorbetteria di Ranieri
• SURGELATI: Findus, Genepesca, Igloo
• OLIO: Bertolli, Dante, Friol, Maya
• MAIONESE: Calve', Mayo', Top down
• TE' : Lipton, TE' ati

PARADISI FISCALI

Secondo il Rapporto annuale 2009 Unilever, la società ha filiali nei seguenti paesi: Andorra, Antigua, Bahamas, Barbados, Belize, Bahrain, Brunei, Costa Rica, Cipro, Dominica, Grenada, Guatemala, Hong Kong, Irlanda, Liberia, Lussemburgo, Malta, Isole Marshall, Mauritius, Monaco, Antille Olandesi, Panama, Filippine, Samoa, San Marino, Seychelles, Singapore, St Lucia, St Kitts e Nevis, Saint Vincent e Grenadine, Tonga, Uruguay e Vanuatu. In questi paesi compra letteralmente il silenzio dei funzionari amministrativi.

PRODOTTI GENETICAMENTE MODIFICATI E GELATI

La multinazionale Unilever, che controlla oltre il 60% del mercato italiano del gelato confezionato, vuole lanciare in Italia il “gelato al merluzzo” o meglio alla proteina artificiale copiata con la bioingegneria dal ´macrozoarces americanus´, una specie di merluzzo che vive nelle acque atlantiche più fredde. L’intento di Unilever è quello di abbassare così la temperatura a cui si formano i cristalli di ghiaccio e realizzare gelati con forme più complicate e più “gradevoli” alla vista, soprattutto dei bambini. Unilever ha affermato che una miscela solida potrebbe essere creata e usata, che mantiene la forma delineata senza l'uso eccessivo di grassi e crema. La richiesta di utilizzare la tecnologia era stata presentata alla Food Standards Agency, e Unilever ha detto che la tecnologia è stata già precedentemente messa in atto negli Stati Uniti come in altre parti del mondo. Nell'ottobre 2015 Ethical Consumer ha scritto ai vertici Unilever allegando un questionario che comprendeva una domanda sull’uso o meno di una politica di modificazione genetica. L'azienda ha risposto che "Riconosciamo che l'opinione pubblica sulle biotecnologie, come ad esempio l'uso di ingredienti geneticamente modificati negli alimenti, è ancora in evoluzione e che il dibattito e il consenso dell'opinione pubblica stessa è in fasi diverse in differenti regioni del mondo. Le nostre aziende sono libere di usare ingredienti derivati da semi geneticamente modificati, che sono stati approvati dalle autorità di regolamentazione e che soddisfano i nostri standard di qualità e accettabilità’’. Secondo le guide che si occupano di boicottare le multinazionali che devastano l'ambiente i seguenti prodotti sono stati classificati con il rating negativo applicato a "prodotti alimentari che contengono ingredienti geneticamente modificati o essere derivati da animali nutriti con colture geneticamente modificate": Pepperami, ragù bianco sugo lasagne, Ben & Jerry gelato, Magnum, Solero, algida (Toh, il cornetto vegan!) Pollo Salse Stasera reamy, Minimilk, Bovril, Elmlea, maionese Hellman, e brodo di pollo Knorr, prosciutto salsa cremosa salsa olandese salsa, e il prezzemolo.

IL THE

Unilever, con la consociata Brooke Bond (proprio quella che si occupa del marchio Lipton) coltiva tè in paesi come l'India, il Kenya, la Tanzania, Malawi e lo Zaire per una superficie globale di circa 17'000 ettari. Le critiche vanno alle condizioni più che misere dei lavoratori come pure ai salari da fame che percepiscono, nessuna possibilità di sindacati e continue vessazioni e intimidazioni alle famiglie dei lavoratori. La produzione di tè nello Sri Lanka è cominciata verso la fine del secolo scorso, quando Lipton comperò 10'000 ettari di terra. La popolazione locale si rifiutò di lavorare in quelle piantagioni così Lipton assunse lavoratori Tamil dal sud dell'India. Ma le popolazioni Tamil non sono viste di buon occhio da quelle cingalesi. Cominciarono così tutta una serie di guerre civili tra forze governative e le cosiddette " tigri di liberazione Tamil ". Sono circa mezzo milione i Tamil che lavorano oggi nelle piantagioni della Unilever, senza diritti politici, senza patria, al limite della soglia di povertà, emarginati dal governo cingalese, come ogni minoranza etnica e non del resto. La tragica situazione dello Sri Lanka affonda le sue radici nel periodo coloniale, in cui la coltivazione del tè ha creato ingiustizie strutturali che permangono tutt'ora : il tè Lipton rimane la memoria e il simbolo di queste ingiustizie.

RITORSIONE SUI LAVORATORI

Unilever ha filiali in paesi con regimi oppressivi come il Brasile, la Colombia, l'Egitto, l'El Salvador, il Guatemala, Honduras, l'India, l'Indonesia, il Kenya, il Messico, il Marocco, il Perù, le Filippine, il Senegal, lo Sri Lanka, la Turchia e l 'Uganda. Unilever è uno dei massimi responsabili delle gravi condizioni in cui versano milioni di contadini del sud del mondo (milioni non centinaia!) perchè i suoi metodi commerciali, totalmente ispirati ad una logica di profitto terrificante, non garantiscono guadagni dignitosi. La violenza dell'Unilever è ormai nota a livello mondiale. Secondo il sindacato internazionale dei lavoratori, la controllata Brooke Bond continua a strappare ingenti profitti dalla sua piantagione keniota Sulmac, la più grande del mondo, ove impiega oltre 5000 lavoratori a tempo pieno. Le condizioni di lavoro sono state definite "da manuale del colonialismo". Secondo il rapporto 2005 di ActionAid 'Power Hungry’ i vertici Unilever sono stati complici di lavoro minorile in Andhra Pradesh, in India. La pubblicazione ha dichiarato che ci sono stati 82.875 i bambini impiegati in aziende agricole di semi di cotone nello stato Indiano meridionale nel 2003-2004 - e che 12.375 dei bambini ha lavorato in aziende multinazionali come la fornitura di Unilever.
Il rapporto sostiene che molti erano bambini lavoratori sotto i 10 anni, l'85% erano ragazze, e avevano un salario medio giornaliero di 14-25 rupie. Molti sono stati gli immigrati che sono stati venduti in schiavitù per debiti. I bambini erano soliti subire l’impollinazione incrociata di fiori di cotone a mano per un massimo di 13 ore al giorno, e nel processo sono stati esposti a effetti di pesticidi tossici. Dormitori comuni allocati in piccole capanne erano l’alloggio più usuale, ove si lamentava mal di testa, nausea e convulsioni dovuti alle sostanze chimiche inalate. Unilever (la mamma di Algida), in Indonesia, Malawi e Kenya, è stato accusato di assumere personale con un contratto temporaneo il che comporta un peggioramento della paga e una diminuzione dei diritti fondamentali, per esempio accesso alle cure mediche. Unilever è responsabile del 70% delle esportazioni di tè indonesiano, ed è stato dichiarato "altamente probabile" che l'azienda influenzi i prezzi nella regione in stile militarista.

INQUINAMENTO

La compagnia è stata multata innumerevoli volte a causa del rilascio di 50 tonnellate di acido solforico concentrato dalla sua fabbrica Crossfield Chemicals a Warrington (Gran Bretagna). Secondo il Registro dell'Autorità Nazionale dei Fiumi, nel periodo Gennaio-Marzo 1991 la compagnia ha superato gli scarichi consentiti tre o più volte. Inoltre, tra l'1-9-1989 e il 31-8-1991 la compagnia fu dichiarata colpevole di inquinamento delle acque in superficie e delle falde acquifere. Unilever è stata accusata nel 2008 da varie associazioni ambientaliste per avere contribuito alla deforestazione della foresta pluviale indonesiana acquistando olio di palma da fornitori che devastavano l'ambiente. L'azienda ha risposto rivelando i suoi obiettivi di acquisto di olio di palma da fornitori certificati entro il 2017 (certo vi crediamo fiduciosi). In India la filiale di Unilever Hindustan Lever è stata accusata di inquinamento ambientale in una zona protetta del sud del paese per avere abusivamente scaricato scarti tossici di mercurio derivanti dalla produzione di termometri.

TEST ANIMALI

Quasi tutti i cosmetici della Unilever sono testati sugli animali (dico quasi tutti perchè parliamo di più del 90 per cento). Unilever era su una lista di aziende che testano i propri prodotti sugli animali come, per esempio, prodotti di igiene intima e prodotti per la casa che sono stati testati su cavie anche se non richiesto dalla legge. L'edizione 2014 del Bollettino ‘’Uncaged Campagne’’ dichiarava che vivisettori da Unilever siano stati coinvolti nel 'sacrificio' di centinaia di topi in un ripetersi di test d’avvelenamento utilizzando ingredienti chimici quali butilparaben e metilparaben. Le sostanze chimiche coinvolte vengono somministrate agli animali come '’cibo di tutti i giorni’’, effettuando il prelievo di campioni di sangue con un metodo chiamato '’emorragia retro-orbitale’'. Si tratta di una procedura estrema che coinvolge la puntura della cavità oculare. Secondo l'articolo, non vi è stata applicata condanna alcuna per questo metodo d’esaminazione, avvallando dunque l'estrema brutalità di questo test. Nel Febbraio 1992 Earth First lanciò il boicottaggio della Unilever e dei suoi prodotti dietetici integrali, alla luce dei test sugli animali e del comportamento globale verso l'ambiente. Secondo un comunicato stampa della Humane Society degli Stati Uniti, del 23 agosto 2009, una campagna era stata lanciata per chiedere a 'Ben & Jerry', di proprieta’ Unilever, di smettere l’uso di uova provenienti da allevamenti di pollame in batteria per produrre il proprio gelato. La società assicurò di effettuare tale modifica e passare a uova di galline ruspanti (la barzelletta nella tragedia).>>.

Per concludere in maniera faticosamente leggera (quando si affrontano argomenti dove si parla di aziende che disintegrano l'ecosistema, uccidono e utilizzano la tortura per aumentare i loro profitti, è difficile chiudere con leggerezza) fare il gelato (senza latte e uova) in casa richiede circa trenta minuti. Ma se utilizzate la domenica per fare il gelato, privandovi per una volta della gita all'outlet, allora in 3 ore riempite il frigorifero di gelati per un mese. Fate felici voi, i vostri figli, la vostra nonna, la bisnonna, la vostra o vostro o altro compagn* e evitate così di foraggiare la guerra (perchè di questo si tratta, guerra).

Il gelataio pazzo


giovedì 17 agosto 2017

LEI SARA’ SOTTO UN PONTE A SPERARE IN UN GRISSINO, NEPPURE TECH-GLEBA







Uno dei pilastri del progetto TECH-GLEBA SENZA ALTERNATIVE, che ho da mesi descritto e gridato (per la solita anima del cazzo), sono le Piattaforme.

Riassumo: l’idea è che gli Imperatori del business digital-commerciale, come Amazon, Google-Alphabet, IBM, Alibaba, Apple, Facebook, China Mobile, Microsoft; e che gli Imperatoridell’industria o delle materie prime come General Electric, Siemens, Glencore, Cargill, Exxon Mobil, Gazprom, Tesla, Volkswagen, Toyota, Rio Tinto, Alcoa, Potash Corp.; e che gli Imperatori del denaro come Bank of America, HSBC, Goldman Sachs, BNP Paribas… ecc… distruggano letteralmente ciò che noi abbiamo sempre conosciuto come gli industriali (Della Valle sei fottuto, ma tanto, sai?) o i banchieri minori (chiamati dispregiativamente da questi Imperatori: i Re. La citazione "Imperatori" è di Jeffrey Immelt di Genral Electric, USA, nientemeno).

L’idea è di distruggere i produttori, i distributori, i fornitori di servizi, le banche non sistemiche, cioè l'idea è che questi nuovi Imperatori li distruggano a milioni, per impossessarsi di Digitale, Energia, Servizi, Pagamenti, Trasporti, Commercio della Grande Distribuzione, Comunicazioni, Sanità, Materie Prime, ecc… da spartirsi poi in una trentina di immensi Gruppi mondiali chiamati Piattaforme.

Oggi, per essere chiaro, quanti gruppi di Re dell’industria abbiamo nella grande distribuzione (ipermercati)? Centinaia nel mondo. Bene, domani dovranno essere 2, massimo 4 Imperatori. E saranno digitalizzati, robotizzati, realtà virtualizzati, drones muniti e bla bla. Stessa cosa per il settore auto. Stessa cosa per il settore salute, e via dicendo. Certo che per chi legge, tutto questo sembra un fumetto... ma dai! “domani il mio vero problema è la fideussione con la Banca di Credito Pippo Pluto e Paperino”.

Ma no. Quello che avete letto sopra sta accadendo oggi, ora, questo minuto. Amazon, il mostro mondiale digitalizzato, dronizzato, computers quantistizzato, del signor Jeff Bezos, in America sta let-te-ral-men-te DEMOLENDO passo dopo passo l’industria americana della vendita al dettaglio. Hey, no, fermi. Non quella di Malta o dell’Honduras… quella degli Stati Uniti d’America. No scherzi.

Bezos sta appunto creando una Piattaforma, e spera che sarà la N.1 al mondo e che si mangerà non solo l’industria americana della vendita al dettaglio, ma quella in Sud America, in Europa, in Africa, e magari, cinesi permettendo, anche in India. Ops, Amazon si è chiusa in una stanza proprio ieri con il colosso Nike (giusto per dire un nanerottolo eh?), e la richiesta di Bezos è che domani la Nike venda SOLO attraverso la rete mondiale iper-tech di Amazon. Addio negozio, ipermercato, e Foot Looker. E Bezos sto scherzo lo ha già fatto per diversi mega gruppi americani, e infatti in un titolo del Wall Street Journal di pochi giorni fa si leggeva:

IL SETTORE AL DETTAGLIO AMERICANO E’ NEL PANICO.

Ops! Nell’articolo qualcuno scrive “Bè, gente, qui stiamo entrando nella Tempesta Perfetta per i negozi e per i grandi distributori”.

Allora, signor Matteo Piumoli, lei che vende roba di sport, ste cose le sente al TG1? Le legge sul Corriere? Lei, signor Piumoli, si ricorderà del giorno in cui la sua fideussione le sembrerà un grissino a confronto delle Piattaforme di cui lesse anni prima da quel Barnard, perché le Piattaforme l'avranno spedita sotto a un ponte a sperare di trovarlo un grissino. Lei non sarà neppure TECH-GLEBA. E comunque sarà SENZA ALTERNATIVE.

martedì 15 agosto 2017

Diario delle vacanze: il dottor Norman

La fantasia distruggerà il potere ed una risata vi seppellirà!

La posta
(ritratto di famiglia)
Questa mattina dopo diverse minacce e intimidazioni, mi sono recato allegramente in posta a pagare il pizzo per la luce, stufo dei tagli di corrente nei momenti meno opportuni. Entro e pazientemente mi metto in fila, educato, silenzioso, anonimo. Mentre aspetto il mio turno mi guardo in giro, mi volto e dietro di me, in coda, c'è una madre con suo figlio, un bimbo di circa 8 anni. Il viso impaurito, teso, mi fissa senza lasciarmi scampo, mi squadra dalla testa ai piedi e poi si blocca guardandomi negli occhi. Aspetto qualche secondo e poi con il miglior sorriso che riesco a fare mi rivolgo a lui senza dar troppa attenzione alla madre: < Ciao ! Guarda che non devi avere paura delle persone coi capelli lunghi, sono quelli bravi, semmai devi stare lontano e aver paura di quelli con la cravatta e il vestito bello, sono loro quelli cattivi !>. Mi fissa, i suoi occhi si stringono fino a due fessure, alcuni istanti, si vede che sta riflettendo alla velocità della luce, poi, il suo viso si distende, allarga la bocca e esplode in una risata grassa e rumorosa, a singhiozzi continua a ridere, sembra non voler smettere. Io divertito guardo la madre, sono molto orgoglioso, ho fatto ridere un bimbo in poco più di 10 secondi. La madre mi fissa gelida, i suoi occhi azzurri lanciano saette di odio, inarca le labbra, poi si abbassa e sgrida il bambino. < Basta Matteo, Basta ! La finisci di ridere come uno stupido, falla finita>. Non capisco, non riesco a capire il motivo per cui la madre è incazzata, non solo con il figlio ma anche con me. Poi l'illuminazione, entra nella scena una nuova figura, un personaggio che era distante forse a prendere delle raccomandate da compilare nel banco in fondo alla posta, un uomo alto, snello, elegantissimo, una cravatta da favola, il marito. Il Matteo continua a ridere, irrefrenabilmente, smette solo per prendere respiro, ora poi ha pure il braccio e il dito tesi verso il papà. Io visibilmente in imbarazzo, mi giro e comincio a sperare che la fila vada più in fretta. Il papà entra nella scena inconsapevole e serio dice alla moglie: < Ma smettila, perchè sgridi Matteo, non fa niente di male, ride e allora?>. La madre è paonazza, vorrebbe dirgli il motivo, ma la posta è piena di gente ed alcuni in fila sorridono scomposti da alcuni minuti perchè anche loro hanno sentito la mia gaffe. Finalmente è il mio turno, pago e mi dirigo all'uscita, la gente mi guarda divertita, apro la porta e mi volto verso Matteo, ha le lacrime agli occhi, si trattiene a stento, lo guardo e lancio l'ultima freccia alla Troisi: . Matteo è per terra dal ridere, guarda suo padre e urla dalle risate, la madre è viola e il padre sorride affaticato, la fila si trattiene a stento. Esco e penso, magari avessi l'ironia di un bimbo, loro moltiplicano per cento la felicità, chissà, forse cambieranno veramente sto mondo. Il futuro? Mah, sicuramente il presente Matteo me lo ha cambiato. Torno sui miei passi, alcuni minuti prima ero demoralizzato dalla tassa della luce, ora sorrido da solo, mi trattengo e poi esplodo in una risata grassa. 
Cammino in salita e rido, rido, fino a scomparire dietro il sentiero...

Una risata li seppellirà era lo slogan degli anni settanta...

Buon ferragosto con il delizioso racconto di Stefano Benni, inoltre cliccando su I racconti di Stefano Benni (vedi copertina) puoi leggere tutti i racconti selezionati per te, puoi stampare il libro, rilegarlo e regalarlo agli amici...

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Diario delle vacanze: il dottor Norman



Caro diario, domani partiamo per le vacanze. Mio padre mi ha preso da parte e mi ha spiegato che ho già tredici anni, sono una ragazzina intelligente e dovrò fare vacanze intelligenti. Non dovrò portarmi dietro la bambola e l'orsacchiotto Paco, perchè non devo dipendere da niente. Anche lui, ha detto, lascerà a casa due dei suoi cinque telefonini. Ci serve proprio un pò di svago e di vita sana. Abbiamo passato un bruttissimo inverno. La mia città ha tre volte il tasso di polveri e benzene consentito. Ma una volta al mese fanno la domenica ecologica, chiudono il centro e ci danno il permesso di girare tutti insieme in bicicletta, cosi possiamo respirare tutta la merda in una volta e il giorno dopo le macchine hanno un pò di aria pulita da inquinare nuovamente. Per via di questo inverno un pò impestato il mio fratellino Luigino ha avuto tredici virus con qurantadue di febbre, io sei bronchiti, mamma una vecchia allergia ai pollini insieme a una nuova allergia ai peli di cammello (per fortuna siamo stati allo zoo solo due volte). Papà ha avuto la congiuntivite allergica con gli occhi rossi per sei mesi, e una stomatite che gli ha scoperto le gengive, e una notte che era vestito di nero un uomo ha cercato di ucciderlo con un paletto nel cuore. Per finire il nostro cane, Bongo, ha preso da un gatto le zecche che i piccioni prendono dai topi. Ma il dottore ha detto che tutte queste malattie sono nella norma e anche nel 1936 ci fu qualcosa di simile. Ma ora respireremo un pò di aria sana.Siamo sull'autostrada bloccati da nove ore. La fila è di cinquanta chilometri ma la radio ha appena detto che nel 1996 ce ne fu una molto più lunga. Diluvia e ci sono dieci gradi all'ombra, ma il metereologo ha appena detto che la temperatura è sostanzialmente nella norma. Nessuno spegne il motore e l'aria non è proprio pulitissima. Luigino vomita. Bongo si gratta, io tossisco, mamma ansima e papà bestemmia. Ho letto da qualche parte che ci sono già le auto elettriche e quelle che vanno ad olio di colza non inquinanti, ma le industrie non le vogliono, l'olio di colza è contingentato e addirittura da qualche parte si sono rifiutati di assicurare le auto che vanno con l'olio di colza. Io spero che qualcuno la tiri fuori davvero questa storia dell'olio, se no siamo fritti.Mentre siamo in fila, ascoltiamo la radio. Siccità in Africa, bufere di vento in Sardegna, alluvioni in Scandinavia e incendi in tutta l'America. Un metereologo però dice che nel 1869 ci fu un anno simile e quindi siamo nella norma. Finalmente abbiamo raggiunto il mare e siamo corsi subito in spiaggia. Soffiava un tipico vento gelido di agosto, gli ombrelloni volavano dappertutto e faceva un freddo bestiale. Io e luigino abbiamo litigato perchè lui voleva fare un castello di sabbia e io invece un pupazzo di neve.Verso sera una nave, spinta dalle onde in burrasca, si è arenata sulla spiaggia. Tutti sono corsi là armati di bastoni e spiedi pensando che fossero curdi. Invece era un traghetto che andava alle Eolie ed era stato spinto là dalla tempesta. Sopra c'era anche un signore che fa il metereologo e si chiama dottor Norman, che ha spiegato a papà che nel 1934 ci fu un episodio analogo. Siamo stati un pò barricati dietro l'ombrellone, e poi papà si è vestito con la muta e la giacca a vento e ha provato a fare il bagno. Si è quasi congelato, ma quando è uscito si è alzato un vento rovente di scirocco che l'ha cotto in pochi istanti. Norman ha detto che era tutto nella norma, compreso l'incendio che ha distrutto la nostra pensione, la bufera di vento che ci ha portato via la tenda, e la tempesta di polvere che ci ha accecato, cosi che papà ha rimontato la tenda sul formicaio più grosso dell'occidente. Abbiamo dormito in una buca nella sabbia.Stamattina per fortuna fa più caldo. cinquantasei gradi all'ombra, e un vento africano che porta sabbia, raffiche di cuscus e, purtroppo, peli di cammello a volontà per la povera mamma. Io penso che noi umanoidi abbiamo combinato un bel casino con questo clima, che ci vorrebbe una commissione climatica mondiale che ci informasse davvero e imponesse regole da rispettare, e mi piacerebbe che le notizie di questa commissione fossero la prima notizia del telegiornale, ancora prima dell'indice Mibtel e delle vacanze dei Vip. Al pomeriggio ha cominciato a piovere, c'è stata una piccola alluvione e una grandinata color tamarindo. Io e Luigino l'abbiamo assaggiata e non era male, però poi ci è venuta la colite e siamo stati tutto il pomeriggio seduti nella norma.Papà ha detto io me ne frego del maltempo, io faccio il bagno, è entrato in acqua e ha trovato prima le meduse e poi la mucillaggine, è uscito che sembrava una gelatina semovente, e tutti i bambini della spiaggia lo hanno preso per Pokèmon e se lo sono disputato.Il dottor Norman ha detto a papà che nel 1965 ci fu un caso di mare inquinato in quel modo, sono calamità naturali e non bisogna cedere all'allarmismo e alla tentazione di incolpare uomini ed industrie. In quel momento è giunta a riva una chiazza di petrolio venuta da chissà dove. Papà e il dottor Norman si sono infilati in un branco di fenicotteri e cosi sono riusciti a farsi ripulire da Greenpeace.Ieri Luigino sotto la tenda ha preso un nuovo virus con quarantasei e mezzo di febbre. Il dottore ha detto che aveva già visto un caso simile nel 1988, però si trattava di un wurstel. Nel delirio, Luigino mi ha confidato che crede di aver capito tutto. Tutte le volte che succede qualcosa di mostruoso, basta dire che è una calamità naturale, ma soprattutto che è già successo e anche peggio. Quindi, basta tenere presente Hitler e ogni politico italiano va bene. Ogni nuovo virus è meglio del colera. Ogni catastrofe climatica è meglio del diluvio universale. Un maremoto non è un problema, a meno che non depositi sulla spiaggia degli extracomunitari. Quindi ognuno può continuare ad inquinare, disboscare, chimicizzare, sfruttare. Pensandoci bene, c'era del metodo nel delirio di Luigino. Volevo discuterne con papà, ma era impegnato in una discussione con i vicini di tenda sui pericoli delle radiazioni da cellulari, e su perchè la pubblicità dice che le telefonate costano meno ma le bollette crescono. Il dottor Norman ha detto che c'era già stato un caso simile nel 1864, in una bolletta del gas in Alabama. Tutti si sono rassicurati.

Oggi finalmente c'è un tempo discreto, pioviggina. Abbiamo fatto il bagno, le meduse non c'erano, c'era solo uno squalo, ma è passato vicino a Luigino ed è morto di tonsillite in pochi istanti. Sul giornale ho letto che in Africa non c'è più un goccio d'acqua e nell'Artide i ghiacci si sciolgono a tempo di record, che il clima mediterraneo è fottuto e si prevedono tornadi mai visti. L'ho letto in un trafiletto tra le notizie della fusione tra Telecom, Cragnotti, Parmalat e la triade cinese.Verso sera la situazione è peggiorata. Si è messo a nevicare. Luigino è stato punto da una nuova zanzara tropicale, mamma starnutisce come un locomotore. Ma papà ha detto che bisogna reagire e fare il bagno, si è fatto prestare una tavola da surf e si è lanciato contro un'onda di sei metri. E' rimbalzato sulla cima di un pino, al centro del solito incendio.Il dottor Norman stava rassicurandolo spiegandogli che era successo qualcosa di simile nel 1789, ma papà gli ha tirato un pugno in faccia di incredibile potenza, scardinandogli metà dei denti, poi lo ha rassicurato dicendo che aveva dato un pugno molto peggiore a un suo compagno di scuola nel 1956, e quindi il pugno doveva considerarsi nella norma.A sera abbiamo arrostito delle bistecche di medusa sulla schiena di Luigino e mamma si è ripresa dall'asma inalando dalla marmitta della macchina. Sembra che abbia una sindrome di dipendenza dal benzene. Papà sta facendo le valigie e piange. Io ho acceso la radio e ho sperato in qualche buona notizia. C'era una lite tra maggioranza e opposizione sui parcheggi da assegnare alle loro auto blu, esattamente uguale alle quindici liti precedenti. Poi c'erano tutti gli indici Mibtel, Nasdaq, e le novità degli amori Vip in Costa Smeralda, il calciomercato e la moda inverno-inverno. Non una parola sull'aria, sugli oceani, sul mio febbrile e alluvionato futuro. Perciò ho deciso di farla finita. Sono andata in riva al mare e ho camminato nell'acqua, aspettando che le onde mi sommergessero. Sfortunatamente il mare era ghiacciato. Vorrei sapere che cosa ne pensa il dottor Norman, ma non riesce ancora ad aprire la bocca. Mi sono sdraiata sulla sabbia e ho pensato: come pretendete che facciamo due settimane di vacanze intelligenti se vi comportate da stupidi tutto il resto dell'anno? Ho contato le stelle. Erano due, tra nuvole nere e vapori di petrolio. Poi mi sono addormentata tutta agitata pensando: beati quelli che hanno paura degli scippi.

Da Vegan Blog

Crostata con patata dolce

Non la solita crostata, ma una con base di biscotto e crema di “finto” cioccolato. La base punta su un abbinamento un po’ diverso preparato con il cocco, che le dà la crocantezza, e la crema di sesamo, che le dà un sapore abbastanza particolare aiutandola a rimanere friabile. La crema nonostante il sapore di cioccolato, in realtà è molto leggera ed è realizzata principalmente con la patata dolce e il cacao. Il tutto insieme crea una crostata unica dal sapore indimenticabile che potete decorare con frutta a vostra scelta.
vb

Ingredienti per la base:135 g di farina di riso
75 g di zucchero di canna
60 g di farina di cocco
150 g di crema di sesamo (tahina)
75 g di acqua calda
2 cucchiaini di lievito per dolci
Ingredienti per la crema:850 g di polpa di patata dolce
100 g di zucchero di canna
50 g di cacao amaro in polvere
45 g di melassa
30 g di burro di arachidi
1/2 cucchiaino di sale fine
1 pizzico di vaniglia
200 g circa di frutta di bosco a scelta
Procedimento per la base:In una ciotola setacciate la farina di riso, poi aggiungete lo zucchero, la farina di cocco e il lievito e mescolate tutto. Versate al centro della farina la crema di tahina e l’acqua e amalgamate tutto fino ad ottenere un panetto morbido e compatto. Avvolgetelo con della pellicola per alimenti e mettetelo a riposare per circa 15 min nel frigo. Passato il tempo prendete una teglia da crostata di diametro di 26 cm e imburratela con burro di arachidi. Poi foderatela con l’impasto lasciandola senza bordi. Dopo bucherellate il fondo con una forchetta e infornatela a 180° in modalità statica, in forno già preriscaldato, per circa 15 minuti. Sfornate la base e lasciatela raffreddare su una gratella.

domenica 13 agosto 2017

La giornata tipo di uno schiavo moderno


La compagnia
In fondo, emancipazione, che cosa significa se non la fuoriuscita dal sistema e i suoi sodali. Smettere, finchè si è in tempo, di assecondare tutte quelle dinamiche quotidiane che, invece di farci respirare, ci legano ai tralicci di una energia finta. Finirla di avere un ruolo e cominciare a riappropriarsi della vita, smetterla di inseguire lampadine colorate che proiettano luci inquinate e spingersi a seguire i raggi delicati del tramonto. Finalmente iniziare a vivere, semplici abitanti discreti, che calpestano leggeri i sentieri percorsi da altri animali, noi stessi animali, camminando di fianco, senza disturbare gli altri passi...


La giornata tipo di uno schiavo moderno


Nell'Era Moderna ogni mattina un uomo si alza al suonare della sveglia, e strappato violentemente dal dolce sonno corre in cucina a prendere la sua dose di caffeina, che una volta entrata in circolo nel suo organismo a stomaco vuoto, lo farà scattare sull'attenti e rendendolo subito iperattivo.

Lavato e cagato di fretta, il nostro superuomo moderno si avvierà verso il luogo di lavoro, tra la rabbia frustante del traffico mattutino, fatto di piccole accelerate e brusche frenate, una marcia lenta e singhiozzante che fa innalzare i livelli di nervosismo alle stelle.

Inizia poi la sua giornata di lavoro, con un falso sorriso stampato in faccia quando il nostro superuomo dovrà salutare colleghi e capi cordialmente anche se gli stanno tutti sul cazzo.

A metà mattina altra dose di caffeina per mantenere stabile in suo livello di produttività...


A mezzogiorno pausa in mensa con cibo spesso scadente e carico di additivi chimici e conservanti, pane con farina 00 raffinata con calce e demineralizzata, acqua di rubinetto al fluoro e un bicchiere di vino ricco di solfiti e pesticidi, una coscia di pollo da allevamento intensivo ricca di pregiati antibiotici e gonfiata di ormoni della crescita e infine un dolcetto ricco di zucchero bianco raffinato, vero e proprio carburante dei migliori tumori in circolazione, e tutto questo ben di Dio, il nostro superuomo lo chiama "cibo".

Ovviamente questo cibo è ricco solo esteticamente, ma in verità è carente di vitamine e minerali, in primis frutta e verdura, che vengono coltivate in maniera industriale e con fertilizzanti chimici derivanti dal petrolio...

Questo causa una seria carenza di vitamine e minerali al nostro superuomo che sarà così costretto a legarsi a vita a vitamine ed integratori "chimici" da prendere una volta al dì, al costo a barattolo di una cassa intera di frutta e verdura fresca di una volta, quella insomma che veniva coltivata in modo naturale e quindi naturalmente ricca di vitamine.

Al pomeriggio ennesima "pausa caffè", il che, con il passare dei giorni creerà una vera e propria dipendenza alla sostanza che produrrà nervosismo e irritabilità, che verranno placati grazie ai "tranquillanti" prescritti dal dottore.



La sera poi, il nostro superuomo moderno afflitto dai mille pensieri quotidiani, dal lavoro alienante, dalle bollette da pagare, dalle rate in corso, dall'affitto e da tutte le preoccupazioni moderne, faticherà a prender sonno e dovrà così ricorrere a potenti sedativi che inducono un sonno artificiale.

E la settimana prosegue così fino a sabato, quando il nostro superuomo finalmente trova riposo e si da all'alcool per evadere nel limite del possibile alla triste realtà a cui è sottoposto e che egli crede essere al sola ed unica realtà.

L'alcool lo inebrierà per qualche ora, rendendolo euforico e sicuro di sé, salvo poi renderlo uno straccio la domenica seguente, dove seguirà una breve revisione della sua vita nell'attesa di ricominciare tutto da capo il lunedì.

Tutta questa ansia, questa fretta, questo calvario fatto di lavoro e lavoro, traffico, stress, cibo artificiale e iperattività, verrà trasmesso ai propri figli e quindi alle generazioni future attraverso l'istruzione scolastica quasi come un "dono".

E la chiamano "educazione", l'addestrare gli esseri umani nati liberi a diventare dei frustati consumatori e infelici che già a 13 anni devono pensare, sotto le pressioni di genitori e insegnati a cosa vogliono fare da grandi, ovvero a quale lavoro dedicheranno l'80% della loro vita in nome di profitto, produzione, consumo di materie prime e distruzione del pianeta, dando così il loro contributo al "progresso".

Pubblicato da Daniele Reale

sabato 12 agosto 2017

IL PROMEMORIA PER NEO VEGANI


"Ricordati che appena diventerai vegan, ti ritroverai un esercito di onnivori che invece di trovarsi un hobby, preferirà assillarti con una quantità infinita di domande ridicole e banali e dovrai passare la maggior parte del tuo tempo a spiegare... che si diventa vegani soprattutto perché si è contro l'uccisione di animali e non solo perché la carne è dannosa all'organismo. - che il tonno è un pesce. - che il pesce è un animale. - che i "frutti di mare", non sono frutti, ma animali. - che l'affettato è carne. - che ci si può occupare contemporaneamente sia di animali che di umani. - che l'erba non ha sistema nervoso. - che diventare vegani è l'unica alternativa per limitare al minimo l'uccisione di piante. - che la B12 nell'alimentazione onnivora viene integrata. - che amare gli animali, non significa amare cane/gatto e mangiare/indossare tutti gli altri. - che in "tempo di guerra" la carne era il primo alimento a scomparire. - che su di un'isola deserta abitata da soli conigli ci sarebbe cibo anche per i vegani, altrimenti col piffero che ci sarebbero i conigli. - che le mucche sono mammiferi. - che le mucche fanno latte solo dopo aver partorito. - che il latte della mucca è per il vitello. - che la mucca non esplode se non la mungi. - che il veganismo non è una moda. - che il veganismo non è una religione. - che le vegane allattano al seno e non con il soia drink. - che le vegane fanno l'ingoio a loro discrezione. - che crescere un bambino vegano non solo è possibile, ma pure consigliabile. - che la morte umanitaria non esiste. - che la pistola captiva, non uccide, ma stordisce solamente. - che la caccia non è uno sport. - che la corrida non è uno sport. - che la pesca non è uno sport. - che la gente che augura morte c'è sia tra i vegani che tra gli onnivori. - che il contadino non uccide affatto dignitosamente i suoi animali. - che il cibo vegano non è affatto costoso. - che "cibo vegano" e "cibo bio", non sono sinonimi. - che i vegani mangiano raramente seitan, muscolo di grano, tempeh etc. - che la soia è usata molto più dagli onnivori che dai vegani. - che il 94% della soia coltivata diventa foraggio per gli animali da reddito. - che le raccoglitrici sottopagate di pomodori, lavorano soprattutto per gli onnivori. - che se mangi pesce non sei vegetariano. - che se mangi tonno, vuol dire che mangi pesce, quindi non sei vegetariano. - che se vai in una pagina vegana a pubblicare foto di bistecche, l'unico sentimento che susciti è compassione nei confronti di tua madre che dovrà sopportare un poraccio come te tutti i giorni. - che non siamo predatori. i predatori sono altri. - che senza il centro commerciale con la carne bella che pronta, la maggior parte della gente smetterebbe di mangiarla. - che i vegani non sono immortali, ma sicuramente più sani. - che le carenze alimentari vengono con qualsiasi tipo di alimentazione, se mangi col deretano. - che nessuno può essere coerente al 100% e un vegano cerca solo di fare meno danni possibili. - che la politica "visto che non posso salvare tutti, allora non salvo nessuno", è solo una delle tante scuse ridicole per non fare niente. - che le proteine vegetali sono come quelle animali. Ricordati che appena diventerai vegan, molti dei carnisti che ti circondano... - Diventeranno esperti nutrizionisti. - Si preoccuperanno delle tue carenze nutrizionali. - Si preoccuperanno della salute dei tuoi figli. - Si preoccuperanno della salute dei tuoi animali domestici. - Si preoccuperanno della salute delle raccoglitrici di pomodori sottopagate. - Si preoccuperanno degli insetti che schiacci quando cammini o quando vai in auto. - Si preoccuperanno delle stragi animali nell'agricoltura. - Si preoccuperanno dei danni provocati dalla soia. - Si preoccuperanno della sofferenza delle piante. - Si preoccuperanno della fame nel mondo. - Si preoccuperanno del disboscamento in Amazzonia. - Si preoccuperanno della sofferenza degli animali negli allevamenti intensivi. - Mangeranno sempre poca carne. - Compreranno sempre dal contadino sotto casa che uccide i propri animali con il solletico. - Avranno sempre amici allevatori che trattano gli animali con rispetto e adorazione. - Avranno sempre amici che lavorano nei mattatoi e che uccideranno gli animali con un colpo di pistola alla testa senza farli soffrire. - Ameranno tantissimo tutti gli animali, ma purtroppo sono onnivori, è la catena alimentare. - Ameranno tantissimo tutti gli animali ma purtroppo dio li ha creati per mangiarli. - Non sapranno distinguere un pesce da un frutto. - Avranno problemi a collegare un prosciutto con un maiale. - Avranno problemi a collegare un tonno in scatola con un tonno in mare. - Vorrebbero diventare vegan pure loro, ma non potranno per problemi di salute. - Avranno rispetto per la tua scelta di non uccidere animali, quindi anche tu dovrai avere rispetto per la loro scelta di fare stragi. - Varie ed eventuali... "
(Nonno Paolone)