giovedì 29 giugno 2017

Bar, ristoranti, hotel: ecco i consigli per avere un menu vegano perfetto




Grazie a un opuscolo pubblicato da AgireOra Edizioni, scopriamo come e perché rendere il proprio locale a misura di cliente “veg”
di LAURA DI CINTIO

I proprietari di bar, ristoranti, alberghi e pasticcerie lo sanno: oggi come oggi sono sempre di più i clienti che – per motivi etici e/o salutistici – scelgono uno stile di vita vegano. Da nord a sud aumentano le richieste di opzioni “veg” nella grande distribuzione ma soprattutto nei menu dei locali e sono sempre di più gli esercizi che si stanno adeguando a questo cambiamento. L’Associazione AgireOra Edizioni ha diffuso un opuscolo, consultabile gratuitamente online, per fornire suggerimenti pratici utili per chi volesse rendere il proprio locale vegan-friendly. Prima di passare ai consigli, però, una precisazione: offrire piatti e in generale prodotti 100% vegetali è facile, molto più semplice di quanto potrebbe sembrare di primo acchito. Basterà capire come e dove rifornirsi, e adeguarsi di conseguenza, per accontentare anche i clienti più esigenti!
Perché offrire opzioni vegan nel proprio locale

Ci sono almeno tre buoni motivi per offrire piatti 100% vegetali nel proprio locale:
I vegani sono in continuo aumento: come già accennato, le persone che scelgano di seguire un’alimentazione 100% vegetale sono sempre di più, tanto che secondo i dati Eurispes 2017 il numero dei vegani in Italia è triplicato rispetto all’anno scorso. Sarebbe controproducente, quindi, escludere dal proprio locale tanti potenziali clienti, quando offrire opzioni 100% vegetali è facile e vantaggioso.
I piatti vegani costano meno: rispetto alle opzioni a base di carne, uova e latticini, le ricette a base di verdura, legumi o cereali sono senz’altro più economiche.
E’ giusto che l’Italia si adegui: rispetto a molti altri paesi, europei e non, i locali del Bel Paese offrono, tendenzialmente, meno opzioni vegane. Se le offrono, quasi sempre si tratta di piatti poco fantasiosi, vari e gustosi, che nulla hanno a che vedere con la varietà e la ricchezza di sapori delle ricette 100% vegetali.
Come rendere il proprio locale vegan-friendly

Anche se i consigli pratici variano a seconda della tipologia di locale che si gestisce, ci sono almeno due indicazioni di carattere generale utili per tutti. Innanzi tutto chi gestisce un locale che volesse adeguare alle esigenze della clientela “veg”, deve senz’altro imparare a leggere le etichette. Dietro a sigle alfanumeriche o nomi sconosciuti, infatti, spesso si nascondono ingredienti di derivazione animale che non sono adatti alla scelta vegan. Altro suggerimento riguarda le certificazioni che garantiscano l’offerta vegan, che il più delle volte sono inutili e costose. Innanzi tutto, il cliente vegano non è interessato tanto alle certificazioni quanto a conoscere gli ingredienti di quello che sta mangiando: sapere se un prodotto è vegan o meno è semplicissimo, non è un’informazione che necessiti di una certificazione da parte di terzi.


Ottenere una certificazione, inoltre, è spesso costoso e comporta una notevole perdita di tempo perché, una volta ottenuta, si dovrà richiederla coerentemente per ogni piatto che si decide di aggiungere alla propria offerta “veg”. A questo va aggiunto che non tutte le certificazioni possono essere considerate veritiere, perché capita che un semplice marchio registrato o un logo che riporti la parola “vegan”, concesso in uso a pagamento (o anche a titolo gratuito) venga spacciato per certificazione senza esserlo affatto. Molto più utile – oltre che obbligatorio – esporre nel proprio locale una lista degli ingredienti dettagliata e completa, a cui i clienti possano fare riferimento in ogni occasione.
Bar e caffetterie


I proprietari di bar e caffetterie dovrebbero sempre mettere a disposizione, nel proprio locale, una bevanda di soia per preparare caffè macchiati e cappuccini. È bene accertarsi che il suo contenuto di grassi sia superiore al 6%, in modo che sia più facile da montare. Per quanto riguarda brioches e dolci, le alternative 100% vegetali sono facili da reperire e la loro presenza dovrebbe essere sempre segnalata con un cartello ben visibile anche all’entrata del locale. Importante, naturalmente, anche fornire almeno un paio di alternative vegetali per panini, toast e tramezzini: è bene assicurarsi che il pane acquistato non contenga burro, strutto o latte e garantire al cliente la possibilità di una farcitura ricca e gustosa a base di verdure cotte, crude e sott’olio, creme spalmabili vegetali come l’hummus o la maionese ma anche alternative “veg” a formaggi e affettati.
Gelaterie e pasticcerie


Per le gelaterie è molto semplice offrire opzioni vegane: la maggior parte dei gelati alla frutta è a base d’acqua, mentre per le creme il latte vaccino può essere facilmente sostituito con latte di soia, di riso o acqua. Importante anche offrire dei coni che non contengano latte vaccino o uova, ma anche mettere a disposizione dei clienti della panna 100% vegetale da montare. Per quanto riguarda le pasticcerie, è bene sfatare il mito secondo il quale non sia possibile realizzare i dolci tradizionali di pasticceria senza latte vaccino, burro e soprattutto uova. In realtà qualsiasi preparazione di pasticceria si può realizzare in versione vegan, senza perdere nulla in sapore e consistenza.
Ristoranti e pizzerie


Perché un ristorante possa essere considerato vegan-friendly è importante che serva almeno un paio di piatti 100% vegetali “non banali” per ogni portata. Per “non banale” si intende qualcosa di più della classica pasta al pomodoro, di un’insalata verde o delle verdure grigliate, ma piatti originali e sfiziosi, studiati con dedizione dal cuoco del locale. Le pizzerie, invece, dovrebbero offrire alternative vegetali alla mozzarella e agli affettati. Per i locali che vendano pizza al trancio, infine, il suggerimento è di evitare sempre l’uso di strutto e latte nella preparazione degli impasti, inutili quando gli ingredienti utilizzati sono di buona qualità.
B&B e alberghi

Per i gestori di B&B e alberghi valgono gli stessi suggerimenti dati ai proprietari di bar. In aggiunta, potrebbe essere utile mettere a disposizione dei clienti burro di soia al posto del burro vaccino, yogurt di soia e budini vegetali, che si possono acquistare già confezionati oppure realizzare utilizzando i preparati per budino con la semplice accortezza di usare latte di soia al posto del latte vaccino. Apprezzati saranno anche biscotti e torte fatti in casa senza l’impiego di latte, burro e uova.
Pub e birrerie


Oltre a tenere in considerazione i consigli validi per pizzerie e ristoranti, questo tipo di locali dovrebbero avere l’accortezza di scegliere vino e birre vegan, filtrati cioè senza l’utilizzo di derivati animali. Anche qui, inoltre, è importante fornire al cliente diverse opzioni vegane tra cui scegliere tra snack, panini e piadine.

Fonte: Vegolosi

martedì 27 giugno 2017

BOOMERANG (un cane troppo fedele)


Io canto il cane inzaccherato, il cane povero, il cane senza dimora, il cane randagio, il cane saltimbanco, il cane che ha lo stesso istinto del povero, dello zingaro e dell’istrione, l’istinto meravigliosamente stimolato dalla necessità, quell'ottima madre e vera padrona dell’intelligenza!
(Charles Baudelaire)

Da quando non mi cibo più di animali e derivati e cioè da circa dieci anni, oltre alla soddisfazione di non essere più complice dell'eccidio quotidiano di milioni di esseri senzienti, oltre alla sensazione di non partecipare più alla devastazione dell'ambiente, oltre ad aver raggiunto un benessere fisico travolgente (non mi sono più ammalato, neanche un raffreddore, e pensare che nella mia precedente vita da onnivoro consumavo confezioni di Maalox Plus in quantità industriale, ero ifatti assalito quotidianamente da devastanti bruciori di stomaco) ho notato anche un altro piccolo particolare proprio in queste prime settimane di calura estiva particolarmente torrida, le zanzare non mi pungono più, eppure negli anni precedenti ho sempre pensato che questi piccoli e pestiferi animaletti fossero attratti dal sapore particolarmente gustoso del mio sangue, allora sono giunto a fare un paio di folli considerazioni:
Le zanzare sono carnivore e le loro prede sono le persone che si cibano di animali e derivati e quindi nel loro sangue sono presenti grassi animali;
Le zanzare sono delle piccole vendicatrici di tutti gli altri animali di tutte le specie, sono miliardi di truppe armate di pungiglione mandate dagli animali contro gli esseri umani onnivori colpevoli di inenarrabili nefandezze nei loro confronti, datemi del pazzo scatenato ma io la vedo così!
E a proposito di estate, portate con voi in vacanza i vostri amici non umani, qui di seguito il racconto di Stefano Benni sull'abbandono dei cani:

BOOMERANG (un cane troppo fedele)
Stefano Benni "La Grammatica di Dio"
Storie di solitudine e allegria

Improvvisamente, un giorno, il signor Remo iniziò a odiare il suo cane.

Non era un uomo cattivo. Ma qualcosa si era rotto dentro di lui quando era rimasto vedovo. Aveva perso la moglie e gli era restato il cane, un botolo salcicciometiccio, grasso e nerastro, con orecchioni da pipistrello. Si chiamava Bum, ovvero Boomerang, perché riportava indietro qualsiasi cosa gli tirassero, con prontezza e perseveranza.

Un tempo il signor Remo e Bum avevano fatto lunghe passeggiate insieme e conversato del mondo umano e canino, di Cartesio e Rin Tin Tin. C'era grande intesa tra loro. Ma ora non si parlavano più. Il signore stava seduto in poltrona guardando il vuoto e Bum si accucciava ai suoi piedi, guardandolo con smisurato affetto.

Era quello sguardo di assoluta dedizione e totale fiducia che il signor Remo soprattutto detestava.

Il mondo non era che perdita, solitudine e dolore. Che senso aveva in questo pianeta orribile quella creatura incongrua, che scodinzolava e uggiolava di gioia, e riempiva del suo peloso, sovrabbondante amore una casa desolata?

Il padrone iniziò a non dar più da mangiare al cane. Lo lasciava anche due giorni senza cibo. Ma Bum continuava a seguirlo amorosamente. Quando il signor Remo si sedeva a tavola per il suo pasto, il cane non chiedeva nulla, né si avvicinava. Guardava con mite curiosità, e negli occhi aveva scritto: se tu mangi, ebbene anche io mi sazio.

E più il padrone si ingozzava, ostentatamente e rumorosamente, più tenero diveniva lo sguardo di Boomerang. E quando finalmente il cane veniva sfamato, non correva frenetico alla ciotola, no ... scodinzolava composto e riconoscente come per dire: avrai le tue buone ragioni se mi hai fatto digiunare, ti ringrazio oggi che ti sei ricordato.

Il padrone, forse avvelenato dall'ultima stilla di rimorso, si ammalò. Gli venne la febbre alta e Bum lo vegliò. Nella notte, quasi nel delirio, il signor Remo si destava e vedeva gli occhi spalancati e amorevoli del cane, e le lunghe orecchie dritte, come antenne. E sembrava dire: anche la morte morderò, padrone mio, se si avvicina a te.

Nell'anima ormai riarsa del signor Remo, l'odio per quell'amore smisurato crebbe. Non portò fuori il cane per quattro giorni.

Bum aprì con la zampa la porta del terrazzo e lì pisciò con discrezione. Contrasse il suo metabolismo a venti gocce di urina e un cece fecale ogni due giorni. Non guaì, né diede segni di nervosismo, solo ogni tanto guardava il giardino fuori dalla finestra emettendo un piccolo sbuffo, come un sospiro di nostalgia, ma niente più.

Il padrone guarì e, appena rimesso si in piedi, senza una ragione, tirò un calcio al cane.

Bum si nascose sotto il letto e il signor Remo si vergognò.

Lo chiamò, il cane venne. Il padrone gli fece una carezza falsa e forzata e disse:

- Bum, devo abbandonarti. Mi dispiace. Non riesco più a occuparmi di te. Anzi, ma questo tu non lo puoi capire, ti detesto.

Il cane lo guardò con infinito affetto e dedizione.

Perché non lo affidò a un canile o a qualche conoscente? Per pigrizia, anzitutto. Ma anche perché ricordava una frase della moglie. Gli aveva detto: Remo, se io morissi, mi raccomando, non lasciare solo il nostro Bum.
Allora Remo si era arrabbiato per quella frase: come si poteva dubitare di questo?
E invece, povera Dora, lei conosceva bene il grumo di cattiveria dentro al cuore del marito.
Lei lo aveva abbandonato.
E abbandonando il cane, ora lui si prendeva una folle rivincita sul destino.

Così il signor Remo prese la macchina e portò Boomerang fuori città, in un grande prato dove spesso giocavano insieme.
Il padrone camminava dietro e il cane davanti.
Remo notò la caratteristica camminata aritmica di Bum. Ogni dodici passi ne zoppicchiava uno, alzando la zampetta posteriore come se il terreno bruciasse.

Spesso lui e la moglie avevano trovato buffa e irresistibile questa andatura.
Ora il padrone guardava ondeggiare il grasso sedere di Bum con disgusto.
Perciò, quando furono lontani da occhi indiscreti, legò il cane a un albero e senza voltarsi se ne andò.
Tornò a casa, e cucinò con cura, come non faceva da tempo. Calciò la ciotola di Bum in un angolo.

Prese il guinzaglio e la museruola, e li buttò nella spazzatura. Ma quella notte verso le tre, sentì grattare alla porta. Era Boomerang.
Un po' sporco e bagnato, gli saltò addosso festoso, e fece il giro della casa per manifestare la sua gioia. Non sospettava nulla. Non c'era posto per il tradimento, nel suo cuore semplice e quadrupede.

Il signor Remo quasi non dormì per la rabbia. Sognò massacri di foche e colbacchi di barboncino.

La notte dopo caricò Bum in macchina, percorse cento chilometri di autostrada e abbandonò il cane nel parcheggio di un autogrill.

Tornò indietro e andò al cinema. Vide un film con un mostro preistorico che usciva dai ghiacci e terrorizzava tutta l'America. Notò che, in una scena, il mostro sbatteva la coda proprio come Boomerang. Il mostro fu liquidato a micidiali colpi di missile e di dialogo. Il signor Remo dormì saporitamente. Il giorno dopo al supermercato incontrò una signora, proprietaria della cagnina Tommasina, amica di Boomerang.

-Dov'è Bum?
- Ahimè - disse il signor Remo, e spalancò le braccia. La signora si mise una mano sulla bocca teatralmente. Non chiese nulla, rispettò quel riserbo. Sfiorò con la mano la mano del signore. - Immagino sia un grande dolore per lei.
- Non sa quanto - rispose il signor Remo.

Tornò a casa. Mentre saliva le scale, sentì un rumore lieve ma inconfondibile. Unghie sul marmo.

Era Boomerang, sul pianerottolo.

Il signore si chiuse in bagno, seduto sul water tutta notte. Attraverso il vetro smerigliato della porta, intravedeva la sagoma inconfondibile di Bum in attesa.
Verso l'alba il cane grattò al vetro, preoccupato. - Vattene, bastardo - ringhiò l'uomo.
Il cane dimenò la coda. Il suo padrone era vivo, dopo tutto.

Due giorni dopo il signor Remo prese nuovamente la macchina, guidò tutto il giorno e col cane arrivò in riva al mare. Lì salì su un traghetto. Alcuni bambini giocavano con Boomerang, e un siignore disse:

- Beato lei che può portarlo in vacanza. Il mio è troppo grosso. Si vede che siete uniti.

- È proprio così - disse il signor Remo.

Era il tramonto. Il signore portò Boomerang sulla spiaggia, e gli tirò un legnetto nel mare.

Bum nuotò, addentò, tornò a riva e naturalmente il padrone non c'era più.

Il signor Remo, sul traghetto del ritorno, trangugiò due cognac ed ebbe la nausea.

Passò una settimana, La signora, che aveva visto tornare Boomerang la prima volta, chiese notizie della nuova sparizione.

- Ahimè, - disse il signor Remo - si era ripreso, poi una ricaduta.

La signora fece una faccia compunta, e anche la cagnina Tommasina versò una lacrima, forse di pena forse di cimurro.
Fu una settimana triste per il signor Remo, ma non certo per la mancanza di Boomerang. Anzi, si accorse che nella casa il tappeto e il divano puzzavano di cane, e li deodorò.

Il signor Remo era triste perché si era rotto il televisore. Il tecnico finalmente venne.
Armeggiò, parlò del più e del meno, e vide la ciotola di Boomerang.

- Lei ha un cane? - disse.

-Non più.

- lo invece adesso ne ho uno, ed è proprio un problema. Pensi, ero in vacanza al mare. Al ritorno, sul traghetto, un cane grassottello e brutto mi salta dentro la macchina. I miei figli dicono: dai papà, è un cagnolino abbandonato, teniamolo, teniamolo. Sa come sono i bambini ...

- Certo - disse il signor Remo.
- Insomma, adesso ce l'ho qui sotto in macchina, cerco qualcuno a cui darlo. Lei non conosce mica nessuno?

- Di che colore è il cane? - chiese il signor Remo con un brivido.
- Nero. Con due orecchie come un pipistrello.

Il tecnico uscì. Il televisore funzionava. Il signor Remo si sedette, ma non guardava lo schermo. Guardava la porta.
Dopo un istante, sentì le unghie raspare.

Al signor Remo tornò in mente un vecchio film della sua infanzia, con sepolti vivi e cadaveri che uscivano dalla tomba. Ma era nulla, in confronto al terrore di quel momento.

Boomerang il dolce zombie era tornato. Ancora più grasso, perrché i bambini lo avevano rimpinzato. E lo guardava, con immutato amore, fedeltà e fiducia e altri sentimenti nobili.

- Ma lo vuoi capire che ti ho abbandonato? - urlò il signor Remo.

- Ci sarà un perché. Tu sei il mio saggio padrone, e ti voglio più bene di prima - rispose il cane con l'alfabeto della coda.

Allora il signore preparò un piano perfetto.

Avrebbe cambiato paese, addirittura continente, per un lungo viaggio. Lo rimuginava da tempo. Prelevò i risparmi, si comprò una giacca bianca e un cappello di paglia. Una mattina chiuse a chiave Boomerang in terrazza, e partì.

Prese un aereo e volò quattordici ore.

Quando scese dall' aereo, già si sentiva diverso e tropicale. Al ritiro bagagli si mise accanto a una ragazza abbronzata e le sorrise.

Sì, era lontano, lontano da tutto. Odore di mare e sole, non di cane.

Fu allora che si accorse di una strana scena.

Una signora stava piangendo tra due poliziotti. Indicava una gabbia per cani, appena sbarcata dall' aereo.

- Ma non è possibile! - gridava con voce stridula - dov'è il mio Rufus?

- Signora, si calmi - diceva un poliziotto grattandosi la testa.

- Non può essere successo quello che lei dice ...

Incuriosito, il signor Remo si avvicinò.

Septì il poliziotto che parlava con l'addetto ai bagagli smarriti. - E accaduto qualcosa di molto strano. La signora ha inviato

regolarmente il suo cane, in una gabbia nella stiva. Ma adesso dice che quello non è il suo animale.

- Impossibile ...

- Il mio cane è un setter irlandese, - disse la signora piangendo - questo è un botolo grasso e orrendo. Mi ricordo benissimo che, alla partenza, stava girando libero per l'aeroporto.

- Vuole dire, signora, che qualcuno le ha sostituito il cane?

- Ma sì - rise l'addetto ai bagagli - ... oppure il botolo ha aperto la gabbietta e si è sostituito al suo.

- Non faccia l'ironico, - disse la signora -lei non sa quanto sono intelligenti i cani!

Il signor Remo non aspettò che la gabbia venisse aperta. Di corsa, trascinando la valigia a rotelle, scappò per i corridoi dell' aeroporto, e sentì alle spalle il galoppo frenetico di Boomerang che lo inseguiva. Al volo salì sul taxi e disse:

- All'Hotel Tropicana, subito, di corsa.

- Non posso, senor - disse il tassista. - Davanti all'auto c'è un brutto cane sdraiato che non mi fa passare.

Il signor Remo salì nella sua camera, all'ultimo piano dell'hotel. Aprì il finestrone della terrazza. Boomerang annusava la moquette, soddisfatto.

Il signor Remo si tolse la giacca bianca e il cappello. Guardò il mare e l'orizzonte lontano.

Prese la rincorsa e saltò.

L'ultima cosa che vide fu Boomerang, grasso e compatto come un proiettile, che precipitava al suo fianco, con uno sguardo di adorazione.
Un gioco nuovo, padrone?

La stampa locale dedicò anche un titolo alla triste e commovente storia.

Li seppellirono insieme.

Pubblicato su La Vera Bestia

Sosteniamo Agripunk!

Ad aprile del 2015 abbiamo fondato Agripunk onlus, la nostra associazione per la tutela di animali e ambiente, con lo statuto incentrato sulla conversione e rinascita di questo podere composto da 3 appartamenti, 2 case, vari fondi, i 7 capannoni dell’ex allevamento, 5 ettari coltivabili inclusi vigneti per fare il vino ed ulivi per fare l’olio, oltre ad altri 20 ettari di prati, boschi, sorgenti, torrenti e un lago dove poter lasciar pascolare gli animali liberati e dove dare riparo dalla caccia a quelli selvatici.
Per un totale di 26 ettari, cioè 260.000 metri quadri.
Il tutto dedicato agli animali liberati dallo sfruttamento e dall’uccisione e alle persone che li hanno salvati.
Il tutto senza mai sfruttare o usare nessun animale, mai.
A novembre 2015 abbiamo stipulato un affitto "a riscatto" con i proprietari del podere (non con l'allevatore).
Agripunk così è diventato un rifugio per polli, papere, maiali, conigli, pecore, capre, mucche e asinelli.
Attualmente vivono qui oltre un centinaio di animali e molti altri ancora potrebbero arrivare.
Ma non solo. Agripunk è e vuole diventare sempre di più anche un laboratorio di autoproduzioni e creatività.
Abbiamo tantissimi progetti in cantiere: sala prove per le band, recupero tecnologia usata, recupero mobili, sciroppi e preparati con le erbe spontanee. Organizziamo eventi informativi sullo sfruttamento degli animali e degli umani, facciamo recupero e riproduzione di semi e piante, vogliamo creare laboratori di artigianato e artistici… insomma, vogliamo portare avanti una serie di iniziative che ci permettano tra qualche anno di essere autosufficienti fino ad arrivare ad aiutare anche altre realtà e persone bisognose.
Siamo tutti volontari, non mettiamo mai un prezzo per fare un profitto, chiediamo un’offerta libera per supportare questo rifugio in cui lavoriamo duramente ogni giorno.


Abbiamo ricevuto un supporto economico e fisico inizialmente, ma da un bel po’ di mesi (anche per motivi di salute) è venuto meno e adesso siamo in difficoltà.
Se un aiuto, anche piccolo, provenisse da ogni persona che ha a cuore la libertà degli animali, o da ogni persona che in passato ci ha aiutato, ce la faremo in un attimo.
Per fare un esempio, la nostra pagina è seguita da più di 6000 persone.
Un euro a testa al mese sarebbero 6000 euro al mese ossia 2 mesi interi di affitto più altri fondi per pagare il cibo per gli animali, i materiali per i lavori, le attrezzature per iniziare tutte le attività che abbiamo in progetto (ad esempio una cucina a norma asl, impianto per serigrafia, un forno per il pane, altri pozzi per l’acqua, attrezzi per coltivare, materiale per recintare l’intero perimetro, ciò che serve per rifare i capannoni e trasformarli per bene in stalle, fienili, serre).
Nel giro di un paio di anni si arriverebbe all’autosufficienza, con la possibilità di dare un tetto anche a chi ne ha realmente bisogno ma non ha nulla da dare, se non la propria buona volontà.
Ora siamo solo in 4 a gestire tutto… e non ce la facciamo.
Il potenziale abitativo è per almeno 10 persone, e sarebbe davvero bello se ci fossero 10 persone con le quali suddividersi i vari compiti e condividere questa esperienza.
Sia in maniera stabile che provvisoria, avere qualcuno che ci aiuta anche fisicamente con costanza renderebbe più semplice sia la gestione quotidiana sia la realizzazione di tutti questi progetti.
Progetti che saranno poi fruibili a tutte e tutti, aperti alla comunità e fonte di autofinanziamento e crescita.
Quindi cerchiamo persone che vogliano venire qualche ora a settimana a darci una mano oppure per periodi anche più lunghi avendo a disposizione vari alloggi.

Noi vogliamo con tutto il cuore che questi progetti si realizzino!
Lo vuoi anche tu?
Vuoi poter dire che anche grazie a te nel vostro paese esiste il rifugio per animali da reddito fra i più grandi d’Europa? Vuoi contribuire alla crescita di un progetto che può cambiare la vita di molte persone?
Allora, unisciti a noi in questa lotta!
Se entro il 30 giugno non riusciamo a dare gli arretrati dell'affitto, rischiamo lo sfratto. E tutto finisce.
Se invece grazie all'aiuto di tutte e tutti riusciamo a saldare gli arretrati ed a saldare già il canone dei prossimi 6 mesi, possiamo riprendere fiato e ripartire alla grande per realizzare finalmente, completamente tutto quello che abbiamo in mente visto che la nostra idea di base è comprare questo posto.
Aiutaci, partecipa alla raccolta fondi.
Se lo farai, non saremo solo noi a ringraziarti, ma ti ringrazieranno anche tutte le creature volanti, striscianti, saltellanti, ruminati che qui vivono e tutte quelle che potranno in futuro trovare qui un luogo sicuro dove poter essere semplicemente libere.

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Ricordiamo anche che se volete contribuire direttamente al mantenimento degli animali che abitano qui, è possibile recarsi al Molini Cicogni a Levane e lasciare una donazione alla cassa. Questo contributo ci verrà poi scalato quando andremo a prendere semi, fioccato, mangimi e fienocrock.
Cerchiamo anche contatti con rivenditori o produttori di frutta e verdura che ci donino le eccedenze di fine giornata evitando spreco di cibo e consentendoci di risparmiare sul cibo per gli animali.

Grazie fin d'ora a chi vorrà e potrà aiutarci!!

We are now to renew our #supportAgripunk fund raising campaign to all individuals, collective, groups and associations that follow us and who like what…

domenica 25 giugno 2017

Ma davvero l'essere umano si è evoluto?

Si dice che l'uomo discende dalla scimmia. Ebbene si! l'uomo discende dalla scimmia, e ne discende perchè la scimmia non ce la faceva più a reggerlo sul groppone e ha deciso di farlo "discendere"...

Se parli con gli animali essi parleranno con te e vi conoscerete l’uno con gli altri. Se non parli con loro non potrai conoscerli, e ciò che non si conosce fa paura. Quando qualcosa fa paura, l’uomo la distrugge.
(Chief Don George)

Personalmente credo che non più di qualche secolo fa tutti gli esseri viventi di questo pianeta fossero in grado di comunicare fra loro tramite la telepatia, umani e non umani si viveva allegramente in piccole o grandi comunità gestite dalle donne in un sistema comunemente detto Matriarcato, gli umani non erano costretti a coprirsi le "vergogne" e si copulava simpaticamente senza dover mettere su famiglia, i bambini erano accuditi e allevati da tutta la comunità e datosi che non ci si cibava di animali non esistevano neanche le tante malattie dell'era moderna e non c'era nessuna Lorenzin qualsiasi che si permettesse di rendere i vaccini obbligatori, non esistevano stati nè autorità nè religioni, e, non essendoci ladri e malfattori non esistevano polizie eserciti, tribunali e prigioni, effettivamente eravamo messi veramente male, per fortuna a tutto questo è subentrato il Patriarcato;
Non sappiamo in quale periodo del passato i maschi presero il sopravvento nelle comunità, ma sappiamo i disastri che il genere maschile ha inferto all'intero pianeta con le conseguenze sotto gli occhi di tutti, i maschi ancora adesso detengono il loro ferreo potere su tutto il globo terracqueo, sono maschi i capi religiosi, sono maschi i proprietari delle banche e delle multinazionali, sono maschi i capi degli eserciti e delle polizie, sono maschi i capi di stato e i dittatori, e tutti costoro continuano ininterrottamente da qualche secolo a tenere sottomessi interi popoli, questo loro potere si basa principalmente su due fondamentali pilastri: la sottomissione delle donne e lo sfruttamento degli animali la loro vera inesauribile fonte rinnovabile, se un giorno non lontano gli esseri umani aprissero finalmente gli occhi e smettessero di cibarsi di animali e derivati il potere di questi signori del pianeta sarebbe destinato a ridursi in polvere e potremmo tornare a vivere nel benessere e tornare a parlare con gli animali di tutte le specie, vi invito a leggere alcune considerazioni di Franco Libero Manco su questi fondamentali argomenti:


“La carne nella dieta ha favorito l’evoluzione dell’uomo”. Se questo fosse vero sarebbe sufficiente somministrare carne alle scimmie antropomorfe per accelerare il loro livello intellettivo. Nessuno è in grado di affermare le motivazioni dello sviluppo cerebrale che parte dall’australopiteco in poi. Molto probabilmente è dipeso dalla necessità di doversi difendere dai predatori nel nuovo ambiente della savana, ma più in particolare l’uso delle mani in virtù del bipedismo e del linguaggio verbale.

“Ci sono problemi più importanti che interessarsi di alimentazione o protezione degli animali”. Tutti i problemi umani scaturiscono dal pensiero e dalla coscienza degli individui. La nostra filosofia va alle cause dei problemi e le cause risiedono tutte nella mancanza di giustizia e sensibilità verso la condizione dell’altro. La cultura vegan contribuisce in modo determinante alla risoluzione dei grandi problemi umani perché rende l’individuo più giusto e sensibile non solo verso gli animali ma verso gli esseri umani. Finché non si rispetteranno gli animali non si rispetteranno nemmeno gli esseri umani, perché tutto è interconnesso.

“Il vostro benessere e la riduzione della malattie è dovuto al vostro stile di vita più sano non dalla mancanza di carne nella vostra dieta”. A noi questo interessa: responsabilizzare le persone sull’importanza fondamentale di un giusto stile di vita, per se stessi, l’ambiente, l’economia. Ma se credete che sia sufficiente uno stile di vita corretto continuate a consumare carne, pesce e latticini, e vedrete se sarete o no immuni alle patologie ad essi correlate.

Voi vegani siete degli estremisti. Per noi è come vivere in un contesto sociale in cui si considera lecito fare a pezzi gli schiavi.

“C’è bisogno della carne per crescere”. Infatti gli elefanti non crescono. I nostri figli vegan non crescono. I figli del prof. Veronesi non sono cresciuti, come non è cresciuta Margherita Hack.

“Ma gli elefanti sono erbivori noi onnivori”. Siamo onnivori per abitudine non per disposizione naturale. Se fossimo stati strutturati a mangiare la carne la natura ci avrebbe fornito gli strumenti adatti ad uccidere gli animali, ci avrebbe dato dentatura adatta a lacerare la carne, l’acido cloridrico necessario, l’enzima uricasi, l’intestino adatti a metabolizzare la carne.

“Perché essere vegan”? Perché la vita chiede di essere rispettata e tutelata in qualunque forma si manifesta. E perché questo rispetto rende l’uomo migliore. Siamo vegan per aderire al comando non ammazzare e non fare ad altri ciò che non si vorrebbe per se stessi; per non avere sulla coscienza la sofferenza e la morte di tanti animali; per non danneggiare la nostra salute con alimenti incompatibili con la nostra natura; per non contribuire alla distruzione delle foreste, all’inquinamento del pianeta, alla fame nel mondo, all’economia personale e collettiva.

“Voi pensate ai danni della carne mentre anche gli alimenti vegetali sono altamente contaminati”. Una cosa è inquinarsi al 10% un altro è inquinarsi al 100%. La nostra battaglia mira alla conversione delle colture convenzionali con colture di alimenti naturali, biologici ed integrali, possibilmente a chilometro zero.

“Bisogna tornare a consumare la carne degli animali allevati allo stato naturale”. Ci vorrebbero altri 5 pianeti come il nostro per dare ai miliardi di animali ora allevati lo spazio necessario a farli pascolare in modo naturale. Solo attraverso gli allevamenti intensivi è possibile disporre dell’ingente quantitativo di latte, formaggi e uova che ora vengono consumate dell’umanità.

“Perché la carne fa male”? La carne degli animali non fa male solo perché lo dicono gli istituti di ricerca più accreditati nel mondo e dagli scienziati indipendenti, non perché quello che mangiano gli animali è già contaminato, non perché agli animali vengono somministrati vari farmaci, non perché gli animali macellati possono essere ammalati: la carne fa male soprattutto per le ptomaine che si sviluppano da ogni organismo animale in via di putrefazione, cioè putrescina, cadaverina, istolo, indolo, fenoli ecc. tutte sostanze altamente tossiche. Ma la carne fa soprattutto male agli umani, alla nostra coscienza, alla nostra capacità di condividere le sofferenza dei più deboli; fa male perché ci abitua alla logica della supremazia del forte sul debole, all’indifferenza verso la sofferenza del prossimo; fa male all’ambiente, all’economia, alle popolazioni del terzo mondo costrette a coltivare monocolture, cioè mangimi per gli animali d’allevamento per i paesi abbienti. Per contro i vegetali per il loro alto contenuto di amidi e fibra favoriscono la concentrazione di triptofano nel cervello consentendone la trasformazione in serotonina, neurotrasmettitore che favorisce uno stato di calma, di serenità, di socievolezza.

“Vi sono stati tanti filosofi carnivori”. E’ vero, ma nessuno del calibro di Pitagora, Plutarco, Leonardo da Vinci, Ganhi, Einstein.

“Se mangerete il cibo giusto sarete stupefatti, entrerete in un altro ordine di vibrazioni, vi sentirete legati all’universo ed in armonia con esso, godrete di uno straordinario stato di pace, di pienezza e di felicità” (Omraam Mickael Aivanhov, filosofo e pedagogo bulgaro, 1900-1986)

E se tutto quanto sopra detto non bastasse vi invito a visionare il documentario:

Un equilibrio delicato

Sosteniamo Agripunk:


L'ALLEVAMENTO DI TACCHINI CHE... DIVENTA RIFUGIO! 🙏
C'è un posto, in Toscana, fatto di campi, boschi e capannoni, per decenni adibiti ad allevamento di tacchini.
Nel 2014 l'allevamento chiude, grazie al lavoro e alla caparbietà di due persone che sognano di farne un luogo dove animali (umani e non) possano vivere in pace, lontani da violenza e sfruttamento.
Ad Aprile del 2015, nasce Agripunk Onlus, un rifugio che a oggi ospita più di 100 animali salvati. Non uno di loro è stato comprato, perchè non si tratta di oggetti, ma di vite con un valore intrinseco che nulla ha a che fare con quello economico.
Un podere composto da 3 appartamenti, 2 case, vari fondi, i 7 capannoni dell’ex allevamento, 5 ettari coltivabili inclusi vigneti per fare il vino ed ulivi per fare l’olio, oltre ad altri 20 ettari di prati, boschi, sorgenti, torrenti e un lago dove poter lasciar pascolare liberi gli animali liberati e dove dare riparo dalla caccia a quelli selvatici. Per un totale di 26 ettari ossia 260.000 metri quadri.
OGGI #Agripunk HA BISOGNO DEL NOSTRO AIUTO!
Qui potete leggere tutta la storia di questi favolosi ragazzi e tutto quello che hanno fatto fin'ora per salvare più animali possibili! https://goo.gl/xEUJfm
RACCOLTA FONDI ENTRO IL 30 GIUGNO: https://goo.gl/nJTnwQ





sabato 24 giugno 2017

Usi della Canapa



STORIA + USO LUDICO / SPIRITUALE / RELIGIOSO

Canapa: le radici nella storia dell’umanità

La canapa è una pianta che ha accompagnato l’umanità per migliaia di anni. Originaria delle regioni dell’Asia Centrale, lungo il corso dei secoli si è diffusa praticamente ovunque, superando ogni tipo di avversità ambientale. Possiamo trovarla in tutto il bacino mediterraneo e nelle Americhe, nelle regioni più interne dell’Africa e in nord Europa, nel continente australiano e nell’Oriente più estremo.

Una tavoletta assira nella Royal Library del re Assurbanipal (circa ottavo secolo a.C.) che chiama la pianta “qunubu” o “qunapu” e la sorprendente somiglianza tra il semitico “kanbos” e lo sciita “cannabis” dimostrano come l’origine etimologica e culturale della parola vada ricercata nelle civiltà dell’Asia Minore. In quest’area il raccolto della cannabis, largamente impiegata per la fibra fin dai tempi più antichi, costituiva occasione d’incontro e di festa per molte persone: il forte aroma e l’effetto psico-attivo della pianta venivano così sperimentati collettivamente. Tali occasioni si trasformarono presto in cerimonie cultural-religiose che riunivano insieme la struttura del circolo matriarcale tipica delle popolazioni locali e il culto dei morti, i sacrifici purificatori e altri rituali mistici. Questi riti erano parte centrale della cultura degli Sciiti, ad esempio, ed è ragionevole supporre che i bagni di vapore in uso presso gli antichi abitanti delle odierne zone dell’Europa Orientale abbiano la stessa origine (cannabis in slavo è “kepati”, in russo “kupati”).

Oltre che per usi spirituali, la canapa è da sempre una risorsa: la più antica testimonianza di un manufatto in canapa risale a 9mila anni fa: si tratta di un tessuto ritrovato nel 2013 dal professor Ian Hodder nel sito archeologico dell’antica città di Çatalhöyük in Turchia, uno dei più grandi e meglio conservati al mondo per il periodo Neolitico.
In Italia abbiamo avuto una forte tradizione agro-industriale legata alla canapa se pensiamo che fino agli anni ’30 del secolo scorso eravamo i secondi produttori al mondo per quantità, dietro alla Russia, e i primi per la qualità del prodotto.
A fine 1800 in Italia si coltivavano a canapa circa 135mila ettari, nel 2015 non sono stati superati i 5mila. Le vele della Amerigo Vespucci, per statuto, devono avere le vele in canapa italiana, di una varietà da fibra chiamata Carmagnola, coltivata ancora oggi.

Anche l’utilizzo medico e terapeutico della cannabis affonda le radici nella storia dell’umanità. Nel 2737 a.C. l’imperatore Shen Nung fu il primo ad includere i benefici legati all’uso della marijuana in un trattato di medicina. Anche in India la pianta conobbe un ampio impiego in ambito terapeutico. Tra il II e il I secolo a.C. le ripetute migrazioni delle tribù nomadi dell’Asia Centrale ne favorirono la diffusione nel bacino del Mediterraneo, in Europa e in Medioriente. Per secoli è stata presente nelle farmacopee europee come trattamento come anestetico, antinfiammatorio, per il trattamento di emorragie, infezioni ed altri disturbi. In Italia, alla fine dell’800, era del tutto normale acquistare in farmacia ‟l’estratto di canapa indiana proveniente da Calcutta ed i sigaretti di canapa indiana per curare l’asma”. Per alleviare le sofferenze di questi malati esistevano persino dei “gabinetti d’inalazione” che venivano riempiti con il fumo della canapa bruciata.

La storia della cannabis come farmaco si chiuse bruscamente, almeno in America e in Europa, appena prima della seconda guerra mondiale (per l’avvento del petrolio e di un vero e proprio complotto per farla sparire). Bisogna aspettare gli anni ’70 per rivedere i primi cenni di una sua rivalutazione. Il libro del dottor Lester Grinspoon “Marijuana reconsidered” (1971) è il primo testo “moderno” a riesaminare in modo critico e senza pregiudizi la letteratura scientifica antica e recente.
Oggi la cannabis in molti Paesi sta avendo sempre più attenzione come trattamento per le patologie più disparate e i moderni metodi di indagine scientifica hanno permesso di convalidare molti degli effetti terapeutici scoperti in passato, trovandone di nuovi.

Contemporaneamente i suoi innumerevoli utilizzi industriali vengono sempre più apprezzati e sviluppati in ogni parte del mondo.

USO MEDICO

La canapa è medicina!

La cannabis è una sostanza naturale dalle numerose virtù terapeutiche. Parliamo di una pianta che contiene oltre 400 sostanze tra cui terpeni, flavonoidi e acidi grassi, oltre ai cannabinoidi, il componente principale. Fino ad ora ne sono stati individuati più di 100 e la loro particolarità è quella di legarsi al nostro sistema endocannabinoide, che produce sostanze molto simili a quelle delle cannabis ed ha recettori appositi, sparsi in tutto il corpo, che vengono attivati da queste sostanze.

Sono molti gli scienziati convinti che il futuro della medicina stia nello studiare questo sistema endocannabinoide, formato dai recettori e dagli endocannabinoidi prodotti dal nostro corpo, che regola attività del corpo come dolore, spasticità, umore, appetito e ansia.
Il THC è stato il primo cannabinoide ad essere stato isolato nel 1964 dal dottor Raphael Mechoulam, ha molte proprietà terapeutiche ed è l’unico ad essere psico-attivo, causando l’effetto di “sballo” che viene comunemente associato alla cannabis.

Tutti gli altri cannabionidi non sono psico-attivi ed hanno diverse caratteristiche ed effetti terapeutici. Negli ultimi tempi la ricerca scientifica si sta concentrando molto sul CBD, cannabinoide dalle virtù anti-dolorifiche ed anti-psicotiche, ma soprattutto anti-spastiche, esplorate in molte malattie neurologiche, soprattutto per uso pediatrico.

In Italia i farmaci a base di cannabis sono legali dal 2007, quando cioè l’allora ministro della Salute Livia Turco aveva riconosciuto tramite un decreto l’utilità in medicina del cannabinoide THC e dei suoi omologhi lasciando alle Regioni la libertà di recepire il decreto e metterlo in atto. E così oggi assistiamo a Regioni che hanno legiferato in materia, come Puglia e Liguria, che forniscono il farmaco a carico del sistema sanitario regionale ed altre che invece devono ancora depositare dei progetti in tal senso.
A livello nazionale la cannabis ed i suoi derivati sono acquistabili, dietro prescrizione medica, presso le farmacie che effettuano preparazioni galeniche ad un prezzo compreso tra i 25 ed i 35 euro al grammo; troppo per le tasche di pazienti che arrivano a spendere anche più di mille euro al mese per poter seguire i propri piani terapeutici. Attualmente importiamo la cannabis dall’Olanda, ma è in corso un progetto sperimentale di produzione anche in Italia, presso lo Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze che dovrebbe fornire la cannabis ad un prezzo più basso.

Il ministero della Salute Lorenzin a fine 2015 ha pubblicato un decreto per regolamentare la produzione di cannabis, stabilendo che nel nostro Paese può essere prescritta per l’analgesia in patologie che implicano spasticità associata a dolore (sclerosi multipla, lesioni del midollo spinale), il trattamento del dolore cronico, come antiemetico in casi di chemioterapia, radioterapia e terapie per HIV, come stimolante per l’appetito, come ipotensivo nel glaucoma e per la riduzione dei movimenti involontari nella sindrome di Tourette, sempre e comunque se le terapie tradizionali si siano dimostrate fallimentari. Spicca l’assenza di patologie come morbo di Parkinson, Alzheimer, epilessia, morbo di Chron e SLA, per citare le principali patologie per le quali ci sono studi scientifici pubblicati su riviste accreditate.

La cannabis si può assumere tramite decotti, ai quali vanno però aggiunti dei grassi per far in modo che i cannabinoidi, che non si sciolgono in acqua, facciano effetto; tramite estratti che possono essere ingeriti o usati come pomata; e tramite sigarette e vaporizzatori. Questi ultimi sono sempre più al centro dell’attenzione perché non sviluppano le sostanze tossiche create invece dalla combustione e il vapore che viene sprigionato permette di far assumere i principi attivi in maggior concentrazione.

Altri prodotti sui quali si stanno concentrando le aziende sono nuove genetiche di cannabis con alti rapporti di CBD rispetto al THC. Il CBD infatti, oltre alle virtù terapeutiche elencate sopra, contrasta gli effetti psico-attivi del THC, motivo per cui in America genetiche di questo tipo vengono fornite a pazienti particolarmente sensibili al THC, oppure ad anziani e bambini.

Ad oggi uno dei maggiori problemi per i pazienti, oltre all’alto costo del farmaco, è quello di trovare un medico che prescriva loro la cannabis. Si tratta fondamentalmente di un problema culturale: i medici infatti, in qualunque campo, completano la loro formazione senza mai trovare alcun cenno sulla cannabis in medicina. Ad ogni modo è una tendenza che si sta piano piano invertendo. Negli ultimi tempi intanto sono nati diversi organismi con dottori che si stanno specializzando in materia e, oltre a curare i pazienti, stanno iniziando a fare formazione scientifica sulla cannabis in medicina.

USO EDILE

Una casa fatta di canapa

Grazie ai materiali da costruzione naturali si può sviluppare una nuova edilizia, più in sintonia con l’uomo e attenta all’ambiente.
La bio-edilizia in Italia può essere una chiave per risollevare un settore importante per il nostro Paese in un momento di difficoltà, venendo incontro alle necessità di sviluppo sostenibile.

Dall’unione di canapulo, una parte legnosa dello stelo di canapa considerata come materia di scarto, acqua e calce, nasce infatti un materiale naturale che può essere impiegato nella costruzione di muratura alla stregua del cemento, sia indipendentemente che come riempimento in una struttura di legno a travi e pilastri e può inoltre essere utilizzato in forma di mattoni e come intonaco isolante.
E’ un materiale che nella modernità ha iniziato a diffondersi nell’industria edile intorno ai primi anni ’90, ma che viene utilizzato da centinaia di anni: nel sud della Francia, gli archeologi hanno infatti ritrovato un ponte costruito con un conglomerato di calce e canapa durante il periodo Merovingio, tra il 500 ed il 751 d.C.

Il bio-composto in canapa e calce si presta ad una vasta gamma di applicazioni, incluse quelle domestiche, commerciali ed industriali: da riempitivo per muri ad isolante per tetti, passando per intonaco isolante per muri esterni ed interni, fino ad arrivare all’uso come soletta e massetto isolanti per pavimenti.

Ancora più importanti sono le proprietà di questo materiale. Innanzitutto la sua capacità di isolamento: il bio-composito elimina infatti ogni forma di ponte termico isolando completamente la struttura, inoltre le costruzioni in canapa e calce hanno dimostrato di essere a tenuta d’aria, evitando così ogni perdita di calore dall’interno. Grazie alla capacità del canapulo di assorbire elevate quantità di vapore acqueo, i muri ed i pavimenti di un edificio a canapa e calce possono ‘respirare’ assorbendo l’umidità e successivamente rilasciandola attraverso l’evaporazione. Questa caratteristica evita lo sviluppo di umidità ed il relativo deterioramento all’interno del materiale, e favorisce la riduzione del livello di umidità all’interno dell’edificio. L’effetto complessivo è un ambiente più salubre e naturale, che necessità di un minore utilizzo di riscaldamento in inverno e di raffreddamento in estate, abbattendo in questo modo le bollette energetiche. Ha inoltre ottime capacità per quanto riguarda l’isolamento acustico, di resistenza agli incendi senza l’aggiunta di sostanze tossiche ritardanti di fiamma e di protezione dalle infestazioni.
Altra importante caratteristica è la capacità della canapa di sequestrare CO2 dall’atmosfera. Parlando di bio-edilizia si potrebbe ricordare come l’edilizia tradizionale incida per il 30/40% sulle emissioni totali di CO2 e come invece tutta la filiera di produzione di calce e canapa sia carbon negative, cioè tolga più CO2 dall’ambiente di quanta ne verrebbe immessa lavorandola. Si stima che una tonnellata di canapa secca possa sequestrare 325 kg di CO2. L’università di Bath ha calcolato che al netto delle emissioni di trasporto e lavorazione, un metro quadro di muratura in canapa e calce ha sequestrato 35 chilogrammi di CO2.

Infine va ricordato che si tratta di materiali bio-degradabili, che, alla fine del loro utilizzo, possono essere riutilizzati semplicemente re-impastandoli per ricreare la giusta miscela.

USO TESSILE

Indossa la canapa!

Il tessuto per abbigliamento, arredamento, corde e tappeti, si ricava dalla fibra lunga della pianta di canapa. Quella che ci aveva reso primi al mondo per qualità della nostra canapa, era proprio la fibra, dalla quale si ottenevano ad esempio corde e vele per le navi, ma anche corredi per le spose, biancheria, tende e rivestimenti per materassi e poltrone.

La stessa fibra tessile che in passato era considerata “oro verde“: un prodotto dal forte valore aggiunto lavorato in modo artigianale, che garantiva la maggior parte degli introiti di chi lavorava la canapa. La successiva diminuzione delle coltivazioni ha purtroppo impedito, tra le altre cose, anche il passaggio da una lavorazione artigianale a quella industriale meccanizzando i processi di lavorazione come la macerazione o la pettinatura successiva. Il risultato è che oggi in Italia, non c’è la possibilità di produrre tessuto di canapa e quello a disposizione viene importato dall’estero, soprattutto Cina ed Europa dell’est.

Se pensiamo che il cotone è una delle colture più inquinanti del pianeta, mentre la canapa non necessita quasi mai di diserbanti o fitofarmaci, avremmo una ragione in più per andare in questa direzione, nonostante sia un investimento non indifferente. Immaginiamo però il valore che potrebbe avere una canapa made in Italy, coltivata con nostre genetiche, che dia vita a capi di vestiario fatti in Italia.

Come tessuto, grazie alla sua fibra cava, la canapa rimane fresca in estate e calda in inverno.

Ha proprietà antibatteriche e antifungine ed è in grado di assorbire l’umidità del corpo tenendolo asciutto; inoltre assorbe i raggi infrarossi e gli UVA fino al 95%.
La resistenza agli strappi è tre volte maggiore a quella del cotone e tra le fibre naturali è quella che meglio resiste all’usura.

USO CARTA

La carta? Meglio se è di canapa!

L’uso della fibra di canapa per produrre carta risale a più di 2mila anni fa anche se attualmente, solo il 5% della carta mondiale viene fatta da piante annuali come la canapa o il lino. Ma agli albori della stampa la carta ricavata dalla canapa ebbe un ruolo preminente: le prime copie della Bibbia stampata da Gutenberg furono prodotte con questo tipo di carta così come la bozza della dichiarazione d’indipendenza americana. Ma anche le opere dei grandi pittori, come ad esempio molte di quelle di Van Gogh, furono realizzate su tele di canapa.

Fare la carta con la fibra e il legno della canapa comporta importanti vantaggi: sia per la sua enorme produttività in cellulosa (la canapa secca contiene almeno il 60% di cellulosa invece del 40/50% del legno ed è una pianta annuale, al contrario di alberi che crescono in decenni), sia per la bassa percentuale di lignina. Inoltre la fibra e il legno della canapa sono già di colore bianco e la carta che se ne ottiene è già stampabile, mentre i composti chimici utilizzati per sbiancare e trattare la carta ottenuta della fibra di legno, sono dannosi.

La possibilità della canapa nasce quindi da un forte motivo ambientale, oggi che tutte le foreste primarie d’Europa, e la maggior parte di quelle americane, sono state distrutte anche per produrre la carta.

Secondo un articolo scritto da Van Roekel nel 1994 per l’IHA (International Hemp Association), prima della riscoperta europea della canapa industriale negli anni ’90, la fibra di canapa allora prodotta era usata al 95% per carta e prodotti derivati. Ma a causa dell’alto prezzo della polpa di canapa, allora 5 volte più alto di quella di legno, le applicazioni erano limitate a filtri tecnici, banconote, e carta per produrre le sigarette industriali, unico vero mercato per la polpa di canapa. Più del 90% della polpa di canapa, mescolata con pasta di lino, è assorbita da questo mercato, rimasto relativamente stabile nel corso degli ultimi decenni.
Quando l’euro è stato introdotto nel 2002 abbiamo perso una grande opportunità: invece che usare cellulosa di cotone proveniente dagli Stati Uniti, avremmo potuto utilizzare lino e polpa di canapa europei per produrre le banconote: sarebbe stato più rispettoso dell’ambiente e avrebbe portato grandi benefici alla nostra economia.

USO ALIMENTARE

Non mangiare la foglia, mangia la canapa!

I semi di canapa sono in assoluto uno degli alimenti più completi che esista al mondo.
Sia i semi, sia l’olio che si ricava spremendoli a freddo, sono infatti considerati un “vaccino nutrizionale” perché se assunti con continuità, fortificano contro gli stimoli aggressivi che possono arrivare dall’esterno.
Si possono consumare in aggiunta allo yogurt, a minestre, zuppe, salse, pesti e insalate, oppure con la farina che se ne ricava per preparare biscotti, torte, pane ed altre leccornie.

Ecco i principali buoni motivi per consumarli:

1. Contengono oltre il 25% di proteine composte da amminoacidi essenziali, ottimi quantitativi di vitamine (A, E, B1, B2, C, PP…) e minerali (ferro, calcio, magnesio, potassio, fosforo)

2. I semi di canapa contengono alti livelli di vitamina E, che è uno degli antiossidanti più importanti, oltre al tocoferolo e al fitolo.
3. Alcuni studi suggeriscono che i semi e l’olio di canapa possano aiutare ad abbattere il colesterolo e prevenire problemi causati dal colesterolo alto
4. Uno studio pubblicato nel 2005 ha concluso che i benefici riguardo a colesterolo e pelle sono dati dalla “fornitura equilibrata e ricca di PUFA (acidi grassi polinsaturi) in questo olio di canapa”, che può essere usato come un unguento antinfiammatorio in caso di arrossamenti cutanei e dermatiti.
5. L’olio di canapa contiene in rapporto 3:1 i due grassi essenziali Omega – 6 e Omega -3. Questo è il rapporto ideale raccomandato dall’OMS per la salute cardiovascolare. Nessun altro dado o olio vegetale li contiene in questo rapporto.

6. Uno studio pubblicato nel 2007 ha concluso che i semi di canapa possono impedire la coagulazione del sangue, che “può essere di beneficio nella protezione contro i colpi di coagulo indotti dall’infarto”. Un altro studio ha concluso che i semi di canapa possono offrire una protezione significativa contro l’ictus. Infine l’American Chemical Society ha concluso che “possono avere implicazioni nutrizionali favorevoli ed effetti fisiologici benefici sulla prevenzione delle malattie coronariche e il cancro”.
7. La stessa analisi ha concluso che il livello di Omega – 6 “fornisce un elevato valore farmaceutico per le malattie croniche degenerative”. Secondo gli autori tra queste si possono includere aterosclerosi, malattie cardiovascolari e morbo di Alzheimer.

8. I semi di canapa contengono una varietà di steroli e alcoli che sono noti per ridurre le infiammazioni.
9. Se assunti con continuità, olio e semi di canapa migliorano il metabolismo basale, aiutando a rafforzare il sistema immunitario.

10. Grazie alle loro capacità anti-infiammatorie, olio e semi possono aiutare a combattere alcune patologie infiammatorie del sistema respiratorio.

USO COSMETICO

Canapa per il corpo

L’olio ad uso alimentare, per le sue proprietà benefiche, è utilizzato anche in cosmetica per creare una serie di prodotti per tutto il corpo che spaziano da bagnoschiuma alle creme anti-età, per arrivare a dopobarba, e intere linee di prodotti per l’igiene personale.

Nella letteratura erboristica la canapa è usata come elasticizzante cutaneo, rassodante e nutriente grazie ai suoi acidi grassi polinsaturi Omega-3 e Omega-6. L’estratto dei semi contiene anche vitamina E, che contrasta formazione di radicali liberi e l’effetto della canapa è aumentato dalla combinazione con altre piante che stimolano la produzione di collagene ed elastina.

È poi importante notare che i nuovi studi scientifici descrivono le rughe come micro infiammazioni della pelle e quindi le piante con proprietà antinfiammatorie e anti radicali liberi, come canapa e calendula, sono in grado di ridurne sinergicamente la formazione.

I grassi acidi essenziali presenti in media tra il 60 e il 75% del totale gli conferiscono proprietà antinfiammatorie e rigeneranti, che aiutano per il trattamento e la prevenzione di malattie della pelle come ad esempio l’eczema; pubblicazioni scientifiche ne supportano l’uso in condizioni di pelle secca come psoriasi e xerosi ed è inoltre utile per mitigare le irritazioni cutanee e per evitare o ridurre la formazione di cicatrici. Può essere usato anche localmente in caso di arrossamenti cutanei applicandolo localmente e massaggiando la parte interessata, oppure sui capelli ancora umidi, come impacco rivitalizzante (lasciare in posa almeno 10 minuti).

Come andrebbe di moda dire nel mondo pubblicitario legato ai prodotti per la cura della pelle, è un perfetto anti-aging naturale e si inserisce a pieno diritto nei lipidi vegetali con qualità funzionali ai fini del mantenimento del buono stato di salute della pelle.
È un prodotto che la pelle assorbe velocemente e, al contrario di altri tipi di olio, non è appiccicoso al tatto e non lascia tracce di unto, tanto che molte donne dicono di usarlo come base per il trucco.

È lenitivo, tonificante, riequilibrante e nutriente. È un ottimo prodotto sia puro, sia mescolato con oli essenziali.

USO PLASTICA

La canapa è plastica!

A partire dalla canapa è possibile produrre una bio-plastica, del tutto naturale, bio-degradabile e compostabile che potrebbe competere con il prezzo dei materiali derivati dal petrolio ad oggi utilizzati, ma che avrebbe migliori caratteristiche di resistenza e leggerezza.

Esistono già diverse bio-plastiche realizzate con cellulosa e fibre di canapa che possono costituire dal 50 al 100% del materiale.

L’industria automobilistica è uno dei principali utilizzatori di questo prodotto, che permette di realizzare automobili più leggere e prestanti, ma anche il settore degli imballaggi, ad esempio, sta prestando molta attenzione a questo tipo di materiali. In Cina (attualmente uno dei più grandi produttori di bio-plastica di canapa), vengono già prodotti oggetti di uso quotidiano come ad esempio le custodie dei cellulari mentre altri ambiti applicativi spaziano dall’arredamento all’elettronica di consumo, passando per occhiali e giocattoli, dove la canapa ha il grande vantaggio, rispetto alla plastica, di essere completamente atossica.

Altro settore in grande espansione è quello della stampa 3D, dove sono stati presentati i primi filamenti a base di canapa per questo tipo di stampa.

La canapa è quindi la coltivazione più efficiente per l’industria della plastica eco-sostenibile ed è in grado di integrare o sostituire materiali plastici di nuova generazione come il PLA (acido polilattico), il PHA e il PBS, polimeri derivati da mais, grano o barbabietola e utilizzati per la produzione di plastiche biodegradabili e compostabili.

Un recente rapporto del World Economic Forum (WEF) spiega che attualmente ci sono 150 milioni di tonnellate di plastica negli oceani, andando avanti senza modificare i modelli produttivi attuali nel 2025 per ogni tre tonnellate di pesci vi sarà una tonnellata di plastica. Entro il 2050, invece, la plastica avrà superato in peso la fauna marina

USO CARBURANTE

Combustibili in canapa: dal bio-diesel al pellet

Con il termine bio-massa, dal punto di vista energetico, intendiamo tutte le sostanze di origine biologica in forma non fossile che possono essere sfruttate come fonti di energia.

Oltre che come bio-plastica, la canapa può essere infatti utilizzata come bio-carburante, una fonte sostenibile e naturale di combustibile. La famosa Hemp Body Car creata da Henry Ford nel 1941 era infatti un’automobile con la scocca realizzata interamente in bio-plastica di canapa ed alimentata ad etanolo ottenuto sempre da questa pianta.

Secondo il Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti la canapa è il produttore di combustibile da bio-massa che richiede meno specializzazione sia nella coltivazione, sia nella trasformazione di tutti i prodotti vegetali.

Gli idrocarburi in canapa possono essere trasformati in una vasta gamma di fonti di energia da biomassa, dal pellet ai combustibili liquidi e a gas. Ovviamente lo sviluppo dei bio-carburanti potrebbe ridurre significativamente il nostro consumo di combustibili fossili e l’utilizzo di energia nucleare.

La canapa può fornire due tipi di carburante: bio-diesel, ottenuto a partire dall’olio che si ricava dalla spremitura di semi di canapa ed etanolo o metanolo ottenuto dalla fermentazione dello stelo.
L’idea di utilizzare olio vegetale come combustibile risale al 1895 quando il dottor Rudolph Diesel presentò il suo motore all’Esposizione Mondiale di Parigi nel 1900; questo primo esempio utilizzava come combustibile l’olio di arachidi.
Il bio-diesel è l’unico carburante alternativo che rispetta i principi di combustione convenzionali: non sono infatti necessarie modifiche agli attuali mezzi di circolazione; può essere utilizzato ed immagazzinato come il petrolio, ma è più sicuro da trasportare in quanto è interamente biodegradabile. È un carburante ampiamente testato con più di 20 anni di utilizzo in Europa e inoltre contiene un 11% di ossigeno, in peso, e non contiene zolfo. È in grado di prolungare la vita dei motori diesel, perché è più lubrificante e migliora anche il consumo di carburante, la potenza di uscita e la coppia del motore.

Studi della University of Connecticut (condotti nel 2010 dal team del prof. Richard Parnas) ne hanno inoltre mostrato l’elevato efficiente di conversione (il 97% dell’olio di canapa è infatti, trasformato in biocarburante) e la possibilità di impiegarlo a temperature più basse rispetto agli altri biodiesel in commercio.

giovedì 22 giugno 2017

VEGAN: MILLE DOMANDE, MILLE RISPOSTE


L'errore più grande che l'adulto possa compiere nei confronti dei bambini è limitare la loro sfera d'amore al solo essere umano.
Abituando i bambini a non dare valore ad ogni forma di vita, a non curarsi della sofferenza e della morte degli altri esseri viventi, in essi non si sviluppa la sfera del sentimento, dell'amore, della condivisione e il loro animo resta incapace di rispetto, insensibile, egoista anche verso le necessità degli altri esseri umani.
La realizzazione di un mondo migliore è possibile solo se migliore sarà la coscienza di coloro che lo compongono.
Il male si alimenta non dalla violenza dei pochi, ma dalla tiepidezza dei molti.
(Franco Libero Manco)

Franco Libero Manco è Presidente dell’A.V.A. (Associazione Vegan Animalista). Collabora attivamente con molte associazioni ecologiste ed animaliste.
Da molti anni tiene conferenze nella sede dell’AVA ed in varie città d’Italia.
Con il patrocinio del Comune di Roma ha organizzato in Campidoglio alcuni importanti convegni e organizza a Roma la Festa Nazionale dei Vegani che dal 2003 si ripete ogni anno. Ha stampato e pubblicato diversi testi a carattere etico, spirituale, filosofico, poetico, antropologico. Giornali e riviste nel corso degli anni hanno pubblicato numerosi suoi articoli.
Ecco il suo ultimo articolo su:

VEGAN: MILLE DOMANDE, MILLE RISPOSTE
(ovvero, le giustificazioni di chi mangia la carne)

Franco Libero Manco

“Occorre mangiare un po’ di tutto”. Questa è la geniale formula che mette d’accordo tutti, nutrizionisti e tutti coloro che danno consigli in fatto nutrizionale. Ma è proprio l’abitudine a mangiare un po’ di tutto la causa della maggior parte delle malattie umane. Occorre si mangiare un po’ di tutto, ma di tutto ciò che ha previsto per noi madre natura. Quando dicono che occorre mangiare il pesce perché contiene l’omega 3 sarebbe onesto aggiungere che l’omega 3 si trova soprattutto nel mondo vegetale (Olio di lino: 66 Semi di lino: Soia cotta: 11 Noce: 6,50 Germe di grano: 5,40 Latte di soia: 4) e che il pesce può contenere sostanze molto pericolose per la salute.

Se si parla di carne si dice di consumarla per le proteine.

Che i formaggi e i latticini sono importanti per il calcio.

Le verdure sono fondamentali per i minerali.

La frutta è indispensabile per le vitamine e gli antiossidanti, e così via.


In sostanza si consiglia di mangiare carne, pesce, formaggi, uova, cioè quello che la gente mangia comunemente. In questo consiste la nuova grande scienza dell’alimentazione: mangiare di tutto ma con moderazione? E’ la quantità non la qualità dell’alimento che danneggia la salute? La cicuta fa male in qualunque percentuale, come le sigarette e la droga. E da dove deriva l’immensa valanga di malattie che si sta abbattendo sul genere umano per salvarsi dalla quale basterebbe, secondo i nutrizionisti accademici, mangiare con moderazione, indipendentemente da cosa si mangia?

Tutto è inquinato tanto vale mangiare un pò di tutto”. Che è come dire, siccome l’aria è inquinata tanto vale che fumo. E’ vero che tutto è inquinato ma una cosa è avvelenarsi al 10% e una al 100%. Il che equivale ad avere il 10% o il 100% di possibilità di morire di qualche brutta malattia. C’è un abisso tra le tossine apportate da prodotti animali e quelle di derivazione vegetale, anche se convenzionali. Nella carne gli inquinanti possono essere decine di volte maggiori rispetto a quelli che si possono trovare nei vegetali. La mela peggiore è 100 volte migliore della migliore bistecca. La carne degli animali fa male alla salute umana non perché è avvelenata dai mangimi, dai residui chimici dei farmaci somministrati agli animali per immunizzarli dalle varie malattie cui vanno incontro a causa di una vita disumana, dalle malattie stesse degli animali, dalla disperazione, dallo stress della prigionia, ma dal fatto che la carne anche degli animali allevati in modo bucolico sviluppano ptomaine, cioè prodotti tossici che si sprigionano dagli organismi viventi in via di putrefazione, come cadaverina, putrescina, indoli, scatoli, fenoli ecc. Non abbiamo alcun bisogno di mangiare la carne e l’eccellente salute dei vegani lo conferma.
Martina Navratilova una delle più grandi tenniste di tutti i tempi, naturalmente vegana!

“Occorre mangiare carne perché contiene le proteine nobili”. E’ come proporre di mangiare la cicuta perché ricca di potassio, tacendo sugli altri suoi aspetti velenosi. Che una sostanza contenga tutti gli aminoacidi necessari a formare le proteine non è affatto un vantaggio. Attingere a diverse fonti è assai più vantaggioso, senza incorrere ai danni della carne. Da dove traggono gli aminoacidi essenziali gli animali più forti, più prolifici e più longevi della terra come il cavallo, il bisonte, il rinoceronte, mangiando erba? Tutte le proteine di derivazione vegetale contengono i 9 aminoacidi essenziali, e se una proteina ne contiene una quantità limitata di uno o più aminoacidi, è sufficiente introdurne una maggiore quantità di quell’alimento. Gli aminoacidi di origine vegetale sono assolutamente identici agli aminoacidi di origine animale, diversamente come farebbero gli erbivori a costruire le loro possenti masse muscolari mangiando solo erba? In realtà l’accoppiata di due o più diversi alimenti produce proteine di qualità migliori perché più assimilabili e più digeribili, senza i danni collaterali della carne.
Mandria di cavalli liberi notoriamente erbivori
“La vita media si è allungata”. Non certo per merito dei farmaci che sono considerati la 3^ causa di morte nel mondo. Si è allungata la vita non il benessere della persona. A che serve vivere più a lungo se si passano gli ultimi 20 anni cercando di curarsi? L’allungamento della vita è dovuto ai benefici dovuti alla riduzione della mortalità infantile, alla mancanza di guerre, all’ igiene pubblica, alla riduzione di lavori pesanti. E comunque, l’immenso apparato medico che solo in Italia assorbe 115 miliardi di euro l’anno qualche beneficio dovrebbe apportarlo.

“Non mangiare la carne è una scelta come un’altra”. Mangiare la carne non è una scelta come un’altra, non è come scegliere di mangiare pasta o patate: c’è di mezzo la sofferenza e la vita d un essere fatto come noi per il quale (come per noi stessi) vivere o morire non è la stessa cosa: c’è la differenza tra la vita e la morte. Essere vegan è un preciso imperativo morale e civile, dal momento che al consumo di alimenti animali sono correlati i problemi più gravi del pianeta.




Siamo qui a rinnovare l'appello a tutte le persone singole, ai collettivi, ai gruppi ed alle associazioni che ci seguono e che condividono quello che facciamo per chiedervi di aiutarci con un supporto economico mensile costante adottando e supportando Agripunk.
In questo anno molti animali si sono salvati, molti sono stati liberati in natura, molti si sono recuperati da condizioni difficili, purtroppo alcuni ci hanno lasciati dopo aver vissuto una vita serena in nostra compagnia, ma molti di più attendono di poter venire qui a vivere sereni.

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Attualmente vivono con noi:
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Abbiamo fatto il conto di quanto spendiamo mensilmente per loro includendo la spesa dell'affitto:
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-gruppo polli 2 sacchi da 15 euro ogni 10 gg = 90 mese
-gruppo conigli 1 sacco da 25 euro al mese + verdura = 50 mese
-cani un sacco da 20 euro a settimana = 80 al mese
-gatti un sacco da 20 euro ogni 2 settimane = 40 al mese
-fieno un carico da 200 euro più fieno crock ogni mese = 300 mese
-verdura e mele = 150 mese + recupero
totale 750 euro al mese
+ 2000 di affitto + 250 di spese extra (es. veterinario)
spesa mensile circa 3000 euro al mese per tutte le belve.
Considerando anche che rimane da recintare buona parte del pascolo e da finire di sistemare le strutture.
Nella "lista" degli animali salvati manca un numero importante...
Manca il conto di quei 30.000 tacchini che ogni 3 mesi sarebbero stati rinchiusi qui dentro che in un anno sono 120.000 animali.
Qualcuno potrebbe pensare che questi 120.000 animali comunque ora sono allevati da qualche altra parte, ma non è così anzi, oltre a questo allevamento è stato chiuso (e lo è ancora) anche l'altro dello stesso allevatore e lui non alleva più quindi sono 120.000 tacchini morti in meno più almeno altri 20.000 circa. OGNI ANNO.
Per noi questo posto è un pezzo di anima e cuore e lo è per molti altri, animali umani e non.
La sua rinascita è la rinascita di tanti.
Questi capannoni vuoti ogni mattina ci danno la spinta per dare tutto quello che è nelle nostre possibilità a questa causa.
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