giovedì 21 settembre 2017

Cena Benefit x Agripunk a Roma!



La divisione secolare (di potere) tra essere umano e animale ha portato oggi a una moltiplicazione gerarchica di valori che assegna ad ognuno di questi "due gruppi" una posizione differente nella scala sociale e per evidente estensione a quella culturale. Questi valori aberranti (che ritroviamo anche nei "sottogruppi" umani per alimentare continue prevaricazioni) sono il frutto della dissennata politica che tende a dividere gli individui, a perpetuare la divisione in corpi, non per differenze intime o insite ma per utilizzo, proprietà, profitto e una terrificante concezione di superiorità, ad affidare privilegi agli uni e compiti gravosi e umilianti gli altri al fine di garantire l'eterno dictat dello sfruttamento animale. Valori che non solo sono fondanti della società dell'oppressione ma ne diventano strumenti individuali di esercizio del potere ( il mio cane, il mio gatto, il mio essere bianco, etero, maschio, femmina). Rivoltarsi e rivoluzionare la gerarchia dei valori, adoperarsi per la loro scomparsa, staccare la catena ombelicale che ne amplifica l'assuefazione non serve solo a far fiorire la libertà del singolo (trasmettendo ulteriore divisione) ma quella di tutt@.


Sono lieto di invitarti all'evento per contribuire ad aiutare Agripunk il rifugio per animali liberi ex lager del fantomatico mister "Parola di Francesco Amadori";

PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA - CHIAMA ORA! ULTIMI POSTI DISPONIBILI---
Cena Benefit x Agripunk
1 Primo
1 Secondo
1 Dessert
1 Calice di vino
Alla romana 20€ a capoccia di cui ben 5 euro benefit per il rifugio antispecista.
Un'occasione per supportare, magnare, discutere, bevere, spettegolare, ribevere e rimagnare.
La serata continua fino a notte fonda con varie ed eventuali fuoriprogramma dopocena.
#supportAgripunk

Potrai degustare le prelibatezze dello chef del ristorante La Capra Campa, ristorante che si trova di fronte al parco di Villa Gordiani, potrai inoltre acquistare i gustosi e raffinati formaggi vegetali In Forma prodotti nel laboratorio del ristorante, l'evento si farà il prossimo venerdì 22 settembre dalle ore 19,30 in poi, in quell'occasione potrai partecipare alla cena a favore di Agripunk al costo di venti euro a coperto (quindici euro per il ristorante e cinque euro riservati ad Agripunk), all'evento saranno presenti David e Desirèe i fondatori del rifugio, i quali racconteranno la storia di questo luogo magico e le storie degli ospiti non umani presenti, quello che hanno costruito in questi anni e i favolosi progetti per il futuro e tu potrai contribuire affinchè questa realtà unica in Italia e forse in Europa sia da esempio per 10, 100, 1000, 10.000 altri rifugi.
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Il rifugio per animali liberi Agripunk ha una storia lunga e travagliata, situato nella vallata incontaminata su di un terreno di ben ventisei ettari in località Ambra in provincia di Arezzo, nell'immediato dopoguerra gli americani costruirono sette enormi e cupi capannoni adibiti ad un allevamento intensivo di tacchini (gli americani hanno la barbara e agghiacciante usanza di ammazzare e cucinare tacchini in qualsiasi occasione e soprattutto durante la loro famigerata "Festa del Ringraziamento", durante la quale vengono sacrificati milioni di tacchini), questo vero e proprio lager era stato concepito per sfamare le migliaia di soldati americani stanziati nel nostro paese nelle varie basi militari costruite allo scopo di difenderci dall'invasione dell'armata sovietica, successivamente l'allevamento fu rilevato da mister "Parola di Francesco Amadori" il quale ha continuato imperterrito e per decenni ancora ad ammassare ed allevare tacchini fino al fatidico anno 2014, quando finalmente David e la sua compagna Desirèe aiutati da tanti altri amici sono riusciti a far chiudere questo nefando stabilimento, da allora questo luogo è stato trasformato in un rifugio di animali liberi di scorazzare e vivere in armonia con la natura, i dettagli di questa storia ed il suo felice epilogo verranno raccontati direttamente dai protagonisti durante la cena evento del 22 settembre prossimo, nel frattempo puoi visitare il loro sito e la loro pagina su Facebook, noi ti invitiamo a leggere alcuni affascinanti articoli scritti da loro e da Olmo Vallisnera in modo da farti assaporare ed annusare il profumo di questo luogo speciale ed unico, da qui al 22 settembre potrai leggere tanti altri loro deliziosi post nel blog Agripunk e sulla pagina di Olmo Vallisnera, buona lettura:

Regalo di un fratello di Olmo Vallisnera

L'isola che c'è Chiudete gli occhi. Immaginate una valle, una piccola valle nascosta, circondata da boschi di roveri, silenziosa, dove anche il vento l'accarezza dolcemente e la lascia riposare. Una valletta celata da sguardi indiscreti, protetta, nascosta dal caos frenetico della città... Lontana dalle moltitudini che quotidianamente rincorrono uno status deciso da altri, schiave loro stesse di una condizione di non appartenenza. Adagiata ai piedi della minuscola valle una piana, una piana al primo sguardo dolce, verde, sicura. Lentamente però osservandola con più attenzione ci si accorge che essa è troppo grande per una carezza di colline appena accennate, una piana importante contenuta a fatica da una corona di terra e roccia, querce e roverelle. Inchiodati, sprofondati con la forza del cemento una linea di capannoni giganteschi la occupano per gran parte, ecco, svelato forse il mistero di tale ampiezza, la piana ha le dimensioni misurate da migliaia di metri quadri di pareti, feritoie di metallo gelido, pavimenti umidi e bui, tetti che sfidano il cielo a una guerra a cui nessuno voleva partecipare. Chiudete gli occhi. Toccate le pareti, appoggiate le mani e dopo un attimo verrete travolti. Comincerete a sentire i rumori di fondo, a una prima superficiale lettura sembrano un infinito stormo di anatre selvatiche che riunite balzano per un ultimo saluto prima di emigrare verso lidi piu' caldi, sicuri. Animali liberi che dialogano allegri preparandosi a un lungo viaggio. Ma questa sensazione di pace svanisce velocemente. Più l'orecchio si tende, come un arco consumato da troppi schiocchi, e più si ha la sensazione che quei rumori di fondo non siano poi così rassicuranti. Ogni secondo trascorso con le mani sulle pareti amplifica il disagio innalzandolo a tali frequenze che i timpani cominciano a sanguinare, no, non è uno stormo che posa la sua dolce ombra sui campi sottostanti, non sono suoni che ti invitano a riposare ma sono grida, urla che non danno scampo. Decine, centinaia, migliaia di grida esplodono come un temporale minaccioso. Un terrificante, violento e innaturale temporale ti strappa il fiato lasciandoti senza voce, i polmoni sussultano, cercano ossigeno in una disperata corsa verso un cuore che ha già capito tutto. Ti fermi, rimani bloccato, le gambe non acconsentono più a seguirti, ti sono nemiche, vogliono solo voltarsi e scappare via. Fai uno sforzo immane per rimanere in equilibrio, ti appoggi alla parete ma ecco che vibra per l'onda d'urto di un dolore passato, un terremoto di piume fradicie, ali incastrate, becchi tagliati, zampe spezzate. Calma !, calma...., riprendi il respiro, ti sforzi di pensare ad altro, guardi in alto, una piccola rondine passa velocemente in piccoli cerchi, si avvicina, sente il buio della vita che trasmetti e in un battito frenetico scappa via. Ansimi, la frequenza sale, il tremore delle mani non accenna a smettere, le osservi, non riesci a dare un freno ai singhiozzi, stringi le labbra in un ultimo morso di coraggio e poi urlando con l'ultimo fiato che hai in gola chiedi scusa, scusa, scusa. Squarciando il tuo petto cerchi di respirare, abbassi gli occhi, serri i pugni e violenti le tue gambe che non sentono l'impulso a muoversi, poi, ti concentri sul bosco circostante, si, hai una via di fuga, ormai sordo dai lamenti ti tendi come una molla e scompari, scappi via.....stacchi le mani. Chiudete gli occhi. Capannoni nascosti, lager impenetrabili che si aprono e si chiudono solo per fare caricare e scaricare migliaia di vittime, la loro unica colpa essere degli oggetti, delle cose, della carta straccia. Vittime costrette a sopravvivere ammassate senza aria, ferite, umiliate e torturate per ingrassare individui feroci e accontentare la gola di altri. Migliaia di piccoli esseri privati non solo della libertà, della vita, della loro natura ma insultati anche da morti, scherniti, presi a calci. L'olocausto dura mesi, anni, poi si ferma, viene fermato, nessuna dittatura è eterna. Adesso, aprite gli occhi. L'erba ha acquistato un verde brillante, spacca il cemento creando fessure sempre più larghe. Decine di animali: colombi, capre, pecore, mucche, galline, maiali, cinghiali e altri fino a poco tempo prima segregati respirano spensierati tra i corridoi dei lager, inconsapevoli del dramma che quelle pareti hanno testimoniato, ma portatori loro stessi di altri drammi, altri lager. Timidi si affacciano alla piana e dopo un ultimo sguardo fugace si lasciano trasportare dall'aria profumata di una nuova primavera. Un piccolo laghetto traspira umidità, le sue acque un tempo marce di morte sono finalmente limpide, placate. Piccoli alberi da frutto riposano all'ombra di colline liberate, una leggera sinfonia di saltelli accompagnano un torrente simbolo di una rinascita.
Spalancate gli occhi. Questo non è un sogno, una fiaba per costringerci a vivere di fianco alla sofferenza, per non pensare, o un incubo che ci attanaglia le notti insonne, ma è realtà. Questo angolo di terra, questa valletta strappata alla violenza esiste. La chiamerei “l'isola che non c'è” ma non posso questa isola è palpabile, è presente. Nascosta da una cintura di alberi complici, da profumi delicati di fiori di collina, da rumori familiari, semplici, sereni, finalmente sereni. Abitata da animali umani e da animali non umani, insieme, rispettandosi e imparando da ognuno nuove esperienze. Qui gli animali non vengono acquistati per uno stupido concetto di liberazione, qui vengono strappati dalle morse del sistema. Ormai e' mattina devo partire, un ultimo sguardo alla piana, ai suoi colori e poi mi volto, respiro profondamente, le sensazioni di comprensione qui hanno un senso. Mi allontano, non mi accorgo che qualcuna mi sta osservando, tranquilla, le ferite ormai rimarginate da tanto tempo, una forza di tale portata che intimidisce, una testimone diretta dell'ecatombe, l'ultima sopravvissuta all'infinita, assurda giostra del dolore. Poi una sensazione, mi volto e la vedo, riesco a salutarla, ora riesco a sorridere, ora riesco a respirare... All'orizzonte si staglia una piccola nuvola, sembra quasi abbia la forma di un cuore, chissà mi dico, forse anche le nuvole vogliono chiederti scusa...
Olmo 25 febbraio 2016

Gli ospiti non umani di Agripunk hanno tante storie da raccontare, qui di seguito la storia di Scilla un torello riuscito a scappare dalle grinfie dei suoi aguzzini, è fuggito da una nave gettandosi in mare, una nave che trasportava bestiame nel mar mediterraneo, il torello si è buttato in mare fra Scilla e Cariddi nello Stretto di Messina, ecco la sua storia...

Regalo di un fratello per Scilla di Olmo Vallisnera

BUIO.
FREDDO.
NON RESPIRO, MI MANCA L'ARIA, AIUTO!
Vicino a me centinaia di fratelli, sorelle che piangono, urlano, si schiacciano fra di loro, perche?

Perchè rinchiusi al buio, incatenati, percossi, umiliati, perche?
Devo respirare, sono giovane non voglio morire.
Alcuni compagni cercano di fare scudo ai più deboli, prendono le bastonate al posto loro, non si piegano, dove la trovano la forza, loro stessi imprigionati senza colpa.
Nel buio più totale il sangue, l'odore del sangue è insopportabile.
Mi giro e cerco di abituare gli occhi all'oscurità... ecco!
Un barlume di luce.
Devo farmi forza, devo avvicinarmi a quella luce a quell'ossigeno, a quell'ultimo ossigeno.

Cerco di attraversare quel corridoio infinito di corpi, scavalco il dolore, la rassegnazione alla violenza, metro dopo metro.
Ora sono vicino, la luce penetra nella mia carne, sento l'aria, pulita, sa di sale.
Un uomo scende le scale e apre un cancello per depositare dei secchi, si volta, va via.
Ha lasciato il cancello aperto!
Forza vai

Salgo faticosamente le scale e a un tratto sono all'aperto.
Davanti a me un oceano di acqua, mamma mia che paura e ora?
.
Vedo degli uomini che corrono verso di me, e ora?
Gli uomini si avvicinano, hanno la bava alla bocca, sono arrabbiati, ormai pochi metri.
Poi tutto cambia.

Il comandante sorridendo sarcastico sibila
.
L'acqua è fredda, faccio fatica a nuotare ma sono giovane, non devo cedere.
Non avevo mai visto tanta acqua, non so dove andare, mi sento stanco ma devo allontanarmi al più presto, morirò ma morirò libero.
Ore a nuotare nella corrente gelida, in mare aperto, l'acqua che penetra nelle narici, in bocca, il sale che brucia sulle ferite ma devo nuotare, devo allontanarmi.
Sento un rumore che cos'è? noo! una barca, mi hanno trovato.
Uomini mi legano, mi trascinano, rumore di motori e poi la costa.
Non riesco a camminare, sono distrutto, lasciatemi qua, mi gira la testa.
Un rumore sordo, il giovane crolla sull'asfalto del molo, sfinito.
Albe e tramonti si susseguono.
Perchè non mi uccidono?
Ormai sono mesi che mi tengono qui.
Ogni tanto vedo degli umani che si avvicinano, non mi colpiscono con il bastone, mi piace questa cosa, ma chi sono?
Ore, giorni, mesi e poi qualcosa cambia.
Oggi vedo dei gran preparativi, non capisco cosa succede, ma intuisco che vogliano portarmi da qualche parte.
Rumore di strada, l'aria entra dall'alto, un'aria fresca chissà dove mi portano, ho paura.
Poi il motore si ferma, sento chiaccherare fuori, si apre il portone e vedo degli umani che mi guardano.
Scendo e ho l'impressione che non sia in pericolo, comunque aspetto per sicurezza, male che vada corro.
Qualcuno si avvicina, una carezza, un sorriso, mamma mia che bello!
Non avevo mai sentito una carezza, ma chi siete?
Perchè voi non mi picchiate?
Mi addormento, esausto.
La mattina dopo è diversa dalle altre, da tutte le altre.
Sento un profumo di erba bagnata, sento allegria, sento tranquillità.
Vedo che ci sono altri miei fratelli e sorelle che stanno bene, ma dove sono?
Vi prego non prendetemi in giro, ditemi dove sono?
Una carezza mi calma e poi un'altra, mi piacciono le carezze.
Vedo delle lacrime scendere da chi mi sta vicino, occhi belli, profondi, come i miei.
Guardo queste persone che mi parlano sottovoce, mi parlano d'amore, mi trasmettono pace, finalmente pace e piango anch'io.
Piango tutte le lacrime che ho trattenuto in mare, le lacrime dei miei fratelli e delle mie sorelle. Ancora devo capire dove sono, ma una cosa l'ho capita, qui sono in salvo, potrò crescere, giocare, vivere...
Scilla è salvo.
Salvato da esseri umani che guardano l'orizzonte con occhi puliti.
Il rispetto e la determinazione alle volte, alcune volte hanno la forza di attraversare oceani e volare sopra colline liberate.
Grazie ragazz*, grazie.
Olmo

1 Febbraio Scilla finalmente libero di Desirèe

Sono passati 4 mesi dall'arrivo di Scilla al nostro rifugio.
Un mese per abituarci alla reciproca presenza, gli altri 3 per aspettare la conferma della riuscita della castrazione.
Conferma arrivata e quindi scongiurato qualunque rischio di avversità, conflitto oppure semplicemente scongiurati eventuali accoppiamenti indesiderati.
Niente più si intrometteva quindi tra lui e il resto della banda.
Così il 1 febbraio 2017, si aprivano i cancelletti della zona di ambientazione e Scilla finalmente si univa alla mandria e al gregge correndo come un matto sotto la pioggia, come un ragazzino felice di uscire finalmente a giocare con gli amici.

Lui è stato il nostro chiodo fisso per tanti mesi... da aprile 2016 quando, appena letta la sua storia, abbiamo immediatamente contattato tutt* per chiedere che venisse risparmiato e mandato da noi... con tutti gli alti e bassi, le difficoltà, il tempo che passava e lui lì che aspettava.
Chissà se lo sapeva che ogni giorno pensavamo a lui, chissà se si rendeva conto di aver dato, con il suo gesto disperato, nuova forza a così tante persone.
Chissà anche cosa ha pensato dopo le lunghe ore di viaggio fino a qui, quando ha visto cosa e chi lo attendeva fuori da quel recinto di ambientazione, antipatico quanto necessario.
Chissà se capiva quanto rispetto nutrivano per lui coloro che gli si presentavano davanti.
Lui così fiero ma alla fin fine così tenero... stiamo pur sempre parlando di un cucciolone travolto da una serie di eventi così strani da far girar la testa a chiunque.
Di sicuro sappiamo cosa pensa ora o almeno lo possiamo intuire dal suo sguardo, cambiato così tanto nel giro di pochi minuti.
Lui se lo sentiva che era il momento... da giorni ci dava segnali abbastanza espliciti e ce lo chiedeva!
Lo abbiamo quindi, ascoltato di nuovo e abbiamo aperto l'ultima "gabbia" della sua vita.
Ora è davvero libero, insieme a tutt* le/gli altr* abitanti del pascolo che l'hanno accolto davvero come un principe e con lui noi tutt*, che finalmente riusciamo ad assaporare l'essenza vera della sua liberazione o forse, l'essenza vera della liberazione stessa.
Non è forse un caso che oggi, a 22 anni dalla morte di Jill Phipps investita durante un presidio da un camion che trasportava vitelli per la macellazione, si senta così forte la necessità di assaporare davvero la libertà.
Quella libertà che lei non ha più, quella libertà per la quale tanto ha lottato, quella libertà per la quale è morta.
La libertà di Scilla la dedichiamo a lei.

Ancora sul torello Scilla un articolo di Pagine Vegan:
Il torello Scilla è sano e salvo e noi siamo nell’Antropocene

Scilla, un eroe del nostro tempo

Erano i primi dell’aprile scorso quando ci giungeva la notizia di una “mucca” scoperta a nuotare nello Stretto di Messina. Ci sarebbero volute parecchie ore per saperne di più e soprattutto seguire a distanza il suo salvataggio. Il torello, come poi si è rivelato, veniva da una nave da trasporto che lo avrebbe dovuto consegnare alle sponde opposte del Mediterraneo insieme ad altri compagni al solito capolinea; il veterinario che lo ho visitato sul molo dopo il salvataggio aveva rilevato la presenza del microchip e quindi c’era la possibilità che il giovane, adesso di nuovo in mano degli uomini, dovesse riprendere il suo tragico viaggio. Grazie a Resistenza Animale, ad Agripunk, a Enpa Sicilia e Nazionale, e anche alle migliaia di persone che hanno attivato il mail bombing verso le autorità competenti affinché si convincessero a dare in adozione il vitello, subito battezzato Scilla, oggi Scilla è un animale libero.
È appena arrivato ad Agripunk che l’ha chiesto tempestivamente in adozione; è stato accolto nel rifugio “per tutti gli animali” situato in provincia di Arezzo, ex sede di un allevamento intensivo di tacchini e oggi punto di riferimento della cultura equispecista. Da oggi Scilla condurrà la sua vita in libertà, insieme ad altri animali salvati dal macello e vivrà, speriamo, lunghissimi anni; forse ci regalerà, come capita a molti animali nei rifugi, sprazzi del suo carattere e della sua personalità, aiuterà altri compagni,sarà un leader o un timidone… Abbiamo speranze riposte in lui! Il coraggio di Scilla, la sua voglia di libertà non possono che esserci d’insegnamento e di ispirazione.

mercoledì 20 settembre 2017

Siamo tutt* Terrestr*! - Ideologia e pratica antispecista


Se dovessi rispondere alla domanda:
Che cos'e' l'ipocrisia?
e in una sola parola rispondessi: Conformismo, verrei subito compreso.
E allora mi dico, perchè quando mi chiedono:
Che cos'è la democrazia?
e io rispondendo:
È doppiezza, non vengo compreso?
Eppure questa seconda risposta è semplicemente la prima trasformata.

(appunti su J.P.)

Siamo tutt* Terrestr*! - Ideologia e pratica antispecista



Premettiamo che è più semplice fare antispecismo che parlarne, ma considerando il momento storico che stiamo attraversando è il caso di mettere in chiaro alcuni punti fondamentali, imprescindibili per poter definire al meglio il concetto stesso di antispecismo. Prima di tutto però è necessario chiarire che cosa sia lo specismo e, conseguenzialmente, l'antropocentrismo. Si può dire che lo specismo è figlio di quella cultura antropocentrica che pone l'essere animale umano come specie dominante sul pianeta e su ogni specie vegetale e animale presente sulla Terra. Una cultura del dominio che porta la maggior parte delle persone a sentirsi libere, disinteressate o inconsapevoli, di segnare, direttamente o indirettamente, la morte di quelle specie animali ritenute inferiori rispetto all'animale umano, e quindi sacrificabili per ragioni di gola, guadagno, cultura. Questa convinzione è stata rafforzata da quel fenomeno di delega che, soprattutto dopo la rivoluzione industriale, ha portato il consumatore a vivere con distacco ciò che si cela realmente dietro a quei processi produttivi che causano devastazione ambientale, sfruttamento animale, oppressione dei popoli.
Una strategia molto cara all'industria, che si tratti di piccola o grande produzione, che punta a deresponsabilizzare il consumatore che in questo modo non percepisce il peso che hanno le proprie scelte quotidiane e quanto egli possa fare la differenza, che si tratti dei delicati equilibri ambientali o della libertà di altri esseri viventi.
Per questo "siamo tutt* terrestri", perché l'essere animale umano è una delle tante specie che la Terra ospita, un pianeta che deve essere concepito come il primo, grande, essere vivente che è nostro compito preservare e tutelare, nel rispetto delle altre specie vegetali e animali, senza l'arroganza e quell'egocentrismo di specie che ci fa ergere a dominatori di territori e giustizieri di altri esseri viventi.
A prescindere dalla specie di appartenenza, siamo tutt* figl* e ospit* dello stesso pianeta, appartenenti a quel mondo animale di cui anche l'essere umano fa parte, non come dominatore, ma come uno dei tanti tasselli che devono incastrarsi tra loro per determinare quella convivenza pacifica che garantisca a ogni essere vivente pari libertà e diritti.
L'antispecismo è cultura, pensiero, azione e soprattutto rispetto; è un modo di percepire, concepire e agire, una scelta che pone come principi il rispetto della vita in senso assoluto, la parità e la libertà di ogni essere vivente.
L'antispecismo non è un traguardo, ma un percorso da sviluppare e nutrire ogni giorno, che parte dal veganismo e da quella scelta nonviolenta da applicare a ogni nostra azione quotidiana.
L'antispecismo è liberazione animale, umana e della Terra, tre aspetti che non possono prescindere gli uni dagli altri.
L'antispecismo non è solo animalismo e non deve neanche essere concepito come tale, in quanto l'animalismo spesso si riduce a un'espressione di lotta limitata, specista e in alcuni casi anche fascista, che per queste ragioni spesso risulta controproducente ai fini della liberazione terrestre.
Il percorso antispecista deve condurre a concepire la liberazione totale, che non sarà mai auspicabile se si conducono le lotte in maniera settaria: auspicare la liberazione animale senza quella della Terra porta gli animali graziati dai luoghi di sfruttamento a essere introdotti in un ambiente che ad oggi è soffocato da cemento e industrie, avvelenato da sostanze chimiche e idrocarburi, dove le aree verdi sono sempre più rare. Quindi quanto si può veramente parlare di liberazione?
Al giorno d'oggi, nella società per come è costituita in questo momento, non è possibile definirsi antispecisti. È importante comprendere quanto questo sia un percorso che dura tutta la vita e che deve portare nel quotidiano a domandarsi cosa poter fare per essere meno impattanti del giorno precedente.

Anche se ad alcuni la seguente affermazione potrebbe non piacere, è doveroso precisare quanto l'antispecismo sia politica, ma non quella alla quale siamo abituati e ci hanno voluto abituare, bensì la politica dal basso, svincolata da ogni forma partitica e istituzionale, fatta dalle persone attraverso ogni scelta quotidiana.
Per questa ragione è altrettanto importane specificare, anche se non dovrebbe essercene bisogno, che l'antispecismo è antifascismo, in quanto rappresenta la quadratura del cerchio, l'evoluzione e l'unione naturale di tutte quelle espressioni di lotta che combattono le varie forme di discriminazione: antirazzismo, antisessismo, antiomotransfobia etc.
Questo va precisato, perché troppo spesso vengono espressi pensieri quali "per gli animali va bene tutto", "agli animali non importa il colore della bandiera". Gli animali non umani hanno tutto il diritto di non interessarsi a questi aspetti, ma chi abbraccia, sostiene e porta avanti idee antispeciste invece sì.
Lottare per la liberazione animale trascurando o, peggio ancora, calpestando le altre lotte, disinteressandosene o ritenendole di secondaria importanza, significa alimentare quella stessa ideologia specista che l'antispecismo deve invece combattere.
Un percorso, quello antispecista, che non deve assolutamente essere imposto né dall'alto né dal basso, bensì intrapreso attraverso il risveglio delle coscienze, un processo stimolato dall'informazione, dalla diffusione della verità, quella che troppo spesso viene celata da chi lucra grazie alla permanenza di una società specista.

Per la stessa ragione l'antispecismo rifiuta ogni forma di istituzione e gerarchia: auspicare la liberazione attraverso l'approvazione di leggi è una strategia fallimentare quanto pericolosa.
Imporre la liberazione animale attraverso l'approvazione di leggi può apparire come un atto di fascismo e oppressione che non ha nulla a che vedere con il concetto stesso di liberazione.
Si tratta di un approccio fallimentare perché, oltre al fatto che le leggi si fanno e si disfano ogni giorno, l'aspetto più pericoloso è rappresentato dal fatto che la liberazione animale non è avvenuta per una reale presa di coscienza del problema da parte della società, ma attraverso un'imposizione dall'alto che di fatto non cambia la mentalità delle persone.
Non sono le lotte a breve termine che conducono alla liberazione, ma un percorso di informazione e dialogo costante che porti ad un cambiamento solido e duraturo, basato su idee pure, non su imposizioni né tantomeno da trampolini elettorali.

Come ogni movimento che si rispetti, anche quello antispecista sta già subendo quel processo di mercificazione tanto caro al mercato e all'industria che punta a svuotare la lotta di ogni principio e valore, riducendola semplicemente a una moda, nel tentativo di assicurarsi sempre nuovi consumatori.
Un esempio su tutti può essere l’opera di mercificazione subita dal movimento punk del ’77, al quale siamo molto legati, che aveva la sua espressione vegetarianista e antimilitarista, e che non è morto quando i Clash hanno firmato per un’etichetta come molti potrebbero sostenere, ma quando i suoi simboli sono stati svuotati di ogni valore e principio.
Parliamo di spille da balia e borchie che ad un certo punto sono state strumentalizzate dalla moda e applicate su vestiti eleganti e articoli figli di quel capitalismo che il punk rifiutava.
Questo è solo un esempio per spiegare quanto il movimento antispecista sia già soggetto a tale processo di mercificazione, ancor prima di aver potuto esprimere a pieno i suoi valori e la sua identità.
Il fatto che icone dello sfruttamento globalizzato come McDonald’s, Granarolo, Cremonini (che per chi non lo sapesse è il primo produttore di carne di manzo in Italia, se non in tutta Europa, fornitore dello stesso McDonald’s e dei principali supermercati, proprietario della catena Chef Express e Road House) introducano sul mercato scelte alimentari definite vegan, da un lato denota la paura di queste super potenze che temono di perdere papabili clienti, dall’altro è un subdolo tentativo di ridurre la lotta a una mera scelta alimentare e di guadagno.
L’obiettivo dell’antispecismo non è quello di veganizzare l’industria, quanto piuttosto di prendere sempre più le distanze da essa, tornando al piccolo, a un commercio più sostenibile sotto ogni aspetto, basato sul chilometro zero, sulla stagionalità, sul prepararsi le cose a casa, sullo scambio, un ritorno alla natura, insomma.
Il veganismo non deve ridursi alla ricerca spasmodica di surrogati industriali che sostituiscano gli alimenti di origine animale; non si tratta di una dieta o di una scelta alimentare, ma di un atto di rifiuto nei confronti di quelle dinamiche di sfruttamento messe in pratica dall’industria – la cui base alimentare è solo una parte, conseguenza di idee e valori – e che quindi non può e non deve scendere a compromessi con essa.

L’antispecismo prima di tutto deve essere un percorso quotidiano da fare su se stessi, un miglioramento quotidiano alla ricerca di una sostenibilità ambientale e sociale sempre più spiccata, perché non si può pretendere di elargire informazioni e al tempo stesso risultati se innanzitutto non si è coerenti con se stessi.
La pretesa e l’imposizione sono due aspetti che vanno dimenticati; le caratteristiche dell’attivismo antispecista devono essere umiltà, pazienza e immedesimazione.
Umiltà, perché nessuno nasce antispecista, perché bisogna sempre ricordarsi che non si fa attivismo per sfogare le proprie frustrazioni, per ingrandire il proprio ego né per ragioni di protagonismo. Non si lotta per se stessi, ma per la vita di altri esseri viventi la cui libertà è determinata anche dall’efficacia e dalla serietà con cui si conduce l’attivismo.
Pazienza, perché ognuno ha bisogno dei propri tempi per fare le giuste riflessioni; c’è chi può essere stimolato da un aspetto piuttosto che da un altro, e pazienza, perché spesso capita di ricevere insulti e a volte anche qualche alzata di mano alle quali bisogna rispondere con indifferenza.
Immedesimazione, perché è indispensabile ricordare che, anche se si è intrapreso il percorso antispecista, anche noi in passato abbiamo commesso errori che adesso riteniamo abominevoli, ma che non sono cessati ricevendo insulti, subendo giudizi o vedendosi puntare il dito contro.

La cultura della nonviolenza (fisica, verbale, psicologica e comunicativa) deve essere il mezzo attraverso il quale diffondere quell’informazione pulita che conduce al risveglio delle coscienze, a comprendere che il cambiamento è nelle proprie mani e che il futuro non è scritto!
Fonte: Earth Riot

E per gli smemorati e per chi lo ha dimenticato o rimosso:


Vi spiego cos’è il fascismo e perché non è un’opinione meritevole di tutela e rispetto



Il termine fascismo deriva dai “fasci” (in latino fascis) di combattimento fondati nel 1919 da benito mussolini. Il riferimento era ai fasci usati dagli antichi littori come simbolo del potere. L’ascia presente nel fascio simboleggiava il supremo potere di vita o di morte, mentre le verghe erano simbolo della potestà sanzionatoria, e materialmente usate dai littori per infliggere la pena della fustigazione.

Già dall’etimolgia, si possono dedurre facilmente alcune di quelle che sono le peculiarità dell’ideologia che sta alla base del fascismo: il culto di Roma, il culto della giovinezza, il culto della nazione, il culto della violenza e il “principio del capo”, che prevede una concezione gerarchica e piramidale del mondo (che esalta l’obbedienza, anche cieca, irrazionale e totale).

Il fascismo, sul piano ideologico, è anticapitalista, populista, fautore della proprietà privata e della divisione della società in classi, è antiborghese, antidemocratico e ostile alle istituzioni liberali e parlamentari.

Sul piano politico, fu un regime di carattere totalitario che fondava il proprio potere sull’uso della violenza e della repressione – anche tramite un costante richiamo all’odio, al disprezzo e alla denigrazione – verso i partiti e i movimenti antifascisti o antinazionali (comunisti, neutralisti, bolscevichi, pacifisti, democratici).

Durante il ventennio, il partito nazionale fascista divenne l’unico partito ammesso; il capo del governo doveva rispondere del proprio operato solo al re e non più al Parlamento; tutte le associazioni di cittadini dovevano essere sottoposte al controllo della polizia; gli unici sindacati riconosciuti erano quelli fascisti: erano proibiti scioperi e serrate; le autorità di nomina governativa sostituivano le amministrazioni comunali e provinciali elettive, che venivano quindi abolite; fu instaurato il confino per gli antifascisti e reintrodotta la pena di morte per punire coloro che avessero attentato alla vita o alla libertà della famiglia reale o del capo del governo e per vari reati contro lo Stato.

Sotto il regime mussoliniano, tutta la stampa era sottoposta al controllo del governo e veniva censurata qualora riportasse contenuti anti-nazionalistici e/o di critica verso il governo; fu instaurato infatti un controllo sistematico della comunicazione e, in particolare, della libertà di espressione, di pensiero, di parola, di stampa; venivano inoltre represse la libertà di associazione, di assemblea e di religione.

Il regime mostrò grande interesse anche per le tecniche di formazio­ne e manipolazione del consenso: oltre la stampa, scuola, università, cinema, organizzazioni sportive e dopolavo­ristiche vennero integralmente “fa­scistizzate” (decisiva fu, in questo senso, la politica religiosa, culmina­ta con la stipula dei patti lateranen­si tra del 1929).

Nel 1938 il fascismo aderì alla legislazio­ne razziale antiebraica tedesca (che perseguitò anche omosessuali e zingari). Le leggi raz­ziali non furono solo il segno della subalternità italiana nei confronti del nazismo, ma anche l’apice dell’espressione della cultura antidemocratica e an­tiegualitaria di tutta l’ideologia fascista.

Poi seguirono la guerra e le persecuzioni: milioni di morti sotto i bombardamenti e dentro i campi di concentramento. La devastazione. L’orrore. L’annichilimento della natura umana.

La nostra Costituzione, scritta e votata all’indomani della fine della guerra e della caduta del fascismo, è il frutto di un importante compromesso, politico e culturale. Un “compromesso” che nasceva dall’esigenza di scongiurare il ripetersi degli errori (e degli orrori) appena commessi, e di inaugurare l’ingresso dell’Italia in una nuova era, fatta di Libertà, Eguaglianza, Giustizia e Democrazia.

L’art. 21 infatti, in vista di questo grande progetto, sancisce a chiare lettere la libertà di pensiero, di espressione e di stampa; libertà che frequentemente e a sproposito vengono invocate a tutela del diritto di rivendicare la propria fede e appartenenza all’ideologia fascista, o comunque, a una cultura che ne ricalca peculiarità e caratteristiche.

Ebbene, credo che il fascismo, come forma di governo, e soprattuto come ideologia, non rappresenti un’idea meritevole di rispetto.

“Essere fascisti” non è un’opinione, bensì una deviazione, culturale e politica, che racchiude in sé aspetti pericolosissimi: sia nelle intenzioni (teoriche), sia nelle possibili conseguenze (concrete). Come la storia insegna, a chi l’ha studiata.

Non è un caso, dunque, che i Padri Costituenti abbiano inserito, tra le disposizioni transitorie e finali della nostra Legge Fondamentale, il divieto di riorganizzare, sotto qualsiasi forma, il disciolto partito fascista, proibendone l’apologia e il proselitismo. Impedendo così la nuova diffusione di un’ideologia che, come un virus, porta con sé un immenso carico di odio, violenza, razzismo, disuguaglianza e morte.

Francesco Giamblanco

Ps: maiuscole e minuscole non sono messe a caso.

lunedì 18 settembre 2017

Giornata Mondiale per la Fine dello Specismo. Roma, noi c'eravamo!

Con Lara Vicovaro, Silvia Silvietta Raponi, Gianluca Esposito
L'insostenibile leggerezza dell'orrore

Maiali costretti in gabbie di contenzione senza luce, pulcini tritati dai nastri trasportatori, galline ammassate in capannoni di umido cemento, topolini soffocati in camere a gas, oche inchiodate con le zampe a tavole di legno, vitelli che passano dalla prigione al macello senza aver mai visto un prato, cavalli appesi a ganci di acciaio. Non individui, cose, pezzi. E poi loro, i fortunati. Giraffe ridotte a ombre disperate, elefanti obbligati a sedersi su sgabelli idioti, delfini imprigionati in minuscole vasche da bagno, leoni frustati da cinghie di cuoio e borchie, scimmie colpite da pungoli elettrici. Gli ultimi animali, gli altri, superstiti di una moltitudine che riempiva festosamente la terra, sono ridotti a un’eterna notte.
Olmo Vallisnera e il giovane B.


Sabato 16 settembre a Roma Piazza del Pantheon, si è svolta la giornata mondiale per la fine dello specismo, eravamo in tanti, qui di seguito le testimonianze di questa importante giornata, la fine dello specismo sarà possibile se saremo sempre in una comunicazione empatica con gli animali, tutti gli animali di tutte le specie, è fondamentale frequentare e conoscere gli animali salvati dagli allevamenti e dai macelli, Agripunk è uno di questi, ma Agripunk è ancora più importante, poichè si tratta di un rifugio ex allevamento intensivo del fantomatico "Mister parola di Francesco Amadori", venerdì prossimo 22 settembre avrete occasione di partecipare alla cena benefit a favore di Agripunk, saranno presenti David e Desirèe fondatori del rifugio i quali vi racconteranno la storia di questo luogo magico...
Vi invito a partecipare e condividere (qui sotto trovate i riferimenti su Facebook)




Giornata Mondiale per la Fine dello Specismo - Wodes Italia

I concetti di specismo, dominio, oppressione, schiavitù hanno raggiunto chi era in piazza.
Concetti guardati attraverso diverse prospettive ma tutte indirizzate a veicolare un messaggio di giustizia e liberazione.
Si sono susseguite emozioni diverse, alcune filtrate dalla razionalità e razionalizzazione, altre direttamente rivolte alla parte più intima dell'animalità umana.
Abbiamo visto scendere lacrime inaspettate.
Abbiamo sentito possibile il cambiamento.
Molti corpi che veicolavano un unico messaggio.
Grazie a tutti, è l'inizio di un percorso insieme.


Gli interventi degli altri relatori sulla pagina dell'evento:

Alcune foto realizzate da Marco Cioffi:































sabato 16 settembre 2017

SIAMO DONNE!




Occhi di bosco

Ti ho sentita arrivare, dolce creatura, 
prufumo di lavanda inebriante e assassino
ti ho sentita arrivare e mentre ti avvicinavi, 
sapevo che mi avresti trovato.
Sei tu il mio respiro, destino lontano, 
desiderio inespresso ti ho sentita arrivare 
avvolta nel nero mantello, 
occhi di bosco, nettare di acacia non temere, 
getteremo quel mantello per terra.
Piccola libellula dal sapore di salsedine, 
lo getteremo per terra.
Sei tu quella che stavo aspettando, 
lontana guerriera, amazzone solitaria
mentre ti avvicinavi, sicura verso di me, 
il mio cuore ferito si confortava.
Seduto ad osservare il disgelo da una sedia marcia, 
ho costruito il dolore quando ti ho sentita arrivare, 
passi leggeri, desiderio antico.
Appoggia la testa sulla mia spalla, 
le piccole perle degli occhi, lasciale scorrere
fuori da finestre spalancate 
su solitudini profonde come abissi, ti ho amata.
Ti ho sentita arrivare, salivi sentieri impervi, 
rocciosi come la mia pelle
ti ho sentita, le labbra accese, 
stella di foresta sapevo che mi avresti trovato.
Ma le stelle lo sai, prima o poi muoiono, 
le meraviglie le avrai solo oggi
sei tu quella che stavo aspettando, 
questa volta non illuminare il cielo, 
brucia solo me.



SIAMO DONNE!
Non siamo "cagne", siamo LUPE.
Non siamo "gatte morte", siamo FELINE.
Non siamo "porcelline", siamo CINGHIALESSE.
Non siamo addomesticate, siamo indipendenti.
Non siamo il sesso debole, siamo il sesso che accoglie, matura e dona la vita.
Niente a che vedere con "casalinghe disperate" o "donne in carriera uominizzate", sentiamoci libere di scegliere dove indirizzare la nostra autorealizzazione senza affibbiarci aggettivi che non ci appartengono.
Siamo isteriche, uterine! Si, perchè abbiamo un utero all'interno di noi.
Siamo lunatiche! Si, perchè abbiamo un ciclo interno sintonizzato con le fasi lunari.
Ridiamo valore a parole come MESTRUAZIONE perchè è grazie al suo flusso che è possibile la procreazione.
Questo sangue che è ROSSO, non trasparente pipì o azzurrino carino come mostrano le campagne pubblicitarie da cui siamo bombardati.
Non vergognamoci di andare in MENOPAUSA e quindi invecchiare, riposare.
Pure come delle vergini, piene di cure come le mamme, sensuali come le incantatrici e intuitive come le streghe.
Riconosciamo la nostra ciclicità come privilegio, siamo consapevoli dei nostri cambiamenti d'umore, rispettandoli. Facendo e donando quando siamo piene di energie, rallentando e chiedendo protezione quando siamo scariche.
Prendiamo atto delle nostre origini e riaccendiamo il calore della SORELLANZA .
Dea, maga, cosmeta, erbaria, sacerdotessa, vestale, alchimista, strega...che fine ha fatto e che fine le stiamo facendo fare?
Abbandonata ad ogni "è una puttana/suora/fregna moscia" , nascosta se "ho le mie cose/sono indisposta", allontanata quando non siamo in contatto col nostro corpo, uccisa continuamente da violenze fisiche e psichiche, da nomignoli detti in tono scherzoso e/o di disprezzo. Ricordiamoci che le parole hanno valore!
Tutto questo nasconde in realtà una fortissima ignoranza data dalla disinformazione e volontà di controllo da cui dobbiamo uscire.
E' importante...SIAMO DONNE!

venerdì 15 settembre 2017

CAMBIAMENTI CLIMATICI E CONSUMO DI CARNE



Liberazione totale

Se per politica s'intende quel carosello ridicolo, plastificato dai seggi di individui mediocri che trasportano la loro spada spuntata attraverso corridoi illuminati da riflettori ipocriti e piastrellati di marmo, estratto dagli schiavi, con in fondo troni di seta democratica e sangue degli oppressi, allora noi non siamo nè politica nè politicizzati. Se viceversa la politica è intesa come lo scardinamento, la liberazione totale di tutte quelle prassi violente di mercificazione dell'essere umano e degli altri animali, di tutte quelle consuetudini quotidiane che complici moltiplicano sofferenza e torture allora noi siamo politici, di più, la politica fa parte del nostro cammino inscindibile dal nostro essere. La vita stessa diventa politica che combatte un sistema generatore di inganni che maschera la continua perpetuazione di dolore e morte.




CAMBIAMENTI CLIMATICI E CONSUMO DI CARNE
Franco Libero Manco

Non ci vuole un genio per capire che il nostro limitato pianeta non può metabolizzare la progressiva antropizzazione dell’uomo, l’inquinamento che produce e la crescita esponenziale della popolazione. Le metropoli invadono la natura e la conseguente cementificazione riduce a vista d’occhio gli spazi verdi vitali. Le porzioni della “torta” da dividere si fanno sempre più esigue e solo i furbi e i “predatori” riescono a farla franca. Ma per quanto?
La terra è ammalata e a farla ammalare è la specie umana che come un cancro distrugge l’ambiente in cui vive. E così avveleniamo la terra con la chimica, inquiniamo l’ambiente, sventriamo le montagne, deprediamo i mari, e come se non bastasse bruciamo i boschi. Le prospettive sono allarmanti e quello che si sta verificando è solo l’inizio di un’era contro cui l’umanità si troverà a combattere per sopravvivere. Se non ci sarà una forte volontà politica a livello globale di invertire la rotta, ed una presa di coscienza individuale, occorre prepararsi al peggio, rassegnarsi a siccità sempre più roventi, a sbalzi climatici e a conseguenti frequenti inondazioni. Ma la vera rivoluzione può venire solo dalla massa attraverso la responsabilità individuale che deriva dalle scelte quotidiane.
Il problema del cambiamento climatico è ormai tema di continue quanto sterili dissertazioni televisive. Anche se l’ONU afferma che gli allevamenti producono il 14,5% delle emissioni globali di gas nocivi per l’ambiente, cioè un quarto dei gas serra, e che eliminando dalla nostra dieta carne, pesce e derivati si ridurrebbero del 70%, della principale causa del problema nessuno ne parla, come ci fosse un tacito accordo comune a non menzionare in alcun modo l’industria zootecnica principale responsabile dell’inquinamento globale perché richiederebbe la messa al bando della bistecca; nessuno dice che per la produzione di un solo kilogrammo di manzo necessitano circa 50.000 litri di acqua potabile, di 7 litri di petrolio, 15 kg di cereali, che vengono distrutti 12 mq di foresta, che genera 36 kg di anidrite carbonica, e che assorbe energia quanto un’automobile per 40 km. Praticamente solo l’industria zootecnica inquina più di tutti i mezzi di trasporto del pianeta: automobili, aerei, navi e treni compresi. Ma pare che i mangiatori di animali preferiscono morire che rinunciare alla bistecca.

mercoledì 13 settembre 2017

I sogni son desideri.......di felicità



LA VERA SCIENZA DELLA NUTRIZIONE
Alcuni nutrizionisti sono soliti rivendicare l’esclusività scientifica delle loro argomentazioni, mentre ciò che muove noi vegani è l’aspetto etico del problema; come se l’etica fosse una componente del tutto trascurabile mentre dovrebbe mettere in secondo piano qualunque assioma scientifico ed essere il fulcro decisionale di ogni popolo civile.
La medicina convenzionale usa somministrare carne e formaggi a pranzo e a cena negli ospedali agli ammalati di cancro (principale causa di malattia) e trascuraclamorosamente i risultati scientifici di 22 esperti dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, provenienti da 10 paesi diversi e gli 800 dossier arrivati da ogni parte del mondo messi a punto negli ultimi 20 anni. E in fatto nutrizionale ha osteggiato per secoli ciò che oggi consiglia, come il consumo di frutta e verdura crude e per duemila anni ha negato qualunque relazione tra tipo di alimentazione e malattia. Ma per noi vegani la vera scienza è solo quella che cerca le cause della malattia e che considera l’individuo nella sua interezza fisica, mentale, emozionale e spirituale.
Noi riteniamo che la vera scienza nutrizionale sia solo quella che fa riferimento alle leggi naturali, alla scienza di Ippocrate e agli Istituti più accreditati, aggiornati e indipendenti che in fatto nutrizionale raccomandano un’alimentazione totalmente vegetale. Sono i risultati concreti che contano: la scelta vegan consente di essere immuni alla gran parte delle malattie e di conservare una salute eccellente. E crediamo che la nostra visione sia nel giusto perché benèfica per l’uomo, per gli animali, l’ambiente, il Terzo Mondo, l’economia.

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Nel ricordarti l'evento che si svolgerà a Roma il 22 settembre al quale ti invito a partecipare, (qui sopra trovi i riferimenti su Facebook), ti invito a leggere questo sconvolgente articolo di Olmo Vallisnera sulla Walt Disney, premetto che fin dalla tenera età mi sono nutrito di pane e Topolino, Paperino, Gastone, Nonna Papera, Pippo, Pluto e soprattutto Paperoga con il suo gatto Malachia mi hanno praticamente svezzato al piacere della lettura, ma dopo aver letto le nefandezze e le soverchierie praticate da questa orripilante multinazionale soprattutto sui bambini e gli adolescenti, mi guarderò bene da riprovare a leggere un qualsivoglia fumetto edito dalla Walt Disney, leggi e informati:

I sogni son desideri.......di felicità (Olmo)

Ieri parlavo di "libertà di impresa", e come i due termini siano agli antipodi. Ecco questa è la pura libertà di impresa. Uscirà a breve l'ultimo film della Disney e la multinazionale dei "sogni son desideri" sta già concludendo accordi con McDonalds e il governo cinese. Aumento (numero di unità) dei prodotti e apertura di nuove fabbriche-lager. E in italia? Beh, da noi il biglietto del cinema sarà gratuito per i bimbi sotto i 12 anni. Che teneri, filantropi meravigliosi, menager sensibili e altruisti. Forza signori! tutti al cinema, è in arrivo la nuova cenerentola digitale.
Viva la libertà di impresa che ci dona serene sere in famiglia...

La Walt Disney Corporation è una delle multinazionali più potenti di questo pianeta. La bella e la bestia Disney ha costruito il suo impero sui fumetti di Paperino e Topolino e da bravi Paperon dè Paperoni i manager di Disney hanno le mani su molti dei settori strategici dell'economia a partire naturalmente dal settore dei media e della comunicazione per estendersi un pò ovunque dall'industria tessile a quella edilizia. Purtroppo (Ironico, ma c'era da pensare il contrario?), in tutti questi settori dove domina Walt Disney Corporation vi è un monopolio totale, così ad esempio nel campo della comunicazione e della rete internet manipola l'utilizzo di questi media non come attualmente, in parte gestito, ma mutuandolo dal modello televisivo dove emettitore del messaggio (la classe dominante dei ricchi) e ricettore (ossia il branco confuso che deve essere indottrinato dalla propaganda) siano ben distinti. Non per niente è alleata con Microsoft e per un certo periodo di tempo si poteva accedere al suo sito solo con il browser di Microsoft. Sempre riguardo alla rete, Disney, naturalmente dalla sua posizione di dominio assoluto del mercato dei prodotti per la famiglia, sostiene chi vorrebbe "regolamentare" i contenuti della rete a misura dei bambini. Già abbiamo una televisione per lobotomizzati, non solo, vorrebbero imporre ovunque il mai fuori moda Produci Consuma Crepa (per la cronaca dell'ovvio il mai fuori moda già avviene in grande stile). Disney negli ultimi anni è sempre più infastidita dalle continue richieste di chiarezza sui suoi "dipendenti" che sempre più spesso risultano schiavi a tutti gli effetti. I lavoratori haitiani ad esempio lavorano 12 ore al giorno senza pause per arrivare a guadagnare dopo 30 anni quanto guadagna in un'ora l'amministratore delegato di una sua satellite. La multinazionale delle scarpette di cristallo inoltre è gemellata con una delle più terrificanti aziende dello sfruttamento animale, tale McDonald's. A proposito di hamburger, tutti i film di Disney, specie i cartoni animati o comunque quelli per i più piccoli sono accoppiati alla commercializzazione e promozione tramite gadgets diffusi nei negozi assieme ai loro pasti. Così le famiglie che dai loro piccoli sono state appena trascinate dentro i cinema per vedere i prodotti di Disney verranno poi trascinati dentro i "ristoranti" McDonald's dove con l' "Happy Meal" si ottiene in omaggio il pupazzetto di Toy Story o dei 101 o altro... e viceversa. Non staremo qui ad annoiarvi sul fatto che questo utilizzo così brutale dei bambini da parte di queste multi per trascinare i loro genitori a spendere è stato più volte stigmatizzato, non solo da noi, ma anche da sentenze dei tribunali di paesi non certo rivoluzionari ed anticapitalisti come l'Inghilterra. Non vi annoieremo neanche troppo standovi a dire che come ormai sappiamo quasi tutti/e, quegli oggettini di plastica vengono prodotti da donne-bambine in schiavitù in Vietnam, Birmania, Indonesia, Cina. Anche nell'edilizia Disney è in prima fila nella costruzione di cittadelle fortificate per colletti bianchi, per bambini ricchi e per turisti che possono spendere e spandere.


Haiti, Bangladesh, Cina: Gli sporchi affari di PAPERON DE' PAPERONI

E brava Walt Disney! Topolino difensore della giustizia e della legalità, Pippo e Paperino protettori degli spiriti liberi, Qui Quo Qua, in compagnia del Re Leone, attenti alle tematiche ambientali, Pocahontas, la Bestia e il gobbo di Notre Dame a sottolineare la nuova attenzione per i popoli diversi e i "diversi" in genere. Brava Disney, entrata nel mirino dei "benpensanti" quando ha deciso di pagare gli assegni famigliari a tutti i dipendenti che vivono in coppia, compresi i conviventi e gli omosessuali, tutto all'insegna della non discriminazione. Peccato che a 5.500 chilometri di distanza dai suoi begli uffici californiani con i dipendenti profumati, migliaia di giovani lavoratrici, poco più che quindicenni, lavorino alla confezione di abbigliamento a marchio Walt Disney per uno stipendio di circa un quarto di euro) l'ora. Volete sapere lo scenario da biancaneve che c'è ad Haiti o in Bangladesh? Presto esauditi. Lo scenario da principe azzuro è questo, vere e proprie baracche, due soli bagni per qualche centinaia di operaie, condizioni disastrose, acqua all'interno, certo, in effetti offre un contrasto stridente con il candore delle felpe di Pocahontas. Il lavoro va avanti nel rumore più assordante, 10-12 ore al giorno. Si lavora in piedi. Se proprio lo vogliono, le operaie possono portarsi un cuscino da casa. E' proibito parlare così come andare in bagno più di due volte al giorno. D'altronde il ritmo produttivo è così incalzante da lasciare poco più di 10 minuti per la pausa pranzo (in 12 ore). Tra le fila delle operaie, i guardiani, con continui urli, percosse e molestie, fanno la loro parte perché la produzione vada avanti. "Siamo schiave!" E' questa la protesta delle lavoratrici. Chiunque provi ad organizzare qualsiasi forma di protesta, viene immediatamente licenziata. Non c'è tutela sanitaria e se un'operaia si ammala, non ha diritto a nessuna retribuzione. Di più., ad Haiti non è legale licenziare le donne incinte, ma i padroni hanno trovato comunque un sistema per evitare il costo della maternità: trasferiscono le donne incinte a lavori ancora più pesanti e malsani finché, poco tempo dopo, è l'operaia stessa a decidere di abbandonareil lavoro. Maltrattamenti, percosse e violenze in cambio di 3 euro al giorno. Si calcola che per guadagnare la cifra che l'amministratore delegato della Disney guadagna in un ora, un'operaia haitiana dovrebbe lavorare 101 anni, per 10 ore tutti i giorni. Agli stabilimenti di Haiti, una tuta di Pocahontas arriva in 11 pezzi. In 13 fasi - cucire i polsini, le etichette, gli orli, ecc.- si arriva al prodotto finito. In 10 ore un'operaia confeziona 50 felpe. Una produzione per un valore pari a 584 dollari, pagata 2 dollari e 22 centesimi. Come dire che ad un'operaia occorre 1 settimana e ½ di lavoro per potersi comperare la stessa maglia che produce in meno di 10 minuti. Il divario fra valore prodotto e salari percepiti avrebbe contorni meno scandalosi se le operaie guadagnassero almeno quanto basta per una vita dignitosa. Il guaio ad Haiti è che i salari sono drammaticamente bassi mentre il costo della vita è alto. Lo stipendio di una giornata basta a malapena per consentire alle operaie di mantenersi in vita e di prendere l'autobus per recarsi al lavoro. La conclusione è che per far fronte alle spese del resto della famiglia, esse si indebitano, ma così facendo si impoveriscono sempre di più, perché le condizioni degli usurai sono pesantissime. E' così da sempre. Intanto, negli USA è iniziata una campagna nei confronti della Disney. Ad organizzarla è la National Labor Committee (NLC), che si occupa di tutela dei diritti delle popolazioni del Sud del mondo. E' stato Charles Kernaghan, direttore dell'organizzazione, durante un viaggio ad Haiti a fine anni novanta a rilevare le condizioni delle lavoratrici e a sollevare il caso denunciando pubblicamente il comportamento irresponsabile della Disney. La campagna mira a far accettare ispezioni negli stabilimenti dove si produce per la Disney condotte da organismi indipendenti, che possano parlare liberamente con le lavoratrici per verificare le condizioni reali in cui lavorano, senza che queste debbano temere ritorsioni. Per ora la Disney nega ogni addebito, sbandierando il "codicedi condotta" che la società si è data e che le impedisce di utilizzare lavoro minorile o sottopagato. Le cose sono complicate ulteriormente dal fatto che non è direttamentela Disney a gestire gli stabilimenti haitiani. La produzione tessile è subappaltata a due società statunitensi che a loro volta si appoggiano a 4 ditte che lavorano in Haiti. Un sistema di scatole cinesi che facilita il gioco di rimpallo delle responsabilità. Se la Disney afferma di non aver riscontrato irregolarità durante le ispezioni, le società che gestiscono l'appalto si trincerano dietro le regole del mercato: Haiti può offrire solo manodopera a basso costo; alzare gli stipendi significa perdere competitività e conseguentemente lavoro. In realtà, se anche la Disney e le ditte subappaltatrici non intendessero rinunciare a nessun punto percentuale dei loro profitti e spostassero tutto il peso degli aumenti salariali sulle spalle dei consumatori, questi si troverebbero a dover pagare un prezzo più alto di appena un euro. Una cifra così bassa da non minacciare il volume di vendite. In questa ennesima battaglia tra diritti dei lavoratori e leggi del mercato, la parola passa direttamente ai consumatori. La forza della Disney, così come di molte altre multinazionali, sta nella propria immagine. La sua debolezza nella consapevolezza di non poter difendere in nessun modo davanti ai suoi clienti salari così da fame e condizioni di lavoro così inique. Per questo, nel tentativo di parare il colpo, e pur di non cedere di fronte alla richiesta di ispezione nei suoi stabilimenti,la Disney si è impegnata a far aumentare la paga delle lavoratrici fino a un dollaro l'ora. Tocca ai consumatori giudicare se il comportamento della Disney è congruo con la sua immagine di portatrice di valori familiari, e quindi agire di conseguenza. Intanto, la Walt Disney resta nell'occhio del ciclone anche per un'altra triste vicenda: la confezione delle felpe di Topolino in Birmania. Qui le condizioni dei lavoratori sono ancora peggiori che in Haiti. Sei centesimi di paga oraria per un monte ore settimanale superiore alle settanta. Un paese dove qualsiasi rivendicazione sindacale è disattesa, dove non si contano i casi di sparizioni di lavoratori. Questo in sintesi la bella fiaba di cenerentola, la prossima volta che portate i vostri figli a vedere un bel film del signor Disney pensate a quella figlia di 14 anni con le mani devastate dalle cuciture e a piedi nudi nel fango delle baracche, lei si conosce le felpe di topolino. Il risultato è che spesso i giovani si ritrovano con infezioni alle mani che si portano dietro per tutta la vita, come “ricordo” di zio Walt. Sempre se riescono a sopravvivere ai dormitori in cui i loro datori di lavoro, o meglio sfruttatori, li ospitano. Sì, perché le fabbriche diventano anche la casa di questi ragazzi, il luogo dove trascorrono la maggior parte dell'adolescenza.

(per chi vuole approfondire, in rete sono centinaia gli articoli come questo sull'operato dello zio Walt)

martedì 12 settembre 2017

Sad but true: VeganFest e derivati – Melanzano s.p.a.




Perché ti lamenti, sei libero
Una delle cose che contesto a Fb (anche se per ora l'utilizzo sono liberissimo di contestarlo) è il fatto che tutte le analisi che vorrei esprimere e condividere devono, per forza (quasi a farmi violenza) essere concise, di contro, la noia totale. Alle volte scriverei per 15 pagine ma come si fa, dopo 15 righe si perde l'attenzione del lettore (non tutt@ intendiamoci, alcun@ non si annoiano neanche dopo 150 pagine ma sono la minoranza) e si finisce per farsi delle masturbazioni mentali troppo brevi, a me che le masturbazioni piacciono lunghe è arduo. Senza doppi sensi eh, come sapete, sono un timorato di Dio, mai dimenticarlo. Comunque proverò (quasi impossibile). Stavo riflettendo adesso (piove) sul concetto di libertà e sul pensiero che ognun@ di noi ha di questo basamento primario di approccio all'esistenza. Credo che all'individuo, tutti gli individui, si debba riconoscere la libertà di fare ciò che più gli aggrada, a patto che questo atteggiamento non arrechi danno agli altri. Crollato questo aspetto (il danno), qualunque azione, movimento altro, attitudine, passione non ha motivo di essere biasimata, giudicata nei suoi aspetti né tantomeno impedita. Non a caso gli/le anarchic@, che per inclinazione e principio, sono amanti della libertà propria e altrui, contestino l'attuale sistema (e quelli precedenti) anche in quegli ambiti che sembrano, a un primo approccio "minori", proprio perché spesso sono proprio quelli a dare la misura del livello di prevaricazione, malessere o disagio-iniquità in essa esistenti. Tutte le derivazioni date dal potere al concetto di libertà sono, e non c'è da stupirsi, false. "Libertà di impresa" ad esempio ( la base del sistema capitalistico) è l'esatto contrario della libertà, in quei due termini (per natura contrapposti) che vengono legati consapevolmente dal dominio si celano (ma non troppo) le peggiori vessazioni, intimidazioni e violenze. Gli esempi sono tanti, troppi, basterebbe dire che quando si parla di "libertà democratica" si intende oppressione del vivente e non autodeterminazione del singolo e per estensione alle moltitudini. A questo punto mi si potrebbe obiettare che la libertà per poter fiorire deve necessariamente arrecare danno a chi, per proprio profitto, ne lapida l'essenza e le radici. In questa società che per reggersi arreca danno, noi siamo sempre in una situazione di legittima difesa, sempre. Finché vi è sfruttamento è ovvio che il lottare per contrastarlo è non solo importante ma necessario anche qualora arrechi danno. Quindi il mio pensiero era in funzione di una prospettiva altra. E comunque non siamo preti siamo anarchici, vogliamo la libertà di tutt@ certo ma lotteremo sempre perché questa perfezione possa avverarsi. Fino a quando ci sarà sottomissione o dipendenza non potremo fare a meno del danno, liberata l'oppressione, in una società libertaria, scomparirà per inutilità e anacronistica espressione.


Quando una foto vale più di mille parole, ma in questo caso anche le parole sono importanti e vi invitiamo a leggere con attenzione il documento diffuso qualche tempo fa dal gruppo anonimo Melanzano s.p.a.
Uno scritto che fa il punto sulle collaborazioni tra l’autocertificazione VeganOk e l’onorevole Brambilla, ormai ospite fisso del VeganFest, e che sottolinea anche l’opera di mercificazione condotta dal suddetto organo: questioni che sono state ampiamente discusse nel corso della conferenza Capitalismo Vegan tenutasi lo scorso due settembre presso il Boeticoveganfestival di Bologna e di cui forniremo presto il filmato.
Segue Sad but true: animalismo r.i.p. 2.0, che pubblichiamo oggi non a caso, in quanto ultimo giorno del festival ospitato dal Sana di Bologna e come monito per chi, magari allo scuro dei fatti, anche quest’anno ha visitato i vari padiglioni sostenendo e contribuendo alla svendita degli ideali di liberazione.
Il 20 maggio 2017, Michela Vittoria Brambilla si appropria indegnamente della parola movimento e della parola animalista (in un periodo in cui tutt@ si chiedono se esiste ancora un movimento animalista) e la trasforma nell’ennesimo mostro elettorale, propagandistico, mediatico e inverosimile di Berlusconi, riscopertosi appunto “animalista” grazie ad –udite udite- un cane.
Il lancio è stato preceduto da un video intitolato “Berlusconi salva 5 agnelli” che dovrebbe far capire immediatamente, dopo la visione del suddetto video, della paraculata assurda e della falsità della cosa anche solo per il fatto che in verità gli agnelli sono 3 ma nessuno sembra essere in grado di contarli (sarà colpa degli psicofarmaci che il sistema ci obbliga a prendere per riuscire a prendere sonno, grazie ai quali la gente ha smesso di contare le pecore per addormentarsi serena).
Lanciato questo video è partita la rincorsa all’agnello da parte di politici vari (sia per fare la figura dei salvatori sia per farselo al forno) e dei relativi sondaggi.
Il qualunquismo imperante ha decretato il Beeerlusca degno rappresentante di una nuova lotta per i diritti animali e ha permesso a lui e alla Bramby il lancio di questo partito di cui Silvio si dichiara socio fondatore annunciando fiero che “il neonato Movimento animalista avrà l’appoggio di Forza Italia”.
Questa è la prova che dal qualunquismo sono sempre i soliti ad emergere, o resuscitare in questo caso, con l’aggravante della presa di culo.
Ossia le dichiarazioni di come sia “un partito che nasce dal basso” oppure “un partito trasversale perché riunisce tutti gli amanti degli animali” quando non solo parte da uno dei più grandi e noti imprenditori/politici/intrattenitori del paese ma è pure schierato in maniera inequivocabile verso una ben chiara direzione.
Ma d’altraparte la Bramby è nota per essere particolarmente abile ad infiltrarsi dove altri hanno già fatto la maggior parte del “lavoro” agendo davvero dal basso.
Il programma infarcito di proposte trite e ritrite, ovvie, welfariste e applicabili solo a certe specie come al solito.
Una tra tutte, troviamo la proposta di regolamentazione e maggior controllo dell’allevamento intensivo di Innocenziano profumo e come nel caso della giornalista, che in una intervista ammette che il consumatore di carne dovrebbe essere il primo animalista (sputtanando ancora una volta questo povero termine), non viene fatto nessun riferimento alla questione fondamentalmente alla base della lotta allo specismo ossia… gli animali muoiono precocemente per soddisfare certe nostre esigenzeviziabitudini.
E qui si arriverebbe ad un nodo cruciale ossia più precisamente alla differenza tra animalismo e antispecismo.
Perché una differenza c’è ed è ora di ammetterlo.
L’animalismo vuole leggi e diritti in difesa “dei più deboli tra i deboli” e “i senza voce”, l’antispecismo, almeno a modesto parere dello scrivente, è la lotta per chi e a fianco di, chiunque sia, è sottoposto a discriminazioni, sfruttamento e schiavitù.
Una delle azioni di lotta allo specismo è il non consumare derivati animali di alcun tipo, cosa che non necessariamente vale anche per l’animalismo.
Ma quando il “mangiare vegan” diviene di pubblico dominio e viene dato in pasto ai mass media, la questione politica viene fatta mettere in disparte dalla partitica (come nel caso del Movimento animalista) snaturando, istituzionalizzando e deridendo un concetto così anarchico e rivoluzionario come la Liberazione animale, ed ecco che il veganismo diventa un concetto aleatorio, redditizio e fine a se stesso.
Lo dimostra il fatto che a presentare la nascita dell’azzurro partito animalista c’era nientepopodimenoche il network Veganok.
Per chi non sapesse Veganok è un ente di autocertificazione a pagamento di recente pure “sposato” con Bioagricert che appone bollini su prodotti vegani.
Sarebbe molto utile se servisse ad identificare i prodotti vegani creati da aziende vegane condotte da persone vegane (come in parte anche fa).
Perde però di credibilità quando consente anche ad aziende non vegan l’adesione al disciplinare facendo si che possiamo trovare prodotti Vok distribuiti e prodotti da industrie e aziende che producono e commerciano anche carne e derivati animali vari.
Creando imbarazzanti malintesi tipo un bollino che finisce sull’etichetta del cioccolato al latte anziché in quella del fondente.
Errori comunque imputabili all’azienda stessa e non all’ente per carità… l’ente però dovrebbe vigilare un po’ più spesso… oppure considerare che non avrebbe di questi problemi se l’azienda fosse vegan e basta.
Dovunque finirebbe il bollino, sarebbe comunque nel giusto contesto.
Tornando alla vigilanza o alla sua voluta o non voluta assenza, la brama di distribuire bollini ha consentito la certificazione anche ad aziende a dir poco imbarazzanti… citiamo 2 esempi che abbiamo avuto modo di trovare a caso tra le centinaia di aziende certificate: la Tenuta San Jacopo (vino certificato Vok) e Pieve a Salti bio (cereali e legumi certificati Vok).
La prima appunto vende vino, hanno stanze per vacanze, organizzano eventi… insomma è un gran bel posto.
Camere meravigliose, menù suntuosi (e già il primo naso storto… menù non vegani….), immersa nella natura delle colline toscane offre ai suoi ospiti una serie di attività divertenti e rilassanti.
Due tra tutte: la pesca sportiva alle trote e le battute di caccia al cinghiale insieme alle squadre locali.
Per gli appassionati di pesca in acque dolci Fly fishing:
accompagnati come guida da un esperto pescatore, rinomato anche come rod maker, è possibile trascorrere – a pagamento – una giornata di pesca sulla tile water-Alto Tevere e sul fiume Nera utilizzando attrezzature tradizionale e in bamboo, con la possibilità di catturare trote e temoli.
Per la giornata completa , compreso trasporto e attrezzatura, il costo è di 250 euro per una persona e di 350 euro per due persone (i prezzi comprendono anche permessi e licenza).
Per gli appassionati di caccia: è possibile praticare la caccia al cinghiale aggregandosi come ospiti alle squadre autorizzate nei terreni circostanti la fattoria. È necessario essere in possesso delle autorizzazioni di legge.
Basta andare nel loro sito e guardare la sezione “attività”… c’è pure un bellissimo cinghialone nelle foto di testa.
L’altra simpatica e bucolica azienda agricola vende farro, grano, ceci, lenticchie insomma cereali e legumi di produzione propria certificati ed è anche agriturismo. Nel loro sito nella sezione “produzione” la prima vocina che esce nel menù a tendina però è “allevamento”.
“Nel periodo primaverile è già possibile vedere le nostre limuosine libere pascolare nei prati accanto ai cavalli del nostro maneggio. La mandria è composta mediamente da 30/35 femmine fattrici (vacche) ed un toro maschio. I bovini pascolano per un periodo che va dai 6 agli 8 mesi a seconda delle zone dedicate al pascolo ed alle condizioni climatiche.
La mandria viene lasciata al pascolo nel periodo primaverile e rientra in stalla ai primi freddi autunnali. Manze e vitelli rimangono con le fattrici fino all’età di 6/7 mesi dopo di chè le femmine vengono separate fino all’età di 18/20 mesi per poi tornare in mandria per il rinnovo. I Vitelli maschi vengono ingrassati e le loro carni utilizzate all’interno dell’agriturismo.
Credo che questo sia abbastanza eloquente e credo che, alla luce di quanto scritto da loro stessi, il dubbio sulle coltivazioni concimate con il letame di queste povere mucchine passi quasi in secondo piano.
Direi che quindi l’idea che hanno Berlusca e Brambilla dell’animalismo e del veganismo ben si sposa con la filosofia aziendale di Veganok.
Hai voglia poi di andare a fare i corsi di etica ai produttori…
Ci sarebbero altre aziende che hanno la certificazione per vino o pasta o verdure e che accanto al pesto di rucola Vok hanno quello di fagiano proveniente dal proprio allevamento avicolo, giusto per citare un altro esempio.
La cosa che rode è che tanti produttori davvero seri e che magari davvero lo fanno per etica, per morale, per questione politica insomma, non per questioni meramente pubblicitarie si accostano a questo sistema venendo ridicolizzati, evitati e boicottati.
Non capendo che nel momento in cui capitalizzi e monetizzi la liberazione, stai perdendo tu stesso la libertà e la forza della tua lotta per la liberazione stessa.
E tutto questo comunque non viene a casaccio…
Si sta creando apposta un’esasperazione mediatica atta a screditare e fagocitare questa lotta.
Basti vedere cos’è capitato al “povero cristo” che ha fatto il materasso vegano e ha avuto la geniale idea di farselo pure bollinare… manifesti strappati, pubblica gogna e pure sollevazioni popolari bipartisan, dai non vegani e dai vegani stessi.
Perché?
Perché ha davvero senso bollinare un materasso?
Perché non era più utile pubblicizzarlo per quello che è, ossia un materasso senza derivati animali (tipo la lana nel lato invernale) invece di aggiungere “ingredienti” ridicoli tipo alghe e soia e farselo bollinare?
Perché è davvero essenziale fare tutto sto casino per un materasso vegano?
Tutto questo è solo un sintomo di una denigrazione che va avanti da tempo grazie a gente che casca nelle trappole di chi brandisce un salame e prende uno stipendio a seconda di quanti lo ascoltano.
Gente che va nella tv di stato a fare la figura dell’animalista che prima impartisce direttive per un presidio rispettoso, dai toni pacati, per fare informazione e poi sbraita in faccia al trasportatoreallevatoreimpellicciatocacciatore di turno vomitando tutti i luoghi comuni che hanno portato alle definizioni “nazianimalista” e “nazivegano”, pulendosi la faccia poi facendosi vedere in compagnia di persone dichiaratamente antispeciste, giusto per rimescolare ancora un po’ le carte e creare ulteriore confusione e ambiguità.
E all’antispecismo che rimane?
All’antispecismo rimane l’imbarazzo di non poter cacciare via gente a pedate da un presidio, rimane l’imbarazzo di vedere quello stesso bollino appiccicato ad un rifugio per animali da reddito, rimane l’imbarazzo di veder nascere la fotocopia della Società Scienza Nutrizione Vegetariana e di vedere tutto buttato sul piano salutista, rimane l’imbarazzo di dover sottostare a questo sistema continuando a partecipare a festival svuotati di ogni contenuto per provare a portare invano un po’ di suoni di liberazione arrivando ad un autolesionismo cosmico, l’imbarazzo di accettare eventi benefit per gli animali anche sapendo che il 75% va “benefit” al ristorante, rimane l’imbarazzo di dover fare la spesa e prendere per forza qualcosa con il bollino perché altro non c’è o costa un botto oppure l’imbarazzo di vedere quante e quali associazioni appoggiano queste 2 realtà: il Movimento della Bramby e il Veganok e l’imbarazzo di non sapere più in che piazza scendere per non confondersi con queste realtà.
Rimane l’imbarazzo di vedere presidi antifascisti con troppo poche bandiere verdenero e viceversa.
Ma le cose cambieranno perché dell’imbarazzo, dei politici e dei marchietti ci siamo un po’ stancati.

Melanzano s.p.a. (stanchi però arrabbiati)

Questi e diversi altri argomenti verranno affrontati e approfonditi nel corso della Festa Antispecista, che si terrà dal 15 al 17 settembre presso il Macao a Milano, tramite un dibattito con Maria Cristina Polzonetti, Aldo Sottofattori e la piattaforma Contagio Antispecista

Fonte: Earth Riot

domenica 10 settembre 2017

Cena Benefit x Agripunk a Roma!

EVENTO SU FACEBOOK CLICCA PER PARTECIPARE E CONDIVIDERE!

Fermarsi ed ascoltare. Staccare. Talmente occupati a correre una gara senza respiro, inutile, dannosa, irrefrenabile che dimentichiamo l'unica ragione per cui siamo al mondo: rispettare le diversità e abbracciare la nostra diversità. Dicono che la vita sia una guerra lunga, estenuante, violenta, no, la vita è solo breve, non ne sprechiamo niente. La libertà è libertà non conflitto....

L'incontro

Portare in primo piano l'esperienza, direi vitale, di un incontro con un altro animale (in questo contesto parlo di animale non umano) ci porta a sentire ciò che potrebbe significare rinunciare del tutto all'autorità dell'ordine costituito. L'ampio respiro fondamentale che tale esperienza imprime in colui o colei che ne hanno giovato, sopravvive a qualsiasi ricatto o manipolazione sistematica quotidiana. Non a caso il disaddomesticamento dell'individuo passa attraverso il rifiuto di qualsiasi supremazia, sia essa politica, economica, religiosa, sociale ( inteso come socialità all'interno dello stesso soggetto dominante) ma non solo, il contatto con altre sensibilità marchiate dalla stessa repressione di cui siamo oggetti, libera corde, fino a poco prima sconosciute e acutizza lo spirito libertario che riposa dentro ognuno di noi. Gli sguardi che si scambiano i due soggetti (in un contesto di assoluto silenzio e riparo) sono di tale portata e significato che le articolazioni piramidali della "civiltà" non sortiscono effetti, anzi, vengono isolate e facilmente dimenticate in quei momenti. Non c'è un tempo deciso per allontanare la schiavitù e liberarsi, la propensione agli sguardi è sufficiente in opposizione al degrado che ci circonda, o almeno risulta sufficiente in un inizio di comprensione del disastro in cui viviamo, il resto lo fa la ribellione ad ogni imposizione artificialmente costruita per incatenarci....

Sono lieto di invitarti all'evento per contribuire ad aiutare Agripunk il rifugio per animali liberi ex lager del fantomatico mister "Parola di Francesco Amadori";

PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA - CHIAMA ORA! ULTIMI POSTI DISPONIBILI---
Cena Benefit x Agripunk
1 Primo
1 Secondo
1 Dessert
1 Calice di vino
Alla romana 20€ a capoccia di cui ben 5 euro benefit per il rifugio antispecista.
Un'occasione per supportare, magnare, discutere, bevere, spettegolare, ribevere e rimagnare.
La serata continua fino a notte fonda con varie ed eventuali fuoriprogramma dopocena.
#supportAgripunk  

Potrai degustare le prelibatezze dello chef del ristorante La Capra Campa, ristorante che si trova di fronte al parco di Villa Gordiani, potrai inoltre acquistare i gustosi e raffinati formaggi vegetali In Forma prodotti nel laboratorio del ristorante, l'evento si farà il prossimo venerdì 22 settembre dalle ore 19,30 in poi, in quell'occasione potrai partecipare alla cena a favore di Agripunk al costo di venti euro a coperto (quindici euro per il ristorante e cinque euro riservati ad Agripunk), all'evento saranno presenti David e Desirèe i fondatori del rifugio, i quali racconteranno la storia di questo luogo magico e le storie degli ospiti non umani presenti, quello che hanno costruito in questi anni e i favolosi progetti per il futuro e tu potrai contribuire affinchè questa realtà unica in Italia e forse in Europa sia da esempio per 10, 100, 1000, 10.000 altri rifugi.
PARTECIPA, METTI MI PIACE, CONDIVIDI E INVITA AMICI!
Metti Mi piace sulla pagina facebook Agripunk onlus e iscriviti al nostro gruppo Canapa e vegan per Agripunk...

Il rifugio per animali liberi Agripunk ha una storia lunga e travagliata, situato nella vallata incontaminata su di un terreno di ben ventisei ettari in località Ambra in provincia di Arezzo, nell'immediato dopoguerra gli americani costruirono sette enormi e cupi capannoni adibiti ad un allevamento intensivo di tacchini (gli americani hanno la barbara e agghiacciante usanza di ammazzare e cucinare tacchini in qualsiasi occasione e soprattutto durante la loro famigerata "Festa del Ringraziamento", durante la quale vengono sacrificati milioni di tacchini), questo vero e proprio lager era stato concepito per sfamare le migliaia di soldati americani stanziati nel nostro paese nelle varie basi militari costruite allo scopo di difenderci dall'invasione dell'armata sovietica, successivamente l'allevamento fu rilevato da mister "Parola di Francesco Amadori" il quale ha continuato imperterrito e per decenni ancora ad ammassare ed allevare tacchini fino al fatidico anno 2014, quando finalmente David e la sua compagna Desirèe aiutati da tanti altri amici sono riusciti a far chiudere questo nefando stabilimento, da allora questo luogo è stato trasformato in un rifugio di animali liberi di scorazzare e vivere in armonia con la natura, i dettagli di questa storia ed il suo felice epilogo verranno raccontati direttamente dai protagonisti durante la cena evento del 22 settembre prossimo, nel frattempo puoi visitare il loro sito e la loro pagina su Facebook, noi ti invitiamo a leggere alcuni affascinanti articoli scritti da loro e da Olmo Vallisnera in modo da farti assaporare ed annusare il profumo di questo luogo speciale ed unico, da qui al 22 settembre potrai leggere tanti altri loro deliziosi post nel blog Agripunk e sulla pagina di Olmo Vallisnera, buona lettura:

Regalo di un fratello di Olmo Vallisnera

L'isola che c'è Chiudete gli occhi. Immaginate una valle, una piccola valle nascosta, circondata da boschi di roveri, silenziosa, dove anche il vento l'accarezza dolcemente e la lascia riposare. Una valletta celata da sguardi indiscreti, protetta, nascosta dal caos frenetico della città... Lontana dalle moltitudini che quotidianamente rincorrono uno status deciso da altri, schiave loro stesse di una condizione di non appartenenza. Adagiata ai piedi della minuscola valle una piana, una piana al primo sguardo dolce, verde, sicura. Lentamente però osservandola con più attenzione ci si accorge che essa è troppo grande per una carezza di colline appena accennate, una piana importante contenuta a fatica da una corona di terra e roccia, querce e roverelle. Inchiodati, sprofondati con la forza del cemento una linea di capannoni giganteschi la occupano per gran parte, ecco, svelato forse il mistero di tale ampiezza, la piana ha le dimensioni misurate da migliaia di metri quadri di pareti, feritoie di metallo gelido, pavimenti umidi e bui, tetti che sfidano il cielo a una guerra a cui nessuno voleva partecipare. Chiudete gli occhi. Toccate le pareti, appoggiate le mani e dopo un attimo verrete travolti. Comincerete a sentire i rumori di fondo, a una prima superficiale lettura sembrano un infinito stormo di anatre selvatiche che riunite balzano per un ultimo saluto prima di emigrare verso lidi piu' caldi, sicuri. Animali liberi che dialogano allegri preparandosi a un lungo viaggio. Ma questa sensazione di pace svanisce velocemente. Più l'orecchio si tende, come un arco consumato da troppi schiocchi, e più si ha la sensazione che quei rumori di fondo non siano poi così rassicuranti. Ogni secondo trascorso con le mani sulle pareti amplifica il disagio innalzandolo a tali frequenze che i timpani cominciano a sanguinare, no, non è uno stormo che posa la sua dolce ombra sui campi sottostanti, non sono suoni che ti invitano a riposare ma sono grida, urla che non danno scampo. Decine, centinaia, migliaia di grida esplodono come un temporale minaccioso. Un terrificante, violento e innaturale temporale ti strappa il fiato lasciandoti senza voce, i polmoni sussultano, cercano ossigeno in una disperata corsa verso un cuore che ha già capito tutto. Ti fermi, rimani bloccato, le gambe non acconsentono più a seguirti, ti sono nemiche, vogliono solo voltarsi e scappare via. Fai uno sforzo immane per rimanere in equilibrio, ti appoggi alla parete ma ecco che vibra per l'onda d'urto di un dolore passato, un terremoto di piume fradicie, ali incastrate, becchi tagliati, zampe spezzate. Calma !, calma...., riprendi il respiro, ti sforzi di pensare ad altro, guardi in alto, una piccola rondine passa velocemente in piccoli cerchi, si avvicina, sente il buio della vita che trasmetti e in un battito frenetico scappa via. Ansimi, la frequenza sale, il tremore delle mani non accenna a smettere, le osservi, non riesci a dare un freno ai singhiozzi, stringi le labbra in un ultimo morso di coraggio e poi urlando con l'ultimo fiato che hai in gola chiedi scusa, scusa, scusa. Squarciando il tuo petto cerchi di respirare, abbassi gli occhi, serri i pugni e violenti le tue gambe che non sentono l'impulso a muoversi, poi, ti concentri sul bosco circostante, si, hai una via di fuga, ormai sordo dai lamenti ti tendi come una molla e scompari, scappi via.....stacchi le mani. Chiudete gli occhi. Capannoni nascosti, lager impenetrabili che si aprono e si chiudono solo per fare caricare e scaricare migliaia di vittime, la loro unica colpa essere degli oggetti, delle cose, della carta straccia. Vittime costrette a sopravvivere ammassate senza aria, ferite, umiliate e torturate per ingrassare individui feroci e accontentare la gola di altri. Migliaia di piccoli esseri privati non solo della libertà, della vita, della loro natura ma insultati anche da morti, scherniti, presi a calci. L'olocausto dura mesi, anni, poi si ferma, viene fermato, nessuna dittatura è eterna. Adesso, aprite gli occhi. L'erba ha acquistato un verde brillante, spacca il cemento creando fessure sempre più larghe. Decine di animali: colombi, capre, pecore, mucche, galline, maiali, cinghiali e altri fino a poco tempo prima segregati respirano spensierati tra i corridoi dei lager, inconsapevoli del dramma che quelle pareti hanno testimoniato, ma portatori loro stessi di altri drammi, altri lager. Timidi si affacciano alla piana e dopo un ultimo sguardo fugace si lasciano trasportare dall'aria profumata di una nuova primavera. Un piccolo laghetto traspira umidità, le sue acque un tempo marce di morte sono finalmente limpide, placate. Piccoli alberi da frutto riposano all'ombra di colline liberate, una leggera sinfonia di saltelli accompagnano un torrente simbolo di una rinascita.
Spalancate gli occhi. Questo non è un sogno, una fiaba per costringerci a vivere di fianco alla sofferenza, per non pensare, o un incubo che ci attanaglia le notti insonne, ma è realtà. Questo angolo di terra, questa valletta strappata alla violenza esiste. La chiamerei “l'isola che non c'è” ma non posso questa isola è palpabile, è presente. Nascosta da una cintura di alberi complici, da profumi delicati di fiori di collina, da rumori familiari, semplici, sereni, finalmente sereni. Abitata da animali umani e da animali non umani, insieme, rispettandosi e imparando da ognuno nuove esperienze. Qui gli animali non vengono acquistati per uno stupido concetto di liberazione, qui vengono strappati dalle morse del sistema. Ormai e' mattina devo partire, un ultimo sguardo alla piana, ai suoi colori e poi mi volto, respiro profondamente, le sensazioni di comprensione qui hanno un senso. Mi allontano, non mi accorgo che qualcuna mi sta osservando, tranquilla, le ferite ormai rimarginate da tanto tempo, una forza di tale portata che intimidisce, una testimone diretta dell'ecatombe, l'ultima sopravvissuta all'infinita, assurda giostra del dolore. Poi una sensazione, mi volto e la vedo, riesco a salutarla, ora riesco a sorridere, ora riesco a respirare... All'orizzonte si staglia una piccola nuvola, sembra quasi abbia la forma di un cuore, chissà mi dico, forse anche le nuvole vogliono chiederti scusa...
Olmo 25 febbraio 2016

Gli ospiti non umani di Agripunk hanno tante storie da raccontare, qui di seguito la storia di Scilla un torello riuscito a scappare dalle grinfie dei suoi aguzzini, è fuggito da una nave gettandosi in mare, una nave che trasportava bestiame nel mar mediterraneo, il torello si è buttato in mare fra Scilla e Cariddi nello Stretto di Messina, ecco la sua storia...

Regalo di un fratello per Scilla di Olmo Vallisnera

BUIO.
FREDDO.
NON RESPIRO, MI MANCA L'ARIA, AIUTO!
Vicino a me centinaia di fratelli, sorelle che piangono, urlano, si schiacciano fra di loro, perche?

Perchè rinchiusi al buio, incatenati, percossi, umiliati, perche?
Devo respirare, sono giovane non voglio morire.
Alcuni compagni cercano di fare scudo ai più deboli, prendono le bastonate al posto loro, non si piegano, dove la trovano la forza, loro stessi imprigionati senza colpa.
Nel buio più totale il sangue, l'odore del sangue è insopportabile.
Mi giro e cerco di abituare gli occhi all'oscurità... ecco!
Un barlume di luce.
Devo farmi forza, devo avvicinarmi a quella luce a quell'ossigeno, a quell'ultimo ossigeno.

Cerco di attraversare quel corridoio infinito di corpi, scavalco il dolore, la rassegnazione alla violenza, metro dopo metro.
Ora sono vicino, la luce penetra nella mia carne, sento l'aria, pulita, sa di sale.
Un uomo scende le scale e apre un cancello per depositare dei secchi, si volta, va via.
Ha lasciato il cancello aperto!
Forza vai

Salgo faticosamente le scale e a un tratto sono all'aperto.
Davanti a me un oceano di acqua, mamma mia che paura e ora?
.
Vedo degli uomini che corrono verso di me, e ora?
Gli uomini si avvicinano, hanno la bava alla bocca, sono arrabbiati, ormai pochi metri.
Poi tutto cambia.

Il comandante sorridendo sarcastico sibila
.
L'acqua è fredda, faccio fatica a nuotare ma sono giovane, non devo cedere.
Non avevo mai visto tanta acqua, non so dove andare, mi sento stanco ma devo allontanarmi al più presto, morirò ma morirò libero.
Ore a nuotare nella corrente gelida, in mare aperto, l'acqua che penetra nelle narici, in bocca, il sale che brucia sulle ferite ma devo nuotare, devo allontanarmi.
Sento un rumore che cos'è? noo! una barca, mi hanno trovato.
Uomini mi legano, mi trascinano, rumore di motori e poi la costa.
Non riesco a camminare, sono distrutto, lasciatemi qua, mi gira la testa.
Un rumore sordo, il giovane crolla sull'asfalto del molo, sfinito.
Albe e tramonti si susseguono.
Perchè non mi uccidono?
Ormai sono mesi che mi tengono qui.
Ogni tanto vedo degli umani che si avvicinano, non mi colpiscono con il bastone, mi piace questa cosa, ma chi sono?
Ore, giorni, mesi e poi qualcosa cambia.
Oggi vedo dei gran preparativi, non capisco cosa succede, ma intuisco che vogliano portarmi da qualche parte.
Rumore di strada, l'aria entra dall'alto, un'aria fresca chissà dove mi portano, ho paura.
Poi il motore si ferma, sento chiaccherare fuori, si apre il portone e vedo degli umani che mi guardano.
Scendo e ho l'impressione che non sia in pericolo, comunque aspetto per sicurezza, male che vada corro.
Qualcuno si avvicina, una carezza, un sorriso, mamma mia che bello!
Non avevo mai sentito una carezza, ma chi siete?
Perchè voi non mi picchiate?
Mi addormento, esausto.
La mattina dopo è diversa dalle altre, da tutte le altre.
Sento un profumo di erba bagnata, sento allegria, sento tranquillità.
Vedo che ci sono altri miei fratelli e sorelle che stanno bene, ma dove sono?
Vi prego non prendetemi in giro, ditemi dove sono?
Una carezza mi calma e poi un'altra, mi piacciono le carezze.
Vedo delle lacrime scendere da chi mi sta vicino, occhi belli, profondi, come i miei.
Guardo queste persone che mi parlano sottovoce, mi parlano d'amore, mi trasmettono pace, finalmente pace e piango anch'io.
Piango tutte le lacrime che ho trattenuto in mare, le lacrime dei miei fratelli e delle mie sorelle. Ancora devo capire dove sono, ma una cosa l'ho capita, qui sono in salvo, potrò crescere, giocare, vivere...
Scilla è salvo.
Salvato da esseri umani che guardano l'orizzonte con occhi puliti.
Il rispetto e la determinazione alle volte, alcune volte hanno la forza di attraversare oceani e volare sopra colline liberate.
Grazie ragazz*, grazie.
Olmo

1 Febbraio Scilla finalmente libero di Desirèe

Sono passati 4 mesi dall'arrivo di Scilla al nostro rifugio.
Un mese per abituarci alla reciproca presenza, gli altri 3 per aspettare la conferma della riuscita della castrazione.
Conferma arrivata e quindi scongiurato qualunque rischio di avversità, conflitto oppure semplicemente scongiurati eventuali accoppiamenti indesiderati.
Niente più si intrometteva quindi tra lui e il resto della banda.
Così il 1 febbraio 2017, si aprivano i cancelletti della zona di ambientazione e Scilla finalmente si univa alla mandria e al gregge correndo come un matto sotto la pioggia, come un ragazzino felice di uscire finalmente a giocare con gli amici.

Lui è stato il nostro chiodo fisso per tanti mesi... da aprile 2016 quando, appena letta la sua storia, abbiamo immediatamente contattato tutt* per chiedere che venisse risparmiato e mandato da noi... con tutti gli alti e bassi, le difficoltà, il tempo che passava e lui lì che aspettava.
Chissà se lo sapeva che ogni giorno pensavamo a lui, chissà se si rendeva conto di aver dato, con il suo gesto disperato, nuova forza a così tante persone.
Chissà anche cosa ha pensato dopo le lunghe ore di viaggio fino a qui, quando ha visto cosa e chi lo attendeva fuori da quel recinto di ambientazione, antipatico quanto necessario.
Chissà se capiva quanto rispetto nutrivano per lui coloro che gli si presentavano davanti.
Lui così fiero ma alla fin fine così tenero... stiamo pur sempre parlando di un cucciolone travolto da una serie di eventi così strani da far girar la testa a chiunque.
Di sicuro sappiamo cosa pensa ora o almeno lo possiamo intuire dal suo sguardo, cambiato così tanto nel giro di pochi minuti.
Lui se lo sentiva che era il momento... da giorni ci dava segnali abbastanza espliciti e ce lo chiedeva!
Lo abbiamo quindi, ascoltato di nuovo e abbiamo aperto l'ultima "gabbia" della sua vita.
Ora è davvero libero, insieme a tutt* le/gli altr* abitanti del pascolo che l'hanno accolto davvero come un principe e con lui noi tutt*, che finalmente riusciamo ad assaporare l'essenza vera della sua liberazione o forse, l'essenza vera della liberazione stessa.
Non è forse un caso che oggi, a 22 anni dalla morte di Jill Phipps investita durante un presidio da un camion che trasportava vitelli per la macellazione, si senta così forte la necessità di assaporare davvero la libertà.
Quella libertà che lei non ha più, quella libertà per la quale tanto ha lottato, quella libertà per la quale è morta.
La libertà di Scilla la dedichiamo a lei.

Ancora sul torello Scilla un articolo di Pagine Vegan:
Il torello Scilla è sano e salvo e noi siamo nell’Antropocene

Scilla, un eroe del nostro tempo

Erano i primi dell’aprile scorso quando ci giungeva la notizia di una “mucca” scoperta a nuotare nello Stretto di Messina. Ci sarebbero volute parecchie ore per saperne di più e soprattutto seguire a distanza il suo salvataggio. Il torello, come poi si è rivelato, veniva da una nave da trasporto che lo avrebbe dovuto consegnare alle sponde opposte del Mediterraneo insieme ad altri compagni al solito capolinea; il veterinario che lo ho visitato sul molo dopo il salvataggio aveva rilevato la presenza del microchip e quindi c’era la possibilità che il giovane, adesso di nuovo in mano degli uomini, dovesse riprendere il suo tragico viaggio. Grazie a Resistenza Animale, ad Agripunk, a Enpa Sicilia e Nazionale, e anche alle migliaia di persone che hanno attivato il mail bombing verso le autorità competenti affinché si convincessero a dare in adozione il vitello, subito battezzato Scilla, oggi Scilla è un animale libero.
È appena arrivato ad Agripunk che l’ha chiesto tempestivamente in adozione; è stato accolto nel rifugio “per tutti gli animali” situato in provincia di Arezzo, ex sede di un allevamento intensivo di tacchini e oggi punto di riferimento della cultura equispecista. Da oggi Scilla condurrà la sua vita in libertà, insieme ad altri animali salvati dal macello e vivrà, speriamo, lunghissimi anni; forse ci regalerà, come capita a molti animali nei rifugi, sprazzi del suo carattere e della sua personalità, aiuterà altri compagni,sarà un leader o un timidone… Abbiamo speranze riposte in lui! Il coraggio di Scilla, la sua voglia di libertà non possono che esserci d’insegnamento e di ispirazione.