domenica 25 settembre 2016

OTTO OTTOBRE EVENTO DI BENEFICENZA IN CONTEMPORANEA IN TUTTA ITALIA


Mentre intorno a noi le persone muoiono per malattie cardiache, cancro, ictus cerebrale, eccetera, e gli animali vengono usati in innumerevoli esperimenti ripetitivi e inutili nel tentativo di trovare le cure a questi mali, la risposta è davanti ai nostri nasi, lì nei nostri piatti, ad ogni pasto.
(Jean Pink)


Ci sono luoghi chiamati santuari o rifugi dove dei volontari si occupano di riscattare e di accudire gli animali recuperati dai luoghi del terrore.


Grazie a queste oasi gli animali si riappropriano della loro vita scoprendo cosa significa essere liberi. Questa libertà non è una concessione straordinaria, ma è un diritto, quel diritto tanto violato ma fondamentale per l’esistenza di ogni essere vivente. Spesso nell’immaginario comune gli animali considerati da “reddito” non necessitano di attenzioni particolari,come affetto e premura, al contrario ci si avvale spesso del potere di crearli e distruggerli a nostro piacimento.


Gli animali da reddito e quelli da affezione hanno le medesime esigenze: vivere liberamente la propria vita senza nessun controllo specista che definisca chi ha più o meno diritti.
Per questo motivo è importante conoscere e diffondere l’esistenza di questi rifugi, dove protezione e cure sono antispeciste, dove vige il rispetto e l’uguaglianza.
Qui nessuno ha il terrore negli occhi aspettando una morte violenta, qui l’indifferenza non è contemplata, qui essere liberi è realtà.Attraverso il sito troverete i contatti dei rifugi esistenti e le loro informazioni: www.animaliliberi.org (da: Essere Animali)

Ebbene, il prossimo otto ottobre in tante città d'Italia è stato organizzato un evento eccezionale, una cena di beneficenza il cui ricavato verrà destinato ai tanti rifugi per animali liberi dislocati in diversi luoghi del paese, partecipare a queste cene significa gustare delle prelibatezze gastronomiche straordinarie e contribuire ad aiutare tanti nostri fratelli di specie diversa. 

Ecco le città che per ora hanno confermato la partecipazione all'evento di beneficenza di SABATO 8 OTTOBRE organizzato da Sei Vegano Se .
Per poter partecipare basta prenotarsi chiamando il numero corrispondente alla propria città.
RICORDIAMO CHE tutti i contributi raccolti saranno donati interamente alle strutture che ospitano gli animali salvati dallo sfruttamento dell’uomo quindi dateci una mano ad invitare i vostri amici e a condividere l'evento su facebook.
Più ne saremo e più animali aiuteremo
Per vedere l'elenco dettagliato di tutti gli eventi, basta cliccare qui:
https://www.facebook.com/SeiVeganoSe/events

Mi rivolgo soprattutto agli amici a Cinquestelle, nel Movimento ci sono migliaia di persone vegane e vegetariane, chiedo a tutti loro di partecipare, condividere e diffondere questo evento  lo chiedo in special modo ai senatori Lello Ciampolillo, Enza Blundo e Carlo Martelli e ai deputati Mirko Busto, Paolo Bernini e Carlo Sibilia, tutti vegani, i quali da anni si stanno impegnando all'interno delle istituzioni a difesa degli animali e dell'ambiente, inoltre, il  24 e 25 settembre a Palermo si sta svolgendo l'evento Italia a Cinque Stelle e sono convinto che anche in questa occasione i nostri parlamentari si adopereranno per far conoscere la filosofia vegan ai partecipanti, vorrei consigliare loro di dare un suggerimento a Beppe Grillo, il quale ha confessato sul palco di soffrire da oltre trent'anni di gastrite cronica, ebbene facesse come il sottoscritto, anch'io ho sofferto per decenni di questo disturbo, ebbene da quando sono vegano, praticamente da circa dieci anni, non accuso più nessuna malattia, anzi sono praticamente ringiovanito, Beppe diventa vegano e potrai rinascere!

- 1 a #Italia5Stelle

Gli animali sono esseri meravigliosi ed è da criminali ucciderli per cibarsene, da Animal Equality alcune fantastiche immagini dei nostri amici non umani:

12 foto irresistibili di animali che annusano i fiori

Con il loro profumo, i fiori attirano diversi animaletti per far sì che spargano il loro polline. Alcune piante attirano qualsiasi specie, altre hanno sviluppato un rapporto più stretto con certi animali in particolare.

Queste foto sono una dolcissima testimonianza della bellezza degli animali.

1 - La volpe


2 - Il gattino


3 - La tigre


4 - Lo scoiattolo


5 - Il coniglietto


6 - Gli oranghi


7 - Il procione


8 - Il criceto


9 - Il gufo


10 - Il cane


11 - Il topolino



12 - Il geco


sabato 24 settembre 2016

Avete visto la tracotanza del Padrino contro la Raggi?



Avete visto la tracotanza del Padrino contro la Raggi?

DI MAURIZIO BLONDET

maurizioblondet.it

Vedo che adesso l’impomatato bellimbusto che è padrone del CONI ha fatto una mezza marcia indietro: “Non faremo alcuna azione legale”. Poche ore prima aveva minacciato le azioni legali contro la sindaca Raggi: per danno erariale. Anzi di più: il CONI s’era fatto dare un parere (pagato, ovvio) da un avvocato Gianluigi Pellegrino secondo cui il CONI avrebbe potuto esigere dal Comune di Roma la restituzione dei fondi già spesi per “promuovere” Roma presso la Cosca internazionale che assegna Olimpiadi. Quanto? 15 milioni, ha valutato l’avvocato.

Ma, come ha scritto il sito Linkiesta, “la legge di stabilità dello scorso anno ha stanziato un contributo di 2 milioni di euro per il 2016 e di 8 per il 2017 a favore del Coni” per (come dire?) ungere le ruote alla Cosca Mondiale a favore di Roma Olimpica; ci sarebbero poi 8 milioni stanziati per il 2017: “è logico pensare che quegli 8 milioni di euro siano stati stanziati, ma non ancora spesi. Se così fosse, il rimborso, eventuale, riguarderebbe allora solo quei 2 milioni di euro di soldi pubblici”.

Li ha già spesi, l’impomatato coi suoi compari? Allora è lui che deve restituirli. Specifichi: come li ha spesi? Il sito immagina “per progetti, consulenze, attività promozionali e quant’altro”. Sarebbe interessante scavare in queste ipotetiche voci: attività promozionali, sono pasti e rinfreschi (in gergo PR) in ristoranti di lusso a Londra, o Maserati regalate ai capicosca? O a se stessi? Le “consulenze”? Che bisogno c’è di consulenze? In Italia, sotto la voce consulenze notoriamente si celano sinecure da 200-300 mila euro l’anno a parenti incapaci e ad amichette molto capaci, in certe cose.Insomma il bellimbusto si dev’essere accorto d’aver pestato una m. con le sue scarpine (che immaginiamo di vernice) ed ha esalato a Radio Anchio: “Noi non facciamo alcun tipo di azione, non facciamo nulla e non vorremmo fare nulla. Ma se qualcuno – ha cercato ancora di minacciare – dico le autorità vigilanti, ci chiede, noi dovremo semplicemente dire perché abbiamo interrotto un atto dovuto. Abbiamo una società partecipata al 100% dal ministero dell’Economia, con la Corte dei Conti organo vigilante». Alla domanda: ma quanto ha speso insomma? Ha risposto: «Noi siamo un ente pubblico, tutte le spese sono online,.

Se la cava così? Abbiamo una valorosa Guardia di Finanza che si copre di gloria quando multa una nonna salumiera che ha fatto un panino al prosciutto al nipotino e non ha fatto lo scontrino; può di grazie chiedere al CONI di esibire gli scontrini – migliaia immaginiamo – che giustificano i 15 milioni, quando ne poteva spendere due?

Magari sono spese non documentabili? Pagamenti aum aum ai capicosca internazionali? Che so, donnine allegre fatte trovare nei loro letti delle suites di lusso? Abbonamenti a centri di massaggio per VIP? O “quant’altro”? Ebbene: siamo certi che qui interverrà la nostra valorosa magistratura d’accusa.

Essa si è coperta di gloria nell’accanita persecuzione per tangenti di Agusta Westland, la ditta – di Finmeccanica – che ha unto le ruote a certi indiani per vendere elicotteri all’India; e ancora ci edifica l’accanimento usato dai nostri procuratori contro Scaroni dell’Eni per tangenti pagate in Nigeria – ancorché nel primo caso, l’Agusta, dopo anni di persecuzione tutto sia finito con l’archiviazione. Ora siam sicuri che apriranno un fascicolo, con relativi avvisi di garanzia a Malagò e compari, per vedere chiaro su quelle spese 15 milioni che il Coni ha ammesso di aver volatilizzato in “quant’altro”.
Perché non si tratta il CONI come l’ENI?

Siamo sicuri, e sapete perché? Perché altrimenti si potrebbe credere che la persecuzione pretestuosa contro Finmeccanica, e quella ferocissima contro l’Eni, sferrata dai nostri valorosi procuratori, siano state aperte come ausilio a certi poteri forti (abitanti forse presso la City di Londra, a due passi dalla Loggia-madre Quatuor Coronati) e concorrenti esteri, che aspirano a rovinare gli affari di quelle poche aziende semi-pubbliche rimasteci, onde farle scadere di valore e quindi impadronirsene per un boccon di pane. Operazioni di cui abbiamo avuto vari esempi in passato. In alcune si illustrò anche il maestro Ciampi, adorato da tutti noi, che ha recentemente raggiunto l’Oriente Eterno.

Quindi aspettiamo a pié fermo, fiduciosi, l’inchiesta sul CONI: ente del tutto secondario e diremmo superfluo rispetto a Eni e Finmeccanica. Perché altrimenti ci sarebbe davvero da preoccuparsi.

Per la tracotanza del boss. La tracotanza con cui ha apostrofato e minacciato la sindaca di Roma, le ha fatto capire “ci avrai sempre nemici”. Ora, cittadini, qualunque cosa pensiate della Raggi, essa è stata eletta di cittadini, e Malagò invece no. Non si può, non si deve lasciar correre quella arroganza e prepotenza contro uno che è stato eletto, la cui sola forza viene dalla vostra fiducia.

Il CONI è un ente secondario e superfluo: appunto per questo, la tracotanza del suo bellimbusto in abito tre pezzi è più allarmante. Figuratevi la potenza, tracotanza, senso di impunità che abita tutte le altre oligarchie più potenti perché hanno in mano le leve del potere, cosche pubbliche parassitarie, dilapidatrici del vostro denaro di contribuenti, le “municipalizzate”, le “magistrature”, i dirigenti assunti per “concuorzo” che quindi sono inamovibili, quasi che o concuorzo fosse un ordine sacro e indelebile. Le avete viste tutte quante,queste cosche potenti, intoccabili oligarchie inadempienti, (sostenute dai media, aizzati nel loro istinto di sciacalli che mordono le prede ferite), lanciare “avvertimenti” alla Raggi – ti teniamo in pugno, apriamo un fascicolo sul tuo assessore, teniamo aperto il fascicolo senza dirti perché … sono tutti avvertimenti contro la Raggi, per il motivo preciso che la Raggi è stata votata da tantissimi di voi, ed è stata votata su un programma di “pulizia”. Che ci riesca o no, che sia velleitario o no, non importa: quelli già sono lì a distruggerla, a fargli sgambetti.

Vogliono dimostrare una volta per tutte che comandano loro,che i poteri indebiti che si sono accaparrati se li tengono tutti, che i milioni che sprecano sono insindacabili. E sapete perché fanno così quadrato contro una debole sindaca? Precisamente perché sanno di essere inutili. Di poter essere cancellate – come si dovrebbe cancellare il CONI – senza che ne venisse alcun danno allo Stato. Anzi con vantaggio per la spesa pubblica. Se fossero utili, non avrebbero paura.

E qui si apre il più grave, evidente problema italiano – e il più taciuto. Il non funzionamento degli “apparati”. Ogni stato ha “apparati” , ministeriali, regionali, provinciali o altri, con personale preparato ad eseguire le direttive e i programmi dei governi eletti. Qui in Italia, il raccordo fra governo e apparati è rotto. E’ rotto da decenni – da Mani Pulite –ma si vede oggi più che mai, perché c’è al governo Matteo Renzi: uno che “comanda” a parole, senza che nessuno sotto esegua. Si vede di più perché la UE chiede”riforme”, e intende chiaramente la riduzione delle inefficienze costosissime delle cosche pubbliche parassitarie; Renzi le ha promesse, e non ha il coraggio di farle. Convoca dei super-commissari per la leggendaria “spending review”, e poi li manda via senza provare nemmeno ad attuare i loro suggerimenti . Proprio adesso è uscito il saggio di uno di questi (ex) consulenti, l’economista Roberto Perotti, (Status Quo, è il titolo) che spiega per esempio: i “tagli ai compensi ai consiglieri regionali”? Essi hanno aumentato i loro compensi, con aumenti dei rimborsi-spese che hanno abbondantemente compensato la riduzione delle indennità. Tracotanza. Il taglio alle auto blu da 66 a 22 mila, vantato da Renzi? Non c’è stato: semplicemente, ASL, Comuni ed altri enti pubblici “hanno smesso di fornire i dati al dipartimento della Funzione pubblica”. Tracotanza e impunità. L’ente dell’Ippica? Continua a ricevere 200 milioni di euro l’anno. La cosiddetta riforma Madia che promette di tagliare le “partecipate” e le municipalizzate? “Non c’è niente nella riforma che offra uno spunto pratico per ridurne il numero”.
Viva la Raggi, che è stata eletta

Insomma non cambia niente. Ma credetemi, non è colpa di Renzi: egli è solo l’ultimo arrivato. Non ha i voti in parlamento per mettersi contro in modo efficace alle tracotanti cosche pubbliche. Le colpe risalgono a prima. Non solo a Monti e Bersani. Non solo a D’Alema e Prodi. Il più colpevole di questa marcescenza tracotante delle pubbliche funzioni è Berlusconi. Il suo governo. Mai ha avuto tanti voto dal popolo italiano per cambiare le cose: e non l’ha fatto.

Scusate se forse mi ripeto:il popolo italiano, tra il ’94 e il’95, votò per referendum – con maggioranze enormi, che superavano gli steccati dei partiti – per la responsabilità civile della magistratura, per la riforma del Senato, per la disciplina della funzione pubblica, per la riforma della procedura penale, per il sistema elettorale maggioritario; contro il finanziamento pubblico dei partiti e quello truffaldino dei sindacati. Votò perfino, il popolo italiano – udite udite! – per la privatizzazione della RAI. Votò contro i partiti , specie il Partito Democratico, che aveva raccomandato ai suoi elettori di votare contro tutto questo, ossia contro “le riforme”.

Era un mandato della più alta legittimità, e il popolo italiano s’era espresso con chiarezza e lucidità politica. Berlusconi doveva semplicemente dichiarare: io attuo il programma che mi è stato dettato dai cittadini. La magistratura gli aveva lanciato contro oltre 400 cause? Poteva dire: “Lo fa’ perché io, su mandato del popolo, la sto rimettendo dentro i suoi confini. Essa mi sbatta in galera, sbatte in galera il popolo italiano!”. Non lo fece, come sappiamo. Tutti e ciascuno dei mandati indicati dal popolo italiano per referendum sono stati fraudolentemente disonestamente deviati da leggi e leggine. A cominciare dal maggioritario, falsato da un “mattarellum” pensato apposta per vanificare il comando del popolo e far esistere i partiti parassitari e minori. Primo di tutta una serie di porcellum e cazzellum,ossia di sistemi elettorali pensati apposta per favore chi è al governo sul momento. E tutto è stato fatto dai partiti per ingraziarsi le dirigenze pubbliche – di cui avevano bisogno avendo perso la loro profonda legittimità: le hanno affogate nell’oro, e le hanno dotate di sempre maggiori “autonomie” – di cui ovviamente quelle hanno profittato scandalosamente. Sono stati loro a trasformarle in cosche incapaci e costosissime,che non fanno funzionare lo Stato. E possono minacciare gli eletti da forti maggioranze, come la Raggi.
Come siamo diventati italioti

E’ stato lì che “la politica” e i partiti hanno perso la loro legittimità. Ma il danno è stato, secondo me, ancora peggiore: è stato lì che il popolo italiano è diventato italiota. Constatato che la sua volontà così chiaramente e democraticamente espressa era stata vanificata, e in modo così furfantesco, è diventato ancor più profondamente cinico, disonesto; ha abbandonato gli sforzi per migliorare se stesso e la collettività. Che doveva fare?Bisognava facesse la rivoluzione per cacciare il potere illegittimo che l’aveva così apertamente offeso nella volontà collettiva; non lo fece.

La conseguenza è sotto gli occhi di tutti:fra l’altro, la crescita zero dell’economia. Perché, come ricorda Ortega y Gasset, quando un popolo sa che chi lo comanda “non ha il diritto di comandare” e tuttavia continua a farsi più o meno comandare da questo potere ormai illegittimo, si deforma interiormente, perde moralità – si demoralizza – e perde alla fine la spinta e la voglia di vivere.

La politica, cari, è una cosa seria: mortale addirittura. Ora, non ci resta che la Raggi. Che è anche l’ultima, flebile occasione di recuperare la sanità politica. Non lasciamo che un bellimbusto a capo di un ente inutile che divora milioni in aum aum, la sfidi. Sta sfidando – rendiamoci conto – la volontà popolare. Sta sfidando ciascuno di noi, sapendo che noi siamo separati e divisi, che “non siam popolo”. Non lasciamoglielo fare.

Fonte: Maurizio Blondet

venerdì 23 settembre 2016

SEI QUEL CHE TI FANNO MANGIARE




Sei quel che ti fanno mangiare

Quest’immagine sintetizza mille parole, è la fotografia dell’uomo cogliones contemporaneo, dove tra i suoi principali interessi troviamo la TV e il cellulare …

Poi tanta Coca-Cola, McDonald’s, dolci e vizi tossici comuni come le sigarette, la figura che interpreta l’uomo di oggi è indovinata e non a caso adagiata come una poltiglia informe sul divano!

Mi rifaccio con questa immagine al film “Idiocracy” dove nel futuro essere idiota, sarà la normalità, con gente priva di ogni capacità di ragionamento, la cui attività sociale principale sarà mangiare e guardare la TV, considerando la fauna attuale e il livello di cultura che possiamo assaporare per la strada, non è difficile intuire che il cammino è già iniziato alla grande.

Comunque non disperiamo, i vegani sono tenaci, e danno il loro contributo ogni giorno, e ogni mese migliaia di nuovi risvegliati prendono coscienza della vita, quindi diciamo che abbiamo ancora delle speranze … spero

Fonte: Vivivegan

giovedì 22 settembre 2016

No alle olimpiadi del mattone Prima I Romani

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È DA IRRESPONSABILI QUESTA CANDIDATURA OLIMPICA
di Virginia Raggi
Speculazione edilizia, affari per le lobby, impianti mai completati, strutture abbandonate, debiti e sacrifici per i cittadini. Siamo contrari alla candidatura di Roma per le Olimpiadi del 2024perché non vogliamo ipotecare il futuro dei romani e degli italiani in cambio dell’ennesima promessa da parte di chi finora non ha mai mantenuto la propria parola. Abbiamo sotto gli occhi cosa hanno lasciato gli ultimi "grandi eventi" che avrebbero dovuto risollevare il Paese: i cantieri incompiuti dei Mondiali di nuoto di Roma del 2009, le infrastrutture abbandonate dei Giochi invernali di Torino 2006, il fallimento di Expo Milano 2015, il flop dei Giochi del Mediterraneo di Pescara 2009; la ricostruzione infinita dell’Aquila dopo il terremoto; la colata di cemento sull’isola La Maddalena in Sardegna che avrebbe dovuto ospitare il G8 del 2009. E i miliardi di euro di debito che gli italiani continuano a pagare mentre qualcuno si è arricchito alle loro spalle. Sembra incredibile ma da poco abbiamo terminato di pagare il mutuo per i Mondiali di calcio del 1990.
Abbiamo studiato bene il dossier Olimpiadi. Abbiamo visto cosa è accaduto ad Atene 2004: un grande sogno che si è trasformato in un incubo per tutti i greci messi ora in ginocchio da chi li aveva illusi. E a Londra 2012 non è andata meglio: spese cresciute del 76%. Peggio ancora a Sidney 2000: costi cresciuti del 90%. Per non parlare di Atlanta 1996: un incremento del 151%. Infine, c’è Montreal, dove si è raggiunta la vetta di un aumento del 720% rispetto al budget iniziale previsto. Non lo diciamo noi, ma uno studio dell’Università di Oxford del 2016. Mancano ancora i dati di Rio 2016: le immagini delle proteste in strada lasciano intendere cosa ne pensino i brasiliani.
L’organizzazione di un grande evento, come i Giochi, ci sembra un buon affare per le lobby. Siamo contrari ad una logica emergenziale o al ricorso alla straordinarietà della gestione pubblica. Roma e l’Italia hanno bisogno di una ordinaria buona gestione: senza sprechi, senza favori agli amici, senza privilegi per le varie caste. Abbiamo un progetto su Roma molto più ambizioso di quello presentato per ospitare i Giochi del 2024: restituire la città ai romani e agli italiani. Vogliamo riqualificare i servizi, ottimizzare le infrastrutture esistenti e progettare un futuro sostenibile nel quale nessuno resti indietro.
Chiedete ad un romano cosa pensa dello scempio dei Mondiali di nuoto del 2009. Chiedete ad un disabile che ogni giorno deve superare barriere architettoniche. Chiedete a chi porta i propri figli in scuole sprovviste di palestre o impianti che, peggio, cadono a pezzi. E’ meglio avere l’ennesima cattedrale nel deserto o investimenti mirati a migliorare la vita quotidiana di tutti?
Non siamo dei folli ma delle persone normali, dei cittadini. Questo tipo di valutazioni le hanno già fatte gli abitanti di Boston, Amburgo, Madrid: hanno rinunciato alla candidatura perché hanno altre priorità. Le nostre priorità sono quelle dei cittadini di Roma e degli italiani. Per questo continueremo ad impegnarci per far tornare Roma una città con una qualità della vita a livello delle principali capitali europee. Interverremo sugli impianti sportivi comunali della città con nuovi criteri di gestione e puntiamo a tariffe più accessibili per il loro utilizzo. E proveremo a rimediare anche agli errori degli altri: vogliamo trasformare i cantieri fatiscenti e incompiuti della Città dello Sport in una “vela della conoscenza” grazie ad un accordo che stiamo per siglare con l’Università di Tor Vergata.

mercoledì 21 settembre 2016

La scuola ha lo scopo di rendere i bambini ignoranti e sottomessi










Una produttività fondata sull’apparire,
sul giudizio e sulla competizione.



In classe, infatti, bisogna rendere, distinguersi, diventare i primi, raggiungere il punteggio migliore! Non copiare, non suggerire, non aiutarsi l’uno con l’altro, ma lasciare che ognuno risolva da solo le proprie difficoltà.

I semi dell’indifferenza e del cinismo vengono piantati già nelle prime classi della scuola elementare e troveranno l’humus necessario ad attecchire e svilupparsi, lungo tutto il percorso scolastico.



L’ubbidienza acritica e la sottomissione sono
i requisiti principali di ogni bravo alunno.



A scuola si deve sempre:rispettare gli insegnanti.
Anche quando gli insegnanti non rispettano te.

Il rispetto, infatti, non è un diritto dovuto a tutti, ma solo a chi detiene il potere. E il potere non è un bene al servizio della comunità, ma è una fonte di privilegi insindacabili, riservati a chi lo possiede.

Il qualunquismo e l’insensibilità, purtroppo, affondano le radici nel terreno scolastico e nutrono l’irresponsabilità e la prepotenza che caratterizzano questo nostro periodo storico.

I valori di una pedagogia nera, incapace di accogliere la variegata espressività degli studenti, intrecciano tutto il percorso scolastico, finendo per penalizzare anche gli insegnanti migliori.

Quelli che credono davvero nella comunità, nella condivisione e nell’intelligenza emotiva, e che si sforzano di trasmettere un messaggio d’amore e solidarietà, nonostante la repressione insita nei programmi ministeriali.


Per insegnare, infatti, non è richiesta alcuna competenza psicologica, proprio perché l’ascolto e la comprensione dei vissuti interiori sono considerati irrilevanti ai fini dell’apprendimento, e l’unica cosa che conta è un sapere arido di sensibilità.

Chi insegna, perciò, è costretto a portare avanti un programma basato esclusivamente su conoscenze cognitive, e privo di attenzione per la delicata fase di crescita che gli alunni stanno attraversando.

Così, quei docenti che, nonostante tutto, non riescono a ignorare le esigenze psicologiche dei loro allievi e si sforzano di dedicare tempo alla scoperta e alla condivisione del mondo interiore, devono fare i conti con i regolamenti, e spesso non sono ben visti né dai colleghi né dai genitori, spaventati all’idea che i loro figli restino indietro nella lotta per raggiungere il successo.

A scuola si deve STUDIARE!

E studiare significa: immagazzinare nozioni da ripetere a comando. Maggiore è l’erudizione, e più grande sarà il consenso che l’organizzazione scolastica attribuirà agli studenti.
Non sorprende che, una volta completato l’iter di studio, della creatività, dell’entusiasmo e della solidarietà, non rimanga più nemmeno il ricordo.

La scuola premia l’individualismo e la sopportazione paziente e rassegnata. Risorse indispensabili per la vita lavorativa e sociale che attende i nostri giovani alla fine degli studi.

Tanti geniali innovatori, scienziati, artisti e maestri nell’indagare le profondità della vita e dell’animo umano, ricordano, nelle loro biografie, di non aver avuto nessun successo scolastico ma anzi!

Di essere stati sottovalutati e criticati.
Proprio perché l’originalità e la solidarietà non sono ben viste in quella sorta di carcere formativo che chiamiamo scuola e che prepara le nuove generazioni ad affrontare la vita.
L’allenamento all’ubbidienza è uno dei valori fondamentali.

A scuola si deve essere:
disciplinati, arrendevoli e subordinati.


Indipendenti, autonomi, curiosi, fantasiosi, intraprendenti, creativi… sono aggettivi poco adatti a definire lo studente ideale.
L’alunno perfetto deve essere: rispettoso, capace di integrarsi e pronto a seguire le direttive di chi ha più esperienza.
Cioè: dipendente, acritico, omologato, passivo e sottomesso.

Chi incarna le caratteristiche del modello avrà un successo garantito, dalle elementari all’università, e, una volta conclusi gli studi, sarà pronto a seguire le regole di una società che premia l’individualismo e la competizione, irridendo la fratellanza, la sensibilità e la genialità.

Per tutelare i propri bambini, molti genitori, sensibili e illuminati, hanno dato vita a un movimento chiamato homeschooling e basato sull’educazione parentale.

Si tratta di un’istruzione impartita dai genitori, o da altre persone scelte dalla famiglia, ai propri figli. Nell’ambito dell’homeschooling le possibilità sono molto ampie, ci sono famiglie che preferiscono seguire degli orari giornalieri, utilizzando i testi e programmi scolastici, e altre che desiderano affidarsi a un apprendimento più naturale e spontaneo dove si assecondano i bisogni, gli interessi e capacità dei piccoli, in veste di aiutanti e guide.

Ma sempre queste persone istruiscono i propri figli con amore e dedizione, e il loro lavoro è parificato a quello svolto dagli insegnanti nelle scuole.


La scelta dell’homeschooling è volta a promuovere lo sviluppo della personalità nella sua totalità, senza trascurare gli aspetti affettivi, espressivi e creativi.
Per questo è una soluzione che trova sempre più sostenitori.

In Italia, le famiglie che rifiutano la scuola sono all’incirca un migliaio, e si tratta di un numero in costante aumento.

Molti genitori, infatti, si rendono conto dei danni che l’organizzazione scolastica provoca sulla salute psicologica e fisica dei loro figli e, per questo, la scelta di opportunità alternative è sempre più gettonata.
La pedagogia nera, con il suo corollario di punizioni e abusi di potere, ha intriso la struttura della scuola, creando un meccanismo perverso di sottomissione e autoritarismo, traumatico per i bambini e funzionale alla supremazia di pochi privilegiati su un numero sempre crescente di creature disponibili, remissive e sottomesse.

Riconoscere l’abuso e la crudeltà, nascoste dietro la normalità dell’istruzione scolastica, è il primo passo per cambiare un mondo basato sull’indifferenza e sulla prevaricazione.
Un passo indispensabile.
Per mettere fine alla violenza e costruire una società capace di accogliere la creatività, la sensibilità e il valore di ogni essere vivente.

lunedì 19 settembre 2016

Il maltrattamento degli animali che tanti accettano




Se potessimo reincarnarci, una cosa è certa: non vorremmo mai essere animali da reddito. Quando pensiamo agli allevamenti, ci vengono in mente prati verdi e animali che pascolano felici. Questo è lo scopo dell’industria alimentare: nascondere il peggior abuso sugli animali mai visto.



La maggior parte della nostra società è dichiaratamente contraria alla violenza sugli animali. Rifiutiamo la violenza della corrida, la privazione della libertà negli zoo e negli acquari, l’umiliazione del circo. Vorremmo che tutti gli animali che soffrono e muoiono in quegli spettacoli crudeli e obsoleti fossero liberi e felici.

Eppure vicino, molto vicino a noi, è in corso la più grande violenza sugli animali della storia: gli allevamenti intensivi. In una certa misura, lo sappiamo. L'immagine degli animali felici sui prati è falsa, è solo pubblicità che l’industria della carne, delle uova e dei latticini paga profumatamente.

Un esempio perfetto sono i furgoni per il trasporto di questi alimenti. All’esterno mostrano disegni e fotografie di animali felici, che vivono una vita idilliaca tra prati e montagne. All’interno, nascosti alla nostra vista, vi sono corpi straziati di animali appesi a ganci metallici. Tristi sculture di carne, simbolo di una profonda crisi di valori che ci priva della nostra empatia e della nostra compassione.

Foto: The Vegan Strategist

Siamo meglio di questo. Siamo meglio di questo sistema alimentare perverso. Quando guardiamo cani e gatti negli occhi, che cosa vediamo? Se riuscissimo a oltrepassare i muri degli allevamenti e potessimo guardare negli occhi mucche, maiali, vitelli, polli o galline, che cosa vedremmo?

Sarebbe diverso? C'è qualcosa in questi meravigliosi animali che li rende meno degni dell’amore, del rispetto e della compassione che mostriamo ai nostri amati animali domestici?

Gli uni sono la nostra famiglia e li proteggiamo. Gli altri sono il nostro cibo e accettiamo che vengano percossi, inseminati artificialmente più e più volte, separati dalle loro madri alla nascita, rinchiusi in gabbie così piccole da non potersi muovere, gettati via quando nascono malati, uccisi a testa in giù nel macello.

Per quanto tempo ancora potremo accettare la loro tortura per la sola soddisfazione del nostro palato? Per quanto tempo ancora potremo permettere al sistema alimentare di prendere un po’ della nostra umanità?

Quando apriamo i nostri occhi alla realtà delle industrie della carne, del latte e delle uova, il peso di queste domande diventa insopportabile. È un buon segno: vi è ancora un angolo della coscienza in cui la realtà distorta delle pubblicità non ha raggiunto il suo scopo.

Perché sia chiaro: come consumatori abbiamo tutto il potere necessario per cambiare questa terribile situazione. Siamo noi che diamo forma all'industria alimentare con le nostre abitudini e non viceversa.

Magari adesso, in un supermercato, un bambino si sta avvicinando al banco frigo con le confezioni di carne e sta chiedendo ai suoi genitori: “Da dove viene la carne?”

Ottima domanda.


Mettere fine all'ingiustizia è possibile. Per favore, tieni gli animali fuori dal tuo piatto.

domenica 18 settembre 2016

Ikea: caramelle con scarti di maiale e manzo, la denuncia del M5S!







Ikea: caramelle con scarti di maiale e manzo, la denuncia del M5S!

Caramelle di maiale? Gelatine e spumoni con scarti di animali, queste sono le materie prime usate per le “caramelle” che il gruppo Ikea espone nei vari punti vendita, un esempio d’inciviltà alla svedese!

A quanto pare questo emerge in un pubblico dibattito istituzionale solo grazie ai parlamentari del Movimento 5 Stelle, faccio fatica e molta pensare a uno Scilipoti o Razzi argomentare in tal senso, ma non sono gli unici ovviamente, anche i più illustri esponenti del PD o altre formazioni di certo non hanno queste priorità.
Le battaglie del M5S

Il M5S è l’unico gruppo parlamentare che si occupa di temi sensibili come quello alimentare, cosa del tutto trascurata da altri partiti che vedono questi temi solo come marginali se non perdite di tempo, eppure l’alimentazione non è solo riempire la pancia, è anche salute, e in questo caso si tratta dei più deboli, i bambini esposti alle peggiori speculazioni alimentari solo per il profitto.
La denuncia

In questo video pubblicato circa due settimane fa, il parlamentare Lello Ciampolillo del M5S in un’uscita parlamentare spiega cosa vendono all’Ikea, caramelle, spumoni e gelatine proprio vicine alle casse, punto cruciale per la vendita di queste assurde leccornie purtroppo attraenti per bambini, contenenti appunto scarti di maiale e di manzo, questo nella totale indifferenza dello Stato per la tutela dei consumatori e della salute.

Poi non stupisce che i bambini diventino intolleranti al cibo, ingrassano e peggio ancora stanno male, facendo iniziare loro un percorso da malati cronici fin dalla tenera età, ovviamente in tutto questo la responsabilità dei genitori è indiscussa, ma spesso sono presi da mille impegni o problemi e l’ultimo dei loro pensieri è proprio la caramella “innocente” che i bambini desiderano.

Uno Stato deve prima di tutto vietare determinate nefandezze, poi educare al consumo consapevole degli alimenti, ma se alla fonte questi fossero proibiti il problema, si risolverebbe molto più facilmente.

Condividete il video per informare le molte persone che ignorano totalmente questa situazione, con la speranza che gruppi come Ikea tolga di mezzo questi prodotti del tutto fuori luogo, specie se destinati ai bambini!

Fonte: Vivivegan

sabato 17 settembre 2016

Siete perduti, se dimenticate che i frutti sono di tutti e la terra di nessuno!




Tratto dal saggio L'illusione della libertà, bestseller di Amazon nella categoria sociologia. Disponibile anche in download gratuito al seguente indirizzo.
Poco più di due secoli fa, il filosofo Jean-Jacques Rousseau lanciava un monito all'intera umanità:

«Siete perduti, se dimenticate che i frutti sono di tutti e la terra di nessuno».

Purtroppo l'abbiamo fatto, abbiamo dimenticato, o forse abbiamo fatto finta di non ricordare, e ora le conseguenze di questa scelta stanno influenzando negativamente l'esistenza dell'intera umanità.

Da quando i primi ominidi hanno iniziato a camminare sulla terra, il mondo non ha mai visto così tanta ricchezza come quella odierna, eppure non ha mai conosciuto altrettanta povertà.

Il pianeta avrebbe abbastanza risorse per soddisfare i bisogni di tutti, se solo questi fossero dettati da reali necessità; di certo non riuscirà mai ad appagare le false esigenze indotte da un sistema economico basato sul profitto.

Le attuali conoscenze scientifico-tecnologiche ci consentirebbero di risolvere i più grandi problemi che affliggono l'umanità, ciò nonostante i delicati equilibri dell'ecosistema sono minati da un inquinamento detestabile, mentre fame, malattie e un diffuso senso di malessere colpiscono duramente a ogni livello della nostra società.

Ovunque gli esseri umani si diffondono la natura soccombe. Gli animali selvatici scappano impauriti alla nostra vista. La Terra sembra ribellarsi, come se fosse consapevole della necessità di doversi difendere: avremmo potuto essere i guardiani della vita e invece ci siamo trasformati in un cancro.

Il male, la menzogna e l'ingiustizia permeano la società, nonostante gli sforzi di rivoluzionari e liberi pensatori, il fine del benessere collettivo resta un concetto etereo, abilmente bollato con il termine di utopia da chi detiene il potere.

La fine delle guerre, dello sfruttamento dell'uomo sull'uomo e della povertà, ma anche la rivoluzione, l'uguaglianza sociale o il benessere collettivo... fateci caso, il potere chiama utopia tutto ciò che la massa non deve neanche immaginare di poter fare.

Basiamo le interazioni sociali sull'individualismo e la competizione, mentre le nostre azioni sono figlie delle logiche del profitto.

Un'ottima ricetta, se s'intende realizzare l'inferno sulla terra.

Ci preoccupiamo di garantire l'illusione dell'uguaglianza affermando che tutti gli esseri umani hanno pari dignità e diritti;

però viviamo in una società fortemente stratificata, nella quale veniamo classificati in base a ciò che abbiamo, alla provenienza e al colore della pelle, o al lavoro che siamo costretti a fare.

Le condizioni di vita sono fortemente differenziate per i membri della società.

Si spazia dall'opulenza e il parassitismo di chi vive di rendita sfruttando altri esseri umani, alla moderna schiavitù del lavoro salariato, alla povertà e alla disperazione dei disoccupati, per finire con l'indescrivibile miseria di quei 24.000 bambini che ogni giorno periscono tra atroci sofferenze a causa di problemi collegati alla sete, alla fame e alla malattia.

Che cosa ce ne facciamo delle uguaglianze formali, se poi alcuni esseri umani hanno il diritto di vivere nel lusso sfruttando i propri simili, mentre altri sono condannati a essere sfruttati o a morire di fame?

Ciascuno partecipa a una continua lotta per cercare di migliorare le proprie condizioni di vita, fregandosene se il suo agire peggiorerà l'esistenza di altri esseri viventi;

ma così facendo l'intera umanità, a eccezione di noi stessi, potrebbe influenzare negativamente la nostra esperienza di vita.

L'alternativa consiste nell'utilizzare intelligenza ed energia per migliorare anche le condizioni di vita degli altri, senza pensare solo a noi stessi.

Se così fosse, ogni essere umano non sarebbe più lì solo a lottare per sé, ma potrebbe contare sulle azioni positive di tutti gli altri membri della società.

Il motto: «Ciascuno per sé, Dio per tutti», andrebbe totalmente rovesciato, affermando: «Ciascuno per gli altri, Dio per sé».

La differenza è sostanziale: ciascuno in lotta contro sette miliardi di potenziali avversari, oppure sette miliardi di alleati che agiscono in favore di ogni singolo individuo.

Un altruismo generalizzato indurrebbe una sinergia virtuosa in grado di traghettare l'umanità verso il nobile fine del benessere collettivo; al contrario, un diffuso egoismo la sta condannando a sperimentare ingiustizia e sofferenza.

Fin quando non riusciremo a comprendere fino in fondo la portata di questo messaggio non saremo neanche in grado di attuare una simile rivoluzione interiore e così continueremo a ridurre le nostre esistenze a una questione di lotte, sopraffazioni, truffe e sfruttamento, ma anche di morte, povertà e infelicità.

Permettiamo che un esiguo numero d'individui si avvalga del concetto di proprietà privata per sfruttare le risorse della terra e i mezzi di produzione a proprio vantaggio, invece di utilizzarli in comune per soddisfare i veri bisogni della collettività.

Il paradosso è che l'esistenza della proprietà privata non è resa possibile da un pezzo di carta firmato da una qualche autorità, ma dalla fede e dall'agire degli stessi oppressi, che con la loro accondiscendenza nei confronti dei proprietari consentono che tutto ciò passi dal mondo metafisico a quello della realtà.

Se solo volessero, i lavoratori potrebbero riappropriarsi dell'acqua data in concessione alle multinazionali, della terra, quindi dei suoi frutti, e di tutti i mezzi di produzione contenuti nelle aziende, all'interno delle quali loro stessi lavorano ogni giorno, sapendo perfettamente come utilizzarli, anche senza la presenza di soggetti privati che se ne attribuiscono ingiustamente la proprietà, e tanto meglio senza dover garantire, con il sacrificio della propria vita, un profitto a una nutrita schiera di sfruttatori parassitari.

La legittimazione della proprietà privata genera avidità negli esseri umani che così, a forza di accumulare, concretizzano una società fortemente stratificata.

Il divario sociale è talmente grave che se il concetto di proprietà fosse ripudiato, e il maltolto venisse redistribuito, si potrebbe eliminare istantaneamente la povertà.

Il mantenimento di un simile sistema sociale necessita dell'azione coercitiva della forza, di condizionamenti mentali e di una qualche forma di ricatto economico, grazie ai quali concretizzare l'asservimento di altri esseri umani nei confronti di chi vanta la proprietà del capitale e dei mezzi di produzione.

L'accumulazione di ricchezza di alcuni individui alimenta a sua volta l'invidia sociale; lo sfruttamento e il divario diffondono un'intollerabile ingiustizia; e così per difendere le proprietà da coloro che vorrebbero riappropriarsene c'è bisogno del potere.

Ma se il potere dell'élite scaturisce dall'accettazione sociale della proprietà privata, allora la sua debolezza risiede nel rifiuto di quel concetto.

Quanta sofferenza e quante ingiustizie si potrebbero evitare se ascoltassimo le parole del filosofo Rousseau e gridassimo: «guardiamoci dal dare ascolto a questi impostori, siamo perduti se dimentichiamo che i beni e i servizi sono di tutti mentre le risorse e i mezzi di produzione di nessuno».

Non rispettiamo i nostri simili esattamente come non rispettiamo gli altri esseri viventi, nonché la natura che ci circonda.

Del resto, fin quando tutti gli esseri umani non riusciranno a vivere in armonia con l'ambiente dal quale dipende il loro benessere;

trattare con rispetto e dignità le altre forme di vita, che proprio come loro sono in grado di provare sentimenti e dolore;

capire che le risorse devono essere impiegate per soddisfare i bisogni funzionali di tutti gli esseri viventi in modo sostenibile, e non per realizzare profitto...

come si può pensare che non sfruttino anche i propri simili, l'ambiente e le altre forme di vita, generando dolore e sofferenza per se stessi e per il resto dell'umanità?

A forza di passare il nostro tempo nelle scuole, nelle fabbriche e nei centri commerciali, abbiamo totalmente perso il contatto con la natura.

Ci sono individui che non hanno mai camminato all'ombra di una faggeta secolare in una calda giornata d'estate, e tanto meno hanno sentito la sensazione che dà l'aria pura di montagna nei polmoni, o bevuto l'acqua limpida che zampilla da una sorgente, il cui scopo sembra essere quello di assicurare l'esistenza della vita.

Costoro non hanno mai assaporato né il piacere della libertà, né l'incanto e il benessere che genera l'essere in sintonia con l'ambiente.

Ci hanno reso insensibili alla bellezza della natura per impedirci di comprendere la via per raggiungere la felicità.

Viviamo in un mondo nel quale a forza di sfruttare in modo scellerato le risorse abbiamo inquinando quella stessa acqua che ci consente di vivere.

Per cosa? Per raggiungere dei ridicoli obiettivi di profitto.

Nessun altro animale in natura è mai arrivato a tanto, senza considerare che gli esseri umani sono perfettamente in grado di comprendere ciò che stanno facendo e possiedono anche le soluzioni per rimediare ai propri disastri.

In questo modo abbiamo conquistato un primato assoluto: quello della più eclatante stupidità tra tutte le specie presenti nel regno animale.

Le nostre esistenze sono oberate da incombenze assurde e innaturali; finzioni, che generano preoccupazioni e sofferenza, ma che il sistema insegna a rispettare e assolvere diligentemente, anche a costo d'ignorare l'infinita bellezza di un'esistenza fatta di semplicità e di libertà, anche al caro prezzo di sacrificare la salute e il tempo da dedicare ai propri figli, perché questi sacrifici sono richiesti per il bene dell'economia.

Dopo aver arrecato sofferenze infinite a noi stessi e agli altri esseri viventi, combattendo guerre e asservendo i nostri simili in nome del profitto e della nostra insensibilità, ora stiamo distruggendo anche i delicati equilibri dell'ecosistema che ci consentono di vivere.

Siamo innanzi alla massima manifestazione della follia universale. Abbiamo veramente raggiunto il punto più infimo della storia dell'umanità, ora si tratta di guarire da questa malattia che attanaglia le nostre menti, quella del profitto, e di voltare pagina per iniziare a scrivere un nuovo capitolo.

C'è una fortissima esigenza di rimettere al centro il benessere di tutti gli esseri viventi, su tutto e prima di tutto. Prima del profitto, innanzitutto.

Non possiamo continuare a limitare le nostre azioni soltanto a ciò che è in grado di generare profitto.

Inseguendo il profitto non ci prenderemo cura dei poveri fin quando non avranno soldi per pagare il cibo o le cure mediche;

non smetteremo d'inquinare l'ambiente, perché rappresenterà un costo che non saremo disposti a sostenere, fin quando un giorno non sarà troppo tardi;

sacrificheremo le nostre vite per un lavoro inutile, il cui unico fine non è aiutare gli altri o realizzare beni o servizi effettivamente utili all'umanità, ma soddisfare la follia dei processi di accumulazione di capitale.

Potremmo rifiutare il concetto di proprietà privata per utilizzare in comune le risorse e i mezzi di produzione al fine di assicurare il soddisfacimento dei veri bisogni di tutti gli esseri viventi in modo sostenibile;

potremmo eliminare le disuguaglianze dovute a un'iniqua ripartizione della ricchezza e le ingiustizie legate all'asservimento dell'uomo sull'uomo... potremmo farlo, se solo avessimo l'intelligenza di riconoscere che siamo tutti esseri umani che non cercano null'altro al di fuori della felicità.

Fonte: Mirco Mariucci

venerdì 16 settembre 2016

5 cose che puoi fare subito per aiutare gli animali




Scoprire la crudeltà che si nasconde dietro la produzione di carne, latte, pellicce… può essere angosciante, soprattutto se chi ti sta intorno non la pensa come te. Ma c’è una buona notizia: se senti di voler fare qualcosa per aiutare gli animali esistono almeno 5 strumenti che puoi mettere in pratica subito per creare consapevolezza intorno a te!
1) Condividi







Molte persone non hanno idea di ciò che si cela dietro le mura degli allevamenti intensivi. Uno degli obiettivi primari delle industrie zootecniche è infatti mantenere nascoste le sofferenze alle quali vengono sottoposti gli animali cosiddetti “da reddito”.Condividere sui social network un video informativo (come questo) può far acquisire consapevolezza a parenti e amici.


2) Sii presente





Francesca Piu / Essere Animali

Prendere parte a manifestazioni vuol dire esprimere la propria opinione in maniera attiva: è un modo per spingere aziende e governi ad attuare politiche in favore dei diritti animali e anche per incoraggiare alla riflessione altri consumatori come te (qui alcune informazioni utili).
Le manifestazioni non sono le uniche attività alle quali poter partecipare: incontri informativi, eventi di beneficenza sono un ottimo strumento per allargare le tue conoscenze ed espandere la tua rete di relazioni!

3) Firma!




Luca Bertacin / Essere Animali

Qualunque sia l’obiettivo, sottoscrivere una petizione online o cartacea può essere una maniera semplice ma efficace per associarsi ad altre persone e far sentire la propria voce. Noi per esempio chiediamo ai supermercati di non vendere più Foie Gras e grazie al coinvolgimento di tante persone stiamo ottenendo ottimi risultati.

4) Dona







Ogni piccolo importo può contribuire a ottenere grandi risultati. Attraverso ledonazioni a organizzazioni che difendono gli animali rendi possibile il proseguimento della loro attività.
Le investigazioni di Essere Animali non sarebbero possibili senza i nostri sostenitori.

5) Scegli veg





© William87 / Fotolia

Intraprendere una dieta vegan è il modo migliore per dimostare il nostro amore e rispetto verso gli animali. Spesso l’ostacolo principale al cambiamento per molte persone è il timore di non riuscire a farcela. Dimostrare con il tuo esempio che uno stile di vita cruelty free non è solo possibile, ma anche fonte di benessere, può aiutare chi è indeciso a fare il primo passo. Scopri qui da dove cominciare!

Sappiamo quanto può essere frustrante sentirsi incapaci di contrastare le innumerevoli crudeltà alle quali sono sottoposti gli animali ogni giorno. Ma l’informazione è un’arma potente, che attraverso tanti piccoli passi ci ha portato fino a qui.

Ognuno di noi può fare moltissimo attraverso queste semplici mosse. Adesso tocca a te!

giovedì 15 settembre 2016

Lavorare meno lavorare tutti, mantenendo gli stipendi invariati.




Ovvero: come risolvere il problema della disoccupazione con due semplici mosse.


Tratto dal saggio L'illusione della libertà, bestseller di Amazon nella categoria sociologia. Disponibile anche in download gratuito al seguente indirizzo.


Se vi chiedessi di esporre la miglior soluzione possibile per risolvere l'attuale crisi occupazionale, quasi certamente mi rispondereste che bisognerebbe far crescere l'economia in modo da creare lavoro.


A quel punto i consumi ripartirebbero e il sistema economico si rimetterebbe in moto.

Bene, se la pensate in questo modo iniziate a preoccuparvi:

i mass media hanno fatto un ottimo lavoro su di voi, avete imparato in maniera ineccepibile quello che dovevate imparare, pensate esattamente ciò che dovete pensare e ripetete come un pappagallo la presunta verità utile al potere.

Vi assicuro che c'è almeno una soluzione di gran lunga migliore. Come faccio a esserne certo?

Semplice, perché quella appena illustrata è la soluzione di cui ha bisogno il capitale, la classica "verità" diffusa a Ballarò (1), tanto per intenderci, e dal momento che il capitale trae vantaggio dallo sfruttamento indiscriminato di esseri umani e di risorse, già intuisco che quella, di certo, non può essere la strada ottimale, perché i capitalisti non guardano al benessere collettivo ma al loro egoistico interesse.

Non c'è bisogno di creare più lavoro, di lavoro ce n'è anche troppo, solo che è mal ripartito. C'è chi lavora 10 ore al giorno, sabato incluso, e chi è disoccupato.

Non dobbiamo rilanciare ulteriormente i consumi, perché è evidente che stiamo già iper-consumando.

L'ecosistema non ne può più del nostro stile di vita e inizia "amorevolmente" a inviarci dei segnali che dovrebbero farci intuire che non è più il caso di continuare così.

Ma al netto di queste belle parole, la disoccupazione resta. E allora, che fare?

Veniamo subito al dunque: per eliminare la disoccupazione è sufficiente ridurre l'orario di lavoro senza diminuire gli stipendi, finanziando l'operazione con una semplice manovra redistributiva.

Ora immaginate per un attimo cosa accadrebbe se tutti tornassero ad avere un lavoro con un orario ridotto e un livello di retribuzione invariato...

Semplice, le persone avrebbero più tempo per vivere la vita e i mass media potrebbero tornare a dedicare maggior spazio a tutte le stupidaggini che desiderano, come la cronaca, il calcio mercato o il gossip, continuando a distrarre e anestetizzare le menti così come hanno sempre fatto.

Lo so a cosa state pensando... lo so perfettamente! Che non ci sono i soldi per una simile manovra economica, e che quindi sia impossibile mantenere le retribuzioni invariate.

Vi leggo nella mente perché anche io sono quotidianamente indottrinato dal sistema, ma vivendo nella consapevolezza di questo fatto, cerco di andare oltre e mi chiedo: da dove prendiamo quei soldi?

Anche in questo caso, per quanto intendano farci credere che non ci siano soluzioni, le risposte sono almeno due.

La prima, è che il denaro è semplicemente un segno contabile creato dal nulla e a costo zero, memorizzato all'interno di qualche server di una banca.

Quindi dire che non ci sono i soldi per finanziare una certa operazione è una chiara assurdità.

I soldi ci sono, sono virtualmente infiniti e costano praticamente zero.

Guarda caso quando c'è da fare una guerra, o da rifinanziare il sistema bancario, come per magia i soldi spuntano sempre fuori e chissà come mai invece, quando si tratta di migliorare le condizioni di vita degli esseri umani ciò non è più possibile!

Si potrebbe quindi pensare a un'opportuna politica monetaria volta a integrare la diminuzione dello stipendio, ad esempio istituendo un reddito d'esistenza, ovvero una somma di denaro accreditata mensilmente, concessa a tutti gli individui di ogni età solo ed esclusivamente per il fatto di esistere.

La seconda, è che il PIL pro-capite in Italia è di 25.000 € all'anno circa, nonostante la crisi (2).

Pro-capite significa per ogni individuo: neonati, bambini, adolescenti, studenti, disoccupati, occupati e pensionati inclusi.

Quindi, in linea teorica, ogni italiano potrebbe disporre di 25.000 € all'anno a testa.

Così facendo una famiglia composta da padre, madre e 2 figli avrebbe un reddito di 100.000 € all'anno. Mica male!

Ma allora i soldi ci sono? Certo, e anche se non ci fossero potremmo sempre crearli dal nulla, se solo i politici, che "notoriamente" stanno dalla parte del popolo, non avessero ceduto la sovranità monetaria alle banche private!

Ma se tutti quei soldi sono in circolo, perché esiste la povertà?

Oh è semplicissimo: perché, invece di suddividere in parti uguali la ricchezza che siamo in grado di produrre, c'è chi se ne appropria avidamente in eccesso rispetto alla media.

La matematica ci dice che per ogni individuo che ha ricchezza al di sopra della media devono essercene altri che ne hanno al di sotto.

Che ci volete fare, a forza di guardare la TV ci siamo convinti che sia giusto che esistano individui ricchi, perché sono meritevoli, intelligenti, bravi, furbi o belli...

ma purtroppo ci siamo anche dimenticati che nella Società Capitalistica all'opulenza dei pochi corrisponde il malessere di molti, perlomeno fin quando non tocca a noi scendere sotto la media e trasformarci in poveri, stranamente in quel caso anche la matematica diventa chiara e semplice.

Allora chiediamoci: com'è allocata la ricchezza in Italia? Ce lo dice Bankitalia: il 10% delle famiglie più ricche possiede il 46,6% delle ricchezza netta familiare totale (3).

E nel mondo va ancora peggio: nel 2016 l’1% della popolazione sarà più ricco del restante 99%, stando a quanto recentemente dichiarato da Oxfam (4).

Bene, ma se l'1% della popolazione mondiale detiene il 50% della ricchezza totale, questo significa che il restante 99% potrebbe raddoppiare la propria ricchezza se solo quell'eccesso di accumulazione venisse redistribuito. E già, avete capito bene: raddoppiare!

Ma noi per risolvere la questione inerente la disoccupazione in Italia non dobbiamo mica raddoppiare la nostra ricchezza!

Abbiamo bisogno di diminuire l'orario di lavoro e mantenere inalterati gli stipendi, integrando il tutto con una manovra redistributiva che potrebbe essere finanziata prelevando ricchezza da chi ne ha in eccesso. Tutto qui!

Se immaginiamo di diminuire l'orario di lavoro di 1 ora al giorno, il nostro stipendio non verrà di certo dimezzato, ma diminuirà del 12,5% .

Se invece volessimo ridurlo di 2 ore al giorno, calerebbe di un 25%, nel caso di una diminuzione di 3 ore, ci sarebbe un ammanco del 37.5%.

D'accordo, ma di quanto dovrebbe diminuire l'orario? E soprattutto quanto costerebbe complessivamente una simile manovra?

Secondo le statistiche ISTAT, in Italia ci sono 22 milioni e 360 mila occupati, mentre il tasso di disoccupazione ufficiale si attesta al 12,6%, che equivale a 3 milioni e 220 mila persone (5).

Per far sì che quei 3 milioni e 220 mila di persone disoccupate tornino a lavorare, si potrebbe pensare di diminuire l'orario lavorativo medio nazionale in modo tale da riassorbire i disoccupati.

In Italia i lavoratori trascorrono al lavoro una media di 1.643 ore all'anno (6), vale a dire 205 giorni fatti di 8 ore lavorative.

Se si ripartisse questo orario sulla totalità delle persone che sono effettivamente in grado di lavorare, si otterrebbero 22.360*1.643/25.580 = 1.436 ore annue pro-capite lavorative medie, ovvero 205 giorni di lavoro a 7 ore al dì lavorativo.

Diminuendo per legge l'orario medio di lavoro di 1 ora, il problema della disoccupazione sarebbe risolto per la legge della domanda e dell'offerta.

Infatti, le aziende pubbliche e private avrebbero un ammanco di ore lavorate che dovrebbero compensare assumendo nuovi dipendenti, mentre i lavoratori autonomi, lavorando di meno, lascerebbero spazio per l'attività lavorativa ad altre persone.

Lavorando 1 ora al giorno in meno si avrebbe a ragione anche una riduzione dello stipendio pari a 1/8. Dato che la retribuzione media netta italiana è pari a 1.330 € si avrebbe un minor reddito mensile di 166 € circa (7).

Per far in modo che lo stipendio non diminuisca a causa del nuovo orario, sarebbe sufficiente che lo Stato si facesse carico del reintegro della quota di riduzione dello stipendio.

Moltiplicando i 166 € per il numero dei lavoratori si ottiene 4,25 miliardi al mese, che sono circa 51 miliardi all'anno.

Dal momento che il numero dei dipendenti pubblici è pari a 3 milioni e 375 mila (8), riducendo l'orario medio di 1/8 si verrebbe a creare un ammanco di ore lavorate nel settore pubblico pari a 3,375 milioni * (1.643-1.436) ore che, diviso per il nuovo orario di lavoro, restituisce 486 mila lavoratori.

Per tornare al precedente livello di ore lavorate nel servizio pubblico, lo Stato dovrebbe assumere 486 mila nuovi lavoratori.

Il costo aggiuntivo, oltre a quello menzionato, può essere stimato in modo approssimato in 19 €/h * 205 giorni * 7 ore * 486 milioni = 13 miliardi circa (9).

Nel complesso una manovra da 64 miliardi di euro circa potrebbe garantire la piena occupazione agli italiani.

64 miliardi sono veramente bazzecole per un'operazione che porterebbe il tasso di disoccupazione ufficiale quasi a zero, inducendo effetti straordinari sull'intera economia italiana e, cosa ben più importante, sulla felicità di 60 milioni di persone.

Certamente quel valore può essere ricalcolato in modo molto più accurato di come ho fatto ma, come dicono i fisici, visti gli ordini di grandezza in ballo, comprendiamo che è realmente possibile eliminare la disoccupazione senza creare ulteriore lavoro, semplicemente redistribuendo quello esistente, diminuendo l'orario pur mantenendo inalterate le retribuzioni.

Viviamo in una società che paga 80 miliardi all'anno di interessi sul debito (10), perché la moneta non è più in mano agli Stati che esercitavano la sovranità monetaria, ma è stata "sapientemente" ceduta a banche centrali private e addirittura indipendenti, come nel caso della BCE nell'Eurozona.

Così, anziché finanziarci autonomamente battendo moneta al tasso d'interesse più opportuno, siamo costretti a cedere ai ricatti del mercato, condannandoci al rischio di default.

Spendiamo 23 miliardi all'anno per mantenere l'esercito e fare guerre in giro per il mondo (11), ma quando si tratta di risolvere il problema della disoccupazione con una manovra redistributiva di 64 miliardi, potete scommetterci, le coperture non verranno trovate e la proposta di lavorare meno per lavorare tutti senza diminuire gli stipendi, non sarà nemmeno presa in considerazione, perché considerata economicamente insostenibile.

Il capitale e i politici asserviti alle sue esigenze, invece di prendersi cura del benessere degli esseri umani, preferiranno ancora una volta aumentare il consumo, l'inquinamento e negare i diritti ai lavoratori per sfruttarli con maggiore intensità, in modo da ottenere un maggior profitto.

Ora spero che sia chiaro a tutti che non abbiamo bisogno di "più lavoro". Al contrario, visti gli eccessi consumistici e le innumerevoli apparecchiature soggette a obsolescenza programmata, nell'ingiusta e inefficiente Società Capitalistica di lavoro, ce n'è addirittura in eccesso.

Lavoro e consumo sono collegati: più consumiamo e più dobbiamo lavorare, ma più consumiamo più inquiniamo; più lavoriamo e meno tempo abbiamo per vivere;

più lavoriamo e più inquiniamo, e più ci ammaliamo, così facendo peggioriamo drasticamente le condizioni di vita dell'intera umanità.

Non abbiamo bisogno di più lavoro, semmai di un maggior tempo libero per vivere la vita in condizione di libertà.

Che strano, ancora una volta tutto il contrario di quello che ci dicono i mass media.

In TV ci dicono che il lavoro nobilita l'uomo e che il lavoro è salutare; che lo scopo è di garantire un lavoro a tempo pieno a tutto il popolo, uomini, donne e anche ragazzi/e, che potrebbero lavorare d'estate sacrificando il periodo delle vacanze scolastiche (12).

Una follia sociale frutto di qualche mente malata di profitto, che non guarda minimamente al benessere degli esseri umani.

Se invece eliminassimo l'iper-consumo, di lavoro ce ne sarebbe ancor meno, pur continuando ad avere tutti i beni di cui abbiamo bisogno.

Tutto ciò si tradurrebbe in un minor lavoro e in una diminuzione dell'inquinamento ambientale, quindi in maggior tempo libero per vivere la vita e in una ritrovata salute psicofisica.

Considerando che le automazioni e le IA andranno a sostituire sempre di più gli esseri umani nelle loro mansioni, comprendiamo ancor meglio che di lavoro ce ne sarà sempre di meno, per nostra fortuna!

Sì, proprio così: per nostra fortuna. Tutto ciò non è un problema, anzi, si tratta piuttosto di una benedizione!

Infatti, se i beni ci sono, perché vengono prodotti dalle automazioni invece che dagli esseri umani, ma non c'è il lavoro, quale sarebbe il problema?

Il vero problema non è il lavoro che manca o quello che mancherà, il vero problema è la più totale inefficacia delle odierne logiche del mondo del lavoro e di quelle del sistema economico nel saper cogliere questa opportunità.

Direte: «Resteremo senza lavoro e quindi senza denaro, ecco qual è il problema!».

Certo, con le regole attuali, ma per fortuna ci sono diverse strategie per far tornare tutti al lavoro - per meno ore - riuscendo comunque ad assicurare l'accesso ai beni e ai servizi di cui ciascuno di noi ha bisogno.

Queste soluzioni passano innanzitutto per una riduzione della quota di lavoro pro-capite e del bisogno di consumo, e infine per una qualche forma d'integrazione del reddito, se necessario.

Lo ripeto, il problema non è nel lavoro che diminuisce, ma nella visione socio-economica nei confronti del lavoro, che è una vetusta impostazione ottocentesca che evidentemente non è più in grado di stare al passo con i tempi. Basta cambiarla, fine dei problemi.

D'altronde non c'è da stupirsi, il fine del capitalismo non è il raggiungimento del benessere collettivo né l'incremento della felicità, bensì la legittimazione e l'accrescimento della ricchezza e del potere di una élite, che da sempre si avvale di un ingiustificabile sfruttamento di esseri umani e risorse comuni.

Ecco perché il capitalismo, con la sua visione economica neoliberista volta al profitto, dimostra sempre più di essere totalmente incapace quando si tratta di cogliere le straordinarie opportunità che si prospettano per il nostro futuro e che potrebbero finalmente elevare gli esseri umani a una condizione di abbondanza, benessere e libertà inimmaginabili fino a qualche decennio fa.

Di questo, però, ci occuperemo nei prossimi capitoli.

Ora abbiamo un'impellente necessità: dobbiamo fare in modo che l'orario di lavoro venga diminuito mantenendo gli stipendi invariati, attuando una doverosa manovra di redistribuzione della ricchezza già esistente.

Un po' come sostenuto in quel famoso motto che diceva: «lavorare meno lavorare tutti» ma, aggiungo, mantenendo gli stipendi invariati.

Fonte: Mirco Mariucci

mercoledì 14 settembre 2016

Chi sono gli scansafatiche e perché la gente li odia tanto









Chi sono gli scansafatiche
e perché la gente li odia tanto


"Il lavoro è la migliore spiegazione per il cretinismo servile da cui siamo circondati, ancor più dei pur potenti meccanismi di istupidimento rappresentati dalla televisione e dal sistema di istruzione."

Bob Black
Quante volte abbiamo sentito i nostri genitori, i nostri vicini o il nostro collega dire:

“Quella persona è un parassita della società?”

Il termine parassita della società o "scansafatiche", è spesso utilizzato dal cittadino modello per indicare un fannullone, un barbone, uno zingaro e infine un innocuo ozioso.





La figura dell’essere umano ozioso che rifiuta di unirsi al culto dominante della fatica è visto dalla gente comune come una pericolosa zecca che si nutre del sangue altrui.

Questo dimostra quanto inconsciamente anche la gente comune odi gli obblighi e i doveri, anche se, tuttavia, continua a ritenerli giusti per via del lavaggio del cervello cui è stata sottoposta fin dalla più tenera età.

Un uomo ozioso che rifiuta di vendere il suo tempo in cambio di denaro, da più fastidio di un uomo avido in giacca e cravatta che costruisce la sua fortuna sfruttando centinaia di persone, ma allora perché mai la figura dell’ozioso infastidisce cosi tanto la società moderna?


Dal mio punto di vista la risposta va ricercata nell’esempio che l’uomo ozioso offre al mondo, esso, infatti, accetta di lavorare per vivere, ma rifiuta di vivere per lavorare, ed è disposto a rimanere povero piuttosto che passare le sue giornate compiendo attività che non ama.

L’uomo ozioso non aspira alla ricchezza né all’accumulo di beni materiali, preferisce passare il proprio tempo riposando su un’amaca, coltivando l’orto, guardando un fiume scorrere o facendo lunghe passeggiate, piuttosto che continuare a guadagnare soldi pensando subito a come spenderli.
Perché mai chiamarlo zecca? Parassita?

Che male reca al mondo l’uomo ozioso?

Spreca e consuma meno degli altri! Si accontenta di quello che ha e chiede solo di essere lasciato in pace, ma alle persone sempre abituate a correre, affannate dai mille impegni quotidiani, da terribilmente fastidio incontrare una persona pigra, calma e rilassata che subito pensano:

“Quello è uno scansafatiche” o “ Quello non ha voglia di lavorare.”





Come fosse una gioia passare la maggior parte del proprio tempo eseguendo mansioni ripetitive come robot, come fosse qualcosa di gratificante, essere forzati ad alzarsi dal fastidioso strillo di una sveglia ogni mattina e a lavorare sodo per veder gran parte del proprio stipendio finire tra tasse e imposte, la verità è che gli schiavi moderni sono così irrimediabilmente irrecuperabili, che se fai presente loro che lavorare otto ore al giorno è un furto alla propria vita, ti danno subito delloscansafatiche.

Ma io dico, se una persona oziosa è considerata un male per la società, che dire di tutti quei grandi lavoratori disciplinati e obbedienti?

Perché quando scoppiano le guerre è soprattutto grazie a loro, a questi uomini super laboriosi ma dal cervello costantemente spento.

Chi infatti costruisce le armi? Chi le munizioni?

Chi assembla i cacciabombardieri?

Chi i carri armati?

Chi costruisce i manganelli?

Chi costruisce le prigioni?

Chi asfalta i prati verdi?

Chi innalza fabbriche inquinanti?

Chi costruisce le centrali nucleari?

Chi trasporta poi i rifiuti radioattivi da un Paese all’altro?





Chi esegue ordini moralmente ingiusti e poi si nasconde dietro scuse come: “Ho fatto solo il mio lavoro?”

Chi autorizza e chi costruisce ponti e autostrade utilizzando più sabbia del cemento, consapevole di mettere a serio rischio la vita di milioni di cittadini?

La massa servile e ignorante degli schiavi che poi si lamenta di tutto questo, la stessa massa che prima accetta il vile denaro per svolgere lavori sporchi e che poi, qualche anno dopo, firma petizioni per rimediare al disastro che essa stessa ha causato...

Smettiamola di incolpare Tizio e Caio per come stanno le cose, i colpevoli siamo anche noi, soprattutto noi, i dittatori non nascono sotto i cavoli né li porta in bocca la cicogna, ma è il popolo che prima li crea e poi li innalza sui troni.


Avete mai pensato a quanto dolore l’umanità e il mondo si sarebbero risparmiati se solo Carlo Magno, Hitler, Stalin, Mao, solo per citarne alcuni tra i più famosi, fossero stati degli innocui oziosi, invece che essere dei feroci dittatori?

Che dire poi di tutti quei Re che si assicuravano i loro troni con la forza bruta degli eserciti da una parte, l’inganno e lo sfruttamento della povera gente dall'altra?

Credete che quei Re si siano forse estinti?
Che essi siano un capitolo chiuso della nostra storia?






No, non è cosi, quei Re si sono semplicemente trasformati nelle giacche e cravatte di oggi, con lo svantaggio che nei secoli si sono drasticamente moltiplicati.


Se ieri c’era un solo colpevole delle vostre sofferenze, oggi invece ce ne sono a centinaia per ogni Paese, in questo modo è difficile dare la colpa a qualcuno in particolare, ma come sempre le astute strategie messe in atto dal potere, sono ben poca cosa se paragonate all’imbecillità della massa dormiente.

Un topo non sarà mai così stupido
da nutrire il gatto che vuole divorarlo,
l’essere umano invece si.
Quando qualcuno vi rimprovera dicendovi che siete troppo pigri, sfaticati e oziosi, o vi rimprovera di essere dei fannulloni buoni a nulla, voi ricordate loro che la vostra pigrizia può solo giovare all’umanità, perché nessun ozioso ha mai dato ordine di sganciare una bomba, né di compiere inutili stragi.

Nessun ozioso s’inventerebbe mai di produrre più di quanto consuma, se qualcuno non lo costringe a farlo, appunto perché è ozioso, in realtà tutte le creature terrestri tendono a essere oziose ad eccezione dell’uomo.


Il leone esempio, per quanto feroce possa essere, caccia sempre e solo le prede di cui ha bisogno, ma non le accumula per creare abbondanza, uno scoiattolo raccoglie e conserva le ghiande per affrontare l’arrivo del lungo inverno, ma durante la primavera e l’estate salta e gioca tra i rami degli alberi,l’uomo invece vive per accumulare, spreca il cibo e produce ogni genere d’immondizia.
Essere oziosi quindi non può che essere di beneficio a questa società composta diproduttori-consumatori, essere pigri non nuoce a nessuno, essere troppo laboriosi invece porta alle guerre, alla violenza e alla distruzione dell’ambiente naturale.

Di braccia ce ne sono troppe,
di menti, troppo poche…

Fonte: Daniele Reale


martedì 13 settembre 2016

Olmo – Il cantico degli illusi



Settembre è iniziato, l’estate offre i suoi ultimi atti scanditi da rumori in lontananza che però non preannunciano l’arrivo dei classici temporali di fine stagione, ma l’apertura della stagione di caccia!
La caccia, come del resto ogni espressione di dominio dell’animale umano sulla natura (cementificazione, conversione di foreste in monocolture, estrazioni minerarie, petrolifere ecc.), spoglia di ogni significato il concetto stesso di libertà, rendendo prede e schiavi anche quegli animali non umani che in teoria dovrebbero considerarsi liberi, in quanto non rinchiusi in allevamenti o laboratori.
Prede nelle foreste e schiavi al guinzaglio. Quegli animali non umani allevati appositamente per cacciarne altri, privati a loro volta di quella libertà che ritrovano solo quando vengono investiti del ruolo dato loro dal cacciatore, ridotti ad un bene di proprietà, ad oggetti funzionali al raggiungimento di uno scopo assegnatogli dall’animale umano: espressione antropocentrica che genera distinzioni tra chi è degno di vivere e chi invece sacrificabile.
Riportiamo di seguito la poesia offerta da Olmo, a finché possa essere spunto di riflessione e monito per dar vita ad una resistenza che possa difendere le terre libere e chi le popola.

La buonanotte data dal bramito del cervo è come una coperta calda donata quando non te l’aspetti, quando i brividi ormai fanno parte della stanza, come un soprammobile che tieni nascosto e impolverato dietro la mensola più alta, lontano, ma di cui non ne puoi fare a meno. Sotto, nella foresta che presto diventerà un campo di battaglia dichiarata da coloro che abbracciano i figli prima di strapparli ad altri, canta l’amore uno degli ultimi giganti di montagna. Chissà se è al corrente che ogni sera dà compagnia a un rinnegato di questa società. Che la guerra abbia inizio, come da copione, da una parte l’acciaio delle carabine e dall’altro il coraggio che non conoscete, troppo occupati a seguire i sentieri costruiti da altri, troppo vigliacchi per esplorare il buio di voi stessi, troppo conformi per trovare le chiavi delle vostre catene. Ricorda gigante ! mai voltarsi indietro, se ancora puoi porta la tua famiglia nella profondità più recondita della foresta, lì sei al sicuro, i soldati del nulla, i signori che sanno tutto non hanno il coraggio di camminare dove la luce non penetra, terrorizzati dalla loro ombra e da inquietudini che li travolgeranno, segregati in gabbie costruite da loro stessi…
Olmo
Fonte: earthriot

domenica 11 settembre 2016

11 Settembre La Nuova Pearl Harbor



Mai come nella nostra epoca sono state messe in discussione le tre fonti principali di diseguaglianza, la classe, la razza e il sesso. La graduale parificazione delle donne agli uomini, prima nella piccola società familiare e poi nella più grande società civile e politica è uno dei segni più certi dell'inarrestabile cammino del genere umano verso l'eguaglianza. E che dire del nuovo atteggiamento verso gli animali? Dibattiti sempre più frequenti ed estesi, riguardanti la liceità della caccia, i limiti della vivisezione, la protezione di specie animali diventate sempre più rare, il vegetarianesimo, che cosa rappresentano se non avvisaglie di una possibile estensione del principio di eguaglianza al di là addirittura dei confini del genere umano, un'estensione fondata sulla consapevolezza che gli animali sono eguali a noi uomini, per lo meno nella capacità di soffrire?
Si capisce che per cogliere il senso di questo grandioso movimento storico occorre alzare la testa dalle schermaglie quotidiane e guardare più in alto e più lontano.
(Norberto Bobbio)

L'undici settembre 2001 è stato lo spartiacque fra il prima e il dopo, è stato il momento in cui la vita di tutti è cambiata notevolmente in peggio, dall'attentato alle torri gemelle in poi l'umanità intera si è trovata nella tragica situazione di dover combattere per la sopravvivenza, Massimo Mazzucco in questo video racconta con dovizia di particolari come e da chi sia stato organizzato veramente l'attentato alle torri e il dirottamento dei quattro aerei, tutti noi dobbiamo visionarlo e condividerlo, in questo video si percepisce la volontà dei veri autori di questa ennesima devastante strage i vari Bush, Cheney, Rumsfield, i petrolieri, banchieri e mercanti di armi, i quali hanno studiato a tavolino tutti i dettagli di questo attentato per terrorizzare intere popolazioni, varare leggi liberticide e avere il pretesto di attaccare l'Afghanistan e l'Iraq e successivamente  gli altri stati come la Libia, l'Egitto, lo Yemen e la Siria, e far sprofondare  il pianeta intero in una guerra infinita che dura tutt'oggi e che potrebbe trascinarci nella terza guerra mondiale, gli avvenimenti di questi ultimi anni stanno dimostrando che questo nefando progetto stia proseguendo inesorabilmente, dobbiamo svegliarci e reagire prima che sia troppo tardi;
Nella storia recente e passata ci sono incredibili, inconfutabili, coincidenze intorno all’11 settembre  risulta una data nella quale sono accaduti parecchi eventi drammatici di grande rilevanza storica, basti pensare all'undici settembre 1973 giorno in cui venne assaltato il palazzo della Moneda in Cile, venne ucciso Salvador Allende il primo presidente socialista del paese sudamericano, l’unico presidente eletto al mondo che viene ammazzato mentre combatte con il mitra in mano, e venne instaurato uno dei più feroci e oscuri colpi di Stato che la storia ricordi, un golpe organizzato dal generale Augusto Pinochet e dai suoi accoliti, appoggiato e foraggiato dalle multinazionali nordamericane dal governo degli Stati uniti e dalla CIA;

Ecco la lista degli eventi notevoli in data 11 settembre. Wikipedia ne cita 50 (http://it.wikipedia.org/wiki/11_settembre), di questi ho giudicato che solo 12 fossero veramente notevoli. Ridotta all’osso questa lista risulta comunque impressionante.
La caratteristica comune alla maggior parte degli eventi presenti in questa lista e' di vantare una certa unicita'. L’unica volta che i nativi americani hanno distrutto una citta' dei colonialisti, l’arresto dell’avanzata romana, di quella turca, l’unico grande massacro realizzato da indiani e mormoni uniti.

Grandi eventi drammatici accaduti l’11 settembre:
9 DC - Si conclude la battaglia della foresta di Teutoburgo, una delle piu' gravi sconfitte subite dai Romani, che blocco' il loro tentativo di espansione in Germania. Dopo tre giorni di scontri nella foresta i romani escono finalmente in campo aperto, convinti che il peggio sia passato, cadono invece in una gigantesca trappola e vengono massacrati.
1297 - Battaglia di Stirling Bridge - Gli scozzesi di William Wallace sconfiggono gli inglesi.
1541 - Santiago del Cile, appena fondata, viene distrutta da tribu' indigene capeggiate da Michimalongo.
1609 - Viene annunciato un ordine di espulsione contro i musulmani non convertiti di Valencia; sara' l'inizio dell'espulsione di tutti i musulmani della Spagna.
1683 - Battaglia di Vienna: Giovanni Sobieski libera Vienna dall'assedio turco e ferma per sempre l'avanzata ottomana in Europa.
1709 - Battaglia di Malplaquet - Gran Bretagna, paesi Bassi ed Austria sconfiggono la Francia.
1714 - Barcellona si arrende alle armate spagnole e francesi, nel corso della Guerra di successione spagnola.
1857 - Coloni Mormoni e Indiani Paiute massacrano 120 pionieri a Mountain Meadows (Utah).
1914 - L'Australia invade la Nuova Britannia, sconfiggendo il contingente tedesco ivi presente.
1919 - I marines statunitensi invadono l'Honduras.
1973 - Cile: golpe militare di Augusto Pinochet rovescia il governo, il presidente Salvador Allende muore durante le ultime fasi di assalto al palazzo presidenziale
2001 - Attacco terroristico: negli Stati Uniti, vengono dirottati quattro aerei.

sabato 10 settembre 2016

24 agosto 2016 Amatrice ore 3.36, 6 aprile 2009 L'Aquila ore 3.32


Questa società italiana appare putrefatta e moralmente fiacca. Tutta, non soltanto il governo e il sottogoverno: tra chi sta dentro il palazzo e chi sta fuori c’è una corrispondenza. La corruzione dei politici e dei loro manager è una costante della vita politica italiana e forse non soltanto italiana: nasce soprattutto dal bisogno di procurarsi l’enorme quantità di soldi che i partiti e le loro correnti divorano, coinvolge tutti o quasi, creando una ragnatela di reciproci ricatti.

24 agosto 2016 Amatrice ore 3.36, 6 aprile 2009 L'Aquila ore 3.32 due devastanti terremoti, del primo non se ne parla più, del secondo a distanza di ben sette anni il racconto di una superstite...

"Ieri mi ha telefonato l'impiegata di una società di recupero crediti, per conto di Sky.
Mi dice che risulto morosa dal mese di settembre del 2009.
Mi chiede come mai.
Le dico che dal 4 aprile dello scorso anno ho lasciato la mia casa e non vi ho più fatto ritorno, causa terremoto.
Il decoder Sky giace schiacciato sotto il peso di una parete crollata.
Ammutolisce.
Quindi si scusa e mi dice che farà presente quanto le ho detto a chi di dovere, poi, premurosa, mi chiede se ora, dopo un anno, è tutto a posto.
Mi dice di amare la mia città, ha avuto la fortuna di visitarla un paio di anni fa. Ne è rimasta affascinata. Ricorda in particolare una scalinata in selci che scendeva dal Duomo verso la basilica di Collemaggio, mi sale il groppo alla gola.
Le dico che abitavo proprio lì.
Lei ammutolisce di nuovo, poi mi invita a raccontarle cosa è la mia città oggi.
Ed io lo faccio….
Le racconto del centro militarizzato.
Le racconto che non posso andare a casa mia quando voglio.
Le racconto che, però, i ladri ci vanno indisturbati.
Le racconto dei palazzi lasciati lì a morire.
Le racconto dei soldi che non ci sono, per ricostruire.
E che non ci sono neanche per aiutare noi a sopravvivere.
Le racconto che, dal primo luglio, torneremo a pagare le tasse ed i contributi, anche se non lavoriamo.
Le racconto che pagheremo l'I.C.I. ed i mutui sulle case distrutte e ripartiranno regolarmente i pagamenti dei prestiti.
Anche per chi non ha più nulla!
Che, a luglio, un terremotato con uno stipendio lordo di 2.000 € vedrà in busta paga 734 € di retribuzione netta.
Che non solo torneremo a pagare le tasse, ma restituiremo subito tutte quelle non pagate dal 6 aprile ad oggi.
Che lo stato non versa nulla ai “cittadini senza casa” (quelli che si gestiscono da soli) e che sono ben ventisettemila, a loro neanche quel piccolo contributo di 200 € mensili che dovrebbe aiutarli a pagare, magari, un affitto.
Che i prezzi degli affitti sono triplicati. Senza nessun controllo.
Che io pago, in un paesino di 500 anime, quanto Bertolaso pagava per un appartamento in via Giulia, a Roma.
La sento respirare pesantemente.
Le parlo dei nuovi quartieri costruiti a prezzi di “residenze di lusso”.
Le racconto la vita delle persone che abitano lì. Come in alveari senz'anima. Senza neanche un giornalaio o un bar.
Le racconto degli anziani che sono stati sradicati dalla loro terra lontani kilometri e kilometri. Le racconto dei professionisti che sono andati via. Delle iscrizioni alle scuole superiori in netto calo.
Le racconto di una città che muore e lei mi risponde, con la voce che le trema.
"Non è possibile che non si sappia niente di tutto questo. Non potete restare così. Chiamate i giornalisti televisivi.
Dovete dirglielo, chiamate la stampa. Devono scriverlo."
Loro non scrivono ...voi fate girare!
Grazie da L'Aquila."