sabato 10 dicembre 2016

L’invisibile violenza della scuola.




L’invisibile violenza della scuola.

Le persone non vedono la violenza della scuola, quella invisibile, strutturale, quella che inevitabilmente i bambini apprendono inconsciamente e riproducono, e riprodurranno. Le persone pensano che la scuola sia un semplice passaggio di informazioni da un adulto a un gruppo di bambini. Le persone non si chiedono se il gruppo di bambini abbia o meno voglia di stare chiusi in un’aula, fermi, zitti, ad ascoltare degli adulti per ore e delle lezioni noiose. Anzi, le persone pensano che i bambini abbiano bisogno di quelle lezioni, in quel momento preciso, in quel luogo preciso, e soprattutto in quel modo preciso, un modo autoritario che qualsiasi riforma non farebbe altro che riaffermare. Storia insegna. Le persone non si rendono conto che questo passaggio obbligatorio di informazioni obbligatorie è regolato soltanto dalla violenza e dall’infamia del ricatto, e che questo ricatto invisibile agli occhi verrà stampato nei comportamenti e nel carattere di ogni bambino. Dice il maestro: ‘o fai come ti dico io, nei tempi che decido io, oppure ti punisco con un brutto voto’. Cosa che si traduce inevitabilmente in un insegnamento di coercizione, un atteggiamento autoritario, che i bambini assimilano e riproducono, costruendo così la società che vediamo. Proviamo a far giocare dei bambini ‘alla scuola’, e vediamo come questi abbiano imparato perfettamente ad imitare non soltanto il cipiglio bruto del maestro, ma soprattutto a sottomettere con la minaccia tutti gli altri. Ma poi c’è il discorso della competizione. Le persone forse riescono anche a vederla questo tipo di violenza strutturale, ma non se ne curano, la pensano necessaria, se non fondamentale. La terribile competizione che si annida nel pretesto del voto necessario, della classificazione necessaria, del merito e del demerito conseguenti, della divisione tra buoni e cattivi. Premio e punizione, il sunto della scuola e della caserma militare! Un addestramento simile, in un’età in cui si è delle spugne, che cosa vogliamo che produca, se non una società di sbirri e autoritari, e pure molto infami e ipocriti? Ma no, per le persone questa non è violenza. Non è violenza neanche l’assillo di sentirsi sempre sotto sorveglianza, cosa che modifica terribilmente anche i movimenti dei bambini, la loro spontaneità, la gioia, la serenità interiore. Ma tanto, perché dovrebbero muoversi sti idioti? Non gli fa bene! Decidono gli adulti già scolarizzati per loro, e non asperttano altro sti adulti frustrati! Sorveglianza obbligatoria, competizione obbligatoria, noia obbligatoria, attenzione obbligatoria, e non solo a scuola. Ma cosa crediamo di ottenere da persone così violentate? Una società di giusti e solidali? Pace e serenità? Fratellanza? Sapete cosa me ne faccio io di un bambino che non sgarra le tabelline ma che ha già imparato a essere suddito con aspirazioni da despota? Un bel niente! No grazie, preferisco un analfabeta, ma so che sarà ancora umano e autodeterminato, in grado di dire no alle autorità. E con buona pace degli stolti, quelli che credono che senza la scuola ci sarebbe la dissoluzione totale dell’umanità (infatti le guerre le progettano gli analfabeti, si sa), io mi accodo con i più grandi pedagogisti e intanto affermo che studiare è molto diverso che apprendere, che apprendere veramente nasce da un istinto naturale che necessita di rapporti paritari e di libertà, sospinta dall’innata curiosità. Libertà di scegliere, ad esempio. Conosco gente che ha imparato più cose qui su internet, liberamente, per proprio piacere, per propria curiosità. e nei tempi che si è autoconcesso, che non in tutte le scuole frequentate, ed è gente che mi viene ancora a dire ‘se non ci fosse la scuola…’. Ma che cosa? Ma se pure gli operai analfabeti dell’Ottocento, in America, conoscevano i classici della letteratura meglio dei borghesi (Noam Chomsky) sospinti dall’innata voglia di imparare a leggere e poi di leggerseli davvero quei libri, e di capirli soprattutto, mica solo di arredarsi il salotto che non avevano neanche! Che poi uno prende un bambino non scolarizzato, lo osserva, e si accorge che è un continuo chiedersi le cose, e chiederle agli altri, e darsi risposte anche quando non le ottiene… parte tutto da lui, ed è felice, nessun obbligo, e farà così finché non andrà a scuola. Poi, una volta giunto a scuola, oltre a vedersi deresponsabilizzato in tutto, oppresso dall’obbligo e addestrato persino a riverire l’autorità, a credergli comunque e in ogni caso, il bambino a poco a poco smetterà di trovare piacere nel leggere, sarà annichilito persino nella sua voglia di inventare, di creare, di sognare, sarà snaturato, disumanizzato, e dovrà essere allineato, omologato, certificato, massificato, adattato, giudicato, valutato, timbrato. Ed ecco pronta la pecora votante di domani, il ‘prenditore di partito’, il produttore docile e rassegnato che non si incazza se non col suo compagno (magari straniero, o gay, o juventino, o chissacosa), che dice pure che un altro modo di vivere è impossibile e brutto (si vede che sta benissimo allora). Ma tutto questo, e purtroppo anche altro, che è di una violenza invisibile e indicibile, le persone non lo vedono, non vogliono vederlo, anzi, questa violenza la considerano una civilissima virtù.

venerdì 9 dicembre 2016

Il Premio Felice è un concorso di scrittura organizzato da Essere Animali


Premio Felice 2017






Il Premio Felice è un concorso di scrittura organizzato da Essere Animali aperto a bambini e ragazzi fino a 14 anni.


Partecipare è semplice

Scrivi una storia che abbia come tema gli animali, scegli tu se reale o di fantasia. L’autore del miglior racconto vince un regalo e un viaggio assieme alla sua famiglia presso un rifugio per animali.
Chi è Felice?

Felice, allegro cagnone di circa 13 anni, è stato adottato nel 2010 da Sergio, Daniela e dalla loro bambina Linda, quando di anni ne aveva 8 permettendogli così uscire da uno dei peggiori canili dell’Emilia Romagna. Allora Felice era solo l’ombra di un cane: sotto il profilo fisico era denutrito, privo di pelo in molte zone del corpo, cardiopatico e con un’infezione alla bocca mai curata che rese necessario estrarre tutti i denti tranne i due canini, insomma Felice non era proprio un bel cane! Sotto il profilo psicologico poi, era terrorizzato da tutto al punto che per diversi giorni rimase totalmente immobile su un cuscino senza mangiare e senza fare i propri bisogni.


Felice, che a quel tempo si chiamava Iena (nome che indubbiamente ne ha ridotto le possibilità di adozione), era considerato uno dei cani più brutti di tutto il canile e nessuno aveva mai chiesto di lui. Ma anche le storie più tristi possono avere un liete fine: Iena rassegnato a vivere una vita in solitudine dentro un box di un canile, incrocia lo sguardo di Linda capitata lì quasi per caso. Linda decide che sì, quel cane bruttino e un po’ spelacchiato, ha qualcosa di speciale, bisogna dargli una seconda possibilità e il calore di una vera famiglia. Iena viene così ribattezzato Felice – augurio per una nuova vita dove la tristezza è solo un brutto ricordo – e va finalmente a casa con la sua nuova famiglia, di cora (o quasi!) verso una nuova vita! Felice oggi – nonostante i suoi 13 anni, la sua cardiopatia e una malattia che non è dato sapere quanto tempo gli lasci ancora da vivere – è un cane completamente diverso da quei giorni infelici passati in canile: anche se in alcune situazioni è ancora timoroso, Felice è un cane allegro, giocherellone che ama l’erba fresca e morbida, i ruscelli di montagna e soprattutto… adora le palline! Oltre a questo, Felice è un cane riflessivo e assai intelligente, capace di donare tantissimo affetto a chiunque lo circonda.

La storia di Felice è anche la storia di un rapporto fortissimo con Sergio, Daniela e Linda, che nel suo sguardo, nei suoi sorrisi e nelle sue corse sull’erba soffice alla rincorsa dell’ennesima pallina hanno scoperto un tesoro preziosissimo: la vera felicità si trova spesso nelle piccole cose.
Perché il Premio Felice?

Felice è un simbolo: la sua storia rappresenta il riscatto da un destino che sembrava già segnato e ci fa sperare che un simile lieto fine sia un giorno alla portata di tutti gli animali maltrattati e sfruttati.
Partecipa anche tu

Spedisci entro il 31 marzo il tuo racconto. Scrivi come e quanto preferisci! Le storie ricevute saranno esaminate da una giuria composta da insegnanti e istruttori cinofili. Al vincitore del concorso sarà consegnato un pacco premio contenente una maglietta di Essere Animali e una selezione di libri editi da Sonda Edizioni. La consegna avverrà presso uno dei rifugi che in Italia accolgono i cosiddetti “animali da reddito” per dar loro un futuro diverso, proprio come è stato per Felice. Il vincitore potrà visitare questo luogo speciale assieme ai suoi genitori durante un viaggio offerto dall’organizzazione del Premio. Inoltre in tale occasione verranno donati 1.500 euro al rifugio per sostenere le sue attività.




Con questo concorso vincono sia i giovani scrittori che gli animali!


Cosa aspetti? Scrivi e mandaci la tua storia!
Il racconto dovrà essere inviato entro il 31 marzo 2017 a:
→ Essere Animali via Zoccoli 27 40134 Bologna
oppure a → felice@essereanimali.org



Aiutaci a diffondere il concorso, richiedi il volantino a felice@essereanimali.org, portalo a scuola e parlane ai tuoi figli e ai tuoi alunni.





Eccoci a Ippoasi alla premiazione della 2° edizione

mercoledì 7 dicembre 2016

Tutti a discutere del si del no al referendum ma forse ci sono cose più importanti…I 10 migliori modi per distruggere tutta l’acqua sulla Terra



Tutti a discutere del si del no al referendum ma forse ci sono cose più importanti…I 10 migliori modi per distruggere tutta l’acqua sulla Terra

DI DEREK JENSEN

fairobserver.com

L’intervento umano è stato responsabile per l’inquinamento e lo svuotamento delle risorse idriche ad un tasso criminale



Mi piace guardare gli elenchi dei più grandi successi della nostra cultura. Sono sempre stupito, ad esempio, quando leggo dello sforzo stupendo che è stato fatto nella costruzione delle Piramidi di Giza: almeno 10.000 persone hanno lavorato 30 anni per erigere tombe giganti per i loro capi.

E non vedo come qualcuno potrebbe contenere l’eccitazione quando legge, per fornire un altro esempio, che la diga di Hoover è “uno dei più grandi successi dell’uomo” perché ha portato “ordine nella furia del Fiume Colorado, creatore del Grand Canyon e linea-vita del Sud-Ovest Americano.”

E chi potrebbe essere in disaccordo con sentimenti come “Ogni volta che vedo un edificio salire verso il cielo, la vista delle condutture idrauliche – arterie finali di un meraviglioso sistema che sostiene la vita – evoca una particolare sensazione di stupore e di orgoglio.”

Ma una cosa mi preoccupa di questi elenchi : si trattengono dal mostrare le realizzazioni più incredibili e importanti, quelle che realmente mettono in risalto il potere di questa cultura, che arrivano al nocciolo di ciò che questa cultura è, quelle che fanno sembrare banali le condutture idrauliche.

Così ho iniziato a fare gli elenchi da me stesso. Ecco un elenco di alcuni dei più grandi successi di questa cultura che hanno a che fare con l’acqua.

10. LAGO D’ARAL




Il lago d’Aral, il cui nome significa “mare di isole”, perché ce n’erano più di 1.100, una volta era il quarto lago più grande nel mondo, e copriva più di 26.000 miglia quadrate. Ma alcune anime coraggiose, una intera cultura di loro, sono state in grado di vedere oltre, al di là della bellezza e del cibo e della fornitura d’acqua per i locali, e di vedere il valore reale sottostante. Essi hanno riconosciuto che questo lago era, come dicono loro, un “errore della natura” e un “evaporatore inutile”. Hanno avuto l’audacia della visione per costruire dighe e scavare 200.000 miglia (321.000 chilometri, ndt) di canali per deviare l’acqua dai fiumi che erano abituati a fluire nel lago d’Aral invece che nel deserto per coltivare riso, meloni e cotone. Il progetto è stato un successo completo, nel senso che nel 1988 l’Uzbekistan era diventato il più grande esportatore mondiale di cotone.

Tutti sanno che qualunque acqua che raggiunge il mare è sprecata. Questo viene detto spesso dagli agricoltori di tutto il mondo. Lo dicono spesso politici e tecnocrati. E ‘stato detto proprio quest’anno da un candidato alla presidenza degli Stati Uniti in un discorso di campagna elettorale. L’acqua potrebbe e dovrebbe essere utilizzata per alimentare l’economia.

Così la 10° più grande realizzazione di questa cultura è stata di assicurare che quasi niente dell’acqua che avrebbe dovuto raggiungere il lago d’Aral fosse “sprecata.” Negli ultimi 50 anni, il lago d’Aral è decremetato a circa il 10% delle sue dimensioni iniziali.

Gran parte del lago originario costituisce ormai il deserto Aralkum, con terreno intossicato dal deflusso dei rifiuti agricoli. Ma questo non dovrebbe essere un problema a lungo termine perché il terreno viene soffiato via dal vento, portando i pesticidi lontani, come in Antartide, per essere preso dai pinguini, tra gli altri. Problema risolto.

Questo risultato, essenzialmente il prosciugamento del quarto lago più grande del mondo, così imponente, non è unico. Siamo anche stati in grado di diminuire il lago Ciad in Africa di circa il 90% e di prosciugare laghi dappertutto nel mondo, dal lago Tulare, una volta il più grande lago negli Stati Uniti a ovest del Mississippi, fino al Lago Poopó in Bolivia, e a ciò che era il terzo più grande lago d’Italia, il lago Fucino.

9. DISIDRATARE I FIUMI

Molti trattati stipulati tra il governo degli Stati Uniti e le Nazioni Indiane Americane hanno affermato che i trattati sarebbero rimasti in vigore fino a quando il vento soffiava e i fiumi scorrevano — in altre parole, in perpetuo.

La nona più grande realizzazione è disidratare i grandi fiumi. Non si può più pensare che il flusso dei fiumi sia per sempre. Ad esempio, era abituale che il fiume Colorado scorresse quasi 1.500 miglia dalla montagna al mare. Ora l’acqua non è più sprecata, solamente come “linea-vita del Sud-Ovest Americano”, ma invece è utilizzata per l’agricoltura e l’industria. Il fiume Colorado non raggiunge più il mare.

Allo stesso modo, l’Indo, una volta il 21 ° più grande fiume del mondo, con un flusso di 50 miglia cubiche all’anno, è stato ridotto a “sgocciolare a una magra foce,” una volta ancora non è sprecato, ma usato per l’agricoltura e l’industria. Il flusso del Rio Grande è stato ridotto dell’ 80% circa, quindi c’è ancora spazio per migliorare.

Il fiore all’occhiello è probabilmente il Fiume Giallo in Cina. E’ il sesto fiume più lungo del mondo, con circa 3.400 miglia. Un po’ più corto adesso, perché la sua acqua viene utilizzata invece che essere sprecata, in un anno non raggiunge il mare fino a 230 giorni.

Il venticinque per cento dei fiumi non raggiungono non più gli oceani. Ne abbiamo lasciati solo tre su quattro da sistemare affinché non venga sprecata l’acqua dei fiumi.

8. DISIDRATARE LE FALDE ACQUIFERE

E’ un grande risultato, quello di disidratare laghi e fiumi, ma ci vuole ancora più potenza per disidratare le falde acquifere (strati sotterranei di roccia o fango che contengono acqua). Le falde acquifere possono essere immense. La Ogallala Aquifer negli Stati Uniti, per esempio, sottostante a 174.000 miglia quadrate, una volta aveva un volume di circa 1.000 miglia cubiche di acqua. La domanda diventa: come si può scaricare qualcosa di così vasto e sotterraneo, come quello? Non si può tirare fuori un rubinetto gigantesco. E dal momento che è ricaricata ampiamente dalla pioggia, non è sufficiente semplicemente mettere delle dighe sugli affluenti.

La soluzione è semplice ed elegante: si pompa fuori l’acqua. Per fare in modo che non sia sprecata sottoterra, ma usata per coltivare il cotone e altre colture. La trasformi in denaro. Naturalmente non si può fermare la pioggia, ma così a lungo tu pompi fuori l’acqua più velocemente di quanta entra (e pompano fuori circa 6 miglia cubiche all’anno solo da quella falda acquifera), e così tanto a lungo tu perseveri con questo, puoi eventualmente raggiungere il tuo obiettivo.

C’è ancora molto lavoro da fare per prosciugare la falda acquifera Ogallala, ma, finora, siamo stati in grado di pompare fuori abbastanza acqua, di modo che in alcuni luoghi i pozzi devono essere 300 piedi (91 metri, ndt) più profondi che prima, agli inizi del prelievo.

E come con il lago d’Aral, stiamo realizzando i nostri obiettivi in tutto il mondo : 21 delle 37 più grandi falde acquifere del mondo sono in calo significativo, e 13 di queste tendenti al collasso.

7. INTOSSICAZIONE DELLE ACQUE SOTTERRANEE

Il tecnocrate miliardario Elon Musk e altri hanno scritto che un modo per cercare intelligenze extraterrestri è cercare pianeti inquinati, dal momento che i processi industriali intrinsecamente inquinano, e l’ intelligenza, nella loro prospettiva, intrinsecamente porta a processi industriali. Pertanto, un segno di intelligenza è l’inquinamento del proprio pianeta.

In questo spirito, il nostro settimo più grande successo sull’acqua è l’intossicazione delle acque sotterranee in tutto il mondo.

Questo risultato ha messo alla prova le nostre capacità, in parte perché questa acqua è sotterranea, e quindi è più difficile in certo modo fornirla di veleno, e anche perché queste falde acquifere sono così grandi.

Ma ogni cultura che potrebbe avere 10.000 persone a lavorare 30 anni per erigere tombe giganti ha mostrato una certa inesorabilità nel raggiungimento dello scopo, una inesorabilità che continua fino ad oggi.

Abbiamo tutti visto i video di persone la cui acqua di pozzo è stata così inquinata dal fracking, che possono aprire il rubinetto e accendere l’acqua col fuoco. Ma il fracking non è l’unico modo per inquinare le acque sotterranee, anche se l’idea di iniettare sostanze chimiche tossiche lontano sottoterra, ad alta pressione sufficiente a rompere formazioni rocciose stabili e infondere queste rocce con sostanze chimiche, è geniale. Anche lo stoccaggio di sostanze chimiche tossiche direttamente sopra falde acquifere funziona, poiché le sostanze chimiche affondano nel terreno. L’uso di insetticidi ed erbicidi funziona praticamente allo stesso modo.

Ed è un successo. Extraterrestri alla ricerca di segni di vita intelligente sicuramente riconoscerebbero questo come un segno della nostra intelligenza.

6. ACQUE SUPERFICIALI


Gli alieni riconoscerebbero la nostra intelligenza anche nel nostro trattamento delle acque di superficie. Quasi tutta l’acqua del mondo, dalle profondità dei più grandi oceani ai più piccoli ruscelli, è contaminata con tossine create dall’uomo. Si tratta di circa 330.000 miglia cubiche di acqua ormai contaminata.

Anche la sola contaminazione dell’acqua dolce del pianeta sarebbe un risultato straordinario, soprattutto se si considera che, fino a poco tempo fa, tutti gli esseri umani sulla Terra bevevano da fiumi e laghi.

In Cina, alcuni dei fiumi sono stati inquinati con così tanto successo che sono tossici al tatto. Siamo stati anche in grado di mettere le tossine in ogni “acqua biologica”, cioè l’acqua contenuta in ogni essere vivente. Si tratta di un risultato assolutamente incredibile.

5. DIGHE IN INDIA

Il governo indiano sta facendo progetti per essere sicuro che nessuna acqua in India venga sprecata dal mondo naturale. Il piano è quello di costruire 3.000 nuove dighe e scavare 9.000 miglia di nuovi canali al fine di “ridisegnare il flusso naturale” di 37 grandi fiumi in modo che il governo possa “spostare” più di 40 miglia cubiche di acqua ogni anno.

4. PESCA ECCESSIVA

Ciò che è vero per l’acqua è vero per tutto e per tutti sul pianeta: se non è convertito in denaro (il combustibile che alimenta l’economia) è sprecato.

L’ ambientalista Farley Mowat ha scritto in “Sea of Slaughter” (Mare del Massacro) : ” E’ probabilmente impossibile per chiunque viva in questo tempo, comprendere quanto fosse grande la vita dei pesci nelle acque del Nuovo Mondo quando l’invasione europea ha avuto inizio.” Un esploratore ha dichiarato che le acque dei Grand Banks (Nord-Atlantico, ndt) erano “così brulicanti di pesci [che] potrebbero essere presi non solo con una rete, ma con cesti immersi [e appesantiti] con una pietra.” Un altro esploratore ha osservato che c’erano così tanti pesci enormi -in questo caso merluzzi-” che a volte arrestavano il passaggio” delle navi. E un altro esploratore: “I merluzzi sono così spessi da riva che noi con difficoltà possiamo remare con una barca attraverso di loro.”

Questo era un sacco di pesce che andava sprecato. Ancora di più, potremmo fare commenti simili su tanti altri pesci che erano altrettanto comuni. Aringhe. Haddock (Asinello, Eglefino). Halibut. Salmone. Platessa. Anguilla. Un sacco di pesce andava sprecato.

Il cielo era anche pieno di uccelli che mangiavano questi pesci, e il mare era pieno di balene e foche che mangiavano questi pesci. Così tanti pesci, così tanti uccelli, così tante balene, così tante foche, tutti erano sprecati.

Così, la realizzazione numero quattro è la cattura di tutto questo combustibile per l’economia. I grandi banchi di merluzzo sono finiti, i grandi stormi di uccelli marini, i grandi branchi di balene e foche. Finiti finiti finiti. Non sono più sprecati. Finiti!

3. PLASTICA

L’invenzione della plastica è una straordinaria realizzazione in sé : la creazione di qualcosa che a tutti gli effetti non decade. Sviluppata tra la fine del 19° secolo e l’ inizio del 20°, è entrata in produzione di massa nel 1930. La sua produzione si è impennata da allora e, con l’economia industriale, ora la produzione è di quasi 300 milioni di tonnellate all’anno.

Molta di questa plastica finisce in mare – se fosse tutta sulla riva, ogni anno sarebbe sufficiente per riempire cinque sacchetti della spesa per ogni piede (30 centimetri, ndt) di costa in tutto il mondo. C’è abbastanza plastica in mare da causare isole galleggianti delle dimensioni di grandi stati. Abbastanza plastica nell’ oceano da essere più numerosa che il fitoplancton (base della vita negli oceani, e in effetti della vita sulla Terra, in quanto produce l’ossigeno per un respiro su due degli animali su questo pianeta) di 10 a uno. Abbastanza plastica sufficiente per causare che uno ogni tre pulcini di uccelli marini in alcune colonie nel Pacifico muoiano di fame, con le pance piene di plastica.

Abbastanza plastica per soffocare la vita degli oceani. E non decade. Che incredibile realizzazione.

2. CATTURE ACCIDENTALI

Se in qualche modo, nel 1870, tu avessi pesato tutti i pesci negli oceani, e facessi la stessa pesata oggi, il peso totale di tutti i pesci di adesso sarebbe di circa il 10% di quello che era allora. E, naturalmente, nel 1870 eravamo già sulla buona strada per fare in modo che nessun pesce andasse sprecato, cosicchè si può sicuramente dire che questa riduzione del 90% è seguita a riduzioni precedenti da quando questa cultura si è fatta strada in tutto il mondo.

Non contenti di queste riduzioni, continuiamo a uccidere i pesci per convertire i pesci in denaro, e anche a ucciderli e semplicemente gettarli di nuovo in mare senza alcuna ragione al mondo. Si tratta delle catture accidentali. La cattura accidentale succede quando recuperi la tua rete e trovi pesci morti (o uccelli o balene o foche o tartarughe o qualunque altro) di una specie diversa da quella per la quale sarai pagato. Circa il 40% di tutti i pesci catturati commercialmente vengono uccisi e gettati in mare. In alcuni settori, il rapporto fra le catture accessorie e le catture commerciali è di 20 a 1.

Il risultato è che gli scienziati stanno dicendo che, entro 35 anni, gli oceani potrebbero essere privi di pesce. Sarà stato necessario uno sforzo lungo e intenso, ma ne sarà valsa la pena per fare in modo che nessun pesce vada mai più sprecato, e anche affinchè i pesci – che sono stati in giro per 450 milioni di anni e sono sopravvissuti a multiple estinzioni di massa – capiscano che la loro capacità di sopravvivere è nulla in confronto alla nostra capacità di distruggere.


1. UCCISIONE DEGLI OCEANI

Questo ci porta alla nostra migliore realizzazione con l’acqua, sfortunatamente ancora “work in progress”, che è l’ uccisione degli oceani su questo pianeta di acqua mediante intossicazione, riempiendoli di plastiche, con la pesca eccessiva, assordando gli oceani con il rumore artificiale fino a 260 db (in prima fila a un concerto rock è di 130 db, dolore e danni inevitabili per gli esseri umani a 140 dB; gli esseri umani muoiono a 160 dB; 260 db è 10.000 volte più intenso di una esplosione nucleare a 500 yards -457 metri, ndt-), con l’acidificazione degli oceani, con il dragaggio, causando l’aumento del livello del mare (uccidendo biomi in acque basse e sulla riva), e avanti e avanti e avanti.

Fai finta di essere tornato indietro 10.000 anni e di aver chiesto alla gente che hai incontrato quale sarebbe la realizzazione più difficile e ardua tra, da una parte, erigere enormi tombe (o, se è per questo, mettere una persona sulla luna) e, dall’ altra parte, disidratare laghi, fiumi e falde acquifere e tossificare l’ acqua in tutto il mondo, eliminando così tanta vita dagli oceani una volta incredibilmente fecondi (e fiumi e laghi e zone umide) in tal modo che effettivamente sono stati uccisi anche gli oceani stessi.

Le persone di 10.000 anni fa riderebbero di te e direbbero : “Che domanda stupida. Naturalmente sarebbe più difficile uccidere gli oceani. Nessuno potrebbe causare così tanta distruzione. Nessuno potrebbe trasformare tutto il mondo nella più grande tomba per tutti. E perché dovrebbe essere così stupido da volerlo ?”

martedì 6 dicembre 2016

CAZZARGEDDON








di Alessandra Daniele
Con una schiacciante maggioranza di No, 19 milioni di voti, oggi l’Italia ha finalmente rottamato la grottesca Cazzariforma di Renzi, insieme alle sue altrettanto grottesche velleità napoleoniche.
Una controriforma fascistoide scritta col culo, sulla quale Renzi aveva (infatti) messo la faccia, e che in faccia gli è scoppiata, punendo la petulante arroganza padronale sua e dei suoi pupazzi animati con una sconfitta devastante quanto meritata.
L’Apocalisse del Cazzaro è cominciata.
Non gli sono bastati ricatti, minacce, propaganda asfissiante, media collusi e servili, losche ingerenze straniere, clientele para-mafiose, abusi, manipolazioni e menzogne di ogni genere, per far digerire a un paese già stufo e schifato l’ennesima porcata di regime. La Sostituzione della Repubblica con una rozza monarchia padronale.
Nonostante il patetico tentativo di spacciare questa ripugnante restaurazione golpista per un Rinnovamento, è rimasto sempre ben chiaro cosa votasse davvero la Casta, quale fosse il vero voto di Castità.
E così, ancora una volta, i disegni delle tecnocrazie finanziarie nazionali e internazionali, e i loro esecutori, sono stati spazzati via dall’onda crescente dell’incazzatura popolare.
Questa vittoria non appartiene a nessuno dei cacicchi vecchi e nuovi che cercheranno di intestarsela, né alle loro bandiere, appartiene a quel popolo che s’è rotto i coglioni d’essere trattato come merce.Questa vittoria è nostra, e non dobbiamo farcela portare via.

lunedì 5 dicembre 2016

La grande marea dei NO ripudia l'Agenda Renzi



di Pino Cabras.


Il progetto di Renzi fallisce e viene ripudiato dalla Repubblica Italiana.
Chi voleva manomettere in profondità la Costituzione è stato pesantemente sconfitto da un grande voto popolare. Nella marea di voti che sommerge Matteo Renzi e gli avventuristi che aveva coinvolto in una campagna referendaria estremamente scorretta, i giovani hanno contato in modo trascinante: hanno contributo con più forza a rottamare un arnese già vecchio come il sedicente Rottamatore. Matteo Renzi ha subito una grande sconfitta campale nel suo progetto di rafforzamento del governo come architrave di un nuovo sistema politico. Renzi voleva riorganizzare efficacemente il blocco sociale conservatore dopo che era crollata l'analoga funzione di Berlusconi, e voleva farlo salvaguardando una fetta ancora molto elevata del suo elettorato tradizionale proveniente da sinistra. Una specie di DC 2.0 che si riprendeva le percentuali del PCI nelle regioni rosse, schiacciava l'opposizione a cinque stelle e dunque tentava di dare l'impronta decisiva alla Terza Repubblica, pur presentandosi dinamico e riformatore: cosa che attrae sempre un po' di politicanti cinici nel paese del Gattopardo, oltre a una quota instancabile di "militonti", tetragoni a ogni evidenza.
Renzi ha sopravvalutato la presa degli incantatori di serpenti volgari e ignoranti che aveva mobilitato, assieme alle clientele, per imbrogliare un Paese affezionato alla sua Costituzione. E lui, incantatore di serpenti in capo, ha commesso un azzardo politico enorme, che lo ha perduto: pensare di personalizzare il confronto, puntando all'obiettivo impossibile di farsi investire da un suffragio superiore al cinquanta per cento.
Ricordate il referendum di aprile sulle trivelle? Non raggiunse il quorum e i corifei renziani perculavano gli avversari con tweet irridenti. Ciaone, dicevano. Gravissimo errore di sottovalutazione.
Gli avversari infatti potevano dire: "Ricomincio da 13.330.607". Tanti erano i voti di chi in quella occasione aveva votato in modo sgradito al governo. Ed erano tanti nonostante un quorum impraticabile, una propaganda assillante del governo e del PD per spingere gli elettori a non votare, organi di stampa bugiardi e zitti. Pochissimi di quei tredici milioni erano disposti a votare Sì nel RefeRenzum del 4 dicembre.
Come mi ha ricordato un amico che questi calcoli li ha sempre fatti bene per mestiere, Pietro Pani, con un'affluenza alle urne del 70% al NO, per vincere, sarebbe bastato prendersi appena un elettore su quattro di quelli che ad aprile non votarono (o votarono per tenere le trivellazioni) e vincere così con il 51%. Invece siamo ben oltre. Matteo Renzi, nella sua hybris costituzionale, non sa nemmeno fare i conti. Il suo guru Jim Messina è una montagna di denaro mal speso. Ben gli sta, la democrazia è davvero un'altra cosa da Jim Messina, da Matteo Renzi, da Maria Elena Boschi, e anche dai piedi in due staffe di Gianni Cuperlo e altri.
Renzi ha interpretato la propria carica fino a svilirla in una sequela di abusi: ha ridotto la Costituzione al rango di una chiacchiera da Barbara D'Urso, ha buttato a mare equilibri nati dallo studio e dal sangue per triturarli in slogan falsi ("ecco la scheda con cui voterete il Senato", vergogna Matteo!), ha fatto di tutto per abbagliare, intimidire, costringere a schierarsi per ottenere finanziamenti che spettavano comunque agli enti locali. Davvero squallide le passerelle del presidente della Sardegna Pigliaru e di quello della Campania De Luca, per accreditarsi come vassalli e giocare intorno al Referendum fondi pubblici e risorse. Renzi ha usato enti pubblici, televisioni, manovrine e mance, e non si è fermato lì. Ha abusato anche delle ambasciate per condizionare in modo non neutrale il voto degli italiani all'estero: una grande incognita piena di ombre, per fortuna non decisiva, alla fine, perché lo tsunami sul suolo nazionale è stato inarrestabile.

Si addensano molte nubi all'orizzonte, perché Renzi in questi suoi mille giorni non ha governato, ha rinviato, ha congelato i problemi, e ci sono sempre i poteri che vogliono spolpare l'Italia. Bisognerà attrezzarsi da subito per creare un vasto movimento popolare in grado di governare in nome della Costituzione, che ci teniamo - fortunatamente e meritatamente - ancora oggi. Nessuna delle forze di opposizione - alle Agende Monti, Agende Letta e Agende Renzi che ci governano da anni - può bastare a se stessa. Dovremo pensarci. Domani è un altro giorno.

Fonte: Megachip

domenica 4 dicembre 2016

Le ragioni del vegano: Dove stanno i confini.




E le piante non soffrono?” A qualcuno di voi sarà certamente capitato di incontrare quel curioso obiettore di coscienza che contestava con queste parole la vostra scelta di diventare vegetariani (o vegani). Ed è anche probabile che non abbiate preso sul serio un argomento che francamente suonava alquanto pretestuoso. Non credo infatti che il vostro interlocutore presentasse i sintomi di una reale inquietudine per la sofferenza di zucchine e patate o che avesse in mente un qualche progetto utopico di “liberazione vegetale”. Statene certi: dei vegetali e della loro sofferenza non gliene importava un bel niente.
Partita chiusa? Forse, perché a dirla tutta il vostro amico toccava con le sue parole un nervo scoperto della filosofia animalista. Non si tratta di una questione teorica per amanti della speculazione fine a se stessa. Si tratta di un problema fondamentalmente pratico. State aspirando il vostro salotto quando, dietro la poltrona, scoprite una ragnatela con tanto di ragno. Che fate? Magari aspiriate tutto quanto, magari portate fuori il ragno e aspirate solo la ragnatela. Alla meno peggio distruggete comunque l’abitazione del ragno: il che non è molto carino da parte vostra. Oppure siete alle prese con una invasione di formiche e avete provato tutte le alternative cruelty free (una, giusto per darvi un consiglio, è una linea di farina sulle porte, a volte funziona). Non rimane che l’insetticida, ma si tratta a quel punto di una vera strage. Magari tirate un sospiro e vi fate forza. Aprite le finestre, spruzzate l’insetticida e ve ne andate in fretta e furia chiudendo alle vostre spalle la porta del salotto.
Altro che piante! Se il nostro obiettore si fosse sforzato di essere un po’ più sagace nel suo argomentare avrebbe tirato fuori ragni, formiche, mosche, bruchi, zanzare… E vi avrebbe incastrati. Vi avrebbe chiesto perché a pranzo vi ostinate a non mangiare gamberetti, cozze, calamari, bovoletti, cicale di mare e schie se poi siete tanto indifferenti alla vita di tutti gli insetti terrestri. E voi? Che avreste risposto?

Occorre forse fare un passo indietro. Su che basi si decide ciò che è giusto o sbagliato? Forse uccidere una zanzara che si posa sulle vostre braccia è un caso controverso: si tratta di in una zona grigia dai confini sfumati. Però esistono cose che occorre essere ben miopi per vedere sfuocate. Per esempio appaltare la crudeltà verso gli animali per produrre qualcosa di cui nessuno ha bisogno come la carne non è tanto “zona grigia”. Se non altro perché la maggior parte di voi non farebbe mai quelle cose che si fanno nei macelli e negli allevamenti. E che dire della donna con la pelliccia di visone che non potrebbe sopportare nemmeno il pensiero di tutti quei simpatici animaletti scuoiati? Però la indossa, e fa sì che il suo comportamento dichiari giusto ciò che invece la sua coscienza condanna. Che cosa c’è di sbagliato in tutto questo? Forse il fatto che ignora in modo deliberato ciò che la sua coscienza morale comanda categoricamente.

È molto semplice: non vede. Lontano dagli occhi lontano dal cuore si dice. E infatti non a caso l’agire etico, quel fare in cui si mettono assieme la mente e il cuore, implica un vedere. Implica il coraggio di guardare il volto dell’altro nella speranza di riuscire a calpestare la terra con passo appena un po’ più leggero.
A questo punto potete rispondere all’obiettore. Ma a patto che torniate a vedere quello che sta succedendo nel vostro salotto. Forse cambierete idea e butterete via l’insetticida. Forse no. In ogni caso solo affrontando la situazione con occhi aperti e mente lucida potrete scegliere in modo etico. Non crediate con questo di diventare perfetti. Impegnatevi con tutte le vostre forze, siate tenaci, ingegnosi, instancabili. Siate ambiziosi ma sappiate accontentarvi perché, come diceva Orazio, “vitiis nemo sine nascitur; optimus ille est qui minimis urgetur” (“senza difetti non nasce nessuno; e il migliore è colui che è assillato dai difetti più piccoli”).

sabato 3 dicembre 2016

SE HAI I SOLDI PER AMMALARTI DEVI AVERLI ANCHE PER CURARTI!




(immagine via Google)

Se hai i soldi per ammalarti devi averli anche per curarti!


Oggi mi girano alquanto, vorrei semplicemente fare un ragionamento sul quale spero si arrivi poi a una riflessione e dibattito senza tifoserie da curva sud, non riuscirei a sopportarlo!

Tutti vogliamo che il servizio sanitario sia gratis ovvero che sia un diritto di tutti poter accedere alle cure senza pagare nulla, e qui credo siamo tutti d’accordo, io penso che occorra fare alcune distinzioni:
La malattia nella maggior parte dei casi è dovuta a situazioni comportamentali e stile di vita errato, chi beve, fuma, si droga o mangia malissimo, e spesso fa tutte queste cose messe insieme, giusto per non farsi mancare nulla, tutto questo presto o tardi porterà a dei problemi più o meno seri, quindi in definitiva la malattia sarà solo colpa di chi *Ha fatto uso e abuso di uno stile di vita da idiota.:
– Ora per mangiare paga lo Stato? No
– Per fumare paga lo Stato? No
– Per bere paga lo Stato? No
– Per drogarsi paga lo Stato? No
Allora perché lo Stato dovrebbe pagare le medicinee relative cure mediche?
Con questo voglio dire che se trovi i soldi per mangiare spazzatura, bere alcol tutti giorni, fumare o drogarti, e consapevolmente sai anche che ti fa male, ora dimmi, perché lo Stato dovrebbe darti le cure gratis quando sei andato a lavorare e speso i tuoi soldi per le cose ti hanno fatto ammalare?
Che facciamo il “godimento” me lo pago e il patimento a carico di tutti?!
E sti cazzi!

Altro che ticket sanitario, qui occorre la scheda personale, se non ti prendi cura di te e ci spendi pure i tuoi soldi per farti del male, non vedo perché lo Stato dovrebbe curarti gratis!

Vuoi la sanità gratis? Ok, ma solo se non hai fatto nulla per ammazzarti, in caso contrario come ti paghi la Ceres ti paghi anche l’Aspirina!

Stanno tagliando i fondi alla sanità, se la volete gratis in futuro, l’unico modo è di non ammalarvi, altrimenti vi dovrete fare un’assicurazione a pagamento, e più farete una vita sregolata bevendo, mangiando ecc … e più pagate, l’assicurazione non rischia con persone che hanno uno stile di vita malsano, e se provate a imbrogliare, dovete sapere che poi non vi pagheranno le cure mediche necessarie …

La salute è un diritto, ma prima ancora un dovere … il dovere di mantenerla e preservarla!

*H per il solito pirla che guarda il dito e non la luna!

Fonte: Vivivegan

giovedì 1 dicembre 2016

Il mentitore bicamerale


Have you ever questioned the nature of your reality?”
(Westworld, HBO 2016)

di Alessandra Daniele

Tutto quello che il governo Renzi ci ha raccontato della sua controriforma è falso.

“Questa riforma supera il bicameralismo”.
Falso.
Il Senato non viene abolito, ma trasformato in una lobby dalle competenze arbitrarie, e dai componenti non più eletti dai cittadini, ma nominati dai partiti.

“Questa riforma taglia i costi della politica”.
Falso.
Il Senato mantiene tutta la struttura con tutte le relative spese, e il risparmio per l’abolizione del CNEL è irrisorio, perché tutti i dipendenti verranno semplicemente trasferiti a un altro ente statale.

“Questa riforma migliora il rapporto Stato-Regione”.
Falso.
La modifica del Titolo V con la clausola di supremazia statale trasforma gli abitanti delle regioni a statuto ordinario in cittadini di serie B, che perderanno il controllo sul loro territorio.

“Questa riforma non è di stampo autoritario”.
Falso.
La nuova Camera, eletta con l’Italicum, garantirà a una minoranza il controllo esclusivo sia del governo che di tutte le istituzioni, comprese quelle di garanzia, nonché della dichiarazione dello stato di guerra.

“Questa riforma in chiave maggioritaria migliorerà la qualità della classe politica”.
Falso.
Il sistema maggioritario ha ridotto gli Stati Uniti alla scelta fra Hillary Clinton e Donald Trump.

‘’La vittoria del No sarebbe un salto nel buio’’.
Falso.
Il vero salto nel buio è la vittoria del Sì, perché significa l’introduzione d’una carta costituzionale rozza e non sperimentata, a cui manca tutta la parte attuativa, e che cerca d’imporre una svolta centralista e reazionaria, quindi destinata a creare migliaia di conflitti politico-amministrativi.

Questa controriforma è di fatto la peggiore minaccia alla democrazia italiana dai tempi della P2, della quale condivide l’obiettivo primario: demolire la Costituzione.
Dobbiamo fermarla.

mercoledì 30 novembre 2016

MENÙ DI NATALE: PENSIAMOLO VEGAN E NON SI FA MALE NESSUNO!

Menù di Natale: pensiamolo vegan e non si fa male nessuno!


Menù di Natale: pensiamolo vegan e non si fa male nessuno!

A meno che non avete prenotato il viaggio ai Caraibi, anche quest’anno vi tocca il menù di Natale, come tradizione comanda. Il solito primo, secondo e contorni con un misto di fritto e arrosti, dolci a volontà, tra panettoni e pandori e gli immancabili spacca denti dei torroni alla mandorla, un classico insomma.


Questo in una normale famiglia onnivora, tradizionalista e spendacciona, poi una parte del cibo finisce nella spazzatura, mentre in una famiglia vegana il menù di Natale è completamente diverso, meno fastoso e abbondante, con primi e secondi leggeri a base di verdure e legumi, contorni idem e tanta frutta come dolce, insomma tutta un’altra musica.
Il menù di Natale vegan fa bene a tutti

I vegani per le feste non sacrificano nessuno, né vitelli, né maiali e selvaggina varia, compreso “o’ capitone” tanto caro al sud, si mangia solo cibo naturale che non ha visto il sacrificio con la morte di nessun animale, è un menù buono e fa bene anche alla salute, insomma non toglie la vita ma la restituisce!

Probabilmente forò lo stesso menù natalizio dell’anno scorso, in altre parole mangio le stesse cose di sempre con una piccola variante tra lenticchie e forse qualche preparato vegan che comprerò al supermercato, il tutto innaffiato come sempre da acqua e limone e forse se la trova un po’ di Falanghina bella fresca, tutto qui … e mi pare già tanto
Festeggiare a tutti i costi … quel che costi!

La cosa che da sempre non capisco delle feste, è la grande abbuffata, molti mangiano come fossero gli ultimi giorni sulla Terra, altri dilapidano il portafogli per le bevande altezzose, i soliti Champagne e vini altisonanti, come se facesse davvero la differenza per quei due o tre giorni.

Poi non può mancare il salmone colorato chimicamente, una delizia immancabile per il sollazzo dei buongustai e raffinati palati di Natale, con le mitiche tartine al caviale per un pieno di putrescenza di classe!

Una specie di rivendicazione al diritto di essere “qualcuno” e godere delle “delizie” di questo mondo, roba da mentecatti … se sei misero rimarrai misero, non c’è Dom Pérignon che lavi la miseria specie quella intellettuale!

Fonte: Vivivegan

martedì 29 novembre 2016

Gli Scritti Cazzari




di Alessandra Daniele

Il panico per l’eventuale sconfitta al referendum ha trasformato Renzi in uno spambot. Da settimane spedisce agli italiani pacchi di junk mail, lettere piene di promesse credibili quanto l’allungamento del pene.
Visto che evidentemente non bastano a spacciare la sua Cazzariforma autoritaria e truffaldina, Renzi passerà alle minacce esplicite.
Lettere minatore del tipo “Ricordati che sappiamo dove abiti, e questa busta lo dimostra”.
Finte cartelle Equitalia che annunciano un ritorno con una pesante tassa sulla seconda Camera se non rinunceremo al nostro diritto costituzionale d’essere noi a eleggerla.
Mail di phishing con scritto “Se vince il No, la password del tuo account bancario verrà craccata dagli hacker cinesi. Clicca qui per votare Sì”.
Biglietti sul parabrezza che dicono “I know what you did last summer. Se non voti Sì lo racconto a tutti”.
Poi passerà alle raffiche di sms e alle telefonate notturne come uno stalker a tutti gli effetti.
Il Cazzaro suda freddo perché sa che una sconfitta significherebbe quasi certamente la fine del suo governo, perché verrebbe scaricato innanzitutto dai suoi mandanti come sicario inefficiente.
La personalizzazione del referendum in realtà non è qualcosa che Renzi possa evitare. Chi l’ha incaricato di questo democraticidio non gli perdonerà un altro fallimento. Né a lui, né alla sua cricca di petulanti cortigiani spocchiosi quanto incapaci, che pretendono di cambiare la Costituzione palesemente sotto dettatura, visto che da soli non saprebbero cambiare nemmeno il toner della stampante.
E così il premier DC, Democazzaro, s’affanna a cercare di travestire la sua controriforma da Rinnovamento, che è un po’ come travestire De Luca da Lolita.
Sotto il cerone renziano, Vincenzo De Luca è il vero volto del PD.
Il vero volto di questa controriforma borbonica.
Così giovane da essere stata compilata col novantenne Napolitano, e l’ottantenne Berlusconi che adesso finge di opporvisi, mentre tutte le sue reti continuano a fare propaganda per il Sì, insieme a tutto il Capitale nazionale e internazionale, da Marchionne e Briatore, a Goldman Sachs e JP Morgan che l’ha praticamente commissionata.
Una controriforma così democratica che grazie al premio di maggioranza del Cazzarum, l’incombente legge elettorale renziana, consegnerà ad un partito votato da circa 2 italiani su 10 la maggioranza assoluta d’una Camera di nominati, il controllo della Corte Costituzionale, del Consiglio Superiore della Magistratura, della Rai, di tutte le Authority (dite ciao alla vostra Privacy), d’un Incasenato, cioè un Senato incasinato concepito apposta per non funzionare e all’occorrenza bloccare tutto il sistema, nonché di tutte le regioni a statuto ordinario, che per la clausola di supremazia governativa non potranno più decidere nemmeno di rifiutare una catena di inceneritori sul loro territorio.
Un vero e proprio golpe di fatto.
Che deve essere fermato.
Per avere questa Costituzione c’è chi ha combattuto, ed è morto.
A noi per adesso basta un No. Approfittiamone, prima che sia troppo tardi.

lunedì 28 novembre 2016

Omaggio a Fidel


di Lia De Feo.

Io non ho amato Cuba, nei tre anni trascorsi a studiare lì. Tanto è vero che mi spostavo in Messico ogni volta che potevo, e alla fine a Cuba ci avrò trascorso un anno e mezzo in totale. Non l'ho amata perché amo poco le isole, in generale, e perché i cubani mi davano sui nervi, parecchio. E la pativo: l'embargo è uno stillicidio di cose che non funzionano, che non si trovano, che sono difficilissime da fare.
L'embargo crea paesi logoranti dove la sopravvivenza è legata all'organizzazione che ti dai, e dove tu, straniero, sei sempre in torto: perché hai più soldi - credono loro - e vieni dalla parte di mondo che la vorrebbe vedere cadere, Cuba, e l'isola risponde togliendoti ogni tratto umano e trasformandoti in un portafogli che cammina, caricaturizzandoti nel cliché dello straniero a Cuba che, nove volte su dieci, non è una bella persona.
Io, quindi, ogni volta che potevo prendevo il mio Cubana de Aviación e in 50 minuti ero in Messico, dove la gente era normale e non si aspettava di essere pagata anche solo per rispondere a un "buongiorno". E dove, perdonatemi, mangiavo: un'insalata che non fosse di cavolo, una minestra che non fosse sempre e solo di riso con fagioli, un frutto che non fosse l'unico che si trova a Cuba di trimestre in trimestre. Un'introvabile patata. Un gelato che non fosse stato scongelato e ricongelato quaranta volte. A Cuba, a meno che tu non voglia spendere molti soldi - e anche lì, uhm - apprendi cos'è la deprivazione sensoriale, dopo mesi passati a provare un sapore solo. Io a Cuba una volta sono quasi svenuta in un supermercato, dopo due giorni trascorsi all'infruttuosa ricerca di un pomodoro. Il corpo ti chiede certe vitamine, certi sali minerali, e tu non riesci a darglieli. Atterravo in Messico e, i primi due giorni, mi strafogavo.
Eppure, Cuba funzionava. A modo suo. Davanti a ogni facoltà, all'università, c'era una targa che ringraziava la tale Comunità Autonoma spagnola che aveva finanziato il sistema elettrico. All'interno della facoltà sembrava di essere negli anni 50 dopo un bombardamento: banchi, cattedre, lavagne, tavoli sbilenchi, lampadine a intermittenza, computer e telefoni arcaici, sedie metalliche incongruenti, tutto in rovina, tutto cadente, e in mezzo a tutto questo professori trasandati, sciupati, malvestiti, che però ti facevano lezioni durante cui il tempo volava, che sapevano quello che facevano, che erano bravi. A volte proprio bravi. L'assoluta incongruenza tra lo squallore del luogo e la qualità delle parole. E la serietà, la severità, l'inflessibilità dietro la trasandatezza. La gente che ho visto bocciare all'esame di dottorato. L'incongruenza che tu, straniera, avvertivi tra come si presentava il tutto e la loro altissima considerazione di sé. Perché i cubani hanno un'immensa stima di sé. I cubani si sentono speciali, bravissimi, una specie di razza eletta. E questo non te lo aspetti, da un paese che cade a pezzi. E siccome te la fanno pesare, la loro presunzione, la loro certezza di essere degli immensi fighi, un po' li strozzeresti e un po' ti ritrovi ad ammettere che tutti i torti non ce li hanno. Li strozzeresti per i modi, ma poi devi ammettere che la loro forza è tutta lì. Nel sentirsi i migliori di tutti e quelli che non hanno paura di nessuno.
E' difficile, per una come me, arrivere all'aeroporto praticamente in fuga, pregustando il mondo normale che riabbraccerai entro un'ora, sopportare con odio le ultime angherie cubane prima di entrare nell'aereo (un assorbente dieci dollari di cui otto te li metti in tasca tu, negoziante cubana che abusa del mio stato di straniera in difficoltà?) e poi, nel momento esatto in cui l'odio ti trabocca da dentro, vedere gli sportelloni di un aereo angolano che si aprono e i passeggeri che cominciano a scendere: in sedia a rotelle, in barella, uno più sciancato dell'altro. Africani che vanno a curarsi a Cuba. Gente che noi, in Europa, lasciamo morire con indifferenza se non soddisfazione, e che la poverissima Cuba invece accoglie e cura. E tu che fai? Guardi, ti rendi conto, e che te ne fai più del tuo odio? Ti accorgi che sei una straniera viziata o, peggio, che non sei proprio nessuno. Che la Storia, da quelle parti, non sei tu, non passa per l'Europa. Tu sei lo spettatore pagante, se ti va bene, oppure aria, vattene. Cuba mette a fuoco altro da te.
L'Europa, in effetti, è lontanissima. Ed è straniante sentire gli europei che parlano di Cuba e dicono sempre, puntualmente, tutto il contrario di quello che vedi tu. Dai massimi sistemi a quelli minimi. Cominciamo dai primi: "E' una dittatura, la gente vuole fuggire, gli omosessuali perseguitati, i dissidenti". In realtà, l'immagine di dittatura cubana che si ha all'estero è quella dei primi anni 70, del cosiddetto "quinquenio gris" che la stessa ortodossia politica della Cuba di oggi definisce come "intento de implantar como doctrina oficial el Realismo socialista en su versión más hostil." La definizione è diEcuRed (la Wikipedia cubana, per intenderci) ma io stessa ho sentito criticare, addirittura ridicolizzare quell'epoca nelle aule universitarie dell'Università dell'Avana. Sono passati 35 anni da allora, gente. Cuba non è quella cosa lì. I cubani fanno il diavolo che gli pare. E pure gli stranieri.
Diceva la mia padrona di casa: "Tre cose non si possona fare, a Cuba: le droghe, lo sfruttamento dei bambini e, se sei straniero, una smaccata propaganda antistatale. Per il resto, se vuoi camminare per strada nudo e a testa in giù nessuno ti dice niente." I dissidenti? Avranno una dignità quelli legati alla Chiesa, suppongo, ma credo che tutti sappiano che le varie Damas en Blanco, per non parlare poi della Sanchez, prendono soldi per ogni manifestazione che fanno (famoso un loro sciopero perché non erano pagate abbastanza). Io non ho conosciuto nessuno, letteralmente nessuno, che ne parlasse con un minimo di rispetto. E' gente pagata, punto, chiusa la questione. Poi, certo, la gente parla di politica, immagina il futuro, esprime idee. C'è chi ama (amava, gessù.) Fidel e chi lo detesta/detestava. E chi, la maggior parte, ha sentimenti ambigui, tra l'ammirazione e il rancore. Chi cambia idea ogni secondo. Perché, di fondo, i cubani sono orgogliosi delle loro conquiste. Sono orgogliosi di quello che hanno combinato. E fanno catenaccio, sono uniti, sono isolani. Ecco, sono isolani. Non capisci Cuba se non ti metti in testa questo: che sono isolani, e per loro il mondo è Cuba e tutto il resto c'è se serve, sennò può pure affondare. Vogliono scappare? In realtà vogliono viaggiare. Perché sono isolani, appunto. C'è tanto mondo che non hanno mai visto. E poi, certo, vogliono soldi. Vogliono comprare cose. Vogliono guadagnare, come è umano che sia. Ma poi vogliono tornare. I cubani muoiono di nostalgia, lontano da casa, dalla famiglia, dalla loro gente, dal loro riso e fagioli. Sono uniti da fare schifo, i cubani. E se si sentono minacciati, di più. Ne sanno qualcosa gli USA, che inasprirono l'embargo nel momento esatto in cui cessarono gli aiuti dall'URSS e a Cuba fecero, letteralmente, la fame. Speravano in una rivolta, gli USA. Si ritrovarono con un popolo che si rimboccò le maniche per l'ennesima volta e ne uscì in piedi, come sempre. Inventandosi cose come il pastrocchio di soia, ripugnante intruglio distribuito alla popolazione come "proteinas para el pueblo". Perché poi sono pratici: il corpo ha bisogno di proteine, vitamine, carboidrati? In qualche modo li ingurgitavano. E nei parchi ci sono gli attrezzi per fare ginnastica, tipo palestra. E se non ci sono medicine, ricorrono alle piante, alla medicina naturale. Ne escono sempre. E si concedono pure il lusso di esportare i loro medici in Venezuela, come altri esporterebbero, chessò, rame, in cambio di petrolio venezuelano. Questo, hanno fatto i cubani: hanno esportato medici in cambio di petrolio. Perché questo è quello che hanno: la loro formidabile, benché odiosissima, gente. Suona retorico, lo so. Odio scriverlo, odio dirlo. Però è vero. Incredibilmente, è vero. Come, poi, questi medici, questi professionisti cubani riescano ad essere bravi nonostante ristrettezze di ogni genere (falla tu, ricerca, in un paese con internet a pedali) io non lo so e non l'ho capito. Ma ce la fanno.
Gli omosessuali, poi: a Cuba si celebra il Pride, per dire. Sono finiti gli anni 70, "Fresa y chocolate" fu girato con sovvenzioni statali, non scherziamo. Ma, soprattutto, ricordo una pubblicità progresso dello Stato, dei cartelloni esposti nelle farmacie che mi colpirono molto. Era una cosa sulla prevenzione dell'AIDS e c'era la foto di due gay che si baciavano. Ma a differenza dell'Europa, dove i due gay sarebbero stati giovani e bellissimi, nella foto cubana c'erano due signori di mezz'età, bruttini, normali. Due comuni cittadini, come li avresti potuti incontrare sul pianerottolo. Né giovani, né belli, né magri, niente. Due signori che si baciavano e un pacato invito all'amore che non escludeva la prevenzione. Sobrio. Rispettoso. Bello. Mi sembrò un esempio da seguire. Del resto, Cuba è molto poco patinata. Non ha neanche la pubblicità, se è per questo. Solo pubblicità progresso e grosse scritte motivazionali un po' ovunque. E' il buono dell'avere molto poco da comprare, nessuno cerca di convincerti a farlo.
Altrettanto stranianti mi paiono poi i discorsi degli stranieri che celebrano i cubani come un popolo di felici danzerini sempre di buon umore e simpatici, uh, che simpatici. Di buon umore? Io, gente stronza come all'Avana ne ho vista poca, in vita mia. Quando diventa chiaro che non li vuoi scopare, che non gli vuoi offrire da bere, che non ti caveranno una lira, tu diventi trasparente ma attorno a te si dispiega la realtà: gente affaticata, incazzosissima, arrogante o, semplicemente, con i cazzi suoi a cui pensare, come è giusto e normale che sia. No, non sono ciarlieri: puoi farti un'ora su un taxi collettivo strapieno senza che nessuno parli con nessuno. Puoi andare mille volte allo stesso bar senza scambiare una parola col barista. Ricevere una gentilezza gratis è rarissimo, ricevere un sorriso non interessato di più. Se sei in difficoltà attiri gli squali. E più è giovane, la gente, e più è stronza. Ecco, questa è una cosa importante: il divario tra i vecchi e i giovani, a Cuba. Con la crisi degli anni Novanta, il sistema scolastico cubano si ritrovò a piedi, come molte altre cose. Con il grosso dei maestri esportati in giro, ci si ritrovò con i ragazzi più grandi a fare lezione ai più piccoli, per dire, e a un generale decadimento dell'istituzione. Per questo e altri motivi, si percepisce uno stacco culturale importante tra i cubani da una certa generazione in giù. I giovani non valgono quanto i loro padri. E questo sarà un problema, in prospettiva. Poi, è vero, la gente fuori dall'Avana (o da Varadero, gessù) è meglio. Molto meglio. Ma i cubani sono, dicevo, isolani. Cocciuti, orgogliosi, quello che vuoi tu, ma non amichevoli. Ma manco per il cazzo, proprio. Se sono amichevoli, anzi, è meglio che ti preoccupi. Avranno i loro motivi, e sono motivi che non ti convengono. Esagero? Sì, un po'. Sintetizzare crea stereotipi, è ovvio. Però, ecco, stereotipo per stereotipo, quello dello stronzo mi pare più azzeccato di quello del felice danzerino. Fermo restando che ballano benissimo, è ovvio.
Ma siamo sempre lì: se da una parte io li detestavo - a un certo punto li detestavo proprio tutti, senza eccezioni - dall'altra, poi, mi accorsi in fretta che, nel resto dell'America Latina, potevo usare il mio status di residente a Cuba come un'onoreficenza, una cosa che mi distingueva in positivo dalla massa europea. Soprattutto in Nicaragua. In Nicaragua, quando la gente scopre che vivi a Cuba si emoziona. Manca solo che ti abbracci. Perché, in un modo o nell'altro, tutti debbono qualcosa ai cubani. "Io mi sono laureato a Cuba, gratis!" "Mio padre è stato salvato da un medico cubano!" Una folla. Il Nicaragua trabocca di gente che in gioventù è stata presa e spesata da Cuba per studiare, che ha avuto vitto e alloggio gratis per anni, che ha con l'isola un debito a vita. E se tu vivi a Cuba, pare che ce l'abbiano anche con te, il debito. Ti trattano bene. Ti rispettano. I cubani sono rispettati, in America Latina. Se lo sono guadagnato. E alla fine, è questo: li rispetti. Io li rispetto. Non li amo, ma li rispetto. E quando hai girato per tutto il Centro America, e non ne puoi più di vedere bambini coperti di stracci, bambini che in Chiapas vanno a lavorare trascinandosi zappe più grandi di loro, bambini che circondano il Ticabus a ogni sosta della Panamericana armati di stracci e si mettono a lavarlo in cambio di un'elemosina, finisce che non vedi l'ora di tornarci, a Cuba, e di vedere finalmente bambini normali (la normalità è un concetto molto mobile), con l'uniforme lavata e stirata, belli pettinati con la riga a lato o le treccine e che vanno, tutti, A SCUOLA. Oppure a giocare. E che non lavorano. Mai. Riatterri a Cuba che trabocchi di rispetto. Lo dici al taxista che ti riporta all'Avana e lui è contento, rincara la dose: "E' vero, noi ci lamentiamo e ci dimentichiamo del buono, ma è proprio vero. Anche i nostri portatori di handicap, non c'è confronto. E che dire della delinquenza, del narcotraffico? Siamo fortunati, noi." Sì, sono fortunati, loro. Perché è una questione di prospettiva: se nasci povero, malato, sfortunato, è meglio se nasci a Cuba. Molto meglio, proprio. Fuori da lì, muori e muori male. Un povero non vuole essere guatemalteco, haitiano, dominicano. Vuole essere cubano, credimi.
Cosa si può dire di Fidel nel giorno della sua morte? Questo, probabilmente: che ha dato un senso allo sfuggente concetto di "cubanità". Concetto che i cubani inseguivano da un secolo, prima che arrivasse lui. Che ha preso un popolo che lottava per la sua indipendenza da cent'anni - prima contro gli spagnoli e subito dopo, come una grottesca beffa, contro gli USA che ne presero il posto - e lo ha reso, per la prima volta nella sua storia, indipendente. Parliamo un po' di questo, di cosa è la "cubanità". I cubani sono figli di due popoli entrambi sradicati, spagnoli e africani, piombati su un'isola dove gli indigeni erano scomparsi praticamente subito e senza quasi lasciare traccia. Sono il risultato dell'incontro/scontro e poi mescolanza di europei venuti a fare soldi e di africani trascinati come schiavi. Sarebbero un'accozzaglia di storie e culture diverse, di radici sradicate, di bianchi e neri, schiavisti e schiavi, violentatori e violentati, se tutte queste storie e queste culture non si fossero mischiate, se tutti non fossero andati a letto con tutti, se l'immenso meticciato che ne è derivato non si fosse unito, a un certo punto, nel nome della lotta per l'indipendenza. Cuba è giovane. Diceva uno dei suoi grandi intellettuali, Fernando Ortiz: "Tutto quello che in Europa è successo nell'arco di millenni, a Cuba è successo in soli quattro secoli". Cuba non ha storia che non sia di appena ieri, non ha spiritualità come la intendono i popoli antichi, non ha religione che non sia un minestrone di riti mischiati, non ha un colore, una faccia, un'identità che non sia quella dell'essere cubani, appunto. Qualsiasi cosa ciò voglia dire. E diceva sempre Ortiz: "La cubanità non la dà la nascita, in un paese come il nostro, né la residenza, il colore, non te la dà nessun dato oggettivo. La cubanità te la dà la volontà di essere cubano". E' cubano chi ha voluto costruire Cuba. E Cuba, quindi, ha cominciato a nascere nel 1860, quando bianchi e neri insieme hanno cominciato a lottare contro la Spagna. Insieme, questo è importante. Lì è stato lo spartiacque. E l'hanno combattuta per 30 anni, fino al 1898. Quando sono arrivati gli USA, che fino ad allora se ne erano rimasti a guardare tifando per lo più Spagna, e hanno sfilato la vittoria ai cubani. Hanno dichiarato guerra a una Spagna ormai sfiancata, l'hanno sconfitta e si sono presi Cuba. I cubani, quindi, invece di una vittoria si sono trovati davanti a un passaggio di consegne. Invece della loro costituzione si sono ritrovati l'Enmienda Platt, e un padrone nuovo a cui obbedire.
Però i cubani sono cocciuti, come dicevo. Per i cinquanta anni successivi si sono rotti la testa studiando, protestando, guerreggiando - la rivoluzione fallita del '30 - e ancora e ancora, tra due dittature e mille governi-fantoccio, mentre la loro economia dipendeva dagli USA, mentre persino il razzismo si accodava a quello degli USA impiantando l'apartheid che gli spagnoli mai avevano conosciuto, mentre sull'isola dilagavano il gangsterismo e la corruzione e le carceri erano piene - allora, mica oggi! - di oppositori politici. E poi è arrivato Fidel, la cui storia è talmente folle che sembrerebbe finta, se non fosse invece reale e documentabile. Si cita spesso "La Storia mi assolverà", credo il più delle volte senza averlo letto. E' l'autoarringa con cui lui, ben prima della Rivoluzione, spiegò ai giudici che lo avrebbero condannato il perché dell'assalto alla caserma Moncada, fatto da lui, il fratello piccolo Raul e un manipolo di studenti, studentesse, ragazzi vari, e finito malissimo. E' la fotografia della Cuba sotto Batista e gli USA. E' una dichiarazione di intenti - o, all'epoca, di sogni - ed è, soprattutto, l'autoritratto di un gigante. E' molto difficile leggerlo, sapere che quell'uomo stava entrando in carcere e non sentire un rispetto immenso. Poi vennero l'uscita dal carcere, l'esilio in Messico, l'acquisto di una barchetta (Il Granma) con cui partire, stipandola all'inverosimile, all'assalto di Cuba, lo sbarco (su cui il Che disse: "Fu più che altro un naufragio"), la polizia di Batista che stermina i naufraghi, Fidel che alla fine si ritrova con - boh, vado a memoria - meno di venti superstiti e dice: "Ce l'abbiamo fatta, vinciamo sicuro." E vince. Sul serio. E, per la prima volta nella sua storia, Cuba diventa uno Stato sovrano. Questo, è stato il punto.
E poi vince ancora, e ancora, e ancora. Contro gli USA. Prendendoli sempre, incessantemente, per il culo. Gli USA proiettano propaganda anticastrista sul loro palazzone all'Avana? Castro fa circondare il palazzone da bandiere più alte, una per ogni stato che all'ONU si è dichiarato contrario all'embargo, e così lo impacchetta rendendolo praticamente invisibile. Gli USA mandano navi al largo di Mariel per prendere dissidenti in fuga e mostrarli al mondo? Fidel fa svuotare tutte le carceri e i manicomi di Cuba e ne spedisce gli ospiti tutti da loro, riempiendo gli USA di matti e delinquenti comuni cubani. La lista è infinita, la vicenda umana di Fidel anche. Il rapporto tra USA e Cuba, alla fine, è strano. Ma strano forte.
Gli USA e Cuba si amano e si odiano, sembrano parenti in lite. I primi hanno sempre voluto mettere le mani sui secondi, prima cercando di comprare Cuba alla Spagna, poi prendendosela con le cattive. I secondi hanno sempre sofferto l'ingombrante ombra e le mire squalesche dei vicini, e hanno fatto tutto quello che un popolo può umanamente fare per farsi trattare alla pari. Cuba non ha voluta fare la fine di Puerto Rico, tutto qui. Non ha voluto essere una colonia. Ma, alla fine, la sua storia recente è stata comunque pesantemente condizionata dagli USA. Avrebbero chiesto aiuto all'URSS, virando fortemente sulle posizioni sovietiche, se non avessero dovuto difendersi dagli USA? Avrebbero avuto bisogno di un partito unico per 50 anni se non avessero avuto bisogno di essere tanto compatti dinanzi a un nemico tanto potente? E come sarebbe, oggi, Cuba, se non uscisse da 60 anni di embargo? Se è riuscita a dare cibo, salute e istruzione a tutti i suoi cittadini NONOSTANTE l'embargo, cosa avrebbe fatto senza il limite, l'impoverimento a cui è stata condannata? Voi lo sapete? Io no, francamente. Quello che so, è che l'embargo li ha compattati ancora di più. E, conoscendoli, non era difficile da capire.
Però ho visto un sacco di cittadini USA, a Cuba, e ben prima che Obama aprisse il paese. Col cappello in mano e colmi di ammirazione, li ho visti. Che arrivano per dei corsi di studio all'università, o da soli, passando per il Messico per non farsi scoprire dalle proprie autorità. Perché gli statunitensi non potevano andare a Cuba per ordine degli USA stessi, ma lo Stato cubano li ha sempre fatti entrare, facendo col visto lo stesso giochino che Israele fa con chi non vuole il timbro d'entrata sul passaporto: te lo dà su un pezzo di carta. E ho visto un sacco di cubani che desideravano andarci, negli USA, e fare soldi, vedere l'abbondanza, visitare i parenti. Sono talmente vicini, in linea d'aria, che sembra incredibile.
Io, alla fine - e concludo questa lunga riflessione che oggi mi era proprio necessaria - di Cuba ho capito questo: che la devi rispettare, sennò prendi calci in culo. Tiri fuori il peggio dai cubani, se li prendi contropelo. E che questo orgoglio infinito, cocciuto, cazzuto, fa parte del sentire dell'isola ma Fidel lo ha saputo compattare, dargli sfogo e direzione. Lui ha preso un popolo costretto a passare da una bandiera all'altra e ne ha fatto una cosa diversa: il popolo che ha vinto, quello che si è guadagnato l'indipendenza e l'ha difesa, quello che ha ottenuto le uniche, grandi conquiste sociali dell'America Latina, quello che più si è schierato contro il razzismo, quello che ha fatto sognare mezzo pianeta, quello che non si capisce come abbia fatto ma, in qualche modo, ce l'ha fatta. Ha preso una colonia e ne ha fatto uno Stato. Molto, molto orgoglioso di sé. Ha commesso errori? Certo. Avrebbe potuto fare di meglio? Sì. I cubani hanno sofferto? Sì, ma l'alternativa era essere Puerto Rico o peggio. E avevano combattuto troppo, e troppo a lungo, per potere accettare di essere Puerto Rico. So' gente orgogliosa, che gli vuoi dire.
Per quanto possa sembrare paradossale, io non pensavo che Fidel potesse morire. Pensavo che avrebbe seppellito pure me. Mi fa proprio uno strano effetto, questa morte, ed essendo io una donna del Novecento penso che, stavolta, di giganti non ne rimane proprio nessuno. Ora: i cubani di oggi, i giovani cubani di oggi, saranno all'altezza della storia incredibile che gli lascia Fidel? Io credo che lui abbia cercato anche, riuscendoci spesso, di tirare fuori il meglio dal proprio popolo. Di dargli disciplina, serietà, educazione, cultura. Di fare di un popolo caraibico il popolo serio per eccellenza di tutta l'area. Operazione non facilissima, va detto.
Lascia un popolo povero ma viziato, nonostante la cura da cavallo degli anni Novanta. Che non paga bollette, che ha la sopravvivenza assicurata, che si crede 'sto cazzo. E che è umanamente e culturalmente in declino da un po'. Dove le differenze razziali, dagli anni novanta in poi, si sono accentuate. Da quando le rimesse dell'estero sono diventate vitali, e si dà il caso che il grosso dei cubani emigrati fosse bianco e abbia, quindi, mandato denaro alle famiglie bianche, mettendo loro e solo loro in condizione di partire con la piccola impresa. Un popolo che ha più aspettative che voglia di lavorare, e a cui il turismo - soprattutto quello italiano, e va detto a nostro disonore - ha fatto un gran male.
Non so cosa ne sarà di Cuba, se i suoi "difetti" la aiuteranno anche stavolta o se, senza il carisma del suo Padre della Patria, diventerà il paesello qualsiasi che tanti sperano che diventi. Temo la generazione cresciuta negli anni Novanta. Se Cuba va al macero, sarà per loro. Ma se questo dovesse accadere, sarebbe una gran perdita per il mondo intero. Sono degli stronzi, pensano solo agli affari loro, ti venderebbero al macello se solo potessero - e lo fanno appena possono - e tuttavia, pur di essere fighi, hanno dato tanto. Per un'italiana che non li regge ci sono cento cittadini del Terzo Mondo che devono loro qualcosa. Da sessanta anni, rendono il pianeta più vario e più vero.
Io credo che si sentano abbastanza male, oggi, i cubani. E che ne abbiano tutti i motivi.
Tocca invece invidiare un po' il Padreterno, se c'è, ché finalmente se lo vede là, 'sto famoso Fidel, e finalmente può farci due chiacchiere. Non ha aspettato poco, decisamente. E mi piace immaginare che, tra i due, il più curioso sia il Padreterno.

Fonte: Megachip

domenica 27 novembre 2016

IO NON HO ALCUN BISOGNO CHE ESISTANO DEI FUNZIONARI DELL'AUTORITÀ PERCHÉ SI MANIFESTI E SI CONSERVI LA MIA VITA.


Posso io vivere senza autorità? Pormi questa domanda sarebbe lo stesso che chiedermi: é possibile che io compia le funzioni della nutrizione, dei rapporti, della riproduzione - e cioè pensare, produrre, amare, divertirmi ecc. - senza poliziotti, senza giudici, senza soldati, senza agenti delle imposte, senza legislatori, senza organizzatori ed amministratori sociali? Giacché l'autorità é un fenomeno concreto e non una astrazione, come vorrebbero farci credere coloro che dell'esercizio delle funzioni autoritarie vivono oggidì o sperano di vivere domani, coloro che hanno bisogno dei funzionari dell'autorità per conservare il possesso dei loro privilegi e dei loro monopolo. Io non provo alcuna difficoltà a formulare una risposta a tale domanda e la risposta e questa: IO NON HO ALCUN BISOGNO CHE ESISTANO DEI FUNZIONARI DELL'AUTORITÀ PERCHÉ SI MANIFESTI E SI CONSERVI LA MIA VITA. IO POSSO PERFETTAMENTE VIVERE ED EVOLVERE, INCAMMINARMI VERSO IL MIO DESTINO, SENZA GENDARMI, SENZA SECONDINI, SENZA CARNEFICI, SENZA APPLICATORI DI CODICI, SENZA PRETI, SENZA ELETTI COME SENZA ELETTORI. E non c'è un filosofo, un biologo od un fisiologo degno di questo nome che possa provarmi che perché io assimili, dissimili, ecc., é indispensabile che esistano dei rappresentanti dell'autorità. E potrebbe anche non esservi sullafaccia della terra neppure uno solo esecutore dell'autorità, ed io compirei egualmente bene - ed anche meglio - le mie funzioni vitali. IO POSSO VIVERE SENZA AUTORITÀ." (E. Armand - Vivere l'Anarchia)

sabato 26 novembre 2016

Cibo e Psiche – Intervista a Carla Sale Musio






R – Carla Sale Musio, grazie per la tua disponibilità! Tu sei una psicologa e psicoterapeuta conosciuta a Cagliari, ma curi anche un blog seguitissimo che si chiama “Io non sono normale: IO AMO.

Nei tuoi numerosi articoli parli spesso di alimentazione… si capisce che è un tema che ti sta particolarmente a cuore. Ci vuoi spiegare perché?

C – Mi sono sempre interessata di salute mentale e sono convinta che per stare bene non si possa prescindere dalla vitalità e dalla salute del corpo. È vero che la mente influenza il benessere fisico ma è vero anche il contrario: un corpo intossicato genera una psiche intossicata. È per questo che come psicologa mi interesso di alimentazione.

Sono nata con un fisico longilineo e mangiare per me è sempre stato un piacere. Ma intorno ai quarant’anni ho cominciato a sentire che il desiderio di cibo non rispondeva più soltanto a un bisogno nutritivo e compensava altre necessità, che con la vitalità del corpo avevano ben poco a che vedere.

In quel momento della mia vita, mi resi conto con grande amarezza che mangiare era diventata una compulsione. Non riuscivo più a limitare la mia fame e più ingrassavo più sentivo il desiderio di mangiare. Non sapendo che fare, cominciai a sperimentare diversi stili alimentari e iniziai una ricerca (che oggi è ancora in corso), volta a scoprire le radici della dipendenza alimentare e a trovare soluzioni per liberarmene.

Da allora sono passata attraverso varie esperienze alimentari, spirituali, psicologiche e magiche. Ho ritrovato una forma fisica soddisfacente per me, ma tengo costantemente sotto controllo il mio stile di vita perché ho verificato che il benessere è frutto di un’attenzione costante alle scelte di ogni giorno. Sia esteriori che interiori.


R – Hai scelto un'alimentazione completamente a base vegetale e, mi risulta, anche cruda. Confermi?




C – Si lo confermo. Anche se la mia alimentazione crudista non è ancora al cento per cento e, per compensare le astinenze alimentari (legate alla dipendenza dai tanti cibi tossici che, purtroppo, negli anni mi sono abituata a mangiare) inserisco anche dei cibi cotti. Verdure, naturalmente.

Ho smesso di mangiare la carne e il pesce intorno ai trent’anni, perché l’idea dell’uccisione mi era diventata insopportabile e non riuscivo più a ignorare che la carne è sempre il corpo di qualcuno. Qualcuno che certamente non voleva morire per diventare il mio pasto.

Una volta diventata vegetariana, ho cominciato a informarmi e ho scoperto una realtà talmente violenta che mangiare ancora prodotti animali mi è stato impossibile.

La crudeltà che tiene in piedi il mercato di latte, uova, formaggi e di tantissimi altri prodotti animali, è ancora più atroce del consumo della carne.

La scelta vegana, però, non è una soluzione salutista e quando ho cominciato a ingrassare senza riuscire più a dimagrire, ho scoperto la tossicità di tanti prodotti senza violenza ma comunque dannosi per l’organismo (farine, zucchero, grassi vegetali…) e sono riuscita a ritrovare il mio peso forma proprio grazie al crudismo.

R – Hai avuto altri benefici dalla scelta di questa alimentazione?

C – Certamente! Mi sono subito sentita meglio. Più lucida, più vitale, più sgonfia e… più sana.






R – Nella risposta precedente, hai introdotto un altro tema molto sentito del tuo blog: quello della scelta consapevole di non infliggere sofferenza agli animali. Ce ne vuoi parlare?

C – Nella mia famiglia gli animali erano considerati al pari degli esseri umani. E nessuno di noi si sarebbe mai sognato di maltrattarli o di ucciderli per divertimento. Ho avuto un’educazione attenta al rispetto della vita e ho potuto sviluppare la mia empatia entrando in risonanza emotiva con tutti gli esseri viventi: umani, animali, insetti, piante e anche oggetti. Così sono diventata un’incorreggibile animista, antispecista, antirazzista e, naturalmente, animalista.

Lo studio della psicologia mi ha mostrato quanto le radici della violenza, della guerra, dello sfruttamento, della tortura e di tante altre sofferenze, vadano cercate nell’atteggiamento tracotante e insensibile verso il dolore di chi è diverso. Uccidere è un atto insano. E del tutto inutile nella vita moderna.

Ma la leggerezza con cui ci siamo abituati a tollerare tante violenze, compiute su quelle che consideriamo vite di serie B, ci costringe a ignorare la sensibilità interiore, occultando a noi stessi una parte importante della ricchezza emotiva. Questo surgelamento ha delle gravissime ripercussioni sulla psiche ed è all’origine di tante malattie, psicologiche e fisiche. Ho cercato di spiegare tutto questo nel mio ultimo libro: Droghe Legali.




R – Come traduci queste tematiche nel tuo stile di vita?

C – Cerco di vivere senza fare violenza a nessuno. So bene che questo nella nostra società è quasi impossibile, perché la crudeltà si nasconde dappertutto e la maggior parte dei prodotti che consumiamo abitualmente sono ottenuti a prezzo di distruzione e sofferenza, sia di altri esseri umani che degli animali e della natura. Faccio il possibile e cerco, come posso, di costruire un mondo migliore: con il mio blog, con i miei libri e con le mie scelte di vita.

R – Cosa consiglieresti a chi è toccato da questi temi ma ancora non si decide a fare una nitida scelta di campo?

C – Credo che l’informazione sia sempre una soluzione vincente. Informarsi sui modi in cui tanti prodotti atterrano sulle nostre tavole, serve a sollevare il velo che occulta le atrocità compiute ai danni degli animali e della nostra salute, e conduce a soluzioni più rispettose di noi stessi e della natura.


R – Hai già pubblicato un libro molto bello: “La Personalità Creativa”. In questi giorni, come accennavi, è uscito il tuo secondo libro che si intitola “Droghe Legali”. Sono curiosissima di leggerlo, ma intanto ce ne puoi parlare?




C – Il libro si articola in cinque capitoli, cinque step veloci, per riflettere e incamminarsi verso una nuova consapevolezza alimentare.


Nel primo descrivo i meccanismi psicologici che permettono lo strutturarsi nell’organismo della dipendenza dal cibo con le sue conseguenti crisi di astinenza, e le difficoltà che si incontrano nel tentativo di uscire da questa pericolosa compulsione.


Nel secondo svelo il cammino educativo e sociale che porta a confondere progressivamente il bisogno di affetto con il bisogno di mangiare e che spinge a cercare di soddisfare i desideri emotivi con una nutrizione esagerata.


Nel terzo approfondisco gli aspetti psicologici che sostengono il mercato alimentare a discapito della salute psicologica, fisica, sociale ed ecologica.


Nel quarto descrivo il percorso che permette di riappropriarsi progressivamente di una gestione autonoma e consapevole del proprio benessere e della propria mente, sostenendo le inevitabili crisi di astinenza che accompagnano ogni disintossicazione.


Nel quinto affronto il delicato problema dell’etica alimentare, evidenziandone le ripercussioni psicologiche e sociali sulla vitalità, non solo del corpo ma anche della mente.


R – Per finire, vuoi mandare un messaggio personale ai lettori di questo articolo?

C – Per stare bene è indispensabile ascoltarsi e lasciare emergere la sensibilità interiore. L’emotività, infatti, è la chiave sia del benessere sia di tante sofferenze psicologiche. Un mondo migliore si raggiunge grazie all’ascolto della propria profondità emotiva. Come ho spiegato nel corso del libro, mangiare, oggi, non è più una necessità legata alla sopravvivenza ma una scelta politica, strategica e decisiva più di qualsiasi consultazione popolare o sovvertimento collettivo.


R – Grazie Carla!

Fonte: Meglio crudo

venerdì 25 novembre 2016

LA VIOLENZA GRATUITA SUGLI ANIMALI STA DIVENTANDO ALLARMANTE




Oltre a pretendere giustizia per gli animali torturati con crudeltà, dobbiamo cercare di PREVENIRE simili accadimenti, per fare in modo che nessun animale sia costretto a subire violenze.

Per comprendere il problema vorrei partire da una semplice domanda:
come mai molti giovani sentono la necessità di picchiare animali e pubblicare i video sui social, come fossero dei trofei?

La risposta è semplice:
la nostra società è strutturata come una piramide dove il più forte schiaccia il più debole per MOSTRARE agli altri e a se stesso la propria posizione all'interno della gerarchia.
Questo genera una catena di frustrazione, così ad esempio il padre di famiglia umiliato tutto il giorno dal proprio capo arrogante, torna a casa ed imita il suo superiore, rivalendosi su moglie e figli.
Uno dei figli prende esempio dal padre dando vita a fenomeni di bullismo nella scuola che frequenta e ritagliandosi un piccolo ruolo di potere.

Al fondo di questa piramide ci abbiamo messo gli animali, ultima spiaggia per consentire a chiunque di sentirsi padrone del destino altrui, ma soprattutto di NON DISSOCIARSI dalla mentalità piramidale e riconoscerla come unico modello di civiltà possibile.

Per questo motivo i giovani che usano violenza contro gli animali sono soggetti confinati ai margini della società, spesso vittime di violenze o situazioni di disagio.

Prima di tutto dobbiamo fornire alle nuove generazioni un modello più nobile da seguire, basato sul più forte che AIUTA e PROTEGGE il più debole. In quest'ottica la scelta vegan è l'esempio migliore.

In secondo luogo dobbiamo educare i giovani, fin dalle scuole elementari, al rispetto per gli animali, ideando percorsi didattici sia teorici che pratici, con visite presso canili, gattili e fattorie vegan, dove si potranno conoscere da vicino animali come maiali, pecore, conigli, galline e tutte le specie che normalmente vengono considerate oggetti dall'uomo.

Invito alla riflessione su questo rilevante tema il Ministro dell'Istruzione Stefania Giannini e le ricordo le parole di un certo Mahatma Gandhi:
«La civiltà di un popolo si misura dal modo in cui tratta gli animali»

giovedì 24 novembre 2016

CINA: STERMINARONO I PASSERI E QUESTO PROVOCÒ LA MORTE DI 30 MILIONI DI CINESI!

Cina: sterminarono i passeri e questo provocò la morte di 30 milioni di cinesi!

Questa storia non la conoscevo, l’ho letta ora su Come Don Chisciotte, è davvero incredibile, mostra l’infinita stupidità dell’uomo, in questo caso dei cinesi che governavano il paese negli anni ’50!

Vi dico solo la sintesi, Mao Zedong, personcina da raccomandare … ordinò alla popolazione di cacciare e uccidere tutti i passeri presenti nel paese, ne uccisero talmente tanti che questi uccelli si estinsero.

La motivazione di tale sterminio era di limitare i danni alle coltivazioni, poiché secondo i geniali uomini di governo di quel tempo, i passeri predavano i raccolti riducendone la quantità, assurdo!

Così Mao, la cima, fece sterminare tutti i passeri, i quali però non si nutrono solo di riso e altre coltivazioni, ma anche d’insetti, di fatto che, l’eliminazione dei passeri fece crescere a dismisura il numero degli insetti, questi poi distrussero tutte le coltivazioni cinesi di quel periodo, provocando carestia e la morte per fame di una trentina di milioni di cinesi.


E senza i passeri a contenere la popolazione degli insetti, i raccolti furono decimati in modo molto peggiore di quanto lo sarebbero stati con la presenza degli uccelli. Di conseguenza, le rese agricole quell’anno furono a livelli disastrosi, in particolare quelle del riso. Su consiglio dell’Accademia Cinese delle Scienze, Mao diede ordine di interrompere immediatamente la Campagna contro il Passero e di dare subito inizio a quella contro gli altri parassiti sulla lista nera.

Ma ormai il danno era fatto e la situazione continuò a peggiorare. La popolazione delle locuste invase il paese ormai senza passeri. La situazione divenne così grave che il Governo Cinese iniziò ad importare passeri dall’Unione Sovietica.

L’invasione degli insetti, gli effetti della deforestazione selvaggia e l’uso incontrollato di pesticidi, provocarono la Grande Carestia Cinese (1958-1961), durante la quale circa 30 milioni di persone morirono di fame. Leggi tutto qui.
L’equilibrio è delicato

Ogni specie sulla Terra ha una funzione e ruolo specifico, occorre ragionare secondo la logica del ciclo naturale, perché ogni qual volta si ragiona secondo logiche economiche e commerciali, il disastro è inevitabile!

Quello che è successo in Cina negli anni ’50 si ripete e ripeterà sempre ogni volta che l’uomo tenta di intervenire sui cicli naturali del mondo, che sia la natura, gli animali e ogni elemento su questa Terra che, di fatto, non appartiene a nessuno.

La natura è perfetta con tutte le sue imperfezioni, tutto è regolato da ritmi e ruoli che non possono essere cambiati o manipolati, farlo è irresponsabile e disastroso, ecco, se c’è un essere che su questo pianeta non dovrebbe starci questo, è l’uomo, il peggior nemico del mondo e di se stesso!
Fonte: Vivivegan