martedì 13 novembre 2018

Bugie sulle piramidi di Jacopo Fo



Quando parliamo di piramidi, la nostra mente va immediatamente verso l’Egitto, sull’altopiano di Giza e alle tre famosissime piramidi appena fuori dal Cairo.

Tuttavia, oltre che in Egitto, lo sapevate che ci sono più di 1000 piramidi nel solo centro America, 300 piramidi in Cina e oltre 200 piramidi in Sudan? L’Egitto, in fondo, vanta solo circa 120 piramidi.

Le piramidi sono sparse in tutto il mondo. Ma perché? Perché questa struttura enigmatica si trova in tutto il pianeta? Perché quasi tutte le antiche civiltà in tutto il mondo: gli antichi Maya, gli Aztechi, le culture pre-incaiche, gli antichi cinesi e molti altri hanno costruito queste enormi strutture? Inoltre, perché così tante piramidi in tutto il mondo sono così stranamente simili nel design?

Perché non siamo ancora in grado di comprendere appieno il motivo per cui gli antichi hanno costruito le piramidi? Esse servivano davvero solo come luoghi di riposo eterni per diversi faraoni e re? O è possibile che servissero per ben altri scopi completamente diversi da quelli che gli studiosi “mainstream” ci stanno facendo credere da oltre un secolo? È possibile che le culture antiche fossero in qualche modo interconnesse tra loro migliaia di anni fa, tanto da tramandarsi i progetti per costruire le piramidi?


Bugie sulle piramidi di Jacopo Fo

Non le hanno costruite gli extraterrestri ma neanche i faraoni.

Gli egittologi hanno messo una pietra tombale sulla teoria della costruzione delle piramidi a opera degli extraterrestri. All’interno della piramide di Cheope un micro robot ha percorso un lungo e strettissimo tunnel, in fondo al quale ha fotografato una pietra con un’iscrizione in protogeroglifico. Si tratta di una scrittura in uso nella valle del Nilo circa 3500 anni prima di Cristo. Il che dimostra che le piramidi non sono state costruite da popolazioni aliene né 10mila né 20mila anni fa. Nessuno avrebbe potuto infilarsi in quel tunnel e realizzare la scritta dopo che la piramide era stata ultimata!

Ma questo ritrovamento mette in crisi anche la versione degli accademici. Perché dentro la piramide c’è un’iscrizione in un linguaggio che ai tempi di Cheope era in disuso da secoli?
La mia risposta è molto semplice: bisogna retrodatare la costruzione della piramide.
E non solo a causa del ritrovamento di questa iscrizione.

1) La maggioranza delle piramidi egizie sono state costruite in più fasi. Su questo tutti sono d’accordo, ma si ipotizza che ciò sia dovuto ai capricci dei faraoni che una volta costruito un parallelepipedo di pietra lo vogliono più alto, lo fanno allargare e ci fanno costruire sopra altri parallelepipedi. Poi non gli sembra ancora abbastanza grande e lo ingigantiscono ulteriormente



Non sarebbe più sensato supporre che le piramidi siano state costruite in tempi più lunghi della vita di un faraone, via via ampliando opere preesistenti?
Io ipotizzo che tutte le piramidi siano state solo rifinite dai faraoni che sfruttarono manufatti più antichi.

2) Questa ipotesi è avvalorata dal costo che la costruzione ex novo di una piramide avrebbe comportato. Un costo immenso per società primitive composte da un numero esiguo di esseri umani. L’Egitto sarebbe collassato completamente. Si stima che alla piramide di Cheope lavorarono dai 15 ai 50 mila uomini per 10/20 anni.Ma a questo bisogna aggiungere i lavori di sistemazione dell’esterno della piramide, con pavimentazioni, mastabe, strade delimitate da mura immense. Inoltre le piramidi non furono le sole opere che il faraone realizzò. E infine bisogna calcolare che la manutenzione dei canali e degli argini richiedeva già un lavoro mostruoso che da solo impegnava la maggioranza degli uomini validi quando non c’erano lavori agricoli.

3) Le piramidi egizie e cinesi sarebbero poi un caso unico di devozione religiosa: le grandi opere realizzate dall’umanità hanno sempre avuto uno scopo idrico o militare. Nessun’altra civiltà ha prodotto opere sepolcrali tanto costose.

4) Cosa potrebbero essere le piramidi se non fossero tombe? Anche i nativi americani costruirono piramidi (tronche). Ce ne sono di grandissime nella valle del Mississippi. Tutti gli storici concordano sul fatto che queste piramidi mozzate erano sormontate da capanne. Erano poi sempre circondate da montarozzi più piccoli, simili alle mastabe egizie e pure sopra queste mastabe c’erano capanne. I villaggi erano fatti così


La ragione di questa architettura è molto semplice: si tratta di zone spesso allagate dallo straripare del Mississippi. 

Le mastabe offrivano una superficie asciutta dove abitare, e quando c’erano inondazioni di particolare intensità, le piramidi più grandi offrivano comunque un riparo. Queste piattaforme fungevano poi da filtro per l’acqua. Infatti, l’acqua paludosa è potenzialmente infetta. La massa di pietre e argilla costituivano un efficiente filtro per ottenere acqua pura. E infatti, troviamo al centro delle mastabe e nelle piramidi di tutto il mondo pozzi e cisterne sotterranee nelle quali l’acqua filtrava purificandosi. Pozzi che tutt’ora presentano chiari segni della corrosione causata dall’acqua (vedi ad esempio le sale sotto la piramide di Cheope).


5) Anche in Egitto verso il 7.000 avanti Cristo l’area dove sono oggi le piramidi veniva allagata periodicamente. A quei tempi il Nilo era poco profondo e le piene provocavano allagamenti ben più vasti di quelli attuali 


6) Tutte le grandi piramidi del mondo sono state costruite lungo i grandi fiumi, in aree che per buona parte dell’anno diventavano paludi. Tutte sono costruite al centro di depressioni del terreno che potrebbero essere stati bacini di raccolta dell’acqua per la stagione secca. In alcuni casi, come in India e in Cambogia, le piramidi non sono molto alte, sono più che altro contrafforti e sono tutt’ora al centro di bacini  



La mia idea è quindi molto semplice: le popolazioni che vivono lungo i grandi fiumi iniziano a praticare l’agricoltura intorno al 10.000 a.C. in aree che diventano paludose per buona parte dell’anno. Inizialmente sfruttano rialzi naturali del terreno per costruire villaggi all’asciutto e scavare pozzi per l’acqua potabile. In Egitto esistono molte piccole collinette con un’area piatta in cima e sembra proprio che qualcuno si sia dedicato a spianarle perfettamente

 Con l’aumento della popolazione alle piattaforme naturali se ne aggiungono altre artificiali che vengono via via ingrandite e alzate e dotate di bacini e pozzi 

. Poi arrivano popolazioni guerriere e i potenti nuovi re si appropriano delle piramidi tronche, vestigia delle pacifiche società dei pescatori contadini matriarcali, e le trasformano per lo più in luoghi di culto (sud e centro America, India, Cambogia  In Egitto e in Cina le piramidi diventano invece sepolcri.





E solo in Egitto vengono completate assumendo la forma di piramidi complete (a punta). Invece nel Nord America non nascono grandi imperi schiavisti, non c’è quindi nessun re che si appropria delle piramidi trasformandole in un simbolo di potenza, monito ai sudditi. Così le piramidi nord americane, mantengono chiaramente traccia del loro uso come semplici contrafforti per costruire case al riparo dall’acqua. 

Autore. Jacopo Fo
 

lunedì 12 novembre 2018

Nostro è la parola che più mi spaventa, il fascismo comincia dalle parole


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Ha fatto più opposizione la Isoardi con una foto su Instagram che il PD in sei mesi.
(Dain)


Nostro è la parola che più mi spaventa, il fascismo comincia dalle parole.
Intervista a Michela Murgia

Parla la scrittrice sarda, in libreria con “Istruzioni per diventare fascista” (Einaudi). "Salvini? Mi fa paura"

"Tutto comincia sempre dal puntare l'indice verso i diversi e le donne. Tutto comincia additando gli stranieri e gli omosessuali. Se vuole riconoscere i prodromi del fascismo, guardi come il Governo si comporta con le donne". Parla così la scrittrice Michela Murgia, adesso in libreria con "Istruzioni per diventare fascista" (Einaudi), che ha generato un dibattito prevedibile nelle contestazioni, meno nei toni.

Numerose le domande e le provocazioni nel testo – che si conclude in un "fascistometro" in 65 punti – volte a riflettere sui tempi che stiamo vivendo. In ogni pagina risuona una celebre massima di Benito Mussolini: "Quando il fascismo si è impadronito di un'anima, non la lascia più". E per raccontare le anime contemporanee Murgia – già vincitrice del Premio Campiello per l'Accabadora nel 2009 – si è immersa nel linguaggio e nel presente. "Tutto – mi spiega - nasce a Lucca dal desiderio di approfondire il tema del neofascismo, in una città che ne ha percentuali significative. Nasce anche dal confronto con l'attore Marco Brinzi, in scena con 'Autobiografia di un picchiatore fascista', e di un gruppo di persone che si domandavano cosa fosse giusto fare per rispondere a ciò che stava accadendo".

La sua risposta?

La mia idea è stata quella di cominciare dal linguaggio. È come nell'arte erboristica: per ogni erba buona ce n'è una velenosissima che le assomiglia molto. Prendi due parole come "avversario" e "nemico" che apparentemente vogliono dire la stessa cosa. Le analizzi e ti rendi conto che una risponde a un pensiero democratico e una no. Il fascismo comincia dalle parole.

In questo dizionario, qual è secondo lei la parola più pericolosa?

Nostro.

Perché?

Perché racconta una comunità in cui la chiusura viene scambiata per identità. In cui l'appartenenza reciproca diventa un muro rispetto a quello che viene da fuori. Le nostre tradizioni, il nostro popolo, le nostre radici: queste affermazioni mi spaventano.

Mi spieghi meglio.

L'ossessione per il possesso difensivo rivela l'idea di un nemico, non una comunità. Di per sé, nostro non è una parola negativa. Lo diventa nei discorsi in cui devi spaventare le persone contro qualcuno e far credere che tutto ciò che è nostro ci verrà portato via.

Il libro è uscito da cinque giorni, e le polemiche sono quotidiane.

Se avessi voluto fare un esperimento sociologico per dimostrare che quello di cui scrivevo era reale, non avrei potuto agire meglio. Mi hanno accusato di tutto. Ma soprattutto di banalizzare il fascismo chiamando fascisti questi tempi.

Cosa le ha dato più fastidio?

La malafede. Questo è un libro sul presente e sul rischio che stiamo correndo, non sul fascismo storico. Viviamo in tempi razzisti, xenofobi, machisti: che cos'altro deve succedere per chiamarlo fascismo?

Me lo dica lei: che cosa?

Per me il discrimine è chiaro: fascista è chi il fascista fa.

Definisce il suo approccio metodico, non ideologico.

Il fascismo storico è un fascismo ideologico. C'era un manifesto fascista. C'erano documenti, leggi razziali, uno sviluppo tematico. In questo momento nessuno userebbe una simile esplicitazione. La stragrande maggioranza della gente si offende a essere chiamata fascista, anche i nostalgici.

Mi parli del fascismo metodico.

Il fascismo metodico è un modo antidemocratico di pensarsi dentro la democrazia, è un proto-fascismo. L'educazione all'irrisione dell'avversario fino al suo annichilimento, l'abitudine di immaginare un nemico che ci minaccia, la perpetua condizione di pericolo e l'idea che un capo unico e forte possa risolvere tutto sono elementi principe di questo metodo.

Umberto Eco lo chiamava "il fascismo eterno".

Solo pronunciare questa parola, fascismo, genera fastidio in chi vuole usare tale metodo, ma non vuole usare la parola fascismo per non doverne rispondere come fenomeno. Se lo ricorda Marcello Dell'Utri che diceva "la mafia non esiste. È un'invenzione giornalistica degli anti-mafia, così hanno qualcosa di cui occuparsi?".

Si, me lo ricordo.

Ecco: se neghi la parola, neghi il fenomeno. Se neghi il fenomeno, questo può svilupparsi senza rendere conto a nessuno.

Qual è stato il suo primo contatto con il fascismo?

Avevo quattordici anni. Una donna anziana, per molti anni presidente parrocchiale, figlia del podestà, mi parlava dei tempi del Duce con nostalgia. E mi diceva che allora tutto era in ordine, che tutti sapevano quale fosse il loro posto. Mi confessava che non sapeva adattarsi al cambiamento. Ma adattarsi al cambiamento è una caratteristica fondamentale dell'intelligenza evolutiva. Negando di averla, lei stava dichiarando la sua estinzione.

Eppure nel suo libro lei svela l'adattabilità del fenomeno, una resilienza quasi camaleontica.

Oggi siamo di fronte a qualcosa di diverso dal passato. Il dibattito pubblico sui social è una cosa nuova. Non c'era ai tempi di Spadolini o di Craxi, ma c'è ora. Questo abbassa nelle persone ogni potenziale conflittualità verso l'autoritarismo moderno.

In che modo?

Il fascismo mandava al confino i suoi avversari. Adesso, questi vengono lasciati sui social a esprimere la loro opinione in una sorta di instancabile rumore bianco. Le persone sono convinte che parlare sempre e comunque con tutti possa essere indice di libertà. Ma se quello che dici non conta niente, come si esprime la tua forza di dissentire?

Me lo dica lei.

(sospirando) Ormai i social sono una forma di disorganizzazione del dissenso.

Lei è Sarda. La Sardegna è razzista?

Essere razzisti sarebbe illogico: siamo un popolo di emigrati e tradizionalmente di dominati. Uno, dieci, cento sardi hanno paura dello straniero. Ma questo non fa di loro dei razzisti.

E l'Italia?

Io non penso che l'Italia sia razzista. I razzisti veri sono pochissimi. CasaPound ce l'abbiamo anche noi, certo, ma le organizzazioni che teorizzano il razzismo non vanno confuse con le popolazioni in preda a tentazioni xenofobe. Se con queste ultime è possibile utilizzare una pedagogia per arrivare alla riflessione, con i primi non ci può essere dialogo.

Secondo lei Salvini è fascista?

Poiché considero il fascismo un metodo, la sua modalità d'azione è sicuramente fascista.

Lei ha paura di Salvini?

Certo. Solo uno stupido non avrebbe paura di Salvini e di quello che sta facendo. Come si fa a non aver paura di un ministro degli interni che lascia una nave della Guardia Costiera, la Diciotti, in alto mare piena di persone sofferenti e stremate, solo per fare a braccio di ferro con l'Europa?

Luigi Di Maio è razzista?

No. Il Movimento Cinque Stelle in sé non è razzista, ma ha la colpa di essere accomodante rispetto a Salvini. Anche in questo caso se appoggi il razzista diventi razzista anche tu. Non si possono fare compromessi politici sui diritti umani.

Prima ha accennato al machismo come caratteristica di questo Governo.

È palese. La narrazione dell'uomo forte necessita di quella della donna fragile, docile e funzionale. Pensi alle foto di Elisa Isoardi che stira e le consideri materiale politico, come tutto quello che esce dai social di Matteo Salvini. Quando dice che "una donna deve sempre dare luce al suo uomo", sostiene un'idea di docilità funzionale conservatrice e retrograda.

Come considera la norma in manovra secondo cui al terzo figlio si accede a un podere?

Una strategia comunicativa capace di distogliere l'attenzione. E di sostenere l'idea che la maternità sia un merito sociale e non una scelta personale. Se vuoi aiutare i genitori dai loro l'asilo gratis, la baby sitter di quartiere, tutele e sicurezze, non un podere!

Del disegno Pillon cosa pensa?

Fa arretrare la libertà delle donne sia in tema di divorzio che sulle denunce per violenza. Tutte le associazioni femministe sono unite in questa battaglia.

Le pare che questa reazione sia isolata?

No. Io vedo gli intellettuali reagire. Abbiamo uno schieramento pacifico che non si è mai verificato prima. Se tanti artisti e scrittori si mettono insieme vuol dire che il pericolo è percepibile in modo organico, e richiede una risposta organica.

Eppure questa stenta ad arrivare.

La colpa è della mancanza di un interlocutore politico che sia in grado di raccogliere tutto questo. Gli scrittori devono fare il loro mestiere. È la politica che non sembra più capace di fare il suo.




Piovono fascisti (Proposta di Allerta Demo)

Viviamo un momento di gravissimo cambiamento climatico, in tutto il pianeta. Ai venti temperati della democrazia si stanno sostituendo, quasi ovunque, gli uragani dell'intolleranza, del razzismo, della discriminazione. Ondate torride stanno desertificando terre che con grande fatica si erano rese fertili, concimate per anni e anni con separazione dei poteri, diritti civili, libertà.

Quasi dappertutto, e specie nelle aree più fragili del nostro Paese, il rischio fascioideologico mette in pericolo interi territori, dove negli anni si è edificato, o si è distrutto, in barba a qualsiasi principio di equità sociale.

Gli ultimi eventi dimostrano che è aumentato a dismisura il regime (sic) delle precipitazioni: ormai piovono fascisti dappertutto. Il cambiamento climatico ha reso questi fenomeni – che prima avvenivano in sordina, in zone nascoste dell'orbe (e dell'orbace) terracqueo – eclatanti: prima, almeno, si vergognavano. La perdita della vergogna è una delle peggiori e maggiori implicazioni del global shitstorming, come si riscontra sempre più spesso in un numero crescente di Paesi del mondo (ultimo il Brasile).

Proponiamo dunque di dotare la Protezione Civile di uno strumento importantissimo: l'Allerta Democratica, o Allerta Demo.

I gradi di Allerta Demo saranno tre:

Allerta Gialla

Criticità lieve ma serio pericolo di danni: tendenza degli elettorati a consegnarsi a piattaforme online private, di solito ribattezzate con nomi di filosofi che nessuno degli elettori (né degli organizzatori) ha mai letto, scambiandole per strutture democratiche. Il passaggio successivo è credere ciecamente a promesse elettorali campate in aria, e poi prontamente smentite con scuse fantasiose: manine, carte che non si erano lette, scherzi dei poteri forti, mio 'cuggino', invasioni di cavallette. Nei casi più gravi allucinazioni individuali o collettive: si vedono scie chimiche, sirene, metalli pesanti nei vaccini, interi tunnel del Brennero. Possibili fenomeni di erosione intellettuale, di infiltrazione nelle faglie logiche, di innalzamento dei livelli idrometrici di idiozia municipale.

La popolazione è invitata a leggere qualcosa di diverso dal Sacro Blog, magari su supporto cartaceo. Sarà infatti impiegata una rivoluzionaria invenzione, dai singolari effetti sulla percezione del mondo: il libro. Libri di emergenza – opere dei filosofi di cui sopra, ma anche più semplici enciclopedie a fascicoli, testi scolastici di base, persino romanzi brevi – verranno distribuiti porta a porta dal personale apposito.

Allerta Verde

Criticità media, elevato pericolo di danni: gli elettorati e, peggio, persino parte di coloro che si sono posti fuori dalla zona elettorale si consegnano a individui vestiti di verde, taluni ancora con l'elmo con le corna, che, dopo avere per anni predicato l'inconsistenza e l'illegittimità della nazione italiana e la necessità di disconoscere qualsiasi forma di tricolore e di unità nazionale e il Meridione tutto, con abile piroetta individuano in altri soggetti i "terroni" da allontanare. Che siano migranti (sul cui numero, come su qualsiasi altro numero, soprattutto il 49, diffondono pericolose bugie), cibi, ortaggi, prodotti, soprattutto idee, delle quali sono fieri avversatori per principio. Diffusi danni alle opere di contenimento, regimazione e attraversamento dei corsi e ricorsi storici. Diffuse interruzioni della viabilità democratica, diffuse attivazioni di frane ideologiche e di colate rapide detritiche o di fanghi della Storia.

La popolazione è invitata, anche attraverso appositi appelli telefonici, a recarsi nei più vicini centri di raccolta: librerie, biblioteche, musei. Vanno bene anche sale da concerti e mostre multimediali. A ciascuno verrà fornita una copia della Costituzione e un libro di poesie, e un esperto di Protezione Demo insegnerà a ciascun gruppo familiare a usare i primi strumenti di tutela: articolare pensieri, formulare giudizi, apprendere per prove ed errori, attivare i neuroni-specchio (ma anche i neuroni semplici) per il riconoscimento dell'Altro da sé.

Allerta Nera

Criticità molto grave, danni irreversibili: precipitazioni vaste e violente di fascismi, cortei a Predappio, magliette nere XXXL con scritte che riprendono il nome di un noto parco di divertimento per sadici razzisti dementi fortunatamente chiuso nel secolo scorso, diffusione di idee deliranti (presentarsi alle elezioni democratiche, formare "ronde di sorveglianza" per sequestrare canotti e collanine, minacciare la forza pubblica di "scatenare bagni di sangue"). Distruzioni ingenti di infrastrutture democratiche, estesi fenomeni di alluvionamento della rappresentanza, tracimazione o rottura di argini costituzionali, grave occlusione e scoppio del sistema fognario.

La popolazione viene evacuata in massa, grazie anche all'apertura straordinaria di tutte le scuole di ogni ordine e grado, dove verrà fornito ogni materiale didattico necessario. Si potranno seguire corsi di Storia, di Geopolitica, di Grammatica, di Educazione Civica, di Arte. Saranno costituite classi multietniche con mensa aperta a tutti e obbligo di scambio reciproco di culture, consuetudini, tipicità.

Per i casi più gravi saranno aperti appositi "Centri Riace" in cui mettere in atto il lavoro, ma soprattutto lo svago condiviso, la partecipazione obbligatoria alle assemblee di base, la pratica del salvataggio in mare e dell'aiuto coatto a chi è in difficoltà.

domenica 11 novembre 2018

La Margherita centro per cani

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L'immagine può contenere: cane e spazio all'aperto

Perché se solo ci si fermasse ad osservare veramente la vita di un cane randagio nato libero si potrebbe maturare quella consapevolezza di quanto questi esseri viventi non abbiano affatto bisogno degli insegnamenti degli esseri umani e né tantomeno della loro protezione. 
Molti animalisti ogni giorno accalappiano questi cani privandoli per sempre della loro libertà e dei loro affetti, per paura che l’uomo possa fargli del male, da un punto di vista emotivo comprendo questa sensazione ma è bene prendere coscienza che anche ogni animale umano ogni giorno è sottoposto a molteplici reali pericoli, come: essere investito da una macchina, essere coinvolto in un qualsiasi incidente stradale o di altro genere, o essere ucciso da un delinquente...solo che nessuno si sognerebbe mai di venirci a prendere per farci vivere per sempre fra quattro mura per non correre il rischio di vivere quella vita fatta di mille emozioni e sensazioni in cui il male e il bene si incontrano sempre.
Prima di pensare di salvare un randagio dalla strada chiedetevi se quell’animale vorrebbe veramente questo, perché togliere per sempre a un randagio la sua libertà, è come derubarlo per sempre della sua vita.



La Margherita centro per cani

Il centro per cani "La Margherita" propone incontri e attività che hanno l'obiettivo di aiutare umani e cani a comprendersi meglio e a vivere insieme nel pieno rispetto l'uno dell'altro.

Per stare bene nel mondo un cane deve prima di tutto essere in equilibrio con il suo sé interiore, con la sua natura di cane. Su questa solidità potrà poi costruire le competenze necessarie ad adeguarsi al contesto in cui vive. Imparare a controllare le proprie reazioni, conoscere se stesso, le proprie capacità e i propri limiti, sviluppare un ampio repertorio comportamentale così da potersi esprimere con diverse sfumature e a vari livelli, sono componenti fondamentali nel profilo caratteriale di un soggetto per il quale l’aspetto sociale è rilevante sopra ad ogni cosa. Negli anni siamo arrivate alla conclusione che solamente la frequentazione di figure appartenenti alla medesima specie possa creare i presupposti per uno sviluppo dell’individuo che abbia queste caratteristiche. Il fatto di comunicare prevalentemente attraverso i feromoni, di approcciarsi ad un mondo costituito per la maggior parte da odori, di avere una struttura morfologica di un certo tipo, di avere origini da predatore, pur contando sulla capacità adattiva del suo essere spazzino, sono elementi che portano un cane ad aver bisogno di modelli diversi rispetto a quelli che può offrire un essere umano. L’alleanza tra le due specie è un legame forte e può diventare anche molto intimo e speciale, e molto saldo, ma ciò che un cane può insegnare ad un altro cane non potrà mai essere sostituito dalla presenza di un uomo, per quanto abile egli possa essere. Per questo motivo abbiamo modificato, e continuamente modifichiamo, il nostro modo di lavorare, per cercare di migliorarlo provando a portare gli umani a più stretto contatto possibile con il mondo dei cani con cui vivono, nei limiti che a noi è permesso dalla nostra stessa natura. Solo se riusciamo a creare una complicità reale, dove non ci ergiamo a giudici o maestri, ma ci poniamo come amici che camminano a fianco, possiamo essere un valido aiuto nella sua vita. Un approccio di questo tipo affronta in un certo modo qualunque momento: da ciò che mangia, che deve essere il più possibile in linea con le esigenze non solo nutrizionali ma anche etologiche, a dove e come può trascorrere il suo tempo libero, e con chi, con l’obiettivo di creare i presupposti per una vita il più possibile vicina alle reali esigenze di specie, nei limiti dettati dal contesto in cui vive. Il fulcro del nostro operare sta proprio nel riuscire a trovare la strada che permetta al cane di esprimre se stesso senza entrare in conflitto con l’ambiente in cui vive, inserendovisi con armonia grazie alla possibilità di concertarsi con il suo gruppo familiare.


L'immagine può contenere: una o più persone e cane

Quando diciamo che il cane è uno di famiglia, quando diciamo che è un grosso impegno, non dovremmo fermarci solo al fatto che bisogna alzarsi un'ora prima alla mattina o comprare del cibo in più o, ancora, occuparsi della sua salute.
Quello che è il vero, grande, impegno è che nella nostra vita è entrata un'altra persona, e che avremo a che fare con la sua emotività.
Se stiamo attraversando un periodo difficile così come ne vengono coinvolti i familiari umani viene coinvolto emotivamente anche il cane, e vivrà in quel momento il nostro stesso malessere, con l'aggravante che il più delle volte avrà la percezione delle angosce senza neppure poterne sapere il motivo, anche se il suo olfatto sa cogliere molte più cose di quante ne possiamo immaginare. Pure se non avrà informazioni dettagliate, la natura dei problemi che stiamo attraversando, le emozioni che ci stanno sconvolgendo, le capisce perfettamente. E se c'è una persona malata in famiglia, o ci sono tensioni tra i membri, o la situazione economica rende tutti più insicuri e destabilizzati il cane è in grado di comprenderlo molto bene.
Pensare che, per non renderci le cose più difficili, possa "per un attimo" mettersi da parte e collaborare potrebbe essere inverosimile, perchè reagirà alla situazione secondo il suo profilo, esattamente come noi: potrà mettersi in un angolo se è un individuo introverso e riservato, oppure potrà farsi carico e affrontare la situazione a modo suo nel caso fosse un soggetto più attivo, incline a prendersi maggiori responsabilità e a cercare di portare il suo contributo; e potrebbe farlo in modo confuso se manca degli strumenti adeguati.
In entrambi i casi, sia che si defili sia che diventi maggiormente protettivo, comprese tutte le mille sfumature che stanno in mezzo a questi estremi, il nostro compito è quello di prenderci cura della sua emotività come ci prendiamo cura di quella degli altri componenti della famiglia, perchè lui si sta prendendo cura della nostra, e lo fa come lo sa fare un cane e come la sua indole glielo suggerisce.
Questo è il vero, grande impegno che comporta la sua presenza nella nostra vita, che se nella routine quotidiana può essere affrontato con una certa disinvoltura diventa un elemento importante nelle situazioni straordinarie.
Cerchiamo quindi in tali frangenti di non dedicarci solo alle sue esigenze fisiche, sottovalutando il fatto che anche le sue esigenze emotive sono mutate.
E' in questi momenti, infatti, che la famiglia si conta; e si racconta.

sabato 10 novembre 2018

LETTERA DI UN CAVALLO AD UNA PERSONA VEGANA


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Ippoasi è un Santuario di animali liberi che sorge nel verde cuore del Parco di San Rossore, a San Piero a Grado (PI). Al suo interno hanno trovato salvezza da morte certa diversi animali tradizionalmente definiti “da reddito”: mucche, asini, cavalli, maiali, cinghiali, capre, galli, galline, anatre, conigli. Questi individui, sottratti da situazioni di profonda sofferenza, vivranno per sempre nel magico luogo dove hanno potuto ritrovare la propria natura e dignità, totalmente liberi di muoversi nei quasi quattro ettari a loro disposizione, senza essere in alcun modo sfruttati ma godendo semplicemente della compagnia gli uni degli altri.

Il rifugio è quindi prima di tutto la casa degli animali. Ci piace definire il nostro approccio con il termine “gestione naturale”: al suo interno, infatti, cerchiamo di rispettare nella maniera più assoluta le esigenze specie-specifiche di ogni individuo, rifacendoci all’esempio che ci forniscono i selvatici e attenendoci appunto alle preziose lezioni che ci elargisce la natura. Il Santuario ha una capienza limitata e può ospitare, oltre agli animali residenti, anche quelli in stallo provvisorio e a pensione.




LETTERA DI UN CAVALLO AD UNA PERSONA VEGANA

PREMESSA

Questo documento nasce dalla crescente necessità di affrontare una questione molto delicata e spinosa. Sempre più persone che si definiscono “vegane”, infatti, non trovano alcuna contraddizione nel far convivere all’interno del solito stile di vita (o ancora meglio filosofia) il rispetto verso ogni animale, specialmente quando si parla di cibo, con la pratica dell’equitazione. Addirittura si sente parlare di “equitazione per vegani”, “equitazione etologica”, “equitazione sostenibile”.

Beh, il collegamento con la definizione di alcuni allevamenti come “etici” o appunto “sostenibili” è immediato e forte ed è proprio da lì che passeremo con questa riflessione.

L’intento di questo lavoro non sarà quello di giudicare chi monta a cavallo pur avendo fatto un percorso personale che lo ha portato ad eliminare dalla propria dieta ogni cibo di origine animale, ma quello di fornire informazioni e strumenti frutto di un’esperienza che potrebbe dare spunti interessanti a fare chiarezza. Come in ogni forma di “discriminazione”, c’è bisogno di elementi utili e fondamentali per conoscere e poter così rispettare di più colei/ui che fino a prima era vista/o con occhi differenti…fino ad arrivare al proprio cavallo.

Nella speranza che questo possa smuovere ancora di più le coscienze di tanti umani ancora confusi sulla propria relazione con gli altri animali.

Vi auguriamo una buona lettura.

NB: uno tra i realizzatori di questo documento dopo essere diventato vegano ha montato a cavallo ancora per un paio di anni prima di capire che quello che faceva ai cavalli era fortemente in contraddizione con il proprio cammino personale, facendo errori su orrori. Ed è proprio per questo che si sente di offrire la propria esperienza, partita dall’utilizzo indiscriminato dei cavalli e giunta fino alla costituzione di un Santuario di Animali Liberi.


LETTERA DI UN CAVALLO AD UNA PERSONA VEGANA

Ciao amic@,

non so se questa mia lettera è rivolta proprio a te, ma probabilmente presto lo capirai da sol@.

Mi chiamo Oliver, sono nato in Italia nel 1989: classico cavallo destinato al mondo delle corse al trotto, quelle con il calesse dietro per intenderci. Ho trascorso qualche anno di “carriera” a resistere ai miei “padroni”, che usavano spesso maniere molto forti nei miei confronti, per poi finalmente giungere, dopo svariate vicissitudini e una serie di colpi di scena, ad una vita degna e libera in un Santuario.

Scrivo a te, car@ uman@ che stai leggendo.

Scrivo a te che in un momento particolare della tua vita ti trovi come tanti altri in una forte contraddizione, anche se non ben compresa.

Scrivo a te che ti definisci “vegan@” e rispettoso verso gli altri animali, ma che in fondo non ti poni sufficienti domande sul tuo rapporto con i miei simili.

Scrivo a te nella speranza che tu possa semplicemente conoscermi meglio, per capire che certe tue attuali convinzioni non hanno delle reali fondamenta e che basterebbe solo alzare gli occhi per vedere e comprendere le cose da una prospettiva decisamente più alta, più saggia, più evoluta.

Scrivo comunque anche a te che minimamente metti in discussione l’approccio utilitaristico nei confronti di ogni altro animale, persino della tua stessa specie, a te che vivi permettendo che l’uomo bianco, maschio, ricco, adulto ed eterosessuale sia al vertice di ogni piramide del potere. Probabilmente ignorerai le mie parole, ma almeno avrò potuto esprimerti alcuni concetti, che spero possano incuriosirti, disturbarti, ronzarti dentro.

Ti scrivo per parlarti di noi, per permetterti di capire chi siamo: per fare questo non posso che iniziare a raccontarti dei miei fratelli e delle mie sorelle, quelli ancora più fortunati e fortunate di me, i selvatici. I reali e unici possibili riferimenti quasi intatti della nostra specie.

CHI SIAMO

Allo stato brado, cioè l’unico veramente naturale (nel quale tutti dovreste conoscerci), noi cavalli viviamo in branchi liberi di muoverci in lande di superficie sconfinata e immensa. Compiamo ogni giorno dai 60 agli 80 km, per la maggior parte del tempo camminando, ma concedendoci ogni tanto anche qualche sfrecciata nonostante il terreno impegnativo. A tal proposito voglio svelarti una curiosità, sempre con l’intento di affascinarti un po’: in natura abbiamo il primato assoluto di essere gli animali più veloci in rapporto al nostro peso! Qualunque altro animale corra più veloce di noi, lo fa perché più leggero. Questa caratteristica ci rende un perfetto concentrato di muscoli e potenza che lanciandosi su un terreno accogliente e pianeggiante arriva anche a superare i 70 km orari. Che forza!

Non crederai che siamo buoni a correre solamente su terreni facili, vero?

A volte voi umani ve ne scordate, ma in natura tutto è perfetto e, grazie al terreno pieno zeppo di sassi (la steppa è d’altronde la nostra zona di origine, con un ambiente molto brullo, una vegetazione secca e rada), abbiamo sviluppato grande capacità di camminare anche in situazioni rocciose, con grande beneficio ai nostri piedi. Questo è infatti il modo perfetto di curare e fortificarci le unghie: più camminiamo sui sassi, più i nostri piedi diventano duri e quindi resistenti. Sappiamo che alcuni umani che ci hanno osservati liberi hanno paragonato il nostro piede alla spada dei guerrieri Samurai, da tanto che sono forti.

Non appena veniamo al mondo siamo immediatamente protetti dall’intero branco, in primis ovviamente dalla nostra mamma, che ci accompagna fino al naturale svezzamento, che non avviene di certo a sei mesi di vita: anche se molto presto cominciamo a mangiucchiare erba e altri vegetali come fanno gli adulti, è solo dopo un po’ di mesi dalla nascita che diventiamo realmente autonomi e capiamo che cosa ci fa bene e che cosa ci fa male.

Tanta, tanta erba secca e quindi poco calorica: questo è quello che più troviamo negli ambienti dove ci siamo evoluti e per tale motivo abbiamo bisogno di mangiare per tanto tempo al giorno, arrivando quasi a superare le 15 ore!

Perciò niente praterie verdi, nessuna distesa desertica: a noi servono ambienti dove la vegetazione sia presente ma non troppo verde, altrimenti ci potremmo sentire male. “Male” perché se mangiassimo per 15 ore erba in crescita rischieremmo di assumere un carico eccessivo di alcuni elementi come lo zucchero, presente in abbondanza in essa.

Giochiamo e apprendiamo direttamente dal branco le regole della vita, assimilando inevitabilmente l’importanza e l’esigenza di stare uniti, anche se ad un certo punto diventiamo adulti e dobbiamo trovare una nostra strada. Non restiamo mai soli, ma dato che nel branco ci sono tradizioni ben rodate nel tempo, ognuno deve cercarsi un altro posto dove stare. Per le femmine è tutto più facile, poiché saranno ben accolte dagli altri, mentre i maschi devono ingegnarsi di più, arrivando ad organizzarsi in gruppi che effettuino vere e proprie incursioni volte a prelevare femmine dagli altri branchi.

È proprio così, non sto mentendo! Anche se da adulti i “maschi” diventeranno rivali, in questo delicato momento di passaggio essi si aiutano a vicenda, per permettere ad ognuno di creare il proprio branco e garantire in questo modo la sopravvivenza della specie. D’altronde questa è una priorità assoluta della nostra esistenza, che forse qualcun altro ha perso nell’arco degli anni.

Giungerà infine anche il nostro momento di essere genitori: il ciclo si ripeterà e ogni esemplare porterà in sé fino alla fine, anche per 40 anni, tutta la saggezza da trasmettere ciclicamente ai nuovi arrivati. Essa comprende anche l’attenzione nei confronti dei predatori e di tutto ciò che potrebbe essere fonte di pericolo.

Dall’uomo? Ce la filiamo a distanza di qualche centinaio di metri! E facciamo bene!

Eh si…viviamo una bella e lunga vita, piena di soddisfazioni e responsabilità, di conoscenze e di confronti.

Questo è quanto siamo diventati in tanti lunghi anni di evoluzione, e ci piace così!

Ecco una sommaria presentazione di chi sono i cavalli: comprensibile a tutti senza usare grandi parole tecniche che in pochi conoscono e che forse celano come obiettivo unico quello di rendere indecifrabile un contenuto e valorizzare oltre il dovuto un certo argomento. Voi umani siete bravi in questo.

Tutto ciò che vi ho appena descritto è quello per cui dovremmo venire al mondo, l’unico modo per noi di vivere appieno una degna esistenza: tutto il resto è solo un accontentarsi di ciò che ci viene offerto, fino a quando il nostro corpo riesce a reggere (e sorreggere) i vostri errori.

E di commettere errori, purtroppo, sembra non accenniate ancora a smettere.

QUELLO CHE VOI PENSATE NOI SIAMO E CI PORTATE AD ESSERE

Si sente parlare spesso, negli ambienti in cui ci troviamo costretti a relazionarci con l’uomo, di “amore verso i cavalli”. Spesso è proprio tale “amore” che spinge voi umani a commettere errori che comprenderete solo più avanti (si spera).

Tra le reti di questo “amore” distorto, tramandato di generazione in generazione, voi ci avete ingabbiati con le più disparate motivazioni, a partire da una questione di mera sopravvivenza (utilizzandoci come bestie da soma e da lavoro) fino ad arrivare alla soddisfazione della vostra esigenza di divertimento e frivolezza (sfruttandoci per la corsa e l’equitazione).
In ogni caso, qualunque vostro approccio va contro i nostri bisogni, anche nelle occasioni in cui vi definite “giusti” e “rispettosi”. Questo perché semplicemente non ricalcano ciò che la Natura ci offrirebbe allo stato selvaggio, che è d’altronde l’unico vero “giusto” possibile per noi.
Tra l’altro, tu che stai leggendo questa lettera dovresti già essere sensibile e infastidito dall’utilizzo improprio di termini come “etico” o “rispettoso”, perciò mi chiedo il perché non estendere questa sensibilità anche quando si tratta dei cavalli!
Ci si riempie la bocca con definizioni come “equitazione etica”, “etologica”, “doma dolce”: quando sentiamo queste parole ci vengono i brividi.
Come è possibile accostare due termini dai significati così opposti?

Sembra incredibile non avvertire chiaramente quanto l’esplicitazione “doma dolce” sia pura contraddizione: come si fa a comandare dolcemente qualcuno?
Per quanto ci riguarda, la vostra doma non è altro che un puro atto di violenza, con il quale ci strappate letteralmente la nostra parte più pura, più libera, più istintiva.
Per capirlo a fondo non dovrebbe bastare altro che pensare alla cattura di un cavallo selvatico che fino ad un momento prima se ne stava libero con il proprio branco a mangiare erba: esso viene rincorso da oggetti volanti “semina terrore” (quelli che voi chiamate elicotteri), che lo spingono verso spazi chiusi, dove sarà più facile farlo prigioniero. E’ solo dopo tale enorme trauma che arriva il peggio. Separato dai propri simili, legato con il muso ad un palo, senza cibo e, nei casi di individui più tenaci, anche senza acqua, la sua parte vitale r-esiste fino a quando la speranza di tornare a vivere liberamente nella sua casa di spazi sterminati là fuori non muore del tutto.

Sì, sto parlando di “morte”: è morte quella che viene indotta, sia a livello psicologico che a livello fisico, quando ci violentate costringendoci ad indossare pezzi di ferro sotto ai piedi, piazzandoci strani e fastidiosi oggetti in bocca e sulla schiena per montarci sopra.
Tutto ciò a quale scopo? Quello di farci correre al posto vostro in stupide competizioni, per guidarci lungo inutili percorsi e per molte altre cose, che sono tutte senza alcun senso per noi e, se ci pensi bene, anche per voi.
Non avete nemmeno il coraggio di ammettere che per arrivare a rendere il cavallo (che naturalmente vivrebbe libero come tutti gli altri) un obbediente automa, uno zombie, non si può altro che utilizzare coercizione e inganni: ecco quanto è ridicola, la vostra doma “dolce”.
Arnesi di ferro spinti a forza in bocca per guidarci attraverso la paura del dolore, strumenti di vario genere per costringerci in certe posizioni, oggetti sulla schiena più o meno grandi per starci sopra, fino appunto ai pezzi di ferro messi sotto ai nostri splendidi e funzionali piedi ridotti in cattività a nulla più che un’unghia rotta.

Siamo fatti per lanciarci in spazi sterminati, e ci riducete in miseri recinti, o peggio ancora in minuscoli vani che voi chiamate box mentre noi li viviamo come prigioni.
Siamo fatti per vivere in branco, e ci costringete soli in spazi isolati, polverosi e angusti.
Siamo fatti per mangiare erba tutto il giorno, e ci somministrate secchiate di cereali, allo scopo di aumentare la nostra massa muscolare e con chissà quale altra aspettativa.
Siamo spiriti liberi e fieri in natura, ma voi vi convincete di diventare contemporaneamente i nostri padroni e i nostri protettori. “Protettore” è un termine che utilizzate anche in altri ambiti e ciò chiarisce bene il livello di sfruttamento a cui ci sottoponete.

Con premurosa ipocrisia, d’inverno ci vestite di calde coperte, senza minimamente informarvi su quanto sia importante per noi usufruire della nostra pelliccia, che in condizioni naturali è perfettamente funzionale anche all’escursione termica tra il giorno e la notte durante i mesi più freddi: siamo infatti dotati di muscoli piliferi che sanno orientare ogni singolo pelo in base alle varie esigenze.
Ci mettete subito al riparo nelle giornate di pioggia, senza interrogarvi se essa, così fastidiosa per voi, lo sia anche per noi.
Tendete ad umanizzare ogni nostra esigenza, arrivando a causarci enormi problemi fisici, come lo straziante dolore ai piedi che voi definite “laminite”, causato da un’alimentazione esageratamente zuccherina e dallo stress al quale ci sottoponete. La cosa ancora più incredibile è che, in quei casi, molti veterinari intervengono somministrandoci un antidolorifico in pasta, che contiene…indovinate un po’…zucchero! Ma ci siete o ci fate?
Lo stress sfocia anche in altre manifestazioni, da voi fraintese benché le abbiate davanti ai vostri occhi quotidianamente, come ad esempio i tic nervosi.
Pensate che ce li trasmettiamo a vicenda anziché capire che due cavalli chiusi in due box separati ed uno di fronte all’altro saranno sempre frustrati e continueranno a minacciarsi a vicenda, dal momento che stanno vivendo in un contesto del tutto innaturale per le loro esigenze. Cercando di arginare le situazioni peggiori e più compromettenti non siete capaci di far altro che metterci strettissimi collari di ferro e/o cospargere alcune parti dei box con sostanze irritanti, senza pensare invece a comprendere le nostre sofferenze e a rimuovere il reale problema: la prigionia a cui ci costringete.
Non voglio dilungarmi sugli altri dettagli dei quali entrambi siamo perfettamente al corrente, dai trasporti alle competizioni, ai medicinali dei quali ci imbottite fino al liberatorio gran finale.

Che sia a causa di un incidente o dell’età avanzata, il nostro destino sarà comunque sempre lo stesso.
Come un oggetto divenuto improvvisamente inservibile, ci spedite nel più terribile luogo
al mondo, dove sistematicamente, uno dopo l’altro, crolliamo sotto il colpo senza pietà di un gelido ed insanguinato pezzo di ferro che ci spacca la testa: questo è il nostro ultimo sacrificio per voi, che potrete cibarvi delle nostre carni, fatte accuratamente a pezzi.
Ma come vi è venuto in mente di creare luoghi simili?
Non abbiamo proprio parole.

Un’ultima cosa.
Alcuni fra voi sono ancora convinti che quanto descritto sopra non sia da considerarsi valido se un cavallo nasce felice in un contesto domestico, abituandosi all’umano sin da piccolo, senza temerlo e averne paura.
Certo, è vero che entrando in contatto con voi già dai primi mesi di vita non arriviamo quasi mai (e sottolineo “quasi”, visto che alcuni cavalli vanno diffidando di voi anche in condizioni domestiche) alle reazioni che abbiamo in ambiente selvatico, ma in verità ogni situazione merita una valutazione a sé, e se si scava a fondo si scopre che anche in questi apparentemente innocenti casi una grande dose di violenza viene sempre e comunque esercitata.
Dal momento che se si parla di domesticità si parla di allevamento (già solo questo termine dovrebbe mettervi in allarme), la mia riflessione vuole condurvi metaforicamente ad immaginare prima di tutto la parte dello stupro che la fattrice è costretta a subire a causa vostra.
So che cosa stai pensando. In cuor tuo credi che la parola “stupro” sia troppo forte, esagerata.
Sei mai stato in un allevamento?
I miei occhi hanno visto femmine fatte montare, legate con catene alle gambe posteriori per evitare che scalcino il maschio che le copre senza il loro consenso.
Questa è violenza.
Lo so, lo so, l’uomo prova a pensare a tutto ma, nonostante “l’evolutissimo” metodo dell’inseminazione artificiale, la violenza permane, anche se meno brutale e più subdola perché tanto non c’è comunque alcun consenso da parte della femmina.
Dopo il parto comincia la fase che voi definite ”imprinting”.
Mi domando cosa pensi accada nella maggior parte degli allevamenti. Coccole ogni giorno?
Mediamente i cavalli vengono tenuti in recinti, senza che si perda troppo tempo (d’altronde il tempo è denaro, dite voi): nei piccoli si risveglia in tal modo quel poco di selvatico insito in loro.
Ma anche nei rari casi in cui il contatto con voi umani è più ravvicinato e si promette maggiormente sereno gli scontri non sono altro che posticipati al momento in cui verranno pretese dal soggetto in questione azioni che esso mai avrebbe voluto compiere.

Eccoci giunti quindi all’inizio della doma e dell’addestramento più specifico.
Se sei convinto che i cavalli si divertano a svolgere certe attività, che siano passeggiate o salti tra ostacoli artificiali, ti pongo una domanda: perché, per costringerci a farlo, dovete usare tutti quegli strumenti finalizzati a terrorizzarci e piegarci attraverso la minaccia del dolore?
Come mai siete costretti a premerci un pezzo di ferro sulle gengive, tra gli incisivi e i molari (si chiamano “barre”, nel vostro gergo), per trattenerci e guidarci?
Probabilmente perché vi state imponendo con la forza e lo avete fatto fino a spingervi ai casi più estremi: mi riferisco, per esempio, a quella che voi definite monta americana, quando utilizzate dei ferri talmente fini e rafforzati con delle leve che arrivano addirittura a spezzarci in due la lingua.
Sì, ora a difesa della tua coscienza vacillante ribatterai che esistono (rari) casi in cui vengono utilizzati strumenti e metodi meno coercitivi, come le briglie senza imboccatura, ma la questione è che ciò non cambia assolutamente la posizione dominante attraverso la quale vi rapportate con noi e che vi prendete il diritto di avere nei nostri riguardi.
Sapete chi è colui che cede e ubbidisce con queste modalità? Quello che è già più morto di altri.

Chi è stato costretto ad abbandonare la sua natura buona e selvaggia, marcita tra gli angoli polverosi di un box, fuggita dal corpo e dallo spirito di un individuo violentato e torturato psicologicamente.
E nei rari casi in cui uno di noi trovi la forza di fronteggiare ogni vostra prevaricazione, voi risolvete il conflitto anticipandone il viaggio verso la morte, di solito riservato a coloro che non sono più utili a servirvi. In questo modo togliete di mezzo e soffocate anche quel lieve spiraglio di resistenza animale che tanto destabilizzerebbe la vostra convinzione di riuscire a dominarci.
Questo è quello che voi considerate un buon lavoro.

Tu adesso sei libero di dire: “Ma io non faccio tutte queste cose!”
Ti chiedo però di riflettere e di pensare a quanto ho provato a comunicarti.
Non chiuderti nelle tue verità e prova a sentire quanto della tua parte emotiva è stato smosso da questa analisi.

CHI SCRIVE

Sono Oliver, cavallo nato in un allevamento per trottatori: sono stato destinato all’ippodromo di Montecatini in Toscana, dove sono stato picchiato e frustato a più non posso perché ero, e sono ancora, un carattere molto forte e troppo resistente.
Sono i soggetti come me quelli nei quali ri-affiora e si può osservare l’ultimo bagliore di dignità che la mia specie si porta dentro.
Dopo varie vessazioni e diverse peripezie, un giorno conobbi un ragazzino apparentemente come tutti gli altri. Mi guidava da quel carretto a due ruote che mi attaccavano sempre dietro, con malcelata insicurezza, visto che era al suo primo incontro con uno della nostra specie.
Piano piano, nonostante fosse plasmato dagli altri umani per trattarmi alla stregua di un oggetto, lui iniziò incredibilmente a cambiare, sicuramente grazie alla sua personale volontà di farlo, ma anche per merito degli incontri e delle esperienze scambiate con chi ne aveva passate più di lui.
Quell’umano mi salvò la vita in diverse occasioni, quando mi opponevo con forza a coloro che mi costringevano a correre nelle piste e per questo subivo continuamente terribili percosse fino ad essere tirato tramite una catena da un trattore.
Dal mestiere di maniscalco passò a quello di pareggiatore naturale, mi tolse prima i ferri ai piedi e poi mi liberò progressivamente da ogni oggetto che mi impediva di essere me stesso.
Probabilmente il nostro percorso di più di quindici anni insieme, costantemente fianco a fianco, ha permesso che trovassimo la via della liberazione reciproca: grazie al suo aiuto oggi posso vivere al Santuario in completa autodeterminazione e serenità, insieme ad una decina di cavalli e a tanti altri animali di diverse specie.

PERCHÈ TI SCRIVO

Un’analisi, come quella appena presentata, può fornire strumenti per non cadere vittima dei tranelli di coloro che nascondono in realtà solo grossi interessi economici.
Certo…affermare che i cavalli, e anche gli altri animali, debbano essere lasciati in pace non genera alcun business e ovviamente l’attuazione pratica di quanto scritto sopra minerebbe l’interesse più grande di voi umani: il denaro, che genera il potere.
Immagina un mondo nel quale non esistano più cavalli domestici, quale sarebbe il destino di tutte le centinaia di persone che vivono di questo?
Che cosa farebbe un veterinario senza più cavalli che rischiano di morire ogni giorno?
Chi smercerebbe come oggetti un commerciante orfano del suo spaccio di cavalli al miglior offerente?

Se solo tu riuscissi a ragionare con la tua testa, domandandoti se realmente tutto questo sia necessario alla tua vita, già io mi sentirei molto sollevato.
Ti assicuro che mi sentirei meglio per il mio simile che stavi forzando a fare qualcosa contro la sua volontà, ma anche per quelli vicini o legati a lui, perché il tuo esempio andrebbe inevitabilmente a contagiare in qualche modo anche quello di altri umani con i quali probabilmente condividevi le domeniche a passeggio o la passione per i concorsi di salto ad ostacoli.
E se ritieni ancora che quello che tu fai di noi sia rispettoso delle nostre esigenze solo perché ci conosci bene e provi dei sentimenti nei nostri confronti, allora rispondo ispirandomi alle parole di un amico etologo (così lo chiamate voi): la monta, o doma “etologica”, e di conseguenza anche ogni allevamento biologico che sia, è molto peggiore di una convenzionale. In questo secondo caso si ignorano spudoratamente le caratteristiche e le esigenze specifiche dell’animale in questione, che viene trattato come oggetto da sfruttare e spremere fino allo sfinimento.
Nel primo invece ogni conoscenza viene usata non a favore del reale benessere e della vita dell’animale (“benessere animale”, quanta ipocrisia si cela dietro anche a queste parole!), ma solo per riuscire a utilizzarlo e a sfruttarlo di più, cercando di raggirarlo per le sue caratteristiche. L’esempio lampante e peggiore è quello che voi chiamate “rinforzo positivo”. Ci fate fare movimenti o venire incontro a voi con il solo scopo di afferrare un misero pezzo di cibo. Ci prendete per la gola, senza comprendere la verità: a noi interessa solo quello e non collaborare con voi!
Non siete in grado di distinguere le due cose e vi convincete che compiere quell’azione possa addirittura diventare piacevole.

Sai invece che cosa facciamo ora al Santuario dove viviamo?
Nessuno ci offre più carote e mele (né tanto meno zucchero in zollette!), eppure i nostri rapporti con gli umani sono migliori di prima. La nostra relazione è basata sulla verità, i nostri contatti sono sinceri poiché privi di scopi, se non quello di convivere pacificamente insieme, ricevendo magari qualche grattino ogni tanto.
E per aiutarci a raggiungere questa condizione non serve avere studiato, non servono grandi guru delle monte “acchiappacitrulli”, né grandi scritti su malattie e ricerche allo scopo di inventare medicinali più dannosi che mai.

Basta semplicemente aprire gli occhi e osservare ciò che di meravigliosamente bello la natura ci propone, saperlo apprezzare ed essere in grado di riportarlo anche nel nostro piccolo angolo di mondo.
Se ospiti un cavallo a casa tua, se hai un rapporto con uno di noi in una struttura “specializzata” (allo sfruttamento!), la verità non cambia.
Promettimi di fare una cosa. Osserva il mio compagno negli occhi e cerca di comprendere quello che ti vuole comunicare, liberando il tuo sguardo da egoismo ed egocentrismo.
Il mio amico umano l’ha fatto con me e c’è riuscito. Oggi sono libero.
Spero che anche colui o colei che guarderai avrà la stessa fortuna.


UN’ULTIMA RIFLESSIONE

Con questa lettera ed il suo messaggio non sto cercando di venderti qualcosa, poiché essa è solo il frutto della passione che impieghiamo nel rimettere in piedi questo mondo, che da tempo immemore sta andando a rotoli, a causa di tanti umani dagli occhi e dalle orecchie volutamente serrati.
Se tu avrai la fortuna di aprirli adesso, spalanca anche la tua bocca e fatti divulgatore e portavoce di questa rivoluzione dal basso.
Sai bene quanto sarebbe fondamentale il tuo contributo in questo senso.
E’ un mistero come voi umani non siate ancora riusciti a comprendere che la società è l’insieme dei comportamenti di ogni singolo componente.
“Pochi” potrebbero anche avere la prepotenza di trascinare la società in una direzione ad essi più favorevole, ma ogni sforzo sarebbe vano se gli altri non li seguissero in tutto e per tutto.
Sai meglio di me quanto il mondo delle lobbies umane (sì, per fortuna esse sono prerogativa unica della tua specie) condizioni le scelte di tutti gli individui, con grande capacità di circoscrivere e frenare le eventuali reazioni della massa, senza mai farsene sfilare le “redini”.
In passato, solo pochi di voi mostravano sdegno nei confronti degli allevamenti intensivi, persino per quelli equini, ma col trascorrere del tempo il numero di coloro che ne hanno preso le distanze è visibilmente cresciuto e quindi, per assecondare le nuove (o meglio, le risvegliate) sensibilità umane, si è dovuto rivedere i piani, giusto per renderli un po’ più leggeri e digeribili, per farli passare come maggiormente sostenibili.
Si parla di inquinamento? L’allevamento biologico ha l’impronta ecologica “più verde” e meno impattante!
La vostra salute è a rischio? La carne biologica è meno dannosa!
L’aspetto etico degli allevamenti industriali vi mette in crisi? Non temete, perché quelli “etici” sono più rispettosi e sostenibili nel tempo: le vostre coscienze potranno finalmente dormire sonni tranquilli!
Quanta ipocrisia e falsità! Che stiano loro rinchiusi in un “allevamento etico”, che provino loro, anche solo per un attimo, a sentirsi carne destinata ad essere macellata “con rispetto” per soddisfare il palato di qualcun altro.
E’ più che probabile tu abbia già interiorizzato tutto questo, arrivando a prendere le distanze dall’innegabile violenza legata alla produzione di ogni cibo e/o oggetto di origine animale, ed è proprio per questa tua presa di posizione, così forte e determinata, che penso tu non possa evitare di aprire gli occhi sulla connessione che c’è con l’utilizzo che si fa dei miei simili.

Dal più profondo del mio cuore testardo e pulsante, per tutti i miei compagni e le mie compagne che ancora attendono di poter ricominciare a vivere veramente da cavallo o cavalla che siano.

Grazie.

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Grazie a nome di Oliver e di tutte e tutti gli altri cavalli ancora detenuti nei box o in altri luoghi di sfruttamento.

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Mirtillo è uno dei più dolci cavalli che vivono ad Ippoasi. Adora farsi i bagni nella terra e la buona compagnia, ma più di tutto il croccante fieno delle mangiatoie! Vuoi adottare a distanza Mirtillo e aiutarci con le spese di mantenimento? Contattaci alla mail adozioni@ippoasi.org!



venerdì 9 novembre 2018

A fianco della Resistenza Mapuche

Fakundo
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Noi esistiamo
noi ci ammaliamo
noi cadiamo
noi soffriamo per la perdita
noi abbiamo bisogno di cure
noi sentiamo la solitudine 
noi desideriamo la felicita' 

Noi, noi, noi.

Ogni volta che infliggiamo, con termini soliti, dolore e privazione, ci allontaniamo di dieci passi dalla liberazione animale. Noi siamo animali e non si capisce come solo "Noi" abbiamo il diritto alla salute, a scapito di migliaia di altri "Noi" che muoiono, in condizioni terribili, per sollevarci dal raffreddore. Fino a quando vi è uno di noi segregato non venitemi a parlare di diritti. I nostri diritti hanno la forma della lama che li nega ad altri. I laboratori sono pieni di esseri falciati e lapidati per i "Nostri" diritti, per allungare di un giorno le vite incatenate dei "Noi" che miopi hanno le convinzioni della fratellanza e del rispetto. 
Il rispetto a rate e a comando.

Argomento spinoso e pieno di contraddizioni. Rimane, comunque, argomento di dibattito. Non si può pensare di avere più diritti di altri. Perché poi? Perché siamo umani? Che noia. E che fantasia. E che tormento.

Quanto e' lontano l'orizzonte della liberazione...



A fianco della Resistenza Mapuche

Lotta al capitalismo in ogni sua espressione: libertà per Facundo!



Ciclo di iniziative a fianco della Resistenza Mapuche e dei prigionieri libertari in Chile.

Venerdì 9 novembre a Cremona, presso il CSA Kavarna (via Maffi 2A), Finché esisterà miseria ci sarà Ribellione: serata benefit per i compagni cileni Juan, Marcelo e Freddy, detenuti nell’ambito del “caso security”.
Approfondimenti sul tema, sulle condizioni dei compagni in carcere, sulla Resistenza Mapuche e il contributo repressivo del neo-colonialismo made in italy.

Venerdì 16 novembre a Brescia, presso in Circolo anarchico Bonometti (via Borgondio 6), La Resistenza Mapuche non è terrorismo: serata benefit per Facundo Jones Huala, Lonko del Pu Lof en Resistencia de Cushamen (Argentina) dove nel 2017 sono stati assassinati Santiago Maldonado e Rafael Nahuel per mano dello stato con la complicità della multinazionale italiana Benetton.
Facundo, dopo l’estradizione in Chile e ora detenuto nel carcere di Valdivia in condizioni precarie di salute, sarà processato il prossimo 4 dicembre.


Bure Partout – Appello contro la repressione

Rompere il circolo vizioso dell’isolamento imposto dalla repressione dello stato, per ricostruire nuove solidarietà.

Questo l’appello lanciato da Bure, dopo un anno caratterizzato da persecuzioni e perquisizioni, sorveglianza e controlli quotidiani da parte della gendarmerie francese, il paese alle porte del bosco di Lejuc richiede supporto per spezzare le catene di questa sistematica repressione.
Bure, villaggio di 86 abitanti a 250 km da Parigi, dove lo stato francese ha in progetto di realizzare, da qua ai prossimi 20 anni, una discarica sotterranea di rifiuti nucleari denominata CIGEO nel cuore del bosco di Lejuc.
Il progetto prevede di seppellire, a 500 metri sotto terra nel cuore del bosco, i residui radioattivi di lunga durata e ad alto rischio generati da tutti gli impianti nucleari attuali, sigillando poi l’impianto di smaltimento a 100 anni da l’inizio del suo funzionamento.
CIGEO, acronimo per Centre Industriel de Stockage Géologique (centro industriale per lo stoccaggio geologico), è un progetto condotto da ANDRA: l’agenzia nazionale per la gestione dei rifiuti radioattivi prodotti in Francia.
Abitandi del villaggio e solidali sono da tempo soggetti ad una costante sorveglianza che dal giugno 2017 li/le vede tutt* sotto indagine giudiziaria per cospirazione criminale ai danni dello stato.

se esiste una cospirazione criminale, allora “siamo tutti criminali!

Gendarmerie appostata alle finestre delle case per fotografare i/le residenti più volte al giorno.
Processi lampo come quello combinato a Gaspard d’Allens, giornalista/attivista, lo scorso 16 ottobre, tenuto allo scuro sino al giorno stesso.
Un crescente numero di arresti che nel giugno 2018, dopo la reclusione di 8 attivisti, ha visto anche quella del loro avvocato difensore e la conseguente perquisizione del suo ufficio.

L’appello che parte da Bure è quello di riversarsi nelle strade delle proprie città il prossimo 10 novembre, nelle piazze e fuori i tribunali, armati di vin brulè, termos, cioccolate e, sopratutto, informazione contro la repressione di un sistema che ci vuole tutt* sotto controllo.
Una repressione che colpisce chiunque si ribelli a quelle dinamiche di dominio normalizzate dal sistema stesso per legittimare e tutelare la devastazione della Terra e la persecuzione di chi la abita funzionale al profitto.
Musica, striscioni, canzoni, camminando per le strade, di giorno e di notte, azioni di disobbedienza civile per riportare la resistenza nelle strade.

giovedì 8 novembre 2018

Vegani: un popolo destinato a segnare un'era

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I #BIMBI #VEGAN RADDOPPIANO OGNI ANNO!
RECORD NELLE MENSE SCOLASTICHE DI#MILANO.
AUMENTA SEMPRE DI PIU' IL NUMERO DI CHI, SIN DALL'ASILO, NON MANGIA NESSUN DERIVATO ANIMALE. 

Secondo i dati "sulle diete speciali etico religiose" che arrivano da Milano Ristorazione, l'azienda che si occupa di rifornire le mense del capoluogo lombardo dai nidi fino alle medie, sono 8.503 i #bambini che nel corso del 2017 hanno seguito una "dieta speciale". 

Se quelli che non mangiano solo la carne di maiale sono cresciuti del 21% dal 2013, i #vegetariani sono lievitati del 60%, passando da 2.860 a 4.577 in soli 5 anni! 
I bimbi #Vegani invece, hanno avuto un incremento pari al 111%. 

Una scelta che, in parte, nel 38,5% dei casi è dettata per scelta salutistica, mentre per il 20,5% per scelta#etica.



Vegani: un popolo destinato a segnare un'era

I vegani stanno prendendo piede in tutto il mondo, promuovendo uno stile di vita salutare amico della terra e degli animali

Il primo novembre è stata proclamata la giornata mondiale dei vegani. E oggi sempre più persone hanno abbracciato questo stile di vita.

Un tempo c’erano i vegetariani, ma oggi l’amore per l’ambiente e per gli animali ha fatto un passo in avanti. Sono sempre di più, infatti, le persone che non solo non vogliono mangiare creature che un tempo erano viventi, ma che non vogliono avere proprio nulla a che fare con i loro derivati. Quindi niente uova, né latte, né formaggi, né alcolici, né zucchero, né caramelle. E potremmo andare avanti per diverso tempo con quest’elenco. Bisogna però chiarire una cosa: i vegani non è che hanno deciso di non nutrirsi di derivati animali perché estremisti o moralmente radicali. Ma perché odiano la filiera di sfruttamento che c’è dietro a queste creature, e che gli impedisce di vivere appieno la loro vita in completa libertà. Per loro tenere le galline in un pollaio e prendergli le uova è violenza. E, dato che gli animali non possono di certo dare il loro consenso a questo tipo di esistenza, i vegani hanno deciso di non toccare nulla che provenga da loro.

I vegani sono una delle categorie più prese in giro al mondo. Tutti fanno ironia su di loroe in molti li considerano degli estremisti. Eppure sempre più persone al giorno d’oggi hanno deciso di alimentarsi in modo diverso rispetto al passato. I vegani sono miliardi in tutto il mondo e si sono iniziati a organizzare anche a livello economico per diffondere il loro stile di vita e coinvolgere più persone possibili. Stanno proliferando i negozi online che propongono prodotti animal friendly e che hanno persino lo stesso nome – e tanti dicono persino lo stesso sapore – dei cibi tradizionali. Si trova quindi la pancetta (magari a base di tofu) e persino la mortadella vegana, fino ad arrivare ai complementi d’arredocompletamente cruelty free.

Uno degli ultimi store online che sta per essere aperto è Vegan Amazon, che propone prodotti non solo per i vegani, ma pure per le persone che si stanno avvicinando – anche solo per curiosità – a questo stile di vita. E chissà, magari il seitan sarà davvero la bistecca del futuro.

Fonte: Supereva


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"Il vero male, l'unico male, sono le convenzioni e le finzioni sociali, che si sovrappongono alla realtà naturale" (Fernando Pessoa)
Viviamo in una società che è, di per se stessa, una convenzione umana, fondata pertanto su una visione antropocentrica. Siamo riusciti a liberarci della concezione geocentrica che per troppi secoli ha predominato indiscussa ed abbiamo riallacciato le fila di correnti e dottrine antiche che ponevano il Sole al centro dell'universo. Eppure, ciò nonostante, non sappiamo sottrarci al giogo dell'approccio antropocentrico che è diretta conseguenza del geocentrismo. Abbiamo mutato la visione di ciò che ci circonda, ma non abbiamo modificato la percezione di noi stessi. La falsa e fasulla idea di essere al di sopra di tutto ci ha reso la specie che siamo. Viviamo arroccati in cima al Nulla e ne siamo coscienti. Tuttavia, pur sapendolo, solo pochi (rispetto alla moltitudine) hanno il coraggio di non fondare le loro esistenze su una contraddizione che si palesa in infiniti modi. I più preferiscono seguire vie menzognere, ma meno faticose ed impegnative, che interrogare le loro coscienze. Se il dubbio sfiorasse per un solo istante questi cuori e queste menti assopite ed assuefatte a falsi dogmi, lo specismo che contraddistingue le azioni umane smettere all'istante di essere il motore perpetuo e distruttore creato dalla specie umana verso i suoi simili e gli Altri Animali. Finché non ripudieremo Tutti ed Ognuno questo autentico inganno della mente, le ingiustizie persisteranno ad essere compiute senza linea di continuità Anche ad un solo passo da noi. Noi crediamo fermamente che non sia tropo tardi. Forse siamo degli utopisti o dei sognatori. È possibile, naturalmente. Quel che è certo è che ci spenderemo fino all'ultimo soffio. Solo così non avremo vissuto invano.
Namastê!🙏🐾👣💕

mercoledì 7 novembre 2018

Fracchia contro Dracula di Alessandra Daniele


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"Il maltempo fa strage". Come no.
Manco le avesse costruito lui le case sui torrenti.
Colleghi giornalisti, certe espressioni sono scorrette quanto "delitto passionale" in caso di femminicidio.
(Lia Celi)


Fracchia contro Dracula di Alessandra Daniele

“Non si può votare per abolire la legge di mercato, come non si può votare per abolire la legge di gravità” – Carlo Alberto Carnevale Maffè, Università Bocconi

Dopo aver giurato e spergiurato che non avrebbero mai ceduto, i Grilloverdi naturalmente hanno ceduto, stralciando sia quel che resta del miserrimo Reddito di cittadinanza, che la fantomatica Quota 100 pensionistica dalla manovra finanziaria, per renderla più digeribile ai vampiri dell’UE. Come Fracchia, minacciano sfracelli davanti ai colleghi, per poi cagarsi sotto all’arrivo del capoufficio.
In particolare non c’è promessa solenne o valore fondante che la maggioranza dei grillini non sia disposta a rimangiarsi fino all’ultima briciola, pur di restare aggrappata alla posizione di potere che ha raggiunto, e che si restringe e diventa sempre più scivolosa, come una lastra di ghiaccio in un mare in tempesta, circondata dai pescecani, soprattutto leghisti.
Tutta la fantascientifica rivoluzione del M5S s’è ridotta al bisogno disperato di riuscire a distribuire qualche buono spesa ai suoi elettori, prima che Salvini glieli porti via tutti.
Mentre l’Unione Europea continua a spedire lettere minatorie a raffica come uno spam bot.
Questo match truccato fra cazzari e sanguisughe è avvilente. La nostra unica speranza è il loro annientamento reciproco. Purtroppo però hanno più volte dimostrato d’avere la resilienza degli scarafaggi, specialmente la Lega, che si trova bene in entrambe le categorie, e quando si sarà sgonfiata la bolla populista, conta di tornare fra i “moderati”, i borghesi (post) berlusconiani i cui interessi in realtà non ha mai smesso di tutelare in via prioritaria, alla faccia del popolo.
La democrazia occidentale s’è rivelata la peggiore truffa a schema piramidale del millennio.
Votare è inutile, nella migliore delle ipotesi.
Perché non c’è nessun vero cambiamento politico e sociale possibile senza cambiamento del modello economico.
Questa pantomima è l’unica “democrazia” consentita dal capitalismo.
Intanto il cadavere del PD aspetta d’essere rianimato dal morso di Minniti. Le conduttrici “progressiste” lo adorano, Gruber, Panella, Merlino, Berlinguer, lo intervistano con occhi sognanti, lo supplicano di salvare la nazione dai fascisti impresentabili.
E riconsegnarla a quelli beneducati.



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ALBERT LIBERTAD
L’ora di scegliere i tuoi pastori è suonata di nuovo. Essa riecheggia gravemente alla campana di tutte le politiche, affinché tu non lo scorda:
Tutti alle urne, nessuna astensione.
Ecco il ritornello finale delle diverse suonerie.
Non votare è un peccato, dice il cattolico. Non votare è da cattivi cittadini, dice il repubblicano. Non votare è tradire i propri fratelli, dice il socialista.
Cos’è dunque votare? È scegliere da sé il padrone che vi prenderà a frustate, che vi deruberà.
L’operaio forgia le catene che lo legano, costruisce le prigioni che lo rinchiudono, fabbrica i fucili che lo uccidono. Impasta la brioche che non mangerà, tesse i vestiti che non indosserà. Ma questo non gli sembra sufficiente. Vuole sembrare il padrone, il POPOLO SOVRANO, e sceglie lui stesso coloro che gli toseranno la lana sul dorso. È il bestiame, il gregge che nomina i suoi pastori.
Crede che sia impossibile non essere guidati, tanto vale allora prendersi lo sfizio di scegliere i pastori che colpiranno la sua schiena e i cani che morderanno i suoi talloni.
UOMO CHE VUOI VOTARE, RIFLETTI.
Rifletti bene. I ricchi sono potenti solo grazie ai loro pastori e ai loro cani. Ma la forza dei pastori e dei cani deriva solo dalla tua accettazione, dalla tua obbedienza, dal tuo voto.
Non mettere più la scheda nell’urna. Restatene a casa o vai a zonzo. Fregatene del voto. La tua forza non è in un pezzo di carta. È nel tuo cervello, nel tuo braccio, nella tua volontà, quando saprai impiegarli a fare gli affari tuoi e non quelli degli altri.
Paolo Schicchi

martedì 6 novembre 2018

Clima da guerra o guerra climatica?


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Gli ALLEVAMENTI INTENSIVI sono DISUMANI, anti-etici e sono la seconda causa di emissioni di gas climalteranti. La tropicalizzazione del clima che stiamo subendo (con evidenza in questi giorni) è causa loro. 
FIRMA ANCHE TU contro questo suicidio della specie umana.
Firma anche tu contro questa violenza aberrante nei confronti degli altri animali.
https://eci.endthecageage.eu/?rescountry=it&shareURLHMAC=215c3f59aebc6cf75f452f974838ae6adb6a21e04c89cae6b1ae02e3021faee6&shareURL=https%3A%2F%2Fanimal-equality-it.endthecageage.eu%2Fit-IT%2Flive&country=it&lang=it&nationality=it&channel=partners&fbclid=IwAR1gOMkJoI9Q1ombQb3ONYoJZcGGCBAVy9p-v3osKMJ6pcv0k_E9SXy9yWU



Clima da guerra o guerra climatica?

Tanto di cappello alle «armi di distrazione di massa» perché stanno lavorando egregiamente.
I neuroni della maggior parte delle persone vengono tenuti occupati da notizie inutili per non dire offensive. Ma forse al popolo-gregge va benissimo così.
Avanti quindi con le letterine del presidente Mattarella, uomo-pedina dei potentati europei e dei banchieri internazionali; avanti con gli sfoghi del multimiliardario Ronaldo; con Berlusconi, gli stupri di gruppo, ecc.
Stiamo parlando di fuffa, o per meglio dire nebbia, per il cervello già di per sé atrofizzato da anni di interventi di brain washing.

L’Italia è sotto attacco economico-finanziario-climatico e il popolino si preoccupa se Asia Argento parteciperà o meno a X-Factor, o se la coppietta dell’anno Ferragni-Fedez, organizzerà ancora festine al supermercato.
Stiamo assistendo e vivendo a scenari che superano la fantasia fervida dei registi hollywoodiani ma sembra che a nessuno interessi. Trombe d’aria e tornado da far invidia ai tropici stanno flagellando l’Italia; grandinate inverosimili; milioni di pesci nuotano per le strade del trentino; migliaia di uccelli piovono dal cielo stecchiti a l’Aquila; mille auto prendono fuoco nel porto di Savona; ponti crollano trascinandosi via vite umane; migliaia di alberi letteralmente sradicati dal terreno; voragini si aprono nella terra, ecc. ed è tutto normale!

Piovono uccelli
Forse siamo stati indottrinati dai cartoni nei quali piovono polpette dal cielo, ma non è tanto normale che migliaia di uccelli cadano sull’asfalto morti stecchiti…
L’episodio curioso è avvenuto lungo la statale 17, tra Bazzano e la stazione di Paganica, a l’Aquila. Una vera e propria “pioggia” che cadeva letteralmente dal cielo.


Oltre al numero di uccelli, a rendere la scena ancora più inquietante è che sembravano tutti morti all’istante. Sul luogo sono intervenuti l’ufficio animali problematici del Dipartimento, Asl e Istituto Zooprofilattico per indagare sulle cause del fenomeno.

Auto in fiamme
Mentre gli uccelli cadevano come foglie, nel porto di Savona circa 1000 auto hanno preso fuoco.
Lo scenario da film di guerra è avvenuto realmente dopo la mareggiata abbattutasi sulla costa ligure con onde alte oltre 7 metri.
Le motivazioni addotte come causa dell’incendio evidenziano seri disturbi mentali nei cosiddetti esperti e sono più inquietanti delle immagini stesse: le auto sono state completamente sommerse dall’acqua di mare, per cui da una parte c’è chi dà la colpa alle batterie che non avrebbero retto (allo shock?) creando un corto-circuito, dall’altra chi punta il dito sulle centraline (la maggior parte erano Maserati); infine che criminalizza la vicinanza e una mancata distanza di sicurezza tra le auto, per cui la forza del mare potrebbe avere causato un forte movimento che avrebbe portato alla rottura di un cavo, che a sua volta ha innescato il disastro.

Cosa sta accadendo
Tutto normale? Ovviamente i meteorologi all’unisono tirano fuori dal cilindro il classico, ma sempre politicamente corretto, “cambiamento climatico”. Basta questo termine per smorzare sul nascere ogni dibattito, e soprattutto ogni dubbio.
«La colpa è dell’anidride carbonica che sta facendo alzare la temperatura media della Terra. bla…bla...bla. Quindi alla fine l’unico responsabile è l’uomo con le sue attività industriali»... bla…bla…bla…
Il cambiamento climatico che sta mettendo in ginocchio alcuni paesi è il risultato della “ribellione” del pianeta Terra all’inquinamento ambientale, oppure la prova che è in atto una vera e propria guerra climatica, che nessuno ha il coraggio di denunciare?

Guerra climatica
La tecnologia esiste e qualcuno sta “giocando” da molto tempo con il clima grazie ad HAARP (High Frequency Active Auroral Research Program) e ad altre diavolerie, come per esempio i laser satellitari e i cannoni a energia diretta.
Ufficialmente HAARP rientra in un programma militare di studio delle proprietà della ionosfera per il miglioramento delle comunicazioni e dei sistemi di sorveglianza. Così dicono. Si tratta di un trasmettitore (costituito da una serie di antenne) in grado di trasmettere onde elettromagnetiche ad altissima potenza sulla ionosfera.

La realtà come sempre è un’altra cosa, innanzitutto più che trasmettitore sarebbe più calzante definirlo un gigantesco «riscaldatore» in grado di generare notevoli e soprattutto non prevedibili alterazioni della fascia dell’atmosfera elettricamente carica chiamata «ionosfera».
Sparando energia ad altissima potenza nella ionosfera questa può venire riflessa in modo mirato su obiettivi nella terra ferma, andando di fatto a modificare l’ambiente e il clima.
Cariche potentissime e super concentrate di energia diretta sparata verso il cielo e riflessa sulla terra potrebbero attivare e risvegliare vulcani, scatenare uragani o innescare terremoti? Potrebbero interferire modificando il clima di un’intera regione? La risposta probabilmente a queste domande è sì, ed è per questo motivo che i militari si interessano di «guerra climatica»…
In un simile scenario le «scie chimiche», cioè quelle griglie che gli aerei tracciano solcando il cielo sopra le nostre teste, non potrebbero rientrare (tra le varie funzioni che hanno) nella guerra climatica? Rendendo di fatto l’atmosfera elettricamente conducibile grazie alle sostanze irrorate e disperse (metalli, sali, ecc.), migliorano le comunicazioni militari e quindi anche le trasmissioni HAARP e degli altri cannoni energetici che sono in funzione ma che ancora non conosciamo…



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"Da dove siamo nati? Dall'amore.
Come saremmo perduti? Senza amore.
Cosa ci aiuta a superarci? L'amore.
Si può trovare anche l'amore? Con amore.
Cosa abbrevia il pianto? L'amore.
Cosa deve unirci sempre? L'amore"
( di J.W.von Goethe)
Buon lunedì a Tutti. Il nostro pensiero va alle vittime di questo tragico fine settimana, agli alluvionati e agli sfollati che stanno lottando con piogge devastanti, frane e un'emergenza maltempo che sta riguardando l'intera Penisola. Ci rammarichiamo che a fronte di simili tragedie uno dei massimi esponenti istituzionali dell'attuale Governo, in visita ieri in una delle regioni più colpite, si sia affrettato a puntare il dito contro gli "ambientalisti da salotto che protestano per l'abbattimento di un " (queste le parole pronunciate) come se la devastazione cui inermi stiamo assistendo e subendo fosse causata da una politica eccessivamente a tutela dell'ambiente. Contestiamo profondamente una simile presa di posizione e deploriamo questo sgradevole quanto inopportuno gioco allo scarica barile. Noi piangiamo le Vittime (dalla Liguria al Veneto, dalla Sicilia all'Italia intera, animali compresi) per le quali non cerchiamo un (falso) capro espiatorio, ma Giutizia. Se chi negli anni avesse avuto veramente a cuore il nostro Paese e lo avesse amministrato nell'esclusivo interesse dei cittadini, questi ennesimi tragici lutti si sarebbero scongiurati. La totale assenza di norme sulla salvaguardia ambientale sono le vere responsabili di quanto sta avvenendo, e colpevole è la Politica che ha anteposto e continua ad anteporre obiettivi che nulla hanno a che fare con il bene comune e la cosiddetta "res publica".