domenica 18 novembre 2018

Santuario Capra Libera Tutti

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Chi è il più figo del santuario?

Godzilla ringrazia Andrea Aps per lo scatto


Santuario Capra Libera Tutti

Il Rifugio Santuario Capra Libera Tutti fa parte dei Rifugi supportati dal nostro Gruppo Canape e Vegan per I Rifugi di Animali Liberati, Massimo Manni ne è il fondatore, ecco la storia:

SANTUARIO CAPRA LIBERA TUTTI: UN’OASI DI PACE PER ANIMALI SALVATI DALLA MACELLAZIONE

Salvare un animale destinato alla macellazione o allo sfruttamento intensivo è possibile. In quel di Nerola, su una montagna alle porte di Roma, esiste un luogo chiamato Santuario capra libera tutti, in cui trovano rifugio oltre 200 animali riscattati da sequestri e luoghi del terrore.

Un’oasi popolata da mucche, maiali, agnelli, capre, pecore, galline, tacchini, cavalli, un lama e tante altre specie animali che l’uomo nel corso della storia ha privato della libertà. Oggi si riappropriano della loro vita scoprendo cosa significa essere liberi. Una libertà straordinaria a contatto con la natura, un diritto fondamentale per l’esistenza di ogni essere vivente ma spesso violato quando si parla di animali che nell’immaginario comune sono considerati da “reddito”.

A prendersi cura di loro è Massimo Manni, 43enne con una sola vocazione: salvare gli animali.

Cosa ti ha spinto a diventare un moderno Noè?

“Sin da quando ero piccolo ho maturato una passione per gli animali come tutti i bambini ma sentivo che c’era qualcosa di più, perché stavo male al pensiero che l’uomo si arrogasse il diritto di maltrattarli e ucciderli. Nel Santuario nessuno può avvalersi del potere di crearli, sfruttarli o distruggerli. Affetto, protezione e ogni altro tipo di attenzione particolare nei confronti degli ospiti del rifugio sono all’ordine del giorno”.

Quando hai deciso di dedicare la tua vita a questo progetto meraviglioso?


L’ho deciso circa 13 anni fa. Avevo su per giù 30 anni, vivevo a Roma e facevo il giardiniere ma da sempre sentivo il desiderio di vivere più a stretto contatto con la natura. Così mi sono trasferito a Nerola, dove ho preso una casa – anzi, una catapecchia! – e ho iniziato a dedicarmi a questo progetto per far sì che a poco a poco diventasse un vero e proprio Santuario: un luogo in cui gli uomini possono venire a far pace con la natura e a chiedere perdono agli animali.

Da dove nasce la scelta del nome Santuario Capra libera tutti?


Santuario perché così si chiamano questi tipi di rifugi, Capra libera tutti perché un giorno trovandomi in una stalla – non per prendere qualche animale – fui avvicinato da un capretto che mi saltò in braccio. Era destinato ad essere macellato per Pasqua e ho detto: “No non uccidetelo, lo prendo io!”. Poco dopo mi si avvicina il fratellino e i due iniziano a giocare come due gatti, allora ho detto “Vabbè prendo anche lui!” e alla fine…ne ho presi 10! Ecco il perché di “Capra libera tutti”.

Immagino che occuparsi del Santuario non sia sempre facile…


Non lo è affatto! Gli animali hanno bisogno di cibo e di tutte le cure necessarie. Il progetto è principalmente autofinanziato e purtroppo non avendo alcun riconoscimento di tipo giuridico, è un “rubinetto aperto” che vive grazie a donazioni di privati e volontari che amano definirsi “Ragazzo padre”e “Ragazza madre”. In nome del loro affetto e della loro vicinanza ho deciso di lanciare anche una campagna di raccolta fondi su Worth Wearing.

Riuscire a salvare da una morte ingiusta un numero sempre maggiore di animali e far sì che possano vivere secondo natura provvedendo a tutto ciò di cui necessitano, dal cibo alle cure mediche è l’obiettivo di Massimo e dei volontari del Santuario.

“Coltiviamo, costruiamo, viviamo il futuro che ci piace” è il loro un motto. Promuove l’amore per gli animali e per la natura racchiudendo l’essenza di uno stile di vita vegano. Ma attenzione, il Santuario “non è un parco giochi per vegani”. Massimo ci tiene a precisarlo.

Per sostenere il progetto e garantire ad ogni animale salvato il diritto di vivere dignitosamente a prescindere dalla propria specie, è possibile acquistare una T-shirt, una tazza o un taccuino

Scene di vita del Santuario...

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Nandi (il toro) è il tramite dei fedeli per arrivare a Shiva...si dice che basta sussurare all'orecchio del Nandi ciò che si desidera...e Shiva ascoltera' la preghiera

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Kruzco in uno dei suoi abili travestimenti
Ma Fernando il gallo ha un sospetto e lo guarda male.

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Lui si chiama Cosmo un superbo pavone che è arrivato volando, non si sa da dove, sul tetto di casa della mia amica Melissa.
Abbiamo provato a capire da quale villa potesse esser volato via, abbiamo fatto appelli, ma nessuno si è fatto vivo per reclamarlo.
Quindi vi posso dire che Cosmo farà parte della grande famiglia del santuario capra libera tutti.

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Bellissimo! Il santuario capra libera tutti è arrivato fino in kenia! Grazie Sonia ciao scimmietta

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Pronti per le ninne!!
Tanto poi vengono a letto




ISCRIVI, INVITA AMICHE E AMICI, AIUTAMI A FAR CRESCERE IL GRUPPO!

Questo gruppo nasce con l'intento di contribuire alla diffusione di informazioni sulla filosofia vegan e sulla canapa, per un'alimentazione senza l'utilizzo di esseri viventi, per la salvezza di tutti gli animali e la salvaguardia dell'ambiente e anche l'utilizzo della canapa può aiutare al raggiungimento di questi obiettivi, questo gruppo supporta e contribuisce al sostentamento dei rifugi per animali liberati;
E, particolare non da poco, a differenza di alcuni altri gruppi e pagine, qui non c'è alcuna attività commerciale né ritorno economico, non promuoviamo aziende, locali, o eventi commerciali.

Elenco di alcuni dei rifugi supportati


Da Lecobottega una breve descrizione dei santuari ed un elenco aggiornato con i relativi dati per poterli aiutare o per andare a visitarli.

Li chiamano Santuari per animali liberi, oasi o fattorie vegane. Si tratta di luoghi in mezzo alla natura, dove gli animali vivono liberi, senza subire alcuna forma di sfruttamento.

Sottratti dal più triste dei finali, dall’industria della carne e del latte, questi fortunati animali possono vivere la loro intera vita in un habitat naturale adatto alle loro necessità. Qui, possono vivere liberi e in pace, circondati da affetto e amore.

A prendersi cura di questi animali, salvati da sofferenza, paura e maltrattamenti, sono i volontari dei rispettivi rifugi. Persone, anime gentili che nella loro vita il più delle volte hanno già fatto o stanno facendo una scelta cruelty free, per una vita senza alcun tipo di sfruttamento animale. Nell’alimentazione – niente carne, pesce e derivati, per preferire un’alimentazione naturale ricca di cereali, legumi, frutta, verdura e semi. E nel vestire – niente cuoio, lana, piumini e seta.

sabato 17 novembre 2018

A letto col nemico di Alessandra Daniele


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Decreto Sicurezza, via lezioni di italiano ai migranti.
Salvini non vuole che facciano sfigurare i leghisti.
(Renata Toniazzo)


A letto col nemico di Alessandra Daniele

Nelle elezioni di medio termine che erano state definite un referendum sulla sua presidenza, Donald Trump ha mantenuto il controllo sul Senato, ma ha perso la Camera. Tecnicamente, adesso l’impeachment è una probabilità meno remota, e i capi d’accusa non mancherebbero. Trump non ha uno scheletro nascosto nell’armadio, ha un armadio sepolto dagli scheletri.
In pratica però tentare di rimuovere un presidente che ha nonostante tutto ancora così tanto seguito sarebbe lacerante per il paese, e controproducente per i Democratici, a cui toccherà quindi adattarsi alla convivenza (letteralmente) armata, finché non troveranno il modo per disinnescarlo prima di rimuoverlo.
L’America è spaccata.
Come sempre.
Come la sua stessa bandiera testimonia. Due pezzi di stoffa diversi cuciti insieme. Il cielo, e la tovaglia. Da una parte le aspirazioni, il sogno, la narrazione. Dall’altra, la pretesa di considerare tutto il mondo un ristorante dove entrare, ordinare, essere serviti.
Fra i camerieri di questo ristorante uno dei più solerti è sempre stato il governo italiano, e il Grilloverde non fa certo eccezione. Se l’Italia è stata esclusa dalle sanzioni commerciali contro l’Iran è infatti perché ha accettato il gasdotto TAP, il MUOS, i famigerati F35, e qualche altra porcheria che scopriremo presto a nostre spese.
Se li ricorda Alessandro Di Battista, il Cazzaro dei Due Mondi, gli anni in cui il Movimento 5 Stelle predicava l’uscita dalla NATO?
Nonostante la continua, compiacente svendita grillina, anche il governo Grilloverde è nato spaccato, e i cocci si tengono insieme solo per restare al potere, sempre pronti all’occorrenza a far saltare tutto dandosi la colpa a vicenda, mentre Salvini con la tovaglia al collo ogni giorno divora un pezzo di cielo pentastellato.
La sceneggiata della prescrizione s’è conclusa con un beffardo rinvio leghista al 2020. Quando anche il Grilloverde sarà prescritto.
Condoni edilizi, condoni fiscali, sanatorie, promesse di sussidi, al netto della propaganda il cui trionfalismo suona sempre più ridicolo, in realtà questo governo si regge esclusivamente sul voto di scambio. Ed è pure uno scambio rateizzato, del quale gli italiani sembrano però rassegnati ad accontentarsi, almeno per adesso.
A questo li hanno ridotti vent’anni di Circo Berlusconi, e sette di Agenda Monti applicata dal PD.
Quando si renderanno conto d’essere ancora una volta a letto col nemico, sarà troppo tardi.


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- Oh, che ci fai qui? Vi ho detto di andare a sgomberare o no?
- Signor ministro, io però volevo dirle.
- Che c'è, ci sono problemi?
- Sì e no. Nel senso, abbiamo un centinaio di persone che vanno a finire per strada.
- Maledetti clandestini.
- No, sono regolari.
- Vabbè. Gliel'ho mica detto io di andare in quella tendopoli.
- Beh, in un certo senso sì. Cioè, alcuni prima stavano negli Sprar. Solo che con il suo decreto li hanno buttati fuori anche da lì. Poi ci sarebbero pure degli italiani, ehm.
- Non possiamo tollerare situazioni di illegalità e basta.
- Il fatto è che stavamo aspettando delle risposte dal comune, per trovare sistemazioni alternative.
- E allora?
- E allora niente, il comune non ha mai risposto, sa com'è, avevano un po' di impicci. Non sarebbe meglio, come dire, aspettare un secondo prima di accendere la ruspa?
- Ma che si muovano le istituzioni, no? Basta con questo buonismo dell'accoglienza.
- Ma ministro. L'istituzione, qui, è lei.
- Ecco, appunto. Allora andate lì, radete tutto al suolo e rimpatriate i clandestini che trovate.
- Se troviamo dei clandestini ci possiamo provare, certo. E speriamo che siano tunisini, dato che abbiamo accordi di rimpatrio solo con loro.
- Ma che, devo fare tutto io qui?
- Ehm, signor ministro, il fatto è che tocca seguire delle procedure, nel senso.
- Bah, le procedure. Andate a sgomberare, via.
- E le cento persone lasciate per strada?
- Si arrangino, io ho da fare. Mi aspettano a un convegno sulle violenze agli arbitri.
- Ma se qualcuno di quelli lasciati per strada dovesse, così, per ipotesi, andare a rubare per procurarsi del cibo o una coperta di lana?
- Meglio ancora, così vedranno che avevo ragione a dire che c'è un'emergenza sicurezza.
- Ma, e l'opinione pubblica?
- A quella ci ha già pensato il mio social media manager. Stai tranquillo che per oggi staranno solo a parlare del bambino con la maglietta rossa. E per domani ce ne inventeremo una nuova.
(Paola Ronco)

venerdì 16 novembre 2018

L’INVERNO E’ INNOCENTE. Un racconto di ordinaria miseria e violenza nell’epoca dei DASPO

Giulio

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Una giornata uggiosa

Una di quelle domeniche che Pasolini definiva: "la speranza che arrivi sera". Pioviggina, di quel l'umido astratto che si posa pesante sulla pelle. Le ultime foglie sui rami, immobili. Quelle a terra ormai scomparse. L'arancione delle foreste dei faggi un lontano ricordo. Quando inebriava le labbra di sfumature cromatiche. Ora tramutato in profondo marrone severo. I torrenti hanno smesso di giocare con i loro spruzzi e i saltelli indefiniti. Scivolano placidi nel silenzio surreale del grande letto. Il cielo e' un grigio strano, quasi bianco. Non permette pensieri superficiali. Li imprime fino ai nervi scoperti. Anche i funghi e le castagne e le mele finalmente, cibo per i selvatici. Non sento colpi di carabina. E' tutto ovattato, quasi discreto, certamente incomprensibile. Come solo una giornata uggiosa sa fare. La montagna riposa, i suoi boschi, la sua intimità. Ma io lo so, che nel cuore più profondo della foresta, si danza. Noi umani confusionali, mai in ascolto, disturbanti, poco inclini all'attesa, non siamo invitati. Ma al di la' della roccia nera, dove il sentiero si interrompe dal grande castagno caduto dal fulmine, i piccoli abitanti della selva stanno danzando.

L'ultima danza prima del lungo inverno...






Si avvicina l'inverno. A una tale velocità che alcuni fratelli sono già morti di fame e freddo. Siamo nell'epoca del -Decoro-. Il loro decoro fatto di violenza e privazioni. Talmente infami da inventare il DASPO. Una delle persecuzioni peggiori ai danni dei "miserabili". Giulio è solo uno dei tanti e Aurora è solo una delle tante.

Vi direi buona lettura ma stavolta non è buona. E' solo vera. E la verità è fatta di immondizia e dolore...

Olmo


L’INVERNO E’ INNOCENTE. Un racconto di ordinaria miseria e violenza nell’epoca dei DASPO

Mi chiamo Giulio e sono un artigiano. In effetti non lo sono più da alcuni anni ma le mie mani hanno ancora le ferite di un tempo, di quando lavoravo il ferro. Sono loro a ricordarmi il mio passato. Non lo sono più, un fabbro, da quando nel 2010 uno zelante, minuscolo, burocrate ha deciso che il mio debito nei confronti dello Stato non poteva essere dilazionato ma pagato in un unica formula. Una singola rata da diecimila euro. Non avevo tutti quei soldi, mia moglie era morta due anni prima e mia figlia abitava all’estero. Vivevo in affitto in un piccolo monolocale e il mestiere che facevo bastava a malapena a pagare le spese della casa. Così, nel giro di due mesi, mi ritrovai in mezzo alla strada. Il padrone di casa mi buttò fuori appena seppe del debito che avevo e non volle sentire ragioni. In strada non riuscivo a cambiarmi spesso i vestiti, facevo anche fatica a dormire. Non ero abituato a letti di marmo o panchine di legno. Il mio datore di lavoro dopo alcune settimane se ne accorse e mi licenziò. La ragione? puzzavo e allontanavo i clienti. Ora vivo da 7 anni per le strade di Firenze. Di giorno vado al parco a dare da mangiare alle colombe e la sera dormo sotto una galleria vicino alla stazione. Ho provato a cercare lavoro ma i senzatetto, i senza fissa dimora o come li chiamate voi i “barboni”, in modo dispregiativo, non lo trovano un lavoro. Sono destinati a sopravvivere tra freddo e immondizia. La vostra immondizia, perchè io non ho niente e non ne faccio di immondizia. La vita per strada è dura ma non come pensate voi, la fatica di mangiare la risolvo sempre, la vera terribile difficoltà in strada è la paura. La paura di essere pestati da ragazzotti di buona famiglia che annoiati ci massacrano in continuazione, la paura di essere portati in qualche ospedale con il TSO e non uscire più, la paura del freddo, della solitudine, della disperazione di essere guardato come una carta straccia senza più valore. Io, che ero un fabbro meraviglioso. Due mesi fa ho incontrato finalmente dopo tanti anni di solitudine un’amica, una splendida amica sfortunata come me. L’ho trovata vicino ai cassonetti in una strada grigia del centro. Tremante, terrorizzata continuava a piangere, piccola, troppo piccola. Appena mi ha visto ha cominciato a scodinzolare. Era affamata come me, spaventata come me. Abbiamo mangiato un pezzo di pane, un pò io un pò lei, poi ci siamo addormentati dietro un vicolo. E da quel giorno siamo diventati inseparabili. Era lucente come un’alba radiosa. L’ho chiamata Aurora. L’inverno a Firenze è gelido, anni fa non mi accorgevo ma ora lo sento tutto sulla mia pelle rugosa. Il due di gennaio ho compiuto cinquant’anni e il tre, all’alba, sono morto. Che tristezza morire coperto da cartoni, che vigliacchi. Erano alcuni giorni che il comune aveva deciso di chiudere la galleria dove io dormivo, troppo degrado dissero. E così io, Aurora e altri compagni nella mia situazione fummo trascinati fuori al vento. Morire di freddo in fondo non è poi così male. Ti addormenti e non pensi più alla tua esistenza, quasi una liberazione. Mentre chiudevo gli occhi ho pensato ad Aurora, povera lei come avrebbe fatto senza di me. Infatti non ci riuscì. Morì tre giorni dopo di ipotermia e fame. Nessuno ne prese le difese. Voglio credere che sia stata sepolta vicino a me, eravamo amici, veri amici. Forse mi hanno buttato via in una fossa, probabile, ma anche fosse voglio continuare a credere che Aurora sia stata messa vicino a me. Ogni tanto penso a tutte quelle persone che in inverno agognano solo alle vacanze, a sciare, ai regali, alle lucine colorate in case calde e confortevoli e mi dico:

-Se questa è la vostra vita, la vostra lotta, le vostre aspirazioni allora io sono stato più fortunato di voi! Per un battito di ali ho vissuto libero, ho amato Aurora, ho parlato con le colombe, ho vissuto ai margini di una società che mangia sulle ceneri di esseri viventi che non hanno uno stomaco di pezza che digerisce tutto e tutti.-

Ora vi saluto non ho più voglia di parlare con voi. Mi avete stancato. Lasciatemi riposare nella terra in pace. Un’ultima cosa: la “spazzatura”, come la chiamate voi, non potrete nasconderla in eterno. Giulio, Aurora e tutti i Giulio e Aurora di strada gridano dai marciapiedi, dai vostri scarti, dalle vostre indifferenze e gridando vi avvertono:

Anche se vi credete assolti, sarete per sempre coinvolti.



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"L'Animale ci guarda e noi siamo nudi davanti a lui. E pensare comincia forse proprio da qui" (Jacques Derrida)
Ben trovati a Tutti, ragazzi e ragazzi. 🌺Prepariamoci al freddo e alla neve che arriveranno tra una manciata di giorni. E se ci imbattiamo in chiunque (animale o persona che sia) in difficoltà, soccorriamolo o chiediamo aiuto. La vera ed autentica empatia non conosce discriminazioni o specismi di sorta. 
Grazie. 💓❄💓❄💓❄💛

giovedì 15 novembre 2018

In Italia esiste un vero e proprio paese dei gatti, Brolo

brolopaesegatti2

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Tra tutti gli animali il gatto è l’unico che riesca a vivere nella contemplazione. Egli osserva la ruota dell’esistenza dall’esterno...


In Italia esiste un vero e proprio paese dei gatti, Brolo



Non c’è bisogno di andare a scomodare Aoshima, la famosa isola giapponese piena di gatti, per trovare aree in cui i felini regnano incontrastati: anche l’Italia, nel suo piccolo, ha le sue piccole città feline! Qualcuno forse conosce, o si ricorda, di Ciubiz, frazione di Prepotto (Udine) abitato da 5 persone e 26 gatti. Tuttavia, Ciubiz non è l’unico esempio italiano: esiste infatti un vero e proprio paese dei gatti, Brolo.

Proprio come Ciubiz, più che un vero e proprio paese Brolo è, in realtà, una frazione; nello specifico, una frazione del comune di Nonio, della regione Piemonte. Brolo sorge a un’altitudine di 420 metri, sulla sponda del lago Orta. A impreziosire il paesaggio, per chi si spingesse fino a qui, magari seguendo i percorsi di esplorazione offerti dal gruppo Girolago, c’è il monte Cregno.




E ovviamente ci sono i gatti, come attesta senza alcun dubbio il cartello che offre il benvenuto ai turisti.
Fonte: http://lemiefotosulblog.altervista.org/

Proclamarsi “paese dei gatti” è una bella responsabilità, certo, ma Brolo ha tutte le credenziali storiche e folkloristiche per poterselo permettere.

La storia comincia il 10 ottobre 1756. Durante la seduta del Consiglio della Comunità, la piccola Brolo chiese la separazione, a livello ecclesiastico, dalla Parrocchia di San Biagio di Nonio e il permesso di diventare Parrocchia autonoma; i cittadini di Brolo promisero che avrebbero provveduto autonomamente ad arredare la loro chiesa, Sant’Antonio d’Abate, e che avrebbero saldato tutti i debiti con Nonio. Tale richiesta fu accolta con scherno, e liquidata con un motteggio: “Quand al vien parrocchia Brol / al ratt metarà su al friol”, vale a dire “Quando Brolo diventerà parrocchia, il topo si metterà il mantello”.
Brolo, tuttavia, non si è arresa, e il 27 aprile 1767 ha ottenuto la sua vittoria: in tale data è stato infatti firmato il decreto che permise l’erezione della Parrocchia di Sant’Antonio Abate.

A qualcuno tra gli abitanti non doveva proprio essere andata giù la presa in giro di Nonio, perché il giorno dopo, sulla porta di casa delle autorità di Nonio, venne trovato inchiodato un topo abbigliato con un piccolo mantello.

Proprio come dei gatti, insomma, gli abitanti di quello che sarebbe diventato il paese dei gatti hanno cacciato i topi. E se si vuole dare ascolto a come Brolo abbia deciso di ingaggiare un gruppo di gatti per scacciare topi ed insetti che infestavano il borgo, allora il titolo è senza dubbio doppiamente meritato.

Fonte: http://www.brolodinonio.it/

Nell’agosto 2006, dall’idea di alcuni abitanti è nato questo piccolo monumento, senza dubbio adatto ad esprimere l’identità di Brolo. È possibile ammirarlo in un’aiuola della terrazza a lato della strada provinciale.

Inoltre, in occasione dell’uscita del libro dedicato a Brolo, il borgo è stato tappezzato di piastrelle decorate a tema felino. Piastrelle che, per quanto ne sappiamo, sono ancora lì a decorare le vie.

Fonte: http://www.brolodinonio.it/

Fonte: http://www.brolodinonio.it/

Fonte: http://www.brolodinonio.it/

Fonte: http://www.brolodinonio.it/

Fonte: http://www.brolodinonio.it/

Fonte: http://lemiefotosulblog.altervista.org/

Fonte: http://lemiefotosulblog.altervista.org/


Non c’è che dire: vero e proprio paese dei gatti, Brolo grida al mondo, con orgoglio, la sua identità! E in quanto, appunto, vero e proprio paese dei gatti, Brolo non manca nemmeno di gatti in carne e ossa…

Fonte: http://www.brolodinonio.it/

Fonte: http://www.brolodinonio.it/

Fonte: http://lemiefotosulblog.altervista.org/


Fonte: Fonte: http://lemiefotosulblog.altervista.org/

Se volete saperne di più su Brolo, potete visitare il sito web dedicato al borgo. Noi, a una visita ci facciamo un pensierino!

Fonte: Gcomegatto

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AUTUNNO 

Il gatto rincorre le foglie
secche sul marciapiede.
Le contende (vive le crede)
alla scopa che le raccoglie.

Quelle che da rami alti
scendono rosse e gialle
sono certo farfalle
che sfidano i suoi salti.

La lenta morte dell'anno
non è per lui che un bel gioco,
e per gli uomini che ne fanno
al tramonto un lieto fuoco.

Gianni Rodari

mercoledì 14 novembre 2018

Generazione 5G: controllo globale e cancro serviti caldi


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Guardate che me ne accorgo se vi mettete d’accordo per correre in massa nella mia pagina ad abbassare le stellette, come se me ne fregasse qualcosa. Siete dei bravi soldatini pronti a difendere come una testuggine le testine che avete votato e che già hanno schiere di professionisti pagati per fare il lavoro che voi svolgete a gratis. Ma voglio farvi notare una cosa: 
Di Maio spende oltre 600.000 euro annui in comunicazione, Salvini ne spende di più. Intendiamoci, sono soldi dei contribuenti, pagati con le tasse di chi paga le tasse. 
Io spendo zero euro.
Perciò non rompetemi il cazzo quando dico che questi due sono due cretini e molta gente è d’accordo con me. Non è colpa mia se so come comunicare un concetto molto elementare senza pagare decine di esperti che mi insegnino a raccontare stronzate da sconfessare il giorno dopo.
Natalino Balasso


Generazione 5G: controllo globale e cancro serviti caldi

Sarà una delle rivoluzioni tecnologiche più imponenti del nostro tempo e avrà effetti e ripercussioni sulla vita e sulla salute di miliardi di persone.
Mi riferisco al “5G”: la nuovissima generazione di trasmissioni dati, che permetterà di connettere ad altissima velocità miliardi di dispositivi che oggi sono semplici elettrodomestici “passivi”.
A breve gli oggetti dentro e fuori casa si trasformeranno in “esseri attivi”: frigoriferi, tivù, radio, forni, perfino abiti e qualsiasi oggetto elettronico o meno.
Secondo le previsioni, oltre 20 miliardi di dispositivi saranno interconnessi con la Rete entro il 2020.
Attualmente sarebbero “solo” più o meno 6 miliardi.

La connessione di quinta generazione renderà possibile lo sviluppo della telemedicina, dell’auto a guida autonoma e delle cosiddette città intelligenti, dove tutto è costantemente tenuto sotto controllo elettronico.
La “G” sta per “Generation” e infatti è la quinta generazione del cosiddetto standard per la trasmissione dati attraverso una rete di telefonia mobile. I precursori sono stato l’1G (il famoso e obsoleto «TACS») in cui i segnali radio erano “analogici”, il 2G (il GSM), il 3G (UMTS) e l’ultimo 4G (LTE, long term evolution, “evoluzione a lungo termine”).
Attenzione che a differenza delle altre generazioni, il 5G non è solo una nuova “interfaccia radio” perché qui la rete da “fisica” diventa “virtuale”, qui si vuole inglobare tutto…

Rischi elettromagnetici
Qualsiasi tecnologia presenta dei rischi, e quando si è nell’ambito delle onde elettromagnetiche tali rischi sono estremamente pericolosi perché riguardano la salute.
Con la nuova generazione ci potranno essere anche rischi di cyber-attacchi sulle future reti mobili, le quali conterranno informazioni personali e dati sensibili oggi inimmaginabili.
L’intero globo e tutti i dati umani finiranno nei server o nei cloud virtuali, mettendo a rischio la sicurezza planetaria.
Sul fronte dell’inquinamento delle onde elettromagnetiche invece, coloro che speculano e guadagnano stanno chiedendo la revisione delle regole italiane sui limiti elettromagnetici che rappresentano un freno alla realizzazione della futura rete.
Come sempre la follia e la cupidigia umane rasentano il paradosso: invece di diminuire i limiti attuali che sono di per sé troppo alti per garantire la sicurezza della salute, questi sciacalli chiedono di eliminare e/o abbassare tali limiti per far posto alla nuova tecnologia.
Il punto cruciale è il seguente: per raggiungere velocità così elevate è necessario utilizzare uno spettro di frequenza finora mai utilizzato. Il 5G sfrutta le onde millimetriche, vale a dire onde radio tra 30 e 300 GHz. Stiamo parlando di uno spettro di frequenza talmente elevato che nessuno Stato ha ancora assegnato, anche perché fino a qualche anno fa era impensabile utilizzare questo spettro per la comunicazione. Siamo nella fascia delle microonde, la cui frequenza va appunto da 250 MHz a 300 GHz, e la lunghezza d’onda da 1 mm a 10 cm.
Queste onde possono penetrare di qualche millimetro l’epidermide umana. Questa caratteristica particolare, come verrà spiegato tra poco, viene sfruttata nelle armi-non-letali a energia diretta in dotazione al Pentagono.
La caratteristica principale del 5G, che lo differenzierà dai precedenti standard, è la velocità di connessione: secondo gli operatori dovrebbe viaggiare 100-1000 volte più veloce dell’attuale 4G.
Ma come sempre il rovescio della medaglia è molto insidioso e pericoloso…

Italia e le sperimentazioni del 5G
L’Italia è il paese-cavia ideale per le lobbies. Lo sappiamo molto bene.
Con qualche spicciolo è possibile testare di tutto. Non è un caso che siamo l’unico paese al mondo a inoculare sulla popolazione infantile oltre 10 vaccini obbligatori, senza avere nessuno studio o trials clinici che ne garantiscano la sicurezza.
Quindi potevamo perdere anche questa sperimentazione? Ovviamente no, e infatti il nostro Paese è stato tra i primi in Europa e nel mondo ad avviarla.
Sono diverse le città scelte per le sperimentazioni (che sono già avviate): Milano, Prato, l’Aquila, Bari, Matera sono le cinque città dove il Ministero dello Sviluppo Economico ha fatto partire la sperimentazione del 5G, alle quali si sono aggiunte Roma eGenova.
Città distribuite lungo tutto lo stivale che permetteranno di testare al meglio le potenzialità della nuova tecnologia e mettere alla prova le capacità degli operatori italiani di realizzare un’infrastruttura tecnologicamente all’avanguardia nel giro di pochi mesi.

Frequenze & appalti
Il governo Conte, quello del grande "cambiamento", ha appaltato le frequenze del 5G.
Le frequenze in gioco sono: 700 MHz, 3.700 MHz e 26 GHz.
Ad accaparrarsi i blocchi i soliti noti: Iliad, Telecom, Vodafone, Fastweb e Wind-Tre.
I 700 MHz sono andati a Iliad, Vodafone e Telecom.
I 3.700 MHz sono andati a Telecom, Vodafone, Wind-Tre e iliad
I 26 GHz invece a Telecom, Iliad, Fastweb e Wind-Tre

Soltanto Telecom e Vodafon hanno investito 4,8 miliardi di euro!
Il governo ha fatto Bingo perché è stato ampiamente superato l'obiettivo minimo: l'asta per il 5G porterà ben 6,55 miliardi di euro, oltre 4 miliardi in più dei 2,5 miliardi preventivati come soglia minima!

Infrastrutture per 5G
La nuova tecnologia impiegherà un’infrastruttura differente rispetto a quella del passato (a livello d’antenne e non solo) e protocolli comunicativi in grado di garantire una maggior capacità di banda, una maggior velocità di connessione e una minor latenza.
Vi sarà quindi l’implementazione di «piccole cellule», di cui si ignora il numero, ma sicuramente elevatissimo, che non andranno a sostituire le altre, ma a sommarsi alle attuali reti wireless in uso da Telecom (17.000), Vodafone (altrettanti), Wind Tre (26.000).
In Italia complessivamente ci sarebbero già 60.000 antenne di telefonia mobile, con quelle per il 5G raggiungeremo un numero folle.
Le antenne del 5G dovranno per forza di cosa crescere come funghi in ogni dove.
Attualmente le antenne per la telefonia sono distanti tra loro qualche centinaio di metri o qualche chilometro, per la nuova tecnologia dovranno essere presenti ogni cento metri e anche meno.
Le città e le campagne saranno invase da antenne: tetti, alberi, lampioni, campanili, ecc.

Ma tutto questo è per il nostro stile di vita, per il nostro ben-essere.
Pensate: potremo guidare la nostra autovettura seduti comodamente sul water di casa, mentre sorseggiamo una tazzina di caffè macchiato. Oppure potremo farci controllare a distanza la prostata dal medico urologo, grazie ad una app dello smartphone e un piccolo sensore che va infilato nel retto collegato al cellulare con cavo usb, e questo anche se il dottore è in vacanza e si sta rilassando alle isole Fiji. Ma sarà anche possibile, sempre dal cesso ma questa volta dell’ufficio, controllare se nel frigo di casa vi sono alimenti scaduti; se per esempio dobbiamo fermarci a comprare il latte parzialmente scremato con il quale macchiamo il caffè che beviamo alla mattina sopra il water…
Questa sì che è tecnologia!

Armi ad energia diretta
L’esercito statunitense ha sviluppato un sistema di controllo della folla non letale, chiamato «Active Denial System» (ADS). Dei veri e propri cannoni portatili montati su camion sparano onde millimetriche a radiofrequenza nella frequenza dei 95 GHz (esattamente lo spettro che rientra nel 5G) in grado di penetrare l’epidermide di 0,4 mm delle persone, producendo istantaneamente un’intollerabile sensazione di riscaldamento che li porta alla fuga.



Esattamente come il forno a microonde che purtroppo ancora molte persone usano in cucina, questi cannoni militari vanno a scaldare gli strati di acqua contenuta sotto la pelle…
Quindi per dare avvio al «Progetto 5G», migliaia di antenne, cioè piccoli cannoni («armi non letali»), saranno disseminati nelle città di tutto il mondo.
Quale sarà l’effetto sulla salute pubblica di un bombardamento costante di microonde? L’effetto sugli animali lo sappiamo già…

5G e la strage degli innocenti (uccelli)
In giro per il mondo si stanno verificando delle cose molto strane.
Casualmente nelle città scelte per la sperimentazione del 5G avvengono delle morie di uccelli da film di Hitchcock.
A Roma oramai lo hanno definito «l’incubo storni», in pratica uccelli dal cielo cadono stecchiti in terra come le mosche. Un vero e proprio disastro sia per i residenti che per gli automobilisti.
La stessa stranissima cosa sta avvenendo anche a l’Aquila.
Sono in corso indagini, ma al momento gli esperti interpellati non sanno dare nessuna spiegazione, anche perché forse non stanno seguendo la pista giusta, quella delle microonde!
La realtà è che migliaia di uccelli precipitano dal cielo…
Sappiamo benissimo che le onde possono disturbare seriamente l’orientamento spaziale degli animali che usano da sempre il campo magnetico terrestre (uccelli migratori, cetacei, delfini, ecc.).
Qui però gli uccelli vengono letteralmente stecchiti sul colpo!

Il mistero della Smart-Dust
Si chiama «Polvere intelligente» (smart-dust) e il Pentagono l’ha definita «la tecnologia strategica dei prossimi anni».[1]
Si tratta di un “pulviscolo intelligente” composto da miliardi di microscopici computer, della dimensione di un millimetro cubo, in grado però di incorporare sensori elettronici, capacità di comunicare via onde radio, software e batterie.
Questa “polvere” in grado di captare calore, suoni e anche movimenti, si può disperdere su territori immensi, anche grazie all’avio dispersione in cielo (tramite le scie chimiche).



Quando si parla di ricerche militari fantascientifiche il nome DARPA, braccio scientifico del ministero della Difesa, non manca mai. Dietro la smart-dust infatti c’è la «Defense Aduanced Research Projects Agency» (Darpa), l’Agenzia potentissima che ha inventato, tra le altre cose, Internet.
Per la polvere magica la Darpa si è affidata al dipartimento di ingegneria elettronica e informatica di Berkeley!
La rivoluzione di questi microsensori diffusi nell’ambiente «diventerà la primaria fonte di superiorità nei sistemi di armamento», come hanno candidamente dichiarato nel sito ufficiale www.darpa.mil.
Il problema è che la smart-dust abbinata sinergicamente alla tecnologia 5G potrà rappresentare il pericolo numero uno per la libertà, perché fornirà gli strumenti perfetti per il controllo globale assoluto.
Come sempre, purtroppo la realtà supera ogni più fervida immaginazione…

Conclusione
Dopo quanto detto diventa di vitale importanza impedire lo sviluppo della quinta generazione.
Rifiutiamo telefoni, smartphone e qualsiasi altro apparecchio e/o elettrodomestico nato per il 5G, o anche solo predisposto e implementabile alla nuova tecnologia militare!
Il nostro futuro e quello dei nostri figli lo abbiamo nelle nostre mani oggi.
Ricordiamo che i bambini sono gli esseri (come gli animali) più a rischio di ammalarsi, proprio perché si trovano nella fase delicata di crescita e di sviluppo.
Sarà un caso ma nel nostro paese i tumori in età pediatrica stanno crescendo a ritmo pandemico, e l’Italia vanta il triste primato a livello europeo.
Se non vogliamo avere il primato di mortalità infantile anche a livello mondiale, pensiamoci molto seriamente e subito…



LO SMART DUST E IL CONTROLLO GLOBALE

Nel suo articolo ‘Ecco la polvere che spia’ pubblicato sul quotidiano La Repubblica il 31 ottobre 2002, Federico Rampini descrisse la polvere intelligente o “smart dust”, un pulviscolo composto di miriadi di microchip. Lo smart dust o “polvere intelligente” è stato definito dal Pentagono “Ia tecnologia strategica dei prossimi anni”. Un giorno cambierà la nostra vita… Il pulviscolo intelligente è fatto di miriadi di computer microscopici. Ognuno misura meno di un millimetro cubo ma incorpora sensori elettronici, capacità di comunicare via onde radio, software e batterie.

Dietro la polvere intelligente c’è uno dei più potenti motori del progresso tecnologico americano, la Defense Aduanced Research Projects Agency (Darpa).

Dove stanno le ricerche? Siamo già impolverati?
POLVERE INTELLIGENTE PUÒ DIVENTARE L’INNOVAZIONE PINNACLE
DELL’ INTERNET DELLE COSE

martedì 13 novembre 2018

Bugie sulle piramidi di Jacopo Fo



Quando parliamo di piramidi, la nostra mente va immediatamente verso l’Egitto, sull’altopiano di Giza e alle tre famosissime piramidi appena fuori dal Cairo.

Tuttavia, oltre che in Egitto, lo sapevate che ci sono più di 1000 piramidi nel solo centro America, 300 piramidi in Cina e oltre 200 piramidi in Sudan? L’Egitto, in fondo, vanta solo circa 120 piramidi.

Le piramidi sono sparse in tutto il mondo. Ma perché? Perché questa struttura enigmatica si trova in tutto il pianeta? Perché quasi tutte le antiche civiltà in tutto il mondo: gli antichi Maya, gli Aztechi, le culture pre-incaiche, gli antichi cinesi e molti altri hanno costruito queste enormi strutture? Inoltre, perché così tante piramidi in tutto il mondo sono così stranamente simili nel design?

Perché non siamo ancora in grado di comprendere appieno il motivo per cui gli antichi hanno costruito le piramidi? Esse servivano davvero solo come luoghi di riposo eterni per diversi faraoni e re? O è possibile che servissero per ben altri scopi completamente diversi da quelli che gli studiosi “mainstream” ci stanno facendo credere da oltre un secolo? È possibile che le culture antiche fossero in qualche modo interconnesse tra loro migliaia di anni fa, tanto da tramandarsi i progetti per costruire le piramidi?


Bugie sulle piramidi di Jacopo Fo

Non le hanno costruite gli extraterrestri ma neanche i faraoni.

Gli egittologi hanno messo una pietra tombale sulla teoria della costruzione delle piramidi a opera degli extraterrestri. All’interno della piramide di Cheope un micro robot ha percorso un lungo e strettissimo tunnel, in fondo al quale ha fotografato una pietra con un’iscrizione in protogeroglifico. Si tratta di una scrittura in uso nella valle del Nilo circa 3500 anni prima di Cristo. Il che dimostra che le piramidi non sono state costruite da popolazioni aliene né 10mila né 20mila anni fa. Nessuno avrebbe potuto infilarsi in quel tunnel e realizzare la scritta dopo che la piramide era stata ultimata!

Ma questo ritrovamento mette in crisi anche la versione degli accademici. Perché dentro la piramide c’è un’iscrizione in un linguaggio che ai tempi di Cheope era in disuso da secoli?
La mia risposta è molto semplice: bisogna retrodatare la costruzione della piramide.
E non solo a causa del ritrovamento di questa iscrizione.

1) La maggioranza delle piramidi egizie sono state costruite in più fasi. Su questo tutti sono d’accordo, ma si ipotizza che ciò sia dovuto ai capricci dei faraoni che una volta costruito un parallelepipedo di pietra lo vogliono più alto, lo fanno allargare e ci fanno costruire sopra altri parallelepipedi. Poi non gli sembra ancora abbastanza grande e lo ingigantiscono ulteriormente



Non sarebbe più sensato supporre che le piramidi siano state costruite in tempi più lunghi della vita di un faraone, via via ampliando opere preesistenti?
Io ipotizzo che tutte le piramidi siano state solo rifinite dai faraoni che sfruttarono manufatti più antichi.

2) Questa ipotesi è avvalorata dal costo che la costruzione ex novo di una piramide avrebbe comportato. Un costo immenso per società primitive composte da un numero esiguo di esseri umani. L’Egitto sarebbe collassato completamente. Si stima che alla piramide di Cheope lavorarono dai 15 ai 50 mila uomini per 10/20 anni.Ma a questo bisogna aggiungere i lavori di sistemazione dell’esterno della piramide, con pavimentazioni, mastabe, strade delimitate da mura immense. Inoltre le piramidi non furono le sole opere che il faraone realizzò. E infine bisogna calcolare che la manutenzione dei canali e degli argini richiedeva già un lavoro mostruoso che da solo impegnava la maggioranza degli uomini validi quando non c’erano lavori agricoli.

3) Le piramidi egizie e cinesi sarebbero poi un caso unico di devozione religiosa: le grandi opere realizzate dall’umanità hanno sempre avuto uno scopo idrico o militare. Nessun’altra civiltà ha prodotto opere sepolcrali tanto costose.

4) Cosa potrebbero essere le piramidi se non fossero tombe? Anche i nativi americani costruirono piramidi (tronche). Ce ne sono di grandissime nella valle del Mississippi. Tutti gli storici concordano sul fatto che queste piramidi mozzate erano sormontate da capanne. Erano poi sempre circondate da montarozzi più piccoli, simili alle mastabe egizie e pure sopra queste mastabe c’erano capanne. I villaggi erano fatti così


La ragione di questa architettura è molto semplice: si tratta di zone spesso allagate dallo straripare del Mississippi. 

Le mastabe offrivano una superficie asciutta dove abitare, e quando c’erano inondazioni di particolare intensità, le piramidi più grandi offrivano comunque un riparo. Queste piattaforme fungevano poi da filtro per l’acqua. Infatti, l’acqua paludosa è potenzialmente infetta. La massa di pietre e argilla costituivano un efficiente filtro per ottenere acqua pura. E infatti, troviamo al centro delle mastabe e nelle piramidi di tutto il mondo pozzi e cisterne sotterranee nelle quali l’acqua filtrava purificandosi. Pozzi che tutt’ora presentano chiari segni della corrosione causata dall’acqua (vedi ad esempio le sale sotto la piramide di Cheope).


5) Anche in Egitto verso il 7.000 avanti Cristo l’area dove sono oggi le piramidi veniva allagata periodicamente. A quei tempi il Nilo era poco profondo e le piene provocavano allagamenti ben più vasti di quelli attuali 


6) Tutte le grandi piramidi del mondo sono state costruite lungo i grandi fiumi, in aree che per buona parte dell’anno diventavano paludi. Tutte sono costruite al centro di depressioni del terreno che potrebbero essere stati bacini di raccolta dell’acqua per la stagione secca. In alcuni casi, come in India e in Cambogia, le piramidi non sono molto alte, sono più che altro contrafforti e sono tutt’ora al centro di bacini  



La mia idea è quindi molto semplice: le popolazioni che vivono lungo i grandi fiumi iniziano a praticare l’agricoltura intorno al 10.000 a.C. in aree che diventano paludose per buona parte dell’anno. Inizialmente sfruttano rialzi naturali del terreno per costruire villaggi all’asciutto e scavare pozzi per l’acqua potabile. In Egitto esistono molte piccole collinette con un’area piatta in cima e sembra proprio che qualcuno si sia dedicato a spianarle perfettamente

 Con l’aumento della popolazione alle piattaforme naturali se ne aggiungono altre artificiali che vengono via via ingrandite e alzate e dotate di bacini e pozzi 

. Poi arrivano popolazioni guerriere e i potenti nuovi re si appropriano delle piramidi tronche, vestigia delle pacifiche società dei pescatori contadini matriarcali, e le trasformano per lo più in luoghi di culto (sud e centro America, India, Cambogia  In Egitto e in Cina le piramidi diventano invece sepolcri.





E solo in Egitto vengono completate assumendo la forma di piramidi complete (a punta). Invece nel Nord America non nascono grandi imperi schiavisti, non c’è quindi nessun re che si appropria delle piramidi trasformandole in un simbolo di potenza, monito ai sudditi. Così le piramidi nord americane, mantengono chiaramente traccia del loro uso come semplici contrafforti per costruire case al riparo dall’acqua. 

Autore. Jacopo Fo