mercoledì 31 agosto 2016

L'untore e il ragioniere




Cerasa, Travaglio, Settis

E il direttore del Foglio, noto scienziato della più moderna sismologia, inchioda l'organizzatore occulto del recente terremoto: Salvatore Settis [Marco Travaglio]
di Marco Travaglio.


E' una fortuna che la Festa del Fatto a Roma si sia tenuta sabato e domenica, perché ieri è uscito un articolo del ragionier Claudio Cerasa, direttore del Foglio e noto scienziato della più moderna sismologia, che inchioda con dovizia di prove l'organizzatore occulto del recente terremoto e di chissà quanti altri passati: Salvatore Settis.
Se l'articolo, putacaso, fosse uscito venerdì o sabato, le forze dell'ordine non avrebbero avuto altra scelta che irrompere al Foro Boario, circondare il nostro palco e arrestare il professor Settis lì davanti a tutti.
Invece la cattura del putribondo untore sismico avverrà - ne siamo certi - nelle prossime ore, a festa ormai chiusa. Va da sé che, se avessimo appreso per tempo le responsabilità del facinoroso cattedratico, ben ci saremmo guardati dall'invitarlo alla festa.
Ma, purtroppo, non si riesce mai a pensar male di certa gente ed è una fortuna che il giornalismo investigativo ci regali ancora pagine di denuncia di così alto valore civile.
Già il titolo cerasiano è da Pulitzer: "Il sisma e i danni dell'Agenda Settis".
Ecco cos'era quel quadernetto che sabato gli abbiamo visto estrarre furtivamente, con fare sospetto, dalla borsa: l'Agenda Settis. Prima di sfoderare le prove a suo carico, il rag. Cerasa la prende un po'alla lontana: "Parte dell'opinione pubblica italiana tende a negare che possano esistere delle tragedie naturali, in cui non esiste altro colpevole se non la forza della natura".





Sante parole: c'è un sacco di gente strana che si fa domande bizzarre, tipo perché in Giappone i terremoti di magnitudo 6 o 7 non fanno cadere un calcinaccio e non ammazzano neppure un moribondo, mentre da noi ogni volta è un disastro e una strage. Complottisti d'accatto, iscritti al "giustiziere collettivo, alla ricerca ossessiva di un capro espiatorio". Incapaci "di accettare un dolore che non si può imputare a nessuno se non, come direbbe Giacomo Leopardi, alla 'natura matrigna'" (segue citazione dal trattato di sismologia "A Silvia"). Siccome, "con tutta la tecnologia migliore del mondo, il terremoto non sarà mai a rischio zero", è inutile cercare di ridurre i pericoli al minimo, costruendo case antisismiche.
Anzi, molto meglio continuare a edificare con la sabbia e la cartapesta, anche se l'ideale sarebbe proprio tornare alle palafitte e alle capanne di fango, così si risparmia sui lavori e si mettono da parte i soldi per i funerali, che sono l'unica certezza della vita.
Tanto prima o poi bisogna morire: chi può si porti avanti col lavoro, vuoi mettere la soddisfazione di crepare imprecando alla natura matrigna?


Chi poi cercasse altri colpevoli, distolga lo sguardo dai costruttori senza scrupoli e conservi lo sdegno per i veri responsabili: l'"internazionale del benecomunismo" che da decenni "inietta un virus nelle arterie del nostro paese".
Un virus che ci porta a pensare che "la modernità è un problema, il progresso ci ha corrotto e il ritorno al passato, allo stato di natura, quando tutti eravamo felici e non c'erano ogm, non c'era acqua privata, non c'erano treni ad alta velocità, non c'erano palazzi moderni costruiti ovviamente da affaristi e costruttori vicini alle mafie, è l'unica soluzione possibile".
Eccoci a Settis: il quale deve aver sostenuto da qualche parte - non sappiamo dove né quando, ma se lo dice il rag. Cerasa dev'essere vero - che senza ogm, acqua privata e Tav non ci sarebbero terremoti. E che "la colpa è sempre del progresso, mai della natura e mai tantomeno - come ha ricordato sul Foglio Umberto Minopoli - degli ambientalisti che hanno imposto al paese battaglie farlocche".


Capito che fa, quel diavolo di Settis? Per depistare le indagini e occultare le prove delle sue colpe nei terremoti, non solo ignora gli scritti di Minopoli (il che è già grave), ma dà pure un'intervista al Fatto da cui il rag. Cerasa desume che "i terremoti creano danni perché l'Italia ha perso tempo a inseguire il progresso costruendo treni ad alta velocità".
Mentre è universalmente noto che l'unico antidoto ai danni sismici è fare migliaia di Tav. E poi cementificare e asfaltare tutto, pure i fiumi e possibilmente il mare, così ogni pioggerellina diventa alluvione. E sradicare quelle poche, orrende piante rimaste a frenare la libera iniziativa delle frane.


La natura matrigna va privata di ogni laccio e lacciuolo per innescare il meccanismo virtuoso dei terremoti, delle alluvioni e delle frane, dunque delle ricostruzioni. Solo così si aiuta il progresso, la crescita e il Pil, rilanciando l'edilizia e un altro settore in crisi: quello delle casse da morto.
Chi pensa che il progresso consista nel costruire o ristrutturare le case con le più moderne tecnologie antisismiche - come hanfatto in Giappone e in California, ma anche a Norcia, luoghi purtroppo contaminati dal più ottuso benecomunismo - si vergogni e arrossisca. Se le case non crollano e non si può più costruire sui greti dei torrenti, alle pendici dei vulcani e sugli orli dei burroni, dove andremo a finire?


A questo punto qualcuno si domanderà dall'alto di quale cattedra il rag. Cerasa insegni a vivere a Settis, noto incompetente che insegna archeologia da una vita, ha diretto la Normale di Pisa e il Getty Center for the History of Art and the Humanities, è membro dei Lincei e di una dozzina di accademie europee e americane, ha guidato il Consiglio Superiore dei Beni Culturali, ha una Cátedra al Prado e presiede il consiglio scientifico del Louvre.


Robetta, dinanzi al curriculum del nostro ragioniere che - come scrive di se medesimo - "lavora al Foglio da 10 anni, è interista, ma soprattutto palermitano, va pazzo per i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate". Ma, soprattutto, "è su Twitter". Settis gli fa una pippa.

Fonte: Megachip

lunedì 29 agosto 2016

Immagina un mondo senza religioni, vivendo come gli animali...

Una cultura basata nel rispetto, la solidarietà e compassione! Artista: Roger Olmos

Il sistema collasserà se ci rifiutiamo di comprare quello che ci vogliono vendere, le loro idee, la loro versione della storia, le loro guerre, le loro armi, la loro nozione di inevitabilità. Ricordatevi di questo: Noi siamo molti e loro sono in pochi. Hanno bisogno di noi più di quanto ne abbiamo noi di loro. Un altro mondo, non solo è possibile, ma sta arrivando. Nelle giornate calde lo sento respirare.


L’Italia e la Birmania tremano nello stesso giorno. Il 24 agosto il centro della Birmania (ora chiamata Myanmar) è stato colpito da un forte terremoto di magnitudo 6,8 della scala Richter. Al momento si contano 4 morti accertati, ci sono stati feriti e diversi crolli soprattutto tra i templi storici della zona più colpita.(cit.), due terremoti di uguale intensità nello stesso giorno e a migliaia di distanza l'uno dall'altro fanno pensare ad un ulteriore e non ultimo avvertimento della Madre Terra a noi umani affinchè ci si possa rendere conto delle devastazioni che da qualche secolo stiamo infliggendo al nostro pianeta e delle aberrazioni, torture e supplizi inanerrabili che ogni giorno destiniamo ai nostri fratelli non umani, sarebbe ora che finalmente aprissimo gli occhi e ci rendessimo conto che il sistema barbaro che pochi maschi hanno instaurato su tutto il globo terracqueo ci si sta ritorcendo contro, ma come dice Arundhati Roy, noi siamo molti e loro sono in pochi, possiamo ancora reagire  e combattere questo perverso e becero meccanismo, "Il carnismo esiste in culture dove mangiare carne è una scelta piuttosto che una necessità. In queste culture si tende a trovare una manciata di specie animali considerate commestibili, mentre le migliaia di altre specie sono ritenute disgustose e di alcune addirittura delle quali avere paura; anche se le specie animali consumabili possono cambiare, la teoria rimane invariata. Nelle società carniste moderne, la scelta delle specie reputate commestibili non si basa sulla logica e su fattori economici, ma semplicemente sul condizionamento e l'abitudine" (Cit.).
Allo scopo di aiutare le popolazioni colpite dal terremoto in centro Italia, alcuni ristoratori si sono inventati la giornata dell'amatriciana, il piatto di bucatini dove fra gli ingredienti è previsto il guanciale del maiale, a parte il particolare che questo piatto è tipicamente romanesco e non ha niente a che fare con la cittadina di Amatrice, infatti l'Amatriciana ha preso il nome da "matrice", un timbro che si metteva sulla guancia del maiale, ingrediente fondamentale della ricetta, come si può pensare di aiutare dei sopravvissuti ad un terremoto uccidendo tanti altri esseri viventi, quando i nostri fratelli ci aiutano disinteressatamente a salvare i nostri simili, basta ricordare quanti cani sono stati utilizzati nel dopo terremoto per rintracciare le persone ancora vive sotto le macerie, se veramente vogliamo aiutare le popolazioni colpite dal sisma, possiamo partecipare a cene dove l'amatriciana viene preparata senza dover uccidere i maiali ed è molto più buona e soprattutto non fa male al nostro organismo, a Roma è possibile gustare questa prelibatezza presso  VeganEaty Fair : Da MARTEDÌ 30 Agosto a SABATO 3 Settembre, per ogni porzione di AMATRICIANA VEG (al prezzo di €6,00) 2,00 euro saranno devoluti al Comune di Amatrice. In più, per non dimenticare i nostri amici pelosi, per ogni 10,00 euro di spesa in altri prodotti, 2,00 euro saranno utilizzati per comprare cibo, medicinali e tutto ciò che può essere utile alle associazioni animaliste operanti nelle zone terremotate, tutto sarà rendicontato sulla pagina del locale (qui l'evento);

"Avremmo bisogno di un diverso concetto degli animali, più saggio e forse più poetico... Trattiamo con condiscendenza la loro attitudine ed il tragico destino di avere assunto una forma assai inferiore alla nostra, e in questo sbagliamo: non possiamo misurare gli animali con il nostro stesso metro. In un mondo più arcaico e completo del nostro gli animali si muovevano compiuti e perfetti, dotati di percezioni sensoriali che noi non abbiamo mai raggiunto o abbiamo perduto, vivendo di gridi che non udremo mai. Gli animali non sono nostri fratelli né subalterni; sono popoli altri, coinvolti come noi nella trama della vita e del tempo, compagni di prigionia dello splendido e faticoso travaglio della terra. "
(Henry Beston dal film www.earthlings.com);

Immaginate un mondo senza religioni, dove umani e non umani convivono tranquillamente in armonia con la natura, immaginate un mondo dove non esistono le famiglie, vere gabbie dove tutti siamo intrappolati e dove le donne oltre a dover accudire e servire mariti e prole rischiano anche di venire picchiate ed umiliate dal maschio di turno, immaginate di vivere liberi da coercizioni e indottrinamenti mentali, di lavorare tutti poche ore al giorno ed avere tanto tempo libero da dedicare ai nostri affetti e alle nostre attività che più ci piacciono, leggere, scrivere, suonare degli strumenti, dipingere e fare qualsiasi attività ci piaccia fare e, perchè no, copulare con chi più ci aggrada senza essere additati come latin lover o meretrici, ce la possiamo fare e tutto questo può partire da Roma, dove tutto è cominciato e dove da qualche mese a gestire questa comunità capitale d'Italia c'è una splendida donna Virginia Raggi, la quale insieme alla sua giunta sta realizzando risultati che fino a qualche tempo fa sembravano impossibili...
Per approfondire ancora l'argomento sulla liberazione degli animali, vi invito a leggere questo bellissimo articolo scritto da una persona eccezionale la dottoressa psicologa Carla Sale Musio:
DA QUANDO HO SMESSO DI MANGIARE LA CARNE…
Da quando ho smesso di mangiare la carne, mi succede spesso di sentirmi diversa e anormale in un mondo che considera con indifferenza l’uccisione per il solo piacere del gusto.
Ma devo ammettere, con un certo imbarazzo, che da allora molte cose per me sono cambiate.
Fino al momento in cui ho preso la decisione di non nutrirmi più con la vita di qualcun altro, mi era sempre sembrato naturale addentare una bistecca chiacchierando allegramente con gli amici.
E certamente non ignoravo che la carne, prima di essere cucinata, condita e servita in un piatto, era un corpo e apparteneva a qualcuno.
Qualcuno che sicuramente non voleva morire per soddisfare il mio appetito ma che, probabilmente, desiderava vivere ancora.

Lo sapevo anche allora, solo che la mia mente cercava di dimenticarlo perché anche io, proprio come chiunque altro, non volevo pensarci e nascondevo con noncuranza questa informazione facendo finta che non fosse così.
Guardavo il sangue e sentivo soltanto l’acquolina in bocca.
Lasciavo che il mio palato venisse soddisfatto dagli aromi, mi abbandonavo al piacere della conversazione e ammutolivo la consapevolezza, annegandola nel cibo e nella compagnia.
Da quando ho smesso di mangiare la carne, però, questo meccanismo di difesa (chiamato in gergo psicologico “rimozione”) ha smesso di funzionare e così sono sempre terribilmente lucida su ciò che è vita e ciò che invece è morte.
Adesso, quando vedo tutti quei pacchetti incellofanati, con dentro le membra squartate e sanguinolente di tante creature miti, fiduciose e innocenti, sento le lacrime pungermi gli occhi e il mondo mi appare in una luce intensa e senza ombre.
Da quando ho smesso di mangiare la carne, la vita ha assunto una chiarezza che evidenzia la verità, senza censure e senza mistificazioni, e una trasparenza che mette in luce i lati negativi di me stessa in tutta la loro dolorosa realtà.
C’è un prezzo da pagare per ogni scelta e quella di diventare vegana non è stata facile, mi è costata molte privazioni e sacrifici.
Ho rinunciato a credere nella bontà, mia e degli altri, e ho dovuto ammettere la crudeltà di un mondo che ignora la sofferenza.
Ho sacrificato la mia ingenuità, imponendo a me stessa di guardare l’indifferenza negli occhi quando con dolore ne ho scoperti i sintomi fin dentro la mia stessa anima.
Avrei preferito poter salvare almeno la coerenza e non dover riconoscere i crimini, commessi con superficialità e ignoranza, per aver concesso al mio bisogno di approvazione di seguire il branco in quei riti tribali, chiamati pranzi e cene, dove si compiono i sacrifici di tante vittime innocenti.
Ma come molti altri anche io ho goduto, ignorando la morte e il dolore, convinta che fosse del tutto naturale uccidere per soddisfare il piacere del gusto.
Ho dovuto privarmi della mia immacolata perfezione e accettare che, proprio come il peggiore dei nazisti, per mano dei miei sicari ho torturato e ucciso creature che non mi avevano fatto niente, giudicandole inferiori e perciò passibili di morte e di ogni abominio, sulla base dei tratti somatici e di una cultura differente da quella della razza in cui mi riconosco e sento di appartenere.
Avrei voluto scoprirmi migliore e proclamare a testa alta la mia innocenza davanti ai delitti di chi ammazza per divertimento, per sport e per il piacere del proprio palato.
Ma ho dovuto rinunciare al vantaggio di stare dalla parte del giusto e confessare che, come tutti gli altri, sono stata spietata, cinica, indifferente, insensibile e priva di umanità perché anche io ho lasciato che la morte si perpetuasse senza sosta, solo per il piacere di sentire un sapore buono in bocca.
Che brutta sorpresa scoprirmi così crudele e priva di discernimento!
Che sofferenza tollerare di essere gregaria, conformista, qualunquista e opportunista, priva di amore, di pietà e di rispetto per gli altri esseri che insieme a me popolano la terra.
Esseri che non distruggono il pianeta per mangiare innumerevoli volte in un solo giorno, che non soffrono di sovrappeso, cellulite e obesità, che non prendono psicofarmaci e che non hanno malattie mentali, prostituzione, pedofilia, sfruttamento, inganno e usura.
Esseri che rispettano la natura e che convivono con le altre specie senza distruggere ciò che hanno intorno per divertimento.
Esseri miti che si lasciano condurre a morire piuttosto che ribellarsi alla violenza e alla ferocia dei loro carnefici.
Quando ho smesso di mangiare la carne, ho dovuto anche smettere di credere a quello che dicono tutti, per cominciare a seguire le istruzioni del mio cuore.
E ho scoperto che non è possibile vivere sereni cibandosi di morte, perché la nostra anima conosce i crimini commessi nel silenzio e in quel silenzio li osserva, senza giudizio e piena di dolore, aspettando con pazienza che arrivi il momento di liberarsi da quella zavorra di angoscia che appesantisce il cuore.

Ma tanti strati di sofferenza inespressa creano una coltre sulle percezioni e intorpidiscono la comprensione della vita rendendola greve e priva di significato.
Scoprirsi complici di tanti abomini oscura l’immagine idealizzata che vorremmo avere di noi stessi e ci costringe a cambiare per diventare migliori.
Perciò, da quando ho smesso di mangiare la carne, a malincuore ho dovuto rinunciare a credere nella mia bellezza illuminata di essere prescelto da Dio per portare la saggezza in un mondo popolato di bestie, rozze e prive d’intelligenza.
E ho dovuto ammettere con umiltà che proprio quelle bestie sono i maestri venuti a dimostrare con l’esempio della loro esistenza cosa vuol dire rispettare il creato, la natura e la vita.
Così, da quando ho smesso di mangiare la carne, non sono più l’eletta rappresentante di una razza superiore ma una fra tanti, colpevole di aver creduto con presuntuosa arroganza che al mondo esistano vite di serie A e vite di serie B.
E con umiltà ho dovuto riconoscere che la vita è sempre un valore assoluto, a chiunque appartenga.
Oggi, quando mi trovo in mezzo a una di quelle belle riunioni conviviali, ricche di antipasti e di tante portate succulente, sono oggetto di curiosità, di scherno o di commiserazione, da parte di quelli che, proprio come me, occultano a se stessi la consapevolezza in nome di un sapore a cui sacrificano il valore della vita.
Spesso mi piacerebbe raccontare cosa si prova scegliendo di non cibarsi della morte, e spiegare come il percorso verso il raggiungimento dell’umanità passi attraverso il riconoscimento che ogni creatura ha diritto alla propria esistenza, senza essere il pasto di nessuno.
Ma so che è inutile intestardirsi nel tentativo di combattere la rimozione per proporre un’idea che ancora non può essere accolta nella coscienza.
So che io stessa in passato sono stata così, insensibile e priva di umanità.
Ognuno deve fare il suo percorso e trovare da solo, nascoste in fondo all’anima, le ragioni per cui la vita è degna di essere vissuta con amore, con umiltà e con rispetto.
Perciò, da quando ho smesso di mangiare la carne, lascio che tutti compiano i propri sbagli con noncuranza, convincendo se stessi di essere nel giusto e soffrendo un dolore di cui diventa sempre più difficile scovare le radici perché strati di prevaricazione censurata impastano l’anima dando forma a una vita senza chiarezza.
E mentre cerco di condividere il mio pensiero e le mie scelte, capisco che ciò che è giusto per me è incomprensibile per qualcun altro, convinto di appartenere a una razza prescelta da un Dio che fa figli e figliastri, e perdona e punisce secondo un criterio arbitrario e pericolosamente narcisista.
Allora parlo, sapendo che le mie parole raggiungeranno soltanto le persone pronte per condividerle, e con gratitudine ringrazio chi, nel passato, ha avuto con me la stessa risoluta determinazione, mentre da sola costruisco un mondo in cui non ci sarà sopraffazione, ma tutti potremo vivere in armonia scambiando i doni delle nostre culture gli uni con gli altri.
Carla Sale Musio





domenica 28 agosto 2016

Il profitto è il cancro della nostra società.

Tratto dal saggio L'illusione della libertà, bestseller di Amazon nella categoria sociologia. Disponibile anche in download gratuito al seguente indirizzo.


Chiunque, in tutta onestà, tentasse d'individuare le principali cause delle distorsioni della nostra società, non potrebbe evitare di considerare le deleterie logiche di profitto.

Alcuni affermano che le azioni di un insieme d'individui in competizione che agiscono l'uno contro l'altro, mossi da un egoistico obiettivo d'arricchimento personale, contribuiscano al raggiungimento del benessere dell'intera umanità.

Ma di fronte all'evidenza empirica questa affermazione si è rivelata essere tremendamente falsa.

Gli obiettivi d'una società competitiva dedita al profitto individuale non collimano con il raggiungimento del benessere collettivo, semmai permettono di ottenere libertà e ricchezza smisurata a esclusivo vantaggio di una minoranza, scaricando gli oneri sullo sfruttamento indiscriminato di esseri umani e di risorse ambientali, arrivando a compromettere l'integrità dell'ecosistema e la salute di tutti gli esseri viventi.

La competizione, l'egoismo, l'avidità e il motivatore dell'arricchimento hanno prodotto l'ingiusta e insostenibile società in cui viviamo.

Non è difficile intuire come il profitto induca degenerazioni e distorsioni invece di far raggiungere il benessere collettivo.

Le dinamiche che regolano una società dedita al profitto sono essenzialmente riconducibili a due casistiche fondamentali:

se una qualsiasi azione ha la potenzialità di generare un sufficiente profitto, allora si cercherà in tutti i modi di attuarla, mentre invece se non è in grado di garantire un qualche tipo di ritorno, non verrà neppure presa in considerazione.

Si può sinteticamente definire la prima delle due dinamiche appena esposte come forma motivante del profitto, mentre per quanto riguarda la seconda si può parlare di forma limitante.

All'interno di una società dove lo scopo è guadagnare denaro, se un'azione garantisce un elevato profitto l'essere umano diviene fortemente motivato ad attuarla, e questo avviene indipendentemente dall'effettiva utilità o dalla dannosità della dinamica stessa, in virtù della prospettiva dell'arricchimento.

In questo modo, però, le conseguenze dei gesti perdono di significato e passano in secondo piano, in quanto lo scopo non è più compiere un'azione utile in sé, ma attuare una dinamica che sia in grado di assicurare un ritorno economico.

Ecco allora che la forma motivante legittima lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo, attuato attraverso l'asservimento a condizioni di lavoro sempre più terribili;

le guerre o la produzione di armi diventano "normali", così come vendere medicinali, anziché distribuirli gratuitamente, o commercializzare prodotti futili e dannosi per la salute in modo da aumentare le malattie, che poi dovranno essere curate pagando i servizi offerti dai sistemi sanitari privati.

Soppesando le nostre azioni sulla base del ritorno economico, saremo scoraggiati dal voler attuare ogni dinamica che non sia in grado di assicurare un profitto.

Eppure ci sono cose di fondamentale importanza per l'umanità, che però, allo stesso tempo, non riescono ad assicurare un utile.

Tagliando fuori dall'insieme del fisicamente possibile tutte quelle azioni che non sono in grado di soddisfare le esigenze dettate dalle logiche di profitto, l'insieme dell'attuabile non coincide più con quello del possibile, ma si restringe considerevolmente diventandone un minuscolo sottoinsieme.

In questo modo s'impone un evidente limite all'umanità: non si possono mettere in atto le azioni realmente necessarie, ma solamente quelle che sono giudicate economicamente ammissibili, perché sono in grado di generare un profitto.

Così, se sfamare, curare e istruire i poveri non assicura un ritorno economico, allora i poveri moriranno di fame, non potranno curarsi e resteranno analfabeti.

Se rendere non inquinanti i processi produttivi richiede una perdita economica, le aziende continueranno a inquinare l'ambiente. E così via.

Con la forma limitante si sfata in un sol istante il mito neoliberista dello Stato minimo, privato della sovranità e che agisce in condizioni di libero mercato, perché all'interno di un'economia monetaria, senza un attore disposto a spendere in modo svincolato dalle logiche di profitto, non ci sarebbe più nessuno a realizzare quelle opere giudicate "antieconomiche", che invece sarebbero fondamentali per assicurare il benessere ai membri della società.

La forma motivante si traduce in un'altra tipica manifestazione: l'attaccamento inerziale al profitto.

Infatti, se una dinamica in atto è in grado di generare profitto, chi trae vantaggio da essa farà di tutto affinché venga mantenuta in essere, aumentando l'inerzia nei confronti d'un cambiamento che in realtà, in molti casi, sarebbe auspicabile.

Un simile atteggiamento è concausa, insieme alla forma motivante, del mancato passaggio dalle fonti inquinanti non rinnovabili, alle fonti non inquinanti rinnovabili.

Le logiche di profitto suggeriscono che si debba continuare a bruciare petrolio fin quando questa strategia non sarà più in grado di garantire un utile maggiore rispetto alle altre soluzioni esistenti per produrre energia, fregandosene altamente dei problemi ambientali collegati.

Chi trae vantaggio dallo sfruttamento dell'oro nero, si impegnerà in ogni modo affinché il passaggio alle rinnovabili avvenga il più tardi possibile, contribuendo al mantenimento in essere di un disastroso processo d'inquinamento su scala globale ampiamente evitabile.

Le distorsioni della nostra società e la mancata applicazione delle possibili soluzioni, non sono fenomeni casuali, ma il frutto del connubio tra la forma limitante e la forma motivante indotte dalle logiche del profitto.

Il fine dell'accumulazione e la forma motivante giustificano le dinamiche più indecenti e dannose;

la forma limitante c'impedisce di attuare quelle soluzioni che sarebbero fondamentali per raggiungere abbondanza e libertà, non perché siano fisicamente impossibili da realizzare, ma perché si trovano al di fuori dell'insieme dell'economicamente ammissibile;

l'attaccamento inerziale mantiene in essere le dinamiche deleterie che però sono in grado di assicurare un ritorno maggiore dell'investimento iniziale, ostacolando così un cambiamento auspicabile, se non vitale, per l'umanità.

Oggi come non mai abbiamo risorse, conoscenze e capacità per garantire abbondanza, sostenibilità ambientale e libertà per tutti gli esseri umani, eppure non possiamo attuare le soluzioni che ci permetterebbero di raggiungere questi nobili obiettivi, perché ci ostiniamo a rimanere ancorati all'idea di dover necessariamente inseguire il profitto.

Se non possiamo realizzare prodotti durevoli anziché qualitativamente scadenti e facilmente deteriorabili;

se continuiamo a far lavorare gli esseri umani al posto delle macchine, invece di liberarli dall'asservimento lavorativo pur potendogli garantire l'accesso a beni e servizi;

se manteniamo in essere la disoccupazione, invece di ripartire il lavoro su tutti gli esseri umani diminuendo l'orario pro-capite;

se continuiamo a combattere guerre per accaparrarci le risorse da sfruttare, invece che condividerle con l'intera umanità;

se la richiesta energetica globale è ancora soddisfatta mediante l'utilizzo massivo di combustibili fossili inquinanti;

se quello che riusciamo a realizzare deve essere acquistato anziché essere distribuito gratuitamente...

è perché ci ostiniamo stupidamente a porre le logiche del profitto a fondamento della nostra società.

Non dovremmo compiere scelte sulla base di quanto ritorno economico sono in grado di assicurare, ma valutando la loro effettiva utilità sul percorso del raggiungimento del benessere degli esseri viventi.

La logica non dev'essere quella del profitto, ma quella dell'utilità collettiva.

Un'azione dev'essere intrapresa in virtù di quanta felicità può apportare a ciascun individuo, senza diminuire quella di nessun altro.

È giunto il momento di abbandonare la miopia e l'egoismo indotti dall'inseguimento del guadagno personale, per iniziare a guardare alle vere necessità di tutti i membri della società.

Il profitto dovrebbe essere l'ultima delle nostre preoccupazioni, non la principale e le sue logiche deleterie dovrebbero essere estirpate, invece di essere incentivate e ricercate.

Il profitto è il cancro della nostra società che deve essere sconfitto, se intendiamo realmente costruire un mondo a misura di essere umano.

Fonte: Mirco Mariucci

sabato 27 agosto 2016

COME SI TROVANO I SOLDI PER LA RICOSTRUZIONE ?


DI FABIO CONDITI

comedonchisciotte.org

Anche se mi occupo di economia, sono pur sempre un ingegnere strutturista originario delle Marche, quindi so cosa significa un terremoto, non solo per averlo vissuto più volte come cittadino, ma anche e soprattutto perché ho visionato per lavoro molti edifici più o meno lesionati. E' una esperienza traumatizzante, perché ti viene subito da pensare alle persone che ci vivevano. Noi abbiamo la percezione che gli edifici siano destinati alla nostra protezione, sia nei confronti delle intemperie che delle aggressioni, facciamo fatica a pensare che possano mettere a rischio la nostra vita.

In realtà possono crollarci addosso, se non sono stati costruiti secondo determinate regole sismiche, che oggi abbiamo le conoscenze ed i materiali per applicarle a qualunque edificio.

Sono quindi emotivamente vicino a chi ha subito questa ennesima tragedia, ma vorrei dare un contributo non come ingegnere ma come studioso di sistemi monetari, per evitare che dopo il danno ci sia anche la beffa di una ricostruzione piena di incertezze e di difficoltà finanziarie.





Qual è la causa di questa incertezza ? Lo Stato non ha i soldi per ricostruire tutto come era prima.

O almeno per farlo, dovrebbe aumentare il debito pubblico e questo è un problema.

Una soluzione l'ha pensata Giuseppe Povia, stranamente un cantautore, ma dotato di una preziosa e rara capacità di leggere il mondo, per cui vi consiglio di ascoltarla direttamente da lui QUI.

La ricostruzione dopo un terremoto è uno dei casi tipici nei quali la creazione monetaria dovrebbe essere una soluzione obbligata e dovuta, da parte delle istituzioni, perché i soldi sono uno strumento al servizio della collettività che deve essere utilizzato per ricostruire una ricchezza che è andata distrutta.

Allargando il discorso, in realtà, i soldi dovrebbero essere creati ed utilizzati per "consolidare" gli edifici e rendere le case antisismiche, possibilmente prima del terremoto, in modo da evitare la perdita di vite umane e la distruzione progressiva di tutto il nostro patrimonio.

Invece attualmente la BCE, cui abbiamo ceduto le politiche monetarie ed economiche, crea continuamente enormi quantità di denaro, ma per altri scopi molto meno nobili e necessari :
"consolidare" le banche, attraverso l'LTRO che fornisce prestiti addirittura ad interessi negativi;
"consolidare" i mercati finanziari, attraverso il QE per circa 80 mld di euro al mese.

Visto che le cifre sono poco comprensibili, proviamo a visualizzare questi 80 mld di euro al mese che la BCE crea dal nulla per il Quantitative Easing. Corrispondono a circa di 1.000.000 di alloggi da 100 mq. in un solo mese, mentre per realizzare 1.200 alloggi ( sufficienti forse a ricostruire gli edifici distrutti con il terremoto di Rieti) basta meno di un'ora di QE di Mario Draghi.

Ma dovrebbe destinarlo all'economia reale e non ai Mercati Finanziari, per cui è … impossibile !

Quella di Povia rimane una bella ed interessante provocazione, ma rimarrà inascoltata, perché la BCE non ha alcun interesse a farlo, né forse fa parte dei suoi obiettivi.

Intervenire per ripristinare i danni causati da un evento catastrofico naturale, è una tipica attività di uno Stato, o addirittura sarebbe preferibile riuscire a prevenire quelli che si potrebbero verificare nel futuro, salvando la vita dei cittadini, con costi anche decisamente molto inferiori.

Visto che sono uno dei pochi in Italia a sostenere che lo Stato ha ancora la propria sovranità monetaria, solo che non la esercita, voglio provare ad illustrare cosa farei io, se fossi al Governo in questo momento, per trovare concretamente i soldi per ricostruire gli edifici distrutti dal terremoto e sostenere la popolazione colpita da questa ennesima tragedia.

Sono stanco di sentir ripetere promesse dall'ennesimo Presidente del Consiglio in giro tra le macerie: "Dobbiamo pensare alla prevenzione sismica. Dobbiamo essere seri su questo tema. Deve essere il nostro compito per il futuro. … dobbiamo garantire ai cittadini di poter tornare nelle loro case, di poterci restare vicino. Di poter uscire dalle tende il prima possibile. Dopo le emozioni passeremo alle reazioni. … Ci vuole tempo. … E se quello che andava fatto non è stato fatto in 70 anni non sarà fatto in 7 mesi".

Come ci vuole tempo ? Per salvare le banche bastano settimane, e per i cittadini ci vogliono anni !?!?

Il denaro oggi può essere creato con un clic del computer, e la BCE ne crea in grandi quantità ma viene destinato solo alle banche ed ai mercati finanziari.

In realtà lo Stato ha ancora la propria sovranità monetaria, solo che non la esercita.

La spiegazione più dettagliata di questa affermazione, con i documenti della BCE e della Banca d'Italia che lo ammettono, la potete trovare QUI.

Riporto da questo articolo, alcuni degli strumenti che ho ipotizzato per lo Stato italiano, in modo da permettergli di creare denaro per ricostruire gli edifici distrutti dal terremoto, ma con soluzioni compatibili con gli attuali Trattati Europei (ovviamente è necessario anche un Governo che abbia la volontà politica di utilizzarlo per i cittadini e non solo per le banche ed i mercati finanziari …) :
monete metalliche di valore superiore a 2 euro, che la BCE deve approvare solo come quantità (art.128 comma 2 del TFUE);
biglietti di Stato di qualsiasi valore, perché il TFUE dà alla BCE l'esclusiva solo delle "banconote" aventi corso legale nell'Unione (art.128 comma 1 del TFUE);
moneta elettronica o carte di credito di Stato, che non sono prese in considerazione dai trattati, dove si parla solo di moneta metalliche e banconote, tant'è che le banche possono creare moneta elettronica senza limiti;
moneta a valenza fiscale, in quanto in base ai Trattati Europei la sovranità fiscale è ancora di competenza esclusiva degli Stati nazionali.

Non avendo ancora una situazione chiara e completa degli edifici interessati da quest'ultimo terremoto, possiamo basarci su quanto accaduto a L'Aquila, facendo delle proporzioni in base al numero degli abitanti del comune colpito. Sono passati 8 anni e sono stati spesi circa 12 miliardi di euro, ma L’Aquila è un comune di circa 70.000 abitanti, mentre Amatrice, Accumoli ed Arquata del Tronto sono comuni con meno di 5.000 abitanti, quindi i danni dovrebbero essere inferiori.

Se ipotizziamo 1 miliardo di euro per la ricostruzione, non dovremmo essere molto distanti.

Vediamo nel dettaglio come può essere creato 1 miliardo di euro da parte dello Stato, con alcune proposte concrete e realizzabili.



1) Monete metalliche

Questa è l'ipotesi più semplice e realizzabile. Il Ministero dell'Economia e delle Finanze decide di emettere monete metalliche da collezione avente un valore nominale di 500 euro e realizzate in lega speciale, con riferimento grafico alla ricostruzione per il terremoto, per un totale di 2 mln di pezzi.

Anche per le monete da collezione, è necessaria l'autorizzazione della BCE per quanto riguarda il volume di conio, per cui il Governo potrebbe presentare questa proposta alla Banca d'Italia ed alla BCE, richiedendone l'approvazione.

Per evitare possibili contestazioni, mi sono preso la briga di calcolare il volume complessivo di monete metalliche approvato negli anni in tutta l'Eurozona, calcolato per i singoli Stati.



Da questa interessante analisi, risulta che non c'è un criterio univoco nell'attribuzione ai vari paesi, né una proporzione in base a qualche parametro economico.

In particolare la BCE ha approvato un volume di conio di monete metalliche per la Germania di circa 17 mld di euro, mentre per l'Italia ne sono stati approvati solo 7 mld di euro.

Considerate le dimensioni delle due economie, non c'è alcun motivo per giustificare questa sproporzione a nostro svantaggio e questo spiega perché è molto probabile trovare euro tedeschi nelle nostre tasche, a volte anche più di quelli italiani.

Quindi il Governo può chiedere alla BCE, attraverso la Banca d'Italia, l'approvazione di questo maggior volume di conio, giustificandolo con la necessità di reperire risorse per la ricostruzione degli edifici per la popolazione che ha subito il terremoto.

E' vero che la BCE potrebbe rifiutare di approvare questo maggior volume di conio, ma dovrebbe anche giustificare come mai alla Germania è stato autorizzato, rispetto all’Italia, un volume molto più grande tutti gli anni (solo negli ultimi tre anni, alla Germania è stato autorizzato un volume di 1.800 milioni di euro, mentre all'Italia solo 130 milioni di euro).

Questa soluzione permetterebbe allo Stato di vendere ai collezionisti di tutto il mondo queste monete, oppure di depositarle presso la Banca d'Italia, ottenendo in cambio moneta elettronica utilizzabile per finanziare la ricostruzione.

Come confermò l'ex Presidente della Banca Centrale Europea Duisenberg, in un intervista del 2002 che trovate QUI, lo Stato sulle monete metalliche incassa un signoraggio derivante dalla differenza tra il valore della moneta ed il suo costo di emissione, che è al massimo di pochi euro, mentre sulle banconote il signoraggio è solo quello derivante dai redditi ricavati nell'attività di prestito al sistema bancario, che sono molto inferiori.



2) Biglietti di Stato

L'emissione di biglietti di stato da 500 euro specifici, non essendo considerabili "banco-note", cioè emissioni cartacee da parte di una banca, è certamente una operazione politica ben più "aggressiva" e certamente più difficile da sostenere da parte di uno Stato, anche se i trattati dicono espressamente che solo "Le banconote emesse dalla Banca centrale europea e dalle banche centrali nazionali

costituiscono le uniche banconote aventi corso legale nell'Unione" (art.128 comma 1 del TFUE).

Si parla solo di "banconote", cioè di "note di banca", ma non di biglietti di stato che hanno un'altra natura giuridica, perché sono emessi da uno Stato sovrano.

Hanno il vantaggio che nei Trattati Europei non è prevista l'approvazione da parte della BCE. L'ultimo esempio di biglietto di stato italiano, però, sono state le 500 lire di carta-moneta, ma non hanno avuto una grande "fortuna" …



3) Moneta elettronica o Carta di Credito di Stato

La moneta elettronica viene attualmente creata dal nulla dalle banche quando fanno i prestiti, per approfondimenti su questo tema un documento fondamentale è quello della Bank of England che trovate QUI. Oppure ho provato a spiegarlo in modo più semplice in questo articolo QUI.

In Italia purtroppo non abbiamo una banca pubblica, visto che la Cassa Depositi e Prestiti lo è solo in parte, perché in realtà è controllata dalle Fondazioni Bancarie private, attraverso un 30% di azioni privilegiate.

Se lo Stato avesse una banca pubblica, o nazionalizzasse una esistente come MPS, questa potrebbe ricevere prestiti dalla BCE, attualmente ad un tasso d'interesse addirittura negativo, che potrebbe essere utilizzato per la ricostruzione. Ma sarebbe denaro preso in prestito che dovrebbe essere restituito.

Considerato però che la moneta elettronica viene creata dal nulla dalle banche private, senza alcun controllo da parte della BCE e delle norme dei trattati, cosa impedisce allo Stato di fare altrettanto ?

Se la moneta elettronica oggi ha valore ed è accettata per il pagamento delle tasse, lo Stato potrebbe creare una sorta di moneta complementare di tipo elettronico che può chiamare SIT, abbreviazione di Sconto Italiano delle Tasse.

In pratica il Ministero dell'Economia e delle Finanze apre presso di sé un conto intestato ad ogni cittadino italiano, legato al codice fiscale, sul quale contabilizzare i SIT, che possono essere utilizzati per il pagamento delle tasse, essendo una sorta di "Sconto Italiano sulle Tasse" che lo Stato dichiara di accettare, visto che ha ancora la sovranità fiscale, riconoscendo che un SIT vale un Euro.

I cittadini possono ricevere SIT creati dal nulla dal Ministero dell'Economia e delle Finanze, che non rappresentano un debito e con cui si possono effettuare pagamenti direttamente in SIT, perché vista la quantità di tasse che dobbiamo pagare, non ci dovrebbero essere problemi di accettazione.

Si potrebbe addirittura permettere il deposito di Euro nel conto SIT, con cambio alla pari, in modo che lo Stato possa utilizzare queste somme per la realizzazione di opere di interesse pubblico, come accade quando depositiamo contanti presso una banca, la quale, diventando proprietaria di questi soldi, ne dispone liberamente.

La possibilità di risparmiare in SIT, anziché in Euro elettronici, può diventare più allettante se solo si considera la maggiore garanzia e tutela offerta dallo Stato. Infatti oggi le banche con il bail-in, sono diventate un luogo dove i nostri risparmi sono molto meno sicuri e tutelati, in contrasto con quanto prevede la nostra Costituzione all'art.47 : "La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l'esercizio del credito".



4) Moneta a valenza fiscale



In base ai Trattati Europei, la sovranità fiscale è ancora di competenza esclusiva degli Stati nazionali.

Per questo motivo lo Stato può emettere Titoli che abbiano valore solo per il pagamento delle tasse.

Devono essere però "crediti fiscali non pagabili", cioè possono essere solo utilizzati per ridurre le tasse a chi le deve pagare, mentre non possono essere "cambiati in euro". Possono però, in alternativa e se necessario, essere "venduti a sconto" sul mercato finanziario o in banca, come qualsiasi altro titolo finanziario.

Inoltre l'utilizzo di questi CRF, che è l'abbreviazione di Certificati di Riduzione Fiscale, sarà differita di almeno due anni per permettere all'economia di crescere, aumentando il PIL e di conseguenza le entrate fiscali per lo Stato. In questo modo le minori entrate fiscali, derivanti dall'utilizzo dei CRF, verranno compensate dalla loro crescita per l'aumento del PIL (per maggiori dettagli vi consiglio il sito di Marco Cattaneo QUI, il primo che ha ipotizzato l'utilizzo di questo strumento monetario per risolvere la crisi economica in Italia).

Tra l'altro potrebbe essere uno strumento esclusivamente elettronico, come il SIT descritto prima.



Conclusioni

Quando siamo colpiti emotivamente da una tragedia come questo terremoto, il primo pensiero va sempre alle vittime inconsapevoli di queste catastrofi, che hanno subito perdite enormi soprattutto per le più importanti vite umane, a cui si aggiunge la distruzione economica di quasi tutto ciò che hanno.

In realtà noi abbiamo gli strumenti tecnici per migliorare la sicurezza sismica dei nostri edifici e quindi abbiamo anche il dovere di studiare un sistema perché sia possibile trovare le fonti di finanziamento per la realizzazione delle opere necessarie a trasformare tutto il nostro patrimonio immobiliare ed impedire il ripetersi di questo massacro umano e disastro economico.

Che differenza c'è tra gli effetti della distruzione per bombardamento in una zona di guerra come Aleppo e le conseguenze del terremoto ad Amatrice, dove le vittime sono per ora 250 ?

Se siamo contro il potere distruttivo della guerra, allora a maggior ragione dovremmo tutti concordare nella necessità di creare le condizioni perché i danni conseguenti a questi eventi sismici, purtroppo frequenti in Italia, siano limitati al massimo possibile.

Considerato che è ormai risaputo che il nostro territorio è certamente sismico, dire che lo Stato non ha i soldi per ricostruire dopo un terremoto o addirittura per proteggere la vita dei suoi cittadini prima che questi eventi accadano, significa davvero dire che lo Stato non esiste.

Lo Stato, che siamo in definitiva tutti noi, ha un senso come istituzione, solo se riesce ad intervenire a sostegno dei cittadini quando sono in difficoltà, come prevede la nostra Costituzione all'articolo 3, altrimenti viene meno ad uno dei suoi compiti principali : "È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese."

E le conseguenze di un terremoto sono certamente, e senza ombra di dubbio, un ostacolo di ordine economico, che lo Stato ha il dovere di rimuovere e di prevenire.

Per farlo, io sostengo che lo Stato, fino a prova contraria, ha ancora la propria sovranità monetaria, come ammettono sia la Banca d'Italia che la BCE.

Le diverse soluzioni che ho sopra esposto, valide anche all'interno degli attuali Trattati Europei, senza la necessità di modifiche, prevedono l'adozione di strumenti tipici di uno Stato che ha la sovranità monetaria, solo che non vengono utilizzati, perché si preferisce lasciare ad altri soggetti il potere di decidere delle nostre vite.

Ma se ci fosse un Governo che ha la volontà politica di utilizzare uno dei metodi che ho illustrato, cosa può succedere allo Stato ? Siamo proprio sicuri che qualcuno avrebbe il potere di opporsi ad una di queste soluzioni ? E come potrebbe farlo ?

Faccio un appello a tutte le forze politiche, affinchè possiamo tutti provare a ragionare su come utilizzare la nostra sovranità monetaria, al fine di trovare soluzioni di riforma definitive ed uscire da questo tunnel senza fine.

La mia sensazione è che questo tunnel può essere paragonato al mito della caverna di Platone, dove noi viviamo rinchiusi volontariamente, spaventati da ciò che vediamo e che crediamo sia vero, non avendo mai il coraggio di uscire per acquisire consapevolezza e verificare se le cose sono realmente come sembrano o come ci raccontano.

L'Italia è un grande paese che ha una storia ed un patrimonio umano ed artistico che tutti ci invidiano, che dobbiamo assolutamente tutelare e valorizzare : dobbiamo solo acquisire consapevolezza e prendere in mano il nostro destino, prima che sia troppo tardi.

La moneta deve essere di proprietà dei cittadini e libera dal debito.

venerdì 26 agosto 2016

Dieci regole per il post-terremoto


Mentre è in azione la macchina dei primi soccorsi, occorre prepararsi per il lungo e difficile "DOPO". Un decalogo prezioso che nasce dall'esperienza del sisma del 2009


a cura del Collettivo 3,32 L'Aquila.

L'Aquila ha insegnato anche questo:
  1. Non disperdetevi come comunità e non fatevi mettere gli uni contro gli altri;
  2. Restate in sicurezza, ma non lasciatevi allontanare dalle vostre case e dalle vostre proprietà;
  3. Non fatevi rinchiudere in campi recintati con la scusa di essere protetti;
  4. Mantenete la vostra consapevolezza e autonomia;
  5. Vi convinceranno che non siete autosufficienti e proveranno a ospedalizzarvi: non lo permette! Ogni gesto quotidiano deve restare vostro;
  6. Non fatevi raccontare dai media quello che vi succede, siate protagonisti dell'informazione e diffondetela voi, i mezzi non mancano;
  7. Chiedete da subito controllo e trasparenza sulla gestione di tutto quello che vi riguarda: solidarietà, aiuti, fondi ecc.
  8. Fate che l'emergenza non diventi lungodegenza: ai commissari fa comodo, alla vostra comunità no;
  9. Pretendete di partecipare da subito a ogni scelta sul vostro futuro;
  10. Non lasciate devastare il vostro territorio con la scusa della ricostruzione.

Insomma, nonostante tutto quello che vi diranno sulla solidarietà, ricordatevi che per qualcuno il terremotato è da spolpare: occhio a sciacalli e avvoltoi!

(decalogo del terremotato e della terremotata consapevole - Collettivo 3,32 L'Aquila)

Fonte: Megachip

giovedì 25 agosto 2016

VEGANI: RIVOLUZIONARI INCONSAPEVOLI?!





Arma di distruzione di massa delle case farmaceutiche, maneggiare con cura, potrebbe far esplodere la tuasalute!!


Vegani: rivoluzionari inconsapevoli?!

Molti vegani spesso danno l’impressione di non capire appieno quale sia il grande contributo che stanno offrendo al mondo oltre che a loro stessi, un vegano oggi è come un rivoluzionario, combatte e contrasta ogni giorno il sistema improntato sull’inganno delle masse, per questo è un rivoluzionario, perché fuori dal controllo del sistema.

Il vegano è l’arma più temibile per le multinazionali del farmaco e dell’industria alimentare, i due principali responsabili della salute, o meglio, delle malattie degli individui che purtroppo si lasciano fregare offrendo loro fiducia che non merita, ingannano le menti anestetizzando il cervello per ammazzare il corpo.
Un vegano è un politico “ribelle”

Essere vegan vuol dire fare anche politica ogni giorno, acquistare una pianta d’insalata dal contadino per cibarsene è un atto rivoluzionario, nello stesso tempo politico perché è anche un messaggio ed esempio per molti altri che seguiranno e diffonderanno il virus vegan infettando ogni individuo possibile, almeno quelli che hanno ancora dei neuroni reattivi!

Per questo temono i vegani, sono pericolosi per il sistema, quindi vanno combattuti, attaccati e derisi, ma come i fatti dimostrano, la credibilità dei media è pari a quella del Gatto e la Volpe di Pinocchio, nessuno crede più alle cazzate che raccontano, per cui ogni volta che attaccano i vegani sortiscono l’effetto contrario, aumentano di numero.
Il mondo esploderà di salute

Se continua così entro i prossimi 20/30 anni sparirà la maggior parte delle malattie che oggi affliggono milioni di persone, molte di queste comuni e banali apparentemente ma comunque debilitanti e fastidiose, insieme con altre più gravi.

La salute non si compra, si conquista ogni giorno, con atti rivoluzionari come quello di acquistare un’insalata per il pranzo, ecco, questo è quello che accade ogni giorno a un vegano, deve esserne enormemente fiero, come un combattente di rientro da fronte che ha contrastato l’avanzata del nemico!

Siamo vegani e combattiamo per liberarci dalle catene dello schiavismo sistemico orchestrato dal potere che manipola e annienta le coscienze facendo della gente quel che vuole, noi possiamo fermarli, lo stiamo già facendo, macellerie al collasso, cibi confezionati in calo e siamo solo all’inizio, quanta salute abbiamo fatto esplodere?
Lanciamo le nostre bombe di salute e salviamo il mondo, gli animali, noi e gli altri!

Fonte: Vivivegan

mercoledì 24 agosto 2016

L'incredibile messaggio per gli esseri umani che pensano di essere liberi.




Tratto dal saggio L'illusione della libertà, bestseller di Amazon nella categoria sociologia. Disponibile anche in download gratuito al seguente indirizzo.


Siamo fermamente convinti di avere la libertà d'espressione, di stampa e di culto, il libero mercato, le frontiere libere, la libertà di poter scegliere il percorso di studio preferito e di cercare, o inventare, liberamente il nostro lavoro.

La parola libertà riecheggia quotidianamente nelle case dei lavoratori assopiti davanti alla Tv, insinuandosi perfino nelle menti malinformate di chi legge gli articoli scritti dai pennivendoli asserviti al potere.

Ma che strano: perché tutta questa necessità di rimarcare il concetto di libertà?

Se vivessimo realmente in condizioni di libertà che bisogno ci sarebbe di sottolinearlo continuamente?

Siamo davvero così liberi come ci dicono o forse ci stiamo soltanto illudendo di esserlo?

Per cercare di rispondere a queste domande, vorrei raccontarvi la storia di un normale essere umano che visse per tutta la vita credendo di essere libero.

Una storia che riguarda da vicino un po' tutti noi...



Salve, io sono un essere umano e so di essere libero, proprio come voi che state leggendo questa storia! Come faccio a esserne certo? Oh, è molto semplice: basta ripercorrere le tappe fondamentali della mia vita, o meglio, della nostra vita...


La libertà permea così a fondo l'esistenza da manifestarsi sin dal preciso istante nel quale veniamo al mondo.


Nostro padre è talmente libero da non riuscire a trovare il tempo necessario per veder nascere suo/a figlio/a. No, non è una scusa! Vorrebbe essere proprio lì con noi, ma non può perché è troppo impegnato con il lavoro.


Tornati a casa dall'ospedale, pochi mesi più tardi, anche nostra madre ci abbandona per molte ore al giorno, perché il congedo di maternità finisce, ed è di nuovo libera di tornare a lavorare.


I papà e le mamme sono talmente poco condizionati dalle rispettive attività lavorative, che non possono veder crescere i loro figli se non in modo fugace, sfruttando quei rari momenti di vigore e lucidità recuperati nei giorni festivi.


Quasi sempre, in virtù esclusiva della loro libertà, i nostri genitori sono costretti a consegnarci a delle apposite strutture: prima gli asili nido e poi gli asili d'infanzia.


Difficilmente un genitore può permettersi il lusso di rimanere a casa, perché con un solo stipendio si è liberi di non riuscire ad arrivare a fine mese.


E per fortuna i nostri genitori ce l'avevano un lavoro, stabile e sicuro, altrimenti sarebbero stati talmente liberi, che non avrebbero neppure pensato di metterci al mondo, visto che poi non sarebbero riusciti a sfamarci.


Poco dopo aver iniziato a camminare e a proferire parola, siamo talmente liberi che i nostri genitori ci spediscono diritti a scuola.


E meno male che ci sono i rientri pomeridiani, altrimenti quegli stacanovisti dei nostri genitori avrebbero dovuto assoldare i nonni, bene che vada, o una baby-sitter.


A scuola siamo talmente liberi di scoprire il mondo e di formare la nostra visione personale, che fin dai primi giorni ci costringono a stare seduti per tutto il tempo, al fine d'inculcarci delle verità precostituite, avvalendosi di meccanismi traumatici e ricattatori, come le note disciplinari o, peggio, la bocciatura.


Lo fanno a fin di bene, ovviamente! Se non fosse che i programmi scolastici sono stabiliti dal Ministero dell'Istruzione, un dicastero fondamentale del governo italiano, al servizio del benessere di tutti gli esseri viventi.


Scusate, mi sono confuso, quello avviene nel mondo delle fiabe! Già, perché nella realtà lo Stato è il più potente strumento al servizio del capitale.

Così, in un'economia capitalistica, i suoi mezzi saranno liberamente utilizzati per favorire gli interessi di una élite, non di certo della collettività.


A tal fine, i programmi e i metodi d'insegnamento vengono stabiliti così bene e in modo così libero, che a scuola c'insegnano che non si deve esercitare lo spirito critico, e che si devono imparare a memoria le presunte verità che l'insegnante ci presenta esattamente come sono, senza discutere, sulla base di un validissimo principio di autorità.


La logica, la matematica, l'approccio scettico-razionale e quello scientifico? No, quelle sono cose inutili, ostiche, difficili, che interessano solo le menti geniali, che conducono alla pazzia e all'emarginazione sociale.


Nei programmi inseriscono pure qualche ora d'indottrinamento religioso, l'IRC, tanto per esser sicuri che i membri delle nuove generazioni non imparino mai a pensare, e invece credano in modo acritico-fideistico a ogni sorta di assurdità.


Ovvio, se non fosse così, il giovane studente, divenuto adulto, potrebbe esercitare il suo spirito critico per rimettere in discussione il potere, e questo, come tutti sanno, è bene che non accada in una società dove regna la libertà di asservire i propri simili esercitando il controllo sociale.


Abbiamo la libertà di culto, eppure siamo così liberi, ma così liberi di scegliere la nostra religione, che stranamente quasi tutti praticano il medesimo credo dei propri genitori, salvo rare eccezioni.


Siamo talmente liberi che arrivati a 13/14 anni già bisogna scegliere un indirizzo per la scuola superiore, senza neanche avere la più pallida idea di che cosa significhi realmente quella scelta per il nostro futuro.


Eppure, ci dicono, è bene che decidiamo liberamente in prospettiva del lavoro che vorremmo fare da grandi.


Siamo talmente liberi che a scuola iniziano a catalogarci e a etichettarci, impartendoci un sapere settorializzato e marchiandoci a vita con delle valutazioni.


Non esiste un corso di studio il cui scopo sia far esprimere il vero potenziale racchiuso in ogni essere umano, perché chi detiene il potere non ha bisogno che fioriscano simili individui, ma di specifici automi, omologati e non-pensanti, disposti a sacrificare la propria esistenza asservendosi liberamente alle loro necessità.


Il capitale pretende che scuola e università sfornino macchine programmate per svolgere un preciso ruolo, che devono essere intercambiabili l'una con l'altra, in modo da avere uno scarso valore commerciale ed essere così maggiormente ricattabili.


Gli studenti non devono capire di essere "umani", vale a dire individui unici e irripetibili, che hanno un valore intrinseco incommensurabile.


Non devono neanche comprendere il reale valore del tempo della vita, la straordinaria importanza della libertà, e tanto meno il fatto che la complessità dell'esistenza gli riserverà uno spettro pressoché infinito di possibilità.


Ma la cosa più importante è che si convincano nella maniera più assoluta che non possa esistere un'altra realtà, altrimenti non sarebbero più disposti ad accettare in modo libero e volontario le assurdità dell'odierna società.


Dopo 5 ulteriori anni di studi demotivanti, noiosi e forzosi, che finiscono per allontanare quasi tutti gli studenti dal libero pensiero e dalla vera sete di conoscenza, saremo talmente liberi da dover effettuare un'altra gravosa scelta:


andare a lavorare oppure continuare gli studi per poi andare a lavorare, sempre in virtù esclusiva della libertà di poter scegliere che cosa fare della nostra vita.


Ovviamente prima d'iniziare a lavorare, sia chiaro, sempre e comunque in modo volontario, dovremo cercare "il" lavoro che pensiamo di voler fare, che però dopo qualche mese di ricerca diventa un lavoro che vogliamo fare che, dopo un altro po' di attesa, diventa "un" lavoro, che per molti si trasforma in un apprendistato sottopagato, in un tirocinio non retribuito, in un'attività di volontariato o nella disoccupazione.


Iniziamo così a sperare liberamente di poter lavorare a qualsiasi condizione. Qualcuno è perfino eroicamente disposto a darsi per mare per cercare fortuna in terre lontane.


Ma siamo liberi, quindi, se il lavoro non c'è possiamo inventarcelo, diventando imprenditori di noi stessi!


Esattamente, siamo talmente liberi che le attività che possiamo pensare di avviare devono essere necessariamente remunerative, altrimenti non sarebbero economicamente sostenibili.


Quindi, se per disgrazia ciò che ci piace fare non genera profitto, l'economia di libero mercato c'impedisce di farne la nostra principale attività di vita.


Pazienza, chiuderemo liberamente i nostri sogni in un cassetto, perché la nostra scelta libera è di lavorare e non di fare ciò che vorremmo fare!


Così, se non possiamo vivere di rendita, né sfruttando gli altri, e siamo anche così sfortunati da non avere abbastanza capitale, o idee adatte, per avviare un'attività che generi profitto, bisognerà, sempre in tutta libertà, mendicare il lavoro da chi invece di capitale ne possiede perfino in abbondanza, a causa della libertà d'impossessarsi di risorse e beni comuni e di accumulare in eccesso rispetto alla media, nonostante moltissimi esseri umani stiano liberamente vivendo in povertà da qualche altra parte del mondo.


Li chiamano imprenditori, datori di lavoro o benefattori, perché ti offrono la possibilità di poter lavorare in cambio della maggior parte della tua vita e del frutto del tuo lavoro, che gli vengono riconosciuti grazie alla tua volontà di donarglieli.


Dopo mesi di libere ed estenuanti ricerche, finalmente riusciremo a trovare un lavoro.


Una volta firmato un contratto, con il quale legalizzeremo e puntualizzeremo le modalità del nostro sfruttamento, saremo liberi d'iniziare a lavorare.


Per ringraziati del fatto che con il tuo lavoro manterrai lui e la sua famiglia, consentendogli perfino di vivere nel lusso, il capitalista, o chi per lui, sarà libero di sottoporti a ritmi di lavoro disumani, e sarà anche libero di licenziarti, se per disgrazia ti rifiutassi di svolgere diligentemente le mansioni che ti verranno assegnate.


Tu invece, essendo un lavoratore subordinato, sarai libero di ringraziare per la possibilità di essere sfruttato, o di rimanere senza lavoro, rischiando di diventare povero e finire per strada.


Prima di tutto, però, per meritarti l'assunzione, dovrai liberamente sottoporti a dei ridicoli test psico-attitudinali, come se fossi una cavia da laboratorio.


Perché ci fanno questo? Siccome non c'è posto per tutti, sono costretti a scegliere il migliore, ovvero quello che dimostra di essere più schiavo degli altri.


Ovviamente quelli che rimangono fuori sono liberi di trovarsi un altro lavoro, ammesso che ci riescano.


Proprio così! Perché in un mondo dove regna la libertà, gli esseri umani non hanno la certezza di trovare un lavoro dignitoso che gli permetta di vivere serenamente la vita, no!


In un mondo veramente libero, il lavoro è mal ripartito: invece di lavorare tutti 4-6 ore, c'è chi lavora 8-12 ore e chi niente;


così gli esseri umani devono competere per farsi assumere, provocando la disperazione degli altri e la propria - illusoria - felicità, che durerà ben poco.


Infatti, chiunque riesce a trovare un lavoro, ben presto si accorge di essere talmente libero, ma talmente libero, da non avere più tempo per fare niente al di fuori dell'ambito della propria attività lavorativa.


Il lavoro diventa la sua vita e la sua vita diventa il suo lavoro: è questa la massima espressione di libertà per un lavoratore subordinato.

Ma come ci ricorda quella scritta in ferro battuto tristemente nota: «Il lavoro rende liberi». O forse no?


Di norma, chi lavora è talmente libero, ma talmente libero, che si comporta come un carcerato temporaneo, che si rinchiude volontariamente nella propria cella per 8-10 ore al giorno per 40 anni, bene che vada.


Che lavorare sia estremamente bello, salutare e divertente è un fatto altrettanto evidente.


Lavorare piace così tanto alle persone che stranamente non perdono occasione per allontanarsi da esso ogni qual volta si presenti una festività.


Altri, invece, da quanto sono innamorati del proprio lavoro, inveiscono contro il governo non appena l'età pensionabile viene spostata un po' più in là.


Il lavoratore medio è così motivato, e si reca talmente liberamente al lavoro il lunedì mattina, che i medici si sono dovuti inventare un nome per una nuova sindrome che, con molta fantasia, hanno deciso di chiamare "sindrome del lunedì" (1).


Quando un lavoratore si ammala, il medico gli prescrive dei giorni di riposo forzosi. Infatti, come tutti sanno, lavorare fa così bene alla salute che per guarire è meglio stargli lontano.


Ma in molti amano talmente tanto il proprio lavoro da chiedere un certificato di malattia anche quando non sono ammalati.


Lavorando, prima o poi, ci si accorge che il ruolo che pensiamo di aver scelto liberamente tra quelli disponibili e rispetto al quale abbiamo avuto la libertà di adattarci, non è stato concepito per essere bello, piacevole o motivante, ma è stato ideato per essere funzionale alla realizzazione del profitto.


Così, pur subendo volontariamente un furto da parte dei capitalisti e nonostante svolgeremo un ruolo incompatibile con la nostra natura umana e il nostro essere, avremo un misero stipendio, con il quale compreremo una bella macchina da usare tutti i giorni per andare a lavorare;


una casa, che utilizzeremo per dormire quando non saremo al lavoro; del cibo per mantenerci in vita, in modo tale da poter lavorare in modo efficiente;


dei vestiti firmati, che però resteranno quasi sempre in armadio perché non avremo neanche il tempo per indossarli;


un non ben precisato numero di oggetti, anche inutili e di scarsa qualità, acquistati e riacquistati di continuo a seguito di pressanti condizionamenti mentali dovuti alla pubblicità, all'invidia o ad altri meccanismi quali l'obsolescenza programmata (2).


Già, perché i produttori sono liberi di indurre il bisogno al consumo e di commercializzare beni appositamente concepiti per deteriorarsi rapidamente, o per guastarsi allo scadere della garanzia senza possibilità di essere riparati.


Lavorando saremo liberi e felici di far arricchire i nostri benefattori, coloro che ci hanno concesso la possibilità di farci rubare una parte consistente del tempo della nostra vita e del frutto del nostro lavoro;


di pagare un mutuo, che ci costringerà "amorevolmente" a lavorare per altri 20-30 anni, con somma gioia degli strozzini della banca verso la quale ci siamo indebitati;


e di alimentare i processi consumistici, che innescheranno ritmi di produzione-consumo sempre più rapidi, in modo da generare un maggior profitto per i capitalisti, oltre che un indesiderabile inquinamento ambientale per l'intera umanità.


Con il nostro libero consumo di prodotti, che si guastano, non sono riparabili, diventano obsoleti e fuori moda, alimenteremo la crescita economica, permettendo così anche ad altri esseri umani di procurasi liberamente la propria condizione di asservimento nei confronti dei detentori dei mezzi di produzione.


I vestiti alla moda e l'auto nuova, però, aumenteranno la probabilità d'incontrare il/la compagno/a della vita che, in modo del tutto libero, e non a causa di consuetudini sociali, decideremo di sposare, salvo divorziare altresì liberamente dopo un po' di anni.


Il tutto non prima di aver messo al mondo delle creature indifese che, a loro volta, saranno liberamente costrette a subire le conseguenze dovute alla stupidità dei propri genitori e alle inevitabili complicazioni di una convivenza forzosa basata su di un mix illusorio di fedeltà e amore eterni.


Mentre i nostri figli cresceranno, e faremo di tutto affinché anch'essi ripetano i nostri medesimi errori, la vita andrà avanti tra stress e libere privazioni dovute alla mancanza di tempo e/o di denaro, entrambi riconducibili all'attività lavorativa, ma nonostante tutto andremo avanti imperterriti, sperando di poter continuare a lavorare fin quando non saremo vecchi.


Fine della storia.


Perché? È semplice: non succederà più niente di significativo. Saremo diventati dei perfetti ingranaggi della macchina economica.


Strapperemo i fogli dal calendario uno dopo l'altro, conducendo giornate sempre più simili, sempre più vuote, sempre più inutili e insensate.


Il resto della nostra vita volerà via un po' come in quel film, nel quale il protagonista ogni mattina si sveglia ed è condannato a rivivere la medesima giornata.


Solo che a ogni ripetizione saremo un po' più stanchi, un po' più spenti e un po' più vecchi...


fin quando il capitale, dopo averci sfruttato per 40 anni, ci getterà come dei rifiuti industriali perché non saremo più utili per generare profitto.


A quel punto saremo effettivamente liberi di smettere di lavorare, percependo addirittura una misera pensione.


Ma avremo 68 anni, o forse più, e molto probabilmente verseremo in condizioni psico-fisiche indecorose.


Impiegheremo quasi tutto il nostro denaro per acquistare i medicinali che ci faranno sopravvivere altri 10-15 anni, con somma gioia delle multinazionali del farmaco.


Prima di andare liberamente a finire in un ospizio, in un letto d'ospedale o di passare a miglior vita, dovremo decidere che cosa fare di quel poco tempo libero che avremo ancora a nostra disposizione;


ma a quel punto ci renderemo conto che lo spettro delle infinite possibilità, che da giovani si manifestava innanzi ai nostri occhi in tutta la sua magnificenza, la cui vista, però, ci veniva sapientemente preclusa dai condizionamenti del sistema, si sarà ridotto così tanto, ma così tanto, che saremo liberi di scegliere un qualsiasi elemento di un insieme vuoto.


In quel preciso istante, ripercorrendo all'indietro la nostra esistenza, coglieremo l'inganno e realizzeremo di non aver vissuto un sol giorno in condizione di libertà, ma di esserci illusi quotidianamente, tra una costrizione e l'altra, di essere liberi.


Il tempo a nostra disposizione sarà svanito, così come le nostre forze e non avremo vissuto neanche da vivi.


A quel punto non ci resterà che aggrapparci alla magra consolazione derivante da un'altra illusione: quella di una vita migliore nell'aldilà.


Inspiegabilmente lo Spirito del Tempo s'introdurrà nella nostra mente e comprenderemo una sconvolgente verità:


Perché dall'infinito spettro delle possibilità che ci prospetta la complessità dell'esistenza, ci riduciamo a scegliere tra una manciata di ruoli preconfezionati, che poi speriamo di svolgere per tutta la vita?


È la società che interferisce e modella i nostri comportamenti, le nostre credenze, le nostre scelte, quello che pensiamo sia giusto o sbagliato, il vero o il falso.


Non siamo veramente liberi fin tanto che non comprendiamo questa verità, piuttosto ci convinciamo di esserlo.


Siamo certamente liberi di scegliere tra chi deciderà se sarà o meno il caso di sfruttarci; siamo liberi di comportarci secondo i dettami imposti dal sistema, ma quando proviamo a uscire dagli schemi veniamo immediatamente emarginati, presi per pazzi e rischiamo di finire in povertà.


Siamo al tempo stesso guardie e prigionieri che giudicano gli altri senza pensare alla follia della propria condizione esistenziale.


Non costruiamo la nostra strada, percorriamo una di quelle già realizzate dal sistema.


La complessità di un essere umano è straordinaria, le sue potenzialità sono sterminate e noi, che cosa diventiamo? Una commessa, un operaio, un'impiegata, un meccanico, una giornalista, un avvocato...


Sacrifichiamo 8-12 ore al giorno per il lavoro e così non ci resta più tempo per vivere.


Le giornate si appiattiscono, diventando indistinguibili l'una dall'altra, perché non abbiamo modo di esprimere la nostra unicità.


É il capitale che delinea le scelte della nostra vita, facendoci credere che l'alternativa consista nel morire di fame o nel vivere di auto-produzione, emarginati e derisi dal resto della società.


Non è così, tutti insieme potremmo agire per ripensare e costruire un'altra società.


Ci hanno insegnato a credere che la condizione derivante da un lavoro totalizzante e subordinato rappresenti un diritto da invocare a gran voce per conquistare indipendenza e libertà;


ma poi, quando la sperimentiamo, conduciamo una non-esistenza, incastrati tra mille impegni e altrettanti condizionamenti, che sono innanzitutto mentali.


Dopo anni di formazione, propaganda e lavoro, la maggior parte degli esseri umani non è più neanche in grado di pensare in modo libero, ma si adatta a schemi e idee già esistenti in modo acritico-fideistico, figuriamoci se simili individui possono essere in grado di agire in modo libero!


Per essere liberi, prima di tutto bisogna liberare la mente da dogmi, pregiudizi e condizionamenti, e per farlo l'unica via praticabile è quella di adottare una forma mentis scettico-razionale, allenandoci a esercitare lo spirito critico e il libero pensiero.

Non saremo liberi fin quando non ricominceremo a pensare, perché se la mente è ridotta in catene allora anche il corpo non può che vivere in condizione di privazione della libertà.


Ma ormai saremo vecchi e, purtroppo, anche se avremo imparato la lezione, la nostra opportunità sarà sfumata.


Così, come unico, vero, e autentico atto eroico di un'esistenza altrimenti priva di significato, decideremo di raccogliere le ultime forze per concepire un breve messaggio da destinare alle nuove generazioni dell'intera umanità:


Siete veramente liberi?


State ben attenti, non lasciatevi ingannare!


Non gettate al vento la vostra opportunità.


Chiudete gli occhi e concentratevi. Pensate!


Rimettete in discussione il sistema sociale nel quale vivete; per farlo, usate la logica e la razionalità.


Cercate di fuggire dai condizionamenti e dalle false necessità, analizzatele e smontatele una a una.


Scacciate i sentimenti di odio, di rancore e d'arrivismo.


Allontanate la sete di fama e di successo.


Ripudiate il potere e l'opulenza.


Capite la follia di sfruttare gli altri e del farsi sfruttare; l'importanza di avere il giusto, il necessario.


Ammettete l'inutilità e la follia della guerra e della violenza.


Allontanate l'ideologia del merito e della competizione.


Riconoscete la superiorità della cooperazione rispetto alla competizione.


Aprite il vostro cuore ai sentimenti di amore e di fratellanza.


Pensate a voi stessi e alla natura che vi circonda; guardate agli altri e siate consapevoli di ciò che potreste fare per migliorare l'esistenza di tutti gli esseri viventi.


Concentratevi ancora, e riflettete... prendetevi tutto il tempo di cui avete bisogno... cercate tra le vostre passioni più sincere, tra i vostri reali interessi e domandatevi: che cosa voglio fare realmente?


Bene, ascoltate la vostra voce interiore, quella è la risposta esatta, mettetela in atto e portate a compimento con pienezza la vostra vita.


Mirco Mariucci
Se le idee contenute in questo saggio ti sono piaciute, puoi acquistare o scaricare gratuitamente la raccolta completa delle riflessioni di Mirco Mariucci al seguente indirizzo.

Note:

1) Si tratta di un malessere dovuto al rientro forzoso al lavoro il lunedì mattina. Nota anche come sindrome della domenica è caratterizzata da apatia, ansia, angoscia, insonnia, difficoltà di concentrazione, lacrimazione agli occhi e tensione muscolare. In Italia ne soffrono 6 lavoratori su 10.


2) L'obsolescenza programmata è una strategia volta a definire il ciclo vitale, ovvero la durata, di un prodotto, in modo da renderne la vita utile limitata a un periodo prefissato. Per approfondire si veda qui: https://it.wikipedia.org/wiki/Obsolescenza_programmata

martedì 23 agosto 2016

Stai pensando alla scelta vegan? Ti starai facendo queste domande!




La scelta vegan è solitamente motivata da questioni non solo etiche, ma anche salutiste ed ecologiste. E soprattutto per chi come noi è nato in una società dove mangiare animali è considerato normale e necessario, con tutto il corollario di disinformazione a riguardo, è ovvio che l’idea della scelta vegan porti una serie di interrogativi.




Se anche tu stai pensando di intraprendere questo percorso probabilmente ti sarai già posto alcune delle seguenti domande. Per aiutarti a trovare le risposte, abbiamo raccolto in questo articolo i quesiti più diffusi.


Una dieta a base vegetale ha controindicazioni?




No, a patto di seguire un’alimentazione varia. Il cambio di abitudini alimentari non presenta effetti collaterali, a meno che non si traduca nel consumare esclusivamente pochi alimenti, a esempio farinacei e derivati della soia. In questo caso è sempre meglio rivolgersi a professionisti come dietologi e nutrizionisti che ci sapranno indicare gli accorgimenti necessari per una dieta vegetale perfettamente bilanciata. In Italia per fortuna non mancano e molti si sono riuniti in un’apposita associazione.


E le proteine?





Quello delle proteine è un falso mito: non è assolutamente necessario mangiare carne e un’alimentazione a base vegetale è in grado di fornirci tutti gli aminoacidi dei quali abbiamo bisogno. Per una lettura più approfondita rimandiamo qui.


Mangiare carne è naturale?





La maggior parte della carne consumata in Italia e nel mondo proviene da allevamenti intensivi, luoghi che di naturale hanno ben poco e dove, nascosti alla vista dei consumatori, milioni di animali sono costretti a passare un’esistenza in gabbia e tenuti in vita con l’aiuto di farmaci. Tali precarie condizioni di vita all’interno degli stabilimenti, possono favorire inoltre negli animali lo sviluppo di batteri e patologie potenzialmente pericolosi per l’uomo.
Mangiare la carne di animali non è affatto naturale per l’essere umano, che ha l’anatomia simile a quella dei frugivori (come lo sono gli altri primati) e in natura sarebbe una preda e non certo un cacciatore. Solo millenni di adattamento hanno reso possibile, ma non indispensabile, farlo.


E se scegliessi solo carne BIO?



Scegliere di rispettare gli animali vuol dire rispettare la loro volontà di vivere; ogni allevamento invece, a prescindere dalla tipologia, ha una sola destinazione: il macello.In questi luoghi la morte è morte e non esiste differenza tra animali etichettati bio o meno, tutti soffrono allo stesso modo.
Negli allevamenti cosiddetti BIO la quantità di sostanze chimiche utilizzate è certamente inferiore, mentre le quantità di acqua ed energia consumate rimangono invece le stesse, così come le emissioni di gas serra e le conseguenze per il clima. Contrariamente a quanto si pensa, la dicitura BIO non sempre risulta essere garanzia di sostenibilità e rispetto della vita degli animali.


Se smettiamo di allevarli, gli animali sparirebbero dal pianeta?




Stefano Belacchi / Essere Animali

Negli allevamenti intensivi gli animali vengono perlopiù riprodotti in modo artificiale e vengono fatti nascere (e morire) appositamente. La quantità di animali presenti è determinata esclusivamente dalle esigenze di mercato, non dal timore di far estinguere una determinata specie. Inoltre la maggior parte delle specie allevate non esistono come tali in natura, sono il frutto di secoli di selezione finalizzata solo a produrre di più.


E se mi limitassi alla scelta vegetariana?



Spesso la scelta vegan viene vista come estrema, e in molti optano per un passo intermedio. Molti non sanno però che anche il consumo di latte e uova implica sofferenze per gli animali e che al termine del loro ciclo produttivo vengono macellati.
La scelta vegetariana è un passo importante e del quale essere orgogliosi, perché contribuisce a ridurre la sofferenza degli animali. Ma non va vista come un punto di arrivo, perchè è possibile impegnarsi per andare oltre.


Posso mangiare il pesce?




Essere Animali

Ormai lo ammettono tutte le fonti scientifiche più importanti: i pesci soffrono esattamente come gli altri animali. Anche qui inoltre il fenomeno degli allevamenti intensivi è sempre più presente, con condizioni sempre peggiori per questi animali. Per una lettura più approfondita rimandiamo a questo articolo.


Se la dieta vegan è equilibrata perchè ho bisogno della B12?







La B12 non viene prodotta dalle piante né dagli animali, ma è una sostanza di derivazione batterica. I microrganismi responsabili della sintesi di questo prezioso elemento si trovano anche nel terreno, perciò in una condizione di vita “naturale” la assumeremmo mangiando frutta e verdura e bevendo acque da loro “contaminate”. Per ovvie motivazioni questo tipo di situazione non è proponibile al giorno d’oggi.
Anche agli animali negli allevamenti intensivi, che in situazioni di normalità la produrrebbero autonomamente, viene fornita attraverso apposite integrazioni nel mangime. Quindi anche chi mangia carne prende un integratore, anche se per via indiretta.


Anche la coltivazione di alimenti vegetali inquina?




Come ogni attività umana anche l’agricoltura impatta sull’ambiente, a causa principalmente del consumo d’acqua e dell’uso di erbicidi e pesticidi. Quello che però è meno noto è che la maggior parte dei terreni coltivati nel mondo sono destinati a nutrire gli animali degli allevamenti.
Calcolando che per produrre un chilo di carne si consumano in media 15 chili di vegetali, se un vegano mangia un etto di piante, chi mangia una bistecca ne consuma 1,5 kg! Chi sceglie un’alimentazione vegtale contribuisce quindi a ridurre drasticamente la quantità di terreno destinata al consumo umano.




Scegliere vegan vuol dire andare incontro ad uno stile di vita più consapevole, nuove abitudini e sapori tutti da scoprire. Oltre al rispetto per gli animali, un’alimentazione a base vegetale ha effetti benefici anche sulla propria salute e sull’ambiente.


SE VUOI SAPERNE DI PIÙ LEGGI QUI

domenica 21 agosto 2016

La conquista pacifica dei castelli...


Cento anni fa quando qualcuno chiedeva la liberazione degli schiavi veniva preso per matto;
Cinquant'anni fa quando le donne chiedevano il diritto al voto erano considerate delle dementi;
Trent'anni fa quando le donne pretendevano pari diritti, il diritto al divorzio e all'aborto, le consideravano da manicomio;
Vent'anni fa quando gli omosessuali chiedevano la loro emancipazione erano considerati dei folli;
Oggigiorno i vegani che chiedono la liberazione animale e la fine del loro sfruttamento sono considerati dei marziani, ma un giorno non lontano riusciremo ad aprire tutte le gabbie, spalancheremo le porte degli allevamenti e ogni essere vivente sarà libero di scorazzare senza più costrizioni di sorta, è inevitabile, per la salvezza di tutte le specie e dell'intero pianeta.

Il perverso sistema sociale in cui viviamo ci ha condizionato il pensiero, convincendoci che sia “normale” lavorare secondo modalità incompatibili con il nostro benessere e che non esista alternativa al dover subire la follia dell'odierna organizzazione del mondo del lavoro, siamo intrappolati, i veri padroni della terra, le famiglie reali (tutti maschi che si tramandano il potere di generazioni in generazioni), quelle persone che vivono nei castelli i veri parassiti del pianeta, continuano a costringerci a pensare  che non c'è alternativa a questo sistema da loro costruito e che si basa essenzialmente su due pilastri fondamentali: La sottomissione delle donne e lo sfruttamento degli animali, con la complicità delle varie religioni, attraverso il controllo dell'istruzione e di tutto il sistema informativo ci hanno indotto a credere che le donne devono essere gli angeli del focolare al servizio dei maschi e gli animali degli esseri inferiori di cui dobbiamo cibarci, e per indottrinarci utilizzano i sistemi più subdoli e invasivi che hanno a disposizione, qualsiasi forma di DISCRIMINAZIONE verso qualsiasi ESSERE VIVENTE si basa sulla mancanza di una corretta educazione. Il concetto di DISCRIMINAZIONE non è insito nell’essere umano ma viene “trasmesso” come una MALATTIA e di conseguenza la dobbiamo considerare tale. Questo particolare disturbo del pensiero viene trasmesso sotto forma di “insegnamento” dagli adulti ai più piccoli, i quali apprendono CHI sia “doveroso” discriminare.
Se mettiamo insieme dei bambini di varie razze, inizieranno a SOCIALIZZARE e a GIOCARE tra loro senza fare NESSUNA distinzione. Lo stesso accade se li mettiamo assieme a dei cuccioli di animali di specie diverse.
È solo dagli adulti che i bambini “imparano” a discriminare alcune RAZZE di esseri UMANI. Ed è solo dagli adulti che i bambini “imparano” a discriminare alcune SPECIE di esseri NON-UMANI. I bambini giocano nello stesso modo sia con un cagnolino che con un maialino ma crescendo verrà “insegnato” loro che è “normale” AMARE e ACCUDIRE uno ed è “normale” TORTURARE e UCCIDERE l’altro.
Nota: chi sia normale amare e chi invece no, cambia da paese a paese. In oriente i cani vengono allevati per essere macellati, esattamente come accade in occidente con i maiali. Il meccanismo è esattamente lo stesso.
Lo SPECISMO, così come il RAZZISMO e il SESSISMO, è un pensiero discriminatorio che fonda le proprie radici sull’odio, o quantomeno sulla più totale mancanza di compassione, verso alcuni esseri viventi. L’unica differenza tra queste forme di discriminazione consiste nella SCELTA delle VITTIME (leggi tutto su Giustizia Animalista).
Un sistema che si perpetua da alcuni secoli e che è venuto il momento di abbattere se vogliamo salvare la nostra specie e tutte le altre specie viventi, il pianeta sta implodendo e non abbiamo più molto tempo;
Sembra impossibile che ci si possa riuscire ma alcuni segnali cominciano a delinearsi...
Il mondo è sempre più veg. La popolazione vegetariana e vegana è in continua crescita. Stime indicano in milioni e  milioni di individui che hanno abbracciato la filosofia vegan, ma rimane difficile indicare davvero quante siano le persone che hanno abbandonato l’abitudine di mangiare resti animali;
In Italia sembrava impossibile che un Movimento politico onesto potesse entrare nelle istituzioni, eppure da cinque anni a questa parte dei cittadini perbene amministrano piccole e grandi città, siedono in Parlamento e ultimamente sono state conquistate le capitali del paese Roma e Torino da due donne straordinarie, e, da non sottovalutare, tantissime persone all'interno del Movimento sono vegane e stanno lavorando per ottenere delle leggi a favore degli animali;
Uno degli obiettivi che dovrà essere raggiunto nei prossimi mesi sarà il reddito di cittadinanza, il primo passaggio per ottenere successivamente il reddito di esistenza e il sistema lavorativo che dovrà cambiare profondamente, lavorare tutti quattro ore giornaliere o venti ore settimanali sarà il passo successivo e naturalmente anche i lavori domestici e di cura saranno considerati alla stregua di tutti gli altri lavori, quando avremo raggiunto questi straordinari risultati le persone avranno molto più tempo libero per pensare e capiranno finalmente che cibarsi di animali è deleterio per la loro salute, che uccidere degli esseri viventi è profondamente sbagliato, che il pianeta si salverà se metteremo fine agli allevamenti e allo sfruttamento di tutte le specie;
Questo paese risorgerà nella sua maestosità e potremo coinvolgere il mondo intero, non è un sogno ma se ci crediamo è possibile realizzare tutto ciò nella realtà;
Potremo finalmente vivere nel benessere in armonia con gli animali, non avremo più paura di nessuno di loro e torneremo a vivere nel vero paradiso terrestre che ci è stato precluso qualche secolo addietro quando i maschi presero il sopravvento sulle donne, potremo finalmente conquistare pacificamente i vari castelli dove vivono adesso i cosiddetti nobili e regnanti serviti e riveriti da un esercito di dipendenti fra cuochi, camerieri, giardinieri e guardie del corpo, senza violenza, dicendo loro semplicemente che la pacchia è finita e anche loro dovranno lavorare il giusto tempo come tutto il resto dell'umanità.
Per capire un pò meglio questa filosofia poc'anzi espressa pensiamo al Gruppo Bilderberg i cui adepti, banchieri, grandi industriali ed esponenti del mondo politico si riuniscono annualmente nei loro sfarzosi, austeri e pomposi castelli all'interno dei quali complottano le strategie per continuare a dominare il mondo, organizzano guerre e colpi di Stato e misure per affossare intere economie, questi personaggi, naturalmente tutti maschi, prendono ordini sempre dai regnanti di cui sopra, Stefano Benni uno dei più grandi scrittori contemporanei diversi anni addietro scrisse un esilarante racconto proprio su questo tema e ve ne consiglio la lettura:

I sette gnomi di Zurigo.


IN MEZZO a un bosco, vivevano i sette gnomi di Zurigo. Erano i più ricchi e abili speculatori delle borse mondiali, ma erano rimasti persone semplici. La loro casetta era di sole centonovanta stanze, tutta circondata da cerbiatti e coniglietti, alcuni vivi, altri penzolanti dal reticolato a duemila volt. Nella sala delle riunioni prese la parola l'autorevole Dotto. Era laureato in aggiotaggio a Harvard e aveva studiato scienza della liquidazione con Romiti. Anche Wall Street temeva le sue previsioni.
- Fratelli gnomi - disse - il momento è difficile. Il mercato è impazzito ed è sotto quello che noi chiamiamo l'effetto Clinton, cioè va a tiramenti e non si sa mai se quello che dice è vero. Perciò dobbiamo elaborare nuove strategie di investimento.
- Io ho un'idea - disse Eolo, tirò una riga di coca e esplose in uno starnuto - questo è il momento di investire sul mercato della droga. L'economia sudamericana è debole, e si possono comprare tonnellate di roba a prezzi stracciati. Basta scegliere un socio onesto e affidabile, la mafia italiana, la triade cinese, le nuove mafie russe. E si stanno aprendo nuovi settori di vendita. Ci sono al mondo duecento milioni di giocatori di calcio. Se li convinciamo che la cocaina fa lo stesso effetto della creatina, siamo ricchi.
- Zitto, drogato di merda - disse il mite Mammolo. - Il mercato migliore resta il Giappone. Sono in crisi momentanea, ma presto faranno uscire le ultime generazioni, cioè le invenzioni che non entrano sul mercato finché non è stata venduta la generazione precedente.
AUTO ecologiche con l'airbag fatto con un pagliaio, computer che convincono a comprare un altro computer, telecamere intelligenti che si addormentano durante il dibattito. E poi videogiochi portatili interattivi dove ti sparano veramente addosso, basta che li prendi sotto braccio e vai nel centro di una qualsiasi città italiana. E il gioco "il piccolo genetista", dove puoi coniare i tuoi gattini o fare un ibrido tra il nonno e un basset-hound e vedere se vien fuori Cuccia. Il futuro è a oriente.
- Certamente scemo - disse Pisolo - ma non in Giappone, bensì in Cina. È l'unico paese che ha già risolto il problema delle trentacinque ore, infatti le fanno ogni tre giorni. Sono riusciti a spuntarla contro il Fiume Giallo, che in caso di alluvione è quasi più disastroso della Regione Campania. La Cina è il mercato del futuro. Ad esempio, non hanno le carte da gioco da infilare nelle ruote della bicicletta per fare il rumore del motorino. Lanciamo la moda, un bello spot con la Claudia Schiffer e Pantani, ed ecco che tutti i cinesi vorranno la bicicletta col frullo, è un affare di miliardi.
- Cretino passatista, altro che biciclette, lì stanno fabbricando grattacieli - lo interruppe Cucciolo, il rampante della famiglia, ventidue anni e già diciotto avvisi di garanzia -. In tempi di recessione bisogna rischiare, perciò il mercato migliore è l'Italia. Lì non si sa mai cosa succederà il giorno dopo. Ogni giorno c'è una modifica alla finanziaria, una smentita sulle tasse, un coito interrotto sulla giustizia.
-No, giovane scriteriato, l' Italia è troppo rischiosa - disse il gaio Gongolo, che sembrava un incrocio tra Prodi e Magalli - il futuro è a Est. Infatti tutte le aziende italiane si sono buttate in Romania, in Ungheria e in Russia. La maglieria, i pezzi di ricambio, i film porno, là tutto si fa con meno. Presto Eltsin si dimetterà, perché non hanno più pile per tenerlo caricato. Se vorranno mangiare, i russi dovranno rilanciare il settore portante della loro economia alimentare, e cioè l'orto privato. Zappe, concimi, semi di cetriolo, ecco dove investire. Lanciare nuovi ibridi, come il pomodoro San Marzano con la pelliccia per climi freddi. Ci uniremo a Berezovsky, il Berlusconky russo: proprio come Silvio non sopporta che gli chiedano come ha fatto i soldi ed è pieno di televisioni. La differenza è che lui i comunisti ce li ha intorno davvero.
- Gentile collega, mi consenta di dissentire - disse l'elegante e garbato Brontolo, laureato in money recycling alla Bocconi - il mercato migliore resta quello delle armi. Negli ultimi anni non ci ha mai tradito. Dobbiamo solo superare la diffidenza della gente. In America si possono già comprare i mitra al supermarket, ma presto potrebbe accadere ovunque. Io sogno mercatini di pistole tipiche nelle sagre, il Salone del Missile Marino a Genova, la fiera dell'esplosivo a Piedigrotta, la pistola da borsetta di Trussardi, e le televendite in diretta, con l'annunciatore che dice: "E ora che abbiamo ascoltato queste brutte storie di violenza il nostro sponsor ci dirà come proteggere la nostra casa col mortaio salvavita, così semplice che può spararci anche un bambino".
- Siete un branco di piccoli idioti - li interruppe una voce femminile. Sulla soglia apparve una donna col viso angelico e un caschetto di capelli neri. - Il futuro finanziario è dei Mac Donald. Ogni sei ore nasce un nuovo Mac Donald, si vendono duecento hamburger ogni sei pizze. Il Mac è la vera globalizzazione mondiale, la Madre di tutti i succhi gastrici, l'affare che divorerà tutti gli affari. Il ketchup è il sangue di ogni recessione alimentare. Ho investito tutto il nostro capitale in azioni Mac Donald.
- Sei grande Biancaneve - disse Dotto - sei meglio di Marina Salamon, della moglie di Dini, di Donatella Versace, sei una genia dela finanza, sei...
- Zitto, microbo. E andate subito a preparare i costumi per le foto. Da domani in ogni Mac Donald mondiale, insieme all'hamburger, verranno regalati sette pupazzi di nanetti con le vostre fattezze, più una Barbie Biancaneve gonfiabile.
- Ma costerà una cifra.
- Risparmieremo altrove. Negli hamburger non ci sarà più la fetta di carne, ma un gratta e vinci profumato all'aglio. La gente si abituerà. E adesso andate a lavorare e cantate la canzoncina, ultimamente le vendite dei dischi sono in ribasso. Forza, scattare!
- Sei una vera strega Biancaneve - sibilò Dotto, si prese un rasoterra nel sedere e andò a mettersi in fila con gli altri.
Stefano Benni.