giovedì 23 marzo 2017

CIRCA LE DONNE DI MARE





Un pezzo scritto per la kermesse Se permettete parliamo di donne, organizzata dalla Società Umanitaria Alghero.

Alghero, Lo Quarter – Domenica 19 Marzo 2017 ore 19

I

Permettete se parliamo di donne?

Di quelle femmine di essere umano che hanno avuto la sventura di nascere all’interno di una razza evoluta come quella dell’essere umano, senza tuttavia godersi il lusso dell’evoluzione ma con mille obblighi e gerarchie vicini ancora all’ordine animale.

Permettete se parliamo di donne ma non di vestiti firmati, trucchi e ballerine?

Si può?!

Preferiamo parlare di pelle sudata, cuori spezzati e cervelli coi pensieri stipati.

Preferiamo parlare di lupe, di roghi con sopra presunte streghe e di silenzi pieni di suoni.

Fate la cortesia, concedeteci un po’ di tempo per parlare di notti insonni, di pance che si gonfiano e sgonfiano come vele, di gente condannata a cucinare lasagne a vita.

Perchè le donne sono anche genti, persone.

Concedeteci di parlare non di mamme, nonne, mogli, fidanzate e infermiere ma di persone.

Le persone che compongono il mondo e per questo sono costrette all’analfabetismo, allo stipendio più basso di tutti, alle mutilazioni più segrete e offensive di tutti i prigionieri di guerra.

Costrette ad obbedire ad altre persone col cervello mutilato.

Costrette a obbedire ai propri figli.

Fateci parlare delle persone costrette a lavorare come prostitute. Come se non bastasse essere costrette a lavorare.

Fateci parlare della gente che ha subìto castighi chiamati mansioni e che ora si ribella in modo scomposto, schiacciando tutto ciò che incontra in maniera disordinata, compulsiva.

Ma non è forse questa la strategia di tutte le rivoluzioni?

Fateci considerare la parola donna come un’evoluzione della parola persona, non come una condizione biologica.

Qualcosa da meritarsi non con la nascita ma col fuoco.

II

E poi ci sono le donne delle isole, al di sopra di tutti grazie alla condizione biologica di esser nate su uno scoglio.

E se nasci su una roccia sei già una donna, sei già un uomo.

Non hai tempo per altro che per l’essenziale.

Le sarde.

Chi le ferma le donne sarde, cresciute sulle pareti di calcare tra il mare aperto e i cespugli di mirto?

Ci sarebbe da portarle sul continente, le donne sarde.

Ci sarebbe da rapirle come ci hanno insegnato a fare e da portarcele sul continente, che tanto c’entrano nel bagaglio a mano.

Bisognerebbe portarle in Europa per farle parlare con certe donnette di terraferma, intrappolate nella rete a maglie fini dell’apparenza, dell’inconsistenza.

Io alle donne sarde farei produrre un tutorial, uno di quei corsi col cd-rom allegato che insegni alle ragazzine a starsene con la faccia contro il vento, come si protegge un territorio, come si danza con le proprie tradizioni senza annoiare platee, senza il vestito buono, senza soldi.

Io le sarde le farei entrare nei libri di scuola, nelle tasche dei politici, nei negozi e nelle università a spiegare cos’è il carisma.

A spiegare cos’è la dignità a quei catorci con la permanente e gli sciatusc che credono basti un figlio e un paio d’ore dall’estetista per essere donne.

Che non sanno cosa diventa il mare quando incontra il vento, che non riconoscono più odori e profumi che le loro antenate un tempo, fiutavano da miglia e miglia e che solo le sarde riescono ancora a percepire.

Dio salvi le donne delle isole e le cose che appartengono a pochi.

Fonte MADAMEPIPI'

mercoledì 22 marzo 2017

La battaglia per il clima




La battaglia per il clima deve essere al centro della lotta per la liberazione animale, umana, della Terra, parte di un processo altrimenti irrealizzabile se non si pone un freno a quei processi industriali che sventrano il Pianeta alterandone gli equilibri.
Parlare di “cambiamento climatico” non è del tutto corretto per, in quanto questo muta semplicemente ogni volta che si passa da una stagione all’altra, ma in questo caso il problema è ben più grande e l’attenzione va portata su tutto ciò che alimenta il fenomeno del surriscaldamento globale, i cui effetti e danni sono già ben visibili.
Un fenomeno reale, scatenato da tutti quei fattori che nel tempo hanno ridotto la Terra alla stregua di un enorme distributore automatico al servizio del sistema capitalista.
Land-grabbing, industria agro-chimica, industria della carne e dei derivati animali, processi estrattivi e minerari sono solo alcuni degli aspetti che minano i delicati equilibri climatici del Pianeta rendendo vano il concetto stesso di libertà, minacciato da processi industriali che si arresteranno solo dopo aver esaurito ogni risorsa sfruttata, oppure no.
Il tempo della Terra sta scadendo e in tutto il mondo si moltiplicano le iniziative di opposizione diretta a tutte quelle operazioni che prevedono la distruzione di foreste, di habitat naturali e zone incontaminate, che mettono a rischio l’integrità dei vari ecosistemi.
Mentre tutto scorre nell’illusione della “normalità”, migliaia di persone ogni giorno dedicano la propria vita alla difesa della Terra (intesa come quel tutto superiore alla somma delle parti che comprende terre emerse, distese idriche ed ogni specie animale e vegetale), attraverso blocchi, occupazioni, sabotaggi e manifestazioni che possano in qualche modo rallentare il meccanismo di sfruttamento in corso.
Spesso criminalizzate al fine di mantenere il controllo su quell’opinione pubblica sedata dalla diffusione di una sistematica disinformazione, queste azioni e chi le conduce sono invece la risposta a chi commette crimini a norma di legge: aziende tutelate dagli stessi governi ed istituzioni che creano leggi al preciso scopo di normalizzare lo sfruttamento condotto dall’industria.
Le aree della Terra sotto regime di sfruttamento vengono tenute sotto stretta sorveglianza attraverso l’impiego di reparti militari, agenzie di sicurezza e squadroni della morte direttamente ingaggiati dalle varie aziende interessate.
Se nel caso di Standing Rock, dove il controllo dell’area interessata dal gasdotto Dakota Access Pipeline era stata affidata al US Army Corps (sezione dell’esercito statunitense specializzata in ingegneria e progettazione), la miniera di lignite a cielo aperto che sta estinguendo la foresta di Hambach è controllata da quattro diverse agenzie di sicurezza al soldo della RWE: multinazionale responsabile delle operazioni estrattive.
L’obiettivo di questi enti è molto chiaro: impedire la diffusione delle corrette informazioni in modo che il mondo non sappia il reale impatto dei vari cicli estrattivi e produttivi.
La repressione nei confronti di chi cerca di sollevare questo velo di omertà si fa sempre più violenta, come nel caso di alcun* ragazz* che recentemente hanno tentato di fotografare il cantiere della RWE nella foresta di Hambach, in Germania, circondati e inseguiti da alcuni camion appartenenti ad una delle agenzie di sicurezza ingaggiate dalla multinazionale.
Non un passo in dietro però, perché se da un lato la repressione aumenta, dall’altro la resistenza si fa sempre più intensa, come dimostrano le iniziative in programma nei prossimi mesi.
Per il 1° aprile prossimo, sempre in Germania, è stata chiamata un’azione globale per il clima che prevede il blocco del treno del carbone con successiva occupazione della foresta di Colonia.
Il 24 giugno ad Amsterdam andrà in scena Codice Rosso, ovvero il blocco del più grande porto al mondo in ambito di commercio di combustibili fossili, dove viene importato carbone da Colombia, Russia e Sud Africa per alimentare la rete elettrica europea.
Nel mese di agosto, invece, migliaia di persone entreranno nella regione del Reno, una delle principali per quanto riguarda l’estrazione di carbone, dove verranno orchestrate diverse azioni di disobbedienza civile al fine di resistere e contrastare quella devastazione che il sistema giustifica chiamandolo progresso.


Vogliamo la fine del capitalismo fossile!
Stiamo lottando non solo contro il carbone, ma contro il fracking, contro il petrolio, e per mettere in discussione la logica del profitto e della crescita. (Ende Gelande)

Una lotta per la Terra che ha bisogno del sostegno di tutt*, direttamente e indirettamente, attraverso la diffusione di informazione pulita e un impegno quotidiano che conduca ogni persona a fare meglio del giorno precedente.
La forza dell’antispecismo è proprio questa, quella di non sentirsi mai arrivati, consapevoli che, in quanto percorso, questo deve portare ogni giorno a domandarsi cosa si può fare per diminuire ulteriormente il proprio impatto su ciò che ci circonda, per la liberazione animale, umana, della Terra.

Fonte: Earth Riot

martedì 21 marzo 2017

Antispecismo è libertà!


Quanta carta dovremo ancora riempire, e quante parole dovremo ancora spendere per cercare di convincere tutti e tutte che la liberazione animale non può essere un’opzione, ma è invece una necessità? Com’è possibile parlare di libertà, senza includere tra gli oppressi tanti esseri senzienti, coscienti di sé, capaci di provare dolore e piacere, e di scegliere tra dolore e piacere?

La libertà è libertà: o è per tutti, oppure non è. In questo senso l’antispecismo, la lotta per la liberazione animale, è la più alta pratica e forma di libertà.

Come si sa, l’emancipazione non può in alcun modo coincidere con il potere: l’una esclude l’altro e viceversa. Porsi dalla parte del potere dunque, rivendicando al contempo la libertà, altro non produce che contraddizioni teoriche e nelle pratiche di lotta.

A tal proposito, è evidente che ogni specista si pone dalla parte del potere; perché dunque escludere tutti quegli anarchici e anarchiche specisti che confondono la liberazione umana con quella totale, dunque per tutti? No, cari compagne e care compagne: lo specismo è potere e l’antispecismo anarchico combatte contro ogni forma di dominio e di sfruttamento.

Il potere dello specismo si costituisce a partire dalla possibilità di riconoscere o non riconoscere, su base assolutamente discrezionale, la libertà anche agli animali non umani. Lo specismo infatti altro non è che un potere istituzionale, legale, tribunalesco e fortemente tradizionalista secondo cui la possibilità di disporre della vita di miliardi di soggetti non umani in tutto il mondo diviene la normalità e ogni altra possibilità una mera alternativa. Sulla base di ciò il potere specista risiede proprio in quella libera discrezionalità la quale legittima l’animale umano a decidere nei confronti di chi e quando il diritto a non soffrire può essere riconosciuto all’animale non umano. Volendo trasporre questo potere in metafora – la quale, a dire il vero, è molto meno che una semplice metafora –, è come se ognuno di noi avesse un fucile puntato alle spalle e da un momento all’altro, in base alle sue volontà, un cecchino potesse decidere di sparare o risparmiarci. Cosa ancora più paradossale, però, è che in tutti quegli istanti in cui il cecchino decide di non sparare, dovremmo essergli grati perché la normalità è nello sparo, l’alternativa è nel risparmiarci.

Bene, l’antispecismo non è l’alternativa di niente (mettiamocelo bene in testa!), ma molto semplicemente l’antispecismo, quale può intenderlo un anarchico, è la libertà totale nei confronti di tutti, indipendentemente dall’appartenenza di specie e di genere.

Su “Umanità Nova” del 29 gennaio 2017, Nicholas Tomeo si chiedeva qual è il confine che legittima l’anarchismo specista e non l’anarchismo nazionalista, posto che entrambi si reggono su discriminazioni sulla base di differenze di appartenenza, seppur diverse sono le vittime. Potrei porre la stessa domanda in riferimento a qualsiasi tipo di sfruttamento, sia esso sessista, classista, schiavista, colonialista o più in generale capitalista.

La domanda è posta leggendo la realtà dei fatti: le lotte per la liberazione totale sono inevitabilmente identiche perché le stesse sono le basi su cui poggiano oggi tutti i domini. Come affermato sullo stesso tema anche da Marco Celentano, su “Umanità Nova” del 4 febbraio 2017, “le lotte per sottrarre uomini,‭ ‬animali ed ecosistemi allo sfruttamento capitalistico e all’asservimento sono,‭ ‬perciò,‭ ‬tra loro,‭ ‬indissolubilmente intrecciate”.

Lo specismo, o meglio lo sfruttamento animale, non regge da nessun punto di vista, e ogni teoria che cerchi di giustificarlo appare inesorabilmente insufficiente e artificiosa. Che si prenda a pretesto la tradizione, la storia, la biologia, la medicina, l’antropologia o le scienze umane, lo sfruttamento animale è sempre e comunque contestabile e fragile in tutte le sue argomentazioni.

La necessità di un confronto serio sull’argomento all’interno del movimento anarchico italiano e internazionale è più che necessario perché la discussione non è di poco valore, tutt’altro: qui si sta discutendo di quale significato vogliamo dare alla nostra idea e alle nostre pratiche di libertà, ed interessa sempre più persone. Discutere in questo senso di libertà e della sua accezione, non coinvolge solo il fine, ma anche i mezzi che vogliamo adoperare per arrivare alla costruzione di una società libertaria. Una società che non deve essere calata dall’alto, ma costruita giorno dopo giorno, passo dopo passo, attraverso le azioni quotidiane attraverso cui decidiamo di essere compartecipi e coinvolti in questo processo rivoluzionario. Perciò, in tal senso, posto che in un futuro dove la convivenza pacifica, costruttiva e collaborativa tra gli esseri risulterà come logica e ordinaria, innegabilmente ci saranno forti divisioni se non si discute già da adesso del significato che vogliamo attribuire alla libertà che perseguiamo perché nessun antispecista sarà disposto a vivere in comunità “orizzontali” dove anche un solo animale non umano continuerà ad essere dominato, sfruttato e schiavizzato e dove la libertà e il diritto ad essere libero dalla sofferenza andrà solo a vantaggio della specie umana.

Libera Bonaventura

lunedì 20 marzo 2017

Cercasi Cazzaro



Dopo aver aver abolito i voucher solo per paura di un’altra disfatta referendaria, nella successiva partita delle nomine dei boiardi di Stato ai vertici delle società partecipate il governo Gentiloni è tornato a dimostrarsi un Renzi-Bis, che con un’altra faccia continua lo stesso gioco.
Un Biscazzaro.

Intanto, s’è aperta la corsa per le primarie del PD. Ai blocchi di partenza King, Soldatino e D’Artagnan.


King
Matteo Renzi è tornato dalla California gonfio come un tacchino all’ingrasso. “Vado a imparare dai più bravi” aveva detto. Evidentemente si riferiva all’obesità.
All’assemblea del Lingotto ha cercato di nuovo di spacciarsi per una novità. Poi ha cominciato a insultare i comunisti e a lamentarsi del giustizialismo. Lo hanno portato via mentre giurava d’essere il nipote di Mubarak.
In realtà, la famiglia Renzi rispetta le leggi.
Di Mendel.
Parafrasando Neuromancer, si può dire che il renzismo sia stato un demenziale esperimento di darwinismo sociale ideato da un ricercatore annoiato che abbia tenuto costantemente il dito sul tasto fastforward.
Da rottamatore a rottame in tre anni. Matteo è davvero un recordman.



Soldatino 
Gelido, meccanico, monocorde, il ministro della Giustizia Andrea Orlando sembra un androide senza il chip emozionale.
Se Rick Deckard dovesse fargli il test di Voigt-Kampff, dopo un po’ darebbe una schicchera al rilevatore di reazioni emotive dicendo “Ma è spento?”
Orlando è l’ultimo drone del modello “Sobrietà” (che comprende Monti, Mattarella e Gentiloni) ed è stato attivato come fail-safe da quella stessa lobby di potere che aveva orchestrato l’ascesa di Renzi, e che adesso spera di frenare quella di Emiliano.
Se i robot che occupano posti di lavoro sono una minaccia, quelli che occupano posti di potere lo sono molto di più.

D’Artagnan
Michele Emiliano s’è esplicitamente appellato all’ala sinistra degli elettori grillini affinché, votandolo alle primarie PD, lo aiutino a infilzare il Cazzaro allo spiedo una volta e per tutte.
In cambio Emiliano suggerisce che il suo PD renderebbe possibile l’unica alleanza di governo in grado di arrivare alla maggioranza coll’attuale sistema proporzionale, cioè un’attualmente impensabile Grosse Grasse Coalition PD-5 Stelle. Tutti per uno, uno per tutti. Agile come uno spadaccino nonostante la mole, Emiliano promette contemporaneamente di riunificare il sedicente centrosinistra, riassorbendo gli scissionisti dei quali lui stesso s’è liberato con un’abile finta.
Benché Emiliano sia il solo dei tre candidati ad avere lo Zeitgeist dalla sua parte, difficilmente l’establishment gli consentirà di vincere queste primarie, tenendoselo solo come extrema ratio.

Morto un Cazzaro se ne fa un altro? Non è più così facile.
Il PD ha definitivamente perso la faccia. Non gli basterà cambiare testimonial.
Neanche se arriva Patrick Dempsey.

domenica 19 marzo 2017

Un uccello nato in gabbia crede che volare sia una malattia



Bisogna accendere la mente, non riempirla




Un uccello è una creatura nata per essere libera, ma se vede il mondo solo dalle sbarre di una gabbia, la sua essenza verrà circoscritta a una minima parte. È come se gli tagliassero le ali e, con esse, una delle sue caratteristiche principali: la possibilità di volare. Il titolo di quest’articolo è tratto da una citazione di Alejandro Jodorowsky e ci servirà per analizzare il fatto che alle persone può accadere una cosa simile.

A livello metaforico, vivere in una gabbia come gli uccelli non ci permette di avere a disposizione una prospettiva più ampia di ciò che potremmo provare. Ci sono persone che si accontentano di quello che hanno, che le fa sentire sicure e non si danno il permesso di esplorare altri ambiti o di fare nuove esperienze.

Tutto questo non sarebbe così negativo se si ripercuotesse solo su quell’uccello e se fosse una sua scelta consapevole: il problema si presenta quando l’uccello nato in gabbia crede che siano gli altri a sbagliare, quando gli dicono di voler volare.

“L’usignolo si rifiuta di fare il nido in una gabbia, affinché la schiavitù non sia il destino dei suoi pulcini.”
-Kahlil Gibran-

L’uccello che rimane in gabbia anche quando la porta è aperta

Proprio come gli uccelli, anche noi esseri umani siamo nati con la possibilità di dirigere i nostri passi verso ciò che desideriamo, in modo libero e autonomo. Tuttavia, per i motivi più disparati, come l’educazione o l’influenza della società, ci sono persone che, una volta raggiunta una certa età, si impantanano in una zona conosciuta come “zona di comfort”, e non sono in grado di uscirne nemmeno quando gli altri li invitano a farlo.

La zona di comfort ha a che fare con tutto ciò che per loro è familiare e che li fa sentire protetti, in cui la routine è già stabilita e agisce al posto loro. Di fatto, sono persone che fanno molta fatica a cambiare le loro abitudini, i loro comportamenti e i valori che hanno acquisito, e che si sentono a disagio quando incontrano persone diverse da loro.

Visto che siamo liberi, nessun uccello è obbligato a uscire dalla gabbia e spiccare il volo, ma nessuno è nemmeno obbligato a restarci. La tolleranza dovrebbe portarci a comprendere che ci sono stili di via diversi, solo così possiamo relazionarci con gli altri in modo positivo.

“L’uomo è libero, deve essere libero.

La sua prima virtù, la sua grande bellezza, il suo grande amore, è la libertà.”

-Juan Ramón Jiménez
Due occhi bendati vedono di più di una mente cieca

Uno dei personaggi più conosciuti a livello mondiale, Nelson Mandela, credeva nella libertà della mente al di sopra di tutto: un paio di occhi bendati possono sempre togliersi ciò che impedisce loro di vedere, ma per una mente cieca sarà molto più complicato.

Le persone che non sono capaci di vivere in gabbia si sentono spesso giudicate dalle menti meno flessibili. “Sei pazzo”, “Non ci si comporta così”, “Quello che fai non va bene”, “Cosa diranno di te?”, sono frasi che chi ha il coraggio di volare si deve spesso sentire dire.

Chi vive dentro una gabbia non potrà mai capire che il mondo è pieno di sfumature e possibilità. Chi non sa di avere le ali, inchioda i suoi sogni al suolo e si costringe a vivere dentro un recinto. Chi non si chiede se sarà in grado di volare, spesso giudica chi si decide a farlo e critica i loro sogni.
Se un uccello ha le ali per volare, il mezzo con cui l’uomo può farlo è la mente. Eppure, la mente ha bisogno di essere sempre accesa, di essere alimentata con semi che la aiutino a pensare, e non riempita con idee preconfezionate.

Ci sono persone che vivono come un uccello nato in gabbia, che ha paura di saltare quando gli aprono la porta: non giudica i suoi compagni che volano, solo che non ha il coraggio di farlo anche lui. In questo caso, la paura è giustificata, e l’unica cosa necessaria è un po’ di coraggio. Come disse il filosofo Kant, sapere aude: abbiate il coraggio di sapere, conoscere, usare la vostra ragione per ottenerlo.

La libertà fa paura quando non si è più abituati ad utilizzarla.”
-Robert Schuman-

sabato 18 marzo 2017

VOTARE E’ L’ATTO PIU’ VIOLENTO CHE SI POSSA COMMETTERE.



SCOMODA RIFLESSIONE SU UN GESTO CHE VIENE PERCEPITO COME ESTREMO ATTO DI LIBERTÀ E DEMOCRAZIA, MA CHE IN REALTÀ È LA RADICE DELLE VIOLENZE PIÙ ATROCI MAI SPERIMENTATE DALLA CIVILTÀ E CHE TIENE AL GUINZAGLIO QUALSIASI VERA FORMA DI LIBERTÀ A CUI DOVREMMO ASPIRARE.

“Se non vuoi leggere l’articolo guarda e ascolta il video qui sotto riprodotto fedelmente pubblicato dall’autore Mason Massy James.”
Guarda il video


Esiste un’illusione subdola che ammalia la maggior parte delle persone e le fa partecipare ad una delle azioni più violente che siano mai state concepite: il voto.

L’illusione di cui parlo ha molte sfaccettature ma può essere semplificata in modo da poterla rendere palese. Tutto nasce dalla favola che, negli attuali regimi democratici, lo stato, il governo, siano larappresentazione della volontà popolare, volontà che conferisce l’autorità di compiere determinate azioni.

Che queste azioni siano violente od innocue, esse hanno come base giuridica e morale il consenso del popolo acquisito attraverso il processo elettorale. Almeno questo è ciò che ci viene spiegato sin dalla tenera età.

Come già detto, tutto ciò è solo una favola. Se mettiamo da parte per un attimo questa visione romanzata, ci rendiamo conto che nessuna organizzazione o singolo individuo ha alcuna necessità di acquisire potere e autorità se deve compiere azioni benevole, pacifiche e largamente condivise. Al contrario si evince che potere ed autorità servono a coloro che vogliono compiere azioni opposte. E allo stesso modo servono allo stato conl’unico scopo di compiere atti violenti.

Per molti potrà sembrare un’esagerazione o persino un’affermazione blasfema ma, tra gli studiosi di sociologia, politologi e filosofi, quanto appena affermato è una semplice e palese constatazione, riassunta in maniera sublime nelle parole dell’economista, sociologo, filosofo e storico tedesco Max Weber:

“Uno Stato è un’istituzione umana che rivendica il monopolio dell’uso legittimo della forza fisica all’interno di un determinato territorio. […] Lo Stato è considerato l’unica fonte del ‘diritto’ di usare la violenza”.

In effetti, lo stato è l’unica entità alla quale noi concediamo l’autorità di commettere violenza. Questa violenza si palesa solo ed esclusivamente grazie agli elettori, a prescindere dal voto espresso.

Questo va specificato perché l’elettore vive un’altra sfaccettatura dell’illusione che gli fa credere di sostenere, con il voto, esclusivamente il candidato, il programma o l’ideologia per la quale egli vota. Una responsabilità circoscritta, quindi, a ciò che l’elettore s’illude di sostenere. La realtà è che la sua azione legittima la formazione del governo in toto e quindi tutte le sue azioni e decisioni.

Inoltre, grattando la superficie, queste decisioni si scoprono essere prese da stretti gruppi di persone.

Effettivamente il processo elettorale è intrinsecamente antidemocratico poiché non permette in alcun modo di sostenere o delegittimare alcuna azione o decisione governativa. L’unica sua funzione èlegittimare la sovrastruttura statale e, di conseguenza, tutte le sovrastrutture da quest’ultimo supportate che allontanano sempre di più il potere decisionale dal singolo individuo verso potentati di varia natura senza alcun controllo.

Alla luce di questo, votare è l’atto primo che determina la perdita di qualunque sovranità, la perdita di qualunque democrazia nel senso più lato del termine e legittima la violenza necessaria alle sovrastrutture per esercitare il loro potere. Non votare è invece delegittimare quell’autorità che verrebbe meno senza lo scudo fornito dall’illusione di essere espressione della volontà popolare.

Le violenze di cui parliamo sono tali, in grandezza e numero, da far impallidire qualsiasi confronto con qualsiasi crimine mai commesso da singoli individui.
La percezione comune è che lo stato sia quell’entità benevola che garantisce sicurezza e ordine. Purtroppo anche questa è una visione romanzata della verità. Infatti i numeri dicono il contrario: il politologo Rudolph Joseph Rummel ha messo in luce che gli stati, dal ‘900 ad oggi, hanno causato 6 volte più morti fra i propri cittadini che tutte le guerre di quel periodo messe insieme. Significa che è molto più probabile essere uccisi dal proprio governo che in un conflitto con un governo straniero.

In nome di questo permettiamo allo stato di fare a noi quello che noi non faremmo al nostro peggior nemico.

Parlando di conflitti, facciamo solo un piccolo esempio tra innumerevoli: le sanzioni economiche imposte all’Iraq dopo la guerra del Golfo del 1991 hanno impedito all’Iraq di ricostruire i servizi igienico-sanitari, idrici ed elettrici andati distrutti perché proprio scelti e colpiti consapevolmente come obiettivi militari. Queste sanzioni, sostenute e applicate dall’ONU, secondo l’UNICEF e altre organizzazioni internazionali, hanno contribuito alla morte raccapricciante stimata da 3.000 a 5.000 bambini al mese per oltre 8 anni e mezzo.

Tutti gli elettori hanno partecipato attivamente all’azione dei governi che hanno direttamente causato o passivamente permesso le inutili morti di questi bambini dovute a malattie e un basso tenore di vita. Perciò il sangue di centinaia di migliaia di bambini Iracheni innocenti, negli anni successivi alla Guerra del Golfo del ’91, macchia le mani di ogni singolo elettore Americano e ogni singolo elettore di tutti i paesi coinvolti. Italia compresa ovviamente.

Il voto è come un missile sparato contro un bersaglio invisibile, lontano anche migliaia di chilometri. Un metodo pulito di partecipare a distanza di sicurezza alla violenza più orribile che si possa mai immaginare.

Genocidi, persone mutilate, giustiziate, bruciate vive, rese indigenti e lasciate morire di fame e di stenti. Orrori comuni in qualsiasi guerra. Nessun uomo potrebbe compiere azioni simili senza subire ripercussioni etiche o sociali, mentre se compiute da uno stato, sono considerate legittime.

È proprio questo scudo di legittimità fornito dallo stato, a sua volta ottenuto dall’attività elettorale, che rende poi gli uomini meno responsabili, intaccando profondamente il loro senso di giustizia e la loro etica, così da trasformarli in perfetti soldati. O killer se vogliamo. Un inganno psicologico, spiegato perfettamente dallo psicologo sociale Milgram nel suo esperimento sull’autorità.
L’elettore è responsabile della creazione di entità che sono riuscite a generare una quantità di morte e distruzione paragonabile solo a catastrofi naturali e che mai un singolo individuo si sarebbe sognato di compiere.

Certo, si può ignorare tutto questo e credere all’ennesima sfaccettatura dell’illusione, ovvero credere che tutti i problemi non siano intrinsechi all’entità stato e al potere, ma siano solo frutto di mala politica, risolvibile con l’elezione di persone più capaci. Eppure è quello chesi è sempre fatto finora, senza che mai sia stato posto un freno alle violenze.

Inoltre questo modo di pensare rappresenta insieme unatremenda condanna e un illogico controsenso: la condanna è ritenere che ci sia necessariamente bisogno della forza per fare coesistere le persone nella società che altrimenti sarebbe persa nella cattiveria, egoismo e violenza, rinunciando a qualsiasi tentativo di, per lo meno, provare a basare la società su altri paradigmi, rispetto all’autorità; il controsenso è ritenere che da una società già giudicata cattiva, egoista e violenta, si possano eleggere degli individui, dargli potere, il diritto di commettere atti violenti e che questi poi li usino per il bene comune.

Per tutti questi motivi, rifiutandosi di votare, si fa molto di più che creare una voce statistica a margine di un foglio di registro. Dal punto di vista pratico è un modo per non illudersi, per non aspettare false soluzioni, per impiegare le proprie energie nel cercare alternative che funzionino piuttosto che puntare continuamente su un numero perdente. Dal punto di vista morale ed etico è un modo di ridurre il proprio livello di responsabilità per gli atti di violenza esercitata dal governo, per i quali un individuo non si sarebbe mai impegnato di persona, e che non si vuole siano commessi in proprio nome. È un modo di esprimere pubblicamente la profondità del proprio credere nel rispetto della vita e nel ripudiare la violenza, esternare la propria fiducia in se stessi, nel prossimo e nel futuro.

venerdì 17 marzo 2017

Sulle orme di McDonald’s: Burger King


Icona di consumismo e capitalismo, simbolo di quell’industria della carne e dei derivati animali da cui hanno origine le principali forme di dominio ambientale, animale e sociale dispensate dal sistema.
No, questa volta non parliamo di McDonald’s, ma del suo naturale alter-ego che da qualche anno sta cercando di raggiungere la più famosa multinazionale, non solo nell’ambito economico, ma anche a livello di sfruttamento globalizzato: Burger King.
Fondato a Miami (Florida) nel 1954 dove venne aperto il primo fast food della catena statunitense, Burger King fa il suo esordio in Europa nel 1975, a Madrid, avviando così l’espansione a livello internazionale.
Espansione internazionale fa rima con sfruttamento globale e Burger King sta calcando le orme già lasciate da McDonald’s, che al suo attivo ha più campagne di boicottaggio e iniziative di protesta solo perché negli anni è sempre stata identificata come la multinazionale che più di ogni altra rappresenta i danni che questi colossi arrecano alla Terra e a chi la popola.
Puntare il riflettore su queste “sorelle criminali” (CoCa Cola, Nestlé, Ferrero, KFC, Pepsi, Barilla, Kellogg’s, Danone, Kraft e molte altre) ha lo scopo di mostrare al consumatore quella realtà spesso celata e percepita come distante che però non è vincolata solo dall’operato delle multinazionali più famose, ma che appartiene ai cicli produttivi tradizionali, che si tratti di regimi “intensivi”, “estensivi”, “bio”, “etici” o “compassionevoli”.
Burger King è co-responsabile della scomparsa di circa 2000 ettari di foresta in Brasile e di oltre 800.000 ettari in Bolivia, terre convertite in monocolture di soia destinata all’ingrasso degli animali rinchiusi negli allevamenti, per la produzione di carne e derivati animali.
Uno sfruttamento animale al quadrato quindi, perché oltre alle milioni di vittime causate dall’industria della carne, l’opera di land-grabbing (condotta attraverso la solita pratica degli incendi appiccati a tappeto) ha provocato la morte di numerose specie tra gli animali selvatici che abitano le zone colpite: giaguari, formichieri giganti e bradipi sopratutto.
Una deforestazione direttamente causata da due dei principali fornitori di Burger King, Cargill e Buge, che riforniscono anche McDonald’s, Subway e KFC.
Cargill, multinazionale leader nel settore alimentare per quanto riguarda la trasformazione di alimenti e la produzione di sementi geneticamente modificate, fa parte di quella compagnia dei veleni (big 6) che controlla il settore agro-chimico e tra cui figurano Monsanto, Bayer, Syngenta, Basf e DuPont.
Una partnership che vede Cargill ricoprire un ruolo da protagonista anche nell’aspetto “sociale” promosso da Burger King, nell’ambito di quel fenomeno di greenwashing tanto caro alle multinazionali, funzionale a ripulire la propria immagine mascherando così i danni causati dal proprio operato e che in questo caso si traduce nella fondazione McLamore.
Un progetto che prevede la creazione di borse di studio destinate a studenti meritevoli di Stati Uniti, Canada e Porto Rico, sponsorizzato dalla stessa Cargill che nel 2014 ha donato a BK una somma a cinque cifre.
Buge, invece, è una multinazionale delle Bermuda che si occupa dell’esportazione di soia a livello internazionale, della trasformazione di prodotti alimentari, del commercio di grano e fertilizzanti, ed è la principale artefice della deforestazione che ha colpito il Cerrado brasiliano, un’area della Terra che rappresenta la grande savana tropicale.
Quello che va compreso è che questi sono solo simboli. L’attenzione posta nei confronti di ogni multinazionale è funzionale ad indicare l’origine del problema, che per essere dissolto va combattuto a prescindere dall’etichetta o dall’insegna dietro cui si cela, con la consapevolezza che a muovere la macchina della deforestazione, della schiavitù animale e dello sfruttamento sociale è sempre la mano del consumatore: pedina imprescindibile del mercato le cui scelte quotidiane determinano e finanziano direttamente le dinamiche di dominio citate.

Fonte: Earth Riot

mercoledì 15 marzo 2017

Onu: «La dieta vegana salverà il mondo»






Gli allevamenti causano deforestazione e emissione di gas

Le Nazioni Unite per la prima volta indicano la transizione verso una dieta priva di prodotti animali come la via da seguire per risolvere i problemi ambientali e alimentari che affliggono il pianeta.
L’inedita presa di posizione, che ricalca ciò che molte associazioni animaliste e ambientaliste dicono da tempo, quando sottolineano le buone ragoni non solo etiche, ma anche ecologiche, per passare a una dieta vegan, si leggono nell’ultimo rapporto diffuso dall’Unap, il Programma Onu per l’ambiente, pubblicato lo scorso due giugno. Nelle conclusioni dello studio dal titolo ”Assessing the environmental Impacts of Consumption and Production”, gli scienziati mettono in guardia sui rischi della prospettiva in cui all’incremento in corso della popolazione mondiale corrisponda un aumento dei consumi di carne, pesce, latte e uova, che avrebbe conseguenze ambientali devastanti prevenibili solo con un drastico cambiamento delle abitudini alimentari mondiali e la rinuncia all’utilizzo, da parte di tutti, dei prodotti animali.
Secondo le proiezioni pubblicate quest’anno dalla FAO, infatti, l’attuale modello culturale e la diffusione del consolidato stile di vita occidentale porterà la produzione di carne a più che raddoppiare entro il 2050 (arrivando dagli attuali 228 milioni di tonnellate a 463 milioni).
Senza un’inversione di tendenza, si tratterà di un vero e proprio disastro ambientale i cui effetti sono calcolabili già adesso, visto che l’insostenibilità dell’attuale modello emerge da tutti i dati messi in evidenza nei rapporti dell’ organizzazione intergovernativa, senza che però da questa consapevolezza siano scaturite mai concrete iniziative politiche.
Il rapporto Onu indica la zootecnia tra le prime voci delle priorità da affrontare nel prossimo futuro, riconoscendo l’allevamento degli animali come una delle cause primarie all’origine dell’inquinamento e del riscaldamento globale, che provoca all’ambiente più danni rispetto alla produzione di materiali per l’edilizia, come sabbia e cemento e materiali come plastica e metallo, e sottolinea che le coltivazioni per i mangimi animali sono dannose come il consumo di combustibili fossili.
Ma la zootecnia è, soprattutto, uno degli ambiti in cui è maggiore lo spreco delle risorse. In termini strettamente energetici, infatti, come spiega dettagliatamente il Neic (Nutricion ecology International Center), l’allevamento degli animali ”da reddito” è uno degli investimenti meno proficui e gli animali sono come ”fabbriche di proteine alla rovescia” poiché il funzionamento del loro metabolismo fa sì che il capitale investito nella produzione di carne sia poi restituito in modo drasticamente più basso.
Basti pensare che servono 25 kcal di cereali per ottenere un solo kcal di carne bovina, 11 volte più rispetto all’energia necessaria per la produzione di grano, che ammonta a 2,2 kcal circa. E il rapporto è di 57:1 per la carne di agnello, 40:1 per quella di manzo, 39:1 per le uova, 14:1 per il latte e la carne di maiale, 10:1 per il tacchino, 4:1 per il pollo.
E mentre il settore zootecnico consuma le calorie che potrebbero sfamare le popolazioni del sud del mondo, fa anche peggio con l’acqua che porta via, visto che, oltre all’8% di acqua potabile mondiale che serve ad abbeverare direttamente gli animali reclusi negli allevamenti, è enorme la quantità necessaria per coltivare i foraggi che li nutrono.
A conti fatti, per ottenere un chilo di manzo da allevamento intensivo si sprecano duecentomila litri d’acqua a fronte dei duemila che bastano, ad esempio, per la stessa quantità di soia dal valore nutritivo comparabile.
Se poi si pensa che allevare gli animali produce più emissioni di gas serra rispetto al settore dei trasporti e ben il 64% dell’ammoniaca totale, che concorre all’acidificazione degli ecosistemi e alle piogge acide, è chiaro come la zootecnia contribuisca anche a complicare gli sforzi per la conservazione della biodiversità. Secondo l’ultimo rapporto Fao il 10% delle specie protette rischiano l’estinzione per cause riconducibili direttamente gli allevamenti intensivi, perché il 26% delle terre libere dai ghiacchi è destinato all’allevamento e soggetto a deforestazione e erosione, mentre le deiezioni animali, prodotte in quantità che i terreni non sono in grado di smaltire, contaminano gravemente gli ecosistemi acquatici.
Cambiare le cose, però, stavolta, è alla portata di tutti. Negli ultimi paragrafi del rapporto Onu, nel capitolo sui consumi, gli scienziati indicano chiaramente la via da seguire, sottolineando quanto sia diretto il rapporto tra dieta e salvaguardia del pianeta e come scegliere i prodotti animali comporti un ben maggiore impatto rispetto ai prodotti vegetali. Poche volte come in questo caso la responsabilità di salvare il mondo passa in concreto dalle scelte quotidiane.

Leonora Pigliucci

Fonte. VegDay

lunedì 13 marzo 2017

Evento di beneficenza in contemporanea in tutta Italia

Un evento straordinario che unisce TUTTI per una causa comune: aiutare i rifugi che ospitano gli animali salvati dallo sfruttamento dell'uomo.
Sono 36 le province italiane che parteciperanno dal 16 al 19 marzo... per trovare l'evento nella tua provincia basta cliccare qui: https://goo.gl/lNSQrm
Vi aspettiamo numerosi, dateci una mano a condividere e ad invitare i vostri amici... più ne saremo e più animali aiuteremo.



"Il sistema collasserà se ci rifiutiamo di comprare quello che ci vogliono vendere - le loro idee, la loro versione della storia, le loro guerre, le loro armi, la loro nozione di inevitabilità.
Ricordatevi di questo: noi siamo molti e loro sono in pochi. Hanno bisogno di noi più di quanto ne abbiamo noi di loro.
Un altro mondo, non solo è possibile, ma sta arrivando.
Nelle giornate calme lo sento respirare."
(Arundhati Roy)

In questo disastrato e vituperato paese esistono migliaia di persone che con passione, amore e coraggio lavorano per interrompere un inferno di torture e morte di esseri indifesi. 
Donne e uomini meravigliosi, impegnati quotidianamente in grandi estenuanti e defatiganti battaglie a favore di chi non ha voce, accudiscono e curano tanti animali salvati dal macello fra mille difficoltà e con pochissimi mezzi, fra i tanti mi piace ricordare Thegreenplace, Ippoasi, Agripunk e I Musicanti di Brema ed altri presenti su tutto il territorio ed evidenziati nel meraviglioso evento organizzato dal gruppo Sei Vegano se, siete tutti invitati a partecipare in ogni parte d'Italia, darete un contributo al mantenimento di queste oasi degli animali, io e Serena Vecchio de I Musicanti di Brema avremmo voluto esserci il 16 marzo presso il ristorante Ma Và   e farvi degustare il vino "Rifugio" prodotto espressamente per aiutare il Rifugio, evento che abbiamo dovuto rimandare per ragioni di salute la scorsa settimana, ma datosi che l'organizzazione dell'evento prevede un intervento di un Parlamentare vegan che descriverà le iniziative delle istituzioni sulla filosofia vegan, rimanderemo in una data successiva, e speriamo in quella occasione di distribuire gratuitamente anche degli intriganti semi di Canapa che potrete piantare in vaso nelle vostre case, sono convinto che con l'aiuto di questa meravigliosa pianta si può contribuire alla salvezza degli animali:
(Giovedì 16 Marzo I Musicanti con i volontari al "Ma Va'?" di Roma!!! 😄
Degusteremo tutti insieme il vino "Rifugio"🍷
Per chi volesse venire alla degustazione o semplicemente a salutarci ci trovate lì dalle 20,30!
Non serve la prenotazione!
L'Oasi vegan “I Musicanti di Brema” è un rifugio per animali salvati da situazioni di abbandono e maltrattamenti. Qui gli animali possono integrarsi nella natura, in un ambiente dove vengono accuditi, nutriti, amati e coccolati).

(Ciao a tutti sono Marijuana.Per via dei miei mille usi come:

Produzione di tessuti, carta, combustibili ecologici, plastiche biodegradabili, cura del cancro, sono ritenuta "pericolosa" dai governi tiranni.

Nonostante esser nata molto prima dell'uomo in questo pianeta sono considerata "illegale" mentre invece bombe, guerre, polizia, politici, banchieri, povertà, inquinamento ed energia nucleare sono ancora legali...
MA PIANTATELA!)



Fra le tante persone impegnate alla salvezza degli animali mi piace ricordare gli attivisti di Animal Equality,  e poi Essere Animali, La vera Bestia e tanti altri, e come dimenticare i numerosi gruppi presenti su FB come Italia Vegana, Vivi vegan news, Veganiamo, e tanti altri, particolare attenzione a Nomattatoio organizzazione creata da Elo Hope e Rita Ciatti la loro campagna di sensibilizzazione con i manifesti alle fermate della metropolitana di Roma è veramente straordinaria:
NOmattatoio nella metro di Roma.
Piazza di Spagna, Termini, Barberini e in tutte le altre fermate della linea A e B.
In tutto 150 cartelloni. Fino al 22 marzo.

Infine questo piccolo blog, il profilo e la pagina su FB, il gruppo Canapa e Vegan per tutti che da alcuni anni è impegnato a far avvicinare e confrontarsi il mondo Vegan e antispecista con il variegato mondo del Movimento Cinque Stelle, è una dura ed estenuante impresa, ma con l'aiuto dei parlamentari vegani Lello Ciampolillo, Enza Blundo, Carlo Martelli, Paolo Bernini, Mirko Busto e Carlo Sibilia e le migliaia di cittadini vegan presenti all'interno del Movimento, forse ce la facciamo a coinvolgere tutti!

Emma la mascotte del rifugio I Musicanti di Brema


Alcuni ospiti del rifugio Agripunk

Alcuni ospiti del rifugio Ippoasi

Cucciolotti ospiti al rifugio Thegreenplace



Il pensiero di Franco Libero Manco:

PERCHE' SONO DIVENTATO VEGETARIANO
di Franco Libero Manco

Fin da ragazzo ho cercato di dare il mio contributo per un mondo migliore, aiutando le popolazioni del Terzo Mondo, lottando per i diritti umani, a favore delle donne, dei bambini, dei diversi. Però mi accorgevo che era come cercare di svuotare una piscina con lo scolapasta e che era necessario intervenire sulle cause dei problemi che, secondo me, risiedevano e risiedono non sui meccanismi economici o politici ma nella coscienza dell’uomo. Pensavo: se la coscienza umana fosse più giusta, più sensibile, fraterna, solidale, capace di condividere le necessità vitali dell’altro, tutti i problemi del mondo si risolverebbero.

Un giorno mentre ero a tavola mi accorsi che stavo divorando la gamba di un animale (un pollo) che, a causa della mia ignoranza e la mia indifferenza verso la sua terribile condizione, era stato privato per sempre della vita, subendo la prigionia e l’angoscia della sua uccisione. Un animale diverso da me solo nella forma, ma con la mia stessa voglia di vivere e la stessa paura della morte. Capii che mentre lottavo per i diritti degli umani causavo l’ingiustizia suprema ad un essere innocente: era un controsenso lottare per la giustizia e l’amore su un ecatombe di animali massacrati. Immaginavo quel povero animale senza possibilità di scampo nella mani del suo rozzo carnefice. Da quel momento ho smesso di mangiare carne di qualunque tipo e la consapevolezza che questa mia scelta risparmiava la vita e la sofferenza a migliaia di animali innocenti mi convinse che era la scelta giusta.

Ho poi capito che la visione antropocentrica della vita era ed è la principale causa della insensibilizzazione della coscienza umana perché abitua l’individuo all’idea che il più debole possa essere sacrificato al più forte.
Prima di diventare vegetariano, e cioè fin dal lontano 1974, ero colpito dall’influenza tre o quattro volte l’anno e da dolori articolari, ma da allora non ho più accusato alcun tipo di malessere, probabilmente perché le mie difese immunitarie erano messe a dura prova dalla carne, pesce e prodotti derivati da animali che il nostro organismo considera degli aggressori che abbassano le difese immunitarie.

A mano a mano è maturata in me la convinzione che un’umanità capace di convivere con il sistematico massacro di milioni di animali nei mattatoi, veri e propri campi di concentramento e di sterminio in tempo di pace, non per necessità di sopravvivenza ma per mero piacere gastronomico, non ha la capacità morale, civile e spirituale per realizzare un mondo migliore dall’attuale. Finché l’essere umano non sarà in grado di valorizzare e rispettare il “piccolo” non sarà neanche in grado di valorizzare e rispettare il “grande”. Il discorso inverso, non funziona, non ha mai funzionato.

Poi mi sono accorto che la mia scelta non era isolata ma affondava le sue origini nel pensiero dei grandi illuminati della storia, dei mistici, dei santi e filosofi, degli uomini di cultura e di scienza di ogni tempo e paese a partire dai Veda, da Krisna, Zoroastro, Buddaha, Pitagora, Platone, Teofrasto, Plotino, Plutarco, Socrate, Seneca, Porfirio, Orazio, Ovidio, Plinio e poi Leonardo da Vinci, Schopenhauer, Schweitzer, Tolstoj ecc. ecc., oltre una lunghissimo elenco di Santi del calibro di S. Girolamo, S. Ambrogio, S. Caterina da Siena, S. Benedetto, S. Gregorio Magno, S. Antonio, S. Filippo neri ecc. per arrivare fino a noi con Gandhi, Einstein, Capitini, Tom Regan, Peter Singer, Umberto Veronesi ed un esercito di studiosi e personalità contemporanee del mondo della scienza, dell’arte, dello spettacolo, dello sport. Tra questi ultimi vale la pena ricordare Dave Scott, Miles, Deriaz, Zanella, Venturato, Maiorca, Crooks, Lewis ecc. Insomma il meglio dell’umanità era stato ed è vegetariano, tutti in ottima salute e alcuni vissuti fino a quasi cent’anni.

Successivamente approfondendo le tematiche della cultura vegetariana mi sono accorto che l’alimentazione carnea non solo incide negativamente sulla condizione fisica, mentale, emozionale e spirituale dell’individuo ma sull’intero pianeta e che c’è una diretta correlazione tra i problemi più scottanti del mondo e l’alimentazione carnea, come causa della carenza di acqua potabile muoiono ogni giorno 30.000 persone: per produrre un solo chilo di carne di manzo sono necessari 50.000 litri di acqua. L’industria zootecnica e foraggiera assorbe in Occidente un terzo dell’intera energia disponibile.Adell’aria, della terra, delle falde acquifere e dei mari è dovuto all’industrie zootecniche e foraggiere. Le foreste vengono abbattute al ritmo impressionante di 50.000 milioni di chilometri quadrati all’anno principalmente per essere adibite a pascolo di animali.dalla carenza di risorse alimentari ed energetiche e che mantengono l’umanità sotto un costante stato di tensione e di guerra: gli allevamenti di animali, con la necessità di adibire alla coltivazione di monocolture e a pascolo sempre più nuove terre, sono causa di contrasti, invasioni e guerre. Ho visto che la fame nel mondo uccide 24.000 persone ogni giorno perché le popolazioni dei paesi poveri sono costrette a coltivare nelle loro terre alimenti per gli animali dei paesi ricchi: ogni mucca consuma derrate alimentari quanto 12 persone. Ho visto che il 20% dell’umanità può concedersi il lusso di mangiare la carne perché l’80% digiuna e che se tutti si alimentassero come gli occidentali ci sarebbe un collasso delle risorse vitali del pianeta. Il 70% delle malattie umane è correlato al consumo di grassi, proteine e derivati animali: negli Usa il consumo di grassi e proteine animali sembra abbia causato più morti di tutte le guerre del secolo scorso. Metà dell’inquinamento totalespesso scaturisconochei conflitti armati e la violenza umana
Dopo essere diventato vegetariano mi sono accorto che la mia mente era più lucida e più efficiente, in virtù alla basicità del sangue che aumenta con gli alimenti vegetali e con essa aumentava la mia resistenza allo sforzo fisico: gli animali più forti e resistenti alle fatiche e più pacifici sono vegetariani, come il cavallo, il bue, il bisonte, l’elefante ecc. Per verificare il mio stato di salute (dal 1974 vegetariano e dal 1986 vegano) mi sono sottoposto ad un’indagine proposta dall’Istituto di Fisiopatologia Medica e dell’Istituto Superiore di Sanità del Policlinico Umberto Primo di Roma. I dati della mia ottima salute, come di tutti i vegetariani che si sono sottoposti all’analisi durata 2 mattinate, sono verificabili nel protocollo di indagine.
Successivamente in virtù di una copiosa letteratura scientifica, parallela a quella ufficiale(spesso al servizio delle grandi multinazionali agroalimentari e chimico-farmaceutiche) di eminenti scienziati, ricercatori e medici come H. Shelton, B. Benner, Ehrete, E. Diamond, L. Kervran, M. Schneider, L. R. Brown, A. Mosserì, Collier J., A. D’Elia ecc. solo per citarne alcuni, ho capito che l’uomo non è strutturato per mangiare animali come i predatori ma, come i primati non umani, dovrebbe alimentarsi di vegetali, frutta e semi oleaginosi, come conferma l’anatomia comparata, l’istintologia, l’immunologia ecc.. Infatti coloro che seguono questa semplice dieta, senza particolari conoscenze di scienza alimentare, conforme alle nostre esigenze chimico-biologiche, non solo non hanno carenze nutrizionali ma godono di una salute migliore degli onnivori umani. Infatti è ormai accertato dai più accreditati istituti scientifici di ricerca del mondo come l'American Dietetics Association, la più grande organizzazione di nutrizionisti americani e canadesi, riconosciuti in tutto il mondo per serietà e attendibilità, che la dieta vegetariana e anche vegana è appropriata a qualunque fase della vita , compresa l’infanzia.
Inoltre. La biochimica dei neurotrasmettitori è in grado di spiegare scientificamente le radici alimentari dell’aggressività umana. La carne, compresa quella di pesce, fa aumentare i livelli dell’aminoacido tirosina e l’accumulo nel cervello dopamina e adrenalina che sono i due neurotrasmettitori responsabili della grinta e dell’aggressività tipica degli animali predatori: la carne è un alimento adatto alle tigri, agli orsi, ai leoni, non all’uomo. Coloro che se ne nutrono sono più inclini all’aggressività e alla violenza; per contro l’alimentazione vegetariana fa aumentare il ritmo delle onde alfa connesse con il rilassamento neuromuscolare favorendo nell’individuo un senso di pace, di socievolezza, di gioia avvicinandolo alla percezione delle dimensioni superiori. Inoltre, le popolazioni per tradizione vegetariane non solo sono più inclini alla mitezza ma vivono più a lungo e sono immuni alle peggiori malattie che flagellano il mondo occidentale, come gli Hunza del Kashimir, i Russi del Caucaso, gli Indiani del Toda e dello Yucatan ed altre.

Oggi sono più che mai convinto che la strada più giusta da seguire è solo quella dell'etica universale del biocentrismo, la sola che può consentire lo sviluppo di quei valori civili, morali e spirituali capaci di realizzare un mondo migliore. Per questo sono diventato vegetariano.
Franco Libero Manco





sabato 11 marzo 2017

LE RELIGIONI ADORANO DIO MA ODIANO LE SUE CREATURE


Gli animali hanno propri diritti e dignità come te stesso. E' un ammonimento che suona quasi sovversivo. Facciamoci allora sovversivi: contro ignoranza, indifferenza, crudeltà.
(Marguerite Yourcenar)

L'empatia è la capacità di comprendere a pieno lo stato d'animo altrui, sia che si tratti di gioia, che di dolore. Empatia significa "sentire dentro", ad esempio "mettersi nei panni dell'altro", ed è una capacità che fa parte dell'esperienza umana e animale.
Tutto il genere umano è empatico? Probabilmente da bambini lo siamo tutti ma strada facendo ci perdiamo nel mondo degli uomini, quello indifferente, consumistico, ci facciamo guidare dall'egoismo e perdiamo ogni briciolo di umanità.
Quindi se tutti un tempo abbiamo amato ogni creatura vivente, perché oggi molti fanno fatica a riconoscere il loro diritto alla vita?
Me lo sono domandata più volte, incredula, di fronte agli sguardi attoniti, di chi ascoltando le mie "moralizzazioni", scuoteva la testa ridacchiando sotto ma anche sopra ai baffi.
C'è davvero molto lavoro da fare per risvegliare quegli animi assopiti, che vivono la vita di qualcun'altro, quella dell'ego che li possiede.
Eppure sento che la liberazione animale avverrà, in tutto il mondo si parla di questo terrificante e immondo olocausto animale che sta durando da troppo tempo.
Ogni giorno, qualcuno, guardando negli occhi un piccolo e povero animaletto, sofferente, imprigionato e solo, sentirà il suo dolore e riuscirà a ritrovare l'empatia perduta e se non avverrà oggi, sarà domani ma è inevitabile e il sistema ne ha preso atto, per questo motivo trema e.... trama.
Noi siamo relativamente pochi, un pugno di uomini sparsi nel mondo ma esistiamo e ogni giorno contagiamo qualcuno .... è come un virus benefico.
Saremo tanti un giorno, la maggioranza e nessuno avrà più coraggio di ridere del nostro amore per gli indifesi, nessuno avrà più coraggio di far del male ai nostri fratelli animali.
Utopia? Se ci crediamo tutti insieme, diverrà realtà !
Criss.

LE RELIGIONI ADORANO DIO MA ODIANO LE SUE CREATURE

Il vero intento millenario delle religioni consiste nel porre un freno all'amore e all'empatia umana verso tutto il creato.
Bergoglio, il macellaio mancato, ci ricorda che l'amore a nostra disposizione pesa tot etti, e se lo sprechiamo per gli animali, esseri inferiori, non ne resterà più per i nostri simili.

Le principali religioni monoteiste non dovrebbero combattersi attraverso guerre "sante" , infatti il Dio descritto nell'Antico Testamento e quello del Corano concordano su tutto:
violenza, schiavismo, specismo, razzismo, sessismo e omofobia.

Secondo questi testi "sacri" Dio avrebbe creato milioni di specie animali uniche, inimitabili, variopinte, meravigliose, dotate di carattere e sentimenti, con l'unico scopo di renderle schiave di una sola specie.
Il primo grave insulto alla creazione è compiuto tramite l'antropocentrismo, ovvero l'uomo al centro di tutto, pensiero cardine di queste religioni.

Dopo essersi impegnato nell'ideazione di innumerevoli schiavi di ogni forma e colore, quel presunto Dio descrive anche come ucciderli e ci mostra la procedura per sgozzarli e lasciarli dissanguare, passando da schiavista a macellaio con esperienza.
Su una confezione di carne trovate il marchio "Halal" o "Kosher"?
Significa che gli apprendisti macellai hanno rispettato le direttive del Dio macellaro esperienziato.

Quando vieta di mangiare il maiale ai musulmani ci si aspetta che sia il suo animale preferito, invece no, altrimenti passerebbe un concetto troppo pericoloso per la sua religione, ovvero il rispetto esteso ad una specie diversa da quella umana.
Non si deve mangiare il maiale in quanto trattasi di essere "impuro", perchè logicamente una divinità concepisce creature per le quali prova repulsione.

Il divino, a differenza di un genitore normale, sa già come saranno i propri figli.
Se li crea desiderosi di libertà e di amore, per quale motivo li vorrebbe vedere privati delle loro naturali caratteristiche, schiavizzati e segregati per favorire la specie più triste ed autodistruttiva?

Il compito di questi testi "sacri" è stato quello di limitare fortemente la capacità umana di amare, facendo odiare le differenze anzichè apprezzarle (differenze progettate da quel Dio che dicono di adorare).
Si parte dal considerare gli animali esseri inferiori, poi si fa la stessa cosa con le donne, i popoli non eletti, le "streghe", gli omosessuali, finchè si giunge ad amare solo se stessi.
Grazie di cuore a chi condividerà, nella speranza che, passo dopo passo, il pensiero comune converga verso un futuro di pace e rispetto per tutti i terrestri, umani ed animali.

E ancora:


I dieci comandamenti sono personalizzabili a seconda delle esigenze del sacerdote e del credente onnivoro.

Ad esempio il generico "Non uccidere", viene trasformato in:
"Uccidi qualsiasi essere vivente per gola, vanità o con qualsiasi altra motivazione, eccetto gli uomini, purchè questi ultimi non si trovino sulla stessa traiettoria del proiettile partito dal tuo fucile da caccia.
Non dimenticare di fare un'ulteriore eccezione per i milioni di persone morte di fame a causa del tuo egoismo e della tua alimentazione sbilanciata ed iperproteica.
E visto che ci sei, in caso di interessi economici, divulga una falsa scienza, anche a discapito di vite umane ed animali".

La loro freddezza sta nel fecondare artificialmente un numero considerevole di future madri, in un periodo ben preciso, affinchè l'italiano medio possa trovare in tavola un cucciolo di età inferiore ad un mese, per celebrare la festa della risurrezione (uccidendo).

Eh sì, perchè l'agnellino da latte, per rispettare gli elevati standard qualitativi imposti dai palati onnivori, non deve superare i 22 giorni d'età prima di essere caricato sul camion della morte.

Vogliamo farci mancare delle offerte vantaggiose?
No! Infatti moltissimi di questi agnelli provengono dai Paesi dell’Est per una questione di prezzo inferiore e diverranno protagonisti di una drammatica Via Crucis, durante la quale patiranno la fame e la sete, in un lungo, disperato ed estenuante tragitto.

Per questo motivo, a mio avviso, voi state replicando ogni anno l'uccisione di Cristo, poichè portate avanti un'usanza a base di sangue innocente e vi abbandonate al peccato capitale della gola, rendendo di fatto la Pasqua una ricorrenza satanica.

Questi neonati di specie diversa dalla nostra saranno strattonati e condotti con la forza verso una potente scarica elettrica, proveniente da pinze portaelettrodi.
Successivamente saranno appesi a testa in giù per essere sgozzati, lasciati dissanguare, sbudellati e fatti a pezzi.
Le pratiche confezioni che vi fanno trovare al supermercato sono il frutto di tutto questo orrore.

Anche l'Islam non è da meno, con la sua "Festa del sacrificio", detta anche, udite bene, "Festa dello sgozzamento".
Certo, per gli uomini è sempre festa, quando non sono loro a finire sgozzati, per giunta totalmente coscienti.

Inoltre dare un prezzo alla vita è una cosa altrettanto immorale e diabolica.
Considerate la vostra esistenza un dono unico ed incommensurabile, ma senza vergogna alcuna pretendete di stabilire un valore per quella altrui, rendendola prigioniera, schiava e vittima dei vostri vizi.

Nei più diffusi standard di codici a barre sono presenti due caratteri di start/stop ed un carattere di controllo centrale, formati da barre più lunghe rispetto alle altre.
Questi 3 elementi hanno una spaziatura uguale a quella che codifica il numero 6, quindi abbiamo un 666, come rappresentato nell'immagine.
Secondo alcune persone si tratta di un chiaro messaggio subliminale da parte del Nuovo Ordine Mondiale, mentre gli anticomplottisti la considerano una leggenda metropolitana.

In questo post pregno di credenze, superstizioni e fede macchiata di sangue, abbiamo un'unica, grande certezza:
possiamo vivere senza compiere inutili stragi.
Ciò deve bastare a delle persone altruiste, coscienziose e moderne per intraprendere un nuovo cammino verso l'evoluzione etica e spirituale.

venerdì 10 marzo 2017

'E col ferro come fai?' Ecco le migliori fonti vegetali!

1. Lenticchie


2. Fiocchi d'Avena



3. Tofu



4. Fagioli



5. Verdure a foglia verde


Ammettiamolo: nel momento in cui decidiamo di abbandonare carne e derivati, tutti gli scettici che abbiamo attorno si prodigano in diagnosi ed analisi in merito alla nostra dieta, iniziando a porci domande su qualsiasi argomento che possa metterci minimamente in difficoltà. Proprio per questo, oggi parliamo di ferro!

Carne, uova e latticini non sono solo responsabili del più grande disastro ecologico di sempre, sono anche causa di sofferenze atroci per gli animali (uova e latte compresi) ed assolutamente poco salutari.

Una dieta a base vegetale ben bilanciata fa bene a te, al pianeta ed agli animali: difficilmente troverai una scelta così semplice e così altamente impattante (in positivo!) sul mondo.

Quindi preparati a dire addio ai prodotti di origine animale, ma ricordati di inserire sempre questi alimenti all'interno della tua dieta, per avere il giusto apporto di ferro!


A cosa serve il ferro?

Il ferro entra in gioco in numerose funzioni biologiche del nostro organismo, ma la più importante è l’ossigenazione dei tessuti e dei muscoli. È indispensabile nei processi di respirazione cellulare e nel metabolismo degli acidi nucleici. Oltre a questo il ferro è anche necessario per la sintesi di emoglobina (proteina che trasporta l'ossigeno alle cellule), di mioglobina e di collagene.

La carenza più diffusa al mondo

Non esiste sostanza la cui carenza sia più diffusa al mondo, quindi proveranno a dirvi che è colpa della vostra dieta senza carne: non fatevi ingannare!

L'alimentazione a base completamente vegetale è quella più ricca in ferro, più ricca di quella latto-ovo-vegetariana ed anche di di quella onnivora.


Dove troviamo il ferro quindi?

Un'alimentazione a base vegetale fa bene al tuo organismo, al pianeta ed a miliardi di animali!

giovedì 9 marzo 2017

Olmo – La libellula – Da Judi Bari a Julia Hill: chi vola per difendere la Terra



Sono tra le persone ad aver dato vita ad una rivoluzione, ispirando quella che adesso è una delle principali pratiche di resistenza nella lotta per la liberazione della Terra.
Dalla foresta di Hambach al bosco di Lejuc (Bure), dal Vermont all’Australia e ovunque sorga una ZAD (zona da difendere), ogni anno centinaia di persone occupano gli alberi per impedire alla macchina del capitalismo di divorare quelle zone della Terra ancora libere.
Marchiati come criminali da quel sistema che distorce la realtà, giustificando l’abbattimento di una foresta dietro parole vuote come “progresso”, mentre demonizza l’impegno e sacrificio di chi dedica la propria vita nel difendere la libertà di tutti/e.
Riportiamo di seguito un nuovo scritto di Olmo, che omaggia e ricorda chi continua a vivere nella resistenza di chi ancora oggi vola per difendere la Terra.


In quanti modi vengono chiamati i ragazzi di questa società malata, una società che attivamente spinge con brutalità ogni essere vivente costringendolo a vivere in una cella costruita su misura del corpo? In quanti modi vengono chiamati i ragazzi di questo mondo che costringe alla sofferenza e alla servitù ogni granello di ribellione? In quanti modi vengono chiamati i ragazzi che estranei alla guerra tra i giganti della devastazione corrono veloci come il lampo in foreste impenetrabili? In quanti modi vengono chiamati i ragazzi nati in un’epoca buia come la notte senza luna, etichettati come inutili sognatori senza idee? Un sistema questo che vi chiama sempre allo stesso modo: terroristi, finti ecologisti, devastatori, delinquenti, immaturi, fannulloni, pericolosi sovversivi, stupidi. Basta riflettere un solo istante, liberi da costrizioni dogmatiche, liberi dall’influenza dei mezzi informativi chini al potere, liberi da educazioni familiari che legano al posto di tranciare, liberi come il vento, per capire che i terroristi sono coloro che terrorizzano con le bombe a grappolo, con i fucili, con i panzer, che i finti ecologisti sono coloro che inventando il copyright del green e del compatibile-sostenibile moltiplicano in complicità la macchina tritatutto, per capire che i devastatori sono coloro che inceneriscono le foreste, bucano le montagne, bruciano gli altri animali, per capire che i delinquenti sono coloro che siedono sorridenti sui troni costruiti dai carnefici, per capire che gli immaturi sono coloro che ancora convinti credono sia giusto vivere in un mondo fradicio di diseguaglianze, democratico e competitivo, per capire che i fannulloni sono quelli che respirano odio e ignoranza su piedistalli di cristallo lerci di menzogna, per capire che i pericolosi sovversivi sono coloro che con la violenza e la forza sovvertono il delicato equilibrio della terra, per capire che gli stupidi sono coloro che ancora credono alle verità della televisione.



Oggi in Canada due ragazze di 20 anni sono salite su un albero di 40 metri per salutare ancora una volta una piccola donna, una meravigliosa combattente morta nel 1997, Judi Bari, la prima donna a salire nel 1979 su una sequoia. Dopo di lei furono centinaia le ragazze a salire su alberi vertiginosi per salvare le foreste, una fra tutte Julia Hill, la leggendaria farfalla, che rimase 2 anni su una sequoia di 60 metri per impedirne l’abbattimento dal dicembre del 97, poco dopo la morte di Judi Bari, fino al dicembre del 99. La piccola Judi non è mai stata dimenticata. Judi “la libellula”, nonostante le intimidazioni continue, le minacce alla sua persona e all’attentato subito nel 1990 quando saltò per aria assieme al suo amico e attivista Darryl Cherney (le misero una bomba sotto il sedile della macchina in una calda mattina di maggio per fermarli nel loro attivismo radicale, salvi per un pelo rimasero feriti gravemente) non ha mai smesso di arrampicarsi fino al 1997 quando una terribile malattia le impedì di librarsi ancora.

In quanti modi vengono chiamati i ragazzi che lottano per la difesa della terra, degli altri animali e degli umani, in tanti modi, non ce nè uno corrispondente alla verità. Io non vi chiamo, vi saluto e solidale e complice con ogni lotta per la libertà, dico semplicemente:

Grazie Ragazz*

Olmo

Fonte: Earth Riot

venerdì 3 marzo 2017

Il reddito d'esistenza e le strepitose conseguenze per l'umanità


Tratto dal saggio L'illusione della libertà, bestseller di Amazon nella categoria sociologia. Disponibile anche in download gratuito al seguente indirizzo.
Chiamatemi pure folle, utopista o visionario, ma io non riesco a concepire una società che non assicuri a tutti benessere, uguaglianza e libertà.

Mi rattrista il fatto che questa semplice ma potente idea sia ancora ben lungi dal suo compimento.

Viviamo in una società dove per sopravvivere si deve guadagnare denaro, e per farlo, la maggior parte degli individui sono obbligati a subire i ricatti dei detentori di capitale.

Ma allora, come possiamo dirci liberi, se siamo costretti a doverci asservire ad altri esseri umani?

E soprattutto, come si può parlare di libertà, se dobbiamo sacrificare la maggior parte del tempo della vita a causa di una moderna forma di schiavitù, quella del lavoro, che è figlia delle esigenze distorte di un mondo malato di profitto?

All'interno della Società Capitalistica, per molti la libertà si riduce alla possibilità di poter scegliere da chi essere sfruttati tra coloro che a loro volta sceglieranno di sfruttarli, non prima di averli sottoposti a degli appositi test-psicoattitudinali.

Già, perché oggi la possibilità di essere sfruttati per guadagnarsi un reddito per sopravvivere dipende dall'esito di uno stupido test meritocratico.

Una prassi degna del peggior darwinismo sociale.

Come se non bastasse, il lavoro non è la naturale espressione dell'essere ma ciò in cui esso si annulla, perché non scaturisce da una reale e sincera volontà, bensì da una costrizione attuata per mezzo dell'azione combinata di un potente ricatto economico e d'incessanti processi di condizionamento mentale.

E poi c'è il problema della disoccupazione...

Così, chi lavora è condannato a una sorta di non-esistenza, perché il lavoro è totalizzante e disumano, mentre chi il lavoro non ce l'ha rischia la fame e la povertà, a meno che non appartenga a quella élite di sfruttatori parassitari, tipica dell'odierna società.

Ci sembrerà ovvio di dover lottare per conquistare la libertà, ma come ci ricorda l'ex presidente della repubblica Sandro Pertini:

«La libertà senza giustizia sociale non è che una conquista fragile, che si risolve per molti nella libertà di morire di fame».

Non c'è problema - o forse sì? - perché in un mondo dove i lavoratori sono sfruttati da una élite parassitaria e i poveri muoiono di fame o a causa di malattie banali che però non possono permettersi di curare, mentre i ricchi spendono migliaia di dollari per eliminare dei risibili inestetismi e cercare di guarire dalle malattie causate dagli eccessi alimentari... possiamo essere assolutamente certi del fatto che non solo non esiste la libertà, ma neanche l'ombra della giustizia sociale.

Son cose che succedono quando si sceglie di privatizzare le risorse, di attribuire la proprietà dei mezzi di produzione a una minoranza, e di competere inseguendo egoisticamente il proprio guadagno personale, invece di cooperare, mettendo insieme risorse, conoscenze e mezzi, guardando altruisticamente al benessere di ogni essere vivente.

Purtroppo viviamo all'apice del capitalismo, globalizzante e imperante, e si dà il caso che il capitalismo generi ingiustizia, sfruttamento e disuguaglianza sociale - ormai abbiamo evidenze empiriche a sufficienza, o no? - per questo urge un rimedio efficace.

Fortunatamente una delle tante soluzioni è a portata di mano...

Questa volta non parlerò di rivoluzioni o utopie, ma di una semplice manovra che potrebbe risolvere rapidamente i numerosi problemi dell'odierna società: l'istituzione del reddito di esistenza.

Per chi non ne fosse al corrente, il reddito di esistenza consiste in un'erogazione monetaria elargita a intervalli di tempo regolari a tutti gli esseri umani solo ed esclusivamente per il fatto di esistere, con un importo tale da assicurare un livello di vita dignitoso, indipendentemente dal fatto che si abbia un lavoro, dall'attività lavorativa effettuata, dalla nazionalità, dal sesso, dal credo religioso e dalla posizione sociale, fin dalla nascita e per tutto il corso della vita.

Tutti gli individui dovrebbero avere la certezza di poter vivere in modo dignitoso solo ed esclusivamente per il fatto di essere umani e si dà il caso che il reddito d'esistenza, nella giusta ottica, rappresenti un ottimo strumento per concretizzare questo obiettivo fondamentale ancora oggi negato ai più, che invece dovrebbe essere posto a fondamento di ogni società di esseri umani civili ed evoluti.

A questo punto dovete fare molta attenzione a non cadere nella trappola veicolata dal potere per mezzo di taluni "esperti" che affermano di essere dalla parte del popolo: è di fondamentale importanza che il reddito d'esistenza venga concesso in modo incondizionato.

Infatti, se la possibilità di ricevere questa somma di denaro fosse legata all'obbligo di dover svolgere un qualche tipo di attività, allora si trasformerebbe in una nuova forma di schiavitù legalizzata, e così perderebbe le sue fondamentali connotazioni di strumento in grado di spingere il sistema verso la realizzazione dell'uguaglianza, della giustizia sociale e della libertà.

La vera innovazione del reddito d'esistenza consiste nello spezzare la ridicola e antiquata visione del passato che afferma che per procurasi il denaro per vivere si debba per forza lavorare;

una concezione malsana che già oggi non è più utile, né necessaria, e lo sarà sempre di meno grazie all'avvento delle automazioni, che ridurranno progressivamente il bisogno di lavoro umano.

Si tratta di incominciare a indicare la strada che condurrà alla nobile meta della libertà umana, anche dalla costrizione del lavoro. Non sarebbe un guaio iniziare proprio dal lavoro offerto da chi intende realizzare profitto asservendo i propri simili.

E qui bisogna fare attenzione per la seconda volta: se il reddito d'esistenza venisse concesso, ma la gestione della moneta restasse nelle mani di una élite, si potrebbe trasformare nell'ennesima arma ricattatoria al servizio del potere.

Infatti, costoro potrebbero chiudere i "rubinetti" del denaro da un giorno all'altro, e così milioni di persone resterebbero senza soldi che, in un'economia monetaria, sono indispensabili per sopravvivere.

Il ricatto è chiaro: se non fai ciò che voglio, io che possiedo le leve monetarie, ti sospendo il reddito d'esistenza e ti condanno alla povertà.

Per questo, se si vuole realmente istituire il reddito d'esistenza, è di fondamentale importanza ripensare anche la gestione della moneta, strappandola dal controllo di una élite privata, in modo tale che quella forma di sussistenza in denaro non possa essere negata all'umanità, per nessun motivo.

La certezza di ricevere un introito economico da usare per vivere, ottenuto a prescindere da tutto il resto, indurrebbe degli effetti decisamente positivi nell'ambito lavorativo, soprattutto per chi deve subordinarsi nei confronti dei detentori di capitale.

Ogni essere umano che non si trova bene con il proprio lavoro dovrebbe avere tutte le garanzie necessarie per mandare sonoramente a quel paese i propri sfruttatori, i superiori e i colleghi di lavoro, qualora lo ritenesse necessario, senza rischiare di cadere in disgrazia.

In un mondo a misura d'essere umano il lavoro dovrebbe essere una libera, matura e volontaria espressione del proprio essere, non una costrizione che annulla l'individuo e lo allontana dalla felicità, imposta dal sistema per mezzo di paure e ricatti.

Se poi qualcuno volesse condurre un'esistenza votata alla ricerca intellettuale, all'esplorare il mondo, all'arte o allo sport... dovrebbe essere libero di poterlo fare, avendo i mezzi economici necessari per farlo in modo totalmente svincolato dalle costrizione lavorative.

La concessione del reddito d'esistenza consentirebbe il compimento di questi nobili obiettivi, senza contare che farebbe anche diminuire furti, delinquenza, drammi e malesseri psico-fisici correlati al non avere denaro a sufficienza per vivere e al dover svolgere per forza dei lavori frustranti, alienanti e totalizzanti.

Comprenderete anche come una simile iniziativa riuscirebbe immediatamente a risolvere fame e povertà.

In definitiva il reddito d'esistenza consentirebbe di realizzare una maggiore giustizia sociale e ad assicurare una più ampia libertà, creando le condizioni necessarie per un significativo aumento della felicità negli esseri umani.

Ma tutto ciò è davvero possibile?

Cerchiamo brevemente di smentire le obiezioni più comuni sollevate a tal proposito.

Sento già la classica tesi dell'insostenibilità economica di una simile operazione, un argomento che in realtà è del tutto inconsistente, perché non ci sono problemi legati a una intrinseca scarsità relativa al denaro, in quanto rappresentazione di un'entità meramente metafisica, che costa praticamente zero ed è potenzialmente infinita.

A dire il vero, il denaro per una simile manovra non dovrebbe neanche essere "stampato" perché è già disponibile, basterebbe redistribuire un po' di ricchezza e smettere di spendere soldi per cose del tutto inutili e dannose, tipo: guerre, propaganda e pubblicità, tanto per citare solo alcuni esempi tra i più eclatanti.

La questione si sposta su come riappropriarsi della sovranità monetaria e su come imporre una revisione della fiscalità generale al fine di attuare un'azione redistributiva, ad esempio, introducendo una tassa sulle transazioni finanziarie.

La seconda critica, solitamente mossa dagli schiavi che vogliono rimanere tali, è che con il reddito d'esistenza nessuno sarebbe più disposto a fare i lavori detestabili.

In realtà, i lavori che nessuno sarebbe più disposto a fare, per la legge della domanda e dell'offerta, nel giro di poco tempo sarebbero retribuiti con un compenso più elevato, e così qualcuno tornerebbe a svolgerli.

Del resto non si capisce perché i lavori peggiori debbano essere anche i meno retribuiti, mentre quelli piacevoli o oziosi debbano essere i più retribuiti, è chiaro che in un mondo "normale" dovrebbe essere il contrario!

Altri invece si spingono addirittura ad affermare che nessuno sarebbe più disposto a lavorare, il che è una chiara assurdità, perché già oggi ci sono moltissimi esseri umani che lavorano addirittura senza essere pagati svolgendo un'importante opera volta all'utilità sociale per mezzo del volontariato.

Ma anche se fosse, io affermo che sia giusto così, perché ciascuno dovrebbe essere totalmente libero di poter scegliere se lavorare oppure no, pur potendo disporre di beni e servizi necessari per poter vivere dignitosamente, a prescindere da questa scelta.

Com'è possibile? Con l'odierna tecnologia. Ora vi spiego...

Dato che con il reddito d'esistenza nessuno rischierebbe di morire di fame a causa della disoccupazione, finalmente l'umanità potrebbe iniziare ad automatizzare e delegare il lavoro ai robot e ai moderni sistemi d'intelligenza artificiale in tutta tranquillità.

Negli ambiti in cui ciò non fosse possibile, il lavoro umano residuo potrebbe essere maggiormente retribuito e così le persone troverebbero un motivo più che sufficiente per svolgere ciò che è necessario, così come hanno sempre fatto anche quando il lavoro era malpagato.

Si potrebbero produrre beni e servizi durevoli e di elevata qualità per tutti in modo pressoché automatizzato, concedendo un reddito d'esistenza sufficientemente elevato da consentire di poterli acquistare.

Con un rinnovato sistema socio-economico volto al benessere collettivo, piuttosto che al profitto elitario, si potrebbe porre fine alla povertà segnando la strada per la totale eliminazione dell'obbligo del lavoro umano.

Lo slogan del nuovo millennio potrebbe diventare: «il lavoro alle automazioni, la libertà agli esseri umani», e così l'umanità potrebbe portare a termine l'obiettivo di assicurare benessere materiale e libertà per tutti.

Ma allora perché il reddito d'esistenza non viene istituito?

Tutto ciò sarebbe certamente possibile e anche facilmente attuabile se malauguratamente non si scontrasse prepotentemente con le esigenze di potere, ricchezza e dominio delle élites.

La certezza di ricevere un reddito d'esistenza metterebbe in una chiara posizione di forza i lavoratori, che così andrebbero a intaccare i profitti di tutta quella nutrita schiera di sfruttatori parassitari nota ai più con il termine di capitalisti.

Il reddito d'esistenza libererebbe l'umanità dall'obbligo di dover lavorare alle condizioni che gli vengono imposte, la massa non avrebbe più paura e così potrebbe ritrovare coraggio, forza e lucidità mentale necessari per rimettere in discussione l'ordine delle cose, il tutto a discapito di chi oggi detiene ricchezza e potere.

Il reddito d'esistenza getterebbe le basi per un processo rivoluzionario in rotta di collisione con l'attuale modello socio-economico capitalistico basato sul libero mercato.

Ecco perché chi detiene il potere agirà in tutti i modi affinché non venga mai concesso all'umanità. Sta a noi, che siamo il 99%, fare in modo che il reddito d'esistenza diventi realtà.

Mirco Mariucci