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giovedì 21 settembre 2017

Cena Benefit x Agripunk a Roma!



La divisione secolare (di potere) tra essere umano e animale ha portato oggi a una moltiplicazione gerarchica di valori che assegna ad ognuno di questi "due gruppi" una posizione differente nella scala sociale e per evidente estensione a quella culturale. Questi valori aberranti (che ritroviamo anche nei "sottogruppi" umani per alimentare continue prevaricazioni) sono il frutto della dissennata politica che tende a dividere gli individui, a perpetuare la divisione in corpi, non per differenze intime o insite ma per utilizzo, proprietà, profitto e una terrificante concezione di superiorità, ad affidare privilegi agli uni e compiti gravosi e umilianti gli altri al fine di garantire l'eterno dictat dello sfruttamento animale. Valori che non solo sono fondanti della società dell'oppressione ma ne diventano strumenti individuali di esercizio del potere ( il mio cane, il mio gatto, il mio essere bianco, etero, maschio, femmina). Rivoltarsi e rivoluzionare la gerarchia dei valori, adoperarsi per la loro scomparsa, staccare la catena ombelicale che ne amplifica l'assuefazione non serve solo a far fiorire la libertà del singolo (trasmettendo ulteriore divisione) ma quella di tutt@.


Sono lieto di invitarti all'evento per contribuire ad aiutare Agripunk il rifugio per animali liberi ex lager del fantomatico mister "Parola di Francesco Amadori";

PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA - CHIAMA ORA! ULTIMI POSTI DISPONIBILI---
Cena Benefit x Agripunk
1 Primo
1 Secondo
1 Dessert
1 Calice di vino
Alla romana 20€ a capoccia di cui ben 5 euro benefit per il rifugio antispecista.
Un'occasione per supportare, magnare, discutere, bevere, spettegolare, ribevere e rimagnare.
La serata continua fino a notte fonda con varie ed eventuali fuoriprogramma dopocena.
#supportAgripunk

Potrai degustare le prelibatezze dello chef del ristorante La Capra Campa, ristorante che si trova di fronte al parco di Villa Gordiani, potrai inoltre acquistare i gustosi e raffinati formaggi vegetali In Forma prodotti nel laboratorio del ristorante, l'evento si farà il prossimo venerdì 22 settembre dalle ore 19,30 in poi, in quell'occasione potrai partecipare alla cena a favore di Agripunk al costo di venti euro a coperto (quindici euro per il ristorante e cinque euro riservati ad Agripunk), all'evento saranno presenti David e Desirèe i fondatori del rifugio, i quali racconteranno la storia di questo luogo magico e le storie degli ospiti non umani presenti, quello che hanno costruito in questi anni e i favolosi progetti per il futuro e tu potrai contribuire affinchè questa realtà unica in Italia e forse in Europa sia da esempio per 10, 100, 1000, 10.000 altri rifugi.
PARTECIPA, METTI MI PIACE, CONDIVIDI E INVITA AMICI!
Metti Mi piace sulla pagina facebook Agripunk onlus e iscriviti al nostro gruppo Canapa e vegan per Agripunk...

Il rifugio per animali liberi Agripunk ha una storia lunga e travagliata, situato nella vallata incontaminata su di un terreno di ben ventisei ettari in località Ambra in provincia di Arezzo, nell'immediato dopoguerra gli americani costruirono sette enormi e cupi capannoni adibiti ad un allevamento intensivo di tacchini (gli americani hanno la barbara e agghiacciante usanza di ammazzare e cucinare tacchini in qualsiasi occasione e soprattutto durante la loro famigerata "Festa del Ringraziamento", durante la quale vengono sacrificati milioni di tacchini), questo vero e proprio lager era stato concepito per sfamare le migliaia di soldati americani stanziati nel nostro paese nelle varie basi militari costruite allo scopo di difenderci dall'invasione dell'armata sovietica, successivamente l'allevamento fu rilevato da mister "Parola di Francesco Amadori" il quale ha continuato imperterrito e per decenni ancora ad ammassare ed allevare tacchini fino al fatidico anno 2014, quando finalmente David e la sua compagna Desirèe aiutati da tanti altri amici sono riusciti a far chiudere questo nefando stabilimento, da allora questo luogo è stato trasformato in un rifugio di animali liberi di scorazzare e vivere in armonia con la natura, i dettagli di questa storia ed il suo felice epilogo verranno raccontati direttamente dai protagonisti durante la cena evento del 22 settembre prossimo, nel frattempo puoi visitare il loro sito e la loro pagina su Facebook, noi ti invitiamo a leggere alcuni affascinanti articoli scritti da loro e da Olmo Vallisnera in modo da farti assaporare ed annusare il profumo di questo luogo speciale ed unico, da qui al 22 settembre potrai leggere tanti altri loro deliziosi post nel blog Agripunk e sulla pagina di Olmo Vallisnera, buona lettura:

Regalo di un fratello di Olmo Vallisnera

L'isola che c'è Chiudete gli occhi. Immaginate una valle, una piccola valle nascosta, circondata da boschi di roveri, silenziosa, dove anche il vento l'accarezza dolcemente e la lascia riposare. Una valletta celata da sguardi indiscreti, protetta, nascosta dal caos frenetico della città... Lontana dalle moltitudini che quotidianamente rincorrono uno status deciso da altri, schiave loro stesse di una condizione di non appartenenza. Adagiata ai piedi della minuscola valle una piana, una piana al primo sguardo dolce, verde, sicura. Lentamente però osservandola con più attenzione ci si accorge che essa è troppo grande per una carezza di colline appena accennate, una piana importante contenuta a fatica da una corona di terra e roccia, querce e roverelle. Inchiodati, sprofondati con la forza del cemento una linea di capannoni giganteschi la occupano per gran parte, ecco, svelato forse il mistero di tale ampiezza, la piana ha le dimensioni misurate da migliaia di metri quadri di pareti, feritoie di metallo gelido, pavimenti umidi e bui, tetti che sfidano il cielo a una guerra a cui nessuno voleva partecipare. Chiudete gli occhi. Toccate le pareti, appoggiate le mani e dopo un attimo verrete travolti. Comincerete a sentire i rumori di fondo, a una prima superficiale lettura sembrano un infinito stormo di anatre selvatiche che riunite balzano per un ultimo saluto prima di emigrare verso lidi piu' caldi, sicuri. Animali liberi che dialogano allegri preparandosi a un lungo viaggio. Ma questa sensazione di pace svanisce velocemente. Più l'orecchio si tende, come un arco consumato da troppi schiocchi, e più si ha la sensazione che quei rumori di fondo non siano poi così rassicuranti. Ogni secondo trascorso con le mani sulle pareti amplifica il disagio innalzandolo a tali frequenze che i timpani cominciano a sanguinare, no, non è uno stormo che posa la sua dolce ombra sui campi sottostanti, non sono suoni che ti invitano a riposare ma sono grida, urla che non danno scampo. Decine, centinaia, migliaia di grida esplodono come un temporale minaccioso. Un terrificante, violento e innaturale temporale ti strappa il fiato lasciandoti senza voce, i polmoni sussultano, cercano ossigeno in una disperata corsa verso un cuore che ha già capito tutto. Ti fermi, rimani bloccato, le gambe non acconsentono più a seguirti, ti sono nemiche, vogliono solo voltarsi e scappare via. Fai uno sforzo immane per rimanere in equilibrio, ti appoggi alla parete ma ecco che vibra per l'onda d'urto di un dolore passato, un terremoto di piume fradicie, ali incastrate, becchi tagliati, zampe spezzate. Calma !, calma...., riprendi il respiro, ti sforzi di pensare ad altro, guardi in alto, una piccola rondine passa velocemente in piccoli cerchi, si avvicina, sente il buio della vita che trasmetti e in un battito frenetico scappa via. Ansimi, la frequenza sale, il tremore delle mani non accenna a smettere, le osservi, non riesci a dare un freno ai singhiozzi, stringi le labbra in un ultimo morso di coraggio e poi urlando con l'ultimo fiato che hai in gola chiedi scusa, scusa, scusa. Squarciando il tuo petto cerchi di respirare, abbassi gli occhi, serri i pugni e violenti le tue gambe che non sentono l'impulso a muoversi, poi, ti concentri sul bosco circostante, si, hai una via di fuga, ormai sordo dai lamenti ti tendi come una molla e scompari, scappi via.....stacchi le mani. Chiudete gli occhi. Capannoni nascosti, lager impenetrabili che si aprono e si chiudono solo per fare caricare e scaricare migliaia di vittime, la loro unica colpa essere degli oggetti, delle cose, della carta straccia. Vittime costrette a sopravvivere ammassate senza aria, ferite, umiliate e torturate per ingrassare individui feroci e accontentare la gola di altri. Migliaia di piccoli esseri privati non solo della libertà, della vita, della loro natura ma insultati anche da morti, scherniti, presi a calci. L'olocausto dura mesi, anni, poi si ferma, viene fermato, nessuna dittatura è eterna. Adesso, aprite gli occhi. L'erba ha acquistato un verde brillante, spacca il cemento creando fessure sempre più larghe. Decine di animali: colombi, capre, pecore, mucche, galline, maiali, cinghiali e altri fino a poco tempo prima segregati respirano spensierati tra i corridoi dei lager, inconsapevoli del dramma che quelle pareti hanno testimoniato, ma portatori loro stessi di altri drammi, altri lager. Timidi si affacciano alla piana e dopo un ultimo sguardo fugace si lasciano trasportare dall'aria profumata di una nuova primavera. Un piccolo laghetto traspira umidità, le sue acque un tempo marce di morte sono finalmente limpide, placate. Piccoli alberi da frutto riposano all'ombra di colline liberate, una leggera sinfonia di saltelli accompagnano un torrente simbolo di una rinascita.
Spalancate gli occhi. Questo non è un sogno, una fiaba per costringerci a vivere di fianco alla sofferenza, per non pensare, o un incubo che ci attanaglia le notti insonne, ma è realtà. Questo angolo di terra, questa valletta strappata alla violenza esiste. La chiamerei “l'isola che non c'è” ma non posso questa isola è palpabile, è presente. Nascosta da una cintura di alberi complici, da profumi delicati di fiori di collina, da rumori familiari, semplici, sereni, finalmente sereni. Abitata da animali umani e da animali non umani, insieme, rispettandosi e imparando da ognuno nuove esperienze. Qui gli animali non vengono acquistati per uno stupido concetto di liberazione, qui vengono strappati dalle morse del sistema. Ormai e' mattina devo partire, un ultimo sguardo alla piana, ai suoi colori e poi mi volto, respiro profondamente, le sensazioni di comprensione qui hanno un senso. Mi allontano, non mi accorgo che qualcuna mi sta osservando, tranquilla, le ferite ormai rimarginate da tanto tempo, una forza di tale portata che intimidisce, una testimone diretta dell'ecatombe, l'ultima sopravvissuta all'infinita, assurda giostra del dolore. Poi una sensazione, mi volto e la vedo, riesco a salutarla, ora riesco a sorridere, ora riesco a respirare... All'orizzonte si staglia una piccola nuvola, sembra quasi abbia la forma di un cuore, chissà mi dico, forse anche le nuvole vogliono chiederti scusa...
Olmo 25 febbraio 2016

Gli ospiti non umani di Agripunk hanno tante storie da raccontare, qui di seguito la storia di Scilla un torello riuscito a scappare dalle grinfie dei suoi aguzzini, è fuggito da una nave gettandosi in mare, una nave che trasportava bestiame nel mar mediterraneo, il torello si è buttato in mare fra Scilla e Cariddi nello Stretto di Messina, ecco la sua storia...

Regalo di un fratello per Scilla di Olmo Vallisnera

BUIO.
FREDDO.
NON RESPIRO, MI MANCA L'ARIA, AIUTO!
Vicino a me centinaia di fratelli, sorelle che piangono, urlano, si schiacciano fra di loro, perche?

Perchè rinchiusi al buio, incatenati, percossi, umiliati, perche?
Devo respirare, sono giovane non voglio morire.
Alcuni compagni cercano di fare scudo ai più deboli, prendono le bastonate al posto loro, non si piegano, dove la trovano la forza, loro stessi imprigionati senza colpa.
Nel buio più totale il sangue, l'odore del sangue è insopportabile.
Mi giro e cerco di abituare gli occhi all'oscurità... ecco!
Un barlume di luce.
Devo farmi forza, devo avvicinarmi a quella luce a quell'ossigeno, a quell'ultimo ossigeno.

Cerco di attraversare quel corridoio infinito di corpi, scavalco il dolore, la rassegnazione alla violenza, metro dopo metro.
Ora sono vicino, la luce penetra nella mia carne, sento l'aria, pulita, sa di sale.
Un uomo scende le scale e apre un cancello per depositare dei secchi, si volta, va via.
Ha lasciato il cancello aperto!
Forza vai

Salgo faticosamente le scale e a un tratto sono all'aperto.
Davanti a me un oceano di acqua, mamma mia che paura e ora?
.
Vedo degli uomini che corrono verso di me, e ora?
Gli uomini si avvicinano, hanno la bava alla bocca, sono arrabbiati, ormai pochi metri.
Poi tutto cambia.

Il comandante sorridendo sarcastico sibila
.
L'acqua è fredda, faccio fatica a nuotare ma sono giovane, non devo cedere.
Non avevo mai visto tanta acqua, non so dove andare, mi sento stanco ma devo allontanarmi al più presto, morirò ma morirò libero.
Ore a nuotare nella corrente gelida, in mare aperto, l'acqua che penetra nelle narici, in bocca, il sale che brucia sulle ferite ma devo nuotare, devo allontanarmi.
Sento un rumore che cos'è? noo! una barca, mi hanno trovato.
Uomini mi legano, mi trascinano, rumore di motori e poi la costa.
Non riesco a camminare, sono distrutto, lasciatemi qua, mi gira la testa.
Un rumore sordo, il giovane crolla sull'asfalto del molo, sfinito.
Albe e tramonti si susseguono.
Perchè non mi uccidono?
Ormai sono mesi che mi tengono qui.
Ogni tanto vedo degli umani che si avvicinano, non mi colpiscono con il bastone, mi piace questa cosa, ma chi sono?
Ore, giorni, mesi e poi qualcosa cambia.
Oggi vedo dei gran preparativi, non capisco cosa succede, ma intuisco che vogliano portarmi da qualche parte.
Rumore di strada, l'aria entra dall'alto, un'aria fresca chissà dove mi portano, ho paura.
Poi il motore si ferma, sento chiaccherare fuori, si apre il portone e vedo degli umani che mi guardano.
Scendo e ho l'impressione che non sia in pericolo, comunque aspetto per sicurezza, male che vada corro.
Qualcuno si avvicina, una carezza, un sorriso, mamma mia che bello!
Non avevo mai sentito una carezza, ma chi siete?
Perchè voi non mi picchiate?
Mi addormento, esausto.
La mattina dopo è diversa dalle altre, da tutte le altre.
Sento un profumo di erba bagnata, sento allegria, sento tranquillità.
Vedo che ci sono altri miei fratelli e sorelle che stanno bene, ma dove sono?
Vi prego non prendetemi in giro, ditemi dove sono?
Una carezza mi calma e poi un'altra, mi piacciono le carezze.
Vedo delle lacrime scendere da chi mi sta vicino, occhi belli, profondi, come i miei.
Guardo queste persone che mi parlano sottovoce, mi parlano d'amore, mi trasmettono pace, finalmente pace e piango anch'io.
Piango tutte le lacrime che ho trattenuto in mare, le lacrime dei miei fratelli e delle mie sorelle. Ancora devo capire dove sono, ma una cosa l'ho capita, qui sono in salvo, potrò crescere, giocare, vivere...
Scilla è salvo.
Salvato da esseri umani che guardano l'orizzonte con occhi puliti.
Il rispetto e la determinazione alle volte, alcune volte hanno la forza di attraversare oceani e volare sopra colline liberate.
Grazie ragazz*, grazie.
Olmo

1 Febbraio Scilla finalmente libero di Desirèe

Sono passati 4 mesi dall'arrivo di Scilla al nostro rifugio.
Un mese per abituarci alla reciproca presenza, gli altri 3 per aspettare la conferma della riuscita della castrazione.
Conferma arrivata e quindi scongiurato qualunque rischio di avversità, conflitto oppure semplicemente scongiurati eventuali accoppiamenti indesiderati.
Niente più si intrometteva quindi tra lui e il resto della banda.
Così il 1 febbraio 2017, si aprivano i cancelletti della zona di ambientazione e Scilla finalmente si univa alla mandria e al gregge correndo come un matto sotto la pioggia, come un ragazzino felice di uscire finalmente a giocare con gli amici.

Lui è stato il nostro chiodo fisso per tanti mesi... da aprile 2016 quando, appena letta la sua storia, abbiamo immediatamente contattato tutt* per chiedere che venisse risparmiato e mandato da noi... con tutti gli alti e bassi, le difficoltà, il tempo che passava e lui lì che aspettava.
Chissà se lo sapeva che ogni giorno pensavamo a lui, chissà se si rendeva conto di aver dato, con il suo gesto disperato, nuova forza a così tante persone.
Chissà anche cosa ha pensato dopo le lunghe ore di viaggio fino a qui, quando ha visto cosa e chi lo attendeva fuori da quel recinto di ambientazione, antipatico quanto necessario.
Chissà se capiva quanto rispetto nutrivano per lui coloro che gli si presentavano davanti.
Lui così fiero ma alla fin fine così tenero... stiamo pur sempre parlando di un cucciolone travolto da una serie di eventi così strani da far girar la testa a chiunque.
Di sicuro sappiamo cosa pensa ora o almeno lo possiamo intuire dal suo sguardo, cambiato così tanto nel giro di pochi minuti.
Lui se lo sentiva che era il momento... da giorni ci dava segnali abbastanza espliciti e ce lo chiedeva!
Lo abbiamo quindi, ascoltato di nuovo e abbiamo aperto l'ultima "gabbia" della sua vita.
Ora è davvero libero, insieme a tutt* le/gli altr* abitanti del pascolo che l'hanno accolto davvero come un principe e con lui noi tutt*, che finalmente riusciamo ad assaporare l'essenza vera della sua liberazione o forse, l'essenza vera della liberazione stessa.
Non è forse un caso che oggi, a 22 anni dalla morte di Jill Phipps investita durante un presidio da un camion che trasportava vitelli per la macellazione, si senta così forte la necessità di assaporare davvero la libertà.
Quella libertà che lei non ha più, quella libertà per la quale tanto ha lottato, quella libertà per la quale è morta.
La libertà di Scilla la dedichiamo a lei.

Ancora sul torello Scilla un articolo di Pagine Vegan:
Il torello Scilla è sano e salvo e noi siamo nell’Antropocene

Scilla, un eroe del nostro tempo

Erano i primi dell’aprile scorso quando ci giungeva la notizia di una “mucca” scoperta a nuotare nello Stretto di Messina. Ci sarebbero volute parecchie ore per saperne di più e soprattutto seguire a distanza il suo salvataggio. Il torello, come poi si è rivelato, veniva da una nave da trasporto che lo avrebbe dovuto consegnare alle sponde opposte del Mediterraneo insieme ad altri compagni al solito capolinea; il veterinario che lo ho visitato sul molo dopo il salvataggio aveva rilevato la presenza del microchip e quindi c’era la possibilità che il giovane, adesso di nuovo in mano degli uomini, dovesse riprendere il suo tragico viaggio. Grazie a Resistenza Animale, ad Agripunk, a Enpa Sicilia e Nazionale, e anche alle migliaia di persone che hanno attivato il mail bombing verso le autorità competenti affinché si convincessero a dare in adozione il vitello, subito battezzato Scilla, oggi Scilla è un animale libero.
È appena arrivato ad Agripunk che l’ha chiesto tempestivamente in adozione; è stato accolto nel rifugio “per tutti gli animali” situato in provincia di Arezzo, ex sede di un allevamento intensivo di tacchini e oggi punto di riferimento della cultura equispecista. Da oggi Scilla condurrà la sua vita in libertà, insieme ad altri animali salvati dal macello e vivrà, speriamo, lunghissimi anni; forse ci regalerà, come capita a molti animali nei rifugi, sprazzi del suo carattere e della sua personalità, aiuterà altri compagni,sarà un leader o un timidone… Abbiamo speranze riposte in lui! Il coraggio di Scilla, la sua voglia di libertà non possono che esserci d’insegnamento e di ispirazione.

sabato 16 settembre 2017

SIAMO DONNE!




Occhi di bosco

Ti ho sentita arrivare, dolce creatura, 
prufumo di lavanda inebriante e assassino
ti ho sentita arrivare e mentre ti avvicinavi, 
sapevo che mi avresti trovato.
Sei tu il mio respiro, destino lontano, 
desiderio inespresso ti ho sentita arrivare 
avvolta nel nero mantello, 
occhi di bosco, nettare di acacia non temere, 
getteremo quel mantello per terra.
Piccola libellula dal sapore di salsedine, 
lo getteremo per terra.
Sei tu quella che stavo aspettando, 
lontana guerriera, amazzone solitaria
mentre ti avvicinavi, sicura verso di me, 
il mio cuore ferito si confortava.
Seduto ad osservare il disgelo da una sedia marcia, 
ho costruito il dolore quando ti ho sentita arrivare, 
passi leggeri, desiderio antico.
Appoggia la testa sulla mia spalla, 
le piccole perle degli occhi, lasciale scorrere
fuori da finestre spalancate 
su solitudini profonde come abissi, ti ho amata.
Ti ho sentita arrivare, salivi sentieri impervi, 
rocciosi come la mia pelle
ti ho sentita, le labbra accese, 
stella di foresta sapevo che mi avresti trovato.
Ma le stelle lo sai, prima o poi muoiono, 
le meraviglie le avrai solo oggi
sei tu quella che stavo aspettando, 
questa volta non illuminare il cielo, 
brucia solo me.



SIAMO DONNE!
Non siamo "cagne", siamo LUPE.
Non siamo "gatte morte", siamo FELINE.
Non siamo "porcelline", siamo CINGHIALESSE.
Non siamo addomesticate, siamo indipendenti.
Non siamo il sesso debole, siamo il sesso che accoglie, matura e dona la vita.
Niente a che vedere con "casalinghe disperate" o "donne in carriera uominizzate", sentiamoci libere di scegliere dove indirizzare la nostra autorealizzazione senza affibbiarci aggettivi che non ci appartengono.
Siamo isteriche, uterine! Si, perchè abbiamo un utero all'interno di noi.
Siamo lunatiche! Si, perchè abbiamo un ciclo interno sintonizzato con le fasi lunari.
Ridiamo valore a parole come MESTRUAZIONE perchè è grazie al suo flusso che è possibile la procreazione.
Questo sangue che è ROSSO, non trasparente pipì o azzurrino carino come mostrano le campagne pubblicitarie da cui siamo bombardati.
Non vergognamoci di andare in MENOPAUSA e quindi invecchiare, riposare.
Pure come delle vergini, piene di cure come le mamme, sensuali come le incantatrici e intuitive come le streghe.
Riconosciamo la nostra ciclicità come privilegio, siamo consapevoli dei nostri cambiamenti d'umore, rispettandoli. Facendo e donando quando siamo piene di energie, rallentando e chiedendo protezione quando siamo scariche.
Prendiamo atto delle nostre origini e riaccendiamo il calore della SORELLANZA .
Dea, maga, cosmeta, erbaria, sacerdotessa, vestale, alchimista, strega...che fine ha fatto e che fine le stiamo facendo fare?
Abbandonata ad ogni "è una puttana/suora/fregna moscia" , nascosta se "ho le mie cose/sono indisposta", allontanata quando non siamo in contatto col nostro corpo, uccisa continuamente da violenze fisiche e psichiche, da nomignoli detti in tono scherzoso e/o di disprezzo. Ricordiamoci che le parole hanno valore!
Tutto questo nasconde in realtà una fortissima ignoranza data dalla disinformazione e volontà di controllo da cui dobbiamo uscire.
E' importante...SIAMO DONNE!

mercoledì 13 settembre 2017

I sogni son desideri.......di felicità



LA VERA SCIENZA DELLA NUTRIZIONE
Alcuni nutrizionisti sono soliti rivendicare l’esclusività scientifica delle loro argomentazioni, mentre ciò che muove noi vegani è l’aspetto etico del problema; come se l’etica fosse una componente del tutto trascurabile mentre dovrebbe mettere in secondo piano qualunque assioma scientifico ed essere il fulcro decisionale di ogni popolo civile.
La medicina convenzionale usa somministrare carne e formaggi a pranzo e a cena negli ospedali agli ammalati di cancro (principale causa di malattia) e trascuraclamorosamente i risultati scientifici di 22 esperti dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, provenienti da 10 paesi diversi e gli 800 dossier arrivati da ogni parte del mondo messi a punto negli ultimi 20 anni. E in fatto nutrizionale ha osteggiato per secoli ciò che oggi consiglia, come il consumo di frutta e verdura crude e per duemila anni ha negato qualunque relazione tra tipo di alimentazione e malattia. Ma per noi vegani la vera scienza è solo quella che cerca le cause della malattia e che considera l’individuo nella sua interezza fisica, mentale, emozionale e spirituale.
Noi riteniamo che la vera scienza nutrizionale sia solo quella che fa riferimento alle leggi naturali, alla scienza di Ippocrate e agli Istituti più accreditati, aggiornati e indipendenti che in fatto nutrizionale raccomandano un’alimentazione totalmente vegetale. Sono i risultati concreti che contano: la scelta vegan consente di essere immuni alla gran parte delle malattie e di conservare una salute eccellente. E crediamo che la nostra visione sia nel giusto perché benèfica per l’uomo, per gli animali, l’ambiente, il Terzo Mondo, l’economia.

EVENTO SU FACEBOOK CLICCA PER PARTECIPARE E CONDIVIDERE!


Nel ricordarti l'evento che si svolgerà a Roma il 22 settembre al quale ti invito a partecipare, (qui sopra trovi i riferimenti su Facebook), ti invito a leggere questo sconvolgente articolo di Olmo Vallisnera sulla Walt Disney, premetto che fin dalla tenera età mi sono nutrito di pane e Topolino, Paperino, Gastone, Nonna Papera, Pippo, Pluto e soprattutto Paperoga con il suo gatto Malachia mi hanno praticamente svezzato al piacere della lettura, ma dopo aver letto le nefandezze e le soverchierie praticate da questa orripilante multinazionale soprattutto sui bambini e gli adolescenti, mi guarderò bene da riprovare a leggere un qualsivoglia fumetto edito dalla Walt Disney, leggi e informati:

I sogni son desideri.......di felicità (Olmo)

Ieri parlavo di "libertà di impresa", e come i due termini siano agli antipodi. Ecco questa è la pura libertà di impresa. Uscirà a breve l'ultimo film della Disney e la multinazionale dei "sogni son desideri" sta già concludendo accordi con McDonalds e il governo cinese. Aumento (numero di unità) dei prodotti e apertura di nuove fabbriche-lager. E in italia? Beh, da noi il biglietto del cinema sarà gratuito per i bimbi sotto i 12 anni. Che teneri, filantropi meravigliosi, menager sensibili e altruisti. Forza signori! tutti al cinema, è in arrivo la nuova cenerentola digitale.
Viva la libertà di impresa che ci dona serene sere in famiglia...

La Walt Disney Corporation è una delle multinazionali più potenti di questo pianeta. La bella e la bestia Disney ha costruito il suo impero sui fumetti di Paperino e Topolino e da bravi Paperon dè Paperoni i manager di Disney hanno le mani su molti dei settori strategici dell'economia a partire naturalmente dal settore dei media e della comunicazione per estendersi un pò ovunque dall'industria tessile a quella edilizia. Purtroppo (Ironico, ma c'era da pensare il contrario?), in tutti questi settori dove domina Walt Disney Corporation vi è un monopolio totale, così ad esempio nel campo della comunicazione e della rete internet manipola l'utilizzo di questi media non come attualmente, in parte gestito, ma mutuandolo dal modello televisivo dove emettitore del messaggio (la classe dominante dei ricchi) e ricettore (ossia il branco confuso che deve essere indottrinato dalla propaganda) siano ben distinti. Non per niente è alleata con Microsoft e per un certo periodo di tempo si poteva accedere al suo sito solo con il browser di Microsoft. Sempre riguardo alla rete, Disney, naturalmente dalla sua posizione di dominio assoluto del mercato dei prodotti per la famiglia, sostiene chi vorrebbe "regolamentare" i contenuti della rete a misura dei bambini. Già abbiamo una televisione per lobotomizzati, non solo, vorrebbero imporre ovunque il mai fuori moda Produci Consuma Crepa (per la cronaca dell'ovvio il mai fuori moda già avviene in grande stile). Disney negli ultimi anni è sempre più infastidita dalle continue richieste di chiarezza sui suoi "dipendenti" che sempre più spesso risultano schiavi a tutti gli effetti. I lavoratori haitiani ad esempio lavorano 12 ore al giorno senza pause per arrivare a guadagnare dopo 30 anni quanto guadagna in un'ora l'amministratore delegato di una sua satellite. La multinazionale delle scarpette di cristallo inoltre è gemellata con una delle più terrificanti aziende dello sfruttamento animale, tale McDonald's. A proposito di hamburger, tutti i film di Disney, specie i cartoni animati o comunque quelli per i più piccoli sono accoppiati alla commercializzazione e promozione tramite gadgets diffusi nei negozi assieme ai loro pasti. Così le famiglie che dai loro piccoli sono state appena trascinate dentro i cinema per vedere i prodotti di Disney verranno poi trascinati dentro i "ristoranti" McDonald's dove con l' "Happy Meal" si ottiene in omaggio il pupazzetto di Toy Story o dei 101 o altro... e viceversa. Non staremo qui ad annoiarvi sul fatto che questo utilizzo così brutale dei bambini da parte di queste multi per trascinare i loro genitori a spendere è stato più volte stigmatizzato, non solo da noi, ma anche da sentenze dei tribunali di paesi non certo rivoluzionari ed anticapitalisti come l'Inghilterra. Non vi annoieremo neanche troppo standovi a dire che come ormai sappiamo quasi tutti/e, quegli oggettini di plastica vengono prodotti da donne-bambine in schiavitù in Vietnam, Birmania, Indonesia, Cina. Anche nell'edilizia Disney è in prima fila nella costruzione di cittadelle fortificate per colletti bianchi, per bambini ricchi e per turisti che possono spendere e spandere.


Haiti, Bangladesh, Cina: Gli sporchi affari di PAPERON DE' PAPERONI

E brava Walt Disney! Topolino difensore della giustizia e della legalità, Pippo e Paperino protettori degli spiriti liberi, Qui Quo Qua, in compagnia del Re Leone, attenti alle tematiche ambientali, Pocahontas, la Bestia e il gobbo di Notre Dame a sottolineare la nuova attenzione per i popoli diversi e i "diversi" in genere. Brava Disney, entrata nel mirino dei "benpensanti" quando ha deciso di pagare gli assegni famigliari a tutti i dipendenti che vivono in coppia, compresi i conviventi e gli omosessuali, tutto all'insegna della non discriminazione. Peccato che a 5.500 chilometri di distanza dai suoi begli uffici californiani con i dipendenti profumati, migliaia di giovani lavoratrici, poco più che quindicenni, lavorino alla confezione di abbigliamento a marchio Walt Disney per uno stipendio di circa un quarto di euro) l'ora. Volete sapere lo scenario da biancaneve che c'è ad Haiti o in Bangladesh? Presto esauditi. Lo scenario da principe azzuro è questo, vere e proprie baracche, due soli bagni per qualche centinaia di operaie, condizioni disastrose, acqua all'interno, certo, in effetti offre un contrasto stridente con il candore delle felpe di Pocahontas. Il lavoro va avanti nel rumore più assordante, 10-12 ore al giorno. Si lavora in piedi. Se proprio lo vogliono, le operaie possono portarsi un cuscino da casa. E' proibito parlare così come andare in bagno più di due volte al giorno. D'altronde il ritmo produttivo è così incalzante da lasciare poco più di 10 minuti per la pausa pranzo (in 12 ore). Tra le fila delle operaie, i guardiani, con continui urli, percosse e molestie, fanno la loro parte perché la produzione vada avanti. "Siamo schiave!" E' questa la protesta delle lavoratrici. Chiunque provi ad organizzare qualsiasi forma di protesta, viene immediatamente licenziata. Non c'è tutela sanitaria e se un'operaia si ammala, non ha diritto a nessuna retribuzione. Di più., ad Haiti non è legale licenziare le donne incinte, ma i padroni hanno trovato comunque un sistema per evitare il costo della maternità: trasferiscono le donne incinte a lavori ancora più pesanti e malsani finché, poco tempo dopo, è l'operaia stessa a decidere di abbandonareil lavoro. Maltrattamenti, percosse e violenze in cambio di 3 euro al giorno. Si calcola che per guadagnare la cifra che l'amministratore delegato della Disney guadagna in un ora, un'operaia haitiana dovrebbe lavorare 101 anni, per 10 ore tutti i giorni. Agli stabilimenti di Haiti, una tuta di Pocahontas arriva in 11 pezzi. In 13 fasi - cucire i polsini, le etichette, gli orli, ecc.- si arriva al prodotto finito. In 10 ore un'operaia confeziona 50 felpe. Una produzione per un valore pari a 584 dollari, pagata 2 dollari e 22 centesimi. Come dire che ad un'operaia occorre 1 settimana e ½ di lavoro per potersi comperare la stessa maglia che produce in meno di 10 minuti. Il divario fra valore prodotto e salari percepiti avrebbe contorni meno scandalosi se le operaie guadagnassero almeno quanto basta per una vita dignitosa. Il guaio ad Haiti è che i salari sono drammaticamente bassi mentre il costo della vita è alto. Lo stipendio di una giornata basta a malapena per consentire alle operaie di mantenersi in vita e di prendere l'autobus per recarsi al lavoro. La conclusione è che per far fronte alle spese del resto della famiglia, esse si indebitano, ma così facendo si impoveriscono sempre di più, perché le condizioni degli usurai sono pesantissime. E' così da sempre. Intanto, negli USA è iniziata una campagna nei confronti della Disney. Ad organizzarla è la National Labor Committee (NLC), che si occupa di tutela dei diritti delle popolazioni del Sud del mondo. E' stato Charles Kernaghan, direttore dell'organizzazione, durante un viaggio ad Haiti a fine anni novanta a rilevare le condizioni delle lavoratrici e a sollevare il caso denunciando pubblicamente il comportamento irresponsabile della Disney. La campagna mira a far accettare ispezioni negli stabilimenti dove si produce per la Disney condotte da organismi indipendenti, che possano parlare liberamente con le lavoratrici per verificare le condizioni reali in cui lavorano, senza che queste debbano temere ritorsioni. Per ora la Disney nega ogni addebito, sbandierando il "codicedi condotta" che la società si è data e che le impedisce di utilizzare lavoro minorile o sottopagato. Le cose sono complicate ulteriormente dal fatto che non è direttamentela Disney a gestire gli stabilimenti haitiani. La produzione tessile è subappaltata a due società statunitensi che a loro volta si appoggiano a 4 ditte che lavorano in Haiti. Un sistema di scatole cinesi che facilita il gioco di rimpallo delle responsabilità. Se la Disney afferma di non aver riscontrato irregolarità durante le ispezioni, le società che gestiscono l'appalto si trincerano dietro le regole del mercato: Haiti può offrire solo manodopera a basso costo; alzare gli stipendi significa perdere competitività e conseguentemente lavoro. In realtà, se anche la Disney e le ditte subappaltatrici non intendessero rinunciare a nessun punto percentuale dei loro profitti e spostassero tutto il peso degli aumenti salariali sulle spalle dei consumatori, questi si troverebbero a dover pagare un prezzo più alto di appena un euro. Una cifra così bassa da non minacciare il volume di vendite. In questa ennesima battaglia tra diritti dei lavoratori e leggi del mercato, la parola passa direttamente ai consumatori. La forza della Disney, così come di molte altre multinazionali, sta nella propria immagine. La sua debolezza nella consapevolezza di non poter difendere in nessun modo davanti ai suoi clienti salari così da fame e condizioni di lavoro così inique. Per questo, nel tentativo di parare il colpo, e pur di non cedere di fronte alla richiesta di ispezione nei suoi stabilimenti,la Disney si è impegnata a far aumentare la paga delle lavoratrici fino a un dollaro l'ora. Tocca ai consumatori giudicare se il comportamento della Disney è congruo con la sua immagine di portatrice di valori familiari, e quindi agire di conseguenza. Intanto, la Walt Disney resta nell'occhio del ciclone anche per un'altra triste vicenda: la confezione delle felpe di Topolino in Birmania. Qui le condizioni dei lavoratori sono ancora peggiori che in Haiti. Sei centesimi di paga oraria per un monte ore settimanale superiore alle settanta. Un paese dove qualsiasi rivendicazione sindacale è disattesa, dove non si contano i casi di sparizioni di lavoratori. Questo in sintesi la bella fiaba di cenerentola, la prossima volta che portate i vostri figli a vedere un bel film del signor Disney pensate a quella figlia di 14 anni con le mani devastate dalle cuciture e a piedi nudi nel fango delle baracche, lei si conosce le felpe di topolino. Il risultato è che spesso i giovani si ritrovano con infezioni alle mani che si portano dietro per tutta la vita, come “ricordo” di zio Walt. Sempre se riescono a sopravvivere ai dormitori in cui i loro datori di lavoro, o meglio sfruttatori, li ospitano. Sì, perché le fabbriche diventano anche la casa di questi ragazzi, il luogo dove trascorrono la maggior parte dell'adolescenza.

(per chi vuole approfondire, in rete sono centinaia gli articoli come questo sull'operato dello zio Walt)

domenica 10 settembre 2017

Cena Benefit x Agripunk a Roma!

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Fermarsi ed ascoltare. Staccare. Talmente occupati a correre una gara senza respiro, inutile, dannosa, irrefrenabile che dimentichiamo l'unica ragione per cui siamo al mondo: rispettare le diversità e abbracciare la nostra diversità. Dicono che la vita sia una guerra lunga, estenuante, violenta, no, la vita è solo breve, non ne sprechiamo niente. La libertà è libertà non conflitto....

L'incontro

Portare in primo piano l'esperienza, direi vitale, di un incontro con un altro animale (in questo contesto parlo di animale non umano) ci porta a sentire ciò che potrebbe significare rinunciare del tutto all'autorità dell'ordine costituito. L'ampio respiro fondamentale che tale esperienza imprime in colui o colei che ne hanno giovato, sopravvive a qualsiasi ricatto o manipolazione sistematica quotidiana. Non a caso il disaddomesticamento dell'individuo passa attraverso il rifiuto di qualsiasi supremazia, sia essa politica, economica, religiosa, sociale ( inteso come socialità all'interno dello stesso soggetto dominante) ma non solo, il contatto con altre sensibilità marchiate dalla stessa repressione di cui siamo oggetti, libera corde, fino a poco prima sconosciute e acutizza lo spirito libertario che riposa dentro ognuno di noi. Gli sguardi che si scambiano i due soggetti (in un contesto di assoluto silenzio e riparo) sono di tale portata e significato che le articolazioni piramidali della "civiltà" non sortiscono effetti, anzi, vengono isolate e facilmente dimenticate in quei momenti. Non c'è un tempo deciso per allontanare la schiavitù e liberarsi, la propensione agli sguardi è sufficiente in opposizione al degrado che ci circonda, o almeno risulta sufficiente in un inizio di comprensione del disastro in cui viviamo, il resto lo fa la ribellione ad ogni imposizione artificialmente costruita per incatenarci....

Sono lieto di invitarti all'evento per contribuire ad aiutare Agripunk il rifugio per animali liberi ex lager del fantomatico mister "Parola di Francesco Amadori";

PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA - CHIAMA ORA! ULTIMI POSTI DISPONIBILI---
Cena Benefit x Agripunk
1 Primo
1 Secondo
1 Dessert
1 Calice di vino
Alla romana 20€ a capoccia di cui ben 5 euro benefit per il rifugio antispecista.
Un'occasione per supportare, magnare, discutere, bevere, spettegolare, ribevere e rimagnare.
La serata continua fino a notte fonda con varie ed eventuali fuoriprogramma dopocena.
#supportAgripunk  

Potrai degustare le prelibatezze dello chef del ristorante La Capra Campa, ristorante che si trova di fronte al parco di Villa Gordiani, potrai inoltre acquistare i gustosi e raffinati formaggi vegetali In Forma prodotti nel laboratorio del ristorante, l'evento si farà il prossimo venerdì 22 settembre dalle ore 19,30 in poi, in quell'occasione potrai partecipare alla cena a favore di Agripunk al costo di venti euro a coperto (quindici euro per il ristorante e cinque euro riservati ad Agripunk), all'evento saranno presenti David e Desirèe i fondatori del rifugio, i quali racconteranno la storia di questo luogo magico e le storie degli ospiti non umani presenti, quello che hanno costruito in questi anni e i favolosi progetti per il futuro e tu potrai contribuire affinchè questa realtà unica in Italia e forse in Europa sia da esempio per 10, 100, 1000, 10.000 altri rifugi.
PARTECIPA, METTI MI PIACE, CONDIVIDI E INVITA AMICI!
Metti Mi piace sulla pagina facebook Agripunk onlus e iscriviti al nostro gruppo Canapa e vegan per Agripunk...

Il rifugio per animali liberi Agripunk ha una storia lunga e travagliata, situato nella vallata incontaminata su di un terreno di ben ventisei ettari in località Ambra in provincia di Arezzo, nell'immediato dopoguerra gli americani costruirono sette enormi e cupi capannoni adibiti ad un allevamento intensivo di tacchini (gli americani hanno la barbara e agghiacciante usanza di ammazzare e cucinare tacchini in qualsiasi occasione e soprattutto durante la loro famigerata "Festa del Ringraziamento", durante la quale vengono sacrificati milioni di tacchini), questo vero e proprio lager era stato concepito per sfamare le migliaia di soldati americani stanziati nel nostro paese nelle varie basi militari costruite allo scopo di difenderci dall'invasione dell'armata sovietica, successivamente l'allevamento fu rilevato da mister "Parola di Francesco Amadori" il quale ha continuato imperterrito e per decenni ancora ad ammassare ed allevare tacchini fino al fatidico anno 2014, quando finalmente David e la sua compagna Desirèe aiutati da tanti altri amici sono riusciti a far chiudere questo nefando stabilimento, da allora questo luogo è stato trasformato in un rifugio di animali liberi di scorazzare e vivere in armonia con la natura, i dettagli di questa storia ed il suo felice epilogo verranno raccontati direttamente dai protagonisti durante la cena evento del 22 settembre prossimo, nel frattempo puoi visitare il loro sito e la loro pagina su Facebook, noi ti invitiamo a leggere alcuni affascinanti articoli scritti da loro e da Olmo Vallisnera in modo da farti assaporare ed annusare il profumo di questo luogo speciale ed unico, da qui al 22 settembre potrai leggere tanti altri loro deliziosi post nel blog Agripunk e sulla pagina di Olmo Vallisnera, buona lettura:

Regalo di un fratello di Olmo Vallisnera

L'isola che c'è Chiudete gli occhi. Immaginate una valle, una piccola valle nascosta, circondata da boschi di roveri, silenziosa, dove anche il vento l'accarezza dolcemente e la lascia riposare. Una valletta celata da sguardi indiscreti, protetta, nascosta dal caos frenetico della città... Lontana dalle moltitudini che quotidianamente rincorrono uno status deciso da altri, schiave loro stesse di una condizione di non appartenenza. Adagiata ai piedi della minuscola valle una piana, una piana al primo sguardo dolce, verde, sicura. Lentamente però osservandola con più attenzione ci si accorge che essa è troppo grande per una carezza di colline appena accennate, una piana importante contenuta a fatica da una corona di terra e roccia, querce e roverelle. Inchiodati, sprofondati con la forza del cemento una linea di capannoni giganteschi la occupano per gran parte, ecco, svelato forse il mistero di tale ampiezza, la piana ha le dimensioni misurate da migliaia di metri quadri di pareti, feritoie di metallo gelido, pavimenti umidi e bui, tetti che sfidano il cielo a una guerra a cui nessuno voleva partecipare. Chiudete gli occhi. Toccate le pareti, appoggiate le mani e dopo un attimo verrete travolti. Comincerete a sentire i rumori di fondo, a una prima superficiale lettura sembrano un infinito stormo di anatre selvatiche che riunite balzano per un ultimo saluto prima di emigrare verso lidi piu' caldi, sicuri. Animali liberi che dialogano allegri preparandosi a un lungo viaggio. Ma questa sensazione di pace svanisce velocemente. Più l'orecchio si tende, come un arco consumato da troppi schiocchi, e più si ha la sensazione che quei rumori di fondo non siano poi così rassicuranti. Ogni secondo trascorso con le mani sulle pareti amplifica il disagio innalzandolo a tali frequenze che i timpani cominciano a sanguinare, no, non è uno stormo che posa la sua dolce ombra sui campi sottostanti, non sono suoni che ti invitano a riposare ma sono grida, urla che non danno scampo. Decine, centinaia, migliaia di grida esplodono come un temporale minaccioso. Un terrificante, violento e innaturale temporale ti strappa il fiato lasciandoti senza voce, i polmoni sussultano, cercano ossigeno in una disperata corsa verso un cuore che ha già capito tutto. Ti fermi, rimani bloccato, le gambe non acconsentono più a seguirti, ti sono nemiche, vogliono solo voltarsi e scappare via. Fai uno sforzo immane per rimanere in equilibrio, ti appoggi alla parete ma ecco che vibra per l'onda d'urto di un dolore passato, un terremoto di piume fradicie, ali incastrate, becchi tagliati, zampe spezzate. Calma !, calma...., riprendi il respiro, ti sforzi di pensare ad altro, guardi in alto, una piccola rondine passa velocemente in piccoli cerchi, si avvicina, sente il buio della vita che trasmetti e in un battito frenetico scappa via. Ansimi, la frequenza sale, il tremore delle mani non accenna a smettere, le osservi, non riesci a dare un freno ai singhiozzi, stringi le labbra in un ultimo morso di coraggio e poi urlando con l'ultimo fiato che hai in gola chiedi scusa, scusa, scusa. Squarciando il tuo petto cerchi di respirare, abbassi gli occhi, serri i pugni e violenti le tue gambe che non sentono l'impulso a muoversi, poi, ti concentri sul bosco circostante, si, hai una via di fuga, ormai sordo dai lamenti ti tendi come una molla e scompari, scappi via.....stacchi le mani. Chiudete gli occhi. Capannoni nascosti, lager impenetrabili che si aprono e si chiudono solo per fare caricare e scaricare migliaia di vittime, la loro unica colpa essere degli oggetti, delle cose, della carta straccia. Vittime costrette a sopravvivere ammassate senza aria, ferite, umiliate e torturate per ingrassare individui feroci e accontentare la gola di altri. Migliaia di piccoli esseri privati non solo della libertà, della vita, della loro natura ma insultati anche da morti, scherniti, presi a calci. L'olocausto dura mesi, anni, poi si ferma, viene fermato, nessuna dittatura è eterna. Adesso, aprite gli occhi. L'erba ha acquistato un verde brillante, spacca il cemento creando fessure sempre più larghe. Decine di animali: colombi, capre, pecore, mucche, galline, maiali, cinghiali e altri fino a poco tempo prima segregati respirano spensierati tra i corridoi dei lager, inconsapevoli del dramma che quelle pareti hanno testimoniato, ma portatori loro stessi di altri drammi, altri lager. Timidi si affacciano alla piana e dopo un ultimo sguardo fugace si lasciano trasportare dall'aria profumata di una nuova primavera. Un piccolo laghetto traspira umidità, le sue acque un tempo marce di morte sono finalmente limpide, placate. Piccoli alberi da frutto riposano all'ombra di colline liberate, una leggera sinfonia di saltelli accompagnano un torrente simbolo di una rinascita.
Spalancate gli occhi. Questo non è un sogno, una fiaba per costringerci a vivere di fianco alla sofferenza, per non pensare, o un incubo che ci attanaglia le notti insonne, ma è realtà. Questo angolo di terra, questa valletta strappata alla violenza esiste. La chiamerei “l'isola che non c'è” ma non posso questa isola è palpabile, è presente. Nascosta da una cintura di alberi complici, da profumi delicati di fiori di collina, da rumori familiari, semplici, sereni, finalmente sereni. Abitata da animali umani e da animali non umani, insieme, rispettandosi e imparando da ognuno nuove esperienze. Qui gli animali non vengono acquistati per uno stupido concetto di liberazione, qui vengono strappati dalle morse del sistema. Ormai e' mattina devo partire, un ultimo sguardo alla piana, ai suoi colori e poi mi volto, respiro profondamente, le sensazioni di comprensione qui hanno un senso. Mi allontano, non mi accorgo che qualcuna mi sta osservando, tranquilla, le ferite ormai rimarginate da tanto tempo, una forza di tale portata che intimidisce, una testimone diretta dell'ecatombe, l'ultima sopravvissuta all'infinita, assurda giostra del dolore. Poi una sensazione, mi volto e la vedo, riesco a salutarla, ora riesco a sorridere, ora riesco a respirare... All'orizzonte si staglia una piccola nuvola, sembra quasi abbia la forma di un cuore, chissà mi dico, forse anche le nuvole vogliono chiederti scusa...
Olmo 25 febbraio 2016

Gli ospiti non umani di Agripunk hanno tante storie da raccontare, qui di seguito la storia di Scilla un torello riuscito a scappare dalle grinfie dei suoi aguzzini, è fuggito da una nave gettandosi in mare, una nave che trasportava bestiame nel mar mediterraneo, il torello si è buttato in mare fra Scilla e Cariddi nello Stretto di Messina, ecco la sua storia...

Regalo di un fratello per Scilla di Olmo Vallisnera

BUIO.
FREDDO.
NON RESPIRO, MI MANCA L'ARIA, AIUTO!
Vicino a me centinaia di fratelli, sorelle che piangono, urlano, si schiacciano fra di loro, perche?

Perchè rinchiusi al buio, incatenati, percossi, umiliati, perche?
Devo respirare, sono giovane non voglio morire.
Alcuni compagni cercano di fare scudo ai più deboli, prendono le bastonate al posto loro, non si piegano, dove la trovano la forza, loro stessi imprigionati senza colpa.
Nel buio più totale il sangue, l'odore del sangue è insopportabile.
Mi giro e cerco di abituare gli occhi all'oscurità... ecco!
Un barlume di luce.
Devo farmi forza, devo avvicinarmi a quella luce a quell'ossigeno, a quell'ultimo ossigeno.

Cerco di attraversare quel corridoio infinito di corpi, scavalco il dolore, la rassegnazione alla violenza, metro dopo metro.
Ora sono vicino, la luce penetra nella mia carne, sento l'aria, pulita, sa di sale.
Un uomo scende le scale e apre un cancello per depositare dei secchi, si volta, va via.
Ha lasciato il cancello aperto!
Forza vai

Salgo faticosamente le scale e a un tratto sono all'aperto.
Davanti a me un oceano di acqua, mamma mia che paura e ora?
.
Vedo degli uomini che corrono verso di me, e ora?
Gli uomini si avvicinano, hanno la bava alla bocca, sono arrabbiati, ormai pochi metri.
Poi tutto cambia.

Il comandante sorridendo sarcastico sibila
.
L'acqua è fredda, faccio fatica a nuotare ma sono giovane, non devo cedere.
Non avevo mai visto tanta acqua, non so dove andare, mi sento stanco ma devo allontanarmi al più presto, morirò ma morirò libero.
Ore a nuotare nella corrente gelida, in mare aperto, l'acqua che penetra nelle narici, in bocca, il sale che brucia sulle ferite ma devo nuotare, devo allontanarmi.
Sento un rumore che cos'è? noo! una barca, mi hanno trovato.
Uomini mi legano, mi trascinano, rumore di motori e poi la costa.
Non riesco a camminare, sono distrutto, lasciatemi qua, mi gira la testa.
Un rumore sordo, il giovane crolla sull'asfalto del molo, sfinito.
Albe e tramonti si susseguono.
Perchè non mi uccidono?
Ormai sono mesi che mi tengono qui.
Ogni tanto vedo degli umani che si avvicinano, non mi colpiscono con il bastone, mi piace questa cosa, ma chi sono?
Ore, giorni, mesi e poi qualcosa cambia.
Oggi vedo dei gran preparativi, non capisco cosa succede, ma intuisco che vogliano portarmi da qualche parte.
Rumore di strada, l'aria entra dall'alto, un'aria fresca chissà dove mi portano, ho paura.
Poi il motore si ferma, sento chiaccherare fuori, si apre il portone e vedo degli umani che mi guardano.
Scendo e ho l'impressione che non sia in pericolo, comunque aspetto per sicurezza, male che vada corro.
Qualcuno si avvicina, una carezza, un sorriso, mamma mia che bello!
Non avevo mai sentito una carezza, ma chi siete?
Perchè voi non mi picchiate?
Mi addormento, esausto.
La mattina dopo è diversa dalle altre, da tutte le altre.
Sento un profumo di erba bagnata, sento allegria, sento tranquillità.
Vedo che ci sono altri miei fratelli e sorelle che stanno bene, ma dove sono?
Vi prego non prendetemi in giro, ditemi dove sono?
Una carezza mi calma e poi un'altra, mi piacciono le carezze.
Vedo delle lacrime scendere da chi mi sta vicino, occhi belli, profondi, come i miei.
Guardo queste persone che mi parlano sottovoce, mi parlano d'amore, mi trasmettono pace, finalmente pace e piango anch'io.
Piango tutte le lacrime che ho trattenuto in mare, le lacrime dei miei fratelli e delle mie sorelle. Ancora devo capire dove sono, ma una cosa l'ho capita, qui sono in salvo, potrò crescere, giocare, vivere...
Scilla è salvo.
Salvato da esseri umani che guardano l'orizzonte con occhi puliti.
Il rispetto e la determinazione alle volte, alcune volte hanno la forza di attraversare oceani e volare sopra colline liberate.
Grazie ragazz*, grazie.
Olmo

1 Febbraio Scilla finalmente libero di Desirèe

Sono passati 4 mesi dall'arrivo di Scilla al nostro rifugio.
Un mese per abituarci alla reciproca presenza, gli altri 3 per aspettare la conferma della riuscita della castrazione.
Conferma arrivata e quindi scongiurato qualunque rischio di avversità, conflitto oppure semplicemente scongiurati eventuali accoppiamenti indesiderati.
Niente più si intrometteva quindi tra lui e il resto della banda.
Così il 1 febbraio 2017, si aprivano i cancelletti della zona di ambientazione e Scilla finalmente si univa alla mandria e al gregge correndo come un matto sotto la pioggia, come un ragazzino felice di uscire finalmente a giocare con gli amici.

Lui è stato il nostro chiodo fisso per tanti mesi... da aprile 2016 quando, appena letta la sua storia, abbiamo immediatamente contattato tutt* per chiedere che venisse risparmiato e mandato da noi... con tutti gli alti e bassi, le difficoltà, il tempo che passava e lui lì che aspettava.
Chissà se lo sapeva che ogni giorno pensavamo a lui, chissà se si rendeva conto di aver dato, con il suo gesto disperato, nuova forza a così tante persone.
Chissà anche cosa ha pensato dopo le lunghe ore di viaggio fino a qui, quando ha visto cosa e chi lo attendeva fuori da quel recinto di ambientazione, antipatico quanto necessario.
Chissà se capiva quanto rispetto nutrivano per lui coloro che gli si presentavano davanti.
Lui così fiero ma alla fin fine così tenero... stiamo pur sempre parlando di un cucciolone travolto da una serie di eventi così strani da far girar la testa a chiunque.
Di sicuro sappiamo cosa pensa ora o almeno lo possiamo intuire dal suo sguardo, cambiato così tanto nel giro di pochi minuti.
Lui se lo sentiva che era il momento... da giorni ci dava segnali abbastanza espliciti e ce lo chiedeva!
Lo abbiamo quindi, ascoltato di nuovo e abbiamo aperto l'ultima "gabbia" della sua vita.
Ora è davvero libero, insieme a tutt* le/gli altr* abitanti del pascolo che l'hanno accolto davvero come un principe e con lui noi tutt*, che finalmente riusciamo ad assaporare l'essenza vera della sua liberazione o forse, l'essenza vera della liberazione stessa.
Non è forse un caso che oggi, a 22 anni dalla morte di Jill Phipps investita durante un presidio da un camion che trasportava vitelli per la macellazione, si senta così forte la necessità di assaporare davvero la libertà.
Quella libertà che lei non ha più, quella libertà per la quale tanto ha lottato, quella libertà per la quale è morta.
La libertà di Scilla la dedichiamo a lei.

Ancora sul torello Scilla un articolo di Pagine Vegan:
Il torello Scilla è sano e salvo e noi siamo nell’Antropocene

Scilla, un eroe del nostro tempo

Erano i primi dell’aprile scorso quando ci giungeva la notizia di una “mucca” scoperta a nuotare nello Stretto di Messina. Ci sarebbero volute parecchie ore per saperne di più e soprattutto seguire a distanza il suo salvataggio. Il torello, come poi si è rivelato, veniva da una nave da trasporto che lo avrebbe dovuto consegnare alle sponde opposte del Mediterraneo insieme ad altri compagni al solito capolinea; il veterinario che lo ho visitato sul molo dopo il salvataggio aveva rilevato la presenza del microchip e quindi c’era la possibilità che il giovane, adesso di nuovo in mano degli uomini, dovesse riprendere il suo tragico viaggio. Grazie a Resistenza Animale, ad Agripunk, a Enpa Sicilia e Nazionale, e anche alle migliaia di persone che hanno attivato il mail bombing verso le autorità competenti affinché si convincessero a dare in adozione il vitello, subito battezzato Scilla, oggi Scilla è un animale libero.
È appena arrivato ad Agripunk che l’ha chiesto tempestivamente in adozione; è stato accolto nel rifugio “per tutti gli animali” situato in provincia di Arezzo, ex sede di un allevamento intensivo di tacchini e oggi punto di riferimento della cultura equispecista. Da oggi Scilla condurrà la sua vita in libertà, insieme ad altri animali salvati dal macello e vivrà, speriamo, lunghissimi anni; forse ci regalerà, come capita a molti animali nei rifugi, sprazzi del suo carattere e della sua personalità, aiuterà altri compagni,sarà un leader o un timidone… Abbiamo speranze riposte in lui! Il coraggio di Scilla, la sua voglia di libertà non possono che esserci d’insegnamento e di ispirazione.

martedì 22 agosto 2017

Non solo gli orsi




Il sistema in cui viviamo si presenta sempre con due facce, identiche nell'annientamento della prospettiva-costruzione di liberazione a cui tutti aspiriamo, ma completamente diverse nell'approccio sistemico. Da un lato, la faccia violenta, severa, intransigente che terrorizza ogni spinta all'emancipazione. Essa, si fa varco utilizzando tutti i mezzi di cui dispone per frenare la crescita di ognun": tribunali, carcere, cliniche, lavori umilianti, metodi burocratici che nascondono il filo di arianna, creazione di edifici alti e lussuosi per imprimere invidia in coloro che hanno aspirazioni mediatiche o conformi. Dall'altro lato, la faccia sorniona, amichevole, di colei che comprende, appagante, altruista, benevola. Ecco quindi che l'incanto si fa breccia: ipermercati aperti di notte e la domenica per i lavoratori da 80 ore settimanali, isole ecologiche per la barzelletta della differenziata (ottimo colpo di teatro, quasi riuscito, a parte qualche piccola scaramuccia nei paesi discarica lontani, al di là dell'oceano), carta quotidiana esibita come filigrana d'oro per i credenti, serate di gala per raccogliere fondi e farci sentire utili e generosi, fondazioni per l'infanzia erette da moloch sanguinari, energia alternativa per le tasche già gonfie di chi ha già rubato (ecco l'alternativa, cambiare la tasca, la prima è sazia), automobili che camminano da sole alimentate dai fiori verdi, artefici devastatori dell'abbassamento del piombo, (menzogne dal sapore salmastro, quanti fiori avete sradicato e bruciato in paesi dimenticati per l'infinita voracità?). E poi ancora. Autostrade rette per raggiungere un attimo di respiro, corsie preferenziali per chi ha la carta oro, quartieri illuminati per la sicurezza e il disprezzo di coloro che sopravvivono al buio, crociere per assomigliare a idoli di cartapesta, televisori grandi quanto le piccole stanze di una vita senza finestre. Ogni tanto mi chiedo: perchè frignate quando guardate un film sociale, lacrime di coccodrillo (termini inutili per moltiplicare la distanza tra il Noi e loro) quando poi elargite solo odio, perchè urlate compassione verso alcun" ma pensate disprezzo verso tutti gli altri, perché sghignazzate spiritosi e battute esilaranti verso le persone che avete aiutato, in tutti modi, a salire sui troni, perché insultate il fratello che chiede aiuto, perché aizzate la vostra frustrazione nei confronti del bisognoso. Non servono i punti interrogativi, conferme del successo dell'apparato repressivo. Così come gli eserciti non miglioreranno le nostre condizioni di vita e non porteranno pace nelle nostre case, così i supermercati della disperazione non guariranno le nostre ferite. Il potere, che tutto controlla, non aiuta a salire i gradini dallo status di emarginato, fa lo sgambetto, spinge a precipitare sempre più a fondo. Quando, quando sarà chiara questa ovvia realtà, quando. Dobbiamo morire per svegliarci? Le lacrime non servono a niente, non aiutano colui o colei che crepano per i sogni artificiali democratici, non aiutano. Cosi come tutto quello che scrivo serve solo come carta straccia per accendere la stufa. Almeno a qualcosa di utile serve.
Olmo

Non solo gli orsi

Boicottaggio del Trentino per l'uccisione dell'Orsa?
Ma anche no!
Di Olmo Vallisnera
"Comprendo esattamente la rabbia e la stanchezza, così come comprendo l'impulso ad agire senza riflettere in profondità le questioni che stanno dietro questa uccisione.

Potete immaginare quanto sia incazzato.


Non ho detto che la forma di lotta del boicottaggio è inutile "tout court" ma il boicotaggio quando ha funzionato, e penso alla francia per mc.donald negli anni novanta, aveva interessato la base degli agricoltori.
Le reti e gli ausili anti lupo o orso non vengono dati in completo, ma solo in parte, i pali e le batterie sono a carico dei contadini, e questi ultimi, che sono discriminati da un secolo ( mai dimenticare che l'Alto Adige ha subito violenze e torture dal fascismo, con rapimenti dei figli e inserimento di coppie venete per eliminare la razza, (ecco perché negli anni sessanta in tirolo facevano esplodere i tralicci e sparavano ai carabinieri, 40 carabinieri sono morti in quegli anni )), le odiano le istituzioni.
Poi è vero le delegano, ma questo accade in ogni angolo del mondo.
Boicottare ad esempio le mele, non vai a colpire la Melinda che, come multinazionale, esporta l'80% all'estero, ma vai a colpire i contadini, che spesso non hanno livore nei confronti degli orsi, a parte qualche eccezione.

(……) Le forme di boicottaggio sono formidabili ( individuali e collettive ), quando vai a toccare gli interessi di chi comanda e opprime, non di chi è già oppresso.
Mettersi davanti alla provincia autonoma e riempirli di letame ( come in norvegia ), assume lotta ben differente e più incisiva, per fare un esempio.



Aprire corridoi di tutela per gli orsi ( che vivono, per fare chiarezza, in solo quattro zone del trentino e non dappertutto), è un'altra forma di lotta che in Messico ha funzionato, ma in Messico erano decine di migliaia e controllavano chilometri di foresta, da noi la situazione è differente, pochi si muovono e si mettono in gioco.
Io sono tre mesi che parlo con la gente di qua, cerco nel mio piccolo di sensibilizzare, i contadini non sono coglioni, i politici ....... !!!

Sapete quanti camosci e cervi e caprioli hanno ammazzato dal 1° agosto?
In 14 giorni complessivamente 300 ma l'opinione pubblica vede solo ed esclusivamente gli orsi.
Fa male fare classifiche ma vi assicuro che i camosci sono pochi e a rischio. L'orso fa notizia!!!
La classe politica,

quella va colpita, non i comuni poveri cristi che vivono di mele, vendute alle grosse aziende.


Volete boicottare coi controcazzi, bene, venite in massa in trentino alle sedi della provincia, alle succursali di caccia, nei laboratori dove studiano i comportamenti dell'orso e le dinamiche di cattura, davanti alle sedi dei



guardiacaccia collusi con le doppiette.
Colpire a caso dicendo non andate in trentino vi assicuro che nei palazzi se la sghignazzano da giorni, poi, ognuno è libero di lottare come meglio crede." 

domenica 6 agosto 2017

Invito a cena per Agripunk alla Capra Campa

Evento su facebook clicca per aprirlo


L'uomo è la specie più folle: venera un dio invisibile e distrugge una natura visibile. Senza rendersi conto che quella natura che sta distruggendo è quel dio che sta venerando.
(Hubert Reeves, astrofisico canadese)

Ciao! Sono lieto di comunicarti che da oggi puoi contribuire ad aiutare Agripunk il rifugio per animali liberi ex lager del fantomatico mister "Parola di Francesco Amadori", scarica e stampa il coupon, oppure scaricalo sul tuo smartphone o sul tuo iPad, potrai recarti a cena e degustare le prelibatezze dello chef del ristorante La Capra Campa, ristorante che si trova di fronte al parco di Villa Gordiani, qui la storia della villa, qui e qui altre notizie e qui alcune immagini di questo parco fra i più antichi della Roma periferica, potrai farlo quando vorrai in qualsiasi giorno esclusa la settimana di ferragosto (dal 14 al 20 agosto) ed esibendo il coupon avrai diritto allo sconto del dieci percento su tutto quello che consumerai, e Patrizia e Simona proprietarie del ristorante riserveranno un euro per ogni coperto a favore di Agripunk, potrai inoltre acquistare i gustosi e raffinati formaggi vegetali In Forma prodotti nel laboratorio del ristorante, ti proponiamo questa simpatica iniziativa allo scopo di farti conoscere il ristorante in previsione dell'evento previsto per il prossimo venerdì 22 settembre, in quell'occasione potrai partecipare alla cena buffet a favore di Agripunk al costo di venti euro a coperto (quindici euro per il ristorante e cinque euro riservati ad Agripunk), all'evento saranno presenti David e Desirèe i fondatori del rifugio, i quali racconteranno la storia di questo luogo magico e le storie degli ospiti non umani presenti, quello che hanno costruito in questi anni e i favolosi progetti per il futuro e tu potrai contribuire affinchè questa realtà unica in Italia e forse in Europa sia da esempio per 10, 100, 1000, 10.000 altri rifugi, se ci fornisci il tuo indirizzo mail potremo spedirti l'invito;
PARTECIPA, METTI MI PIACE, CONDIVIDI E INVITA AMICI!
Metti Mi piace sulla pagina facebook Agripunk onlus e iscriviti al nostro gruppo Canapa e vegan per Agripunk...

Il rifugio per animali liberi Agripunk ha una storia lunga e travagliata, situato nella vallata incontaminata su di un terreno di ben ventisei ettari in località Ambra in provincia di Arezzo, nell'immediato dopoguerra gli americani costruirono sette enormi e cupi capannoni adibiti ad un allevamento intensivo di tacchini (gli americani hanno la barbara e agghiacciante usanza di ammazzare e cucinare tacchini in qualsiasi occasione e soprattutto durante la loro famigerata "Festa del Ringraziamento", durante la quale vengono sacrificati milioni di tacchini), questo vero e proprio lager era stato concepito per sfamare le migliaia di soldati americani stanziati nel nostro paese nelle varie basi militari costruite allo scopo di difenderci dall'invasione dell'armata sovietica, successivamente l'allevamento fu rilevato da mister "Parola di Francesco Amadori" il quale ha continuato imperterrito e per decenni ancora ad ammassare ed allevare tacchini fino al fatidico anno 2014, quando finalmente David e la sua compagna Desirèe aiutati da tanti altri amici sono riusciti a far chiudere questo nefando stabilimento, da allora questo luogo è stato trasformato in un rifugio di animali liberi di scorazzare e vivere in armonia con la natura, i dettagli di questa storia ed il suo felice epilogo verranno raccontati direttamente dai protagonisti durante la cena evento del 22 settembre prossimo, nel frattempo puoi visitare il loro sito e la loro pagina su Facebook, noi ti invitiamo a leggere alcuni affascinanti articoli scritti da loro e da Olmo Vallisnera in modo da farti assaporare ed annusare il profumo di questo luogo speciale ed unico, tutti i giorni da qui al 22 settembre potrai leggere tanti altri loro deliziosi post che verranno inseriti all'interno dell'evento, buona lettura:

Regalo di un fratello di Olmo Vallisnera

L'isola che c'è Chiudete gli occhi. Immaginate una valle, una piccola valle nascosta, circondata da boschi di roveri, silenziosa, dove anche il vento l'accarezza dolcemente e la lascia riposare. Una valletta celata da sguardi indiscreti, protetta, nascosta dal caos frenetico della città... Lontana dalle moltitudini che quotidianamente rincorrono uno status deciso da altri, schiave loro stesse di una condizione di non appartenenza. Adagiata ai piedi della minuscola valle una piana, una piana al primo sguardo dolce, verde, sicura. Lentamente però osservandola con più attenzione ci si accorge che essa è troppo grande per una carezza di colline appena accennate, una piana importante contenuta a fatica da una corona di terra e roccia, querce e roverelle. Inchiodati, sprofondati con la forza del cemento una linea di capannoni giganteschi la occupano per gran parte, ecco, svelato forse il mistero di tale ampiezza, la piana ha le dimensioni misurate da migliaia di metri quadri di pareti, feritoie di metallo gelido, pavimenti umidi e bui, tetti che sfidano il cielo a una guerra a cui nessuno voleva partecipare. Chiudete gli occhi. Toccate le pareti, appoggiate le mani e dopo un attimo verrete travolti. Comincerete a sentire i rumori di fondo, a una prima superficiale lettura sembrano un infinito stormo di anatre selvatiche che riunite balzano per un ultimo saluto prima di emigrare verso lidi piu' caldi, sicuri. Animali liberi che dialogano allegri preparandosi a un lungo viaggio. Ma questa sensazione di pace svanisce velocemente. Più l'orecchio si tende, come un arco consumato da troppi schiocchi, e più si ha la sensazione che quei rumori di fondo non siano poi così rassicuranti. Ogni secondo trascorso con le mani sulle pareti amplifica il disagio innalzandolo a tali frequenze che i timpani cominciano a sanguinare, no, non è uno stormo che posa la sua dolce ombra sui campi sottostanti, non sono suoni che ti invitano a riposare ma sono grida, urla che non danno scampo. Decine, centinaia, migliaia di grida esplodono come un temporale minaccioso. Un terrificante, violento e innaturale temporale ti strappa il fiato lasciandoti senza voce, i polmoni sussultano, cercano ossigeno in una disperata corsa verso un cuore che ha già capito tutto. Ti fermi, rimani bloccato, le gambe non acconsentono più a seguirti, ti sono nemiche, vogliono solo voltarsi e scappare via. Fai uno sforzo immane per rimanere in equilibrio, ti appoggi alla parete ma ecco che vibra per l'onda d'urto di un dolore passato, un terremoto di piume fradicie, ali incastrate, becchi tagliati, zampe spezzate. Calma !, calma...., riprendi il respiro, ti sforzi di pensare ad altro, guardi in alto, una piccola rondine passa velocemente in piccoli cerchi, si avvicina, sente il buio della vita che trasmetti e in un battito frenetico scappa via. Ansimi, la frequenza sale, il tremore delle mani non accenna a smettere, le osservi, non riesci a dare un freno ai singhiozzi, stringi le labbra in un ultimo morso di coraggio e poi urlando con l'ultimo fiato che hai in gola chiedi scusa, scusa, scusa. Squarciando il tuo petto cerchi di respirare, abbassi gli occhi, serri i pugni e violenti le tue gambe che non sentono l'impulso a muoversi, poi, ti concentri sul bosco circostante, si, hai una via di fuga, ormai sordo dai lamenti ti tendi come una molla e scompari, scappi via.....stacchi le mani. Chiudete gli occhi. Capannoni nascosti, lager impenetrabili che si aprono e si chiudono solo per fare caricare e scaricare migliaia di vittime, la loro unica colpa essere degli oggetti, delle cose, della carta straccia. Vittime costrette a sopravvivere ammassate senza aria, ferite, umiliate e torturate per ingrassare individui feroci e accontentare la gola di altri. Migliaia di piccoli esseri privati non solo della libertà, della vita, della loro natura ma insultati anche da morti, scherniti, presi a calci. L'olocausto dura mesi, anni, poi si ferma, viene fermato, nessuna dittatura è eterna. Adesso, aprite gli occhi. L'erba ha acquistato un verde brillante, spacca il cemento creando fessure sempre più larghe. Decine di animali: colombi, capre, pecore, mucche, galline, maiali, cinghiali e altri fino a poco tempo prima segregati respirano spensierati tra i corridoi dei lager, inconsapevoli del dramma che quelle pareti hanno testimoniato, ma portatori loro stessi di altri drammi, altri lager. Timidi si affacciano alla piana e dopo un ultimo sguardo fugace si lasciano trasportare dall'aria profumata di una nuova primavera. Un piccolo laghetto traspira umidità, le sue acque un tempo marce di morte sono finalmente limpide, placate. Piccoli alberi da frutto riposano all'ombra di colline liberate, una leggera sinfonia di saltelli accompagnano un torrente simbolo di una rinascita.
Spalancate gli occhi. Questo non è un sogno, una fiaba per costringerci a vivere di fianco alla sofferenza, per non pensare, o un incubo che ci attanaglia le notti insonne, ma è realtà. Questo angolo di terra, questa valletta strappata alla violenza esiste. La chiamerei “l'isola che non c'è” ma non posso questa isola è palpabile, è presente. Nascosta da una cintura di alberi complici, da profumi delicati di fiori di collina, da rumori familiari, semplici, sereni, finalmente sereni. Abitata da animali umani e da animali non umani, insieme, rispettandosi e imparando da ognuno nuove esperienze. Qui gli animali non vengono acquistati per uno stupido concetto di liberazione, qui vengono strappati dalle morse del sistema. Ormai e' mattina devo partire, un ultimo sguardo alla piana, ai suoi colori e poi mi volto, respiro profondamente, le sensazioni di comprensione qui hanno un senso. Mi allontano, non mi accorgo che qualcuna mi sta osservando, tranquilla, le ferite ormai rimarginate da tanto tempo, una forza di tale portata che intimidisce, una testimone diretta dell'ecatombe, l'ultima sopravvissuta all'infinita, assurda giostra del dolore. Poi una sensazione, mi volto e la vedo, riesco a salutarla, ora riesco a sorridere, ora riesco a respirare... All'orizzonte si staglia una piccola nuvola, sembra quasi abbia la forma di un cuore, chissà mi dico, forse anche le nuvole vogliono chiederti scusa... 
Gli ospiti non umani di Agripunk hanno tante storie da raccontare, qui di seguito la storia di Scilla un torello riuscito a scappare dalle grinfie dei suoi aguzzini, è fuggito da una nave gettandosi in mare, una nave che trasportava bestiame nel mar mediterraneo, il torello si è buttato in mare fra Scilla e Cariddi nello Stretto di Messina, ecco la sua storia...

Regalo di un fratello per Scilla di Olmo Vallisnera


BUIO.
FREDDO.
NON RESPIRO, MI MANCA L'ARIA, AIUTO!

Vicino a me centinaia di fratelli, sorelle che piangono, urlano, si schiacciano fra di loro, perche?

Perchè rinchiusi al buio, incatenati, percossi, umiliati, perche?
Devo respirare, sono giovane non voglio morire.
Alcuni compagni cercano di fare scudo ai più deboli, prendono le bastonate al posto loro, non si piegano, dove la trovano la forza, loro stessi imprigionati senza colpa.
Nel buio più totale il sangue, l'odore del sangue è insopportabile.
Mi giro e cerco di abituare gli occhi all'oscurità... ecco!
Un barlume di luce.
Devo farmi forza, devo avvicinarmi a quella luce a quell'ossigeno, a quell'ultimo ossigeno.

.
Cerco di attraversare quel corridoio infinito di corpi, scavalco il dolore, la rassegnazione alla violenza, metro dopo metro.
Ora sono vicino, la luce penetra nella mia carne, sento l'aria, pulita, sa di sale.
Un uomo scende le scale e apre un cancello per depositare dei secchi, si volta, va via.
Ha lasciato il cancello aperto!
Forza vai

.
Salgo faticosamente le scale e a un tratto sono all'aperto.
Davanti a me un oceano di acqua, mamma mia che paura e ora?
.
Vedo degli uomini che corrono verso di me, e ora?
Gli uomini si avvicinano, hanno la bava alla bocca, sono arrabbiati, ormai pochi metri.
Poi tutto cambia.

Il comandante sorridendo sarcastico sibila
.
L'acqua è fredda, faccio fatica a nuotare ma sono giovane, non devo cedere.
Non avevo mai visto tanta acqua, non so dove andare, mi sento stanco ma devo allontanarmi al più presto, morirò ma morirò libero.
Ore a nuotare nella corrente gelida, in mare aperto, l'acqua che penetra nelle narici, in bocca, il sale che brucia sulle ferite ma devo nuotare, devo allontanarmi.
Sento un rumore che cos'è? noo! una barca, mi hanno trovato.
Uomini mi legano, mi trascinano, rumore di motori e poi la costa.
Non riesco a camminare, sono distrutto, lasciatemi qua, mi gira la testa.
Un rumore sordo, il giovane crolla sull'asfalto del molo, sfinito.
Albe e tramonti si susseguono.
Perchè non mi uccidono?
Ormai sono mesi che mi tengono qui.
Ogni tanto vedo degli umani che si avvicinano, non mi colpiscono con il bastone, mi piace questa cosa, ma chi sono?
Ore, giorni, mesi e poi qualcosa cambia.
Oggi vedo dei gran preparativi, non capisco cosa succede, ma intuisco che vogliano portarmi da qualche parte.
Rumore di strada, l'aria entra dall'alto, un'aria fresca chissà dove mi portano, ho paura.
Poi il motore si ferma, sento chiaccherare fuori, si apre il portone e vedo degli umani che mi guardano.
Scendo e ho l'impressione che non sia in pericolo, comunque aspetto per sicurezza, male che vada corro.
Qualcuno si avvicina, una carezza, un sorriso, mamma mia che bello!
Non avevo mai sentito una carezza, ma chi siete?
Perchè voi non mi picchiate?
Mi addormento, esausto.
La mattina dopo è diversa dalle altre, da tutte le altre.
Sento un profumo di erba bagnata, sento allegria, sento tranquillità.
Vedo che ci sono altri miei fratelli e sorelle che stanno bene, ma dove sono?
Vi prego non prendetemi in giro, ditemi dove sono?
Una carezza mi calma e poi un'altra, mi piacciono le carezze.
Vedo delle lacrime scendere da chi mi sta vicino, occhi belli, profondi, come i miei.
Guardo queste persone che mi parlano sottovoce, mi parlano d'amore, mi trasmettono pace, finalmente pace e piango anch'io.
Piango tutte le lacrime che ho trattenuto in mare, le lacrime dei miei fratelli e delle mie sorelle. Ancora devo capire dove sono, ma una cosa l'ho capita, qui sono in salvo, potrò crescere, giocare, vivere...
Scilla è salvo.
Salvato da esseri umani che guardano l'orizzonte con occhi puliti.
Il rispetto e la determinazione alle volte, alcune volte hanno la forza di attraversare oceani e volare sopra colline liberate.
Grazie ragazz*, grazie.
Olmo

1 Febbraio Scilla finalmente libero di Desirèe

Sono passati 4 mesi dall'arrivo di Scilla al nostro rifugio.
Un mese per abituarci alla reciproca presenza, gli altri 3 per aspettare la conferma della riuscita della castrazione.
Conferma arrivata e quindi scongiurato qualunque rischio di avversità, conflitto oppure semplicemente scongiurati eventuali accoppiamenti indesiderati.
Niente più si intrometteva quindi tra lui e il resto della banda.
Così il 1 febbraio 2017, si aprivano i cancelletti della zona di ambientazione e Scilla finalmente si univa alla mandria e al gregge correndo come un matto sotto la pioggia, come un ragazzino felice di uscire finalmente a giocare con gli amici.

Lui è stato il nostro chiodo fisso per tanti mesi... da aprile 2016 quando, appena letta la sua storia, abbiamo immediatamente contattato tutt* per chiedere che venisse risparmiato e mandato da noi... con tutti gli alti e bassi, le difficoltà, il tempo che passava e lui lì che aspettava.
Chissà se lo sapeva che ogni giorno pensavamo a lui, chissà se si rendeva conto di aver dato, con il suo gesto disperato, nuova forza a così tante persone.
Chissà anche cosa ha pensato dopo le lunghe ore di viaggio fino a qui, quando ha visto cosa e chi lo attendeva fuori da quel recinto di ambientazione, antipatico quanto necessario.
Chissà se capiva quanto rispetto nutrivano per lui coloro che gli si presentavano davanti.
Lui così fiero ma alla fin fine così tenero... stiamo pur sempre parlando di un cucciolone travolto da una serie di eventi così strani da far girar la testa a chiunque.
Di sicuro sappiamo cosa pensa ora o almeno lo possiamo intuire dal suo sguardo, cambiato così tanto nel giro di pochi minuti.
Lui se lo sentiva che era il momento... da giorni ci dava segnali abbastanza espliciti e ce lo chiedeva!
Lo abbiamo quindi, ascoltato di nuovo e abbiamo aperto l'ultima "gabbia" della sua vita.
Ora è davvero libero, insieme a tutt* le/gli altr* abitanti del pascolo che l'hanno accolto davvero come un principe e con lui noi tutt*, che finalmente riusciamo ad assaporare l'essenza vera della sua liberazione o forse, l'essenza vera della liberazione stessa.
Non è forse un caso che oggi, a 22 anni dalla morte di Jill Phipps investita durante un presidio da un camion che trasportava vitelli per la macellazione, si senta così forte la necessità di assaporare davvero la libertà.
Quella libertà che lei non ha più, quella libertà per la quale tanto ha lottato, quella libertà per la quale è morta.
La libertà di Scilla la dedichiamo a lei.


































Ancora sul torello Scilla un articolo di Pagine Vegan:


Il torello Scilla è sano e salvo e noi siamo nell’Antropocene

Scilla, un eroe del nostro tempo

Erano i primi dell’aprile scorso quando ci giungeva la notizia di una “mucca” scoperta a nuotare nello Stretto di Messina. Ci sarebbero volute parecchie ore per saperne di più e soprattutto seguire a distanza il suo salvataggio. Il torello, come poi si è rivelato, veniva da una nave da trasporto che lo avrebbe dovuto consegnare alle sponde opposte del Mediterraneo insieme ad altri compagni al solito capolinea; il veterinario che lo ho visitato sul molo dopo il salvataggio aveva rilevato la presenza del microchip e quindi c’era la possibilità che il giovane, adesso di nuovo in mano degli uomini, dovesse riprendere il suo tragico viaggio. Grazie a Resistenza Animale, ad Agripunk, a Enpa Sicilia e Nazionale, e anche alle migliaia di persone che hanno attivato il mail bombing verso le autorità competenti affinché si convincessero a dare in adozione il vitello, subito battezzato Scilla, oggi Scilla è un animale libero.
È appena arrivato ad Agripunk che l’ha chiesto tempestivamente in adozione; è stato accolto nel rifugio “per tutti gli animali” situato in provincia di Arezzo, ex sede di un allevamento intensivo di tacchini e oggi punto di riferimento della cultura equispecista. Da oggi Scilla condurrà la sua vita in libertà, insieme ad altri animali salvati dal macello e vivrà, speriamo, lunghissimi anni; forse ci regalerà, come capita a molti animali nei rifugi, sprazzi del suo carattere e della sua personalità, aiuterà altri compagni,sarà un leader o un timidone… Abbiamo speranze riposte in lui! Il coraggio di Scilla, la sua voglia di libertà non possono che esserci d’insegnamento e di ispirazione.