Visualizzazione post con etichetta Politica estera. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Politica estera. Mostra tutti i post

lunedì 30 maggio 2016

La Russia si sta preparando alla Terza Guerra Mondiale



da The Saker

 Ho appena postato un articolo dove cerco di sfatare alcuni miti riguardanti la guerra moderna. A giudicare dai tanti commenti che ho ricevuto in risposta all'articolo, devo dire che i miti in questione sono vivi e vegeti e che, evidentemente, non sono riuscito a convincere molti lettori. Quello che mi propongo oggi è di analizzare ciò che la Russia sta facendo in risposta alle crescenti minacce dell'Occidente. Ma, prima di tutto, devo definire, o meglio ridefinire, il contesto in cui la Russia si trova ad operare. Cominciamo con il dare uno sguardo alla politica degli Anglo-Sionisti nei confronti della Russia.

Le azioni dell'Occidente

La prima della lista è, naturalmente, la conquista da parte della NATO di tutta l'Europa Orientale. Parlo di conquista perché questo è esattamente ciò che è, una conquista ottenuta secondo le regole di guerra del 21° secolo, che definisco come 80% di informazione, 15% economiche e 5% militari. Sì, lo so, la brava gente dell'Europa Orientale non aveva altro sogno che quello di farsi sottomettere da USA/NATO/UE/ecc...e allora? Chiunque abbia letto Sun-Tzu capirà immediatamente che questo profondo desiderio di essere "incorporati" nel "Borg" Anglo-Sionista, altro non è che il risultato di una mancanza di identità, di un profondo complesso di inferiorità, ed è perciò una resa ottenuta senza ricorso ai mezzi militari. Alla fine della fiera, non fa alcuna differenza quello che la gente del posto pensa di ottenere, ora sono tutti sudditi dell'Impero e le loro nazioni sono diventate colonie più o meno irrilevanti ai confini dell'Impero Anglo-Sionista. Come sempre, le elites compradore locali sono tutte orgogliose per il fatto di essere state accettate (o almeno così pensano) da pari a pari dai loro nuovi padroni (pensate a Poroshenko, Tusk o Grybauskaite) e la cosa dà loro il coraggio di abbaiare a Mosca stando dentro il recinto della NATO. Buon per loro.


In secondo luogo c'è la completa colonizzazione dell'Europa Occidentale da parte dell'Impero. Mentre la NATO avanzava a oriente, gli Stati Uniti prendevano sempre più il controllo dell'Europa Occidentale, che attualmente è governata da quelli che l'ex sindaco di Londra una volta definì come "grandi gelatine servili, protoplasmatiche e invertebrate", anonimi burocrati come Francois Hollande o Angela Merkel.

Terzo, l'Impero ha dato il suo totale appoggio a creature semi-demoniache che vanno da al-Khattab a Nadezhda Savchenko. La politica occidentale è semplice e cristallina fino all'estremo: se sei anti-russo, ti sosteniamo. Il miglior esempio di questa politica è dato dalla campagna di demonizzazione di Putin e della Russia, che, secondo me, è peggiore e molto più isterica di quelle che si vedevano durante la Guerra Fredda.

Quarto, l'Occidente ha fatto un certo numero di mosse che, dal punto di vista militare, sono molto pericolose, compreso il dispiegamento nell'Europa Orientale dei primi elementi di un sistema anti-missile, l'invio di diversi reparti di forze di reazione rapida, lo schieramento di alcune unità corazzate, ecc. La NATO dispone ora di posti-comando avanzati che possono essere usati per sostenere l'azione di una forza di reazione rapida.


Che cosa comporta tutto questo?

Fino ad ora, in realtà non molto. Certo, la mossa della NATO di spingersi fin sul confine della Russia è assai provocatoria, ma sopratutto in termini politici. In termini esclusivamente militari, questa non solo è una cattiva idea (vedere lo stereotipo n°6qui), ma la dimensione del contingente attualmente in loco è veramente minuscola: il sistema ABM dislocato fino ad ora può sperare, al meglio, di intercettare qualche missile (10-20, a seconda delle ipotesi) e per quanto riguarda le forze convenzionali, queste sono a livello di battaglione (circa 600 uomini, più le unità di supporto). Per cui, in questo momento, non c'è assolutamente nessun pericolo militare per la Russia.

E allora, perché i Russi sono così palesemente arrabbiati?

Perchè le attuali mosse USA/NATO potrebbero benissimo essere i primi passi di una preparazione su ampia scala che, con il tempo, potrebbe diventare un pericolo reale per la Russia.

Inoltre, il tipo di retorica che arriva ora dall'Occidente non è solo militaristico e russofobo, molto spesso è addirittura messianico. L'ultima volta che l'Occidente ha avuto un sussulto della sua millenaria "sindrome messianica" la Russia ha perso 20 (o 30) milioni di persone. Per cui i Russi possono essere scusati se fanno molta attenzione a quello che attualmente dice di loro la propaganda anglo-sionista.


I Russi sono sopratutto costernati dalla ricolonizzazione dell'Europa Occidentale. Sono lontani i giorni in cui persone come Charles de Gaulle, Helmut Schmidt o Francois Mitterand avevano nelle mani il futuro dell'Europa. Nonostante tutti i loro errori, questi uomini erano almeno dei veri patrioti e non degli amministratori di colonie americane. La "perdita" dell'Europa Occidentale è per i Russi molto più preoccupante del fatto che le ex colonie sovietiche dell'Europa Orientale sono ora sotto l'amministrazione coloniale americana. Come mai?

Guardiamolo dal punto di vista russo.

Tutti i Russi si rendono conto che la potenza americana è in declino, e che il dollaro, prima o poi, gradualmente o all'improvviso, perderà il suo ruolo di riserva principale e di valuta di scambio mondiale (questo processo è già iniziato). In parole povere, a meno che gli Stati Uniti non trovino un modo per cambiare drasticamente l'attuale dinamica internazionale, l'Impero Anglo-Sionista è destinato a collassare. I Russi credono che ciò che gli Americani stanno facendo sia, nella migliore delle ipotesi, usare le tensioni con la Russia per rivitalizzare una sonnolenta Guerra Fredda 2.0 e, al peggio, iniziarne una reale in Europa.

Così abbiamo un Impero in declino che ha disperatamente bisogno di una grossa crisi, un'Europa Occidentale senza spina dorsale, incapace di fare i suoi stessi interessi, un'Europa Orientale sottomessa, che non chiede altro che diventare un campo di battaglia fra Est e Ovest, e una retorica messianica, rabbiosamente russofoba che fa da sfondo all'aumento della mobilitazione militare sul confine russo.

C'è qualcuno di realmente sorpreso dal fatto che i Russi prendano tutto ciò molto, molto seriamente anche se, per ora, la minaccia militare è praticamente inesistente?


La reazione russa

Esaminiamo ora la reazione russa alla posizione dell'Impero.

In primo luogo, i Russi vogliono togliere agli Americani ogni illusione sul fatto che una guerra totale in Europa sarebbe come la Seconda Guerra Mondiale, con il territorio degli Stati Uniti attaccato in maniera solo minima e quasi simbolica dal nemico. Dal momento che una guerra totale in Europa metterebbe in serio pericolo la stessa esistenza dello stato e della nazione russa, i Russi stanno prendendo tutte le misure per essere sicuri che, in un simile scenario, gli Americani paghino un prezzo altissimo per un attacco del genere.

In secondo luogo, i Russi stanno evidentemente pensando che un attacco di tipo convenzionale da parte dell'Occidente potrebbe verificarsi in un prossimo futuro. Stanno perciò prendendo tutte le misure necessarie per controbattere una minaccia convenzionale.

Terzo, dal momento che gli Stati Uniti sembrano fortemente determinati a dispiegare i sistemi anti missili balistici non solo in Europa, ma anche in Estremo Oriente, i Russi stanno prendendo le misure necessarie sia per annientare che per bypassare tali sistemi.

Lo sforzo russo è vasto e complesso e copre quasi tutti gli aspetti della pianificazione militare, ma ci sono quattro esempi che, secondo me, illustrano al meglio la determinazione russa affinché non si verifichi nuovamente un 22 giugno 1941:

* La ricostituzione della Prima Armata Corazzata della Guardia (in corso)

* Il dispiegamento del sistema missilistico tattico-operativo Iskander-M (fatto)

* Il dispiegamento del sistema ICBM Sarmat (in corso)

* Il dispiegamento del siluro strategico Status-6 (in corso)


La ricostituzione della Prima Armata Corazzata della Guardia

È difficile da credere, ma il fatto è che fra il 1991 e il 2016, di grosse formazioni (a livello di divisione e oltre), nel suo Distretto Militare Occidentale, la Russia non ne ha avuta neanche una. Un po' di brigate, reggimenti e battaglioni che costituivano un'"armata" solo di nome. In parole povere, la Russia di certo non credeva che una minaccia militare di tipo convenzionale potesse arrivare da occidente e perciò non aveva ritenuto opportuno dispiegare una forza militare significativa per difendersi da un pericolo inesistente. Per inciso, tutto questo vi dice quanto c'è da sapere sui piani russi per invadere l'Ucraina, la Polonia o gli Stati Baltici: tutte stupidaggini. Ma ora le cose sono radicalmente cambiate.

La Russia ha ufficialmente annunciato la ricostituzione della Prima Armata Corazzata della Guardia (1TGA) (una formazione dalla storia prestigiosa e ricca di simbolismi). Questa Armata Corazzata della Guardia comprenderà ora la 4° Divisione Corazzata della Guardia "Kantemirov", la 2° Divisione della Guardia di Fanteria Motorizzata "Taman", la 6° Brigata Corazzata, la 27° Brigata della Guardia di Fanteria Motorizzata "Sebastopoli" e molte unità di supporto. Il Quartier Generale dell'Armata sarà dislocato a Odinstovo, nei sobborghi di Mosca. Attualmente l'Armata dispone, come carri armati pesanti, dei T-72B3 e dei T-80, ma questi verranno sostituiti dai moderni e rivoluzionari T-14 Armata, mentre gli attuali veicoli corazzati da supporto fanteria e trasporto truppa saranno rimpiazzati dai nuovi APC e IFV. Dal cielo, queste unità corazzate saranno protette e sostenute dagli elicotteri da attacco Mi-28 e Ka-52. Non fatevi ingannare, questa sarà una forza enorme, esattamente quello che ci vuole per sfondare le difese di un nemico in attacco (tra l'altro, la 1TGA era presente alla battaglia di Kursk). Sono abbastanza sicuro che quando la 1TGA sarà pronta e organizzata costituirà la più potente formazione corazzata fra l'Atlantico e gli Urali, sopratutto in termini qualitativi. Se lo stato di tensione attuale dovesse continuare o anche peggiorare, i Russi potrebbero anche potenziare la 1TGA, trasformandola in una "Armata d'assalto" da 21° secolo, con maggiore mobilità e specializzata nel penetrare in profondità nelle difese nemiche.
Continua su Megachip

sabato 26 marzo 2016

Cari occidentali dell'Europa, di Natalino Balasso

Cari occidentali dell'Europa, di Natalino Balasso


carioccidentali.jpg

Cari occidentali dell'Europa
Come sempre i nostri complici ci assicurano il terrore che i coglioni che stiamo formando a frotte seminano facendosi esplodere per poi scoprire che nell'aldilà non c'è un cazzo.
In prima fila tra i nostri complici ci sono ovviamente i vostri giornali e telegiornali. Nemmeno nelle più rosee delle previsioni si può immaginare la fantastica e partecipata pubblicità che ci fanno i vostri telegiornali che impazziscono di eccitazione a ogni esplosione inondando i vostri schermi di orrore, urla, sangue e disperazione. Nemmeno pagando uffici stampa costosissimi, nemmeno finanziando consulenti d'immagine ricercatissimi avremmo ottenuto risultati migliori. Commenti ricchi di emozioni, servizi che aggiungono particolari inutili ma terrificanti, voci rotte che ridicono sempre le stesse cose per tutta la giornata, o meglio, ridicono la stessa cosa: le bombe fanno male. Grazie al cazzo, ce n'eravamo già accorti da tempo anche noi, grazie ai vostri bombardamenti.
Grazie all'ottima politica che voi e l'America avete condotto nei nostri paesi, noi di coglioni pronti a farsi saltare in aria ne troveremo sempre. Grazie all'ottimo lavoro svolto dalle vostre testate giornalistiche, ai livelli di allerta dei vostri politici incerti, alla fame di brandelli che si trova nei vostri social, il terrore è assicurato presso quelle cellule dormienti che sono le vostre flaccide famiglie poltronizzate, le quali invocheranno mano pesante nelle vostre città, contro gli sfigati ovviamente. Una grossa mano ce la dànno anche i politici xenofobi che non vi fate mai mancare, essi sono l'altro lato dell'altalena e nemmeno si accorgono che sono proprio uguali a noi, loro vogliono che ognuno stia a casa sua, anche noi, loro vogliono che ogni nazione sia sovrana sui cazzi propri fossero anche cazzi amari, anche noi, loro vogliono una lotta frontale contro gli stranieri, anche noi, loro vogliono che il nucleo della società sia la famiglia, anche noi; ci fosse permesso di votare da voi, noi voteremmo proprio per loro.
Forse non avete notato che fra i coglioni che si fanno saltare noi non ci siamo. Noi siamo i grandi vecchi che hanno il compito di portare dio in questi tempi pieni di materialismo, noi non possiamo farci saltare (mica siamo scemi!) dobbiamo occuparci dell'organizzazione, in quanto alla promozione ci pensate da soli.
È normale che i vostri governanti si scaglino contro di noi blaterando che non siamo un vero stato, qualcuno potrebbe avere da ridire sugli stati vostri, perché noi siamo la dimostrazione lampante che per fare uno stato basta avere i soldi.
Grazie di tutto e alla prossima
Quelli dell'Isis

mercoledì 23 marzo 2016

Attentati di Bruxelles

Attentati di Bruxelles


Dopo la prima analisi a caldo, sono due gli aspetti degli attentati odierni che non si possono non notare: il primo è che le bombe di Bruxelles sono esplose a soli tre giorni dall'arresto di Salah, l'ormai nota "primula rossa" degli attentati del Bataclàn. La seconda è che gli attentati sono avvenuti, appunto, a Bruxelles, che è chiaramente la città simbolo dell'unione europea.
Riguardo alla vicinanza con l'arresto di Salah, si possono fare almeno due ipotesi: la prima è che Salah fosse al corrente dei nuovi attentati in preparazione, e che quindi si sia voluto accelerare la loro esecuzione prima che lui eventualmente parlasse. (Attenzione, questa ipotesi non significa automaticamente che il terrorismo islamico sia genuino: anche un Salah manovrato dai servizi potrebbe essere stato al corrente degli attentati in preparazione, e quindi avrebbe imposto ai manovratori una accelerazione nella loro esecuzione). La seconda ipotesi è che si sia voluto arrestare Salah poco prima degli attentati di Bruxelles, per segnare un punto a favore dell'intelligence belga, prima che questa venisse messa nuovamente sotto accusa per il fallimento (previsto e prevedibile) degli attentati odierni.
Qui infatti scatta la classica domanda "di repertorio": come è possibile che un attentato multiplo di così vaste proporzioni, che prevede attacchi contemporanei all'aeroporto e alla metropolitana, non sia stato intercettato in alcun modo dall'intelligence locale durante il periodo della sua preparazione? (Fra l'altro, è ufficiale la notizia che un attentato di questo genere a Bruxelles fosse ormai considerato imminente).
Ma qui, naturalmente, si entra in quel magma indistinto dove livelli diversi di polizia e di intelligence, nazionali e internazionali, lavorano con finalità opposte fra di loro, gli uni a totale insaputa degli altri. E questo rende decisamente impossibile per un qualunque osservatore esterno dare una spiegazione logica e consequenziale dei fatti avvenuti.
Non resta quindi che rivolgersi al solito cui prodest, e cercare di comprendere retroattivamente quali possano essere state le forze in gioco che hanno portato alla realizzazione di questi attentati, ascoltando le dichiarazioni dei vari ministri e capi di Stato.
A parte il solito Valls, che ha tuonato nuovamente "Siamo in guerra” (questi nuovi neocons di sinistra sono cento volte più guerrafondai dei neocons originali), il presidente Hollande si è affrettato a dichiarare che “Con gli attacchi di Bruxelles è stata colpita tutta l'Europa”.
Gli ha fatto eco dall'Italia Pietro Grasso, che ha dichiarato al nostro TG: "Hanno colpito la capitale di tutti noi europei, dobbiamo essere tutti uniti e dobbiamo ritrovare i valori fondanti della nostra Europa".
La Boldrini fa la solita boccuccia da persona seria, e dichiara: "Oggi più che mai serve risposta unitaria".
Donald Tusk, attuale presidente del consiglio europeo, si è affrettato a far sapere che "colpendo Bruxelles si è voluto colpire l'intera comunità europea". (Ma dài, e io che pensavo che ce l'avessero su con il Mozambico).
Poi è arrivato Mattarella, che ha aggiunto "La risposta agli attentati terroristici deve trovare uniti tutti gli Stati dell'unione europea", ed infine c'è stata la ciliegina sulla torta della lacrimuccia versata in diretta TV dalla Mogherini, alla notizia degli attentati di Bruxelles.
Forza ragazzi, il messaggio è chiaro: mettiamo da parte egoisimi, nazionalismi, separatismi e disgregazionismi vari, ed uniamoci tutti contro il nemico comune: la paura.
Ce lo chiede l'Europa. Direttamente da Bruxelles.
Massimo Mazzucco

martedì 8 marzo 2016

E' guerra! Ecco i retroscena. Con delle proposte per reagire

E' guerra! Ecco i retroscena. Con delle proposte per reagire

Stiamo per entrare in guerra. Silenziosamente, con il dibattito parlamentare ridotto a zero. Urgente suonare l'allarme: giornata di manifestazioni il 12 marzo.



di Patrick Boylan.
12 marzo 2016 - Giornata di mobilitazione nazionale contro la guerra- - Cliccare qui 
per avere il manifesto da stampare - -

Ieri il Giornale ha svelato che lo scorso 10 febbraio il Consiglio dei Ministri ha varato, segretamente, l'autorizzazione all'utilizzo di forze speciali italiane in Libia, al di fuori di qualsiasi autorizzazione dell'ONU e senza l'invito del governo libico, ancora in formazione (ma i cui principali esponenti hanno già fatto capire che considererebbero qualsiasi invasione europea come un atto di aggressione). Trattandosi dell'invio di forze speciali per una "operazione di emergenza" e non (ancora) dell'invio delle truppe regolari, si è potuto evitare il vaglio parlamentare.
L'ordine di invasione sarebbe imminente e attende solo la firma del Presidente del Consiglio Matteo Renzi.

Si tratta, concretamente, d'inviare per ora "solo" una testa di ponte il cui scopo dichiarato sarebbe quello di proteggere alcuni impianti petroliferi che interessano l'ENI; in seguito il governo conta di inviare diverse migliaia di truppe ma spera di annacquare il relativo dibattito parlamentare includendo l'invasione della Libia tra le "missioni di pace all'estero" da approvare in un pacchetto complessivo.
 
Ma quale sarebbe l'emergenza attuale in Libia che giustificherebbe l'invio immediato delle forze speciali italiane? Si tratta forse di proteggere certi impianti petroliferi, adocchiati dall'ENI, dalla minaccia del cosiddetto "Stato Islamico" (o "ISIS" o "Daesh")? Niente affatto, l'ISIS non sta alle porte. Verosimilmente, in mancanza di altre spiegazioni, si tratta di proteggere questi impianti dai... francesi, le cui forze speciali hanno già invaso la Libia illegalmente giorni fa. A rivelarlo il 24 febbraio è stato il giornale parigino Le Monde, suscitando il furore del ministro della Difesa francese, Jean-Yves Le Drian, che aveva imposto la segretezza.

(I redattori del giornale ora rischiano tre anni di carcere e una multa da 45.000 euro. Ma l'11 gennaio dell'anno scorso, dopo l'attentato alla rivista Charlie Hebdo, non era proprio il ministro Le Drian in testa all'immenso corteo parigino "a difesa della libertà d'espressione e della stampa"?)

Per quanto incredibile e inquietante, dunque, sembra proprio così: stiamo assistendo ad una corsa frenetica tra forze speciali dell'Occidente - francesi e italiani, ma anche statunitensi e britannici - per accaparrarsi per primi, al di fuori di qualsiasi legittimazione internazionale, le risorse petroliferi della Libia, paese per ora inerme, diviso e quindi di facile preda.

Ma il pretesto ufficiale, più volte ventilato, per l'attacco alla Libia, non era andare a combattere il cosiddetto Stato Islamico?

Invece no - e bisogna arrendersi all'evidenza. L'Occidente non ha nessuna intenzione di eliminare l'ISIS, che è servito e serve ancora come pretesto per rimandare le proprie truppe, dapprima in Iraq (dopo essere state cacciate dalla guerriglia di quel paese cinque anni fa) ed ora in Libia e domani forse in Siria, per suddividere questi tre paesi in satrapie. Una fetta sottomessa alle forze armate di ExxonMobil e di BP, un'altra fetta sotto il controllo delle forze armate di Total, un'altra fetta ancora dominato dalle forze armate dell'ENI (anche se, formalmente, si tratta delle forze armate dei rispettivi paesi, quelle pagate dai contribuenti).

E il resto di questi territori martoriati - la parte centrale dell'Iraq, l'est della Siria e il centro sud della Libia (meno le zone nel Fezzan volute dai francesi per proteggere il loro feudo in Mali) - sarà lasciato in mano all'ISIS, la cui presenza continuerà ad essere invocata per giustificare le occupazioni militari. Non è a caso che, sin dall'inizio della loro finta mobilitazione anti-ISIS, gli Stati Uniti hanno parlato di una guerra "almeno trentennale".  La farannno durare fin quando dura il greggio da estrarre.

Infatti, come questa testata suggeriva due anni fa, quando i giornali mainstream parlavano appena dell'ISIS, i miliziani tagliagole sono stati creati dall'Occidente e gestiti attraverso l'Arabia Saudita, il Qatar e la Turchia, proprio per questa finalità: fornire la scusa all'Occidente per riprendersi l'Iraq e la Siria (ed ora la Libia), smembrando questi paesi.

Ciò non significa che i miliziani jihadisti vengano controllati direttamente dall'Occidente: sono gestiti indirettamente tramite i bombardamenti mirati che, senza eliminarli, fanno capire loro  dove possono avanzare: in Iraq centrale sì, verso Baghdad solo quanto basta per far cadere il governo di al-Maliki, verso il Kurdistan no perché i Kurdi hanno già cominciato a spedire il loro petrolio in Occidente, verso Damasco sì - almeno, così prima dell'intervento russo fatto per respingere l'assalto e obbligare l'Occidente a intavolare trattative per il futuro di quel paese.

Questa orribile messa in scena chiamata "ascesa incontrollata dei miliziani dell'ISIS", allora, è solo un mostruoso gioco delle parti?

Sì.

La creazione dell'ISIS nel 2012, come la creazione di al Qaeda nel 1989 oppure la creazione dei Contras nel 1979, rappresenta il "modello alternativo" usato dagli Stati Uniti ed i loro alleati per colonizzare i paesi del terzo mondo. Invece di mandare le proprie truppe (i propri "stivaloni sul terreno") in Iraq per impossessarsi del paese, come fece Bush Jr, suscitando la protesta dei pacifisti nel mondo intero, l'amministrazione Obama ha scelto, quattro anni fa, di agire dietro le quinte, creando il mostro di Frankenstein che chiamiamo ora ISIS o Daesh. E creando sul terreno, nel contempo, ancora più morti, più devastazioni, più crudeltà inaudite, più fughe di rifugiati di quanto non fecero le truppe statunitensi di prima. Ma questa volta facendo morire gli altri, i dannati della terra, e soltanto loro - non più i "nostri ragazzi." E stemperando così le proteste pacifiste in casa.

Contro quest'orrore, di una immoralità che supera ogni immaginazione, bisogna reagire. Bisogna unirsi per dire NO. Bisogna denunciare queste invasioni di paesi sovrani terzi come crimini di guerra e crimini contro l'umanità.

I francesi hanno mandato le loro forze speciali illegalmente in Libia per impossessarsi di certe zone? Ebbene la risposta non deve essere: "Allora commettiamo l'illegalità anche noi" bensì "Minacciamo di portare la Francia davanti al Consiglio di Sicurezza e, se non si ottiene giustizia, davanti alla Corte dell'Aia, per esigere il suo rientro dalla Libia. E per lasciare che sia il governo libico a decidere a chi assegnare lo sfruttamento dei suoi impianti e giacimenti." Idem per gli Stati Uniti e la Gran Bretagna.

Naturalmente, da solo l'Italia non ce la farebbe a portare avanti un'iniziativa diplomatica del genere; ma unita ai paesi Brics e a ciò che rimane dei paesi Alba, avrebbe sicuramente un peso negoziale sufficiente per fermare l'assalto alla Libia. Rimarrebbe naturalmente il problema di eliminare l'ISIS sul serio: ma anche questo si può ottenere molto più efficacemente attraverso la diplomazia, come viene spiegato nell'ultima parte di questo editoriale e nella seconda metà di quest'altro editoriale.

Ma bisogna mobilitarsi subito!

In previsione di tutto ciò, il Coordinamento contro la guerra, le leggi di guerra, la Nato ha già indetto, per il 12 marzo, una giornata di micro-manifestazioni decentrate in tutto il territorio della Repubblica italiana.
Ha preparato un manifesto che le realtà locali possono utilizzare, indicando nello spazio in fondo l'evento che intendono organizzare quel giorno: basta incollare nel riquadro un foglietto fotocopiato con tutte le indicazioni.

Il Coordinamento chiede alle realtà locali di segnalare sin d'ora la loro intenzione di organizzare un evento per il 12 marzo, scrivendo a12marzocontrolaguerra@gmail.com e, in copia, aeurostop.it@gmail.com.

Inoltre, bisogna scattare una foto dell'evento e inviarla ai due indirizzi email, con una breve nota sullo svolgimento: verrà esposta sul sitobit.ly/12marzo-sito . Alcuni suggerimenti di eventi da organizzare vengono dati nell'articolo già linkato, ossia qui.

Per esempio, un comitato di attivisti a Roma ha chiamato tutti i romani a confluire il 12 marzo alle ore 16 davanti alla base del Comando Operativo Interforze (COI) a Cinecittà. Il COI coordina l'intervento militare italiano in Libia e si trova in via Scribonio Curione (metro A Numidio Quadrato); dopo un comizio, i partecipanti sfileranno per le strade del quartiere.

In mattinata, sempre a Roma, diversi altri gruppi di attivisti hanno in cantiere eventi di sensibilizzazione nei propri quartieri - per esempio un comizio a Monteverde, lenzuoli nei balconi a San Lorenzo, una biciclettata con striscione sulla Tuscolana. Per ragguagli:comitato@gmx.it.

Altrove in Italia sono previste manifestazione davanti al cantiere TAV della Val Clarea (Chiomonte), davanti alla base militare di Ghedi, davanti alla caserma Ederle a Vicenza, davanti a Camp Derby a Pisa e davanti alla base NATO di lago Patria (Napoli). Inoltre sono previste manifestazioni a Bologna (corteo regionale), a Novara (contro gli F35) e in Sicilia (contro l'uso della base di Sigonella per le aggressioni militari). Staremo a vedere quanto i mass media mainstream diano notizie di questi eventi.

Ma manifestare, il 12 marzo. la propria protesta contro la nuova guerra coloniale di Renzi è solo l'inizio. Il Coordinamento chiede ai pacifisti d'Italia di tenersi pronti per una seconda iniziativa che si terrà il 4 aprile e che è ancora in via di definizione.

Combattere la guerra si deve e si può.

martedì 1 marzo 2016

Guerra in Libia sponsorizzata da : USA , Europa, Nato ed ENI.

Guerra in Libia sponsorizzata da : USA , Europa, Nato ed ENI.


foto : infooggi.it

di Simona Mazza.

L'Italia è in procinto di sferrare un attacco militare contro la Libia, ma i nostri media nazionali tentano di distrarre l’opinione pubblica decentrando l’asse d’interesse verso tematiche più banali.

Così mentre si litiga per le Unioni Civili (sacrosante per carità), si discute sulla nuova baby fiamma di Berlusconi o si fa satira sul legame tra Renzi e Verdini, notizie di rilievo internazionale come questa passano volutamente in secondo piano.

Oggi il nostro Paese si è schierato in prima linea contro la Libia, ma abbiamo appreso la notizia dei droni in partenza dalla base siciliana di Sigonella, dal Wall Street Journal, leggi qui.

Tanto per intenderci, l’Italia, guiderà questa nuova missione militare ed ha già inviato 4 cacciabombardieri AMX del 51° Stormo di Istrana (Tv) presso la base di Trapani Birgi in Sicilia.

Pare che l’accordo sia stato stipulato addirittura un mese fa, ma oramai siamo abituati all’oscurantismo del nostro “regime” mascherato da democrazia.

Per chi ci governa era normale infatti omettere e falsificare l’inizio di questa operazione congiunta.

Essendo, tra l’altro, servi degli atlantici, oltre che dell’Europa, non potevamo permetterci di sindacare ogni loro capriccio e Renzi non vuole certo sfigurare mostrandosi ostile, così non solo abbiamo dato ancora una volta il permesso agli americani di usare a loro piacimento il nostro suolo: li aiuteremo pure nella folle missione di guerra (anche perché la guerra piace al nostro governo).

Chi se ne frega dell’articolo 11 della Costituzione che recita:

L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

Tanto fra poco la Costituzione verrà stralciata e chi comanda potrà fare e disfare ogni legge come meglio crede…

Territorio in affitto

Nel 1999 durante la guerra in Kosovo dalle nostre basi Nato di Aviano partirono i caccia che bombardarono Serbia e Kosovo, mentre nel 2011 furono usate 7 basi per attaccare la Libia.

Per mascherare il nostro becero servilismo, il Governo (oggi nelle persone del Ministro della Difesa Roberta Pinotti e del Minsitro degli Affari Esteri Paolo Gentiloni) ci ha sempre propinato la minestra rancida delle azioni militari a scopo “difensivo” se non addirittura “umanitario”, motivazioni alle quali credono purtroppo i tv-dipendenti di regime, assuefatti dalle chiacchiere di finta propaganda buonista che passa il regime.

Le chiacchiere dei due ministri restano tali: scopi difensivi o umanitari che siano, sta di fatto che stiamo entrando in guerra e la notizia viene puntualmente sottostimata, se non offuscata.

In realtà, basta ragionare un attimo, per capire che le motivazioni addotte sono solo fandonie.

Da Sigonella gli americani fanno partire gli MQ-1 Predator e gli MQ-9 Reaper, armi letali da first strike, dunque è improbabile che si tratti di azioni difensive.

Cosa succede in Libia

Quello che succede in Libia, dalla fine del regime di Gheddafi, lo sanno in pochi.

A parte i libici che vivono il dramma sulla loro pelle, (secondo l’ONU nel 2014 erano circa 400mila gli sfollati) lo sanno i governi dei paesi che da anni hanno sul campo i loro agenti segreti e corpi speciali.

Non solo gli atlantici, ma anche Gran Bretagna, Francia e Italia, Russia e gli altri paesi mediorientali direttamente coinvolti nella guerra civile: Turchia, Qatar, Emirati arabi uniti, Arabia saudita, Egitto.

Anche le multinazionali dell’energia sanno cosa accade e da anni riescono a concludere ottimi affari con il petrolio ed i gas libici.

Tanto per essere chiari: all’ENI sanno bene cosa sta accadendo in Libia, se non altro perché l’ENI, come la BP o la Total, è protagonista di questo dramma.

Così mentre qualche mese fa l’Italia si fingeva paladina della pace, improvvisamente c’è stato un dietro front e Renzi, pago dei risultati dell’Eni che in Libia continua a fare ottimi affari, ha cambiato strategia politica.

L’ENI rimane infatti il primo operatore internazionale nel settore petrolio e gas libico.

Secondo Il Sole-24ore del 22 febbraio 2014 “i pozzi ENI nel 2009 – con Gheddafi saldamente al potere,– avevano una potenzialità di 522mila barili/olio/equivalenti (BOE) / giorno”.

Prendendo in considerazione il periodo immediatamente successivo alle dichiarazioni interventiste del duo Pinotti e Gentiloni, c’è da segnalare che l’ENI fa numerosi interventi sulla questione libica:

Il 18 febbraio 2014, segnalava il Sole 24 ore : “nonostante i disordini e le mediatizzate avanzate dello stato islamico l’ENI precisa “nessun impatto sulla produzione” e “ENI con impianti danneggiati e produzione vicina ai 300mila boe/giorno”.

Da segnalare che sono proprio di quei giorni le dichiarazioni interventiste di Gentiloni e Pinotti.

Su Milano Finanza del 17 Marzo 2014 si leggeva invece : “L’ENI torna a crescere in Libia: nuove scoperte nell’offshore di Bahr Essalam sud”.

Tutti questi attori sanno cosa succede e ne traggono profitto.

Questa è l’amara realtà! Ecco anche perché l’attacco sarà direzionale nei luoghi lontani dai centri economici.

In Libia la diplomazia internazionale si trova in grandi difficoltà. Non si riesce in alcuna maniera a far accettare ai vari leader locali un accordo per la ricomposizione dell’esecutivo libico ed il governo di Tobruk ha dovuto rinviare di una settimana il voto sul governo di unità nazionale.

Anche l’Onu era intervenuta per ristabilire l’ordine, ma i suoi appelli sono caduti nel vuoto.

Il Paese nordafricano dopo la caduta del regime di Gheddafi è divenuto terra di nessuno e gli altri Paesi, incluso il nostro, non hanno fatto che alimentare la disgregazione del paese, la diffusione delle bande terroristiche, i flussi migratori e una tensione nel mediterraneo, che sfugge sempre più di mano.

A provocare l’esplosione della situazione libica sono state le potenze imperialiste occidentali, che dopo l’attacco del 2011 hanno creato un vuoto riempito da fazioni, bande, tribù in conflitto tra loro e con le potenze straniere.

Le stesse che oggi vogliono fronteggiare.

In realtà, agli atlantici non interessa che i libici si scannino tra di loro. Prevalgono ovviamente i soliti interessi geopolitici, economici ed egoistici degli occidentali che forti di un governo debole, approfittano per portare guerre e saccheggiare i territori.

La storia si ripete e non è la prima volta.

Nè tantomeno vogliamo credere al solito discorso : Americani bravi ragazzi!!!

La guerra fa il gioco dei forti e dietro la farsa degli interessi umanitari si nascondono sempre gli interessi strategici e nazionali di chi la porta.

Per fare un esempio, già si parla di una tripartizione della Libia, sotto il controllo italiano, inglese e francese.

Un vero e proprio ritorno all’odioso colonialismo che ha fatto solo danni e creato schiavitù e sottomissione ovunque.

Il tutto condito dall’interventismo militare che produce morte e orrore nei paesi attaccati e arricchisce gli altri, grazie agli appalti sulle ricostruzioni o sulle armi (vedasi i nostri F35 e gli accordi miliardari stipulati per la loro produzione).

La situazione attuale

Mentre noi disquisiamo sulla guerra e sui suoi effetti, sono già sul posto forze speciali per preparare l’arrivo di un contingente di oltre 6000 militari europei, italiani compresi, e statunitensi.

Ma perché la guerra?

L’intervento militare in Libia è stato pensato per stroncare l’ISIS e stabilizzare il paese, ma in realtà servirà solo ai fabbricanti e ai commercianti di armi per arricchirsi con l’apertura di un nuovo “mercato”, oltre che a salvaguardare gli interessi delle multinazionali del petrolio.

Inoltre, come accennato, non farà che alimentare il colonialismo, prima su tutti del nostro Stato, che già in passato occupato il suolo libico per 30 anni, macchiandosi delle più efferate nefandezze.

Dell’Isis infatti non v’è traccia e se anche dovesse avanzare verso la Libia non avrebbe le capacità per metterla in ginocchio.

Secondo un rapporto ONU – che però confessa candidamente di rifarsi a notizie fornite da alcuni stati membri (!) – l’ISIS conterebbe su circa 3.500 uomini concentrati a Sirte e nelle periferie di Derna e Bengasi. Il governo di Tripoli parla invece di 1500 uomini.

L’Isis nel 2015 ha subito inoltre una grave sconfitta , quando le milizie locali riuscirono a cacciarlo da Derna dove non è riuscito più a rientrare.

Quella della lotta all’ISIS è dunque solo un’ignobile menzogna come lo fu quella della protezione dei civili nel 2011.

Per colpire l’ISIS si dovrebbero colpire i suoi finanziatori e sostenitori: dalle petromonarchie del Golfo alla Turchia, ma nessuno oserebbe farlo…

Si dovrebbe altresì colpire il paese che per primo e più di tutti ha alimentato l’estremismo islamico di cui l’ISIS è solo l’ultima faccia: gli Stati Uniti d’America! I risultati

Questa guerra voluta da Usa, Europa e Nato oltre ad alimentare tensioni in tutto il bacino del mediterraneo, potrebbe provocare l’esasperazione delle popolazioni attaccate, gente che ha la “dignità” di reagire anche con forza e con attacchi terroristici di un certo peso.

Vogliamo questo?

Pare di sì.

Se non poniamo un freno alla nostra mania di potenza finiremo per provocare un conflitto mondiale che coinvolgerà i paesi mediorientali dall’Afghanistan all’Iraq, dalla Siria all’Ucraina, dallo Yemen all’Africa sub-sahariana.

Il Mediterraneo, si trasformerà sempre di più in una area super militarizzata, chiusa ai profughi e i migranti, ma aperta ai mercanti di morte e alle avventure delle potenze imperialiste.

venerdì 26 febbraio 2016

Alle soglie della terza guerra mondiale

Alle soglie della terza guerra mondiale

Giulietto Chiesa risponde alla Voce di New York: i rischi di una crisi incontrollabile, il caso Siria, la Libia e le ricadute sull'Italia. L'urgenza di uscire dalla NATO

La corsa agli armamenti e le contrapposizioni politiche e diplomatiche rischiano di portarci a una crisi incontrollabile: "Se finirà con una nuova guerra, magari con l'Italia alla testa della coalizione, le ripercussioni saranno durissime"

di Tommaso Della Longa.

"Non siamo mai stati così vicini a una guerra tanto grande: se inizia, diventerà un conflitto nucleare che avrà ripercussioni catastrofiche sul mondo attuale". Non è catastrofismo, ma un lucido e preoccupato realismo, se a dirlo è Giulietto Chiesa, una delle più importanti penne italiane, corrispondente storico da Mosca per La Stampa e da sempre analista scrupoloso delle questioni geopolitiche. Lo abbiamo intervistato per La VOCE di New York perché chi scrive da tempo cerca di raccontare quello che non viene raccontato, svelare e rendere semplice quello che molte volte ad arte viene complicato.
Ci sono dei chiari elementi di gravità che il sistema mediatico confonde a posta - spiega Giulietto Chiesa - Siamo davanti a una situazione che può diventare incontrollabile con un rischio gravissimo di scontro diretto tra la Nato e la Russia almeno su tre fronti: quello siriano, quello ucraino e quello del baltico settentrionale". Secondo Chiesa, nel giornalismo occidentale non ci sono più pluralismo e libertà: "I giornali sono solo uno strumento di propaganda della politica occidentale, dove non c'è più spazio per analisi e inchieste, ma solo per le veline dei governi, dei servizi segreti, della polizia. Pensate agliattentati di Parigi: quanti hanno raccontato che l'indagine su Charlie Hebdo è stata chiusa con il segreto militare? Come si fa a ignorare una notizia così importante?". E così "raccontando di bombardamenti sui civili e di disastro umanitario, oggi non abbiamo più come nemico Daesh, ma i russi che sono intervenuti legalmente in Siria e che hanno completamente rovesciato la situazione militare sul terreno".

Nello scacchiere vicino-orientale, nelle parole di Chiesa, c'è stata un'aggressione esterna per distruggere e abbattere un governo, "piaccia o no", legittimo. Dopo quattro anni di guerra, il governo siriano non è caduto perché non inviso alla maggioranza della popolazione: "Qualsiasi regime sarebbe caduto ben prima durante una guerra che ha ucciso 250-300.000 siriani". L'intervento russo, "assolutamente legale secondo le leggi internazionali", ha rovesciato la situazione sul campo ed è stato di "un'efficacia straordinaria": "Nessuna occupazione del Paese, logistica al minimo, utilizzo perfetto della forza navale e area. Così la Russia ha messo in rotta l'ISIS che oggi è in fuga su tutti i fronti e registra diserzioni massicce di un esercito null'altro che mercenario". E su questo punto Chiesa ha le idee chiarissime: "Non mi vengano a dire che il fondamentalismo islamico è capace di mettere in piedi un esercito che ha bisogno di uno sforzo economico e logistico enorme. Servono aiuti finanziari e questo esercito è stato messo in piedi da qualcuno. Chi? Arabia Saudita, Qatar, Turchia".
Proprio sulla nazione governata da Erdogan, Chiesa non ha dubbi nel dire che la "Turchia è uno stato canaglia", tra l'altro membro della NATO e alleato dell'Italia.  E aggiunge che l'Arabia Saudita è ancora più pericolosa perché si è dotata dell'arma atomica tramite il Pakistan, come denunciato dalla web Tv Pandoratv.it, e sembrerebbe avere anche già utilizzato bombe ai neutroni in Yemen. "Siamo davanti a un paradosso assoluto: se prima il nemico era l'ISIS, oggi sembra che l'avversario sia la Russia. Gli alleati occidentali avrebbero dovuto applaudire all'intervento russo: la Russia avrebbe di fatto risolto il problema ISIS, se non ci fossero intromissioni da parte degli Stati Uniti, dellaTurchia e dei Sauditi".
In sostanza "l'Occidente non vuole ammettere di avere perso e quindi alimenta il terrorismo con alleati assolutamente imprevedibili e non controllabili".
Intanto il fronte della guerra rischia di avvicinarsi ancora di più all'Europa e all'Italia con la possibile prossima guerra in Libia. "La signora Pinotti (il ministro della Difesa italiano,nda) si muove solo su ordine della NATO, mentre Renzi vorrebbe evitare un conflitto armato. Se finirà con una nuova guerra, magari con l'Italia alla testa della coalizione, questo avrà ripercussioni durissime, portando la guerra atomica a poche centinaia di chilometri dall'Italia". Secondo Chiesa, se la guerra dovesse esplodere "si tratterebbe di qualcosa di peggio della Prima e della Seconda guerra mondiale. Purtroppo il pubblico non lo capisce perché tutti i giornali non ne parlano, altrimenti avremmo un fronte comune contro la guerra".
C'è però ancora qualcosa da fare per fermare questa "situazione folle". "Dobbiamo rompere il meccanismo dell'informazione pilotata e lavorare attivamente come giornalisti e come cittadini per smuovere la coscienza della popolazione. Ho dato vita al movimento Italia fuori dalla Nato, so che siamo una minoranza ma stiamo crescendo". E poi c'è il progetto Pandora TV, una "operazione di autodifesa della popolazione" per diffondere un'informazione attendibile e sistematica. "Lo abbiamo deciso pochi giorni fa: stiamo stabilendo una rete sul territorio per mettere in onda trasmissioni online per raccontare la verità del conflitto che si avvicina".
Ma perché siamo arrivati a tutto questo? L'autore dell'inchiesta sulla versione ufficiale dell'11 settembre (Zero. Perché la versione ufficiale sull'11/9 è un falso, Piemme, 2007) e di Guerra Infinita (Feltrinelli, 2002), non ha dubbi: "Tutto quello che sta succedendo oggi è stato immaginato e scritto nel 1998 dai neo-con americani nel Project for the New American Century". Ma il XXI secolo non è più americano, esistono due ostacoli insormontabili che sono la Russia e la Cina. I mercati finanziari vivono una crisi strutturale e negli ultimi 15 anni sono rimasti in piedi solo grazie a trucchi contabili e alla continua immissione di denaro. Ma prima o poi questo sistema esploderà. L'Occidente è in una crisi irreversibile e non può guidare il mondo. Quando lo capiranno?".
Insomma, c'è poco da stare allegri. Mentre scriviamo questo articolo arrivano le notizie dell'ennesimo bagno di sangue in Siria firmato dalle bombe terroristiche dell'ISIS: almeno 150 morti tra Damasco e Homs. Quello che appare chiaro è che la corsa agli armamenti e le sempre più dure contrapposizioni politiche e diplomatiche rischiano di portarci a una crisi incontrollabile. "Ho letto pochi giorni fa che la Cina negli ultimi 2-3 anni ha prodotto più cemento di quanto gli Stati Uniti abbiano fatto nella loro storia. È chiaro che lo sviluppo non può andare oltre e che stiamo anche distruggendo il pianeta. Ci sono pochi potentissimi del gruppo dirigente impazziti e tutto questo avrà effetti sconvolgenti". Nel suo ultimo libro E' arrivata la bufera (Piemme, 2015). Chiesa lo ha raccontato. C'è da sperare che qualcuno ai piani alti lo abbia letto attentamente: bollare come "catastrofiche" queste tesi forse è solo un modo per mettere in dubbio la vulgata del mainstream.