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domenica 8 aprile 2018

Il dottor Niù di Stefano Benni

Vignetta di Serre: L'automobile.

Avevo appena parcheggiato la macchina, quando un tizio con occhiali neri e capelli rasati mi viene incontro e si presenta: dottor Niù, consulente di aggiornamento tecnologico per famiglie.
E' un tipico esemplare Mediolanum, un uomo per cui il tempo si è magicamente fermato. Ha sessant'anni ma ha il fisico di un quarantenne, l'han condannato a venti anni di galera, ma non ne ha fatto neanche uno.
Mi spiega che la sua è una new profession nata insieme alla new economy per una new way of life. Devo solo aver un old conto corrente con un pò di old fashion money per pagargli l'old onorary.
Travolto dal suo garbo e dal suo eloquio, firmo un contratto di consulenza. Diamoci subito da fare, dice il dottor Niù, la sua vita va ottimizzata e rimodernata. Cominciamo dalla sua auto, è un vecchio modello superato e ridicolo. Ma ha solo tre anni, dico io. Tre anni sono tre secoli nella new economy, spiega. La sua auto non ha il navigatore satellitare, i vetri bruniti, l'altimetro, le sospensioni antialce. Però funziona bene, dico io.
Si vede che non guarda la pubblicità, ride il dottor Niù. Cosa vuol dire "funziona"? L'auto non è fatta per funzionare ma per mostrarla, per esibirla, per parlarne con gli amici, il funzionamento è un puro optional. Insomma in meno di tre ore ho il nuovo modello di auto, una specie di ovolone azzurro a dodici posti. Peccato che in famiglia siamo in tre.Il giorno dopo il dottor Niù piomba a casa mia per organizzare un new restyling. Per prima cosa dice che la porta in legno è roba medioevale. La sostituisce con un lastrone blindato d'acciaio che sembra la lapide di Godzilla. Poi sostituisce la mia vecchia pentola con una brocca Kettle elettropiretica, sei secondi per bollire l'acqua. Al posto del glorioso e bisunto forno, mette un microonde che cuoce un pollo solo con lo sguardo. Il tutto mi prosciuga il conto in banca, per cui obietto: cosa mi serve cucinare velocemente se poi non avrò un cazzo da mangiare? Non si preoccupi, dice il dottor Niù, la nostra ditta fa prestiti rapidi, firmi qui e in trenta secondi avrà un mutuo con tasso al trenta per cento. Come in sogno firmo.L'indomani il dottor Niù si ripresenta, e sostituisce l'edera del giardino con una new edera modificata geneticamente che strangola i ladri. Poi squote la testa rimproverandomi perchè ho ancora la vecchia televisione col vecchio videoregistratore e la vecchia playstation. Obietto che ho comprato tutto l'anno scorso. Mi rispiega che per la new economy un anno è un secolo, e subito mi fa comprare la playstation due, dove si può giocare a Pokèmon, vedere i film in Dvd e ascoltare musica, insomma la macchina perfetta per fare litigare mio figlio videogiocomane, mia moglie cinefila e io che amo i Beatles.
Cerco di telefonare ad un fabbro perchè intanto la new porta blindata si è bloccata col new alarm system, ma rapidissimo il dottor Niù mi strappa il telefonino di mano.Ma non si vergogna? dice. Questo cellulare è un modello vecchissimo, pesa come un mattone, non ha il collegamento infrarossi, non ha il Wap, non ha il comando vocale, non ha i games e il grafic system per spedire i cazzi agli amici. Ma l'ho comprato solo due mesi fa, mi lamento, e ci telefono benissimo. In due mesi, i telefonini hanno enormemente mutato le loro funzioni, dice Niù. Dopo che si sarà collegato alla rete, avrà mandato un fax, avrà riempito la rubrica con novecento nomi, avrà comprato i biglietti per la partita e avrà giocato al serpentone mangiacoda, pensa di avere ancora il tempo di telefonare? Forse ha ragione, dico io.
Mi fornisce subito il nuovo telefonino, un biscottino nero con dei microtasti che ogni mio polpastrello ne prende quattro. Dopo dieci telefonate sbagliate, fortunatamente il mio cane Ricky lo ingoia e corre per tutto il giorno con l'ouverture di Guglielmo Tell in pancia, finchè non si scarica la batteria.

Il giorno dopo torno a casa e non trovo più mia moglie. Il dottor Niù mi spiega che era un vecchio modello, e che bisognava rimodernarla. Me la riporta dopo una settimana liftata, siliconata e liposuzionata. Sembra un incrocio tra Emilio Fede e Moira Orfei. Preferivo il vecchio modello, dico a bassa voce per non farmi sentire. Perchè lei è vecchio, ammonisce il dottor Niù. Nei tempi della tecnologia, la vecchiaia è un errore di programmazione, una colpevole resa. Investa in giovinezza.
Mi fa un new prestito al quaranta per cento e mi chiudono in una clinica. Mi spianano le palpebre, mi massaggiano, mi drenano, mi mettono una pompa idraulica nel pistolino, mi trapiantano tremila capelli sintetici e un rene di una bambina thailandese. Non ho il coraggio di guardarmi allo specchio, ma il cane mi ringhia contro, mia moglie piange e mio figlio scappa di casa.
Non ne posso più. Mentre mi stanno consegnando il computer che ho ordinato la settimana scorsa, il dottor Niù lo blocca sulla porta, spiegando che in una settimana è già invecchiato di due generazioni. E' lento, ci mette sedici secondi ad entrare in rete, un'eresia nel tempo veloce della tecnica. E cosi mi fa comprare un computer della Nasa con quattro gigabyte, e una web cam con cui, in sette secondi, posso far vedere il mio culo in tutto il mondo.
Ma se tutto deve essere nuovo, obietto, come mai in Italia conserviamo da trenta anni in una salamoia di fard, tanti politici pataccari che propongono sempre la stessa televendita? La politica è una cosa, risponde, la tecnoeconomia un'altra. A proposito, il suo prestito è scaduto, lo rinnova? Assolutamente no, ringhio.
Forse mi sono liberato del dottor Niù. La mattina mi sveglio. Il fedele cane Ricky non mi viene incontro. Ho un sospetto. Nella nuova cuccia blindata c'è un pitbull tysonberger reichwailer che conosce le arti marziali ed è collegato alla questura con un lunghissimo guinzaglio. Ah questa poi no! Vado a recuperare il vecchio modello di Ricky al canile.
Quando torno ritrovo il dottor Niù nel mio giardino, nervoso. Adesso basta gli dico, non ho più un centesimo, mi lasci in pace! Va bene va bene, siete tutti irriconoscenti, risponde. Guarda il cielo, le piante, l'orizzonte e sbuffa. Cosa c'è che non va? gli chiedo. Caro mio, risponde, questo mondo è un vecchio modello. Troppi boschi, pochi parcheggi. La Silicon Valley è senza elettricità, il petrolio sta finendo, e lo sprechiamo alle Galapagos. Il traffico aereo è intasato, il clima si ribella, l'aria è irrespirabile. E' un mondo sorpassato, non può più sopportare le esigenze della crescita tecnologica, è una materia prima in esaurimento. E allora cosa pensa di fare? ho chiesto.
Questo, ha detto il dottor Niù con un'espressione folle nel fisico da quarantenne. Ha estratto una scatola nera con un pulsante, ha premuto e all'orizzonte è apparsa la nube di un'esplosione, poi un'altra e un'altra ancora. Come in un film americano, piovevano dal cielo camion, mucche e cabine telefoniche. La gente gridava, l'aria era rovente. Disgraziato, ho detto, il mondo era un vecchio modello, ma avevamo solo quello. Adesso che lo avete distrutto con cosa lo sostituirete?In effetti, ha detto il dottor Niù, non ci avevo pensato.
Ho udito un rumore lancinante, ho gridato di terrore, è la fine, è la fine. Invece era il trillo della sveglia: era tutto un sogno! Meno male ho pensato, balzando giù dal letto. Ho baciato mia moglie, la pentola, il cane, il mio vecchio telefono.
In quel momento hanno suonato alla porta. Era un signore con gli occhiali neri che si è presentato come dottor Niù, consulente di aggiornamento tecnologico per famiglie.
Ho mangiato il suo fegato con un piatto di fave e un buon bicchiere di Chianti.

mercoledì 4 aprile 2018

LA FAVOLA DELLA FINE DEL MONDO




Animali
Io non sono un amante degli animali, non reagisco in modo emotivo a un film o a un articolo di rivista, rispetto gli animali come viventi sensibili che non dovrebbero essere bruciati, ustionati, colpiti da radiazioni o bastoni, avvelenati, scuoiati, accecati, schiacciati, deportati, imprigionati, decapitati. Non faccio pressione attiva o lotta perchè gli altri animali abbiano gli stessi diritti degli esseri umani, ma perchè siano considerati individui che provano piacere, dolore, sofferenza, paura, tranquillità, dignità, rapporti sociali, libertà. Non ritengo di avere, come umano, lo status privilegiato di appartenenza a una comunità ma convinto di dividere con solidarietà e umiltà, come semplice abitante, la terra su cui cammino: il pianeta. Non combatto per la difesa di alcuni animali ma resisto per l'emancipazione di tutte le creauture senzienti ad avere in quanto tali, diritto ad una vita naturale e piena. Io non sono un amante degli animali, staccato da loro, io rispetto gli animali perchè io stesso sono un animale.


LA FAVOLA DELLA FINE DEL MONDO

PAPÀ, mi racconti la favola degli uomini del Duemila?
- Va bene, ma dopo dormi. Nel Duemila gli uomini avevano un sacco di cose: i sonniferi, il campionato di calcio, le sfilate di moda, il silicone, i computer...
- Anche la pizza?
- Anche la pizza. Ma, malgrado avessero tutto questo, la loro vita cominciò a peggiorare. Non sarebbe stato catastrofico, se lo avessero ammesso e si fossero comportati di conseguenza. Ma ormai erano abituati all'idea che la storia era come un'automobile, doveva essere sempre nuova e più bella, anche se non c'erano più le strade per farla andare avanti. Il clima e l'ambiente impazzirono, ma gli uomini sembravano quasi contenti di battere ogni record di caldo e di freddo. La meteorologia era l'unico sport dove le prestazioni crescevano mostruosamente e nessuno chiedeva misure antidoping. Nelle città non si respirava più e l'aria fu privatizzata: i più ricchi usavano le bombole Fiat-Eolo all'aria di montagna.

I GIOVANI avevano lo zainetto Standa all'alito di rockstar, mentre i più poveri si accontentavano della "Pneumocentro", la bombola-risparmio di Prodi che elargiva quattro respiri al minuto. L'agricoltura era sconvolta, ma gli scienziati pensavano a costruire sedani a tre stadi e maiali col manico, c'erano siccità e bibite gassate, yacht e alluvioni, club vacanze e onde anomale.
- Cosa vuole dire anomalo?
- Quando una cosa l'hai lasciata spadroneggiare e ingrandire fuori da ogni legge e regola, anzi ci hai pure fatto affari, e poi non riesci a togliertela più dai coglioni, allora, la chiami anomala.
- Come Berlusconi?
- Chi ti ha detto queste cose?
- Ponding, il mio compagno di giochi: lui è molto colto, vive nella vecchia biblioteca. Mi ha detto anche che nel Duemila avevano paura soprattutto di tre cose: della moviola, delle rughe in faccia e degli squatter.
- Sì, allora nessuno si preoccupava se le banche, o i palazzinari, o le industrie, si impadronivano di intere città, radevano al suolo quartieri, rendevano inabitabile un'intera zona. Però se qualcuno occupava una casa vuota, si incazzavano come iene.
- È così che cominciarono ad andare indietro?
- Esattamente. I trasporti divennero sempre più lenti e caotici. Poiché era di moda l'esoterico e il divinatorio, un giornale che si chiamava la Repubblica, dopo i tarocchi regalò l'orario dell'Alitalia. C'era gente che prenotava un volo alla Malpensa per poter stare lì tutta notte a fare lo scambio di coppie. I treni si nascondevano nei tunnel per la vergogna. Le autostrade diventarono a cinque corsie, così rimasero vuote le tre corsie di destra per l'unica Prinz che non si vergognava ad andarci. E poi c'erano gli incendi.
- E come li spegnevano?
- Col fiato. Appena ne scoppiava uno grosso, cominciavano a litigare, le regioni accusavano il ministro, il ministro accusava le regioni, tutti e due accusavano il forte vento di scirocco, e l'esercito restava in caserma a fare la guardia al ficus del colonnello.
- E avevano altri problemi?
- Le atomiche eplodevano ancora ma erano deterrenti, le guerre erano intelligenti, i mercanti d'armi si chiamavano esportatori di tecnologia bellica. Si moriva in un clima di laurea. Dai paesi poveri i disperati cercavano di sbarcare nei paesi ricchi. Alcuni trovavano un'accoglienza di destra, un calcio nel culo e via, altri un' accoglienza di sinistra, un calcio nel culo e un chinotto. Perché i paesi ricchi, ormai, avevano paura di tutto: della zanzara africana, della borsa asiatica, dei neri non calciatori, dei bianchi non bergamaschi. E avevano inventato una parola magica: emergenza. Emergenza ozono, emergenza incendi, emergenza mafia, emergenza immigrati. Emergenza voleva dire "niente paura, passerà". Alla fine giunsero all'"emergenza delle emergenze", e non uscirono più di casa.
- E nessuno denunciava queste cose?
- Come no. C'erano i film catastrofe, i concerti di beneficenza, la pubblicità Benetton. E poi i raduni degli scienziati, al termine dei quali i partecipanti si riunivano tutti insieme e lanciavano un grido di allarme. Era una cerimonia molto divertente, qualcuno gridava anche "gol" o faceva il verso dell'upupa, poi tornavano a casa contenti. La televisione aveva cento canali ma dentro ci giravano sempre le stesse facce. Così la gente diceva: beh, se loro sono sempre lì, vuol dire che le cose non peggiorano troppo. Magari se avessero visto un presentatore prendere fuoco, un politico travolto da un'ondata, o un gommone di profughi piombare in mezzo a un quiz, si sarebbero preoccupati. Ma le cose brutte si vedevano solo nei telegiornali, che ormai erano considerati delle favole cattive.
- E poi cosa accadde?
- Beh, te l'ho già raccontato. Un giorno il polo si squagliò e il mare si alzò di sette metri. Sui teleschermi americani la mamma della Lewinsky cercava di dimostrare che il reperto presidenziale rimasto incastrato nella zip della figlia non era, come sosteneva Clinton, un pezzo di pollice. La Russia chiedeva l'elemosina. L'Italia, tra una sfilata e un festival, discuteva sul ruolo avuto da Perry Mason nel rapimento Moro. Tutto sprofondò in trenta secondi di diretta e quattro spot. Restarono solo rottami galleggianti. Sull'ultima zattera un certo Gasparri, un ducetto da discoteca, prendeva a remate un albanese che voleva salire. Poi tutto tacque. Ci salvammo solo noi, e la vita sulla terra continuò.
- Insomma babbo, sono proprio fortunato a essere nato topo.
- Proprio così, figlio. Hai studiato la lezione per domani?
- Sì: nella storia dell'evoluzione dei topi ci sono tre grandi periodi: quello di Neanderthal, quello di Simmenthal e quello di Emmenthal.
- Bravo, sono orgoglioso di te. E adesso dormi. Buonanotte.
Stefano Benni

domenica 1 aprile 2018

L’UOMO CHE NON RIUSCIVA A COMPRARE ITALIANO

Tutto può cambiare in un giorno. Poche manciate di ore possono condizionare l'esito di vite intere. E quando lo fanno, quelle poche manciate di ore, come i resti tratti in salvo da una casa incendiata — l’orologio annerito, la foto strinata, il mobile bruciacchiato — vanno disseppellite dalle rovine ed esaminate. Conservate. Spiegate.
(Andurathi Roy)



A mio padre

E' solo la libertà che può far crescere le ali 
poter fuggire dalle gabbie che soffocano

Incatenati a convinzioni di superiorità 
donando così la vita alle belve

Loro ci monteranno con briglie di acciaio
fino a strapparci la pelle di dosso

Osservate il sorriso genuino 
che intraprende vie diverse
sempre in direzione del tramonto

Esseri speciali che lottano per un flebile respiro
mai domati, mai ascoltati

Guardate dritto negli occhi le "verità in tasca" 
nemiche della nostra attitudine a volare

Spingerle al di là del sentiero
non potranno più farci del male



L’UOMO CHE NON RIUSCIVA A COMPRARE ITALIANO

Il signor Tarquinio si presentò alla cassa del supermercato, col carrello pieno e la faccia scura. Lo accolse la cassiera Zaira, che aveva un debole per gli anziani coi capelli tinti, e lo salutò col sorriso più invitante.

—Che bella spesa ha fatto, signor Tarquinio. Ma che espressione sconsolata! Le è successo qualcosa?

—Signora Zaira, è un disastro — brontolò Tarquinio — Io non sono certo un patriottardo, ma amo il mio paese. Come posso assistere allo scempio delle privatizzazioni, alla svendita del nostro patrimonio all’estero? Cosa resterà dell’Italia? Si figuri che ora venderanno le poste. Magari ai cinesi. Già le file sono interminabili, se lo immagina, un povero pensionato nostrano in coda con centomila cinesi?

—Non andrà così signor Tarquinio. Mica venderanno tutto …

— Speriamo. Io comunque difenderò il made in Italy costi quel che costi. Non passa lo straniero ….

E un sorriso gli illuminò la dentiera.

Signor Tarquinio, io la capisco — disse Zaira — ma vede, gli stranieri già sono passati. Non vorrei guastarle la spesa. Ma…. vede, lei ha preso della cioccolata Pernigotti e la Pernigotti è appena stata comprata dai turchi. Dal re delle nocciole Toksoz. Dice la leggenda che una volta il proprietario incontrò uno scoiattolo magico…

—Non comprerò mai questa cioccolata — esclamò iroso Tarquinio — la cambio subito coi baci Perugina.

—Ahimè — disse sospirando Zaira — anche la Perugina non è più tricolore, è della multinazionale con sede svizzera Nestlè. Come la pastina in brodo Buitoni che lei ha appena acquistato. E anche il suo yogurt al mirtillo Parmalat, mi spiace deluderla, è della francese Lactalis.

—Via, via allora — disse Tarquinio, buttando in malo modo i prodotti in un carrello vuoto — che orrore! Cercherò conforto sbronzandomi con questa deliziosa birra. Oppure, mi faccio una bottiglia di spumante, o un bel rosso.

—La sua Peroni però è di proprietà dei sudafricani. E lei ha preso una bottiglia di Gancia che è dei russi. E quel Chianti viene da un vigneto che è proprietà di Hong Kong.

—Che sconforto! Va bene, mi farò una italica, classica pasta al pomodoro.

— Non vorrei darle un altro dispiacere — disse Zaira scuotendo dolcemente la testa — ma lei ha nel carrello la Delverde che è diventata argentina, e quei pelati Aerre sono stati comprati dalla Mitsubishi. Loro, insieme alla Kawasaki, stanno cercando di creare un airbag al sapore di ragù.

—Mitsubishi, puah, preferisco le gloriose moto italiane — affermò Tarquinio — La nostra Ducati, la Benelli.

—La Ducati è tedesca la Benelli è dei cinesi — sospirò Zaira, pescando nel carrello — ma tornando a noi se vuole le passo il riso Scotti ma per una parte è spagnolo, e non posso tagliare la confezione in due. Per non parlare della bresaola brasiliana e del gelato Algida che è anglo-olandese.

—Ma insomma lei vuole dirmi che non c’è quasi più niente da vendere, perché è già tutto venduto? Tutto è perduto? Digiunerò? O posso ancora cucinare?

—Dipende — disse Zaira — a meno che non abbia una cucina Rex, Zoppas o Zanussi o Molteni che sono degli svedesi. Vuole il nuovo modello di pollo Ikea? Invece che intero, glie lo diamo da montare.

Il signor Tarquinio si mise a piangere senza ritegno. Alle sue spalle si era creata una lunga fila scalpitante. “Sbrigatevi!” urlò un omaccio con occhiali neri.

—Zitto, esterofilo, non capisce il dramma? Non possediamo più niente! Noi siamo un grande popolo, un recente studio ci mette al sedicesimo posto dell’intelligenza mondiale, saremmo quinti se non ci fosse in media Briatore. Cosa ci rimane da sperare? Forse solo il made in Italy, le firme…

Una signora bionda alquanto rifatta intervenne scandendo con sadica enfasi:

— Bulgari, Fendi, Brioni, Pomellato, Loro Piana, Pucci e Gucci sono dei francesi, Ferrè di Dubai, Fiorucci dei giapponesi.

—E poi mi dica, lei che squadra tiene? — disse un ragazzetto con aria sfottente e una sciarpa rossonera.

—L’Inter lo so, l’ha comprata un indonesiano, cazzo — sbottò Tarquinio — ridete, ridete, vedrete come andrà a finire.

—Lasciatelo stare — disse Zaira.

—Zaira — disse Tarquinio inginocchiandosi — Solo tu mi capisci. Andiamo via insieme, scappiamo in qualche bel luogo della nostra penisola. A Rimini, o sui colli toscani.

—Gli alberghi adriatici li stanno comprando i russi e i cinesi stanno rastrellando il centro Italia — disse tristemente Zaira.

—A Roma, allora!

—Metà Roma è del Vaticano e metà è della signora Armellini — ghignò la bionda — e tutti e due non pagano l’Imu, alla faccia sua.

—Allora andiamo… a Venezia — disse Tarquinio — la romantica Serenissima.

—Legga qua stamattina sul giornale — disse l’omaccio con gli occhiali neri — “VVV vendesi blocco residenziale antico e lussuoso, in riva al mare, anzi spesso sotto il mare, comprensivo di laguna, monumenti, casinò e vari appartamenti divisi da comodi canali e piazzette, necessarie piccole ristrutturazioni. Solo acquirenti stranieri”.

—Ma vaffanculo — urlò il signor Tarquinio — il culo è ancora nostro, o no?

—Dipende — disse la signora — se lei indossa jeans Valentino, è anche di uno sceicco del Qatar. —Va bene — esclamò fieramente Tarquinio — ma bisogna reagire. Ti prego Zaira. Vieni stasera a casa mia. Mangeremo a lume di candela perché la Edison è francese, consumeremo insalata del mio orto, noci di Sorrento e pasta bollita nell’acquedotto tiberino. Acconsenti?

—Yes — disse Zaira. Un breve applauso, inframezzato da inviti a togliersi dalla balle, sottolineò la felice conclusione della vicenda.

Il signor Tarquinio pagò quello che restava della spesa, un chilo di patate e dei malloreddus. Poi si allontanò lanciando un bacio alla cassiera.

—Mi scusi — disse timidamente la Zaira — ma non ha neanche il mio numero di telefono.

—È vero …

—Allora scriva. Tres tres siete, uno dos cinco ocho dos cinco nueve ocho. Sa la Tim à stata venduta agli…

—Ma porca troia! — urlò il signor Tarquinio.

—Le migliori le ha in gestione un’agenzia svizzera — precisò con serietà l’omaccio con gli occhiali.

Tarquinio non disse nulla. Uscì con grande dignità, asciugandosi le lacrime con un fazzolettino Tempo. Zaira non gli disse che il nome sembrava italiano ma la marca era tedesca, venduta agli svedesi e con sede a Cincinnati.


domenica 18 marzo 2018

LETTERA DA EQUICOSMO L’AGENZIA DELLA FINE DEL MONDO


Immagine tratta da Mama Africa


E’ mai esistito qualcuno così maltrattato, così vilipeso, così insultato, tanto ingiustamente e crudelmente calpestato come noi donne?
(Jane Anger)

Finché un animale sarà abbandonato, nessuno sfuggirà alla solitudine.
Finché un animale sarà oltraggiato, nessuno sarà al riparo della violenza.
Finché un animale sarà recluso, nessun uomo sarà libero.
(Franco Libero Manco)


Stefano Benni è uno dei più grandi autori contemporanei, giornalista, scrittore e poeta, non esiste una biografia del lupo Benni perché da trent’anni, tutte le volte che gliela chiedono, il lupo la cambia, dicendo un sacco di balle, o quasi-balle. Poiché nessuno ha mai controllato, Benni si è divertito a costruirsi almeno dodici biografie diverse.
Eccone una che è quasi vera.
Benni nasce nel 1947 a Bologna ma la sua infanzia è sulle montagne dell’Appennino, dove fa le prime scoperte letterarie, erotiche e politiche.
Il soprannome Lupo nasce qui, per la sua abitudine di girare di notte ululando insieme ai suoi sette cani (Continua)

Qui di seguito uno dei suoi spassosissimi scritti:

LETTERA DA EQUICOSMO L’AGENZIA DELLA FINE DEL MONDO

Pubblichiamo la seguente lettera recapitata ieri a duecento capi di Stato del mondo.
Gentili indigeni dirigenti del pianeta T34678, (nel vostro linguaggio “Terra”). Il mio nome è Ehy23gbsz44porzkbonalè e sono il direttore generale di Equicosmo, l’agenzia di riscossione tributi della galassia. Mi duole comunicarvi che domani scade il termine della cartella esattoriale inviatavi trent’anni fa. In questo documento si comunicava che siete stati multati per gravi danni all’equilibrio del sistema solare, evasione alla tassa sui rifiuti spaziali, occupazione abusiva di orbita e modifica climatica non autorizzata. La multa, con i diritti di mora, ammonta a:
34000 groz (un groz corrisponde al pil della Cina) per inquinamento e surriscaldamento atmosferico e oceanico
25000 groz per scioglimento ghiacciai
20000 groz per esaurimento riserve idriche, risorse petrolifere e deforestazione selvaggia
34236 groz per mancanza di politica alimentare e aumento della popolazione non sfamabile
11210 groz per estinzione di centomila specie animali e vegetali
342 groz per IMUPP (tassa sul primo pianeta)
131 groz per danni causati dai vostri satelliti a quelli che voi chiamate Ufo e sono invece i nostri autobus
27 groz per schiamazzi galattici, cioè superamento della soglia di rumori sgradevoli come esplosioni nucleari, MTV e musica negli ascensori
16 groz per spese di cancelleria (i nostri francobolli sono grandi come la vostra Svizzera)
3 groz per shopping non pagato di certa signora Minetti che ha acquistato su Alpha Centauri cosmetici, abiti e una pelliccia di skuznzelk per conto della regione Lombardia
Come forse sapete, visto i tanti film che avete dedicato alla Fine del Mondo, Equicosmo prevede in caso di inadempienza, la distruzione del pianeta debitore mediante lancio di asteroide gigante. Per voi è stato scelto Calcolino, un calcolo renale di un milione di tonnellate. Ma poiché noi siamo severi ma giusti, potete ancora rimediare.
Avete ventiquattro ore di tempo per ricostruire i ghiacciai, fermare le emissioni inquinanti, fornirci i dati di un piano alimentare mondiale, ricreare geneticamente il Dodo, e far pagare questa Minetti. Sappiamo che ventiquattro ore sono poche, ma avete avuto anni per pensarci. Il precedente avviso di multa fu comunicato a un vostro leader terrestre che si proclamava il più grande statista del mondo. Si comportò malissimo con la nostra postina saturniana, che ha sette culi, poi delirò di persecuzione interplanetaria. A differenza vostra, non prescriviamo i reati e le infrazioni. Potete però compilare il MRC (modulo rinvio catastrofe) il foglietto allegato di sette millimetri che contiene 23 milioni di voci. Un solo errore lo renderà non valido. Esso dovrà pervenire al nostro ufficio Perdoni e Dilazioni entro un anno equicosmico, cioè tre secondi terrestri. Uno, due, tre, tempo scaduto. Anche a noi piace scherzare!
Essendo noi di Equicosmo severi ma corruttibili, comunichiamo altresì che un’ora prima dell’impatto con l’asteroide, alcune nostre astronavi atterreranno in piazza San Pietro, nella Death valley e nella salina di Sal’e Porcus. Pagando il biglietto di un groz, o l’equivalente in oro o bund tedeschi, potete avere il biglietto. Possiamo portare in salvo duemila terrestri. La cifra non è comprensiva dei pasti a bordo e va inviata entro mezzanotte al seguente conto: Maya 346, Bank of Cayman, o consegnata a mano all’avvocato Taormina, o ai topi con apposita divisa da hostess, nostri rappresentanti sulla terra. Non pensate a una truffa. Se avete dei dubbi sulla serietà del nostro provvedimento vi informiamo che la nostra stima, una volta avviata la procedura di cancellazione, è che il numero di superstiti umani sia di circa 18 unità. Divertitevi coi vostri soliti sondaggi a capire le loro intenzioni di voto.
Ci dispiace di chiedervi questo sacrificio, comunque necessario per gli equilibri interstellari della cosmozona. Vi diamo comunque un po’ di tempo per trasferirvi sul vostro pianeta di scorta, da dove potrete sicuramente assistere all’esplosione in diretta.
Ps. All’ultimo momento ci comunicano, con nostro grande stupore, che voi non avete un pianeta di scorta, ma che la terra è l’unico pianeta che avete a disposizione. Da come vi siete comportati, proprio non sembrava. Purtroppo la procedura è avviata e Calcolino è in viaggio. Potete comunque presentare un reclamo. Ci duole però informarvi che il nostro ufficio reclami è chiuso per le feste stramagniche, che sarebbero le vostre ferie natalizie, e riaprirà il giorno terrestre 27.
Spiacenti. Eravate divertenti, nella vostra stupidità, abbiamo riso molto vedendo la conferenza sul clima di Doha, adoriamo i vostri drammi sugli arbitraggi calcistici e il vostro sport di ammazzare le ex fidanzate, e infine ci sarebbe piaciuto vedere quanti partiti si sarebbero presentati alle elezioni italiane. Ci mancherete.

Cordiali saluti
Per il servizio Equicosmo
il direttore generale
Ehy23gbsz44porzkbonalè












venerdì 23 febbraio 2018

LE DEBUTTANTI Racconto di primavera di Stefano Benni


La libertà non ha bisogno di mandati.
Non è nè democratica nè autoritaria
nè comunista nè fascista
nè alta nè bassa
nè giusta nè sbagliata
nè personale nè collettiva
nè violenta nè pacifista
nè sognata nè pianificata
nè glorificata nè abbandonata.
Essa è il respiro stesso dei corpi
il motore principale del cuore
dei muscoli e delle ossa.
E proprio perchè è inscindibile coi corpi
non può essere etichettata o incatenata
nè racchiusa in codici o tavole.
La libertà è libertà
è respiro e sangue
è carezza e distanza
è sale e dolce nettare
è sguardo e cecità
è lacrime e gioia
è umiltà e rabbia
è politica pura e cristallina.
Fate attenzione a chi parla incessantemente di libertà
soprattutto in periodi di poltrone
toccategli il petto
se non si solleva è uno dei tanti morti viventi.
Morti che ricordano morti.
Nemici della libertà.



LE DEBUTTANTI Racconto di primavera

di Stefano Benni

Nella grande sala buia le signorine stavano allineate, coi bei vestiti bianchi tutti uguali. C’era un mormorio eccitato che cessò quando entrò la decana.
-Ragazze, silenzio e ordine. Oggi è un giorno importante, abbiamo la prova del debutto. Dovrete essere perfette. Tu sei un po’ sgualcita. Tu hai una macchiolina. Tu, stai dritta, non fare la gobba. Siete pronte?
-Posso fare una domanda?- disse una signorina
-Una sola- sbuffò la decana
-Ho visto che qualcuna di noi è già uscita in società…perché loro sì e noi siamo ancora qui a fare le prove?
-Quelle che sono uscite rischiano di ammalarsi, freddo, pioggia e malintenzionati. Voi siete le più belle, quando debutterete al ballo di primavera farete innamorare tutti. Queste cose vanno preparate bene…Allora, mettetevi in formazione. Voi in circolo, voi in mezzo, voi ai lati. Così. Alors, on danse. Pronte al salto?
-Oui madame –dissero tutte
-Bene. Tre due uno, fuori!
Un contadino giovane stava seduto nel prato e faceva colazione con formaggio e un fiasco di rosso. Un altro più vecchio gli dormiva accanto.
Improvvisamente, in una frazione di secondo, il prato si riempì di centinaia di margherite. E una vocina disse:
-Voilà ragazze. E adesso cantate: viva la primavera.
-Viva la primavera!- intonarono tutte insieme
-Rentrée! Tutte di nuovo sottoterra!
Le signorine emozionate si ritrovarono nella sala buia. Alcuni formiconi si misero a ripulire i vestiti bianchi dalla terra e dell’erba.
-Siamo state brave?- chiese una
-Un po’ disordinate - disse la decana - E non tutte a tempo. Ma nel complesso non c’è male
-La prego madame - disse una tutta agitata - non aspettiamo il ventun marzo. Usciamo prima
-Sono sicuro di aver visto un bel calabrone che mi puntava-disse un'altra
-Io ho visto un ragazzo...credo si chiami così…mi guardava a bocca aperta…
-Io ero emozionata, credo di essere sbucata a rovescio coi piedi in alto…
-Nessuna paura- disse la decana- voi siete la grande attrazione, quando riempirete il prato sarete perfette, i poeti vi canteranno, gli innamorati vi sfoglieranno gli erboristi vi coglieranno…sarà una stagione breve e gloriosa...e adesso tutte a riposare…manca ancora un mese.
-Quel ragazzo aveva gli occhi azzurri- disse una signorina sognante - sono sicuro che si ricorda di me….
Due metri sopra di loro il contadino giovane disse all’altro
-Pietro, svegliati. Ti giuro che ho visto il prato riempirsi di margherite e poi…puff. Sono sparite tutte di un colpo.
- Quanti bicchieri hai bevuto, ubriacone? Lasciami dormire
- Ma ti giuro che…vabbè forse sono ubriaco. Ma sembrava vero, era così romantico…come vorrei che...Ehi, ma quelli sono funghi!
E dimenticò tutto.

sabato 2 settembre 2017

LA FAVOLA DELLA FINE DEL MONDO




Animali
Io non sono un amante degli animali, non reagisco in modo emotivo a un film o a un articolo di rivista, rispetto gli animali come viventi sensibili che non dovrebbero essere bruciati, ustionati, colpiti da radiazioni o bastoni, avvelenati, scuoiati, accecati, schiacciati, deportati, imprigionati, decapitati. Non faccio pressione attiva o lotta perchè gli altri animali abbiano gli stessi diritti degli esseri umani, ma perchè siano considerati individui che provano piacere, dolore, sofferenza, paura, tranquillità, dignità, rapporti sociali, libertà. Non ritengo di avere, come umano, lo status privilegiato di appartenenza a una comunità ma convinto di dividere con solidarietà e umiltà, come semplice abitante, la terra su cui cammino: il pianeta. Non combatto per la difesa di alcuni animali ma resisto per l'emancipazione di tutte le creauture senzienti ad avere in quanto tali, diritto ad una vita naturale e piena. Io non sono un amante degli animali, staccato da loro, io rispetto gli animali perchè io stesso sono un animale.

LA FAVOLA DELLA FINE DEL MONDO

PAPÀ, mi racconti la favola degli uomini del Duemila?
- Va bene, ma dopo dormi. Nel Duemila gli uomini avevano un sacco di cose: i sonniferi, il campionato di calcio, le sfilate di moda, il silicone, i computer...
- Anche la pizza?
- Anche la pizza. Ma, malgrado avessero tutto questo, la loro vita cominciò a peggiorare. Non sarebbe stato catastrofico, se lo avessero ammesso e si fossero comportati di conseguenza. Ma ormai erano abituati all'idea che la storia era come un'automobile, doveva essere sempre nuova e più bella, anche se non c'erano più le strade per farla andare avanti. Il clima e l'ambiente impazzirono, ma gli uomini sembravano quasi contenti di battere ogni record di caldo e di freddo. La meteorologia era l'unico sport dove le prestazioni crescevano mostruosamente e nessuno chiedeva misure antidoping. Nelle città non si respirava più e l'aria fu privatizzata: i più ricchi usavano le bombole Fiat-Eolo all'aria di montagna.

I GIOVANI avevano lo zainetto Standa all'alito di rockstar, mentre i più poveri si accontentavano della "Pneumocentro", la bombola-risparmio di Prodi che elargiva quattro respiri al minuto. L'agricoltura era sconvolta, ma gli scienziati pensavano a costruire sedani a tre stadi e maiali col manico, c'erano siccità e bibite gassate, yacht e alluvioni, club vacanze e onde anomale.
- Cosa vuole dire anomalo?
- Quando una cosa l'hai lasciata spadroneggiare e ingrandire fuori da ogni legge e regola, anzi ci hai pure fatto affari, e poi non riesci a togliertela più dai coglioni, allora, la chiami anomala.
- Come Berlusconi?
- Chi ti ha detto queste cose?
- Ponding, il mio compagno di giochi: lui è molto colto, vive nella vecchia biblioteca. Mi ha detto anche che nel Duemila avevano paura soprattutto di tre cose: della moviola, delle rughe in faccia e degli squatter.
- Sì, allora nessuno si preoccupava se le banche, o i palazzinari, o le industrie, si impadronivano di intere città, radevano al suolo quartieri, rendevano inabitabile un'intera zona. Però se qualcuno occupava una casa vuota, si incazzavano come iene.
- È così che cominciarono ad andare indietro?
- Esattamente. I trasporti divennero sempre più lenti e caotici. Poiché era di moda l'esoterico e il divinatorio, un giornale che si chiamava la Repubblica, dopo i tarocchi regalò l'orario dell'Alitalia. C'era gente che prenotava un volo alla Malpensa per poter stare lì tutta notte a fare lo scambio di coppie. I treni si nascondevano nei tunnel per la vergogna. Le autostrade diventarono a cinque corsie, così rimasero vuote le tre corsie di destra per l'unica Prinz che non si vergognava ad andarci. E poi c'erano gli incendi.
- E come li spegnevano?
- Col fiato. Appena ne scoppiava uno grosso, cominciavano a litigare, le regioni accusavano il ministro, il ministro accusava le regioni, tutti e due accusavano il forte vento di scirocco, e l'esercito restava in caserma a fare la guardia al ficus del colonnello.
- E avevano altri problemi?
- Le atomiche eplodevano ancora ma erano deterrenti, le guerre erano intelligenti, i mercanti d'armi si chiamavano esportatori di tecnologia bellica. Si moriva in un clima di laurea. Dai paesi poveri i disperati cercavano di sbarcare nei paesi ricchi. Alcuni trovavano un'accoglienza di destra, un calcio nel culo e via, altri un' accoglienza di sinistra, un calcio nel culo e un chinotto. Perché i paesi ricchi, ormai, avevano paura di tutto: della zanzara africana, della borsa asiatica, dei neri non calciatori, dei bianchi non bergamaschi. E avevano inventato una parola magica: emergenza. Emergenza ozono, emergenza incendi, emergenza mafia, emergenza immigrati. Emergenza voleva dire "niente paura, passerà". Alla fine giunsero all'"emergenza delle emergenze", e non uscirono più di casa.
- E nessuno denunciava queste cose?
- Come no. C'erano i film catastrofe, i concerti di beneficenza, la pubblicità Benetton. E poi i raduni degli scienziati, al termine dei quali i partecipanti si riunivano tutti insieme e lanciavano un grido di allarme. Era una cerimonia molto divertente, qualcuno gridava anche "gol" o faceva il verso dell'upupa, poi tornavano a casa contenti. La televisione aveva cento canali ma dentro ci giravano sempre le stesse facce. Così la gente diceva: beh, se loro sono sempre lì, vuol dire che le cose non peggiorano troppo. Magari se avessero visto un presentatore prendere fuoco, un politico travolto da un'ondata, o un gommone di profughi piombare in mezzo a un quiz, si sarebbero preoccupati. Ma le cose brutte si vedevano solo nei telegiornali, che ormai erano considerati delle favole cattive.
- E poi cosa accadde?
- Beh, te l'ho già raccontato. Un giorno il polo si squagliò e il mare si alzò di sette metri. Sui teleschermi americani la mamma della Lewinsky cercava di dimostrare che il reperto presidenziale rimasto incastrato nella zip della figlia non era, come sosteneva Clinton, un pezzo di pollice. La Russia chiedeva l'elemosina. L'Italia, tra una sfilata e un festival, discuteva sul ruolo avuto da Perry Mason nel rapimento Moro. Tutto sprofondò in trenta secondi di diretta e quattro spot. Restarono solo rottami galleggianti. Sull'ultima zattera un certo Gasparri, un ducetto da discoteca, prendeva a remate un albanese che voleva salire. Poi tutto tacque. Ci salvammo solo noi, e la vita sulla terra continuò.
- Insomma babbo, sono proprio fortunato a essere nato topo.
- Proprio così, figlio. Hai studiato la lezione per domani?
- Sì: nella storia dell'evoluzione dei topi ci sono tre grandi periodi: quello di Neanderthal, quello di Simmenthal e quello di Emmenthal.
- Bravo, sono orgoglioso di te. E adesso dormi. Buonanotte.
Stefano Benni

martedì 20 dicembre 2016

Il mondo può cambiare se anche tu lo vuoi … ricordatelo anche a Natale!




L'errore più grande che l'adulto possa compiere nei confronti dei bambini è limitare la loro sfera d'amore al solo essere umano.
Abituando i bambini a non dare valore ad ogni forma di vita, a non curarsi della sofferenza e della morte degli altri esseri viventi, in essi non si sviluppa la sfera del sentimento, dell'amore, della condivisione e il loro animo resta incapace di rispetto, insensibile, egoista anche verso le necessità degli altri esseri umani.
La realizzazione di un mondo migliore è possibile solo se migliore sarà la coscienza di coloro che lo compongono.
Il male si alimenta non dalla violenza dei pochi, ma dalla tiepidezza dei molti.
(Franco Libero Manco)

Il mondo può cambiare se anche tu lo vuoi … ricordatelo anche a Natale!

E’ ora di prendere coscienza, il mondo sta cambiando e sotto alcuni punti di vista in meglio, ci sono moltissime realtà che si stanno orientando nella produzione di capi di vestiario, calzature, cosmetici, borse ecc … senza uccidere in nessun modo i nostri amici animali.

Moltissime aziende in tutto il mondo hanno capito che questa è l’unica soluzione per salvare nostra Madre Terra, massacrata dall’egoismo dell’uomo che come unico e solo scopo quello dei soldi!

Dobbiamo ricordarlo che noi tutti siamo solo di passaggio, quindi abbiamo il dovere di proteggere ad ogni costo la nostra Terra, ogni forma vivente naturale e animale usufruendo solo per quanto necessario delle sue risorse, senza essere egoisti e consumarla per beni effimeri e inutili, almeno per quanto possibile.

Impegnati e sforzati se veramente ti vuoi bene e vuoi avere un futuro!
Fonte: Vivivegan

A Natale siamo tutti più buoni, in regalo il racconto di Stefano Benni:



TI PIACE IL PRESEPE?
L'antico rito del Natale nell'era del buonismo: e arriva il Bambino con il casco

SCENA: un negozio di una grande città italiana. Personaggi, il cliente e il venditore.

Cliente - Buongiorno. Quest' anno vorrei reintrodurre nella mia casa l'antica tradizione del presepe.
Venditore - Modestamente siamo i più forniti della città. Da dove cominciamo? Dalla capanna?
- Sì, ecco, sono indeciso tra la stalla e la grotta.
- Escluderei la grotta, signore. La grotta richiama il dissesto del territorio, i container del terremoto, i palazzi che crollano.
Lei non vuole fare un presepe ideologico, suppongo turberebbe la sensibilità dei cittadini e i lavori per il Giubileo.
- Allora meglio la stalla?
- Assolutamente no. Un minimo di verismo ci vuole. Le stalle della nostra zona sono state tutte trasformate in ristoranti tipici. E poi cosa vorrebbe insinuare, che la nostra amministrazione ospita gli immigrati in stalle? Oppure che qualsiasi famiglia palestinese o magrebina può occupare un edificio in barba alle regole civili e immobiliari della nostra città?.
- MA NO, non volevo essere frainteso, è che ho visto quei modellini di stalla lì sul bancone...
- Non sono in vendita. La prima stalla sarà ristrutturata e ceduta all'Università che ci farà una facoltà di Massoneria comparata. La seconda diventerà una banca, la terza è della Curia che affitterà solo a studenti benestanti e a charter di suore, l'ultima, poiché il pavimento sta cedendo, diventerà un garage per fuoristrada.
- E allora?
- E allora, ecco la nuova sede della Sacra Famiglia. Un elegante villino unifamiliare, vista sulla pianura di Betlemme, due bagni, box auto.
- Ma... mi sembra troppo per un semplice falegname.
- Un falegname? No, guardi, facciamola finita con l'immagine del vecchio San Giuseppe con barba e bastone. Il suo presepe non deve far pensare a una città di barboni. Ecco la statuina del nuovo San Giuseppe. Ha un bel loden, il look alla Raz Degan, e fa il mobiliere. E vicino, ecco Maria.
- Ma com'è vestita?
- Ha un completo Armani in miniatura. La preferiva col solito scialle e la testa coperta?
- Vuole forse speculare ponendo la Madonna al centro di una scena di povertà?
- No, guardi, non guastiamo il Natale con questo buonismo di facciata. Eccola qui, e non inginocchiata, ma seduta su una comoda poltrona.
- Sarà, ma mi sembra un presepe molto strano. Almeno il bue e l'asinello, me li dà?
- Il bue? Ma vuole scherzare, con i rischi della mucca pazza e le nuove leggi europee e le quote latte? E in quanto all' asino, il riscaldamento a alito animale è proibito in quanto igienicamente insicuro e non rilevabile al contatore. Questa casetta ha il riscaldamento autonomo a pila. Invece del bue e dell'asino, ecco le statuine di due bei cani da guardia, perché bisogna difendere la pace domestica dalla marmaglia microcriminale. Preferisce una coppia di dobermann o due rottweiler?
- I dobermann vanno bene. Ma almeno l'angelo e la cometa me li lascia comprare?
- La cometa no, c'è una legge che regola l'illuminazione pubblica, però le posso montare sul tetto un'insegna pubblicitaria, ad esempio quella del nostro negozio, Presepi Jubileus, in neon azzurro pulsante.
- Ma io veramente...
- Guardi, senza sponsor oggi non si fa l'evento. E in quanto all'angelo, non possiamo permettere che oggetti volanti interferiscano con i raid militari. Perciò niente angelo annunciatore con la tromba. Al suo posto abbiamo statuine raffiguranti i maggiori presentatori e anchormen nazionali, e poi un complesso pop, con carillon annesso.
- Ma il pop...
- La musica moderna non ci fa più paura. Mtv è il nuovo grande modello di business, rock, disco e pop sono diventati pane per spot, awards e celebrazioni televisive. Stia tranquillo, la Chiesa approva, anzi, sarà un grande richiamo per chi vorrà venire al party.
- Il party... intende la Natività?
- La chiami come vuole: e adesso passiamo alle figurine di contorno.
- Bello bello, io da piccolo ci andavo pazzo, vorrei le pecorelle e i pastorelli, il dormiglione, la venditrice di caciotte, lo zampognaro, il pescatore.
- Ma lei è rimasto proprio indietro. Non teniamo più roba simile, non vogliamo che i nostri presepi e le nostre città, nelle ricorrenze del Natale, si riempiano di pezzenti, nomadi, transumanti e questuanti. Se vuole abbiamo i poliziotti in tenuta anti-sommossa, gli spettatori del concerto, il venditore di surgelati, la coppia che fa shopping, il ragazzo con la maximoto...
- Ma i pastorelli, le pecorelle...
- Ecco qua. Un domestico filippino che porta a spasso al guinzaglio dodici barboncini bianchi.
- E il dormiglione?
- Eccolo lì, tra due vigili che lo portano via per vagabondaggio.
- La venditrice di uova?
- Arrestata dai Nas per probabile contagio di salmonella.
- Gli zampognari?
- In tournée in Germania.
- I re Magi?
- Fermati alla frontiera per contrabbando di preziosi.
- Ma mi dia almeno una pecorella, una sola...
- Va bene, prenda questa.
- Ma è verde e ha due teste!
- È clonata. Mi dia retta, questo è il presepe che va di moda quest'anno.
- Va bene, ma almeno il Bambino me lo deve dare.
- Veramente, se posso consigliarla, il bambino stona. Una coppia di professionisti, come Giuseppe e Maria, pianifica con cura un investimento come la nascita di un bambino, e inoltre, oggettivamente, stanno passando un momento delicato, hanno appena fatto trasloco, iniziano una nuova attività, il bambino potrebbe frenare la loro carriera. Senza contare il fatto che, se Giuseppe volesse chiedere un test del Dna...
- Eh no, basta! Il bambin Gesù lo voglio.
- Va bene. Eccolo qua.
- Ma ha il casco!
- A Natale, ha avuto in regalo il primo motorino. Non vorrà mica far passare Giuseppe per un pitocco!
- No, questo presepe non mi piace.
- È l'unico approvato da Curia, Questura e Comune. Basta coi presepi miserevoli che danneggiano l'immagine della nostra città presso turisti e investitori, il Natale è luminarie, shopping, benessere e naturalmente, bontà.
- E cosa mi costa tutto questo?
- Solo centosettacinquemila euro.
- Ma è troppo!
- Se lei non può permettersi questa spesa, cosa è venuto a fare qui? Lei vuole forse dire che la vita da noi costa troppo, lei vuole dare esca alla propaganda amorale e antimmobiliare degli autonomi, dei preti pauperisti e della teppa extracomunitaria? Lei vuole che il nostro Natale sia trasformato in un Bronx?
- Si calmi, si calmi. Ho detto solo che mi sembra un po' caro.
- Non le ho detto tutto. Di questi  centosettacinquemila euro, lo zero e otto per cento andrà destinato a una maratona televisiva di beneficenza, a cui tutti gli artisti parteciperanno a metà cachet e col solo rimborso spese.
- Beneficenza col rimborso spese?
- Praticamente è come se lei incontrasse per strada uno che chiede l'elemosina e gli dicesse, guardi, io volevo darle dieci euro, ma per venire qui ne ho spese venticinque di taxi, quindi mi deve dare lei quindici euro.
- Non mi convince.
- Ma com'è sospettoso! Sappia che col danaro raccolto nella maratona televisiva si finanzierà un grande concerto di star internazionali il cui incasso andrà a un'associazione che indirà un ballo benefico il cui ricavato servirà per costruire un ospedale nel primo paese del Terzo Mondo che comprerà più di un miliardo di dollari in armi italiane. Come vede, finanza e beneficenza possono convivere.
- Ah, bene sono rassicurato. Compro tutto.
- Ne sono felice, signore.
- Sa, per un attimo, avevo pensato che si fosse perduto lo spirito natalizio.
- Non ci pensi neanche. Anzi, se vuole, ne abbiamo diverse confezioni spray. Questo ad esempio, è spirito natalizio all'odore di abete. Ce l'abbiamo anche all'aroma di salmone affumicato e di tacchino con castagne. Ma io le consiglierei questo, è al tempo stesso spray anti-rapina, spruzzaneve artificiale, è collegato con la Questura e suona Jingle Bells.
- Me ne dia due. E ora, è giunto il momento di un'iniziativa nobilmente rituale di cui sostanzialmente non frega niente a nessuno.
- Si riferisce a una risoluzione dell' Onu?
- No, mi riferivo agli auguri di Natale.
- Ma sì, ma sì. Buon Natale naturalmente, le buone tradizioni non vanno mai perse. Paga in contanti, con carta di credito, o mi rapina?



martedì 29 dicembre 2015

DOMANI ACCADRA' di Stefano Benni


DOMANI ACCADRA' di Stefano Benni (dicembre 2008)

Non ci saranno problemi per il nuovo anno, in quanto Berlusconi non ci sarà più.
La sua scomparsa porterà a risse interne e spostamenti di potere, ma alla fine lo scenario sarà sorprendente e ognuno potrà vivere come e dove meglio crede.
L’Italia sarà naturalmente spartita,federalizzata,regionalizzata.
In quale delle Italie preferirete vivere?
Il Lombardo-Veneto non più ricco ma leghista, dove la mano d’opera sarà tutta straniera e verrà introdotto l’apartheid che però si chiamerà “corsia esistenziale preferenziale”.
Il Piemonte di Marchionne e Gheddafi, dove sarà obbligatorio per i bambini andare a scuola ogni mattina sopra piccole automobili Fiat, così i genitori avrano più tempo per lavorare.
La Liguria dal bel clima che diventerà la Colombia italiana con grandi piantagioni di oppio.
Il Trentino bello e nevoso, guidato dalla Merkel.
Venezia che, montata su uno zatterone di legno, vagherà per il mare, repubblica oceanica, piattaforma per festival e grande casinò.
L’Emilia dove l’ordine della sinistra finalmente regnerà, e ci sarà il coprifuoco dalle nove di sera.
La Romagna di Abramovich, dove potrete mangiare piadine al suono della balalaika.
Il Molise di Di Pietro, pieno di mozzarelle e valori.
Il granducato di Otranto dove il granduca Fini potrà fare tutte le immersioni che vuole.
Il sud finalmente riconsegnato alla democrazia cristiana, dove finalmente si farà una sinergia tra camorra ’ndrangheta e mafia, splendido set per spettacoli televisivi e cinematografici.
La Sardegna autonoma spartita tra Soru e Veltroni, con parlamento insediato al Billionaire.
E sul Monte Amiata un parco naturale di sedici chilometri quadrati per i veri comunisti, che si divideranno subito in dodici sottoparchi.
La repubblica del Traforo del Bianco dove verrà chiuso Brunetta perché non lo sopportano più neanche i suoi amici.
Roma finalmente tutta del Vaticano, con Totti che intona l’Ave Maria prima di ogni partita, e una breve confessione al posto del cartellino giallo.
Milano trasormata in un cantiere dell’Expo, un buco pieno di fango.
E San Marino, ultimo baluardo dell’identità italiana.
Queste meraviglie accadranno, se il mutamento che sta devastando l’Italia non cancellerà il nostro paese. Ma tranquilli: nel caso che le acque ci sommergano, il governo è pronto a mettere il veto.

sabato 26 dicembre 2015

Eroi del Capodanno. Di Stefano Benni.

Eroi del Capodanno. Di Stefano Benni.


Aurora boreale in Canada
Diceva Ennio Flaiano: "Lei scrive? che coincidenza io leggo". Io leggo dalla tenera età di cinque anni e non ho mai smesso, leggere ci permette di volare e sognare senza dover comprare biglietti aerei, sogno un mondo dove le donne finalmente gestiranno le comunità, un mondo anarchico senza capi nè padroni, un mondo senza guerre dove si potrà vivere in armonia con gli animali senza che vengano sfruttati, imprigionati e uccisi, un mondo solidale dove chi ha tanto possa donare a chi ha poco, un mondo dove la canapa questa pianta meravigliosa possa crescere in ogni luogo, nei prati, nelle foreste, nei condomini e nelle abitazioni... Voglio farvi un regalo, I racconti di Stefano Benni, uno dei più grandi scrittori contemporanei, a destra del blog trovate una raccolta di suoi racconti selezionati per voi nel corso di questi anni, potete leggerli sul vostro PC, stamparlo rilegarlo e regalarlo ai vostri amici, qui di seguito uno di questi racconti in tema con le festività in corso, condividete e buona vita a tutti!
Eroi del Capodanno. Di Stefano Benni.

In quanti modi, piacevoli e no, si può passare il trentun dicembre? Ecco un breve elenco di coloro che non esiterei a definire gli ardimentosi eroi del capodanno.

Il Solitario. Il Solitario, una settimana prima della notte fatidica, viene colto dalla sindrome di San Silvestro, uno strano miscuglio di spleen, misantropia e odio per le ricorrenze. Dichiara agli amici che non parteciperà a questo rito noioso e sempre uguale, e che per lui Capodanno è una notte come tutte le altre. A tutti coloro che gli chiedono "cosa fai il trentuno" risponde con omelie ed invettive.
Questo stato di orgogliosa autonomia dal clima di festa dura fino alle nove della sera fatidica. A questo punto il Solitario viene colto da pensieri tristissimi. Spia alla finestra i festosi preparativi di tutti, e i primi petardi gli feriscono il cuore come stilettate. Lascia il frugale pasto e il libro con cui aveva preventivato di passare la serata e parte in macchina, senza orologio, sperando di non pensarci più. Ma tutto gli ricorda la sua solitudine. Frotte d'auto con gente vestita da sera lo sorpassano, comitive armate di bottiglie di champagne lo salutano, botti gli esplodono intorno. Ed egli si rende conto che la città si è riempita di giganteschi orologi luminosi. alle dieci e mezza la sua tracotanza si è trasformata in una resa dolorosa, e farebbe qualsiasi cosa per brindare con un essere umano.
Davanti a lui ci sono alcune ultime, disperate soluzioni: a) telefonare agli amici appena snobbati; b) comprare una bottiglia di moscato e passare il capodanno col casellante dell'autostrada, fingendosi un camionista; c) entrare in un bar con una bottiglia di champagne e gridare "è nato mio figlio, offro da bere a tutti"; d) entrare in un ristorante, fingendo di aspettare qualcuno, poi alle undici e cinquantasei scoppiare a piangere gridando "Quella maledetta senza cuore mi ha lasciato solo, me lo aveva giurato e invece non è venuta", dopodichè sperare nella pietà dei presenti; e) telefonare a una compagna di scuola brutta e mondanissima, da lui respinta trent'anni fa e dirle che improvvisamente ha capito di amarla follemente, e che vuole correre a casa sua a dirglielo; f) andare a casa di Gazzoli, come il noiosissimo Capodanno scorso, durante il quale il Solitario aveva giurato agli amici: "Se mi vedete un'altra volta a casa di Gazzoli, sputatemi in faccia".
Tutte queste ipotesi si rivelano impraticabili. Gli amici sono già usciti, al casello c'è sciopero, nel bar si è ammessi solo su prenotazione perchè c'è un cenone di ottantasei portate con anguille al posto dei grissini. Il ristorante è guardato a vista da buttafuori che hanno già respinto decine di Solitari disperati. Al vecchio numero della compagna di scuola risponde un ristorante cinese che ripete "è tutto plenotato". Da Gazzoli c'è la segreteria con Jingle Bells. Non resta che una soluzione. Alle undici e mezzo il solitario sterza l'auto contro il guard-rail. A mezzanotte trascorrerà il Capodanno con una gamba ingessata, insieme al medico di turno e a un'infermiera sorridente, con due gocce di Chardonnay nella flebo. " E pensare che stavo andando a una bellissima festa in campagna" - dice. "Anche noi" gli rispondono dai letti vicini sette Solitari ingessati, alzando i calici.

L'ansioso. Per lui il problema del Capodanno nasce ai primi di ottobre. Da quel momento, egli comincerà a organizzare la serata, massacrando gli amici, consultando orari, prenotando ristoranti, e comprando un arsenale di fuochi artificiali. Per stare tranquillo, si farà firmare un impegno scritto dagli organizzatori di almeno sei feste, tutte a orari diversi. La settimana prima di Capodanno, l'Ansioso viene evitato come la peste. E' agitato perchè per problemi di approvvigionamento gli è saltata la festa delle tre e mezzo, e inoltre c'è un problema di neve per raggiungere una baita sul Cervino. Ma tutto si aggiusta con l'acquisto di tremila pizzette e di un gatto delle nevi. Anzi, il trentuno pomeriggio, egli riceve numerose telefonate di amici dell'ultima ora, che vengono smistati in varie feste della regione. Vestito di tutto punto e con quattro megatoni di botti nel cofano, l'Ansioso parte in macchina. Ha appuntamento alle dieci con una comitiva di amici in camper per andare a un ristorante dove si farà mezzanotte per poi andare a una festa al mare da cui alle tre si prenderà un treno speciale per andare alla festa nella baita in montagna da cui si scenderà in slitta fino all'autostrada dove un pullman riporterà tutti in città per prendere il cappuccino e concludere la nottata a casa di Gazzoli. Tutto procede bene, a parte la deflagrazione di un petardo che gli incendia metà macchina, ma il nostro eroe riesce a giungere al ristorante alle undici e mezzo, e qua inizia a mangiare in piedi tenendo i collegamenti via cellulare con vari gruppi sparsi e con la baita del Cervino. Ma alle undici e cinquanta lo stress degli ultimi giorni si scarica in una violenta colica renale.
Imbottito di antidolorifici, viene scaricato dagli amici irriconoscenti al Pronto soccorso, dove il medico, mentre lo palpa, fa esplodere il petardo che teneva in tasca. Medicato d'urgenza, brinderà nel letto vicino al Solitario.
L'Esotico. Costui non può passare un Capodanno normale, ma deve organizzarne
uno da raccontare agli amici. In un castello della Loira, su un catamarano in mare, in una miniera abbandonata in sardegna. Leggendario un Capodanno su una chiatta ancorata sul Po, con disancoramento e risveglio a mezzogiorno a Spalato. Quest'anno è stato scelto il Capodanno in Cappadocia, in un monastero in cima ad una roccia. Ci saranno canti di monaci, cibi tipici, e pernottamento in ceste matrimoniali sospese sul baratro. E' obbligatorio un saio scuro, e possibilmente il cilicio. Si parte da Malpensa alle dieci. Alle dieci e mezzo, appare subito la scritta, "volo annullato". La comitiva passerà il Capodanno in piazza, sotto la neve, masticando panettone e noccioline seduta sui gradini. Alle tre, tutti da Gazzoli.

Gli Innamorati. Per tutto dicembre si sono fatti un giuramento: Capodanno solo tra loro, cenetta intima, e notte erotica. Lei si esibirà in uno strip e lui cucinerà il tacchino alle noci. Lui prepara la casa con ogni cura, compra candele rosse e lenzuola di seta, e prepara una vasca da bagno con petali di rosa. Lei acquista un completino di pizzo sexy da un milione e si allena per lo strip con le musiche più eccitanti per lui: Joe Cocker e la sigla della Domenica Sportiva. Agli amici che chiedono cosa faranno a Capodanno, rispondono "chissà, non abbiamo ancora deciso", e si scambiano un sorrisino complice. Alle dieci, tutto è pronto. Lui ha preparato la cena con l'aiuto del ricettario, il tacchino farcito è ottimamente riuscito anche se forse avrebbe fatto meglio a togliere le noci dal guscio. Arriva lei, con un vestito rosso mozzafiato. Lui ha una violenta erezione che rischia di concludere la serata già alle dieci e un quarto. Lei gli resiste. La cenetta trascorre tra deliziosi lazzi, guardando la televisione e commentando com'è piacevole questa loro intimità. Ma alle undici e mezzo suonano alla porta. E' una brigata di cinquanta persone che grida "sorpresa! Sapevamo che non avevate una festa dove andare, ma non passerete la serata da soli, se no a che cosa servono gli amici?". L'allegra brigata invade la casa, vengono cucinati cotechini surgelati e lanciati petardi dal terrazzo. La vasca ai petali rosa, scambiata per una grande sangria, viene interamente bevuta e tutta la serata risuona di rutti profumati. Qualcuno scopre il completo di pizzo sexy. Lui, ubriaco, è costretto a esibirsi sul tavolo in giarrettiere, lei è inseguita per i corridoi da tutti i maschi presenti. Alle quattro vanno tutti da Gazzoli. Dopodichè, finalmente soli, ma stremati, i due Innamorati si danno un casto bacio e si addormentano.

Gazzoli: Gazzoli non ne vuole sapere di organizzare la festa di Capodanno, ma ha una casa grande, una cantina piena di vini, e soprattutto è molto mite e non sa dire di no. Si calcola che, in vent'anni, abbia ospitato diecimila persone, offerto mezzo milione di bottiglie, pulito cento ettari di vomito e mai, dico mai, cuccato una volta. I danni alla casa ammontano, ogni volta, a svariati milioni. Gazzoli è assicurato, ma la polizza gli scade sempre a mezzanotte del trentuno.

lunedì 21 dicembre 2015

TI PIACE IL PRESEPE?


TI PIACE IL PRESEPE?
L'antico rito del Natale nell'era del buonismo: e arriva il Bambino con il casco
Di Stefano Benni
SCENA: un negozio di una grande città italiana. Personaggi, il cliente e il venditore.
Cliente - Buongiorno. Quest' anno vorrei reintrodurre nella mia casa l'antica tradizione del presepe.
Venditore - Modestamente siamo i più forniti della città. Da dove cominciamo? Dalla capanna?
- Sì, ecco, sono indeciso tra la stalla e la grotta.
- Escluderei la grotta, signore. La grotta richiama il dissesto del territorio, i container del terremoto, i palazzi che crollano.
Lei non vuole fare un presepe ideologico, suppongo turberebbe la sensibilità dei cittadini e i lavori per il Giubileo.
- Allora meglio la stalla?
- Assolutamente no. Un minimo di verismo ci vuole. Le stalle della nostra zona sono state tutte trasformate in ristoranti tipici. E poi cosa vorrebbe insinuare, che la nostra amministrazione ospita gli immigrati in stalle? Oppure che qualsiasi famiglia palestinese o magrebina può occupare un edificio in barba alle regole civili e immobiliari della nostra città?.
- MA NO, non volevo essere frainteso, è che ho visto quei modellini di stalla lì sul bancone...
- Non sono in vendita. La prima stalla sarà ristrutturata e ceduta all'Università che ci farà una facoltà di Massoneria comparata. La seconda diventerà una banca, la terza è della Curia che affitterà solo a studenti benestanti e a charter di suore, l'ultima, poiché il pavimento sta cedendo, diventerà un garage per fuoristrada.
- E allora?
- E allora, ecco la nuova sede della Sacra Famiglia. Un elegante villino unifamiliare, vista sulla pianura di Betlemme, due bagni, box auto.
- Ma... mi sembra troppo per un semplice falegname.
- Un falegname? No, guardi, facciamola finita con l'immagine del vecchio San Giuseppe con barba e bastone. Il suo presepe non deve far pensare a una città di barboni. Ecco la statuina del nuovo San Giuseppe. Ha un bel loden, il look alla Raz Degan, e fa il mobiliere. E vicino, ecco Maria.
- Ma com'è vestita?
- Ha un completo Armani in miniatura. La preferiva col solito scialle e la testa coperta?
- Vuole forse speculare ponendo la Madonna al centro di una scena di povertà?
- No, guardi, non guastiamo il Natale con questo buonismo di facciata. Eccola qui, e non inginocchiata, ma seduta su una comoda poltrona.
- Sarà, ma mi sembra un presepe molto strano. Almeno il bue e l'asinello, me li dà?
- Il bue? Ma vuole scherzare, con i rischi della mucca pazza e le nuove leggi europee e le quote latte? E in quanto all' asino, il riscaldamento a alito animale è proibito in quanto igienicamente insicuro e non rilevabile al contatore. Questa casetta ha il riscaldamento autonomo a pila. Invece del bue e dell'asino, ecco le statuine di due bei cani da guardia, perché bisogna difendere la pace domestica dalla marmaglia microcriminale. Preferisce una coppia di dobermann o due rottweiler?
- I dobermann vanno bene. Ma almeno l'angelo e la cometa me li lascia comprare?
- La cometa no, c'è una legge che regola l'illuminazione pubblica, però le posso montare sul tetto un'insegna pubblicitaria, ad esempio quella del nostro negozio, Presepi Jubileus, in neon azzurro pulsante.
- Ma io veramente...
- Guardi, senza sponsor oggi non si fa l'evento. E in quanto all'angelo, non possiamo permettere che oggetti volanti interferiscano con i raid militari. Perciò niente angelo annunciatore con la tromba. Al suo posto abbiamo statuine raffiguranti i maggiori presentatori e anchormen nazionali, e poi un complesso pop, con carillon annesso.
- Ma il pop...
- La musica moderna non ci fa più paura. Mtv è il nuovo grande modello di business, rock, disco e pop sono diventati pane per spot, awards e celebrazioni televisive. Stia tranquillo, la Chiesa approva, anzi, sarà un grande richiamo per chi vorrà venire al party.
- Il party... intende la Natività?
- La chiami come vuole: e adesso passiamo alle figurine di contorno.
- Bello bello, io da piccolo ci andavo pazzo, vorrei le pecorelle e i pastorelli, il dormiglione, la venditrice di caciotte, lo zampognaro, il pescatore.
- Ma lei è rimasto proprio indietro. Non teniamo più roba simile, non vogliamo che i nostri presepi e le nostre città, nelle ricorrenze del Natale, si riempiano di pezzenti, nomadi, transumanti e questuanti. Se vuole abbiamo i poliziotti in tenuta anti-sommossa, gli spettatori del concerto, il venditore di surgelati, la coppia che fa shopping, il ragazzo con la maximoto...
- Ma i pastorelli, le pecorelle...
- Ecco qua. Un domestico filippino che porta a spasso al guinzaglio dodici barboncini bianchi.
- E il dormiglione?
- Eccolo lì, tra due vigili che lo portano via per vagabondaggio.
- La venditrice di uova?
- Arrestata dai Nas per probabile contagio di salmonella.
- Gli zampognari?
- In tournée in Germania.
- I re Magi?
- Fermati alla frontiera per contrabbando di preziosi.
- Ma mi dia almeno una pecorella, una sola...
- Va bene, prenda questa.
- Ma è verde e ha due teste!
- È clonata. Mi dia retta, questo è il presepe che va di moda quest'anno.
- Va bene, ma almeno il Bambino me lo deve dare.
- Veramente, se posso consigliarla, il bambino stona. Una coppia di professionisti, come Giuseppe e Maria, pianifica con cura un investimento come la nascita di un bambino, e inoltre, oggettivamente, stanno passando un momento delicato, hanno appena fatto trasloco, iniziano una nuova attività, il bambino potrebbe frenare la loro carriera. Senza contare il fatto che, se Giuseppe volesse chiedere un test del Dna...
- Eh no, basta! Il bambin Gesù lo voglio.
- Va bene. Eccolo qua.
- Ma ha il casco!
- A Natale, ha avuto in regalo il primo motorino. Non vorrà mica far passare Giuseppe per un pitocco!
- No, questo presepe non mi piace.
- È l'unico approvato da Curia, Questura e Comune. Basta coi presepi miserevoli che danneggiano l'immagine della nostra città presso turisti e investitori, il Natale è luminarie, shopping, benessere e naturalmente, bontà.
- E cosa mi costa tutto questo?
- Solo tre milioni e seicentomila lire.
- Ma è troppo!
- Se lei non può permettersi questa spesa, cosa è venuto a fare qui? Lei vuole forse dire che la vita da noi costa troppo, lei vuole dare esca alla propaganda amorale e antimmobiliare degli autonomi, dei preti pauperisti e della teppa extracomunitaria? Lei vuole che il nostro Natale sia trasformato in un Bronx?
- Si calmi, si calmi. Ho detto solo che mi sembra un po' caro.
- Non le ho detto tutto. Di questi tre milioni e seicentomila, lo zero e otto per cento andrà destinato a una maratona televisiva di beneficenza, a cui tutti gli artisti parteciperanno a metà cachet e col solo rimborso spese.
- Beneficenza col rimborso spese?
- Praticamente è come se lei incontrasse per strada uno che chiede l'elemosina e gli dicesse, guardi, io volevo darle duemila lire, ma per venire qui ne ho spese ottomila di taxi, quindi mi deve dare lei seimila lire.
- Non mi convince.
- Ma com'è sospettoso! Sappia che col danaro raccolto nella maratona televisiva si finanzierà un grande concerto di star internazionali il cui incasso andrà a un'associazione che indirà un ballo benefico il cui ricavato servirà per costruire un ospedale nel primo paese del Terzo Mondo che comprerà più di un miliardo di dollari in armi italiane. Come vede, finanza e beneficenza possono convivere.
- Ah, bene sono rassicurato. Compro tutto.
- Ne sono felice, signore.
- Sa, per un attimo, avevo pensato che si fosse perduto lo spirito natalizio.
- Non ci pensi neanche. Anzi, se vuole, ne abbiamo diverse confezioni spray. Questo ad esempio, è spirito natalizio all'odore di abete. Ce l'abbiamo anche all'aroma di salmone affumicato e di tacchino con castagne. Ma io le consiglierei questo, è al tempo stesso spray anti-rapina, spruzzaneve artificiale, è collegato con la Questura e suona Jingle Bells.
- Me ne dia due. E ora, è giunto il momento di un'iniziativa nobilmente rituale di cui sostanzialmente non frega niente a nessuno.
- Si riferisce a una risoluzione dell' Onu?
- No, mi riferivo agli auguri di Natale.
- Ma sì, ma sì. Buon Natale naturalmente, le buone tradizioni non vanno mai perse. Paga in contanti, con carta di credito, o mi rapina?