martedì 30 settembre 2008

Re Capriccio. Di Stefano Benni.

Nella foto: " Avevo investito tutti i miei quattrini sui titoli americani!!" da http://gadgets.net78.net/


L'immagine riprodotta rende l'idea dello Tsunami finanziario che ha colpito gli Stati Uniti, e fra qualche mese ce lo ritroveremo anche dentro casa nostra, vedere il titolo Unicredit come è andato in picchiata, basti pensare che è una delle banche italiane fra le più esposte nei confronti dei titoli subprime.
Ma non voglio parlare di questi argomenti, ieri Chiara di luna ha esposto in maniera brillante la situazione del paese più indebitato del pianeta, un gigante dai piedi di pastafrolla.

Voglio invece strappare un sorriso, proponendo questo racconto di Stefano Benni, una squisitezza per palati fini:

Re Capriccio.

Grand Hotel cinque stelle, corridoio della suite imperiale.
Due camerieri in giacca rossa spiano dal buco della serratura.
- Mangia?
- Per ora annusa soltanto...
- Che faccia ha?
- Non lo vedo, è di spalle. Continua ad annusare...
- Speriamo che lo mangi.
- Oddio!
- Che c'è?
- Qualcosa non va...
Manrico Del Pietro, il più grande tenore del mondo, aveva allontanato da sè con disprezzo l'uovo al tartutfo che lo chef del Grand Hotel aveva cucinato previo consulto telefonico col suo cuoco personale. Un'auto velocissima aveva percorso l'agro provinciale cercando un uovo di gallina ruspante che avesse lasciato il culo natio da meno di un'ora. Un tartufo bianco di Monzuno era stato affettato in scaglie trasparenti sopra l'uovo all'occhio di bue. Sul tutto erano state versate sei gocce d'olio della tenuta Del Pietro. Un demi-chef era svenuto per la tensione. Un apprendista salsiere, che aveva rischiato di far cadere il tartufo, era stato sospeso per un mese. La cena per il resto dei clienti era in ritardo di mezz'ora. E dopo tutto ciò il capriccioso, imprevedibile, bizzoso, divino, inimitabile Del Pietro ancora non si decideva ad assaggiare. Stava immenso e litocrono in poltrona, avvolto in un kimono nero, i capelli chiusi nella retina e i baffi tinti rilucenti sotto i lampadari della suite.
Il suo sguardo era puntato sulle grandi tende che coprivano le vetrate della stanza; precisamente sull'angolo destro della tenda centrale, dove la sua vista acutissima aveva notato un impercettibile ondeggiamento.
Con gesto lento, posò il tovagliolo nero con le iniziali ricamate in oro.
- Ahi ahi - si dolsero i camerieri, svignandosela come pesciolini all'arrivo di uno squalo. Il più grande tenore del mondo posò la regale mano sul telefono e compose il numero del direttore dell'albergo.
- Desidera? - rispose una voce terrorizzata.
- So-no Del Pie-tro - cantò sulle note la-la-si-do-la. Dall'altra parte ci fu un breve silenzio, poi strani confusi rumori. Il direttore dell'albergo era cosi' stressato dalle telefonate del Maestro che ogni volta collassava lievemente e doveva essere rianimato.
- Dica Maestro - esalò con un fil di voce.
- Ora-le-dirò (la-si-fa-fa-re).
Dopo un attimo, l'hotel fu investito dalla scenata del tenore.
In ognuna delle duecentosei stanze la sua voce turbinò come una bufera, i camerieri cercarono rifugio negli ascensori, i clienti sotto i letti, i facchini dentro i bauli, nelle cucine rotolarono pentole e tegami, le maionesi impazzirono, i cuochi tremarono come gelatine. Tanta era l'onda d'urto di quella voce furibonda.
- Uno spiffero! - urlava il Maestro - Nella mia stanza c'è uno spiffero. La mia voce rantola nella morsa dei vostri malefici spiragli! L'alito venefico e putrido della città sta in questo momento insinuandosi nella mia stanza, spargendo pollini e virus e azzannandomi alla gola. Già sento che la mia voce s'incrina, credevo di essere in un Grand Hotel invece mi trovo in una catapecchia, altrochè cinque stelle, neanche un asteroidino meritate, ma vi farò causa io, vi rovino io, devo cantare la Berenice stasera io, e se perdo la voce questo albergo sarà raso al suolo e voi tutti licenziati in tronco (qui prese fiato e riprese mezzo tono più alto). E' questo dico io, è questo il rispetto per l'uomo che ha reso grande il nome dell'azienda Italia nel mondo? E' questa la cura che si ha per l'ugola che il "New York Times" ha definito "lo scrigno di Orfeo"? Devo dunque io (singulto), dopo tanti anni di onesto lavoro, vivere in un igloo, esposto ai venti come un clochard qualsiasi?
- Maestro, Maestro - supplicava il direttore - ci permetta di rimediare...
- Voglio subito - tuonò Del Pietro - primo, una squadra di stuccatori, secondo, un ingegnere o altro tecnico che controlli l'intera aerazione della stanza! Ho detto e ripetuto che devo vivere a ventitrè gradi e ieri, per quasi mezz'ora, il termometro è sceso a ventuno e ora so perchè, era quello spiffero, quella voragine nella finestra, e che dire del caffè che stamattina è arrivato con ben due minuti di ritardo e come mai nel coro delle mie dodici spremute c'erano due papaye e mancava il mango, e perchè dal giornale di stamattina non era stata strappata la pagina contenente la recensione odiosamente entusiasta del concerto del presunto tenore Ambrassas, e perchè le mie pantofole erano state poste ai piedi del letto in posizione non parallela cosicchè ho dovuto divaricare le gambe per calzarle, col rischio di una caduta e perchè infine ieri... - urlò il tenore, interrompendosi per consultare l'orologio.
- Dica, dica pure - uggiolò il direttore, servile.
- ... e perchè infine ieri... oh basta, sono stanco! - concluse Del Pietro, sbattendo giù il telefono. Come molti sapevano, i suoi capricci erano devastanti, ma temperati da una particolarità: non duravano mai più di ottanta secondi, per non consumare la voce. Inoltre, dopo ogni capriccio, il Maestro, per alcuni minuti, era di ottimo umore. Qualcuno diceva che per lui i capricci erano come il bicchiere di un buon vino. E chi non avrebbe concesso un buon bicchiere al più grande cantante lirico del mondo?
Il direttore non tardò ad arrivare, con una squadra di stuccatori e un signore in tuta da astronauta.
- Maestro siamo desolati per l'accaduto. Le presento il professor Maioli, capo del programma Nasa per l'impermeabilità delle capsule spaziali. E' stato prelevato con l'elicottero e portato qui in tempo di record. Spero che ciò possa farci perdonare...
- Vedremo, vedremo - disse Del Pietro con un gesto magnanimo - su, mettetevi al lavoro.
- Maestro, è un onore per me - disse lo scienziato - l'ho sentita il mese scorso a Francoforte nella Tosca e devo dire...
- Una serata in cui ho dato il meglio, si - approvò il tenore - anche se ero un pò nervoso.
- Sono a conoscenza dell'episodio. Era disturbato dal passaggio degli aerei sul suo albergo.
- Si, ma il ministro, in quell'occasione, fu molto comprensivo. L'aeroporto fu bloccato per tre ore. Certo, ci fu quel piccolo incidente all'aereo di Taiwan rimasto senza carburante, ma non vi è arte senza sacrifici.
- Maestro - sorrise lo scienziato - bisogna proprio dire che lei non è soltanto l'ultima grande voce della lirica, è anche l'ultimo dei grandi capricciosi.
- Posso permettermelo - disse Del Pietro - vede, professore: io posso imporre qualsiasi cosa a chiunque, mentre nessuno può imporre qualsiasi cosa a me. Questo significa essere grandi. E ora, se permette, vado a fare il bagno.
Fine prima parte.

Pillola del giorno: dal blog http://mafalda72.blogspot.com/
PARADOSSI AMERICANI (Giusto per stare in tema!).
Solo in America...una pizza può arrivarti a casa più rapidamente di un'ambulanza.
Solo in America...nei drugstore i malati devono camminare fino in fondo al negozio per avere le proprie medicine... mentre le persone sane trovano le sigarette all'ingresso.
Solo in America...la gente ordina un doppio cheeseburger, un piattone di patatine fritte ed una DIET Coke.
Solo in America...le banche lasciano tutte le porte aperte... ma incatenano le penne agli sportelli.
Solo in America...si lasciano macchine del valore di migliaia di dollari nel vialetto... ma si ripone nel garage un mucchio di robaccia inutile.
Solo in America...si usano le segreterie telefoniche per filtrare le chiamate ma si usa l'attesa di chiamata per non perdere le telefonate di qualcuno al quale prima non si voleva rispondere.
Solo in America...si comprano i wurstel per gli hot dog in pacchetti da dieci ed i panini in pacchetti da otto.
Solo in America...ci sono bancomat accessibili direttamente dalle automobili con le scritte in Braille (N.B. - il linguaggio per i ciechi, noti guidatori...).
Non solo l'Italia è piena di paradossi!!!

4 commenti:

Anonimo ha detto...

Stefano Benni è uno degli scrittori di narrativa più bravi che io abbia mai letto...Hai fatto proprio bene a postare questo frammento di uno dei suoi capolavori....Sappi che ho apprezzato molto..baci Renouar

LudmillaParker ha detto...

Molto, molto molto carino!
Benni è un grande.. anche le tue "pillole" sono simpatiche...

Anonimo ha detto...

e no.. anche in italia la gente si abbuffa e poi prende il caffè col dolcificante...
vale77

Anonimo ha detto...

Un brano spassosissimo :) :)
E molto profonda la definizione che il celeberrisomo tenore dà della grandezza: nessuno, ma proprio nessuno, gli può imporre niente!

happysummer.splinder.com