mercoledì 28 agosto 2019

“Giornata Internazionale degli Scomparsi Politici”. Santiago Maldonado: desaparecidos tra i desaparecidos

Manifestazione por santiago

Una poesia di Paul Éluard per Santiago Maldonado e per tutti e tutte le Desaparecidos del mondo...
(Olmo Losca)



“Giornata Internazionale degli Scomparsi Politici”. Santiago Maldonado: desaparecidos tra i desaparecidos

Fra tre giorni è la “Giornata internazionale degli scomparsi“, forse una delle pochissime giornate all’anno che hanno un senso, sotterrata da migliaia di “Giornate internazionali” ridicole per ogni cosa. Dal vestito alla moda fino all’orgoglio vegano. Fondata per impulso della Federación Latinoamericana de Asociaciones de Familiares de Detenidos-Desaparecidos. Detta anche –FEDEFAM-. I Desaparecidos politici sono decine di migliaia nel mondo. Anche in Italia (sebbene non se ne parli mai). In America Latina, Sud Est Asiatico, Russia e Africa parliamo, in linea teorica complessiva (i dati sono impossibili da decifrare) di circa 100.000 scomparsi politici all’anno (attivist* per l’ambiente, ecologisti contro le multinazionali, radicali, femministe, gay, attiviste trans). Non morti ufficiali, scomparsi. La maggior parte, per sempre. Quest’anno voglio ricordare Santiago Maldonado, un anarchico fatto scomparire in Patagonia (Argentina) dall’esercito privato di Benetton. E poi fatto ritrovare morto diversi mesi dopo. E lo voglio ricordare con una poesia (Santiago amava le poesie). Una poesia di Paul Éluard che scrisse nel 1942 in piena occupazione nazista della Francia. Un poeta meraviglioso, un partigiano, come lo era Santiago. E lo voglio fare oggi, a tre giorni dalla giornata dei ricordi, perchè il 30 agosto i Social saranno stracolmi di ricordi. E da “buoni” Social quali sono, i desaparecidos passeranno quasi tutti inosservati, tra una citazione di Briatore e una esternazione di Salvini o Di Maio (o di qualsiasi altro inutile canterino della politica dei partiti). Il 30 agosto verranno ricordati migliaia di desaparecidos Argentini, Brasiliane, Cileni, Boliviani, Messicane, e poi ancora Vietnamite, Cambogiani, Filippini, Indiane, Nigeriani e via di seguito ma le vomitate di Salvini e company o Trump e company o qualsiasi altro politico del mondo che vi viene in mente e company, li copriranno. Con il loro mondo di fango, idiozia, violenza, arroganza e oblio. Ecco perchè ricordo Santiago oggi ed ecco anche perchè le Madri di –Plaza de Mayo– stanno ricordando i loro figli e figlie già da alcuni giorni. Ed ecco perchè la poesia. Perchè sui muri del Brasile, stamattina, in centinaia di muri, è apparsa una parte di poesia di Pablo Neruda, in quel passaggio meraviglioso del “Ti amo come si amano certe cose oscure, segretamente, tra l’ombra e l’anima” che Monica Benicio, la compagna di Marielle Franco (l’attivista femminista brasiliana uccisa l’anno scorso) le ha dedicato alla sua morte.

A Santiago…


LIBERTÀ

Su i quaderni di scolaro
su i miei banchi e gli alberi
su la sabbia su la neve
scrivo il tuo nome

Su ogni pagina che ho letto
su ogni pagina che è bianca
sasso sangue carta o cenere
scrivo il tuo nome

Su le immagini dorate
su le armi dei guerrieri
su la corona dei re
scrivo il tuo nome

Su la giungla ed il deserto
su i nidi su le ginestre
su la eco dell’infanzia
scrivo il tuo nome

Su i miracoli notturni
sul pan bianco dei miei giorni
se stagioni fidanzate
scrivo il tuo nome

Su tutti i miei lembi d’azzurro
su lo stagno sole sfatto
e sul lago luna viva
scrivo il tuo nome

Su le piane e l’orizzonte
su le ali degli uccelli
sul mulino delle ombre
scrivo il tuo nome

Su ogni alito di aurora
su le onde sulle barche
su la montagna demente
scrivo il tuo nome

Su la schiuma delle nuvole
su i sudori d’uragano
su la pioggia spessa e smorta
scrivo il tuo nome

Su le forme scintillanti
le campane dei colori
su la verità fisica
scrivo il tuo nome

Su i sentieri risvegliati
su le strade dispiegate
su le piazze che dilagano
scrivo il tuo nome

Sopra il lume che s’accende
sopra il lume che si spegne
su le mie case raccolte
scrivo il tuo nome

Sopra il frutto schiuso in due
dello specchio e della stanza
sul mio letto guscio vuoto
scrivo il tuo nome

Sul mio cane ghiotto e tenero
su le sue orecchie dritte
su la sua zampa maldestra
scrivo il tuo nome

Sul decollo della soglia
su gli oggetti familiari
su la santa onda del fuoco
scrivo il tuo nome

Su ogni carne consentita
su la fronte dei miei amici
su ogni mano che si tende
scrivo il tuo nome

Sopra i vetri di stupore
su le labbra attente
tanto più su del silenzio
scrivo il tuo nome

Sopra i miei rifugi infranti
sopra i miei fari crollati
su le mura del mio tedio
scrivo il tuo nome

Su l’assenza che non chiede
su la nuda solitudine
su i gradini della morte
scrivo il tuo nome

Sul vigore ritornato
sul pericolo svanito
su l’immemore speranza
scrivo il tuo nome

E in virtù d’una Parola
ricomincio la mia vita
sono nato per conoscerti
per chiamarti

Libertà…

(Paul Éluard)

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