lunedì 12 agosto 2019

LE CHIAVI di Gloria Lai


"Ritenere grande un uomo che non tiene conto della misura del Bene e del Male, significa soltanto riconoscere la propria nullità e la propria incommensurabile bassezza" 
(Lev Tolstoj)

LE CHIAVI 
di Gloria Lai

“Miseria ladra”.
L’imprecazione gli sfuggì mentre girava la chiave nella serratura, dopo essere uscito da casa.
Niente da fare.
Non si poteva chiudere a doppia o a tripla mandata, come al solito.
Cercò allora di riaprire, ma nulla.
“No!”, disse tra sé.
“Non posso entrare né uscire”.
Le gatte, dall’interno, cominciarono a miagolare, sentendolo dietro la porta.
Lo colse un’angoscia rapida: avevano da mangiare?
E l’acqua?
Cercò di rassicurarsi, ricordando il cibo versato nelle ciotole quella mattina, quando le due gatte gli si strusciavano addosso come sempre.
C’era anche l’acqua, si disse.
L’aveva aggiunta la sera prima: ma col gran caldo di quei giorni, le gatte bevevano più del solito.

Poi lo colse un altro dubbio e si cercò rapido nelle tasche: fortunatamente aveva con sé il cellulare e il bancomat.
Le chiavi della macchina, invece, pendevano agganciate alla cintura, come d’abitudine.
Si sedette sulle scale per raccogliere le idee: qualche ora prima era rientrato tranquillamente e aveva chiuso dall’interno, come gli capitava da quando gli avevano svaligiato la casa.
Un’altra casa, molti anni prima.
A quel punto gli toccò fermare i ricordi che già fluivano, senza che li avesse autorizzati.
Riportò i pensieri alla serratura: nell’uscire non aveva avvertito nulla di strano.
E invece era chiuso fuori.
***
Scorse i numeri sul cellulare: cercava un amico che gli aveva risolto altri problemi domestici e di cui apprezzava la capacità pratica.
Ma era venerdì sera: se non l’avesse trovato?
Per fortuna l’amico rispose: stava per uscire, ma avrebbe fatto un salto da lui.
“Bella invenzione gli amici”, si disse.
E si preparò ad aspettare, ma preferì il pianerottolo, piuttosto che entrare nell’auto infuocata da un parcheggio assolato.
***
Qualche inquilino scendeva a piedi: cos’era successo?
Aveva bisogno di qualcosa?
Si stupì dell’interesse degli altri: i volti erano solleciti e le domande sembravano sincere.
Ma i suoi vicini non li avrebbe riconosciuti, se li avesse visti fuori da lì.
Si era sempre limitato a dei saluti brevi e distratti.
Seduto sulle scale, aspettava pazientemente.
Pensò a come accadono in fretta le situazioni, a come tutto può cambiare, così d’improvviso.
E finché si trattava di una porta chiusa non era grave, ma se fosse capitato qualcosa di drammatico o di tragico?
Mentre rifletteva, non si accorse neanche di assopirsi per il caldo e anche per la stanchezza, seduto sulle scale con il capo appoggiato al muro.
***
Lamenti di uomini, pianti di donne e bambini: un tempo lontano, un popolo trascinato via dalla sua terra.
Poche cose con sé: ogni individuo portava quello che aveva afferrato in fretta, senza sapere quando sarebbe tornato.
Lui non capiva in quale periodo quelle genti vivessero, ma il dolore era potente, la disperazione violenta.
Nonostante il sogno, lui percepiva quello strazio.
Ed era come se la sofferenza si ripetesse nella storia, in momenti diversi, per popoli diversi, in molti luoghi del mondo: epidemie, guerre, persecuzioni, carestie, uragani e terremoti.
Per ogni sfacelo, il sogno gli raccontava individui e famiglie in fuga, carri trainati da bestie stanche, pesi su schiene umane, piedi segnati, occhi vuoti di pianto.
L’abbandono della casa e della terra come una ferita aperta, lacerata e sanguinante.
Nello scorrere del tempo, la stessa angoscia d’essere strappati agli affetti, a volti conosciuti; uguale il non sapere quando sarebbe stato il ritorno.
E in fondo al dolore, lo strazio muto di una speranza.


“E allora?”
La voce divertita dell’amico lo riscosse.
“Non ci credo! Solo tu puoi dormire in questa situazione”, gli disse ridendo.
Aprì una borsa, tolse un aggeggio metallico, armeggiò con la serratura: un rumore secco.
“Bene”, gli disse.
“Fortuna che ho lavorato in una ditta di ferramenta. Ora funziona, ma ti consiglio di cambiare la serratura prima possibile”.
Lui lo abbracciò, sollevato al pensiero che poteva di nuovo entrare in casa, nel suo spazio con le gatte, gli oggetti, i libri, la radio che ascoltava sempre: tutto quanto lo rendeva sicuro e gli regalava il senso continuo della vita.
***
Decise di non andare al cinema, come voleva fare prima di quell’imprevisto.
Ma doveva comprare qualcosa per cena.
Allora si recò al market solito, a poche centinaia di metri da casa.
Stava per entrare e vide l’uomo di colore che da anni stazionava ogni sera fuori dalla porta centrale: in piedi per ore, vendeva carabattole.
Lui lo guardava sempre con un certo fastidio, sperando che non gli rivolgesse la parola.
Ma quella sera fu diverso.
Chissà da quando quell’uomo era lontano da casa, a chi aveva detto addio, che sofferenza taceva dietro gli occhi liquidi e scuri.
Si stupì di non averci mai pensato prima.
Gli si avvicinò e comprò un accendino, anche se aveva smesso di fumare ormai da anni.
Poi prese due pacchi di fazzoletti.
Davanti allo sguardo grato dell’uomo, si sentì a disagio.
Ma, una volta dentro, pensò che poteva comprargli una bibita fresca.
Fuori c’era molto caldo, infatti, e nonostante fosse al tramonto, il sole d’agosto riusciva ancora a ferire.


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Le nuove frontiere della Filosofia del Linguaggio: la Natura.

Riconsiderare il linguaggio in chiave non antropocentrica potrebbe sembrare un'operazione banale ed inutile. E forse lo è. Noi siamo persuasi del contrario, magari illudendoci. Anzi, riteniamo che ogni percorso che possa contribuire ad ampliare la riflessione sull'animalismo debba essere quantomeno tentato. Parlare di liberazione animale non può prescindere dalla Parola e dal Concetto che questa esprime. Si dice che nessun insegnamento valga più dell'esempio concreto. Vero, verissimo! Per una volta, proviamo ad applicare questo paradigma, ma, tornando all'origine, prendendo ad esempio gli Esseri Senzienti Non Umani. Gli Animali, insomma. Forse se recuperassimo quel senso di stupore e di meraviglia, sempre più spesso anestetizzato, reso invisibile e quasi incorporeo dalla nostra cultura, riscopriremmo quell'umanità che in alcuni (troppi) è incancrenita ed annientata. In un'epoca in cui la discriminazione del colore della pelle, del luogo di provenienza (quindi, di origine), di religione, di cultura e così via sta diventando uno slogan sbandierato con orgoglio da alcuni di noi verso i nostri stessi simili, gli Animali mostrano con un linguaggio esplicativo ed universale (loro capacità “naturale” ed “innata”) quello che la schizofrenia e la smania sanguinaria di dominio dell'uomo stanno distruggendo. In una fase storica in cui il razzismo è considerato una soluzione, gli Animali Non Umani ci “parlano” di Uguaglianza nella Diversità, di Istinto Materno, di Giustizia, di Accoglienza, di Empatia, di Solidarietà, di Antispecismo. Di Amore, in una parola. Loro palesano quell'umanità che noi stiamo rinnegando. E mentre noi li massacriamo, li divoriamo, li violiamo con atrocità come la vivisezione, li ingabbiamo, li brutalizziamo, li condanniamo alla perpetua Morte, Loro non si arrendono e continuano a parlare ad orecchie sorde e ad occhi ciechi. Gli Animali Non Umani ci stanno dimostrano che l'Antispecismo non solo è possibile, ma che è all'Origine della Natura. C'è stato un Tempo antichissimo in cui l'Uomo era solo un Animale della Natura e inserito nella Natura. Lo siamo stati; quindi esiste in noi il senso e la consapevolezza dell'orrore che stiamo commettendo. Ce lo stanno dicendo i nostri Simili Non Umani. Guardiamoli e impariamo ad ascoltarli. Anche i silenzi sono una forma di comunicazione verbale, ci ammonirebbero i Filosofi del Linguaggio.
Che il Cielo benedica chi ne è meritevole. 
Noi lo siamo? 
Gli Animali sicuramente sì. 
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“La ragione per cui abbiamo due orecchie ed una sola bocca è che dobbiamo ascoltare di più“ (Zenone di Cizio)

“Lo scopo della vita è di vivere in accordo con la Natura” (Zenone di Cizio)

“La mente non è un vaso da riempire, ma come la legna da ardere ha solo bisogno di una scintilla che l’accenda e le dia l’impulso per la ricerca e un amore ardente per la verità” (Plutarco) 

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