venerdì 10 ottobre 2008

Underground. Di Stefano Benni.

Nella foto: "Mi vanno sempre i capelli davanti agli occhi". Dal blog di una cara amica da visitare http://parolenelsole.splinder.com/

Le notizie sul fronte borsistico sono sempre più drammatiche, pare che in tante città d'Italia si siano formate lunghe file davanti ai bancomat, gente che cercava di ritirare denaro, molte banche hanno messo il cartello "Tutto esaurito", sembra di assistere alle scene viste negli Stati Uniti ed in Gran Bretagna, vi ricordate quante persone inviperite che cercavano di ritirare tutti i risparmi dalle loro banche nel timore che queste ultime fossero sull'orlo del fallimento?
Per non pensare alla catastrofe che incombe sulle nostre teste propongo la lettura di questo racconto, almeno andremo verso il baratro con un pò di allegria.

Underground. Di Stefano Benni.

In quell'angolo tra due pareti la luce giungeva fioca e rossastra, accendendo di bagliori infernali la corazza di Capitan Carabus. La sua ombra si disegnava come quella di un drago sul muro bianco. L'aria calda del tombino faceva vibrare la lunga lancia.
- Ho bisogno di tre volontari per liberare la principessa Bea - disse con voce marziale, che lasciava però trasparire una forte tensione. Dalle file dei Guerrieri Neri si levò un mormorio. Poi il più imponente, il leggendario Scaraffa, orbo zoppo per le mille battaglie, chiese a nome di tutti:
- E dov'è prigioniera la principessa?
- In un Centopiedi - disse Capitan Carabus.
I Guerrieri Neri scricchiolarono di paura. Entrare in un posto come quello significava morte certa. Molti se la svignarono. Ne restavano solo quattro.
- Come faremo a trovarla? - chiese il giovane Cockroach, che aveva tatuato sul dorso lucido un teschio con la scritta "No future".
- Una Ronzante l'ha vista e ci guiderà sul posto. La principessa è chiusa in una gabbia di vetro, in cima ad una montagna argentata.
- E' troppo rischioso, - disse il vecchio e saggio Cafardo scuotendo il testone - anche se riuscissimo a passare indenni nella terra dei Centopiedi, come apriremo la gabbia?
- Ce la possiamo fare, - disse Capitan Carabus, drizzando fieramente la lancia - comunque, se nessuno se la sente, andrò da solo.
- E cosa ci guadagniamo? - chiese ironicamente Van Blatter il maculato.
- Il posto è pieno di sabbie dolci e di briciole. Cosi' ha detto la Ronzante.
- Beh, questo cambia le cose, - disse Scaraffa - allora ci sto.
- Anch'io, - disse spavaldo Cockroach - io non ho paura.
- Io invece ho paura, - ammoni' Cafardo - nessuno della mia famiglia è uscito vivo da un Centopiedi. Nemmeno un Macrodontio Cerviconio ce la farebbe.
- Allora resta a casa, vecchio Cafardo, - rise beffardo Cockroach - sarai il primo della tua famiglia a fare una bella morte naturale, schiacciato o annegato in qualche pisciata.
- Zitto, pivello, - ringhiò Cafardo - io rubavo nei supermercati quando non eri ancora nato. E sono fuggito tre volte alla Grande Scopa. Verrò con voi. La mia esperienza vi servirà.
- Siete tutti matti - disse Van Blatter, scuotendo la testa, e caracollò via.
- In quattro ce la faremo, - disse Capitan Carabus - appuntamento nel cortile tra un'ora, vicino al Grattacielo Bianco. Coraggio e Ska!
- Ska-rah-rah! -fecero eco gli altri, alzando le lance nel grido di battaglia dei Guerrieri Neri.

Vicino al Grattacielo Bianco con la scritta "Freezer", li attendeva la Ronzante. Era piccola, pelosa e i grandi occhi convessi ruotavano intorno sospettosi.
- D'accordo, vi porterò fino all'entrata del Centopiedi, ma non entro - disse con vocetta flebile.
- Fifona mangiamerda - sibilò a bassa voce Cockroach.
- Senti bulletto, - replicò la Ronzante - mia madre ci è schiattata in quel centopiedi, avvelanata dal gas tossico. Due mie sorelle sono morte invischiate nella Palude Gialla. I miei fratelli, Elmer e Dipter, sono stati schiacciati e ridotti a un punto e virgola.
- Basta, basta, - implorò Cafardo - siamo già abbastanza spaventati. Andiamo e non se ne parli più.
Seguirono il volo della Ronzante. Dopo aver attraversato un folto bosco di ortiche, si spalancò davanti a loro un deserto grigio. C'era una strada da attraversare.
- Questo non ce l'avevi detto, Capitano - disse Cockroach, improvvisamente nervoso.
- Hai paura eh, pivello - rise Cafardo. - Non avevi mai visto il Deserto di Pietra cosi' da vicino, vero?
- Non sarai mai un vero guerriero finchè non hai attraversato una strada, - sentenziò Capitan Carabus - e poi non è tanto larga. Sarà circa duecento scarpe.
- Per me è almeno trecento scarpe - disse Scaraffa, grattandosi la schiena con la lancia, preoccupato.
- Va bene è inutile tergiversare, - disse Carabus - procediamo in fila formica, distanti una scarpa uno dall'altro. Il primo che sente arrivare una Rombante, dia l'allarme.
Partirono di corsa con tutti e ventiquattro i piedi. La strada era dissestata, rugosa, e unta di macchie d'olio. Cockroach si fermò ad assagiarne una . Da dietro Cafardo lo pungolò con la lancia.
- Cammina, scemo, non fermarti.
- Vado, vado - disse Cockroach, che aveva ritrovato la sua spavalderia. - Non è poi cosi' male questa strada. Piena di puzze interessanti. E perchè diventa bianca adesso?
- La riga bianca vuole dire che siamo arrivati a metà. Ma per tutte le scope! - gridò Capitan Carabus. - Pericolo, pericolo!
- Che c'è?
- Una Rombante, le mie antenne hanno captato le vibrazioni - disse il Capitano. - Nessuno si muova da questa zona.
- Perchè? - chiese Cockroach.
- Quasi sempre le Rombanti non passano sulla riga bianca, ma preferiscono correre su un lato o sull'altro - spiegò Scaraffa.
- Quasi sempre - disse Cafardo con un fil di voce.
L'asfalto cominciò a tremare. Da lontano videro brillare due gigantesche luci gialle, e la mole smisurata della Rombante si avvicinò a tutta velocità. Il rumore era quello di mille cicale impazzite. Cockroach senti' le gambe piegarsi per il terrore. Senza neanche accorgersene iniziò a correre fuori della linea bianca, verso il lontano marciapiede.
- Fermati! - urlò Cafardo.
Troppo tardi. La Rombante era già su di loro. Passò a meno di tre scarpe dal gruppetto, e proprio sopra il povero Cockroach. poi in un attimo fu lontana, lasciando nell'aria una nube maleodorante. Carabus, Scaraffa e Cafardo tossirono, indolenziti ma illesi. Di Cockroach non c'era traccia.
- Maledizione, - disse Scaraffa - è rimasto attaccato alla gomma del Rombante, non ne è rimasto neanche un pezzetto.
- No, - disse Cafardo - non ho sentito il rumore della corazza che si schiantava. Guardalo, è là.
Sull'altro lato della strada Cockroach si dimenava a gambe in su. Lo spostamento d'aria l'aveva scaraventato a venti scarpe di distanza. Lo rimisero diritto, anche se barcollante.
- Te la sei fatta addosso eh? - rise Cafardo.
- Niente affatto, - disse Cockroach - ho provato ad attraversare e, come vedete, ce l'ho fatta.
- Sei un giovane bugiardo e presuntuoso, - disse Cafardo puntandogli addosso la lancia - e finirai come i tuoi fratelli, ridotto a un francobollo!
- Smettetela di litigare, - intimò Capitan Carabus ecco li' il Centopiedi.
Nel blu sconfinato sopra di loro, brillava un'altissima insegna luminosa, una cometa rossa alonata di piccoli Ronzanti notturni.
BAR DELLA STAZIONE
Quello era il Centopiedi, il luogo dal quale pochi Guerrieri Neri erano tornati!
...Fine della prima parte.
Pillola del giorno: Per anni io e mio marito siamo stati a favore delle vacanze separate, ma i nostri figli sono sempre riusciti a trovarci.
Erma Bombeck.


2 commenti:

figlia ha detto...

:-)
è carinissima
:-)

Anonimo ha detto...

Geniale ! Sambra la sceneggiatura di un film della Pixar...

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