Da una parte l’umanità e dall’altra il denaro – che ha vinto la
sua guerra millenaria, e ora impone la sua legge dura e spietata. Se
Roma evitava almeno di spillare tasse agli schiavi, a spremere anche
loro provvide il feudalesimo, cioè la condizione storica alla quale
stiamo tornando, come “profetizzato” in tempi non sospetti da Giuliano
Amato. Di questo passo, con l’eclissi storica della sovranità, non ci
saranno più
diritti
di nessun tipo: cittadini e popoli saranno semplicemente ridotti a
chiedere l’elemosina, pronti anche a combattere le guerre di clan
organizzate dei nuovi imperi. Analisi storica suggestiva, firmata
dall’economista greco Dimitris Kazakis: che, attraverso fonti eterodosse
– da Tacito a Engels, fino a Hitler – “spiega” che il dramma nel quale
stiamo sprofondando, in primis come Eurozona, è paragonabile soltanto al
più spaventoso cataclisma della storia dell’Occidente, ovvero la caduta
dell’Impero Romano.
Punto di partenza, proprio la decadenza di Roma, che era «una specie
di Unione Europea dell’epoca»: mentre «trasformava i suoi sudditi in
schiavi

smidollati»,
la società iniziava a disintegrarsi, a causa «della classe dirigente
più spietata e parassitaria che il mondo avesse conosciuto fino ad
allora». Addio alle virtù che avevano fatto la grandezza di Roma:
abilità personale, coraggio, amore per la libertà e istinto democratico
del popolo, «che considerava tutti gli affari di Stato come propri». Al
loro posto c’era «un parassitismo senza precedenti», mentre la folla
«riusciva a sopravvivere grazie a opere di carità nel mezzo di guerre
civili tra le fazioni dei governanti». Non era la frusta che soggiogava
gli schiavi, i plebei e la miriade dei proletari, non era il carnefice
che li costringeva a vivere una vita servile sotto i piedi dei signori.
«Dove non c’è coraggio e amore per la libertà i tiranni non hanno
bisogno della frusta, né del carnefice: il posto della frusta lo presero
le insopportabili tasse e il debito usurario», scrive Kazakis in un
intervento ripreso da “
Come Don Chisciotte”.
«Per sfuggire al peso insopportabile delle tasse, molti piccoli
agricoltori preferivano vendersi come schiavi, in quanto questi ultimi
non pagavano tasse e la libertà dall’esattore era più dolce come
motivazione rispetto a quella della libertà personale», spiega Kazakis,
che in Grecia è oggi segretario politico dell’Epam, il “Fronte Popolare
Unitario”. Nel primo periodo della Repubblica Romana, continua
l’economista, la servitù per debiti (“nexum”) era accettata: il
mutuatario poneva se stesso o un membro della sua famiglia come garanzia
nel caso in cui non potesse pagare il debito. Ma l’usura era
inaccettabile, così come il maltrattamento dei debitori insolventi: fu
addirittura abrogato per legge nel 326 avanti Cristo, come ricorda Tito
Livio. «Tuttavia, man mano che l’usura si trasformò in una delle
attività d’arricchimento preferite dei governanti dell’antica Roma, i
tribunali

emettevano delle sentenze che trasformavano i debitori che non potevano pagare i loro debiti in schiavi del creditore».
... Continua
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