Salti di gioia. Fotografia della felicità. Semplice.
Felicità semplice.
Non rubate loro la gioia, la vita. Lasciateli liberi di crescere.
Silvia Bandini
Leggi condividi e diffondi: PROGETTO PACE NEL MONDO – EDUCARE L’UMANITA’ ALLA PACE di Franco Libero Manco
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di Franco Libero Manco
La domanda sarebbe pleonastica se si trattasse di una compagnia di assicurazioni, un istituto bancario o un’azienda di trasporti. Ma trattandosi di rappresentanti di una religione che ha come scopo il bene dell’uomo, la moralità dei suoi costumi, la sensibilizzazione delle coscienze, la carità, la misericordia ecc. allora la domanda diventa d’obbligo. Essere impegnati a favore dei poveri e mangiare la carne equivale a produrre il problema che teoricamente si intende debellare, dal momento che l’alimentazione carnea è tra le principali cause della fame nel mondo, oltre che della cattiva salute dell’uomo, dell’inquinamento generale e della distruzione del patrimonio boschivo.
I preti mangiano animali perché li considerano cose da mangiare. E nonostante gli studi di zoologia, di etologia, in cui si dimostra che gli animali sono dotati di sensibilità, memoria, empatia; nonostante le molte ricerche in cui viene evidenziata l’intelligenza, la sensibilità e tutte le qualità del genere umano, per il prete l’universo animale, e la sofferenza inflitta loro dall’uomo, è semplicemente un problema inesistente: non rientra nella loro sfera mentale, emotiva o morale. E le motivazioni possono essere le seguenti.
Il clero mangia animali perché convinto che siano fatti per questo, rifacendosi al comando biblico di Gen. 9,3 in cui Dio dà l’autorizzazione a Noè, uscito dall’Arca dopo il diluvio: “Quanto si muove e ha vita vi servirà da cibo”. Ma S. Girolamo, uno che la sapeva lunga, dice, se ciò fosse vero allora dovremmo imbandire le nostre tavole non solo con lepri e fagiani ma anche con scorpioni e serpenti. E aggiungeva che i primi cristiani si astenevano dalla carne, mentre coloro che ne facevano uso appartenevano alla chiesa corrotta. Inoltre, appellarsi a tale autorizzazione significa accettare la condizione di peccato e non la dimensione precedente in cui Dio nel paradiso terrestre dà agli uomini un comando ad essere vegetariani: “Ecco, io vi do ogni erba che produce seme ed ogni albero in cui è frutto saranno il vostro cibo, mentre agli animali do la verde erba dei campi” (Gen 1,29).
Altri magari si appellano a quanto riportato in (Deut. 12:15): “Ogni volta che ne sentirai desiderio potrai uccidere animali e mangiare la carne, secondo la benedizione che il Signore ti avrà elargito… ma non ne mangerete il sangue; lo spargerai per terra come l’acqua”. Ora, siccome il sangue fuoriesce dalle arterie non dai capillari, non è possibile mangiare carne senza sangue.
Il clero mangia animali perché si appella ai Vangeli ufficiali in cui Gesù in nessuna circostanza ha prescritto di non nutrirsi di carni. Ma questo è in antitesi con il pensiero di Gesù dei Vangeli apocrifi in cui condanna duramente la violenza agli animali e coloro che ne mangiavano le carni. In ogni caso, sempre secondo i vangeli canonici, Gesù ha mangiato solo del pesce, a differenza del clero avvezzo al consumo di qualsiasi carne di animale. E poi, erano altri tempi, e il clero dovrebbe superare certe anacronistiche e crudeli usanze giustificate solo dal piacere della gola, tra l’altro considerato uno dei sette peccati capitali.
Altri mangiano la carne perché convinti che sia necessaria alla loro salute. Ma l’eccellente salute di moltissimi grandi personaggi (santi, scienziati, filosofi, artisti, atleti, letterati e dagli istituti più accreditati del mondo in fatto alimentare) e di coloro che hanno escluso la carne dalla loro dieta non ammette scusanti.
Altri ancora si appellano a quanto asserisce S. Paolo nella lettera ai Corinzi I, 25-29: “Continuate a mangiare ogni cosa che si vende al macello, senza informarvi a motivo della vostra coscienza, poiché a Dio appartiene la terra e tutto ciò che la riempie. Se qualcuno degli increduli vi invita e desiderate andarvi, mangiate di ogni cosa che vi viene posta davanti senza informarvi a motivo della vostra coscienza,). In questo S. Paolo fa un passo indietro rispetto la legge ebraica che autorizza a consumare solo le carni di animali considerati puri. Ma S. Paolo, ardente interprete del pensiero di Gesù, fa riferimento a ciò che Gesù disse: “Non quello che entra dalla bocca contamina l’uomo, ma quello che esce dalla bocca” (Mtt: 15, 11). Ma i preti preferiscono scegliere con lo stomaco non col cuore.
Come ultima motivazione resta il piacere del palato al quale il prete pare non intende rinunciare. Ma può il prete proclamare amore, rispetto, carità, misericordia, compassione e nel contempo giustificare un atto sanguinario e crudele giustificato solo dal piacere della gola? Può un padre tutelare solo uno dei componenti la “famiglia” e considerare sacrificabili gli altri componenti?
Tante cose sono state superate dalla Chiesa (perché costretta dal contesto storico-sociale) mentre quella della bistecca e del profondo disprezzo per gli animali restano come scoglio non negoziabile per la stragrande maggioranza del clero. Però la vera civiltà, quella che conduce inevitabilmente l’umanità verso l’etica vegana, procede inarrestabile, nonostante le religioni antropocentriche e queste subiranno gli effetti più pesanti: si troveranno ad un bivio difficile da superare: aderire ad un contesto più giusto, più evoluto e più umano oppure continuare ad attenersi a regole rozze, anacronistiche e crudeli? La creazione piange nel sangue e nel dolore; ma un ladro, una prostituta, un uomo ignorante, uno scaricatore di porto nel giorno del giudizio saranno meno colpevoli davanti il tribunale della Vita.
Coloro che mangiano animali sono potenzialmente anche capaci di ucciderli. Il prete, il vescovo, il cardinale o il papa che a tavola mangia le carni un coniglietto, un agnellino, un pollo, un maialino, un vitellino, non può ignorare la sofferenza e l’agonia della morte che i suoi piaceri gastronomici causano a degli esseri innocenti. Probabilmente molti prelati avrebbero il coraggio di uccidere con le proprie “gentili” mani l’animale che divorano a tavola. Ma l’incoerenza demolisce la purezza dei principi, frammenta e allontana chi cerca nella religione la testimonianza coerente, più giusta, più vasta e luminosa nel bene di tutte le cose.
I confini sono linee inventate dai governi, nei secoli, per legittimare le guerre: di predazione delle risorse, di fantomatiche superiorità razziali, di patriottismo, comando, potere, mantenimento dei privilegi.
Ma rimangono linee immaginarie disegnate dall’essere umano per sfruttare altri esseri umani e la terra. E nel disegnarle hanno anche insegnato ai popoli a difenderle.
Immaginate che inganno superbo, poderoso, geniale. Milioni di morti per difendere una linea inventata. I confini non esistono in natura, e non dovrebbero esistere dentro di noi.
Così nascono i termini “clandestino”, “straniero”. Ma come posso credere a una linea inventata per sfruttarci. È una cosa troppo stupida.
L’unico confine, l’unica demarcazione, l’unica frontiera che accetto è quella tra la terra e il cielo. E l’accetto semplicemente perché non sono in grado di volare.